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di Enzo Mosca

 

Incontriamo Marco Castoldi al ‘Giffoni Music Concept’ per una chiacchierata che si rivelerà interessante e per alcuni aspetti anche ricca di sfumature filosofiche – poteva d'altronde essere altrimenti?.
Buona lettura.


Il pubblico del ‘Giffoni Music Concept’ è un pubblico di giovanissimi. Come imposterai il tuo concerto?
Pensavo di mettere in scaletta almeno due pezzi per bambini: mi piacciono molto le forme d’arte che hanno più letture, e la principale fra queste direi che è quella dedicata alla fruizione infantile. Anche nella letteratura ci sono esempi altissimi di questo genere letterario; direi che il più importante episodio è forse “Alice nel paese delle meraviglie” come romanzo in sé dal punto di vista della letteratura. E poi la fruizione fiabesco-giocosa, quella enigmistico-enigmatica ed, infine, c’è quella logico-matematica, che rappresenta quindi una serie di altre letture. Ad esempio, anche “Pinocchio” è un libro che è stato letto in vari modi; conosco la riscrittura di Giorgio Manganelli intitolata “Pinocchio, un libro parallelo”, dove l’autore mentre legge il “Pinocchio” di Collodi riscrive un romanzo, praticamente entrandoci dentro come se la forma dello scrivere fosse cubica e non lineare, entrando perciò nella ‘tridimensionalità’ del romanzo.

Tutto ciò per dire che mi attrae molto come genere. Mentre nella musica ho trovato dei brani interessanti a proposito; Gianni Rodari, un grandissimo poeta di questo genere, ha scritto “Ci vuole un fiore”, un pezzo che ha musicato Sergio Endrigo, Per fare un altro esempio, nelle arti figurative per me il maestro assoluto di questo tipo di cultura apparentemente infantile – perché sono delle opere molto più complesse di quello che sembra – è Bruno Munari, in quanto ultimo futurista e artista milanese a cui mi sono anche ispirato molto per fare il mio album. “The baby”, ad esempio, è un pezzo ispirato alla letteratura di Munari, che ha scritto anche poesie, canzoni e fiabe visive.

Che tipo di rapporto hai con gli anni ottanta?
Ho sempre avuto parole di entusiasmo nei confronti della demonizzazione soprattutto degli anni ottanta. Quando ho iniziato a suonare professionalmente, alcuni giornalisti mi hanno chiesto se si potevano vedere, stilisticamente parlando, delle tracce di anni ottanta dentro il mio lavoro;io ho risposto che non si poteva negare questa cosa, perché io non li ho mai abbandonati. In verità non considero la moda degli anni ottanta neanche adesso, perché è talmente naturale che io mi sia formato musicalmente in quell’epoca che quasi non devo neanche razionalizzare questa cosa.

Dentro questi anni, comunque, ci sono anche i settanta, i sessanta e i cinquanta; per esempio, negli Style Council, che sono uno dei gruppi più interessanti degli anni ottanta, c’erano dentro gli anni sessanta, era una maniera di fare gli anni sessanta alla anni ottanta. Idem negli Wham di George Michael, che facevano una specie di rimanipolazione del rhythm & blues e del soul. Possiamo citare, poi, i Duran Duran, nei quali, invece, ritroviamo gli anni settanta.

Diciamo che io sono attratto dalla storia, più che dagli anni ottanta; l’infinità che c’è nella storia è molto più infinita dell’infinità del futuro che è nulla, perché non esiste. Nell’inattualità delle cose storicizzate, invece, c’è tutto quell’agire odierno, contemporaneo, moderno: se vogliamo conoscere cosa siamo, dobbiamo partire dall’analisi storica. “Altre forme di vita” è un pezzo che è stato giudicato anni ottanta più che altro perché lì c’è un preciso riferimento, un’ispirazione alla musica dei Devo e degli Ultravox.

Esistono ancora i Bluvertigo?
Sì, anche se momentaneamente sono congelati, nel senso che abbiamo un po’ allentato la tensione del rapporto, in modo tale da non farci fagocitare dal music-business o, comunque, dalle pressioni che ha il gruppo. Poi i rapporti se sono troppo ravvicinati, troppo asfissianti, si corrodono, si rovinano, e noi abbiamo cercato di prevenire questo; c’era semplicemente bisogno di staccare ed io con “Canzoni dell’appartamento” ho staccato, ho fatto una cosa che non avevo mai fatto, un album in cui l’ultima parola spettasse a me.

Con il tuo esordio da solista ti rifai alla tradizione, mentre con i Bluvertigo cercavate di distruggere gli stili antichi. I due lavori sono quindi da considerarsi in antitesi?
Musicalmente è chiaro che ho cercato di fare una cosa molto diversa, in modo tale che potesse essere letta come una strada parallela, alternativa, che non andasse a sovrapporsi a quello che era il discorso musicale della band principale. Ho intrapreso una strada che mi piace molto perché fa comunque parte di me: non ho fatto fatica, non ho dovuto inventarmi una nuova personalità o costruire qualcosa che non sentivo mio. Anche nei dischi dei Bluvertigo ci sono dei momenti, delle canzoni, degli episodi che potrebbero essere visti come il germe di quello che sto facendo adesso; in “Zero”. Ad esempio, “La comprensione” è una canzone che ha molto a che fare con quello che faccio oggi, solo che là erano solo dei piccoli episodi, mentre ora ho fatto tutto un lavoro dedicato alla musica acustico-orchestrale.

Mi parli dell’esperienza del “Tora! Tora!”?
E’ importante riuscire a creare degli spazi, dei luoghi, dove i musicisti che non hanno delle grandi potenze contrattuali possano esibirsi e suonare la loro musica. E’ un impegno che ha degli aspetti sociali, e in questo il direttore artistico Manuel Agnelli è molto bravo; lui, poi, è sempre attentissimo alle performance di tutti gli artisti, ed è veramente mirabile questo sui impegno. Il festival si sta espandendo sempre di più, e spero che diventi importante come Sanremo e che, anzi, lo surclassi.

Dato che siamo ad un festival cinematografico, vorrei sapere quale influenza ha il cinema nella tua musica.
A livello di testi molte volte ho citato dei film: in “Decadenza”, una canzone del primo album, cito “Blade Runner”, mentre in “Zero” cito il “Cattivo tenente” di Abel Ferrara. Il cinema è una delle forme artistiche che apprezzo e conosco di più; infatti adesso sto lavorando a una colonna sonora di Alex Infascelli con il “Siero della vanità”, di cui faccio il commento orchestrale. Nell’ultimo album, poi, “Canzone di Natale” l’ho scritta dopo aver visto il film “I vestiti nuovi dell’imperatore”.

Tante cose, comunque, mi fanno venir voglia di scrivere una canzone: anche la situazione di questa intervista potrebbe esserne una!

L’album “Canzoni dall’appartamento” di Morgan, dopo il Premio Tenco, si aggiudica anche il Premio della critica, indetto da Musica & Dischi. Secondo posto per “Caramella Smog” di Samuele Bersani. Tra gli stranieri si impone Ben Harper.

Morgan - M&D Musica e Dischi (2003)Marco “Morgan” Castoldi con le sue “Canzone dell’appartamento” (Sony Music) vince il premio della critica promosso dalla rivista specializzata Musica & Dischi. L’artista è stato votato da una giuria composta da critici e giornalisti musicali di varie testate (quotidiani, mensili, siti web ecc.). L’artista ha battuto l’altro capolavoro dell’anno, ovvero “Caramella Smog” (BMG) di Samuele Bersani. In effetti tra i due album la scelta era piuttosto ardua vista l’alta qualità del materiale proposto da Morgan e Bersani.
Tra gli stranieri si è affermato Ben Harper, mentre il miglior esordio dell’anno è stato considerato quelle del gruppo Le Vibrazioni.
Giunto alla XXIV edizione, il Referendum “Premio della Critica” indetto annualmente dal mensile “M&D Musica e Dischi” fra gli esponenti della critica e della stampa specializzata in Italia, nei differenti generi musicali, e volto a segnalare i migliori dischi pubblicati sul mercato nazionale.
Il “Premio della Critica” istituito da “M&D Musica e Dischi” – storico mensile specializzato nel settore dell’industria musicale, fondato nel 1945 – nel corso degli anni si è affermato come il più prestigioso riconoscimento per la produzione discografica pubblicata in Italia in tutti i generi musicali. Si è imposto all’attenzione fuori dalle luci dei riflettori e senza necessità di cerimonie ufficiali, grazie alla trasparenza del metodo su cui si regge: M&D invita ogni anno 100 critici ed esperti di musica – scelti fra gli esponenti delle più rappresentative testate giornalistiche in Italia – a esprimere le proprie preferenze sulla produzione edita nell’arco dell’anno precedente, nei vari generi, e ogni anno a dicembre diffonde i risultati pubblicando integralmente tutte le schede pervenute e la classifica dei vincitori, stabiliti secondo un punteggio aritmetico.
Le categorie prese in considerazione sono cinque: classica/strumentale, classica/vocale, jazz, pop & rock e dance. I critici designati in ogni categoria esprimono le proprie segnalazioni votando, nell’ordine, i migliori cinque dischi di produzione italiana e altrettanti di produzione straniera; per la categoria pop & rock è inoltre prevista una segnalazione supplementare per la migliore opera prima.
I risultati di questa XXIV edizione, insieme alle schede pervenute dai “giurati” nelle differenti categorie, verranno riportati nel numero di “M&D Musica e Dischi”, in edicola dal 10 dicembre .
Il premio ha permesso, nel corso degli anni, di consacrare molti nomi fra i più significativi sulla scena musicale e discografica: sul fronte classico Claudio Abbado è stato premiato ben 13 volte, Riccardo Muti 8 volte, Maurizio Pollini 5 volte; sul versante pop/rock il primato va a Franco Battiato (5 premi nell’arco delle 24 edizioni), seguito da Bob Dylan (4 premi), quindi – con 3 premi – Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Ivano Fossati e Bruce Springsteen; nell’area jazz 3 vittorie ciascuna hanno ottenuto Franco D’Andrea, Miles Davis e Keith Jarrett. Il Premio di M&D è anche valso a segnalare l’attenzione del pubblico e degli operatori parecchi artisti al loro debutto discografico, che nel corso degli anni successivi si sono trasformati in protagonisti: basti citare – fra i tanti – i casi di Daniele Silvestri (nel 1994), Alanis Morissette (1995), Carmen Consoli ( 1996), Cristina Donà (1997) Alex Britti (1998), Coldplay (2000), Pacifico (2001) e numerosi altri, che il referendum ha permesso di scoprire o valorizzare nei giusti meriti.

Queste le classifiche dell’edizione 2003.

POP & ROCK
ITALIANI
1. CANZONI DELL’APPARTAMENTO Morgan (Columbia)
2. CARAMELLA SMOG Samuele Bersani (Ariola)
3. DOVE SEI TU Cristina Donà (Mescal)
4. DOMANI Mauro Pagani (NuN)
5. LAMPO VIAGGIATORE Ivano Fossati (Columbia)

STRANIERI

1. DIAMONDS ON THE INSIDE Ben Harper (Virgin)
2. ELEPHANT White Stripes (XL)
3. CUCKOOLAND Robert Wyatt (Rykodisc)
4. HAIL TO THE THIEF Radiohead (Capitol)
5. STREETCORE Joe Strummer (Hellcat)

POP & ROCK OPERA PRIMA

LE VIBRAZIONI Le Vibrazioni (Ricordi)

DANCE

ITALIANI

1.SATISFACTION Benny Benassi (Energy)
2. VOGLIO VEDERTI DANZARE Prezioso feat. Marvin (Time)
3. QUELLI CHE NON HANNO ETA’ Eiffel 65 (Bliss Co)

STRANIERI

1. E SAMBA Junior Jack (Pias)
2. MUNDIAN TO BACK ME Punjabi MC (Time /Motivo)
3. GET BUSY Sean Paul (Atlantic)


Fonte: musicalnews.com

 

morgan fieradelmare 2003Mercoledì 10 settembre, alle ore 21.30, Morgan torna a Genova alla Festa dell’Unità presso l’Area Spettacoli (ingresso libero). Riproponiamo le recensioni di Teardrop e Giovanni Villani in occasione della presentazione dell’album Canzoni dell’appartamento alla FNAC.

Lo abbiamo aspettato per tre quarti d’ora, nel sottoscala (leggi: forum) della FNAC punteggiato dal volo di zanzare tigre un po’ stordite, ma ne è valsa la pena.
Morgan, il grande affabulatore dei Bluvertigo, in versione solista non delude e conquista con la semplicità del suo istrionismo.
“Canzoni dell’appartamento” è frutto del suo esilio volontario in un piccolo alloggio milanese, nel quale si è voluto circondare solo di un pianoforte e di oggetti di modernariato anni ’70. Qui, ha a lungo lavorato con fare da artigiano antico per cesellare ad hoc i brani che compongono l’album: undici tracce brillanti, fatte di liriche intelligenti, musicate strizzando l’occhio al brit pop originale anni ’60 e dimostrando una profonda conoscenza del cantautorato italiano fatto di artisti come De Andrè, Gaber, Bindi, Battiato, Tenco. Una delle tracce, non a caso, è proprio la cover di “Non arrossire” del Signor G.
E’ un validissimo pianista, Morgan, e ce lo dimostra a più riprese. Impreziosisce “Ballata dell’amore cieco” del Faber con una ritmica blues improvvisata là per là, coinvolgente e vibrante.
Nonostante l’occasione sia strettamente promozionale, prende sul serio il suo compito, accalorandosi durante le esecuzioni, dimostrando forte impegno nei passaggi più intensi dei brani, tanto che le vene del collo sono tutte in bella vista. Non riesce a stare fermo sullo sgabello del pianoforte, il quale diventa una sua estensione, una specie di coda, obbedendo ai violenti scarti che gli impone. Gli appoggia i piedi sopra, lo maltratta, emulo pop di Jerry Lee Lewis, contravvenendo agli atteggiamenti forzatamente composti dei pianisti per antonomasia. Dopotutto, l’anticonformismo è una sua prerogativa. Ed è bene che sia così.
Sembra prediligere uno stretto contatto con il pubblico, questo incontro pare confermarlo per l’ennesima volta: tre anni fa, lo vidi comportarsi allo stesso modo durante la sua partecipazione al Festival Internazionale di Poesia.
L’ambiente informale gli consente di giocare con i presenti, beandosi dell’adorazione mielosa che in molti gli dimostrano tentando di costruire una banale battuta con lui o cercandone lo sguardo magnetico e perennemente beffardo.
E’ furbo e affatto ingenuo: un ottimo demagogo che, conscio della sua posizione privilegiata, dall’alto dello sgabello seviziato sa appagare con sorrisi cartonati i flash che lo tempestano.

L’esibizione è lunga, si protrae fin oltre il normale orario di chiusura del mediastore: “The Baby”, “Le ragioni della pioggia” tra i brani del cd, la hit “Altrove”, “Arrivederci” di Luigi Tenco, la struggente “Cieli neri” e la sanremese “L’assenzio” dei Bluvertigo, un passaggio di Beethoven in chiusura.
Vorrebbe dilettarsi anche con qualcosa di Gino Paoli, per concludere l’omaggio a Genova, da lui definita “città in cui è nata la musica”, ma ammette di non ricordare la partitura di “Senza fine”, la sua preferita.
Accetta con candore genuino l’onere degli autografi, delle chiacchiere e delle foto.
La sua disponibilità è un toccasana.
Ottima prova.

Teardrop – Mentelocale.it

Tra le lenzuola

di Morgan*

Tratto da: "Dmemory | D - la Repubblica" (Settembre 2003)

 

"Ieri notte, a Bologna, in hotel. Stavo sotto le lenzuola con mia figlia Annalu, guardavamo i Pokemon ed eravamo a un passo dall'addormentarci. Improvvisamente il letto ha iniziato a vibrare e a muoversi. Lì per lì pensavo ci fosse sotto una bestia. Da stanchi si può immaginare di tutto. Poi un segnale d'allarme. Era il terremoto. Siamo usciti di corsa. Dei pazzi si accalcavano per entrare in ascensore, altri scendevano a precipizio per le scale di sicurezza. Avevo una paura pazzesca, ma non volevo comunicarla a mia figlia. "Che festa!", le ho detto. "Tutti che vogliono partecipare". "Ma dov'è la casa papà?" "Questa strada è un gigantesco corridoio, e il prato è il bagno: se vuoi puoi fare pipì vicino a quell'albero. E poi guarda quanti ospiti, tutti vestiti bene, con le signore con abiti lunghi e chiari". Ha riso tutto il tempo. Fortuna. Che cosa ho portato con me uscendo? Nell'ordine: Annalu con le sue scarpe e una felpa, le chiavi della macchina, i documenti, il cellulare. Nient'altro".

 

Fonte: http://d.repubblica.it/dmemory/2003/09/27/attualita/attualita/052len36952.html

 

morgan mtv 2003Comincia all'insegna della polemica l'edizione 2003 del Giffoni Film Festival, che si tiene in questi giorni a Valle Piana, in provincia di Salerno.

Morgan, ospite del Giffoni Music Concept - la sezione musicale del Giffoni Film Festival, a cui partecipano (o hanno già partecipato, dal momento che è iniziato ieri) anche Cristina Donà, Niccolò Fabi, La Crus, Shaggy e i Loma di Paola Maugeri - ha lanciato un'invettiva contro George W. Bush.
Queste le sue parole in conferenza stampa: "Se ai ragazzi di Giffoni dovessi consigliare un film, suggerirei 'La storia infinita' di Wolfgang Petersen. Mi sembra incredibilmente attuale. Oggi il nulla è rappresentato da un certo modo di fare politica, dal militarismo imperante, dalla guerra simulata in playstation".
Morgan sostiene che non c'è nessuna differenza tra arabi e americani: "Entrambi vengono addestrati alla guerra fin da piccoli e ora gli americani sono guidati da un mafioso texano".
Morgan - che si è esibito ieri sera insieme a Loma e Mario Venuti - guarda già ai prossimi progetti: "Se questo primo album da solista è una compilation di cover", ha detto, "il prossimo sarà il tributo a un solo grande artista, prevedo Umberto Bindi o Scott Walter".

Nel frattempo, se Morgan vuole dire la sua in fatto di politica, Shaggy ha deciso di rivendicare il suo status di popstar, rendendosi protagonista di una serie di richieste infinite per il suo camerino.
La sua performance - che avrà luogo questa sera, si è fatta precedere da ben quattro fogli di richieste alla direzione artistica del festival.
Da una consolle Playstation 2 a quattro camerini, da dodici lattine di bevande non dietetiche ai gusti di chewing gum preferiti.
Ogni camerino deve contenere uno specchio a figura intera, un lettore cd (sistema tre speaker con sub woofer), un divano a quattro posti, 12 bottiglie di acqua minerale naturale e 6 asciugamani puliti. Si passa, quindi, al catering. Tutti i rinfreschi devono essere collocati nei camerini, sia dell'artista sia della band, al loro arrivo presso la struttura per il sound check, insieme ad un numero sufficiente di piatti, bicchieri, posate e tovaglioli, cavatappi, un apribottiglie e una grande quantità di ghiaccio.
Nello specifico Shaggy ha richiesto per una sola sera: 6 litri di succhi freschi (arancia, mirtillo, mela, ananas, punch di frutta); 24 bottiglie da un litro di acqua minerale naturale, 12 lattine di bevanda assortite, non dietetiche, 2 bottiglie di Baileys Irish cream, 2 bottiglie di Hennessey, 6 scatole di tonno al naturale, 2 pezzi di pane affettato, 6 pacchi di Dentyne Ice Chewing Gum, varietà di gusti tranne cannella; frutta fresca assortita, patatine fritte e noccioline, condimenti come maionese, sale e pepe, ketchup, salsa piccante.
Disposizioni serrate per i piatti caldi, da offrire solo ed esclusivamente nell'orario stabilito dal tour manager. E anche qui la lista dei piatti suggeriti è lunga. Pollame: stufato di pollo, pollo al curry, pollo fritto, pollo al barbecue, pollo al forno, pollo arrosto. Pesce/Carne di manzo: filetto, pesce al vapore, al forno, pesce e patatine, stufato, bistecca al pepe, polpette, lasagne. Contorni: riso, mais, patate, maccheroni e formaggio. Dessert: gelato, torta di mele, torta al pecan, mousse, torta Banofie, budino di pane.
Tutti i pasti devono essere caldi e piccanti. Laddove possibile, Shaggy dice di preferire cucina giamaicana, tailandese o cinese.
Sette gli addetti richiesti per la sua sicurezza e rigide norme perfino per la posizione del suo nome sui cartelloni pubblicitari. Shaggy vuole che abbia lui e solo lui la posizione migliore. Nessun altro artista deve infatti affiancare il suo nome.

Jennifer Lopez, a confronto, è una diva dilettante...

 

Fonte: www.mtv.it


 

 

Articoli tratti dal Diario di Morgan che erano presenti nella vecchia versione del sito ufficiale www.marcocastoldi.com nel 2003.

 

28/04/2003, "IN RIGUARDO ALL'ALBUM"
Sono molto soddisfatto di questo lavoro, dei musicisti della nuova band (con Sergio Carnevale dei Bluvertigo alla batteria) e soprattutto della parte orchestrale delle canzoni, di cui ho fatto l'arrangiamento. I Bluvertigo sono vivi e vegeti, ma temporaneamente congelati. Negli ultimi tre anni ho speso il mio tempo a vivere, ad osservare, a scrivere canzoni, a intrattenere il pubblico e frequentare posti strani. Molto probabilmente questo è un disco pop, di canzoni apparentemente tradizionali che provengono da un'epoca imprecisata del passato, tutte nate e vissute in un appartamento a Milano dalla primavera 2001 al 03/03/2003.

 

29/05/2003, MILANO
Sto stampando dei testi di canzoni per aggiornare la mia ventiquattrore del mestiere. E' piena notte di fine giugno, caldo ventilato artificiale, ascolto e guardo nel frattempo una registrazione audio-video del 1970 del violoncellista Slava Rostropovich (quello che suonò al muro di Berlino mentre cadeva) che esegue una sinfonia concertata di Prokofiev. Questa musica è brillante e mossa, difficilissima da eseguire, e il violoncellista è un portento assoluto. Penso: potrei incominciare il diario così. Ora Rostropovich suona al piano una struggente melodia ad ottave parallele e sua moglie canta in russo quella che è una canzone di Mussorgsky.
Nel frattempo ho stampato dei testi di Scott Walker e mi chiedo perchè i suoi dischi non siano distribuiti in Italia. So che alcuni di voi saranno incazzati perchè ultimamente sul sito sono venuto a mancare, sembrando assente. In parte avrete pure ragione, potrei anche darvi delle motivazioni tutte vere e plausibili tipo: ho lavorato alla costruzione dello spettacolo live, alla colonna sonora di un film (quello di Alex Infascelli n.d.r.), ho scritto articoli, preparato conferenze, fatto molte interviste, studiato Liszt, scritto e suonato dal vivo (sto parlando della vita artistica e non di quella familiare che ovviamente occupa una grande parte dei miei pensieri e delle mie azioni ma di cui ora non parlerò).
Ultimamente ho visto pochi film al cinema, Matrix, l'ultimo di Sergio Rubini e quello di Battiato. Altri non me ne ricordo. In dvd invece ho piacevolmente scoperto "Il barbarossa" di Akira Kurosawa, un capolavoro imperdibile e utile. L'ho visto tre volte di seguito. L'ultima volta che mi aveva entusiasmato così un film era "Il regno" di Lars von Trier, la prima volta un horror, la seconda un comico, la terza un assurdo. Perchè tutti questi elenchi? Non so, per aggiornare, per ricordare, per attualizzare, per informare, documentare, raccontare, archiviare, boh.
Domani farò delle fotografie inserito nell'universo di Roy Lichtenstein, poi comincerò il lavoro sull'antologia dei poeti maledetti che devo consegnare per il 15 luglio. Questa sera a Milano suonavano i Subsonica al Palastilista, Battiato al parco liberty di largo Marinai d'Italia a Milano per la festa di Alleanza Nazionale (questo evento ha scatenato dibattiti interessanti nelle mie ultime due serate) e i Tiromancino non so dove. Non ho frequentato nessuno dei tre concerti.
Ora ho un dilemma: vado a letto o guardo un film di Pietrangeli ("Io la conoscevo bene")?
Letto.

 

08/07/2003, MILANO
Carissimi, se non scrivo qualcosa stasera mi sento in colpa. Questo è lo spazio virtuale dedicato al Diario, quella forma di comunicazione del sé come segreto prezioso, privato, come non dovesse essere mai letto. Il Diario è scritto per nessuno, ecco perchè è vero. Il problema è sempre la disciplina, l'autoregolamentazione, anche oggi, giornata scapigliata. Si è conclusa con un percorso esistenziale Monza-Milano a due, ed era tutto un ricapitolare quello che si ha in testa di fare, una tangenziale in prospettiva - i lunghi sms interrompevano ogni tanto, e la notte da questa parte è il giorno dall'altra - ora sono le tre meno un quarto e domattina cioè oggi andrò a Torino. Torino in estate mi affascina, se non altro c'è ombra. Dall'ultima volta che ci siamo frequentati intendo io e voi newsgrouppers o sarebbe meglio newsgrupies o newscrupières, newskrackers, hopefully-hakers, è passato qualche giorno.
Di cose interessanti ricordo un incontro con Luis Sepulveda e Pino Cacucci e il mio piccolo concerto classico di "musiche stanche" nel cortile di un palazzo del quattrocento appartenente alla provincia di Milano ora presieduta dall'on. Ombretta Colli (Forza Italia, ex cantante, vedova Giorgio Gaber), io gratis, come reca il contratto "a tittolo gratuito"... Che sudata.
Ma tu, a che titolo stai suonando qui?
Io: a titolo gratuito.
Dopo il concerto, il dibattito. Massimo Rota il moderatore. Il pomeriggio mi aveva parlato di quanto secondo lui ci fosse di inattuale nel mio ultimo lavoro. Allora, col Diplomatico esco dal palazzo, cerco nella ventiquattrore, c'è un libro appunto di Sepulveda che parla del passato, ma non è questo che m'interessa. Ci sediamo alla birreria di corso Monforte, sotto i portici, chiamo Mimmo, il filosofo che conosce Nietsche come nessun altro che io conosca o abbia sentito mai proferire in proposito. Mimmo veramente utile e nel parlar con lui di orologio con lancette che scorrono i minuti che vanno e svaniscono nel vuoto e che sono il tempo attuale, contemporaneo quello dell'atto, ora, adesso, quello sessuale. Altro il tempo che sta di là, quello che non è adesso, quello ad esempio di una storia qualsiasi, della storia, ma non solo, quello di una passione idealizzante, di una teoria, il tempo inattuale, ecco l'unico che agisce veramente il presente, lo slancio che porta alcuni al matrimonio è qualcosa di inattuale. Mentre nella mia mente si chiariva e il concetto illuminava la mia prospettiva a tal punto che ero in possesso di un piccolo progresso, il cielo rischiarava all'ultima ora del tramonto, mi appare Massimo Cacciari che cammina non lento non veloce, in mano un giubbino leggero e chiaro portato sulla spalla alla francese, entra proprio in birreria e si siede con tre conversatori maschi, si inserisce subito nella discussione che subito diventa viva, vivace, concentrata, ravvicinata. Ho avuto l'eleganza di non intromettermi perchè lì per lì ho detto quasi quasi gli chiedo qualcosa sull'inattualità dell'amore e della coppia in Roland Barthes ma poi, meglio così, l'idea è subito caduta.
Al concerto. Ho dimenticato la giacca a casa. Pace, suonerò in panciotto.
Casualmente l'unico amico maschio che era venuto al concerto mi ha detto di avere una seconda giacca in macchina. E che giacca! Bianca, anzi panna, a sottilissime righe verticali bluette. Foderata. Adatta, sicuramente inattuale, del tutto non contemporanea, di genere confidenziale, chi mai oggi metterebbe più sù una giacca simile? Tu, amico Massimo, e io, che l'indosso per metà.
L'indomani, fuori da un negozio di dischi in cui cercavo le canzoni di Gino Paoli rimasterizzate, chi ti rivedo? Cacciari, che cammina solo per la città ad un'andatura non lenta nè veloce, con il solito capo-spalla portato in spalla, magrissimo, con la nobile barba folta e curatissima, tendente al rosso del legno. Che pense? Ora disturbo il suo flusso di pensiero, la sua camminata meditativa.
Ciao Massimo, scusa se ti disturbo, mi chiamo Marco, ci siamo anche già conosciuti l'anno scorso ma non importa. Volevo solo dirti che seguo il tuo lavoro e ti stimo.
M.C.: grazie, ciao.
E s'incammina verso Porta Romana non lento, non veloce.
Poi dopo qualche giorno sempre nello stesso palazzo medievale per metà ricostruito in stile fascista, via Vivaio angolo corso Monforte, chiamato palazzo Isimbardi, ero là come spettatore, a vedere e sentire il maestro Ryuichi (Luigi) Sakamoto che improvvisava con Marelemboumm, non so se si scrive così. E' stata un'esperienza molto psichedelica, a tratti ambient, ma credo che sia un problema generazionale. Tutto sommato c'era un aspetto giocoso in quei loops e in quei delay usati molto stretti che producevano, nel random di un controllo mouse, una scala ascendente molto strana e inaspettata, con degli intervalli precisissimi nella stonatura dell'onda distorta sempre più quadra e acuta fino a degli overtones quasi inudibili. A quel punto ha cominciato a divertirsi lui, Sakamoto, nel non sentir più quel che stava producendo. Struttura, entropia. Applausi concettuali.
Io da una finestra che dà sul cortile al terzo piano del palazzo, col diplomatico.
Dibattito: Enrico Ghezzi coltissimo evaporato parlante, forse camicia in velluto blu, che era anfitrione di un regista polacco di cui non ricordo il nome, ah, sì, Zbigniew Rybczynsky, ma molto bravo e "lopper" d'eccezione. Lui ha con il film "The orchestra" tradotto visivamente la marcia funebre di Chopin.
La presenza di Umberto Eco, il professore chiacchierone che traduce i codici e i codici in altri codici, cioè, almeno si chiede cose che hanno a che fare col passaggio da un linguaggio ad un altro ad esempio le traduzioni, ma non solo quelle inglese-italiano, sanscrito-latino, anche ad esempio intersecando i campi artistici, gli insiemi. Da un film ad un libro e viceversa, da una poesia ad una canzone, da un quadro di Escher misto Bach con un po' di Godel farci lo Zibaldone moderno, tradurre in musica la forma, nella tridimensionalità sonora, di un teschio di uomo preistorico, costruire musiche con le proporzioni musicali che imitino le proporzioni statiche di una cattedrale gotica a cinque navate, l'ultimo libro di Nick Hornby, quello sulle sue canzoni preferite, Diamond Dogs di Bowie che è la "opera rock" di 1984 di George Orwell, insomma si potrebbero citare milioni di traduzioni o adattamenti, come li chiama Eco. Al dibattito era presente Sakamoto assortito agli altri tre su poltrone Luigi Sedici, telaio laccato oro, rivestimento di stoffa con trama floreale di dominante carminia.
Alla fine tutti parlano del "loop", tutti sono ancora fermi alla ripetitività, e forse è un bene, forse così entriamo sicuramente più a contatto con la natura, ok. E comunque fuori dal "loop" sono certo che c'è una selva fitta di questioni da esaminare altrettanto interessanti, ma mi sa che per me è veramente tardissimo, scusate, alle nove parto per Torino, sto producendo il videoclip di The Baby, con la regia a quattro mani di Riccardo Struchill, che è colui con il quale ho fatto "Altre forme di vita", ricordate, quello delle parrucche e della LEGO stazione lunare? Credo che questo video sarà molto psichedelico, forse il più psichedelico che ho mai affrontato, è totalmente caotizzato.
Come tradurre l'architettura organica in video psichedelico? Chiedere a Eco? Non credo sia utile. Qui mi sa che è una faccenda diversa. Lasciamo perdere, anche se per un momento, tutto quel ragionamento dell'appartamento e pensiamo invece che questo pezzo "The baby" necessita di un art-pop-video che si deve riferire principalmente ai bambini dai due ai tre anni e semmai avere poi anche altre chiavi di lettura per i più grandicelli, ma non necessariamente. Quindi ci saranno oggetti, simboli, espressioni, danze, gesti, mani, ombre, animali, fiori, giochi, forme varie, vestiti da incasinare, segni, direzioni, vero-falso, rovesciare, dentro-fuori, sopra-sotto, pieno-vuoto.
Livello 1 della ricostruzione cosmogonia futurista dell'universo, di questa notte.

 

18/07/2003, MONZA
Giorno 18 luglio 2003, incredibile ma vero. Se penso a "1984", l'abbiamo superato da un pezzo (e quasi tutto si è avverato), se invece vado a "1999-fuga da New York", nulla o quasi. Stanotte al locale "Lato B" dentro una delle due dogane di Porta Ticinese - Milano - ho fatto l'accampato fonico per il duo "Lombroso": chitarra e batteria. Dario Ciffo a Ago (Elvis per i conoscenti). Suono scarno e tosto, ma fortunatamente nulla di noise o vagamente alla moda dei tempi.
Ieri ho scritto questo: "Confusione: scrivere o lavare i denti? Fabbricare una selinunte? Dire cose senza senso". Però la precedente, seppure comprensibile da una persona soltanto (in questo caso M.C.) non credo sia sintomo di confusione terminale.
Tre giorni fa partivo per Torino allo scopo di girare il videoclip di "The baby", soggetto mio, elaborato a quattro mani con Riccardo Struchill. E' stato il solito tour de force allucinato e allucinante. C'è stato un momento in cui ero completamente nudo, o quasi: mi ha salvato un perizoma color pelle con cucite quattro foglie di edera finta. Cinque persone, cioè dieci mani, mi trastullavano per cucirmi e legarmi addosso della vegetazione sintetica con gambi malleabili di fil di ferro che mi s'attorcigliava intorno. Ad un certo punto, quando ero quasi albero, ho sentito la sensazione del soffocamento. "Stay away!", ho dolcemente recitato. Sono andato sul set pensando "posso anche muovermi" e un macchinista ha esclamato "è proprio un bel costume, non ho mai visto qualcosa di simile". A quel punto ho chiesto di essere innaffiato con uno spruzzino per capelli, ma con acqua di rose.
Riccardo mi fece "fai un bel sorriso" e io, in ritardo, capisco che la cosa giusta era invece piangere.
Risultato: sono stato immobile.

 

20/07/2003, SALERNO
Sabato, autostrada del sole. "Blinded by the sun", cose di California. Per fortuna c'è l'aria condizionata al massimo, 34 gradi fuori, dentro 17. Deviazione per Ancona e una sosta all'autogrill, poi di nuovo direzione Abruzzi, un posto chiamato Fossacesia, le terre di Dannunzio. Là questa sera ci sarà un festival di musica indipendente italiana, il Tora Tora, e io suonerò solo, "a solo", assolo, ass-hole, us all.
Primo tempo della nona di Gustav Mahler nel lettore. Prima al bar ho dato una sbirciatina alla gossip-riviste: non c'è ancora nessuna sorpresina, per fortuna.
Questa musica sinfonica quando si è fermi in coda è la migliore, distende, dilata i tempi e la lentezza non è patita, anzi è naturale. Mahler è molto denso nello scrivere, fluido come petrolio. Ora, su un groviglio di due o tre accordi sovrapposti, a destra, vola basso un piccolo aereobi-posto sopra l'appenino emiliano, perfora le uniche due nuvole. Tutto il resto del cielo è sgombro e l'unico vento è quello delle automobili che sfrecciano in carreggiata opposta e flettono le spighe gialle secche.Ecco perchè la coda: c'era un incidente. Crash.
Sono le 18:48, mancano sei chilometri a Imola (ricordati di comperare il rasoio). Sul sedile posteriore s'adagia "la nonna", ora più sdraiato, ora eretto ma dormiente, ora leggendo "Misfatti" di Carol Oates (una tipa americana), ora sostiene che durante una turnèe non si possa leggere assolutamente Luther Blisset (quei tipi di Bologna), ora estrae dalla borsetta "La società dello spettacolo" di Guy Debord. Penso: "ecco qua un bel volumetto anarcoide!". Mi sembra che lì dentro sia custodito il germe di ciò che alcuni definiscono "la corrente situazionista".
Mi viene in mente un ricordo e a voce alta racconto la storia di Joe, l'anarchico milanese ancora in attività. La sua storia non è di pubblico dominio, non ancora. Io l'ho conosciuto e frequentato nel cuore di Milano dal 2001 fino a circa il gennaio 2003. Una casa piccolissima e imbottita di libri e immagini, una molto visibile di Rimbaud all'interno di un mobiletto con le ante a vetro.
L'anarchico Joe è anche un musicista, raffinato, operistico, e forse anche un conoscitore degli astri. In quel periodo aveva sempre il televisore acceso, sintonizzato sul "peggio", ed erano continue sparate, invettive, altissimo disprezzo; delle volte non risparmiava neppure Ghezzi.




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