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Il leader dei Bluvertigo presenta un disco solista e spara a zero su Sanremo

L'esigenza di fuggire fuori dagli schemi, lontano dalle mode, e dall'epoca del "conformismo", alla ricerca di una liberta assoluta. Questo è Marco "Morgan" Castoldi, leader della band milanese dei Bluvertigo che ha deciso per il momento di navigare verso un progetto solista slegato dal lavoro della sua band. Del disco che dovrebbe intitolarsi "Le canzoni dell'appartamento" non si sa molto. Ed è lui stesso a raccontarcelo. «Sì è vero siamo ancora in working in progress ma siamo quasi in dirittura d'arrivo. Sarà un disco indipendente quasi una frattura con l'epoca che sto vivendo, diciamo che è un lavoro lontano dalle mode. Anche se è un'indipendenza che costa cara visto la discografia non è certo orientata verso l'originalità. Riuscire a presentare un progetto così diverso è stata un'impresa faraonica».

Il titolo sembra rendere questo lavoro molto intimo
È molto casalingo, infatti, una specie di home recording ed è forse per questo che s'intitolerà "Le canzoni dell'appartamento". Lo è sia dal punto di vista di abitazione, luogo, spazio e tempo, ma significa anche a parte, "appartato dal gruppo", appartato all'idea dominante di società quella di oggi fatta di mode e votata al Dio denaro.

Interessante l'idea dell'appartamento
L'appartamento è il centro di tutto. Poi ci sono le stanze: la stanza luminosa da dove si può guardare il mondo suonando il pianoforte; la stanza degli strumenti midi, elettronici; la stanza analogica dove ci sono le macchine più primitive; ed infine la stanza dove scrivo. Tutto è un universo caotico e mi piace oscillare in questo spazio tempo.

Ha collaborato con gli amici dei Bluvertigo per realizzarlo?
In parte. Sergio suona la batteria e poi ho fatto un po' da talent scout ed ho scoperto un chitarrista molto giovane, bravissimo. Un profondo conoscitore di tutto il rock classico, ha solo 22 anni si chiama Marco Causino ed è laureando in filosofia. L'album è stato scritto al pianoforte e arrangiato con l'orchestra Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Foggia, (36 elementi) nel Teatro Giordano uannbella struttura ottocentesca.

Quanto c'è di te in questo disco?
Tutto, o quasi. Io ho una formazione classica, ho sempre fatti finta di essere un rocker anche perché il rock è simulazione. Finalmente mi rivelo per quello che sono veramente. È un lavoro sulla scrittura e va in molte direzioni. Alcuni brani sono volutamente un riferimento alla tradizionale canzone italiana come De Andrè Tenco, e poi ci sono anche esperimenti verso musica progressive che negli anni settanta come ad esempio Pfm, gli Area o Battiato.

Le case discografiche sono in crisi la musica non vende come si pone di fronte a questo problema?
Manca la qualità. Io credo che i discografici dovrebbero essere preparati. Purtroppo non lo sono. Tanto per fare un esempio: per diventare avvocato bisogna fare l'università , dare l'esame di abilitazione professionale, cosa che vale per tutte le categorie professionali. Io credo che per un discografico dovrebbe essere così.

Le major ritengono che il maggiore responsabile sia la pirateria
Io ho comprato i mie dischi dai marocchini per strada. Ne ho comprati te, per vedere che effetto faceva e mi sono divertito. Finchè lo Stato continuerà a considerare la musica un bene di lusso e non cultura intesa come cibo per la mente sarà sempre così. L'Iva sui cd è al livelli altissimi ed è sbagliato.

Cosa ne pensa del cast di Sanremo?
In genere ho avuto un pensiero di dissenso nei confronti del Festival, perfino le volta in cui l'ho frequentato. Con Bluvertigo siamo andati per pura necessità discografica, ci hanno dettato quasi un ultimatum, e così lo abbiamo fatto. L'unico Sanremo decente era quello fatto da Fabio Fazio.
Il "grande fratello", nel senso di Orwell, non del programma televisivo, ha sempre avuto o stratagemma: quello di produrre la cultura contraria al sistema, oltre che quella del sistema, in modo tale da osservare i ribelli e poterli imprigionare.

E cosa si potrebbe fare per cambiare, svecchiare le cose?
Secondo me bisognerebbe fare un girotondo intorno all'Ariston, circondare con Sanremo per cominciare a parlare delle riforme, anche nella musica. Con l'aiuto di qualche intellettuale. Strillare con il megafono che se si vuole si posso cambiare le cose.

 

di Claudia Di Meo

 

morgan 200230 mag 2002 - "E' un work in progress, che dura da parecchio tempo. Sta passando attraverso varie fasi, sta cambiando di giorno in giorno. Sono al 40 per cento del lavoro: le canzoni sono già state scritte, e in questo momento mancano gli arrangiamenti": questi i commenti di Morgan, leader dei Bluvertigo, relativi al proprio album solista, che da tempo, ormai, sta appassionando e incuriosendo tutti i fan dell'eclettico artista monzese. Il cantante/polistrumentista, raggiunto telefonicamente da Rockol, sta attulamente calcando i palchi italiani per una serie di concerti "solitari": ma queste esperienze live stanno forse influenzando la lavorazione al nuovo album? "In genere sono i miei nuovi pezzi ad influenzare le mie esibizioni dal vivo. Eseguo sempre, in situazioni live, il nuovo materiale, in modo da poter testare l'effetto dei brani ancora inediti sul pubblico. Questo disco sarà molto diverso da quelli che ho fatto coi Bluvertigo: anzi, la mia uscita solista è quasi antitetica alle esperienze fatte con la band. Tutto quello che coi Bluvertigo è stato decostruzione e sperimentazione sulla forma canzone e sulle sonorità, nel mio disco diventa una ricostruzione. E' un'operazione interessante, che non ho mai fatto: è una cosa nuova, soprattutto per me". Un progetto interessante, difficile però da collocare nei canoni tradizionalmente intesi dall'industria e dalla stampa musicale: "Coi Bluvertigo ho sempre dato molte coordinate per individuare il terreno sul quale le nostre creazioni nascevano e si muovevano: in questa occasione, però, credo che sia fuorviante. Nel mio disco ci sarà della surf music, dello shuffle: ogni canzone rispetterà molto il genere al quale si riferisce. Ascolterete la chanson francese, psichedelia californiana, canzone italiana anni Cinquanta (ci sarà una cover del primo Gaber): ho frequentato un po' tutti gli stili. Sarà un lavoro molto solare, molto aperto, senza tutte le contorsioni tipiche dei Bluvertigo. Immaginatevelo come un disco di standard: l'idea era quella di fare un album di cover; poi, man mano, mi sono accordo che potevo scrivere io delle canzoni originali, pur rispettando le coordinate che mi ero imposto. Alla fine sono rimaste due cover: quella di Gaber e un pezzo dei Pink Floyd ("If", tradotto letteralmente con "Se": abbiamo dovuto chiedere il permesso a Roger Waters in persona per registrarlo)". Non può non venire in mente, a questo punto, il debutto canoro di Manlio Sgalambro: "Esatto. Quando Battiato lo stava realizzando io gli avevo proposto di far cantarte a Sgalambro "Light my fire" dei Doors, anche se poi l'idea fu cassata, perché troppo estranea all'atmosfera complessiva del disco". Il discorso, a questo punto, non può non virare sul quello che verrebbe da individuare come il "main project" di Morgan, i Bluvertigo: i "rumors" che danno la band brianzola sull'orlo dello scioglimento iniziano, da un po' di tempo a questa parte, a farsi largo. Qual'è, attualmente, lo stato di salute del gruppo? "Coi Bluvertigo va benissimo, il rapporto d'amicizia è quanto mai solido. Questa pausa che ci siamo presi dipende dal fatto che essere in una band è un po' come essere sposati: ci si vede tutti i giorni, ci si confronta in continuazione, e alla lunga tutto ciò può essere controproducente. Ma, mentre in un matrimonio sarebbe un problema prendersi un periodo di 'riposo', in una situazione come la nostra dirsi: 'Ok, prendiamoci due anni per fare esperienze esterne alla band' no. Attulamente stiamo seguendo i nostri interessi, senza dover mettere nulla in secondo piano: se sarà il caso, ci rimetteremo insieme, quando avremo qualcosa di nuovo da dirci e da fare. Non volevamo soccombere ne' alle pressioni discografiche, ne' alla notorietà che stava circondando i Bluvertigo, che da noi sono sempre stati concepiti come progetto, non come gruppo. Non abbiamo mai avuto nessuna smania da classifica, per cui non avevamo alcuna intenzione di rovinarci la vita continuando a stare insieme dopo la conclusione della "trilogia chimica" (vedi news, recensioni): prima che ci fosse il declino, abbiamo deciso di prenderci una pausa. Siamo contenti di questa scelta, che è stata seria e consapevole". Se fossimo nel Regno Unito, quindi, potremmo dire che i Bluvertigo sono in "stand-by"? "Si, come un amplificatore", scherza Morgan, "Tutti noi stiamo però lavorando intensamente: io al mio disco, Livio (chitarra) ha coprodotto il nuovo album di Giorgia (vedi news), spolverando la sua passione latente per l'hip-hop e l'r'n'b, Andy ai balletti (vedi news), mentre Sergio (il batterista) è attualmente coinvolto in una collaborazione internazionale (che ha il 'quartier generale' negli studi di Mauro Pagani) che vede diversi musicisti alle prese con la creazione di nuove sonorità. Sono tutti progetti stupendi, molto affascinanti: ognuno di noi sta frequentando i generi che gli interessano, facendo esperimenti che un domani coi Bluvertigo ci torneranno utili. Questo nostro 'scioglimento', finto e virtuale, era stato programmato anni fa: una volta terminata la trilogia, ci saremmo fermati e avremmo ripensato al nostro progetto in maniera nuova. Ognuno di noi, singolarmente, deve cambiare, affinché i Bluvertigo diventino una cosa completamente diversa: sarebbe una noia ripartire da dove ci siamo fermati... Se dovessimo fare un quarto disco, voglio che sia completamente diverso dagli album precedenti, assolutamente originale: questa è da sempre la filosofia dei Bluvertigo".

 

 

 

Fonte: www.rockol.it/news-44264/Morgan---Il-mio-album-solista--Agli-antipodi-dei-Bluvertigo--

 

Live report

di Giusi Lerro, 22/04/2002


morgan teatro caivano 2004Terza data del tour solista del leader dei Bluvertigo. Singolare che Morgan abbia scelto questo piccolo teatro e questi, prevedibilmente, pochi spettatori, per aprire quella che si prospetta come una nuova fase della sua carriera artistica, momentaneamente lontano dai suoi fidi compagni.

 

E' visibilmente emozionato quando (dopo la classica ora di attesa) si presenta sul palco e intona al piano le note di "Povera patria" di Franco Battiato: un omaggio al Maestro, tanto per cominciare, ma anche, presumibilmente, un atto di umiltà.

Preannuncia così il leit-motiv del concerto, che vuole essere un alternarsi delle canzoni che hanno segnato la vita dell'artista monzese. Si respira aria di rinnovamento nei due brani inediti, tra cui un blues, "I am a baby", dedicato alla figlia Annalou. Spazio poi ai pezzi dei Bluvertigo, tutti originalmente riadattati in versione 'piano&voce', solo a tratti ricorrendo alla base ritmica del computer, da "L'assenzio" a "Altre forme di vita", passando per "La comprensione" e l'affascinante versione solo hammond di "Cieli neri". Certo la voce di Morgan non è impeccabile, a tratti roca - anche perché non ne vuole sapere di smettere di fumare!

Quando poi tutto sembra finito, eccolo ricomparire sul palco, per un bis (pensiamo noi). Non posso fare a meno di chiedergli "Prospettiva Nevski", sapendo che non avrebbe rifiutato. Non se lo fa ripetere due volte, ma intanto il ghiaccio è rotto, le due ore di concerto sono superate e Morgan è entusiasta e inarrestabile. Così c'è tempo per "Something" (Gorge Harrison), "Spazi illimiti" (affascinante brano dei Bluvertigo quasi introvabile), "Bohemian rapsody" (Queen) dove Morgan osa decisamente troppo, "Love me tender" e addirittura "Volare".

Un bel tentativo di rimettersi in discussione, insomma, accantonando (per ora?) i suoni analogici e gli abiti glam. A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: e i Bluvertigo? Morgan sembra avere tutta l'intenzione di volersi prendere una luuuunga pausa! Per il futuro, chi vivrà vedrà...

 

Fonte: www.rockit.it/articolo/16437/marco-castoldi-morgan-teatro-caivano-arte-caivano-na

di Antonio Ranalli

E' una calda giornata estiva sulla riviera abruzzese. A Pescara sabato 21 luglio ci sono i Bluvertigo. Il gruppo si appresta ad incontrare i fans e i giornalisti per una conferenza stampa, organizzata dall’agenzia Local Bus di Pescara. “E’ per noi una giornata molto triste”, afferma il cantante e bassista Morgan, “E’ positivo che c’è un insorgere da più parti (in riferimento ai fatti del G8 di Genova n.d.a.). Personalmente avremmo voluto essere li a manifestare insieme agli altri. Ci dispiace per come si sono messe le cose (in riferimento al giovane ucciso durante la manifestazione di venerdì 20 luglio n.d.a.). Personalmente sono per la non violenza. Non accetto neanche la tesi della legittima difesa”. E’ un Morgan amareggiato per i terribili avvenimenti di Genova. Morgan, che da qualche settimana è diventato papà di una splendida bambina (avuta dalla compagna Asia Argento), si dimostra subito disponibile, insieme al tastierista Andy e al nuovo acquisto Massimo Carnevale (fratello del batterista Sergio Carnevale), per scambiare due chiacchiere don i giornalisti e i fans presenti, prima di andare a fare il sound-check. Dalla recente esperienza sanremese e dal relativo CD “Pop Tools”, antologia dei loro maggiori successi tratti dai primi tre album, alle loro influenze musicali, i Bluvertigo si sono rivelati grandi musicisti e veri appassionati di musica.

Musicalnews: Da cosa nasce il nome Bluvertigo?
Morgan: Nasce dal noto film di Alfred Hitchcock “Vertigo” (in italiano “La donna che visse due volte”, con James Stewart, Kim Novak e Tom Helmore n.d.a.). Un film che ha rilanciato sicuramente questa parola. L’idea del nome è venuta un giorno parlando con un musicista di Monza.

Musicalnews: Nelle canzoni dei Bluvertigo si può riscontrare una matrice di natura progressiva, e anche dal punto di vista tecnico si possono riscontare, per esempio nelle parti di basso, elementi tipici di grandi bassisti del genere come John Wetton. Quanto ha influito il rock progressivo nella vostra musica?
Morgan: Quando abbiamo iniziato a fare dei provini abbiamo notato che la situazione musicale che circolava in quel periodo era piuttosto limitante. C’era una generalizzazione perché se noi non facevamo determinati generi venivamo esclusi. Noi abbiamo sempre pensato che dovevamo fare la musica da cui provenivamo. E il rock progressivo è sicuramente una delle nostre componenti.Per quanto riguarda John Wetton, invece, è sicuramente uno dei miei bassisti preferiti. Lo conosciuto lo scorso anno a Milano. Un’incontro davvero indimenticabile.

Musicalnews: Quali sono i musicisti che apprezzate di più?
Morgan: Sicuramente ce ne sono tanti. Franco Battiato è quello che trovo il più completo. E’ molto prolifico, come il migliore Sting, Prince e anche Frank Zappa. Non segue un percorso lineare. E’ sempre impegnato nella ricerca, che lo porta a scoprire strade nuove e realizzare dischi che possono essere anche di rottura (come “Gommalacca” n.d.a.).

Musicalnews: Pop Tools è la vostra recente antologia, che riassume quanto fatto nei primi tre album. Quando bisognerà aspettare per il vostro prossimo disco?
Morgan: Per il disco nuovo è ancora tutto da vedere. Infatti, non siamo ancora al lavoro su un nuovo materiale. Posso dire che sarà un disco fondamentalmente di samba (scherzando n.d.a.). In questo periodo stiamo ascoltando molto un certo tipo di samba. Il fatto che stiamo ascoltando samba fa capire quanto in circolazione ci siano tanti generi interessanti, ma che poi il pubblico molto spesso non conosce. E’ un discorso che riguarda anche la globalizzazione. Bisogna impegnarsi più nel trovarla, ma la musica bella c’è.
Andy: E’ dal 1988 che abbiamo a che fare con la voce del discografico e i problemi per che vuole proporre musica diversa sono sempre gli stessi. Per questo credo che “Pop Tools” sia un ottimo album, in quanto ci consente di arrivare ad un pubblico diverso.
Morgan: Noi come band, nonostante tutto, difendiamo le nostre integrità all’infuori del mercato. Tutti i dischi che si vendono nei negozi sono una cosa commerciale. Siano essi quelli dei Cure, dei Depeche Mode o di una pop band. Alcuni però sono belli e altri sono brutti: è questa la vera differenza.

Musicalnews: Com’è stata l’esperienza in studio con Juri Camisasca per la realizzazione dell’album Arcano Enigma?
Morgan: In quel progetto oltre a me hanno suonato anche Livio e Sergio (rispettivamente chitarrista e batterista dei Bluvertigo n.d.a.). Ci ha contattati Franco Battiato, che all’inizio mi aveva proposto di produrre insieme a lui l’album. Alla fine abbiamo optato solo per suonare, sotto la produzione di Franco Battiato. Siccome il budget era limitato abbiamo registrato l’album nel giro di una settimana. Tutto quello che si può ascoltare in Arcano Enigma è frutto del risultato “buona la prima”. Un’esperienza davvero interessante. Per esempio nel brano Zodiaco si può trovare un riff che ho ripreso per Zero. Avevo chiesto a Franco Battiato se potevo riutilizzare quel riff per il nostro disco e lui mi ha risposto: “Fai pure, tanto Juri non se ne accorge”. Juri è un musicista straordinario, evoluto, al di fuori di ogni globalizzazione. Lui produce musica e va nella direzione del misticismo. Trovo mistico tutto ciò che fa. Legge in latino, dipinge delle splendide icone.

Musicalnews: Andy sappiamo che ti diletti con ottimi risultati anche nella pittura. Le tue opere sono state esposte in diverse mostre e pinacoteche importanti. Volevo chiederti se continui ancora a dipingere e quali, tra i tuoi colleghi musicisti che come te hanno questo hobby, apprezzi per la qualità dei loro dipinti.
Andy: Si sto ricominciando a dipingere. Diciamo che adesso sono attraversato da una fase che si ricollega alle opere che realizzavo durante la mia giovinezza. Ci sono diversi artisti che apprezzo per la loro pittura. Ma il migliore di tutti, indipendentemente dalla musica che realizzava, è sicuramente Augusto Daolio, il leader dei Nomadi. Penso che Augusto esprimeva nella pittura tutta la sua profondità interiore.
Morgan: Sono d’accordo.
Andy: Poi mi piacciono molto anche le opere di Franco Battiato, i lavoro fotografici di David Byrne dei Talking Heads, le icone sulle dorature di Juri Camisasca e anche le ultime cose di Ivan Cattaneo. Ivan è impegnato in un progetto molto sperimentale dove propone enormi collage, che interessano fotografia, musica e poesia.

Musicalnews: Dopo il Festival di Sanremo, al quale avete partecipato con il brano “L’Assenzio”, come è cambiato il vostro rapporto con il pubblico?
Massimo Carnevale: Io credo che sia cambiato molto il pubblico. San Remo ci ha esposti ad un pubblico nuovo.
Morgan: Un’esperienza che comunque non abbiamo intenzione di rifare. I discografici pensano che noi possiamo andare al primo posto in classifica con il genere che facciamo, ma non hanno ancora capito che non è così.
Andy: Quella di Sanremo è stato un’esperienza allucinante. Penso ancora alla passerella, una delle cose più orribili. La gente strillava ad ogni artista che passava e chiedeva sempre autografi, senza nemmeno sapere chi eri e quale canzone proponevi.

(Ha collaborato Marina Sorgi)

Fonte: musicalnews.com

Bluvertigo
Torino - Tora! Tora! Festival

di Roberta Accettulli 21/07/2001

Scambio due chiacchiere con Marco Castoldi, aka Morgan nei camerini/aule del Tora! Tora! Festival di Torino, mentre di fianco a noi Andy si trucca davanti allo specchio. Morgan è un fiume in piena, le sue risposte sono quasi dei monologhi! :-))

Rockit: Tora! Tora! Festival a Torino, ci sono anche i Bluvertigo questa sera.

MORGAN: Immancabili!

Rockit: In questo primo festival itinerante del rock italiano ci siete anche voi. Cosa pensi di questa idea del Tora! Tora!?

MORGAN: E' tanto tempo che Manuel Agnelli parla di questa cosa, mi ha interpellato da subito chiedendomi delle opinioni, ed inizialmente doveva essere una cosa organizzata a più voci, con più persone. Ed invece poi devo dire che è stato l'unico, proprio perchè l'idea era sua e desiderava fortemente questo, ma in quella zona in cui si intersecano musica, mercato e politica è stato lasciato un pò solo, o almeno molti si sono lasciati coinvolgere però non sono stati propositivi. Per cui anche noi abbiamo aderito senza sbatterci per l'organizzazione di questa cosa, che invece è stata tutta fatta da lui con l'aiuto della Mescal. Il tasto è abbastanza dolente...

Se vogliamo approfondire l'argomento i Bluvertigo sono in una posizione molto equivoca, nel senso che difficilmente prendono posizioni per quanto riguarda l'appartenenza ad un determinato contesto, e io personalmente ho parlato in questi termini: di non volere appartenere. Sicuramente di non volere appartenere alla musica 'globalizzata', chiamiamola così, o comunque al mercato dominante ed ai mass-media appiantenti, a questo appiattimento mediologico. Per cui abbiamo sempre guardato con diffidenza a cose che poi abbiamo anche fatto, tipo Sanremo ecc., però sempre cercando di posizionarci sempre in maniera critica nei confronti di quella cosa. C'è da dire che non critichiamo il sitema per poi far parte di una specie di controsistema. Non vogliamo proprio far parte, perchè difendiamo in qualche modo la nostra diversità, la nostra ricerca che va difesa, e che va considerata anche un'isola nell'oceano. Quindi la distanza che ho preso dalla musica italiana, da sempre, soprattutto nei tempi in cui sarebbe stato un pò più facile per noi cavalcare quell'onda - parlo degli esordi - quella del nuovo grunge, della musica dei centri sociali, che quindi trovava degli spazi ovviamente alternativi a quelli istituzionali ma comunque con un suo potere alternativo. Chiamiamolo potere di sinistra. Abbiamo sempre voluto fare - perchè lo siamo - gli anarchici della situazione. Però questi discorsi teorici e filosofici onestamente spesso non si fanno, ed in questo caso smetto i panni dell'anarchico perchè capisco che invece c'è un bisogno vero, che è quello di liberare la musica italiana da questi schemi provincialissimi che sono il pensare di riproporre dei modelli stranieri, quelli dominati come Mariah Carey o come qualsiasi altra cosa, come Jennifer Lopez o come Ricky Martin. Non fare una brutta copia di quelle cose che già sono sgradevoli, ma dare una forza vera a una visione musicale autonoma e, perchè no, competitiva con quella che c'è. Io non parlerei di musica alternativa, parlerei di musica genuina, musica fatta da persone che ormai vivono in un luogo, l'Italia, che può offrire le stesse possibilità che possono offrire l'Inghilterra, l'America, la Germania, e devono avere indipendenza, cantare in italiano e riuscire a pesare in qualche modo, perchè altrimenti sia noi, sia gli Afterhours, sia i Massimo Volume, sia gli Almamegretta, insomma tutte le realtà chiamiamole "indipendenti" del rock italiano non riescono ad aver voce.

Ed allora l'idea di Manuel è stata di metterci un attimo d'accordo una volta per tutte e cercare di dare un peso a questa cosa, di far capire che non esiste soltanto il Festivalbar, non esiste soltanto Sanremo, non esiste solo il music control delle classifiche radiofoniche, esiste chi fa una musica, ognuno a suo modo, al di fuori degli schemi. Sta proponendo con originalità e con molto impegno la musica che fa, e vorrebbe che questo fosse un lavoro remunerativo, vorrebbe che la musica che fa potesse essere più diffusa, più ben accetta e non allontanata, perchè poi alla fine si giudica pericoloso o comunque sgradevole o incomprensibile per i più, perchè i mass-media credono di avere un'idea di quello che la gente vuole. In questo caso invece Manuel ha dato la sua dimostrazione che c'è tantissima gente che se ne fotte delle radio ufficiali e della musica omologata.

Rockit: Ma perchè in realtà sono i mass-media che "creano" quello che la gente vuole...

MORGAN: La gente normalmente si fa strumentalizzare facilmente, e siamo arrivati ad un punto in cui si propongono tante cose che non hanno valore, non hanno spessore e neanche motivo di esistere, però soltanto perchè magari si fanno grossi investimenti riescono a vendere e a d avere un peso, e questo è spiacevole.

Rockit: Parlaimo adesso dei Bluvertigo. Cosa c'è in programma nel vostro futuro immediato?

MORGAN: Bhè, non lo so esattamente. A parte che siamo in tournée, per cui per il futuro vicino ci sarà una serie di concerti. Nel frattempo ovviamente stiamo parlando, pensando più o meno a cosa si potrebbe fare ed ognuno di noi sta lavorando in maniera autonoma facendo delle ricerche, che vuol dire scoprire delle sonorità, lavorare magari a dei progetti alternativi. Tutte ricerche che poi dopo si portano all'interno dei Bluvertigo e si creerà la pasta, il tessuto per il nuovo lavoro che, onestamente, non c'è ancora. Abbiamo fatto due brani nuovi, per la raccolta, uno quello di Sanremo e l'altro Come quando e devo dire che siamo anche soddisfatti, perchè in questi anni di professione musica abbiamo elaborato personalmente il modo di produrla la musica, quasi come degli artigiani, e ci siamo sempre rifiutati di farci fare le cose, sia in termini musicali che anche in termini di immagine. Per esempio siamo stati molto molto attivi nella produzione dei nostri videoclip, delle copertine, dei servizi fotografici, di tutto quello che riguarda la comunicazione attorno ai Bluvertigo. E questo ci ha dato una certa abilità nella produzione. I due brani ad esempio sono stati fatti abbastanza in fretta, due brani nuovi con metodi innovativi e divertenti, taglia e cuci, quindi riusciamo ad unire un approccio pop ad un approccio sperimentale, che poi era anche l'intenzione originale, cioè quella che c'è sempre stata da subito: riuscire a creare un prodotto commestibile, ma che fosse composto da elementi devianti, che non è facile, quasi un'utopia.

Rockit: Ho visto che dal vivo ti sei dato alla chitarra...

MORGAN: ...per esempio nella scorsa tournèe, nella parte elettrica Andy suonava l'acustica... Diciamo che in questo momento avevo voglia di suonare la chitarra ed abbiamo fatto in modo che si potesse fare, soprattutto la 12 corde che ha una sonorità molto ricca.

Rockit: Voi siete legatissimi all'arte. E' un rapporto proprio strettissimo quello tra musica ed arte?

MORGAN: Il nostro modo di fare la musica, di fare il pop, include necessariamente il contatto con l'arte visiva l'arte figurativa ed anche il cinema, quindi non si limita al suonare. Per un fatto credo generazionale, perchè siamo cresciuti in un'epoca in cui molte cose, molte canzoni, molte musiche che ci hanno permeato, che ci hanno influenzato quando eravamo adolescenti noi le assorbivamo attraverso i videoclip, e quindi ci sembra molto naturale che si possa fare un video ed una... Non riesco più a parlare, mi deconcentro facilmente!

Il motivo della deconcentrazione è il fatto che Boosta dei Subsonica è piombato in camerino. "Non sentitevi osservati!". Dopo i saluti, Morgan riprende il filo
MORGAN: Un artista a cui siamo legatissimi è Robert Gligorov, che è stato veramente essenziale per il nostro esordio, è stato il talent scout, come dire, ha riproposto un pò il modello di Andy Warhol con i Velvet Underground, con volontà di un'artista che voleva sconfinare nell'ambito musicale. La volontà di Gligorov all'epoca era quella di trovare un gruppo che in qualche modo potesse essere gradito a lui, in cui potesse identificarsi, e credo che gli sia piaciuto molto il fatto che il nostro approccio era molto da urlatori. Ed infatti la prima copertina era proprio un urlo, simile anche al primo disco dei King Krimson, cioè un urlo - che è poi la bocca di Andy (non lo sapevo e mi volto a guardare Andy che spalanca la bocca a conferma delle parole di Mogan - ndi) - che è un'opera fatta da Gligorov con un imbuto messo in bocca che riflette quella parte di bocca che sta a metà tra la gengiva e l'interno labbro, riflessa in maniera concentrica (ridiamo - ndi), e praticamente è una spirale che rappresenta la vertigine, il vertigo, il vortice. Ed è stato secondo me formativo lavorare a contatto con Gligorov per quanto riguarda tutti gli aspetti legati all'immagine.

Fonte: rockit.it

Intervista ai Bluvertigo ed esecuzione de "La Comprensione" in occasione del Girofestival di Terni 2001 del 30 giugno 2001

 

http://youtu.be/QxM8W8Hyi1s

 

Video concessi da Irma Warhola




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