Company Logo

Facebook Twitter YoTube Instagram 


Interviste di Morgan

Articoli su Morgan

Report Live di Morgan

Articoli sugli Album di Morgan

Interviste ed Interventi Radio di Morgan

Articoli ed Interviste di InArteMorgan.it

comunicati

di Renzo Stefanel, 14/07/2003

 

Morgan
Una lezione di stile, un concerto di altissimo livello, con una interpretazione pianistica e vocale di “Cieli neri” e “Me” che lascia attoniti. Il set è bellissimo, addobbato a ritrarre un appartamento signorile e un po’ demodé che si affaccia sulle case popolari degli anni ‘50. Fiori dovunque, lampade a terra, candelabri, band elegantemente vestita (tranne Pacho, che interpreta un santone indiano). “The Baby” è un po’ gigiona e introduce una divertente versione funkeggiante e groovy di “L’assenzio”. Morgan, in completo nero e camicia rossa, siede al piano e accenna “Pregherò” di Celentano (in originale “Stand by me” di Ben E. King), a conferma del suo flirt con la tradizione italiana - anche se tra il pubblico, qualcuno la scambia per “Sapore di sale”: urge un ripassino. Quindi presentazione della band, i Jaguars, e ci si chiede se sia un caso o un omaggio a Padova, visto che i patavini Jaguars furono nei ‘60 tra gli alfieri del beat italiano. Rimarrà un mistero. E un applausone tocca a Daniele Dupuis, presentato come Megahertz, gloria locale alle tastiere della band morganiana (morganatica?). Quindi, introdotta dalle parole “…this is not a rebel song” (fa il verso agli U2), parte “Altrove”, singolo bellissimo. Si finisce con “Il nostro concerto” del compianto Umberto Bindi, con tanto di assolo di theremin.

 

Fonte: www.rockit.it/articolo/16532/tora-tora-festival-padova-sherwood-festival

 

Torna a Genova il leader dei Blu Vertigo. E dà vita, domenica 22 allo FNAC forum, ad una grande permormance. Di Teardrop e Giovanni Villani

23 giugno 2003


 

Lo abbiamo aspettato per tre quarti d'ora, nel sottoscala della FNAC punteggiato dal volo di zanzare tigre un po' stordite, ma ne è valsa la pena.


MorganMorgan, il grande affabulatore dei Bluvertigo, in versione solista non delude e conquista con la semplicità del suo istrionismo.
"Canzoni dell'appartamento" è frutto del suo esilio volontario in un piccolo alloggio milanese, nel quale si è voluto circondare solo di un pianoforte e di oggetti di modernariato anni '70. Qui, ha a lungo lavorato con fare da artigiano antico per cesellare ad hoc i brani che compongono l'album: undici tracce brillanti, fatte di liriche intelligenti, musicate strizzando l'occhio al brit pop originale anni '60 e dimostrando una profonda conoscenza del cantautorato italiano fatto di artisti come De Andrè, Gaber, Bindi, Battiato, Tenco. Una delle tracce, non a caso, è proprio la cover di "Non arrossire" del Signor G.
E' un validissimo pianista, Morgan, e ce lo dimostra a più riprese. Impreziosisce "Ballata dell'amore cieco" del Faber con una ritmica blues improvvisata là per là, coinvolgente e vibrante.
Nonostante l'occasione sia strettamente promozionale, prende sul serio il suo compito, accalorandosi durante le esecuzioni, dimostrando forte impegno nei passaggi più intensi dei brani, tanto che le vene del collo sono tutte in bella vista. Non riesce a stare fermo sullo sgabello del pianoforte, il quale diventa una sua estensione, una specie di coda, obbedendo ai violenti scarti che gli impone. Gli appoggia i piedi sopra, lo maltratta, emulo pop di Jerry Lee Lewis, contravvenendo agli atteggiamenti forzatamente composti dei pianisti per antonomasia. Dopotutto, l'anticonformismo è una sua prerogativa. Ed è bene che sia così.
Sembra prediligere uno stretto contatto con il pubblico, questo incontro pare confermarlo per l'ennesima volta: tre anni fa, lo vidi comportarsi allo stesso modo durante la sua partecipazione al Festival Internazionale di Poesia.
L'ambiente informale gli consente di giocare con i presenti, beandosi dell'adorazione mielosa che in molti gli dimostrano tentando di costruire una banale battuta con lui o cercandone lo sguardo magnetico e perennemente beffardo.
E' furbo e affatto ingenuo: un ottimo demagogo che, conscio della sua posizione privilegiata, dall'alto dello sgabello seviziato sa appagare con sorrisi cartonati i flash che lo tempestano.

L'esibizione è lunga, si protrae fin oltre il normale orario di chiusura del mediastore: "The Baby", "Le ragioni della pioggia" tra i brani del cd, la hit "Altrove", "Arrivederci" di Luigi Tenco, la struggente "Cieli neri" e la sanremese "L'assenzio" dei Bluvertigo, un passaggio di Beethoven in chiusura.
Vorrebbe dilettarsi anche con qualcosa di Gino Paoli, per concludere l'omaggio a Genova, da lui definita "città in cui è nata la musica", ma ammette di non ricordare la partitura di "Senza fine", la sua preferita.
Accetta con candore genuino l'onere degli autografi, delle chiacchiere e delle foto.
La sua disponibilità è un toccasana.

Ottima prova.

Teardrop

 

Fonte: www.mentelocale.it/7516-le-sorprese-di-morgan/

 

di Luca Sofri
Il Venerdì

6 giugno 2003


“Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni”: provo a prendere Morgan in parola. Provo a sottrarmi a un’impressione di antipatia e spocchia, a un pregiudizio sulle sue capacità derivato dalla lettura di qualche intervista, da qualche volta che l’ho visto in tv (in tv capita di sembrare antipatici e presuntuosi, ma a volte è vero). Mi è sempre sembrato che si comportasse come se pensasse di essere David Bowie, cosa che ritenevo un tantino esagerata. Infatti, quasi tutti conoscono David Bowie, mentre alcuni dei lettori del presente articolo potrebbero non sapere chi è Morgan. Dunque: Marco Castoldi, nato nel 1972 che era quasi natale, milanese, figlio di un artigiano mobiliere e di una maestra elementare, cominciò a suonare nei piano bar ancora minorenne, per guadagnarsi da vivere, come si dice. “A 14 anni suonavo in un pub di Varese. Mi accompagnava mio zio. Facevo i pezzi degli anni Sessanta riarrangiati alla Depeche Mode, con i sintetizzatori”. Pochi anni prima è esplosa la new wave, e grazie alla neonata Videomusic gli si è aperto un mondo: “quando vidi Howard Jones con tutte quelle tastiere, persi la testa. Mio padre mi parcheggiava nel negozio di strumenti musicali e io suonavo le tastiere lì, prima che me ne comprassero una. Poi però suonavo anche David Silvyan. La più grande hit da piano bar è “Forbidden colors”, secondo me”. Si scelse un nome d’arte, che niente aveva a che fare con il film di Karel Reisz “Morgan matto da legare”, come sarebbe fiero di raccontare oggi. Ma siccome è uno sincero, spiega che invece è un nome da pirati, una cosa da ragazzi. Cantava le canzoni da piano bar, spartiti degli anni Sessanta, appunto, cose di repertorio che non aveva mai sentito davvero. Poi cominciò a fare musica sul serio. Prima incise un disco con una boy band ante litteram – “il contratto lo firmò mia madre” - e poi ebbe qualche piccolo sucesso con una band che si chiamava Bluvertigo: divenne un po’ noto – non come David Bowie, però – come Morgan dei Bluvertigo. Si fece vedere in giro con vesti vistose, pizzetto mefistofelico e battute polemiche. Andava matto per Battiato e ci fece amicizia (poi dice l’influenza dei genitori: chi piaceva a tua madre? “David Bowie”. Chi piaceva a tuo padre? “Battiato”). I Bluvertigo fecero musica pop con pretese di ricerca e intelligenza. Non si fecero notare moltissimo, per quanto le recensioni sottolineassero sempre l’anomalia “intellettuale” dei loro dischi, ma Morgan si faceva largo. Poi conobbe Asia Argento e fecero una bambina, Anna-Lou, e lo si notò ancora di più. Si facevano fotografare parecchio e sembrava fossero convinti di essere David Bowie e Asia Argento. Lui, che di musica ne capiva e ne capisce, non si tratteneva dall’esprimere pubblicamente giudizi piuttosto severi nei confronti di colleghi più celebri di lui (non come David Bowie, però). “Io non vengo da una famiglia borghese”, spiega adesso che gliene chiedo conto: come a dire che se uno è l’ultimo della fila e ha fiducia in se stesso deve sgomitare come può, a costo di passare per antipatico: “Io sono per forme di comunicazione più sottili: se tutti i giovani venissero ai miei concerti mi spaventerei. Vorrebbe dire che faccio qualcosa che non va”.

Bene, così si arriva all’appartamento: Morgan e le sue ragazze ci abitano per un anno e mezzo, in questo appartamento di Milano, zona Città Studi. “Ma è stata una convivenza fatta di assenze, discontinua. In questi lavori non si trova davvero una stanzialità”. Quando lasciano l’appartamento, lui ha composto e raccolto musica abbastanza per fare undici canzoni e un disco che si chiama “Canzoni dell’appartamento” – con una forte “presenza delle femmine” - che due settimane fa è uscito nei negozi e una settimana fa è entrato nelle classifiche. Il disco è bello, di canzonette: in superficie sono leggere e orecchiabili, e sotto, un po’ alla volta, si capisce una grande tecnica ed elaborazione: “poi però c’è un sacco di gente che ascolta la musica e basta, e va bene così”, dice. Dice: “Pensavo di fare un disco di cover, ma l’avevano appena fatto Battiato e Robbie Williams, e allora ho scritto dei brani originali e ho fatto finta di farne delle cover”. In effetti, c’è un sound retrò, da “canzone italiana”, in tutto il disco, il suono degli spartiti del piano bar. “Sto ascoltando solo Bindi, ultimamente”, dice, e attacca a cantare “Marie Claire”, in mezzo alla strada. Due cover ci sono, nel disco, ben mimetizzate: “Non arrossire” di Gaber, e “If” dei Pink Floyd, tradotta. Morgan allora spiega che gli sembra una canzone molto italiana, con quell’ipotesi che ricorda Cecco Angiolieri. Una cosa che potrebbe dire uno convinto di essere David Bowie (“Ma no, io sono Morgan, e basta”, obietterà lui, aggravando la sua posizione). Molti suoni sono stati registrati nell’appartamento, altri con un’orchestra, poi Morgan ha messo tutto dentro un Macintosh e ci ha lavorato e ripulito per sei mesi. Ha scritto i testi, e si è inventato versi e immagini all’altezza di David Bowie, ed è stato attento a non cadere in banalità e cliché. Ha fatto un bel disco, insomma, e ci ha messo sopra una copertina raffinata, di architettura razionalista, che allude all’appartamento ma anche a tutto un ragionamento su forma e funzione: forse ridondante, ma sincero.

Adesso sta per andare in tournée: farà serate di solo pianoforte, altre più rock, e altre orchestrali, più simili al disco. Lo si vede di nuovo, in giro, ma sta più attento: “Mi sono accorto che parlo troppo. Mi sono in visto alla tv, e ho realizzato che le persone in tv non dicono tutte le cose che dico io. E dopo un po’ mi annoio di me stesso. Ero stato compresso dal periodo dell’appartamento. Mi sono visto al tg2 parlare della suite come forma canzone…”. “Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni”, dice la prima canzone del disco, “Altrove”. Non è così antipatico.

 

Fonte: www.wittgenstein.it/html/venerdi060603.html

 

La fine di un amore tormentato.
L'inizio di una nuova vita e di una carriera solista.
Abbiamo spiato Morgan nei giorni più difficili e importanti della sua vita.
E abbiamo scoperto che...

"Mi imbottisco di roba e arrivo...". Queste sono le prime parole che ci dice Morgan, il rocker "maledetto" di casa nostra.. Quello che va in giro truccato come una femmina, o almeno come un David Bowie d'annata. Quello passato con disinvoltura, stando al gossip senza controllo, dal letto di Andrea Pezzi a quello di Asia Argento.
E qui si passa alla cronaca, visto che i due hanno una bambina di quasi due anni, Anna Lou, alla quale è dedicato uno dei brani del primo lavoro solista del nostro.
"Mi imbottisco di roba e arrivo...", ancora ci dobbiamo incontrare e già abbiamo lo scoop...
Sì, perchè stavolta eravamo in cerca di qualcosa di piccante.
L'idea ci era venuta dopo che il nostro collega inglese Martin Bashir aveva seguito Michael Jackson per sei mesi, arrivando alla fine a fargli confessare di essere andato a letto con dei bambini. Una vera inchiesta giornalistica.
Bene, ci siamo detti, facciamolo anche noi con Morgan, la vera rockstar italiana.
Seguiamolo qualche giorno, stiamo incollati alle sue costole come una fascia del Dottor Gibaud e vediamo se confessa qualcosa di inconfessabile.
E invece, prima ancora di incontrarlo, già abbiamo lo scoop, la frase da sparare vir-golettata in copertina.
"Mi imbottisco di roba e arrivo...".
In realtà la roba a cui fa riferimento Morgan ha più a che fare con gli antipiretici e gli antidolorifici che con gli stupefacenti.
Morgan ha la febbre e il mal di schiena, per cui arriverà solo dopo essere passato in farmacia.
E proprio per poco non siamo stati in grado di offrirvi lo scoop vero, quello che rende immortali.
Morgan, infatti, da un po' di mesi ha abbandonato il suo appartamento milanese, quello in cui viveva con Asia e Anna Lou, e in cui ha scritto le canzoni del nuovo album, "Canzoni dell'appartamento".
Ora è tornato a vivere a Monza, con la mamma.
Pensate che scoop: Morgan influenzato e accudito dalla mamma, magari con un brodino caldo, questo sì che sarebbe stato un gesto rock'n'roll.
Ma alla fine Morgan arriva e la roba nel frattempo ha fatto effetto, perché la febbre è passata e il nostro si presenta subito come il fiume in piena che ben conosciamo.
Siamo negli uffici della sua casa discografica, guarda caso la stessa di Michael Jackson, e cominciamo il reportage.
Cosa fa un rocker per prima cosa la mattina? I capelli, è ovvio.
E allora cominciamo il nostro viaggio nel pianeta Morgan proprio dai capelli.
"Io vado sempre dallo stesso parrucchiere, che con me si diverte a sperimentare. Ma stavolta ha davvero esagerato, sembro un albanese", ci dice.
La ragazza del "trucco e parrucco" utilizza un improbabile mollettone verde. Sembra una zia che si fa la pettinatura per le feste. E come una vera zia sotto le feste, sembra cadere di colpo in depressione.
Eccolo che gioca col fotografo assumendo pose da aspirante suicida.
Morgan ci sta simpatico per questa sua generosità nell'offrirsi in pasto alla stampa, per cui decidiamo di lasciare da parte la ricerca spasmodica dello scoop, a vantaggio di un atteggiamento cronachistico.
Siamo in taxi, destinazione barbiere.
Davanti alla casa del Manzoni, illuminato da improvvisa ispirazione, Morgan ci legge dei frammenti di Empedocle (filosofo siciliano del quinto secolo A.C.).
Quello sull'amicizia, quello sull'importanza del numero due.
Prima in greco e poi in italiano.
Non fosse che abbiamo detto solo poche righe fa che ci sta simpatico saremmo tentati di scaraventarlo giù dall'auto in corsa.
Arriviamo da Bartolo, il parrucchiere che si prenderà cura del nostro cantante pre-ferito.
"Sai, quando mi avete chiesto se potevate spiarmi mi sono trovato in difficoltà. So-no un uomo senza abitudini, per cui non ho una giornata tipo".
Come si può essere privi di abitudini al tempo stesso padri di famiglia? Non ha forse una figlia dei ritmi routinari? Pappa a orari fissi, pannolini da cambiare, a nanna presto e così via...
"E' vero", ammette Morgan, "ma per uno senza abitudini, anche avere gli orari de-terminati da una figlia diventa un diversivo. E poi, purtroppo, Anna Lou non vive più con me...".
Già, dopo il successo del film "XXX" e la fine della loro storia d'amore, Asia vive con la bambina a Los Angeles, ormai in pianta stabile.
Ora, se fossimo seri professionisti, dovremmo indagare, fare domande, rivoltare Morgan come un calzino e costringerlo a mettere a nudo la sua anima.
Ma Morgan si è già messo a nudo nelle canzoni del suo album e a noi non piace l'idea di togliere le garze da ferite ancora fresche, per cui lasciamo che Morgan viva la sua vita intima in intimità.
Una intimità che, evidentemente, deve rispondere a canoni diversi da quelli comuni, o quantomeno dai nostri, visto che il passo successivo ci vedrà in sua compagnia dentro un negozio per bambini vicino a Piazza Duomo.
Manco fosse tutto preparato, uscendo, incontriamo Massimo Coppola, il vj "intellettuale" di MTV.
E' reduce "da un noiosissimo film francese", ci dice, come a voler dimostrare che è radical-chic anche nella vita di tutti i giorni.
Chiede a Morgan cosa stia facendo. Di fronte alla risposta: "Un reportage con quelli di Tutto", il buon Coppola fa la faccia di chi ha pestato la cacca. Quando, per evitargli ulteriori gaffes, gli facciamo notare che noi lavoriamo per Tutto, ci risponde: "Questo è un vostro problema...", salvo poi mettersi in posa con Morgan, simulando un saluto "alla Mork e Mindy", proprio di fronte al Palazzo Martini.
"Lì, negli Anni 60, Lizzani ci ha girato La Vita Agra, tratto dal libro di Luciano Bianciardi", dice un Coppola irrefrenabile.
"Mi raccomando, citalo su Tutto, che fa un bell'effetto".
Obbediamo.
Prossima tappa è la Ricordi, sotto la Galleria.
Morgan deve comprare degli spartiti per una colonna sonora che sta preparando.
"Si tratta del nuovo film di Infascelli, scritto con Niccolò Ammaniti", dice.
prima di proseguire ci facciamo un caffè al bar. Qui Morgan incontra un altro voto noto di MTV, Fanny, ma visto che ormai sembra quasi una situazione organizzata, non prendiamo nota del fatto.
Chiediamo a Morgan come pensa di promuovere il suo nuovo lavoro.
"Non credo che girerò un video, anche perché ormai è troppo tardi. Penso invece che occuperò spazi televisivi, perché la Tv è importante, ma siamo noi a dover decidere come e dove comparire".
Occupare la Tv: quale migliore occasione?
Siamo in Piazza Duomo, sono le 3 di pomeriggio ed è appena cominciata TRL.
Proponiamo a Morgan di fare un'incursione.
Lui nicchia, ma poi declina l'invito.
"MTV è quello che è, ma non possiamo farne a meno", dice sconsolato.
Ciò nonostante accoglie favorevolmente la nostra proposta di attraversare la piazza, invasa da fan di non sappiamo bene quale artista. Subito viene riconosciuto, e si trova costretto a firmare autografi a fare foto con gli astanti.
Vediamo che una poliziotta, bionda e carina, ha riconosciuto il nostro uomo, che nel frattempo sta dando da mangiare ai piccioni.
Vestiti i panni di cupido, presentiamo Morgan alla poliziotta e da qui partirà una serie di foto in cui Morgan interpreta 007 in mezzo alle forze dell'ordine, con un gruppo di fans no-global che, sdegnati, rivolgono insulti sordi al nostro.
A calmarli, interviene la truccatrice, che getta proprio sotto la volante più vicina un pacchetto di mangime, costringendo i gendarmi a proteggere le divise dall'improvviso attacco di tutti i volatili di Piazza Duomo.
Il tempo vola, con Morgan che ci travolge parlando di tutto.
In uno dei suoi deliri più riusciti arriva a dirci che "I Bluvertigo erano un gruppo di travestiti", faticando non poco a trovare poi una giustificazione per l'affermazione.
Lo abbiamo già detto, Morgan è molto generoso con noi, ci si offre senza remore, molto ingenuo o forse molto cosciente dell'importanza dei media.
Dopo aver fatto scatti in mezzo ad un gruppo di giapponesi, tanto per provare che ci troviamo davvero a Milano, dopo aver immortalato Morgan negli angoli più nascosti della città, decidiamo di andare a trovare un vecchio amico di Morgan, Ennio Capasa.
Ai più questo nome dirà poco o nulla, ma in realtà Ennio è lo stilista di Costume National, una delle griffe più prestigiose della moda italiana.
L'atelier è sui Navigli: una incredibile costruzione "hi-tech" che si sposa perfettamente con le rovine dei palazzi circostanti.
Qui, Morgan si prova degli abiti, dimostrando di essere davvero uno degli ultimi glamour in circolazione. Un glamour fuori dal tempo, per citare una sua canzone, visto che quando il glam moriva, Morgan aveva pochi mesi.
Così come è fuori dal tempo il suo debutto solista, giocato su sonorità Anni 60.
Ormai abbiamo passato un sacco di tempo in compagnia della star e dell'uomo Morgan.
Non abbiamo fatto scoop e, vista la facilità con cui rende pubbliche le sue faccende private, difficilmente avremmo potuto farne.
Abbiamo parlato proprio di tutto: di Empedocle, dei Teletubbies, di musica e Tv, siamo andati in giro per Milano, abbiamo comprato un lettino da campeggio per Anna Lou e abbiamo incontrato la maggior parte dei volti noti di MTV.
Poi, ci siamo salutati.
Lui è partito per un week-end a Londra e noi siamo tornati alla nostra vita di tutti i gironi che, francamente, ci è sembrata molto più interessante del solito.

 

di Valerio Fumasi

 

 

Morgan sceglie la strada solista, ma non lascia i Bluvertigo. Il silenzio discografico dei Bluvertigo è diventato imbarazzante. Null'altro dopo la pubblicazione della raccolta "Pop Tools" datata 2001 a sostegno della partecipazione dei nostri al Festival di Sanremo.

"Zero", l'ultimo CD in studio risale al 1999, con esso si chiudeva la tetralogia degli elementi iniziata con "Acidi e basi"e proseguita con "Metallo non metallo"(album che li stigmatizzando a pieno merito nell'olimpo dei grandi).

La band ci assicura che non si è sciolta, è semplicemente in stand by, prossimo anno prossimo album. Andy (synth & samples) si divide tra pittura, moda (disegnando per Coveri degli abiti fenomenali) e l'attività di Dj in giro per gli alternative club di mezza Italia, Morgan intanto si riscopre autore maggiormente intimista rispetto a quello a cui ci ha abituato con la sua band madre (o forse dovremmo dire figlia…) nel suo primo album solista, "Le canzoni dell'appartamento", pubblicato per la Sony Music Italia il 2 Maggio 2003. Undici pop song, con due rivisitazioni eccellenti: "Non Arrossire" di Gaber e "If" dei Pink Floyd (Atom Heart Mother - Emi, 1970) di Roger Waters. Gusto e dolcezza, ma anche una scommessa davvero intelligente per un Morgan ritrovato, a tratti sorprendente.

Il singolo apripista, "Altrove" è un brano dalle tinte più soft e meno contaminate dall'elettronica "Eniana" che ha sempre caratterizzato i lavori del combo Monzese ed è stato interamente scritto e arrangiato dallo stesso Morgan avvalendosi del produttore Roberto Colombo e dell'apporto di un'intera orchestra. L'album e l'Ep sono due prodotti che sembrano fatti apposta per l'etere, una fresca boccata d'aria novella che squarcerà lo stantio panorama musicale odierno dominato dal "ex-Aphex Twin dell'Hip Hop" Busta Rhimes, che ora gioca a fare Jay-Z con al fianco una spenta Maryah Chery altrettanto impegnata a fare il verso a Gwen Stefani… Ora non possiamo che attendere fiduciosi il ritorno "dell'eroe romantico" anche dal vivo.

 

Voto 8 ½

 

Fonte: www.scanner.it/musica/morgan2358.php


 

morgan album 2003Canzoni dell'Appartamento

Primo album solista di Marco Castoldi, alias Morgan (Milano, 23/12/1972: dopo alcuni mesi, in Inghilterra, morì il glam). Dopo aver militato nel gruppo musicale Bluvertigo per nove anni, dall’underground al mainstream, dalle cantine all’assurdo palco sanremese, decide di ricominciare da una nuova prospettiva, ulteriore.
Appartato dal gruppo –temporaneamente- inizia a concepire e comporre il nuovo disco nella primavera del 2001, e termina necessariamente il 3/3/03 (data d’abbandono dell’appartamento).

“Prendi un appartamento in affitto ci metti dentro una famiglia e un pianoforte e scrivi un disco che parla di quello che stai vivendo, vengono fuori alcune canzoni ‘ambientate’ in un luogo di vita e di lavoro, sospeso al quarto piano d’una città in ri-costruzione, Milano.
L’appartamento ha cinque stanze, e molte finestre da cui, volendo, penetra la luce quasi mai diretta del sole. Da questo punto di vista si osserva, si scrive, si racconta la vita, non solo quella reale ma anche quella immaginata e desiderata. Affiorano i momenti piccoli e ordinari, l’intimo d’una quotidianità d’oggetti e di nomi propri, dei dialoghi infinitamente brevi e non conclusi che sono i più preziosi. Anche la vita degli altri, quella per caso scrutata o spiata, agita come uno spettacolo d’ombre nelle case degli alveari-palazzi è fonte d’ispirazione e confronto.
L’appartamento è partito spoglio, un foglio bianco. Progressivamente ha accolto persone, ha accumulato dischi, libri, strumenti musicali, qualche mobile, molti armadi, paludi di cavi, margherite, disegni su carta e alle pareti, giochi per bambini e per adulti, tutti i libri di Munari, altre persone, fiori e piante, quaderni, microfoni, pentagrammi, macchinari di tecnologia digitale, soprammobili e feticci iconografici, scene e accadimenti vari, finché, avvicinandosi il termine per la restituzione dell’appartamento, tutte le tracce indispensabili della vita trascorsa lì dentro sono entrate in due belle scatole di cartone foderato di stoffa dipinta a mano, la musica invece è confluita in un CD di una durata inferiore ad un’ora.
Le cose e le persone dell’appartamento servono al disco così come l’inverso, in simbiosi, rendendolo un organismo ‘biologico’. Per descriverlo potrei proporre la definizione di musica organica, prendendo la parola in prestito da quell’architettura che impone l’uso dei materiali e delle forme che in natura si trovano nel luogo dove si vuol costruire. Non è più solo un disco e neppure solo un appartamento, è un disco-appartamento, ma le canzoni non lo descrivono, non lo arredano, ne fanno parte integrante, con lui si mantengono: nel modo dei parassiti traggono da esso la linfa vitale indebolendolo, conservandolo, idealizzandolo”.
(Morgan)

C’è un luogo (l’appartamento a Milano)
un tempo (un’imprecisata epoca sicuramente collocata nel passato recente)
tre personaggi reali (Me stesso, the baby, Aria)
dei personaggi ‘mediati’ (Paul McCartney-attraverso un VHS, Napoleone-attraverso una fiaba inventata, il Famosissimo Attore Americano-attraverso la TV, Maometto-attraverso un libro, il matto-attraverso una canzone)
dei fenomeni atmosferici (vento, pioggia, temporali, luce del sole)
una natura fantastica (alberi e montagne che camminano, luce commestibile, piogge che ‘ragionano’)
una natura svanita (fiori che appassiscono, alberi che scompaiono)
animali (le formiche, il cigno, l’elefante) abiti e gioielli simbolici (la giacca dell’anno scorso, ‘quella gonna’, gli strani anelli).

“I miei due genitori nascono negli anni’40, quando l’Italia veniva bombardata, poi ricostruita in qualche modo. Io sono nato e ho trascorso l’infanzia nella stanzialità degli apparentemente-tutti-uguali-appartamenti in primitivi complessi abitativi, opere di ricostruzione post-bellica. Razionalismo e speculazione edilizia.
Queste undici canzoni ‘retrò’ nascono fuori moda nel mondo contemporaneo, in una casa non d’epoca, ma abbastanza vecchia da suscitare nostalgia e interpretare perfettamente la regressione, all’indietro, sessant’anni dopo, rivivono il momento in cui fui io bambino nell’appartamento d’un tempo. Allora nello scaffale sotto il giradischi c’erano vinili e cassette di Elvis, Beatles, Stones, Pink Floyd, De Andrè, qualcosa di Ravel, niente Bob Dylan, molto Little Richard e Platters, 45 e 78 giri, mio padre aveva nastri originali di dixieland che custodiva preziosamente nel tinello, mia madre suonava musica classica al pianoforte e operetta e io mi addormentavo sul divano. Il mio essere diventato padre ha risvegliato in me melodie di Donovan che avevo sepolte nell’inconscio musicale. La regressione, dicevo, avviene naturalmente con l’esperienza dell’infanzia rivissuta attraverso i figli, con la memoria che emerge e si tramanda, ma anche con la cosciente distanza che prendo da una modernità che non mi appartiene e di cui non accetto tutti gli aspetti.
Per ciò, in antitesi con i dischi fatti con i Bluvertigo, che rappresentano per me la possibilità di distruggere gli stili antichi, questa volta ho intrapreso una strada guardandomi indietro, ricercando nei generi tradizionali di cui ho memoria i modelli da esplorare, quindi non più operando una dissoluzione della forma musicale, semmai un’assoluzione della tradizione.”
(Morgan)

‘Altrove’ = Soul-ballad
‘The baby’ = Shuffle
‘Crash’ = abstract-reggae
‘Aria’ = Psichedelia
‘Non Arrossire’ = beguine
‘Me' = ballad
‘Se (if)’ = surf
‘Italian violence’ = western all’italiana
‘Heaven in my cocktail’ = beat/sci-fi
‘Le ragioni delle piogge’ = canzone tradizionale italiana
‘Canzone per Natale’ = Walzer lento


La realizzazione
‘Doveva’ essere un disco di cover, ma l’aveva appena fatto egregiamente Battiato ("Fleurs"), poi esce Robbie Williams con gli ‘standards swing’, allora dico: “è meglio se scrivo io dei brani originali e fingo di farne delle cover. Saranno così delle auto-cover”.
Del progetto di cover rimangono comunque due brani: la versione hard-core di ‘Non arrossire’ (Gaber/Pennati/Mogol) e la ‘poppizzazione’ di‘Se (if)’, con traduzione italiana molto aderente del testo originale di Roger Waters.
Ho registrato il pianoforte nell’appartamento in orari diurni, predisponendo microfoni anche all’esterno del palazzo, così da poter avere la contemporaneità fra la musica e i continui rumori metropolitani, su piste indipendenti. Questo ha fornito al disco una parvenza di musica concreta, in alcuni passaggi di ‘Me’ e di ‘Canzone per Natale’.
Le sessioni di registrazione acustica sono avvenute nell’appartamento di Milano, quelle elettriche negli studi ‘vintage’ di Mauro Pagani e presso gli studi ‘Registrazioni Moderne’ di Roberto Colombo (co-produttore del disco).
L’orchestra sinfonica è stata diretta e registrata presso il Teatro Umberto Giordano di Foggia.
Io, l’autore, ho composto le musiche e i testi, ho co-prodotto l’album assieme a Roberto Colombo, gli arrangiamenti d’orchestra sono in parte miei, in parte del compositore comasco Carlo Carcano.
Nonostante anche un ascoltatore attento potrebbe essere ingannato dall’atmosfera ‘acustica’ e ‘classica’ del disco, la sua sostanza è invece interamente elettronica, non perché siano stati usati sistemi di programmazione musicale o suoni campionati, ma semplicemente perché una volta composto e registrato nel disco rigido, ho scomposto l’intero lavoro per rimontarlo infine digitalmente a casa. È ‘house music’?
(Morgan)

 

Fonte: www.liverock.it/viewbio.php?chiave=Morgan




Tutti i diritti sono riservati - © 2010-2013 InArteMorgan.it - Copyright. - Contattaci.