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di Giulia De Carlo - Nulla di normale accadrà questa sera, i tanti fan accorsi all’Eutropia festival lo sanno bene, ma una voce giunge dal backstage a ricordarcelo, ci narra degli anni in cui i Bluvertigo lavoravano ad un disco, delle idee e della convivenza, dei viaggi con il furgone e di quelli artistici che vi si consumavano dentro, dell’arte per l’arte e del piacere di abbandonarsi al suo gioco. Il pubblico ascolta rapito e quel furgone sembra una capsula del tempo da cui parole e suoni giungono sospesi. Con Il Nucleo, primo brano suonato, la sensazione si prolunga per poi sciogliersi in Sono = Sono. Sul palco salgono Megahertz e Marco Pancaldi, formazione al completo, i sei si lanciano in un’esibizione che sorprende per energia ed intensità. L.S.D. La sua dimensione, termina con gli sguardi di intesa tra Morgan e Sergio Carnevale per un’ improvvisata Also Sprach Zarathustra; dopo Vertigoblu il cantante invita il pubblico a “compattarsi” prima di abbandonarsi sulla folla per la “punkeggiante” So Low – L’Eremita Complicità (Here is the house) si trasforma in un coro mistico. Cieli neri vela diversi sguardi di lacrime, l’atmosfera creata dall’anello di sassofono di Andy avvolge Troppe emozioni eAltre forme di vita Zero chiudono mandando la folla definitivamente in delirio.Il concerto termina, improvvisamente riportati alla realtà, facciamo fatica a ricostruire il tutto. Sul palco abbiamo visto una band straripante per le grandi doti tecniche, capace di stupire il suo pubblico tra divertenti accenni samba e disco, elettronica, rock, sorprendenti code fusion ed intermezzi ambient. Storditi da citazioni ed input artistici, siamo stati coinvolti in quel gioco che dal furgone si è materializzato sul palco:  splendidi gli sguardi di intesa, gli abbracci e le battute, i momenti in cui Andy e Livio suonano  insieme la chitarra o Sergio sorprende lo stesso Morgan percuotendo il suo basso con le bacchette. Tra Strauss, Bowie, i Depeche Mode, e i Kraftwerk, tra Abel Ferrara e Woody Allen, tra De André, Battiato, Rimbaud ed Epicuro ci siamo ritrovati travolti dall’universo culturale dei Bluvertigo, dal piacere della curiosità, della ricerca e dell’invenzione, da una vera e propria dichiarazione d’amore per l’arte come stato puro dell’essere. Questo ci restituiscono i Bluvertigo di inimitabilmente loro: l’eleganza, l’ironia ed il piacere di un gioco artistico raffinato ma anche naturale, un’eterna fanciullezza fatta di stupore e scoperte. Dopo Numero Morgan presenta la band: “Il batterista di me, il chitarrista di me, il sassofonista di me ed il Pancaldi di me” qualcuno scherza accusandolo di egocentrismo, eppure ne siamo convinti, non c’era possesso nelle parole di Morgan, c’erano i Bluvertigo, uniti come un’unica entità, e noi con loro in quel furgone fuori dal tempo.

 

 

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