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Live report

di Giusi Lerro, 22/04/2002


morgan teatro caivano 2004Terza data del tour solista del leader dei Bluvertigo. Singolare che Morgan abbia scelto questo piccolo teatro e questi, prevedibilmente, pochi spettatori, per aprire quella che si prospetta come una nuova fase della sua carriera artistica, momentaneamente lontano dai suoi fidi compagni.

 

E' visibilmente emozionato quando (dopo la classica ora di attesa) si presenta sul palco e intona al piano le note di "Povera patria" di Franco Battiato: un omaggio al Maestro, tanto per cominciare, ma anche, presumibilmente, un atto di umiltà.

Preannuncia così il leit-motiv del concerto, che vuole essere un alternarsi delle canzoni che hanno segnato la vita dell'artista monzese. Si respira aria di rinnovamento nei due brani inediti, tra cui un blues, "I am a baby", dedicato alla figlia Annalou. Spazio poi ai pezzi dei Bluvertigo, tutti originalmente riadattati in versione 'piano&voce', solo a tratti ricorrendo alla base ritmica del computer, da "L'assenzio" a "Altre forme di vita", passando per "La comprensione" e l'affascinante versione solo hammond di "Cieli neri". Certo la voce di Morgan non è impeccabile, a tratti roca - anche perché non ne vuole sapere di smettere di fumare!

Quando poi tutto sembra finito, eccolo ricomparire sul palco, per un bis (pensiamo noi). Non posso fare a meno di chiedergli "Prospettiva Nevski", sapendo che non avrebbe rifiutato. Non se lo fa ripetere due volte, ma intanto il ghiaccio è rotto, le due ore di concerto sono superate e Morgan è entusiasta e inarrestabile. Così c'è tempo per "Something" (Gorge Harrison), "Spazi illimiti" (affascinante brano dei Bluvertigo quasi introvabile), "Bohemian rapsody" (Queen) dove Morgan osa decisamente troppo, "Love me tender" e addirittura "Volare".

Un bel tentativo di rimettersi in discussione, insomma, accantonando (per ora?) i suoni analogici e gli abiti glam. A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: e i Bluvertigo? Morgan sembra avere tutta l'intenzione di volersi prendere una luuuunga pausa! Per il futuro, chi vivrà vedrà...

 

Fonte: www.rockit.it/articolo/16437/marco-castoldi-morgan-teatro-caivano-arte-caivano-na

 

01-04-1998 . ? - Milano
Live report di Davide Baroncelli, 01/04/1998

Fonte: www.rockit.it/articolo/16184/bluvertigo-milano

 

 

Mi ero ripromesso di non andare più ad un loro concerto, dopo il pacco del Binariozero, ma sapevo che alle Scimmie non c'è la consumazione obbligatoria, quindi... Comunque, le Scimmie sono di certo l'ultimo posto, dove mi aspettavo di vedere i Bluvertigo. Morgan si rende conto di essere in uno dei templi del jazz milanese e, con il suo solito stile, decide di non farsi intimorire e di prenderla sul ridere dicendo che sarà una serata "jazz". Non si capisce bene se prenda per il culo il mondo del jazz o se stesso (giudicate voi qual'è l'ipotesi più probabile...); ad ogni modo è chiaro fin dall'inizio che non sarà così.

Il concerto comincia con solo mezz'ora di ritardo, ma è Mauro Pagani con il suo gruppo a suonare. Tutti pensano che sia un pesce d'Aprile, ma la presenza dei quattro bei tenebrosi in sala lascia pensare che presto metteranno fine all'esibizione del glorioso polistrumentista il quale propone per una mezz'oretta una sfilza di banalità rock senza infamia e senza lode (soprattutto senza lode), e si riscatta sul finale suonando "Creuza de ma". Morgan, a richiesta, mi dice che suoneranno qualcosa di "diverso" dal solito: in particolare, dice, faranno "improvvisazione psichedelica".

Infine salgono sul palco e si capisce che ilconcerto sarà all'insegna del disimpegno. Morgan e Livio suonano da seduti, ed i suoni sono un po' dimessi (il tutto sa un po' di "unplugged"), ma tutto sommato è un bene, perché almeno si distingue ciò che suonano e non saltano i timpani come al binariozero. Solo le tastiere sparano un po', ma nel complesso va tutto benissimo (considerato che alle scimmie NON c'è posto per il mixerista). Comincia il concerto, i BV suonano "vertigoblu", poi "le arti dei miscugli", seguita da "Cieli neri" e da un pezzo in inglese che, ahimé, non conosco (forse è qualcosa di Bowie).

Io, nel frattempo, mi domando dove sia l'improvvisazione psichedelica, mentre parte "l'odio". A metà canzone comincia il colloquio con il pubblico: "quali sono i generi che detestate di più"? Un po' di casino e poi Morgan sintetizza "noi odiamo il walzer ed il liscio in generale", ed attaccano con un esilarante walzer (con andy al sax) in stile "sagra dello gnocco". Il gioco piace, ed allora lasciano andare un po' le briglie: si arriva ad uno sfottò dell'hip-hop ("vi faccio un testo hip-hop, ora... bella lì... ci sto dentro... ce n'è... ah sì, poi si autocitano... Bluvertigo nella casa...") il tutto è un po' pecoreccio ma molto divertente, si susseguono vari accenni di pezzi famosi incastrati al volo (un famoso hit disco anni 70 di cui ora come ora non ricordo il nome, poi Notorius dei Duran Duran), per poi ritornare all'odio. Segue un altro pezzo che non conosco (la butto lì, saraà stato "god's monkey" di Silvian/Fripp?), poi Complicità, Girls & boys dei Blur. Fin qui improvvisazione poca, psichedelia niente. Ma comincia "altre f.d.v", che per quanto sia meno carica di elettronica del solito, è abbastanza coinvolgente (il pubblico è abbastanza caldo, la temperatura delle scimmie molto di più, a causa dell'assenza di sistemi di ventilazione...). Dopo un andamento prevedibile... finalmente la psichedelia, che ovviamente suona un po' come gli esperimenti dei pink floyd dei primi anni '70. Non male, per un patito come me, tutto già sentito, ma il bello dei bluvertigo è il gusto del ripescaggio, chissà se un giorno su un tessuto simile avranno il coraggio di farci una canzone. Il concerto continua, suonano "heroes" di Bowie, poi rimangono sul palco solo Andy e Morgan e si uniscono a loro gli elementi del gruppo di Mauro Pagani (il quale, a proposito, ha lavorato da guastatore fino a questo punto, come al solito facendo finta avanguardia suonando a caso sui pezzi). Suonano un pezzo prog che non conosco, forse di Pagani, ma lo tirano MOLTO in lungo (considerato che son due accordi) e comincia a farsi tardi. L'atmosfera si fa un po' scazzata, molto distesa, ma io non reggo più, sono le due... Resisto fino a sentire "the long and winding road" (in cui, mi dicono, Morgan canta le strofe in un ordine qualunque e sbagliucchiando il testo...) poi me ne vado. Sono graditi contributi per la fine del concerto! Nel complesso il tutto è stato "carino", direi: un concerto simpatico, abbastanza energico, un po' inadatto al luogo (soprattutto quando con Pagani si mettono a suonare "take five" di Brubeck per "fare jazz", veramente pietoso per un amante del genere, soprattutto Andy che si incarta su uno pseudo assolo elettronico al cui confronto i riff di tastiera dei depeche mode erano Rachmaninov...) ma molto efficace, e piacevole. Sette più!




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