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Attesissimi, e non solo a Roma, sono tornati per quello che hanno intitolato ‘fast tour’, poche date selezionate live, i Bluvertigo di Marco Morgan Castoldi con la line up storica: Andrea ‘Andy’ Fumagalli alle tastiere e al sax,  Sergio Carnevale alla batteria, Livio Magnini alla chitarra, più Megahertz e la ‘ vecchia conoscenza’ Marco Pancaldi alla chitarra.

A Roma, l’evento fa parte dell’ 'Eutropia Festival’, la location è lo storico ‘villaggio globale’ all’ex mattatoio di Testaccio, che ha visto nel corso dei decenni esibirsi artisti come Frank Zappa ( testimone d’eccezione  a ricordarcelo stasera Claudio ‘Vietnam’ Milo, uno degli organizzatori anche del concerto dei Bluvertigo), e poi più recentemente, si fa per dire, gli Afterhours con Mark Lanegan ( chi c’era, a parte noi, a proposito?).

I Bluvertigo aprono con la voce fuori campo di Morgan che nel silenzio dell’attesa , davanti a un copioso pubblico, declama un testo pieno di potenza evocativa e poi si dà il via alla musica. La prima canzone è ‘Il Nucleo’, una scelta singolare, perché non è una loro ‘hit’ radiofonica, ma il pubblico, entusiasta,  la intona a memoria.  Si prosegue con ‘Il mio mal di testa’, 'Vertigo Blu' dal refrain sempre irresistibile, per poi continuare con una versione densa di atmosfera e di poesia di ‘Cieli neri’. C’è un abbraccio, piuttosto emozionante e spontaneo, di Andy che va verso Morgan che suggella questo ritorno, dopo la reunion del luglio 2008 in quel di Villa Ada.

Eh già, perché nonostante tutto, nonostante le vicissitudini private e non, Morgan e Andy sono legati da un’ amicizia più che ventennale, da una sintonia che solo un legame duraturo può sancire nel tempo.

L’empatia tra i quattro è ‘palpabile’, è il sound che vibra nell’aria, il ‘groove’ che emerge lungo quasi due ore di concerto tra  sterzate psichedeliche, pop anni Ottanta, dance, free-jazz e fusion.

Morgan è un artista completo e lo si vede da come non ha perso smalto nello stare sul palcoscenico, nonostante ormai purtroppo lo si veda  più in tv a fare il ‘giurato’ in  X Factor (  in cui ha anche il talento dello scopritore: ‘vedi alla voce’ Marco Mengoni, Noemi ecc. ) che a scrivere le sue belle canzoni ( a proposito, il primo album solista ‘Le Canzoni dell’Appartamento’ era un insieme di poesia e di bellezza testuale e sonora che ci manca, nda) . Ha presenza scenica, è un eccellente polistrumentista, suona e si diverte e dà allegria anche al suo pubblico, con il tapping del suo basso elettrico  e con le virate pianistiche quando, come stasera, tra un brano e l’altro, cambia strumento, e poi ‘gioca’ col Korg, con i synth.

Molto spazio è lasciato, e ne siamo soddisfatti, alla parte strumentale delle canzoni. I Bluvertigo sono musicisti dotati di eclettismo, improvvisano sulle sequenze sonore e hanno maestria nel farlo. Stasera è un’ulteriore conferma della loro creatività e compattezza sonora.

Si prosegue con ‘Sono come sono’,’ Complicità’ ( cover di ‘Here is the House’ dei loro amati Depeche Mode, presente in ‘Acidi e Basi', nda),  ‘La crisi’, ‘L.S.D.’.

 E' rassicurante, quasi catartico, anni dopo, cantare all’unisono a gran voce : “Decadenza, viviamoci una decade di decadenza”. Profetici, Bluvertigo.

 È la volta di ‘‘Sovrappensiero’, ‘L’assenzio’, quest’ultimo è il brano che ci ricordano portarono al Festival di Sanremo condotto da Raffaella Carrà.  Fino alla chiusura con ‘Troppe emozioni’  cadenzata dalla linea di sax calda e ipnotica di Andy. Il bis è concesso e la chiusura, stavolta inevitabile, è affidata a 'Numero', ‘Altre Forme di vita’ e a 'Zero'. La platea canta e balla e non vorrebbe più andar via. Ma tant’è.

Si abbracciano, vanno verso il pubblico, sorridono, anche loro  sembrano soddisfatti, come il pubblico di stasera, ed emozionati.  Il suono registrato di un clavicembalo ( J.S. Bach?)  sancisce la chiusura.

L’immaginario sipario è calato, ma solo momentaneamente, sui Bluvertigo, capaci, estrosi, talentuosi ex ragazzi degli anni Novanta. Speriamo in altre sorprese che li riguardino, magari un nuovo album, perché no?

Di Mariagloria Fontana

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