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Di Roberta Fabbrini

 

E Morgan fu.

Ed è stato un Morgan sorprendente quello che ieri sera ha preso il palco di Piazza Landino, sorprendente e, se vogliamo, a tratti inaspettato. Che con Preludio e fuga di Bach ha introdotto immediatamente un’atmosfera di grande respiro.

Classico Morgan. Classico, impostato e attento al dettaglio come soltanto un grande conoscitore della musica sa essere, il polistrumentista milanese ha rivisitato alcuni brani della storia della Musica classica.

Eclettico Morgan. Un eclettismo dell’animo diremmo, una formidabile capacità di uscire dai dogmi e dagli stereotipi. “Ho un piccolo libro nero con le mie poesie, ho una sacca con uno spazzolino e il pettine quando faccio il bravo cane…” e poi Nobody home (The Wall Pink Floyd), Altrove.

Tollerante (stranamente) Morgan. Quando “ma qualcosa di classico no?- urla una voce dal pubblico” e l’artista spiega garbatamente che i Pink Floyd sono roba classica. Roba che sta nell’olimpo della musica, al pari dei grandi compositori.

(Sorprendentemente) Umile Morgan. “Volete musica classica… credo che qui ci sia gente più titolata di me, lo faccio lo stesso, ma siate clementi…” e le note di Franz Schubert  (Impromptu in G flat major D.899, Op. 90 ) invadono una piazza silenziosa e attenta.

Appassionato Morgan. “Ci ho preso gusto adesso… conoscete le variazioni Goldberg? L’unica cosa di Bach che non si suona in Chiesa” e le dita dell’artista iniziano un percorso delicatissimo che coinvolge la platea in un momento di grande atmosfera. E l’architettura modulare delle trenta variazioni prende corpo, in una sorta di “religioso” silenzio.

E divertente Morgan. “Ho scritto un pezzo insieme ad un giovane di talento… gli ho detto… è un po’ difficilotto, vediamo se lo miglioriamo con il testo va… un pezzo molto bello. Ripeto un giovane di talento. Credo di chiamasse Beethoven…” E una storia d’amore e di vanità.

E poi di nuovo Bach, le suite inglesi. Le spiegazioni, gli aneddoti, i dettagli tecnici. E poi il theremin di Megahertz, il suono lirico, la sintonia dei due artisti.

E la chiusura con i Queen (Bohemian Rhapsody), i virtuosismi della tastiera, la passione che prende il sopravvento e conclude una performance quasi inarrestabile. Un artista che, davvero, se ce ne fosse ancora bisogno, ha regalato al pubblico di Naturalmente Pianoforte  un’ulteriore prova di una cultura e di una sensibilità musicale davvero soprendenti.

Sorprendente Morgan. Naturalmente Morgan.

 

Fonte: casentinopiu.it/naturalmente-morgan

In merito all'articolo uscito su Il Fatto Quotidiano e i relativi commenti dei partecipanti alla discussione del blog: Se il giornalista avesse riportato correttamente la mia frase forse avrei evitato questa caterva di insulti: "ma io alla storia ci sono già passato, più per le stronzate che ho detto che per quello che ho fatto".

Aggiungo che la lista delle 9 canzoni in chiusura dell'articolo mi è totalmente estranea è completamente inventata dal giornalista dato che io non gliel'ho comunicata.

 

Morgan

 

 

di Marco Pipitone

 

In questo blog è capitato di incontrare anche Morgan. Sentite che cosa ha detto.

 

Caro Marco, sbaglio oppure sei tornato a “musicare”?

Porto in giro il mio miglior repertorio e in alcune occasioni ho la fortuna di avvalermi di un apparato musicale di grande impatto. Come ad esempio a Parma (mercoledì 20 luglio 2016); insieme al Maestro Beppe Donghia e l’Orchestra Toscanini, stiamo preparando un concerto di valore assoluto.

 

In effetti, avere a disposizione un’orchestra di cinquanta elementi può voler dire fare la differenza…

Scherzi? La prassi della musica leggera generalmente non si avvale di un apparato orchestrale di tale portata. Abbiamo arrangiato nuovamente il mio repertorio; pensare a ciò, mi regala un entusiasmo difficilmente descrivibile.

 

Il tuo repertorio che cosa prevede?

Oltre alle canzoni dei miei album, ripercorrerò le strade battute da altri grandi musicisti, attraversando gli ultimi trent’anni della musica anglofona. A cominciare da Scott Walker.

 

Certo è che se pensi di arrivare alla gente con Scott Walker… Non è un artista esattamente alla portata di tutti…

Sapere che le persone non conoscano un genio della musica di tale importanza mi lascia perplesso, allo stesso tempo mi rassicura, perché vuol dire che ho la possibilità di far scoprire al pubblico una figura estremamente importante.

 

Gente come David Bowie e Brian Eno lo ritenevano un faro…

Stiamo parlando di un artista tra i più importanti degli ultimi trent’anni. Musicalmente è andato nell’iper-spazio, la sua musica è completamente sganciata dai riferimenti a noi cari. Come ad esempio il supporto radiofonico oppure la categorizzazione della musica. Non assomiglia a nulla di quanto noi conosciamo.

 

Possiedi un’attitudine divulgativa che non passa inosservata, nemmeno in tv.

La cosiddetta televisione nazional-popolare dovrebbe essere uno strumento connesso al servizio pubblico, a prescindere che sia Rai oppure privata: tutti, devono avere accesso al sapere. Partendo da questo presupposto, ritengo la mia proposta televisiva figlia di un bel compromesso; passare artisti di nicchia, sdoganandoli, di fatto, al grande pubblico, non è per niente scontato.

 

La tv dovrebbe essere comprensibile ai più. Sei d’accordo?

Pier Paolo Pasolini in merito ha dato un grande insegnamento. Con la sua opera è stato capace di mettere in contatto il mondo degli accademici con quello degli analfabeti. A tutti aveva qualcosa da dire e soprattutto lo diceva in maniera comprensibile. È importante che il messaggio scaturito dalla televisione sia comprensibile, siamo stufi di vedere e ascoltare persone che dicono cose che non capiamo.

 

Non prendiamoci in giro, la televisione italiana – e mi riferisco a quella non a pagamento – offre un prodotto mediamente deprimente.

È un dovere di chi sta in televisione cercare di elevare la proposta, mantenendo il proprio pensiero integro, cercando di renderlo fruibile, e, come dicevo, comprensibile ai più, non eliminandolo oppure modificandolo soltanto perché difficile. Altrimenti, come dici tu, si volge lo sguardo verso il basso.

 

Tu pensi di riuscirci?

Ci provo! Questa è la chiave! (si infervora) ed è ciò che in realtà mi contraddistingue da molti miei colleghi. Oltre a essere un musicista sono uno speaking subject, piaccia oppure no, ho la consapevolezza di rivolgermi a persone che mi ascoltano e che sono sul mio stesso piano.

 

Marco, spiegati meglio.

Quelli come me devono andare in tv a parlare per alzare il livello, rivolgendosi a persone in grado di seguirti. Tanto l’ascoltatore distratto c’è sempre, che tu gli dica cazzate, oppure cose interessanti, non cambia, non ti ascolterà comunque. Tanto vale rivolgersi a chi invece ha voglia di ascoltare. Soltanto in questo modo si potrà forse un giorno alzare il livello della nostra televisione.

 

Visto che parliamo di televisione, quali sono i tuoi progetti futuri?

Io non ho progetti televisivi, è la tv ad averli con me. I miei programmi a lungo e medio raggio guardano all’interno di ambiti filosofici e letterari e ovviamente musicali. Poi, possono esserci declinazioni che mi portano alla tv, questo sì ma nulla è programmato dalla mia persona.

 

Cosa pensi dei talent show?

Mi spiace doverlo ammettere ma devo proprio farlo: in tv c’è più musica proprio grazie ai talent.

 

Oddio Marco… mi devo sedere.

La domanda però è un’altra: “Che tipo di musica è presente in tv?” Ecco, Il mio compito, all’interno di questi spazi, è quello di inserire qualità. Spero di poterlo fare.

 

Vabbeh, nei talent non si ascolta certo musica di qualità…

Non sono d’accordo, non in tutti o quantomeno non dove ci sono io. Attraverso la passione che nutro per la musica in questi anni ho lavorato seriamente – se vogliamo anche per mio piacere – portando qualità, ottenendo peraltro ottimi risultati.

 

Manuel Agnelli ad XFactor ha fatto sobbalzare dalla sedia più di una persona. Che ne pensi?

Che cosa vuoi che pensi? Lui era uno di quelli che diceva male dei talent. Vederlo ora lì, lo rende poco coerente. Nonostante ciò gli voglio bene, gli faccio tanti auguri, consigliandogli di rimanere fedele al suo modo di essere. E in questo nutro pochi dubbi perché è un puro.

 

Nick Cave afferma che durante i concerti riesce a rapportarsi soltanto con quelli della prima fila. Tu invece che approccio hai con il pubblico?

Meno male che riesce a comunicare almeno con quelli della prima fila. Personalmente a livello di empatia cerco di comunicare anche con quelli che non vedo. Lui, in ogni caso, non è certo un simpaticone. Intendiamoci, è un bravissimo musicista ma appartiene a quella cerchia di artisti poco comunicativi. E’ già tanto che riesca a esprimersi con quelli della prima fila, normalmente quelli come lui in concerto “si cagano addosso…” (risata generale)

 

Marco, viriamo! Che rapporto hai con la popolarità?

Complesso e contraddittorio. Generalmente è connesso con ciò che una persona ha fatto per diventare popolare. Nel mio caso la popolarità ha un grado piuttosto ampio, c’è gente che mi conosce e non sa nemmeno quel che ho fatto in vita mia. Ecco, a questi, gli farei pagare anche la foto che mi chiedono.

 

Sei spietato!

Non è così, ho invece un rapporto sereno con chi, invece, dimostra di conoscere la mia storia e quindi approcciarmi per quella; in quel caso sarei capace anche di dare il mio numero di telefono oppure invitare a casa mia.

 

Immagina se un giorno dovessi finire nel dimenticatoio, come ti ricicleresti?

Ma è impossibile una cosa del genere! Io sono già nella storia. Questo genere di cose – a gente come me – non possono succedere! (si agita) Senti, Pipitone, io però devo andare. Alle persone come me, capita invece che siano piene di impegni, lo sai vero?

 

Beh, qualcosa sulla New wave e sul Post-punk, dovrai pur dirmela! Come te, anch’io sono un appassionato del periodo…

Quel periodo l’ho vissuto completamente. È molto ricco ed è possibile vederlo da un punto di vista negativo oppure dal suo contrario. Io preferisco ovviamente concentrarmi sul lato positivo di quel tempo, il quale, non dimentichiamolo, resterà per sempre l’ultima epoca pre-internet, una sorta di ultimo baluardo della purezza, intesa come assenza d’incursione del cosiddetto “grande fratello”.

 

Marco? Siamo alla fine e in questo blog ci si saluta lasciando un testamento di nove canzoni…

Scordatele! Devi pagare per avere le mie nove canzoni! Quando lascio le mie compilation fornisco delle idee assolutamente nuove. Mi spiace, gratis non lo faccio!

 

Mah! Andiamo su Il Fatto Quotidiano e tutti gli artisti passati di qui si sono prestati…

Non m’importa se andiamo su Il Fatto Quotidiano anzi colgo l’occasione per fargli tante condoglianze (risata). E in ogni caso, non voglio dargliele le mie nove canzoni!

Ciao, buon lavoro, grazie di tutto.

 

9 canzoni 9 … Pre – internet

 

Lato A

Lady Shave • Fad Gadget

Leave in Silence • Depeche Mode

Love Song • Simple Minds

Seconds • The Human League

 

Lato B

Someone’s Calling • Modern English

You • Boytronic

Talk Talk • Talk Talk

Sleepwalk • Ultravox

Europe After Rain • John Foxx

 

Aggiornato da redazioneweb il 21 luglio alle 10,30

 

Nota del blogger:

In merito alle dichiarazioni rilasciate da Morgan secondo cui la sua risposta alla domanda – “Se un giorno finissi nel dimenticatoio, come ti ricicleresti?” – sarebbe stata non correttamente riportata, ebbene sono andato a verificare il registrato. In effetti, riascoltandolo, lui ha ragione. Purtroppo si sentiva male e in assoluta buona fede ho trascritto quello che ho compreso. Chiedo dunque scusa a Marco per l’errore e per avergli arrecato disagio per gli insulti ricevuti.

Per quanto riguarda le nove canzoni a margine dello scritto, è consuetudine del mio blog chiudere sempre con una playlist; così è stato fatto anche per questa intervista, non attribuendo la lista al cantante ma ad un tema derivato dal contenuto del pezzo (9 canzoni 9… pre – internet). Se Morgan, infatti, mi avesse dato il consenso (e relativi pezzi), avrei ovviamente fatto presente che le canzoni erano state scelte da lui, come peraltro succede con gli artisti che in questi anni mi è capitato di intervistare.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it/2016/07/20/morgan-sono-gia-nella-storia-presente-passato-e-futuro-di-unicona/2917761/

 


 

Leggi anche: Chiarimento di Morgan in merito a questo articolo

Avendo letto tanti commenti in cui mi chiedete dell'album di inediti con i Bluvertigo, vi rispondo.

Il disco dei Bluvertigo non è altro che il disco di Morgan con qualche piccola aggiunta di arrangiamento. Era una scelta di 11 tra le 47 canzoni scritte e realizzate da Morgan. Il progetto di far confluire parte del disco in un altro disco ha fatto così interrompere la pubblicazione del doppio album di inediti di Morgan (M.S. - Musica Sociale/Musica Sentimentale) da cui sono state estrapolate anche Semplicemente, Andiamo a Londra e A favore del cuore. Il tutto tornerà ricomposto nella sua forma originaria visto che non uscirà come Bluvertigo ma come Morgan. Pura formalità perché il contenuto è pressoché identico.

Ecco la lista dei brani dei due comparti:

 

LA MUSICA SOCIALE

- L'anarchico corrotto
- Maitre a pensair
- Motivazione/the speaking subjekt
- Il denaro di Ciampi
- Il mondo delle idee
- The creative - Speaking subjekt
- Andiamo a Londra
- Il tarlo
- Sonno-Sonno
- Che lavoro fai (di Bugo)
- Chi
- Il tipo ideale
- Can-tau-tore
- Ribo Ribo
- Violini sociali
- La carta
- Quanto poco ci vuole
- I tempi di Keith Emerson
- Nella mia vita
- Che succederà/mdma

 

LA MUSICA SENTIMENTALE

- La passione secondo Marco
- La tua Milano
- Eufonia
- NFDP nuove forme di pazzia
- Il cuore libero
- A favore del cuore
- Spirito e Virtù
- Un atto d'amore
- Autostima di prima mattina
- When the old man smokes
- Il piacere
- Per persempre
- Illusione
- L'attimo
- Il destino cattivo
- Semplicemente
- Non è così
- Foto nella mailbox
- Il basso ven3

- In questo modo

Riguardo l'articolo apparso su LaStampa.it del 18 luglio 2016 dal titolo Morgan: “Addio alla canzone. Ora suono Bach, a modo mio”:

 

Non ho assolutamente detto a questo giornalista che io non scrivo più, anzi, tutto il contrario e cioè che ho pronto un disco doppio di inediti che uscirà in autunno.

Morgan

di Carlo Moretti

Il musicista e leader dei Bluvertigo commenta la scomparsa di uno dei suoi eroi musicali: "Il suo suono è inimitabile"

 

Morgan è in una pausa di lavoro ad Amici, il talent di Canale 5. Ha appena finito di rivedere la lezione che ha tenuto su Piero Ciampi e gli altri cantautori, montata per ildaytime del programma. I commenti su Facebook dei ragazzi sono tutti positivi: "Mancava uno come te nel talent, stai portando la poesia in un contesto in cui questi autori non sono poi così noti". Lui è soddisfatto del ruolo: "Qui sono il jolly, di volta in volta faccio ciò in cui mi sento di poter competere, non sono un coach, sono Morgan".

Da musicista e artista sensibile qual è, Morgan accetta di commentare la morte di Prince, uno dei suoi eroi musicali: "Stranamente avevo messo in programma una canzone di Prince per la prossima prova che avevo definito la "prova funky", che faremo però slittare di una settimana: i ragazzi dovevano competere sull'accompagnamento mio di grandi classici della musica soul e funky, una sorta di "vince chi ha più groove"".

Poi è arrivata la notizia della morte di Prince, cos'ha pensato?  
"Soprattutto trovo sia sbagliato che lo si definisca pop, come ho letto in tanti giornali: il grande artista che ha reinventato il pop. Non sono d'accordo: Prince è un artista funk, non pop, questo non vuol dire che non abbia saputo fare tutti gli altri generi. Pop è Madonna, Prince è un'altra cosa, è figlio di James Brown non dei Beatles, anche se ha saputo dimostrare che era molto eclettico. E dal punto di vista della black e della soul music, è stato l'unico che ha saputo sfondare tutti i confini".

Un artista che ha portato Sly Stone e George Clinton dentro il mondo del rock, insomma.
"Direi che ha portato se stesso nel mondo rock, perché se anche suonava la chitarra come un Jimi Hendrix era comunque il più grande chitarrista del mondo, dal punto di vista del frontman con la chitarra. Vorrei sapere chi pensa di poter competere con lui dal punto di vista strumentale. E di più: non era solo cantante e frontman, era il produttore dei suoi dischi. E la cosa fondamentale, quella che ha fatto successo dei suoi dischi negli anni Ottanta, era il modo in cui suonavano, tutti facevano riferimento al suono di Prince. Era considerato d'avanguardia ma come tutte le cose passate alla storia del rock e del pop, ciò che è d'avanguardia diventa punto di riferimento, significa riuscire ad accontentare il gusto del pubblico e allo stesso tempo quello delle menti più raffinate. Era pop nel senso di popolare, capace di essere largo, come si dice con linguaggio televisivo. Molti suoi successi sono stati successi commerciali, da juke box. Nonostante questo era sperimentale, d'avanguardia, un innovatore, un futurista, il suo suono era sempre avanti: si ascoltava il rullante di Prince, famoso per essere il più strano, tutti volevano imitarlo ma era irriproducibile, si facevano dei giri di effettistica pazzeschi senza mai riuscire ad imitarlo bene".

Quanto era avanti rispetto agli altri? Forse quasi venti anni come suggerì il titolo dell'album 1999 dell'82?
"Prince ha lasciato qualcosa profondo come un buco nero. Il suo periodo post-successo, quello che viene definito del declino, non era vero declino ma pazzia inventiva. Quando un genio come lui si mette in testa delle idee sono uniche, innovative e poco condivise. Impiegheremo anni per capire quel suo periodo buio. Il suo disco più bello per me non è il più famoso ma proprio quello che segna la porta verso il declino,Diamonds and pearls, l'ultimo della grandeur. Come i grandi della musica e del romanzo, come il Principe che si era immaginato di essere, Prince si è disegnato la parabola ascendente e discendente. Proprio come fece Bowie, the rise and fall, si merita di aver fatto Prince. E in quell'album della caduta c'è una delle sue più belle canzoni, Come".

E poi c'erano i suoi mitici live.
"Non aveva paragoni. Senza esagerazioni credo che Prince sia stato il più grande performer live di tutta la musica. Io non ho mai visto un musicista suonare la chitarra elettrica così bene dal vivo, da vero guitar hero, rendendo nulla gente come Slash, suonando come un Jimi Hendrix, o il pianoforte come un Jerry Lee Lewis e un Keith Jarrett messi assieme. Mi sembra che sia qualcosa di magico che ha a che fare con l'essere una star. Poi un giorno l'ho visto al basso, il mio strumento, e allora ho detto addio, suonava come Stanley Clark".

Era anche un grande selezionatore di nuovi talenti
"Come tutti i grandi leader, come Elvis, sono grandi personalità non solo per il pubblico ma anche per i musicisti. A Elvis bastavano i suoi gesti, il movimento delle sue braccia, per dirigere il suo batterista e gli altri musicisti. I musicisti che suonavano per Prince suonavano in modo diverso, suonavano per lui".

Il palco sembrava quasi chiamarlo, i 21 concerti di fila a Londra e nell'ultimo periodo i concerti annunciati a sorpresa, il giorno prima.
"Dal vivo non cercava il rapporto con il pubblico ma con la propria musica, perché era la sua quotidianità. Tenere un concerto come qualcosa che si mette all'ordine del giorno, non una cosa strana da fare o da imparare, da fare con prove, impegno, difficoltà. Per Prince la quotidianità della musica è suonarla, non andarla ad ascoltare perché la fanno altri, la musica viene fuori come acqua da un rubinetto, basta decidere di aprire il rubinetto. Una necessità quotidiana come un bisogno fisiologico".

C'era questa facilità ma anche una sofferenza profonda, la sua morte appare in queste ultime ore simile a quella di Michael Jackson.
"Ce l'abbiamo tutti questa sofferenza profonda, la capisco molto bene. E' abbastanza inspiegabile, però la comprendo. E' il risultato della sensibilità estrema, di chi si rende conto delle cose. Le persone particolarmente sensibili sono creativamente molto generose ma trasmettono su loro stessi tutto il negativo che colgono dell'esistenza. La sensibilità per loro diventa un'arma a doppio taglio, può produrre autolesionismo e spesso anche autodistruzione. E' qualcosa di commovente. Ma voglio sperare nel grande sogno che Prince sia talmente geniale che si sia finto morto. E che il mistero si concluda con un punto di domanda".  

 

Fonte: repubblica.it/spettacoli/musica/2016/04/22/news/morgan_ricorda_prince-138221576/

 




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