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 È definito il cantate Dandy italiano. Mille sfaccettature caratterizzano i suoi lavori, lo abbiamo conosciuti nei Bluvertigo ed apprezzato con l’album che ha segnato l'esordio da solista "Canzoni dell’Appartamento". Morgan al microfono di EXTRANET per raccontare della prima sonorizzazione nel lavoro "Il suono delle vanità".

"Contraddizioni" è il singolo che interpreti in questa raccolta. A cosa si riferisce il titolo di questa canzone?

L’idea della canzone nasce da Luca Urbani, che è l’autore-motore di questa operazione. Le sue contraddizioni, alle quali mi associo, sono le naturali contraddizioni che ci sono nella mente umana. Che non spaventano, ma che sono vitali, che sono il continuo incontro-scontro oppure il dubbio; dubito quindi sono. La prova dell’esistenza, e dell’intelligenza, è che ci si possa contraddire, che si possa cambiare opinione, si possano avere opinioni in evoluzione. Contraddizioni che non sono spaventose e non sono paralizzanti, ma sono contraddizioni vitali alla mente, al lavoro dell’intelligenza, delle sinapsi del cervello.

Sei definito il cantante dandy italiano, ci parli del tuo rapporto con la musica di Fabrizio De André e di quanto ti rispecchi nella sua personalità?

Io penso di essere profondamente diverso da Fabrizio De Andrè ma, in virtù del discorso fatto prima, anche in qualche modo simile. Ultimamente ho stretto un’amicizia con Dori Ghezzi, la moglie di Fabrizio De Andrè, e mi ha raccontato com’era Fabrizio nel privato. Ed è stata lei a dirmi che ci sono dei tratti di somiglianza tra noi. Ad esempio il fatto che lui componesse di notte, che in qualche modo fosse attratto dalla notte e respingesse il sole, un nemico della luce; in questo mi sento abbastanza simile a lui. A volte mi sento abbastanza simile anche per quanto riguarda una certa poetica sociale, nel senso dell’incarnare le voci dei più deboli, le voci di quelli che non hanno voce. De Andrè, molto più di me, è stato il portavoce degli individui che nella società subiscono il potere gli abusi e le prevaricazioni degli altri, dei prepotenti. In questo mi identifico molto, un giorno vorrei essere così.

Nel tuo primo album da solista, "Canzoni dell’appartamento", avevi pensato di inserire il singolo “Il cantico dei drogati”. Come mai la scelta ricadde su questa canzone, dalla struttura così differente dalle altre di De André?

Perché mi emozionava molto questa canzone, il fatto che il ritornello dicesse, “come farò a dire a mia madre che ho paura”. In effetti non è associabile agli altri pezzi di De Andrè, ma l’idea del “Canto dei drogati” è altrettanto profonda. Perché normalmente per “drogati” intendiamo persone chiuse, che per riuscire a reggere l’impatto con l’esistenza si devono drogare, e difficilmente riescono ad esprimere la sofferenza. Se la tengono dentro. E quindi un canto dei drogati è un tentativo di liberazione, di una confessione, di una risoluzione che è già un primo passo verso la soluzione dei propri problemi. Mi era piaciuta molto e mi identificavo in questa canzone, l’ho registrata ma non l’ho inclusa nell’album. Però ce l’ho, esiste, prima o poi la farò uscire postuma.

Adesso una domanda sull’album “Il suono delle vanità”. L’ultima traccia del disco, “Storia d'amore e vanità”, risulta una sound track molto bella. Quanto le tue canzoni sono autobiografiche?

Questa è una mia diversità rispetto a De Andrè. Pare che lui facesse canzoni costruendo un poco le storie sugli altri, ci sono pochissime canzoni di De Andrè autobiografiche. Forse una delle poche è “Valzer per un amore”, che addirittura parla in prima persona. Invece normalmente le canzoni di De Andrè andavano proprio a descrivere storie altrui, quindi storie di personaggi. Le mie canzoni, per la maggior parte, partono da considerazioni inerenti alla mia vita personale, alle mie esperienze, a quello che il mio io sente di fronte al mondo, di fronte alle cose e alle situazioni. In questo caso la storia di “Amore e di vanità” è proprio una canzone che definirei terapeutica, catartica, perché in quel periodo venivo da mesi di musica strumentale. Innanzitutto, per il film andava fatta una musica di commento, fatta di puri esperimenti sonori elettronici, sonorizzazioni di sound designing, un lavoro di elettronica abbastanza pesante e approfondito, di manipolazione, di sintesi digitale e analogica; un lavoro di suono. Mi andava di scrivere una canzone che tirasse un poco le somme della vanità, e ho letto le metamorfosi di Ovidio dove appunto si parla della storia di Eco-Narciso, e così come ci viene tramandata, e sappiamo cos’è il narcisismo basandoci anche grazie al terzo libro delle metamorfosi. Io, partendo da una corretta descrizione o parafrasi del testo in latino, ho sovrapposto questa alla mia vita personale, riferendomi ad una mia relazione amorosa dove le parti di Eco e Narciso vengono invertite, io sono Eco e lei è Narciso e ho parlato di me. Quindi dopo mesi di musica strumentale ho tirato questa voce, ma è la voce di Eco che poi non è altro che un’inutile tentativo di un canto, servito forse a me, ma non certo a recuperare le fila della vicenda.

Se parliamo di maestri della sperimentazione come consideri Brian Eno e Philips Glass?

Personalmente mi piace di più Brian Eno, anche se di Philip Glass apprezzo molto il lavoro fatto con il film di Koyaanisqatsi, un film di immagini e musica, diciamo un lunghissimo videoclip dove la musica di Philip Glass è veramente eccellente. Per il resto non sono un super fan di Glass perché è come se il suo minimalismo si esaurisse in poche cose, e poi diventasse ripetitivo e un poco noioso. Invece Brian Eno è un altro tipo di musicista, anche perché si è sempre definito un non musicista, probabilmente anche con un poco di modestia o di finta tale; ma è un grande organizzatore di suoni, fa dei ragionamenti sui suoni è una specie di matematico della musica.
Quello che mi piace è il suo lavoro nel pop, con gli U2, con gli Ultravox, con i Talkin Heads, e anche come tastierista, come uomo del sintetizzatore con i Roxy Music e soprattutto con David Bowie. L’apporto di Brian Eno è sempre molto riconoscibile e fondamentale. È come se la manata, la zampata di Brian Eno determinasse il genere musicale. Cioè uno prende un gruppo come gli AC/DC, con lui che fa delle manipolazioni o qualcosa di misterioso con i sintetizzatori, e automaticamente la musica diventa musica elettronica ai massimi livelli. È un poco come se il suo tocco fosse come quello di Re Mida, trasforma tutto in oro.

Che rapporto hai con internet?

Ho un rapporto ossessivo con internet, lo utilizzo fondamentalmente quando devo fare delle ricerche, e quando inizio non la smetto più e mi ritrovo alla sette del mattino - avendo iniziato a mezzanotte - che sono ancora sullo stesso argomento a cercare. Finisco esausto e devo prendere un sonnifero.

Grazie per esser stato con noi a raccontare la tua idea di fare musica.

Grazie a te!!!

 

Fonte: patriziolongo.com

 

Ascolta l'intervista: www.inartemorgan.it/index.php?option=com_content&view=article&id=215:intervista-a-morgan-di-patriziolongocom&catid=99:radio

Morgan ospite il 13 dicembre 2004 all'Università di Seina in occasione dell'inaugurazione del Centro Studi Fabrizio De André, parla del suo remake di "Non al denaro non all'amore nè al cielo" nella giornata di studi "Fabrizio De André e il mito di Spoon River"

 

Rockstar, Dicembre 2004

 

Morgan e Franco Battiato - Rockstar (2004)MORGAN INTERVISTA FRANCO BATTIATO

SOTTO L'OCCHIO ATTENTO DI ASIA ARGENTO.

UN INCONTRO ESCLUSIVO PER ROCKSTAR CHE ATTRAVERSA SPAZIO E TEMPO.

PARTE NEL 1981 E, PASSANDO PER DISCHI E TRIBUTI,ARRIVA FINO AD OGGI.


L'opera
La prima volta che ho incontrato F.Battiato era il 1981, passeggiavo con mio padre per le vie di una città sul lago, avevo nove anni e mio padre quaranta. Fui attratto da una composizione di musicassette ordinate sul marciapiedi e mio padre ,anziché sollecitarmi a proseguire, indicò "La voce del padrone" di Battiato e "Making Movies" dei Dire Straits, poi mi diede diecimila lire per comprare i due nastri pirata e cominciò a suonarli nella nostra Ford Capri amaranto in alta rotazione e , dato che la cassetta non permetteva di scippare e l’unico optional era l'auto-reverse, ascoltavamo gli album per intero. Il primo, quello di Battiato, aveva canzoni cortissime, durata totale mezzìora, il secondo, dei Dire Straits, aveva canzoni lunghissime che nella mia testa si confondevano tra loro. Io in modo automatico imparai subito a memoria tutti i testi e gli accordi del "La voce del padrone", inutile dire che oggi ho dimenticato quelli dei Dire Straits.
Appena fuori dall’automobile, mi procurai una copia in vinile di quello strano disco italiano, questa volta però dovetti ricorrere al mercato legale, quello che si fa nei negozi di dischi. Nel 1987, comparso il supporto cd, andai prima ad affittarne uno,ma era rotto, saltava,allora lo restituii e ne comperai una copia nuova. La versione in cd, ad oggi, l'ho persa quattro volte e ricomprata tre,quindi ora non la posseggo. Quel disco fu il primo in Italia a superare il milione di copie vendute, e, considerata la pirateria,forse arrivò anche a due, e chissà quante ne ha vendute davvero fino a d oggi.


L'artista
La prima volta che ho incontrato F.Battiato di persona, era il 1995, ero a Roma nel backstage di un grande concerto di piazza (era il tempo in cui Battiato ancora cantava nelle piazze). Lui arrivò in taxi, venne da noi Bluvertigo e ci disse: "Ho sentito una canzone alla radio, mi hanno detto che è vostra, mi piace, belle sonorità". Al che io risposi: "Grazie". Poi Battiato salì sul palco e mi emozionò molto sentire che cantava, davanti a una platea di 500.000 persone, "Breve invito a rinviare il suicidio".
Il discorso sulle sonorità lo continuammo il giorno dopo, a colazione. Battiato mi disse: "Trovo però che nei tuoi testi ci sia un po' troppa critica". Io risposi: "Ho imparato bene da chi scriveva "A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie…"".


La Persona
L'ultima volta che ho incontrato F.Battiato era anche la prima volta che gli facevo un'intervista. E' stato a Milano, in un clima che definirei professionale, con il cielo limpido e il sole che si rifletteva sul vecchio ciottolato di Corso Italia. Rockstar mi aveva proposto di fare un’intervista a Battiato e io ho subito accettato, rilanciando ed estendendo l'invito alla mia fotografa preferita, guarda caso anche la mia compagna di vita: Asia Argento. Abbiamo fatto colazione "Al Buon Convento" in compagnia di amici, e ho pensato che mi sarebbe piaciuto fargli parecchie domande sul cinema visto che Battiato è diventato un promettente regista dopo l'esordio con "Perduto Amor". Sarebbe stata un'intervista ad un regista che sta allestendo la sua seconda opera (un film su Beethoven) fatta da un giornalista in erba alla sua seconda intervista (dopo quella a Renato Zero) e filmata da una regista che sta arrivando nelle sale con la sua seconda pellicola ("Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa" in uscita a gennaio). Ma quel giorno abbiamo fatto altro, mangiato poco e parlato molto, di cose impossibili da scrivere e ricordare. Io il giorno dopo dovevo partire per il Canada e così sono stato costretto a mandare le domande a F.Battiato in forma di mail, in stile digitale.
La prima domanda mi venne in mente perché, durante una nostra conversazione telefonica di due estati fa, comunicai a Battiato l'entusiasmo che provavo nella condizione di paternità, cose banali tipo: essere padre ti cambia la vita in meglio, etc etc. Lui mi disse che non sapeva, che certe cose non riusciva a capirle, e io trovai poca ipocrisia in quella risposta, e un po' di conforto. Eppure, forse spinto da alcuni testi delle sue canzoni, avevo spesso provato ad immaginarlo come padre, come a dire: che spreco non veder messe in pratica tutte quelle "istruzione per l'uso", e in fondo, quando mio padre mi "indicò" La Voce del Padrone, avevo nove anni e Battiato è della stessa generazione. Forse lo vedo attraverso quella lente e, a volte, ho desiderato avesse mai potuto avere un figlio maschio. Così ho iniziato l’intervista da lì.


TI SEI VISTO MAI COME PADRE?

No, sono ancora un figlio.


FRANCO,QUALCHE ANNO FA, DURANTE LE REGISTRAZIONI IN STUDIO DI "GOMMALACCA", SI CONVERSAVA DI PSICHEDELIA E DI SBALLO E TU HAI AFFERMATO "IO SONO PER LA LUCIDITA".

La lucidità come via per giungere ad un traguardo che forse possiamo chiamare equilibrio.


IN QUESTO MOMENTO, INVECE, IL MIO STATO E’ DI APPARENTE CONFUSIONE MENTALE, DISORGANIZZAZIONE CONSAPEVOLE. E' DA QUESTA POSIZIONE OPPOSTA ALLA TUA, MA DA ESSA ATTRATTA CHE TI PORGO ALCUNE DOMANDE. CHE DROGHE HAI ASSUNTO NELLA TUA ESISTENZA?

Negli anni ’70 un acido LSD, mescalina e fumi vari… giusto per capire.


TU FUMAVI MARLBORO ROSSE QUANDO NEL 1995 CI SIAMO CONOSCIUTI. POI HAI SMESSO DI COLPO. CHE TIPO DI FUMATORE ERI?

Prima delle Marlboro ho fumato per decenni le senza filtro, Camel o Senior Service.


VEDO CHE SEI VEGETARIANO, UNA SCELTA ETICA O SALUTISTICA?

Direi etica e salutistica di conseguenza.


A CHE ORA TI SVEGLI AL MATTINO?

Tra le quattro e le sei.


NEL TUO ULTIMO ALBUM "X STRATAGEMMI" CANTI LA NECESSITA' DI OLTREPASSARE UNA PORTA CHE TU E SGALAMBRO DEFINITE "DELLO SPAVENTO SUPREMO". TU L'HAI VARCATA?

Magari.Trattasi della porta che conduce alla totale separazione della materia e della sua memoria.


SECONDO LEONARDO DA VINCI LA PAURA ALLUNGA LA VITA. OGGI COSA TI FA PAURA?

Non paura, ma schifo: le nuove camicie nere.


NEL BRANO "TRA SESSO E CASTITA" CIO' CHE SALTA ALL'ORECCHIO E' L’USO DELLA PAROLA "ABDICATO".

Vocabolo dotto per dire "rinunciare".


DA UN PO' DI TEMPO TI DEDICHI AL CINEMA. BATTIATO HA FORSE ABDICATO ALLA MUSICA?

In un certo senso sì, ma sempre a favore della musica.


QUANDO ERI CONCENTRATO SULLA MUSICA, CHE SPAZIO AVEVA IL CINEMA NELLA TUA VITA?

Poco.


QUAL E' IL TUO PRIMO RICORDO CINEMATOGRAFICO?

Il mio concepimento.


IL TUO NUOVO FILM SARA' SU BEETHOVEN. QUAL E' L'ASPETTO INEDITO DEL GRANDE COMPOSITORE?

La sua modernità.


WARNER HERZOG SOSTIENE CHE PER ESSERE REGISTI BISOGNA ALLENARE SOPRATTUTTO IL FISICO, ESSERE ATLETICI, CAMMINARE, ESSERE PERIPATETICI. INVECE, SECONDO KUROSAWA, BISOGNEREBBE AVER LETTO ALMENO DUE VOLTE "GUERRA E PACE". QUALI SONO PER TE I REQUISITI NECESSARI PER ESSERE REGISTI?

Come al solito, la terza via è quella che preferisco:per natura non faccio mai quello che altri pensano che bisognerebbe fare per essere…”


DA QUANDO ESISTE IL CINEMA MOLTI GRANDI REGISTI, AD ESEMPIO HITCHCOCK, DE PALMA, AFFERMANO CHE FARE FILM E' SPIARE, MASSIMA ESPRESSIONE DEL VOYEURISMO. TU INVECE IN “"PERDUTO AMOR" NELLA SCENA DELLA MACELLAZIONE DEL VITELLO, PREFERISCI PORRE LO SGUARDO DELLA MACCHINA DA PRESA ALTROVE, SENZA FARCI VEDERE. E’ POSSIBILE PER TE UN CINEMA CHE NON SI BASI SU CURIOSITA' MORBOSA, NON VOYEURISTICO?

Assolutamente sì!


SO CHE DIPINGI DA ALCUNI ANNI, QUALI SONO I TUOI SOGGETTI PREFERITI?

Variano seguendo il capriccio di un non pittore.


BATTIATO REGISTA NASCE PIU’DAL PITTORE,COME AD ESEMPIO LINCH O GREENAWAY, O DALLA MUSICA?

Dalla musica.


TI SEI SEMPRE POSTO IN MODO CRITICO NEI CONFRONTI DELL'IMPERIALISMO USA. TI PIACCIONO I FILM AMERICANI?SE SI, QUALI REGISTI AMI?

C'è una notevole differenza tra l’America di oggi e quella di ieri.


GUARDI I FILM A CASA O AL CINEMA?

A casa.


COME GIUDICHI IL CINEMA ITALIANO ODIERNO IN RELAZIONE ALLA SCENA INTERNAZIONALE?

Non ho predisposizioni patriottiche né esterofile.


E IN RELAZIONE AL SUO GLORIOSO PASSATO,A COSA E’ DOVUTA,AMMESSO CHE CI SIA,LA SUA DECADENZA?

Le vibrazioni della vita hanno forma sinusoidale.


INSIEME ABBIAMO GUARDATO ALCUNI FILM. A VOLTE HO AVUTO LA SENSAZIONE CHE TI INCURIOSISSERO CERTI THRILLER AMERICANI COMMERCIALI NONOSTANTE SAPEVI CHE TI AVREBBERO ANNOIATO, INFATTI DOPO VENTI MINUTI INTERROMPEVI LA VISIONE. E' UTILE CONOSCERE ANCHE CiO' CHE NON CI PIACE? UN CATTIVO ESEMPIO PUO' ESSERE UN INSEGNAMENTO?

Questo senz'altro…anche se il vedere qualche film di serie B dopo una giornata di intenso lavoro è interessante.


HAI VISTO "KILL BILL" IO SI, PENSO CHE SIA MOLTO VIOLENTO,DEL RESTO TARANTINO HA UNA PRECISA TEORIA SUL FATTO CHE LA VIOLENZA SIA NECESSARIA NEI FILM. SEI D’ACCORDO?

Con lui non sono d’accordo su niente.


NEL 1982 CANTAVI "THE NEW FRONTIERS OF THE NOUVELLE VAGUE". ERI IRONICO E PROVOCATORIO O APPREZZAVI VERAMENTE LA NOUVELLE VAGUE? SE SI, QUALI SONO I TUOI FILM PREFERITI DEI MAESTRI FRANCESI?

Era legato solo al significato letterale dei due termini.


TRA L'EMPIRISMO DI TRUFFAULT E LA TEORICITA' DI GODART COSA PREFERISCI?

L'errore ortografico che potrebbe dare un significato compromettente al primo cognome, mi impedisce di rispondere.

(MORGAN a posteriori: So che “Truffaut” si scrive senza la "l" che per un errore di digitazione della tastiera del computer è scappata dalle mie dita senza che me ne accorgessi, ma "non c’è negazione nell’incosciente…")


CI SONO FILM CHE TI HANNO COMMOSSO?

Tanti.


IL TUO FILM COMICO PREFERITO?

"Hollywood party".


COME SPETTATORE,QUAL E' IL GENERE CINEMATOGRAFICO CHE APPREZZI MAGGIORMENTE?

Tutto il cinema che si deve ancora fare.


TI PIACCIONO I VIDEOCLIP?QUALI TI HANNO COLPITO ULTIMAMENTE?

Mi piace qualcuno dei tuoi.


HAI DIRETTO MOLTI DEI TUOI VIDEOCLIP. UNA PRATICA PROPEDEUTICA AL CINEMA O NON C'E' RELAZIONE?

Non c’è relazione.


RICORDO NEI TUOI VIDEO DEGLI ANNI ’80 MOLTE COREOGRAFIE DI BALLETTI CHE TU INTERPRETAVI. CHE RUOLO HA LA DANZA OGGI NELLE TUE PERFORMANCE?

Diciamo che è una disciplina che mi ha sempre interessato e a volte entusiasmato.


HAI SEMPRE PARLATO DI SUFISMO E DERVISHI TURNEURS, IN COSA CONSISTE LA DANZA DEI DERVISHI?

Sarebbe troppo lungo da spiegare. Grossolanamente:è una meditazione dinamica.


IO AMMIRO MOLTO MICHEL GONDRY COME REGISTA DI CLIP, LO CONOSCI?

No.


GUARDI LA TELEVISIONE?

Si.


COSA?

Cultura per rilassarmi, politica per incazzarmi.


DAL 15 DICEMBRE CONDURRAI UN PROGRAMMA TELEVISIVO, "BITTE KEINE RECLAME" NOVITA' ASSOLUTA PER TE. ONESTAMENTE LE POCHE ESPERIENZE FATTE DA ME IN QUEL CAMPO SONO STATE TRAUMATICHE,DELUDENTI E PRIVE DI SENSO ARTISTICO. COSA TI HA SPINTO AD ACCETTARE UN INCARICO DI QUESTO TIPO?

La stupidità forse che ho nel credere di poter passare qualcosa di serio.


COSA TI DIVERTE DI Più TRA CONCERTI, PRODUZIONE DISCHI,APPARIZIONI TV IN PLAYBACK,SCRIVERE PEZZI PER ALTRI,ASCOLTARE LA RADIO, DORMIRE?

Leggere e ascoltare musica.


CHE QUOTIDIANI LEGGI?

Diversi.


IL TUO AEROPORTO PREFERITO?

Francoforte.

(MORGAN : ANCHE IL MIO)


HAI DICHIARATO DI PRATICARE LA MEDITAZIONE. IN COSA CONSISTE?

Solo una piccola introduzione occuperebbe mezzo giornale


UN GRANDE ARTISTA DOVREBBE CREDERE ALL’INFLUENZA ASTRALE?

Anche un piccolo artista.


E UNO SCIENZIATO?
Dipende dal tipo di scienziato.


ESISTONO OGGI AL MONDO PERSONE CHE CONSIDERI GENI?CHI SONO?

Il genio è eccellenza, e di eccellenze oggi ce ne sono poche.Se vuoi conoscerne i nomi, sintonizzati sul programma televisivo che sto facendo.


TI ARRABBI? COSA TI FA ARRABBIARE?

I servi del potere.


HAI IDIOSINCRASIE?SE SI,RITIENI CHE VADANO ESTIRPATE O COLTIVATE?

L'idiosincrasia può essere sana e può salvarti da eventuali allergie.


HAI NEVROSI?TI SEI MAI RIVOLTO ALLA PSICANALISI?CON QUALI ESITI?

Come sopra,a proposito della terza via.


QUALI SONO I GRUPPI O I CANTANTI MODERNI CHE OGGI TI PIACCIONO?QUALI TI IMBARAZZANO?

Mi imbarazza tutto quello che non riesce.


MEGLIO BOWIE O ROXY MUSIC?

Bowie.


BEATLES O BEACH BOYS?

Beatles.


DOORS O VELVET UNDERGROUND?

Tutti e due.


ELVIS O SINATRA?

Nessuno dei due.


DONOVAN O DYLAN?

Dylan.


CHE RUOLO HA IL ROCK OGGI?HA ANCORA UN SENSO?

Ha il senso che ha l'illusione.

MORGAN: In chiusura dell’ intervista mi tornò in mente quella domanda senza risposta che ebbe inizio un lontano giorno del 1981, sul lago, assieme a mio padre.


FRANCO, MA QUANTI MILIONI DI COPIE HA VENDUTO SINO AD OGGI "LA VOCE DEL PADRONE"?

Ad occhio più di due…

Io&Franco (Le dieci volte insieme di Morgan e Battiato)

  1. "Prospettiva Nevsky" era la b-side del singolo "Cieli neri" dei Bluvertigo e venne inclusa nella compilation "Battiato non Battiato", 1998.
  2. Franco mi ha ospitato in qualità di bassista,chitarrista,corista nel suo album "Gommalacca",1998.
  3. Io e i Bluvertigo lo abbiamo ospitato in "Zero" nel pezzo "Soprappensiero". Battiato chiude anche l’album dicendo: "Dove sono arrivato?", 1999.
  4. Insieme abbiamo prodotto "Arcano Enigma" di Juri Camisasca, che è il disco antesignano di "Zero". Battiato suonò al posto di Andy e il riff su "Zodiaco" è il padre di quello del pezzo "Zero", 1999.
  5. Una sera, ad Ancona,al festival de "Il violino e la selce" abbiamo fatto assieme un concerto di sue cover con lui alla voce. L'abbiamo registrato ma non è mai uscito,1999.
  6. Con i Bluvertigo abbiamo reinterpretato insieme ad Alice "Chanson egocentrique" di Battiato, 2000.
  7. Ospite in un suo playback da "Quelli che il calcio…", io facevo la parte di Jim Kerr in "Running against the grain", 2001.
  8. Battiato partecipa al video de "L'assenzio" dei Bluvertigo nel ruolo di un matematico alchimista,2001.
  9. Sono stato attore nel film di Battiato "Perduto Amor", e tra l’altro sono stato l’unico, con Alberto Radium,a non avere avuto bisogno dei costumi per il salto temporale negli anni Sessanta.Nella band ci sono anche Mao e Moltheni.Nel film faccio il bassista della band di Battiato, 2003.
  10. "L'oceano di silenzio" rifatta da me in "Voli imprevedibili" seconda raccolta tributo a Battiato, 2004.

Intervista di Marco Castoldi 13/12/04

Carmen Consoli e Morgan/ Canzone italiana

Lei siciliana, lui lombardo. Lei rocker, lui sperimentatore. Entrambi giovani ma-sorpresa-convinti che, per cantare il futuro, non si può prescindere dal passato.

 

Sassi - Gino Paoli

Non è la pietra miliare ma la pietra filosofale della canzone italiana. Queste parole che sono mute e non si possono dire sono come i sassi. Le parole di questa canzone. E’ un pezzo autoriferito, una canzone che parla di se stessa, che ha tutta una sua vanità. Il Paoli di quel periodo canta in maniera esistenzialista. Amo il modo in cui lui, cantando, si prende un’enorme libertà ritmica. E’ uno dei pezzi più dark nella letteratura della canzone italiana.

 

Il nostro concerto - Umberto Bindi

Massimo esempio del musicista colto-che era Bindi-applicato alla canzonetta. Da far ascoltare a tutti quelli che ancora sostengono che la musica leggera non è arte alta. C’è una tale ricchezza armonica, in questo brano, che per analizzarla si renderebbe necessario un capitolo intero di un manuale di armonia moderna. Se esistesse.

 

Quando - Luigi Tenco

E’ un pezzo incantato, dall’aura magica. Potrebbe entrare in qualsiasi fiaba come colonna sonora. Si può dire poco di questa canzone, bisogna ascoltarla. Impone il silenzio. E’ un delicatissimo classico della canzone. Tenco era un romantico, nell’accezione musicale del termine. Come Chopin.

 

Il re del mondo - Franco Battiato

Fa parte del primo disco pop di Battiato, proprio per questo non si è ancora distaccato dalle sperimentazioni degli anni Settanta. Quando si getta nel pop con i testi fa un lavoro nuovo, che sarà di esempio per le generazioni successive, soprattutto per il linguaggio, la terminologia e le immagini. In questo caso sfoggia l’abilità di un pittore del surrealismo per costruire un mondo che potrebbe sembrare assurdo nonostante gli elementi siano quelli della realtà. Lui ci fa restare sospesi nella realtà.

 

Azzurro - Paolo Conte

Nell’interpretazione di Celentano è la canzone italiana per eccellenza. E’ la dimostrazione che una canzone intelligente, raffinata, può essere anche nazionalpopolare. Uno di quei casi misteriosi, cioè, in cui la bellezza è universalmente riconosciuta, perché di solito quel che è nazionalpopolare è orrendamente basso. Insomma, il miracolo italiano, quello vero.

 

Tu si ‘na cosa grande - Domenico Modugno

E’ proprio una cosa grande, un grande pezzo. Se penso alla musica pop, alla ballata, devo riconoscere che gli italiani hanno sempre avuto un talento formidabile per la beguine, un genere che ho sempre amato, sin da piccolo. E’ il miglior modo per cantare il lento, per dirla nel gergo di balera. Parla della follia dell’amore e di un certo masochismo nella totale sottomissione dell’uomo. Della serie: fammi impazzire, ma dimmi sì. La massima espressione della devozione del maschio alla femmina. A livelli di animalità.

 

Valzer per un amore - Fabrizio De Andrè

De Andrè cantava da Dio e qui particolarmente. E’ stato un grande narratore, nel senso dell’oralità della poesia, quella tradizione che si tramanda senza scrivere ma dicendo. Il suo cantare è arcaico, rimanda a tempi antichissimi. E in questo pezzo c’è un passato evocato ma che non tornerà e soprattutto c’ è anche lui, autore, in prima persona, caso molto raro per uno che ha sempre costruito storie “di altri”, con il suo io che dice: ”fra i ricordi e le illusioni/del bel tempo che non tornerà/troverai le mie canzoni”. Io ho trovato questa.

 

La bella speranza - Ivano Fossati

Come sostiene Fossati, le canzoni sono come il buon vino, più invecchiano, più migliorano. Ecco: lui più invecchia, più migliora. Mi auguro che scriva ancora tante cose con la sua voce fuori dal coro e non si abbassi al degrado che lui stesso può vedere, che rimanga sempre fedele alla sua ricerca, sempre condivisibile. Io mi identifico in questa canzone. I fischi negli orecchi, la desolazione di un musicista…Come non condividerla!

 

Malafemmena - Totò

E’ come la pizza. Che è un concetto, non un piatto. C’è poco da dire, c’è da mangiare e basta. Ascoltarla, prenderne semplicemente atto. E’ sorprendente come chi fa un altro mestiere possa arrivare a un simile livello di cultura musicale. Ovunque ti trovi nel mondo, soprattutto se non ci sono italiani-e lo dico per esperienza-se vuoi un applauso la canti e hai enormi probabilità di strapparlo…

 

Parla più piano - Nino Rota

E’ un tema di musica classica più che una semplice canzone. Mi fa venire in mente i Lieder di Schubert. Un pezzo molto serio nella precarietà di un testo che non è esattamente la cosa più bella mai scritta. Si capisce che è stato fatto in un secondo tempo. Ma il tema è talmente fantastico che ci potresti cantare sopra anche l’elenco telefonico. Avete presente la versione strumentale di Santo e Johnny, con la steel guitar? In un ideale dj set è l’ultimo pezzo da mettere prima di andare via, a casa o in altri luoghi alle quattro di notte…

 

Fonte: La Repubblica sezione Musica del 28 Ottobre 2004 - speciale intitolato "Le 550 canzoni che dovete assolutamente avere"

Il siero della vanità è un film del 2004, diretto dal regista Alex Infascelli e ispirato all'omonimo giallo di Niccolò Ammaniti. Ambientato e realizzato nella Roma contemporanea, propone un’istantanea della televisione, insolitamente coinvolta in un’indagine poliziesca; è un film "nella televisione" più che sulla televisione, come lo ha definito lo stesso Infascelli.

TRAMA
: La progressiva, misteriosa scomparsa di alcuni personaggi noti nell’ambiente della televisione trash scuote l’opinione pubblica: è “un attacco senza precedenti al cuore della nazione”, ammonisce Sonia Norton (Francesca Neri), l’eccentrica conduttrice TV che periodicamente ospitava le “vittime” nel suo talk show. L’indagine della Polizia viene affidata a Lucia Allasco (Margherita Buy) e Franco Berardi (Valerio Mastandrea): una ex ispettore richiamata in servizio a due anni da un grave incidente e un collega di sua vecchia conoscenza. Districandosi in un ambiente malato di protagonismo e depressione, gli agenti scoprono un nesso tra le varie scomparse e lo stesso “Sonia Norton Show” intuendo i potenziali bersagli, pur non riuscendo a proteggerli. La pista si rivela giusta, e il legame tra le vittime sta nell’aver partecipato a una stessa puntata del programma qualche anno prima: gli ospiti finiscono uno ad uno nel nulla; tutti, tranne uno. Nel finale viene individuato il surreale covo dove i sequestrati erano rinchiusi, obbligati a mettere in scena la stessa puntata del talk show a cui avevano partecipato anni addietro.

La colonna sonora è stata scritta, curata e suonata da Marco Morgan Castoldi, e successivamente è uscita nei negozi di dischi col titolo Il suono della vanità, un album strumentale eccetto che per l'ultima track, il brano Una storia d'amore e di vanità, interpretato da Morgan e reinserito nel 2007 nel suo terzo album Da A ad A.
Inolte Morgan, travestito dal gatto con gli stivali, interpreta la scena del Toro Scoreggione contenuta nel film "Il Siero della Vanità" di Alex Infascelli:

Guarda il video della scena con Morgan: www.inartemorgan.it/index.php?option=com_content&view=article&id=190:comparsa-di-morgan-in-qil-siero-della-vanitaq&catid=147:partecipazioni-tv-cinema-2004&Itemid=311




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