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Afterhours, Bluvertigo e altri 2 gruppi.
01-07-1998 . Bagnoli Rock 98 - Napoli
Live report di Roberto Blind Benevento, 01/07/1998

Fonte: www.rockit.it/articolo/16291/bagnoli-rock-98-napoli

(Afterhours, Bluvertigo, Estra, Neuralia)

Nella stessa zona in cui si è svolto il Neapolis rock festival ma spostato di qualche centiniaia di metri, ha luogo uno degli ultimi eventi della stagione all'aperto. La temperatura è ancora accettabile e non abbiamo dubbi che il concerto di stasera contribuira' a scaldare i tanti spettatori accorsi all'arenile di Bagnoli anche da fuori Napoli.

I protagonisti della serata sono 3 fra le piu' interessanti, per ragioni diverse, rock band italiane e un gruppo emergente della zona. Prezzo decente, pubblico eterogeneo, spettacolo e musica per tutti i gusti, anche se i fan di uno o l'altro gruppo dovrebbero imparare ad avere piu' rispetto per le altre band presenti alla serata e per il loro lavoro.

Durante i vari concerti c'era sempre la fetta di pubblico che, tra insulti e imprecazioni, implorava l'arrivo del proprio beniamino a discapito di chi suonava in quel momento... e questo non vale solo per le odiose ragazzine che sbavano dietro Morgan.

Si parte con i Neuralia che si presentano con un pezzo duro e senza troppa melodia che ricorda da vicino i Rage Against The Machine, ma che poi lungo la piccola esibizione troveranno anche melodie e ritmi lenti sempre accompagnati da una buona e pesante chitarra elettrica.

Poco tempo e l'evento comincia davvero. Salgono sul palco gli Estra per chiudere il tour che ha seguito il loro secondo lavoro Alterazioni. La capacita' del gruppo di comunicare e di dare emozioni ha pochi eguali in italia, Estremo alla voce è sempre pronto a liberare se stesso e le proprie ossessioni, forse per esorcizzarle, forse per catalizzarle in energia, fatto sta che la band puo' vantare una profondita' e uno spessore come pochi. Scorrono Meta' di me, Preghiera, Miele con una introduzione acustica, Aria minacciosa, una fantastica Risveglio con citazione alla troppo poco spesso proposta dal vivo Non canto, Passami da dentro con coro del pubblico che conferma il seguito della band anche fuori dai confini veneti, e chiusura di una stagione e di un tour con Puoi distruggere. Giulio e gli altri, sempre disponibilissimi, ci dicono che l'appuntamento è in primavera con il nuovo album.

Seguono i Bluvertigo del controverso personaggio Morgan. Per alcuni è un pallone gonfiato per altri è un genio o un dio sceso in terra. Forse entrambe le definizioni sono esatte, forse nessuna delle due, ma il ragazzo ci sa fare. Sia per il suo egocentrismo accentuato come da copione (ed il fatto che sia cosi' poco velato ce lo fa stare simpatico un po' di piu'), sia per la sua capacita' indiscussa di suonare qualsiasi cosa emetta un suono od un rumore. E' un gioco di citazioni e prese in giro quello dei Bluvertigo: omaggiano il Bowie di DJ, accennano Sweet dreams degli Eurithmics e Girls and boys dei Blur sul giro di Altre forme di vita, Morgan improvvisa una Male di miele al basso richiamando gli Afterhours che verranno in seguito (dava una idea di presa in giro, ma non conosciamo i rapporti tra i due gruppi). Alle canzoni pubblicate come singoli preferiamo quelle nascoste all'interno Metallo non Metallo, come So Low, Vertigo Blu, ideaplatonica e il bis Troppe emozioni, o le canzoni del primo album Lsd e Storiamedievale. In caso Morgan fosse risultato troppo simpatico durante il concerto, il finale prevede un attacco di egocentrismo che conferma il personaggio, con il "genio" ad accennare qualsiasi cosa gli venga in mente alla tastiera mentre il resto del gruppo (formato da Livio, un chitarrista ordinario, Andy ai campionatori che passa sul palco il sessanta percento del suo tempo libero, e Sergio il batterista) è gia' sceso da tempo. Il concerto piu' lungo è concesso agli Afterhours, che accorciano di poco il loro repertorio e che portano la serata a termine alle 2 passate. Inizio calmo, con Agnelli alla chitarra acustica che propone una versione dilatata di Strategie; pezzo che serve solo come introduzione alla prima parte del concerto tiratissima, rumorosa e devastante con Dea, Male di miele, Germi. Il gruppo concede una pausa al pubblico che salta sotto il palco proponendo alcune ballate bellissime tratte dai loro due album come Pelle, Rapace, dentro marylin, voglio una pelle splendida. Il concerto prosegue alternando momenti duri a momenti riflessivi, c'è spazio per la versione originale di Strategie, 1996, Posso avere il tuo deserto con Agnelli a prendere a calci la sua stratocaster, e nel bis (come sempre vestiti tutti da donna), Ossigeno e Pop, che chiude il concerto, acustica, lentissima, cantata dal pubblico in coro.

Una grande serata che si chiude con i fan degli Estra soddisfatti come sempre, i fan degli Afterhours distrutti dal pogo, e le fan di Morgan vicino al furgone dei Bluvertigo in attesa di un saluto che le mandera' al settimo cielo.

Fonte: rockit.it

Live report

di Enrico Veronese, 17/04/2008

 

Bluvertigo - prove Storytellers (Milano) (2008)

 

 

I Bluvertigo dopo uno stop di 7 anni sono tornati dal vivo per il programma di Mtv Storytellers. La sala era piena, l'età media era piuttosto alta, a ribadire che Morgan e soci hanno avuto un loro ruolo importante negli anni novanta ma che il tempo passa per tutti. Singoli Killer, un po' di nostalgia e la speranza in un nuovo disco di inediti. Enrico Veronese racconta.

Potrei iniziare dall’orgoglio brizzolato della platea, generazione X ci chiamavano per taggare un flop di Ambra. Un consesso composto, privo dei risvolti glamour che solitamente si attribuiscono a casi come la reunion di una band Indipendente, no, Importante, no, Italiana. Sebbene clamorosamente assente delle avanguardie web 1.0 che spinsero i Bluvertigo, motivo intimo del mio essere là, allora, e qua, ora. Altresì torna poco utile slavare parole sul percorso incurante che dal ventre di Milano ci sputa all’overbooking di via Belli, sede dei sogni adolescenziali con la M maiuscola e fucina di Storytellers, il format che ha fatto il miracolo di riunire Sergio, Livio, Andy e Morgan dopo sette anni di ibernazione: guai a dire scioglimento, termine mai pronunciato. (E, io so, non si scioglieranno più). Ma il modo ideale per spiegare il big bang è la frenesia percepita dall’attimo esatto in cui si è appreso dell’evento alla materializzazione dei nullaosta, a quelli istantaneamente successivi, quando ci si è dovuti organizzare.

Valeva la pena? Certo che sì, e non solo per motivi prettamente legati alle madeleines che ognuno inconsciamente continua a coltivare di sé, pure quando hanno interferito pesantemente con la propria vita, che okay non va messa nelle mani di una rock’n’roll band che la getta via. E questo non ho mai fatto, o quasi. Esserci era fondamentale per capire se si era nel giusto quando si pensava che i quattro brianzoli fossero avanti di dieci anni e contemporaneamente indietro di altrettanti, tali da schivare le buone cose di dubbio gusto che dominavano i primi anni novanta: e la conferma giunge gradita, al cospetto di una band che anche oggi saprebbe –saprà- il fatto suo, nella scrittura e dal vivo, con una varietà di colpi in canna e una vis comunicativa dai rivali sempre più solubili. La formula prevede l’alternarsi di interazione e brani, al modo irriverente di Magazzeno Bis e degli showcase che conduco a Sherwood, ma Mr X-Factor è in botta paurosa e ha pienamente compreso i meccanismi del mezzo: ruba la scena all’incaricata Maugeri oscurandola di parlantina, orchestrando a piacimento i contributi dei compari attraverso aneddoti salaci, e facendo sfoggio di un’ironia e umanità che prima della corrente esperienza in tv mai gli venivano riconosciute dai non osservanti. Alle prime note di “Sono=Sono” mi sciolgo comequando i Belle And Sebastian iniziavano i concerti con “Le pastie de la bourgeoisie”: è impossibile alzarsi e saltare, purtroppo, ma giuro che lo spirito era perso da qualche parte nel tempo con la paura del millennium bug. “Sarei potuto diventare un dj”, ecco. La scaletta prende da “Zero” e da “Acidi e basi” in quantità, appena sorvolato il bestseller “Metallo non metallo” ma fa niente, di anthem ce ne sarebbero stati per altre due ore. Pure i tricks, le frasi d’accompagnamento, i thank you very much indeed erano gli stessi. Niente inedito, “La crisi” acustica viene rifatta tre volte con Castoldi che ironizza sugli idoli Duran Duran e obbliga i suoi a rieseguire le parti per l’euforia del pubblico.

Chiedi chi erano i Bluvertigo? Intanto un complesso che in estate sarà in tour per dieci, quindici sere, e forse inciderà un disco di inediti. E poi, ora si può confermarlo, gli artefici di una stagione in cui la ricerca del grande pezzo pop non andava a scapito dell’intelligenza nei testi, dell’originalità nei suoni e della freschezza dello spirito: principali esponenti, in questo, del nostro schieramento. In loro favore.

 

Fonte: rockit.it

 

 

Live report
di Eleonora Chiari, 20/12/2007

Morgan (2007)

 

 

Morgan al Live di Trezzo sull’Adda. Si alza il sipario e si scopre che a suonare sono lui e Megahertz. I due presentano molti pezzi pescati dal repertorio del cantante lombardo, alcuni "classici" dei Bluvertigo e qualche cover. Tutto è riproposto in chiave elettronica, l'effetto è straniante e affascinante insime. Eleonora Chiari racconta.

Davanti al sipario un paio di sinth. Si alza e quel che c’è dietro sono un paio di tastiere, nient’altro. La scenografia è essenziale, per non dire inesistente. Non c’è una batteria, non c’è una chitarra. Nulla. Morgan arriva sul palco accompagnato da Megahertz, “l’uomo dal cuore sintetico”, suo fedele compagno nella carriera da solista. E subito è applauso. Inizia una session strumentale psichedelica e piuttosto lunga, non tanto per accordare gli strumenti fantasma, quanto per regolarne volume e l’intensità. L’esordio non ha un’acustica tra le migliori, i bassi sono troppo potenti e coprono il resto dei suoni campionati e sintetizzati. Un macello musicale poco nitido. Ma finito il rodaggio, Morgan ingrana alla grande e apre con “La decadenza". Di seguito, senza interruzione, si riconoscono le note iniziali, saggiamente digitalizzate, di “Amore Assurdo”. Autobiografia allo stato puro. “Animali familiari” smorza la tensione dell’elettronica, il leone marino che fa strage di pinguini è talmente realistico e surreale che diverte. Accompagnato da un flauto anni ’30, Morgan inizia un piccolo siparietto: “l’impresario si lamenta…ma cos’è questa crisi?”. “La crisi”: altro salto al passato con uno dei pezzi più osannati dei Bluvertigo. Si susseguono chicche passate, “Heaven in my coktail”, e assaggi dall’ultimo album, “Tra cinque minuti”. Poco dopo “Me” e “Zero” portano tutti i presenti alla massima partecipazione, con le ragazze che vorrebbe tornare agli anni d’oro per la dignità delle groupie. Io capisco e condivido. L’atmosfera è ormai calda e i tabagisti iniziano a soffrire l’astinenza. Morgan è l’apri fila della trasgressione e, cosa non si fa per una sigaretta, sul palco, tra applausi di invidia, invita a salire un fan simbolico a cui è concesso per un attimo il vizio del fumo. Nella mia mente si delinea la sua figura come quella del genio ribelle, senza regole sue e non curante dei divieti. Ma è un pensiero effimero che rifugge lontano quando attacca con “Da A ad A” e l’unica cosa che rimane è la sua figura di dolce papà e uomo innamorato delle A della sua vita. Torna nel suo appartamento in cui ha vissuto da solo e che ora è “Altrove”. Salta, scalpita, sintetizza i suoni con veracità e passione. Chiude con “Contro me stesso” e dimostra che si può essere intimista ed elettronico. Lo ha fatto Brian Eno, lo può fare anche Marco Castoldi. Per il bis, rito d’obbligo, non ha lasciato i dettagli al caso. Rientra con “Fashion” di David Bowie. Con la stessa eccentricità: è lui il nostro Duca Bianco. Il gran finale è affidato a “La cosa” con i cori della ancora bowieana “Station to Station”. Conclusione dalle citazioni colte.

Non era quello che mi aspettavo. Non per questo è stata una delusione. Nel mio immaginario, dopo aver saputo che Morgan avrebbe tenuto una data al Live, aveva preso forma l’idea di lui e un pianoforte. Dimenticandomi completamente (…ma come ho potuto?) della sua capacità di stupire le aspettative, di essere tutto e il contrario di tutto. Di essere contro se stesso. E chi c’era sa bene cosa vuol dire: ballare e commuoversi a ritmo di elettronica, provare insieme sensazioni contraddittorie. Il segreto è non essere mai uguali a se stessi. Il trucco è non farci sentire mai uguali a noi stessi.

 

Fonte: rockit.it

 

Live report

di Pseudo, 29/06/2007

 

 

Oggi - 29 giugno - esce Da a ad A (Columbia/Sony BMG) il terzo disco solista di Marco Castoldi, in arte Morgan. L'artista ha tenuto un concerto presso la sede romana della Rai. Molti pezzi nuovi e qualche ripescaggio dai precedenti album. Tra i tanti, nel pubblico, c'era anche il nostro Simone Cosimi e ci racconta come è stato.

Istrionico. Logorroico. Irritante. Geniale. Come sempre, Morgan non delude.

Un’anteprima assoluta, quella registrata l’altra sera presso la mitica sala A della sede Rai di via Asiago, a Roma. “Una primizia”, come ripete più volte l’allampanato conduttore Gerardo Panno. Manco fossimo ai mercati generali a vendere ananassi.

In effetti, considerando che il tour vero e proprio partirà solo in settembre e che in estate Morgan suonerà da solo o al massimo in coppia col gigante Megahertz, è un’occasione abbastanza ghiotta per testare dal vivo uno dei personaggi più amati – e più detestati – della scena italiana. Uno che, come la si metta, ha fatto storia coi Bluvertigo. Uno che la sua, di storia, la sta costruendo pian piano, dalle parti del cantautorato pop raffinato e disincantato, barocco, stridente ma di grande personalità. Anni luce da scene romane et similia. Anni luce. Si, si.

C’è molto, dal nuovo disco “Da A ad A”. Morgan – accerchiato dai suoi cinque musicisti - attacca con la programmatica title-track, fra tinte noir e tautologie esistenziali. Poi avanti con la filastrocca bandistica “Animali Famigliari”. Il bel singolo – “che già ci siamo stancati di suonare”, dice il Castoldi – “Tra 5 min.”. Un recupero d’eccellenza come la magnifica “Aria”. E ancora “Demoni nella notte”, seguita dalla stuzzicante “The baby”, altro ripescaggio dall’esordio di quattro anni fa, “Canzoni dell’appartamento”.

Così come, sempre da quel disco, verrà pescata una lunghissima “Altrove”, nella seconda parte del radioshow, dopo qualche chiacchiera di Morgan. Che si assenta per fare pipì (è una registrazione) e rientra per spiegare al disperato conduttore che tenta di arginare la sua pomposa enfasi linguistica cosa diavolo intenda per “Da A ad A”. Salvo poi chiudere il concerto col suo eccellente e corposissimo riarrangiamento de “Un ottico” di De André, tratto dall’ormai arci-noto cover-album di due anni fa.

Il set, si sente, ha bisogno di qualche altra prova generale, di un rodaggio un po’ più lungo - false partenze, qualche parte sfilacciata. Ma è quasi ultimato e Castoldi, col suo funambolico ego circondato dai lunghissimi capelli, fa spettacolo dietro ai synth.

Il fatto è che Morgan ha un talento pazzesco. E’ bravo. “Cazzo se è bravo”, dice il mio amico dj in macchina, perso fra i cd di Felix Da Housecat e Apparat. Nell’approccio melodico – non ha timore di rischiare. Nell’uso versatile, orizzontale e teatrale della voce. Nell’identità stessa che dona ai suoi pezzi, come una personale proiezione antropomorfa. Nello stesso tempo, però, è vezzoso, furbo e superbo. Fa l’intellettuale – fa bene a farlo – per schivare il precotto, ma alla fine sembra essere il primo a non prendersi sul serio.

A volte, quindi, riesce ad incanalare il suo talento nel modo giusto, sfornando canzoni bellissime – sempre in bilico fra sarcasmo, melanconia e cinismo. Altre volte si perde nei suoi barocchismi pseudo-elettronici – cosa che ha fatto anche l’altra sera.

E’ innegabile, personaggi del genere servono: fanno da epicentro, da argomento, da stimolo ed anche, perché no, da bersaglio per gli altri. E li fanno muovere, nonostante tutte le chiacchiere.

 

Fonte: rockit.it

Morgan al piano, performance di gran talento a Gradisca

Morgan: un grande della canzone d’autore italiana con mai celate radici rock e un performer di raro talento, in crescendo di maturità artistica. L’altra sera il trentaquattrenne già leader dei Bluvertigo offre due ore piene per voce e pianoforte suonato alla grande nella sala Bergamas gremita: un altro appuntamento centrato della stagione di prosa e musica curata da Artisti Associati. Morgan, molto elegante, si fa perdonare un po’ di ritardo causato dal navigatore satellitare della sua auto (che lo conduce in un’altra Gradisca) con una performance intensa, senza alcun risparmio di voce e di energie, nella quale sa svariare con perizia fra ballads sue e del suo gruppo, hits anni 60 e 70, i pezzi di Non al denaro non all’amore nè al cielo di Fabrizio De André, e, per finire, alcune chicche di Sergio Endrigo, Umberto Bindi e Lou Reed. La voce risente del dichiarato amore artistico per David Bowie soprattutto quando s’inerpica verso l’alto: è corposa, ricca di ombre e luci, malleabile e molto potente. Può ricordare a tratti il miglior Ivan Cattaneo, anch’egli bowiano di ferro, soprattutto nei brani dei 70 pre-revival anni 60, e dell’album più recente del bergamasco. Al pianoforte a coda, Morgan dimostra di essere uno strumentista come pochi ne esistono fra i cantautori italiani.

Mr. Castoldi ha fantasia da vendere: rispetto al concerto con l’attuale gruppo (ascoltato nell’estate 2005 a Sesto al Reghena), appare più concentrato ed efficente nel canto, sempre ad altissimo livello e di energia apparentemente illimitata. Elegante, colto, Morgan sa di musica, ha il cuore per mescolare con sensibilità brani che fra loro non hanno apparenti attinenze. Nel bel mezzo del medley dei suoi pezzi, dopo la partenza con una stranita Bohemian Rapsody dei Queen, infila la bellissima Happy Together dei Turtles del ’67 (ora ripresa per uno spot di telefonia dai Leningrad Cowboys) e anche l’intensa Forbidden Colours di Sakamoto-David Sylvian e una sua traduzione di If dei Pink Floyd (firmata da Waters). Questi pezzi si amalgamano alla perfezione con originali come La comprensione, Aria, Lsd, e altri ancora,molto più validi in queste versioni intimiste e decadenti. Poi arriva Spoon River: i pezzi anche stavolta con il massimo rigore filologico, praticamente quasi uguali agli originali del disco del ’71: Morgan li interpreta bene, con cura e devozione, lasciando da parte Un chimico, troppo chitarristica per essere resa adeguatamente per solo piano, e trasformando un po’ Un ottico (senza le sovrapposizioni di voci dell’originale), a nostro avviso il pezzo più intenso della serata assieme a Morire per delle idee di De André-Brassens (quanto mai attuale), e Canzone per te di Endrigo (cantata alla grande). Ottimi i bis Tra un mese, fra un anno, facciata B semisconosciuta del primo Bindi, e un’ironica e divertente Goodnight Ladies di Lou Reed, dove Morgan gioca anche a fare il verso al grande rocker. Applausi a iosa: la conferma di un grande che può crescere ancora come autore ed essere ancor più melodico.

 

Giuliano Almerigogna

Live report

di Enrico Rigolin, 12/12/2003

Ed è ciò che ho avuto, scoprendolo splendido intrattenitore, bassista sopraffine e capace d’infondere quell’aria gustosamente leggera-glam-autoironica che gli permette di rileggere brani della tradizione italiana, vedasi ad esempio la splendida versione di Umberto Bindi offerta alla fine del primo bis.

Scarna ma ‘casalinga’ la scenografia, a riprendere i motivi delle stanze d’un appartamento, candelabri, viste su quartieri popolari da Italia-del-boom-economico, e fiori in quantità. Gruppo affiatato, ma Morgan soffre un po’ l’avvio di concerto, tanto che all’inizio del secondo pezzo temo fortemente per la riuscita della serata, e mi preparo ad una cocentissima delusione. Errore: la musica sa riservare sempre ottime sorprese, vuoi per la birra prontamente offertami dagli amici, vuoi –soprattutto - per la sistemazione dei suoni ad opera di Marco LaNonna Posocco (assolutamente da non sottovalutare il suo apporto!) che andranno via via sistemandosi già dopo i primi tre pezzi.

Suona quasi sempre pianoforte, fender rhodes e tastiere, Morgan, per spostarsi a centro palco solo in qualche brano: dietro di lui, l’unico superstite della band ‘madre’ siede dietro ad una batteria con una grancassa dal diametro spaventoso e senza tom, un percussionista con baffetti ed un pellicciotto da far invidia a Fred dei Flinstones, e gli altri a scambiarsi basso e chitarra, a curare cori. E - ci mancherebbe! - moog, theremin e tastierine varie affidate alle dita di quel Daniele Dupuis, sorta di alter-ego dello stesso Morgan solo più alto di un buon venti centimetri, che già avevamo visto all’opera nei Versus e coi suoi Farina Tipo 00.

Sono le atmosfere, ad averci colpito: come in quegli spettacoli di varietà in bianco e nero che a volte si riesce a rivedere su RaiSat, come se il Nostro giocasse a fare il Duca de noantri alle prese con la tradizione melodica italiana e, spiritosamente teatrale, sapesse anche donarci una strepitosa, chilometrica versione di “Sunday morning”, a suggello di quasi due ore di concerto.

Divertente e divertito, ben lungi dal musolungo dei tempi dei Bluvertigo, Marco Castoldi pare davvero aver trovato una strada propria che parte dalla riscoperta del patrimonio musicale del passato; ma se prima era la wave e gli anni ’80 ad essere amorevolmente saccheggiati, ora lo sguardo del nostro volge ancora più indietro, alla musica italiana degli anni ’50 e ’60. Riproponendone così gusto melodico e calore, donandoceli con un afflato poetico ed una simpatia insperata, e, soprattutto, rileggendone comunque gli stilemi in chiave moderna - chè non di mero recupero pare trattarsi.

Una conferma, quindi, per chi l’aveva già veduto in questa veste (penso alle date del ‘Tora! Tora!’, ad esempio), una sorpresa per chi - come il sottoscritto - vi si è accostato di recente, ma anche un ‘addio’ da parte di chi - rimasto al solito pub ed incontrato sulla via del ritorno - si è candidamente proclamato incapace di seguire l’artista monzese in questa sua avventura. In questa sua nuova, splendida avventura.

Gran bel concerto.

E’ uno ‘Zoo Animal Sound’ certo non gremito come nelle aspettative di chi vi scrive, quello che accoglie la data ferrarese del tpur “Alive & detuned” di Morgan.

Entro nel locale - ottima struttura che sta portando una ventata di buona musica live in zone in cui si era ormai abituati a rivolgersi a Bologna o, verso nord, ai centri sociali ed ai locali del Nordest - forte di ripetuti ascolti dedicati a “Canzoni dell’appartamento” e di tutte le positive impressioni riportate da chi l’ha già visto in questa nuova veste. Scevro quindi da ogni pregiudizio di sorta - mai impazzito per lui, né mai visti i Bluvertigo, distantissimo dai gossip da rotocalco et similia - entro per “il concerto di Morgan”.

Fonte: rockit.it




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