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Marco Castoldi, in arte Morgan, incanta il pubblico con la messinscena della sua vita a teatro

 

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L’anteprima dello spettacolo  Il libro di Morgan dal vivo ha avuto luogo il 3 marzo nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano con la “complicità” dei compagni di una vita: i Bluvertigo. Il libro di Morgan dal vivo è stato uno spettacolo che si è mosso – come annunciato – tra parole, immagini e performance live. A pochi giorni dallo spettacolo è stato sold out. La sorella dell’artista Morgan, Roberta Castoldi, ne ha curato la sceneggiatura e la regia mentre la scenografia è stata curata e ideata da Luca Volpati.
Alle ore 21.33 del 3 marzo il largo sipario della Sala Grande che separa il palcoscenico dal pubblico, scorrendo, s’apre. Marco Castoldi in arte Morgan entra in scena in frac e jeans grigio, fumando una sigaretta che lascia una densa scia di fumo dietro di sé: a tratti l’artista sembra ricordare colui che fu definito l’ultimo dei poètes maudits, Serge Gainsbourg, non a caso uno dei suo mentori.
E’ chiaro fin dalle prime parole e dalla voce che riecheggiando nel teatro le pronuncia, che prima di Morgan è Marco Castoldi, l’uomo e artista, a voler mettere in scena la propria autobiografia.
Infatti, lo spettacolo inizia con la narrazione e la lettura delle prime pagine del libro – o meglio – con un’interpretazione pregna di significati e dettagli, con una giusta intonazione vocale su ogni frase, periodo e parola.
E’ come se non esistesse distanza tra palcoscenico e pubblico, tra artista e spettatore, è come se Marco Castoldi quelle distanze volesse annullarle per parlare ad ogni spettatore presente in sala. E ciò lo fa nel migliore dei modi: raccontandosi senza contraddizioni o filtri. Morgan non recita, e la sensazione che trasmette allo spettatore è quella di una persona sicura che sul palco si sente a casa. Proprio lì tra le sue cose, tra le sue carte, tra i suoi strumenti che padroneggia con destrezza.
Marco Castoldi di sé scrive e dice: «Sono una specie di personaggio di un romanzo, sono uno che attira l’attenzione e non sempre volontariamente. Sono uno di cui si parla e si scrive, sono uno che la gente conosce anche se non mi conoscono, perché io sono pubblico, statale. In pratica ho cambiato tanti mestieri nella vita ma in ognuno di questi c’è sempre stata la presenza di due elementi, o concetti: un palco, degli spettatori. Un uomo di spettacolo, ma non generico, non ho mai fatto il presentatore, preferisco essere presentato, per rappresentare qualcosa. Quasi esclusivamente musica.»
I minuti scorrono, il tempo fugge ma non è un problema: l’artista è un fiume in piena, inizia a parlare dell’importanza delle scritte-sui-muri, ottimo mezzo per sapere chi entra nel suo camerino! Narra della sua vita frenetica, dei giorni che scorrono talvolta lentamente, del trambusto che vi è vicino casa sua, di casa sua e di molto altro.
Nell’atto primo: “IO” è l’uomo Marco Castoldi, in arte Morgan, che mette il suo cuore a nudo parlando di sé e del rapporto che ha con la musica, quindi con la perfomance e il palcoscenico: «Quando sono su un palco sento che tutto va come deve andare; mi sento a casa. Infatti casa mia è come il palco di un teatro: non ha muri, è divisa non da muri ma da dei sipari. Non c’è luce in casa mia. È un palco buio.»
Parla, poi, del significato della parola “bella vita” all’interno della sua esistenza, della bellezza che c’è nel con-dividere con gli altri la propria storia e le proprie idee, del rapporto con il letto coniugale e dell’importanza dei ricordi che ognuno conserva in relazione alle proprie esperienze.
Si esibisce al piano in “Sonno-Sonno” mentre sullo schermo vengono proiettate immagini e video personali, inediti accuratamente scelti. Sono immagini di vita che ritraggono l’infanzia, la giovinezza e la paternità.
E’ con nostalgia, tornando indietro nel tempo, che Morgan ricorda il suo primo concerto: quello di Roberto Vecchioni; di lui, infatti, Morgan dice che più che cantare, parlava. Guardando mamma Luciana e papà Mario, il piccolo Marco non poteva che restare attento e cercare di capire il motivo di tanta attenzione.
Uno tra gli atti più emozionanti e coinvolgenti, è il secondo: l’Amore. Morgan inizia con il parlare di questo «sentimento assurdo» – appunto, l’amore – con cui ogni essere umano nel corso della propria esistenza prima o poi si confronta.
Pochi istanti più tardi dall’interpetazione di alcune delle sue pagine inerenti al capitolo che riguarda l’aspetto sentimentale della sua vita, Morgan, non è più solo sul palco. I Bluvertigo salgono sul palco e all’unisono eseguono “Complicità”, tutto si tinge di rosso, l’atmosfera è calda, c’è chi canta, chi si emoziona e chi stupito osserva e ascolta senza proferire parola. Momento magico. In questo atto l’artista ci tiene a ricordare che «l’amore non è una cosa che conta ma una casa che canta».10505499 10205193534149347 3366062405846902261 nInutile dire che durante lo spettacolo Morgan è sia artista che spettatore: è, infatti, un attento osservatore in quanto riesce a uscire fuori da sé e con astuto spirito di osservazione mischia momenti alti di spettacolo con momenti di humor e ironia, racconta ad esempio l’aneddoto di oggetti e libri che scompaiono in casa sua esattamente nel momento in cui li cerca, per scoprire poi che vengono riposti in altra maniera dalla sua collaboratrice domestica.
Non c’è un ordine cronologico nelle narrazioni e interpretazioni dei passi dell’autobiografia, piuttosto l’autore si serve di momenti, riflessioni, impressioni e sensazioni del passato per raccontare la persona che è oggi; parla della folgorazione adolescenziale per l’album Black Celebration dei Depeche Mode affermando: «Quando ho inziato a fare musica pop, ho sempre preso di riferimento quell’album».
Nell’atto terzo, si parla della musica. Morgan racconta della sua passione sfrenata per i sintetizzatori, di quando suo padre durante un Natale, non voleva esaudire il desiderio di un Marco adolescente e comprargli un synth perché preferiva che suo figlio si comprasse un montone per riscaldarsi. Racconta, poi, di aver capito di poter fare ciò che fa ora, ovvero l’istrione da palcoscenico, quando a cinque anni i genitori lo portarono a messa e lui uscì fuori a dare spettacolo capendo, in quel momento, di riuscire ad attirare l’attenzione su di sé ballando e cantando. Oltretutto ottenendo compenso: gli furono comprati dei ghiaccioli che papà Mario restituì.
Morgan non si stanca di parlare e di raccontarsi, si serve di molti flashback nel corso dello spettacolo, scandaglia la sua esistenza fino ad arrivare agli albori dei Bluvertigo. Prima ancora dei Bluvertigo parla degli Smoking’ Cocks, duo formato da Morgan stesso e Andrea Fumagalli (è da quest’ultimo cognome che il duo prende il nome); o ancora di quelle volte che si scioperava e da Monza si andava a bigiare a Milano, sul tetto del Duomo unico modo affinché i genitori non potessero trovarli.
E ancora racconta dell’incontro avvenuto con Pancaldi alla “festa di Masetto”, della conoscenza in Villa Reale con Sergio Carnevale (che diventerà poi batterista dei Bluvertigo) – con un groove da dio! – , dell’entrata di Livio Magnini (bassista) nella band dopo l’uscita di Marco Pancaldi. Morgan quasi con commozione afferma che il fatto che Livio Magnini e Marco Pancaldi fossero sullo stesso palco è il coronamento di un sogno: l’uno non sarebbe potuto esserci senza l’altro. I Bluvertigo non sarebbero mai stati ciò che sono stati e soprattutto che sono oggi
Quarto atto: è l’inevitabile atto in cui si narra e parla degli “stronzi”. Di tutte quelle persone che come si diceva all’inizio parlano di Marco Castoldi in arte Morgan senza conoscerlo, eppure lo fanno e il più delle volte nei peggiori dei modi. 

Ultimo e quinto atto dello spettacolo sul libro di Morgan dal vivo è: Dio. L’artista parla del mistero della trinità, e si dice vicino a quella che è la figura storica di Cristo. E’ contro quelle che sono le rappresentazioni simboliche e iconografiche dello stesso Cristo morente in croce. Se Cristo è stato un buon uomo che predicava l’amore, la pace e la fratellanza perché allora rappresentarlo in croce, sofferente?
E’ con questa riflessione che l’artista si congeda e la messa-in-scena si conclude.
Il pubblico è felice, e si unisce in un lungo e caloroso applauso pregno di soddisfazione ed estasi. Morgan è riuscito a esprimersi a pieno, a unirsi e con-dividere le sue storie, le sue idee. Il libro di Morgan dal vivo è uno spettacolo indescrivibile, perché va vissuto, visto, ascoltato e soprattutto letto da chi ha dedicato la propria vita all’arte e alla condivisione della cultura.
Chapeau a Marco Morgan Castoldi.

 


di Giusy Lazzarano

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di Giulia De Carlo - Nulla di normale accadrà questa sera, i tanti fan accorsi all’Eutropia festival lo sanno bene, ma una voce giunge dal backstage a ricordarcelo, ci narra degli anni in cui i Bluvertigo lavoravano ad un disco, delle idee e della convivenza, dei viaggi con il furgone e di quelli artistici che vi si consumavano dentro, dell’arte per l’arte e del piacere di abbandonarsi al suo gioco. Il pubblico ascolta rapito e quel furgone sembra una capsula del tempo da cui parole e suoni giungono sospesi. Con Il Nucleo, primo brano suonato, la sensazione si prolunga per poi sciogliersi in Sono = Sono. Sul palco salgono Megahertz e Marco Pancaldi, formazione al completo, i sei si lanciano in un’esibizione che sorprende per energia ed intensità. L.S.D. La sua dimensione, termina con gli sguardi di intesa tra Morgan e Sergio Carnevale per un’ improvvisata Also Sprach Zarathustra; dopo Vertigoblu il cantante invita il pubblico a “compattarsi” prima di abbandonarsi sulla folla per la “punkeggiante” So Low – L’Eremita Complicità (Here is the house) si trasforma in un coro mistico. Cieli neri vela diversi sguardi di lacrime, l’atmosfera creata dall’anello di sassofono di Andy avvolge Troppe emozioni eAltre forme di vita Zero chiudono mandando la folla definitivamente in delirio.Il concerto termina, improvvisamente riportati alla realtà, facciamo fatica a ricostruire il tutto. Sul palco abbiamo visto una band straripante per le grandi doti tecniche, capace di stupire il suo pubblico tra divertenti accenni samba e disco, elettronica, rock, sorprendenti code fusion ed intermezzi ambient. Storditi da citazioni ed input artistici, siamo stati coinvolti in quel gioco che dal furgone si è materializzato sul palco:  splendidi gli sguardi di intesa, gli abbracci e le battute, i momenti in cui Andy e Livio suonano  insieme la chitarra o Sergio sorprende lo stesso Morgan percuotendo il suo basso con le bacchette. Tra Strauss, Bowie, i Depeche Mode, e i Kraftwerk, tra Abel Ferrara e Woody Allen, tra De André, Battiato, Rimbaud ed Epicuro ci siamo ritrovati travolti dall’universo culturale dei Bluvertigo, dal piacere della curiosità, della ricerca e dell’invenzione, da una vera e propria dichiarazione d’amore per l’arte come stato puro dell’essere. Questo ci restituiscono i Bluvertigo di inimitabilmente loro: l’eleganza, l’ironia ed il piacere di un gioco artistico raffinato ma anche naturale, un’eterna fanciullezza fatta di stupore e scoperte. Dopo Numero Morgan presenta la band: “Il batterista di me, il chitarrista di me, il sassofonista di me ed il Pancaldi di me” qualcuno scherza accusandolo di egocentrismo, eppure ne siamo convinti, non c’era possesso nelle parole di Morgan, c’erano i Bluvertigo, uniti come un’unica entità, e noi con loro in quel furgone fuori dal tempo.

 

 

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Attesissimi, e non solo a Roma, sono tornati per quello che hanno intitolato ‘fast tour’, poche date selezionate live, i Bluvertigo di Marco Morgan Castoldi con la line up storica: Andrea ‘Andy’ Fumagalli alle tastiere e al sax,  Sergio Carnevale alla batteria, Livio Magnini alla chitarra, più Megahertz e la ‘ vecchia conoscenza’ Marco Pancaldi alla chitarra.

A Roma, l’evento fa parte dell’ 'Eutropia Festival’, la location è lo storico ‘villaggio globale’ all’ex mattatoio di Testaccio, che ha visto nel corso dei decenni esibirsi artisti come Frank Zappa ( testimone d’eccezione  a ricordarcelo stasera Claudio ‘Vietnam’ Milo, uno degli organizzatori anche del concerto dei Bluvertigo), e poi più recentemente, si fa per dire, gli Afterhours con Mark Lanegan ( chi c’era, a parte noi, a proposito?).

I Bluvertigo aprono con la voce fuori campo di Morgan che nel silenzio dell’attesa , davanti a un copioso pubblico, declama un testo pieno di potenza evocativa e poi si dà il via alla musica. La prima canzone è ‘Il Nucleo’, una scelta singolare, perché non è una loro ‘hit’ radiofonica, ma il pubblico, entusiasta,  la intona a memoria.  Si prosegue con ‘Il mio mal di testa’, 'Vertigo Blu' dal refrain sempre irresistibile, per poi continuare con una versione densa di atmosfera e di poesia di ‘Cieli neri’. C’è un abbraccio, piuttosto emozionante e spontaneo, di Andy che va verso Morgan che suggella questo ritorno, dopo la reunion del luglio 2008 in quel di Villa Ada.

Eh già, perché nonostante tutto, nonostante le vicissitudini private e non, Morgan e Andy sono legati da un’ amicizia più che ventennale, da una sintonia che solo un legame duraturo può sancire nel tempo.

L’empatia tra i quattro è ‘palpabile’, è il sound che vibra nell’aria, il ‘groove’ che emerge lungo quasi due ore di concerto tra  sterzate psichedeliche, pop anni Ottanta, dance, free-jazz e fusion.

Morgan è un artista completo e lo si vede da come non ha perso smalto nello stare sul palcoscenico, nonostante ormai purtroppo lo si veda  più in tv a fare il ‘giurato’ in  X Factor (  in cui ha anche il talento dello scopritore: ‘vedi alla voce’ Marco Mengoni, Noemi ecc. ) che a scrivere le sue belle canzoni ( a proposito, il primo album solista ‘Le Canzoni dell’Appartamento’ era un insieme di poesia e di bellezza testuale e sonora che ci manca, nda) . Ha presenza scenica, è un eccellente polistrumentista, suona e si diverte e dà allegria anche al suo pubblico, con il tapping del suo basso elettrico  e con le virate pianistiche quando, come stasera, tra un brano e l’altro, cambia strumento, e poi ‘gioca’ col Korg, con i synth.

Molto spazio è lasciato, e ne siamo soddisfatti, alla parte strumentale delle canzoni. I Bluvertigo sono musicisti dotati di eclettismo, improvvisano sulle sequenze sonore e hanno maestria nel farlo. Stasera è un’ulteriore conferma della loro creatività e compattezza sonora.

Si prosegue con ‘Sono come sono’,’ Complicità’ ( cover di ‘Here is the House’ dei loro amati Depeche Mode, presente in ‘Acidi e Basi', nda),  ‘La crisi’, ‘L.S.D.’.

 E' rassicurante, quasi catartico, anni dopo, cantare all’unisono a gran voce : “Decadenza, viviamoci una decade di decadenza”. Profetici, Bluvertigo.

 È la volta di ‘‘Sovrappensiero’, ‘L’assenzio’, quest’ultimo è il brano che ci ricordano portarono al Festival di Sanremo condotto da Raffaella Carrà.  Fino alla chiusura con ‘Troppe emozioni’  cadenzata dalla linea di sax calda e ipnotica di Andy. Il bis è concesso e la chiusura, stavolta inevitabile, è affidata a 'Numero', ‘Altre Forme di vita’ e a 'Zero'. La platea canta e balla e non vorrebbe più andar via. Ma tant’è.

Si abbracciano, vanno verso il pubblico, sorridono, anche loro  sembrano soddisfatti, come il pubblico di stasera, ed emozionati.  Il suono registrato di un clavicembalo ( J.S. Bach?)  sancisce la chiusura.

L’immaginario sipario è calato, ma solo momentaneamente, sui Bluvertigo, capaci, estrosi, talentuosi ex ragazzi degli anni Novanta. Speriamo in altre sorprese che li riguardino, magari un nuovo album, perché no?

Di Mariagloria Fontana

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Il 17 luglio 2014 pare fossero in 5.000 a festeggiare la reunion dei Bluvertigo al Carroponte di Sesto San Giovanni.  La band capitanata da Marco ‘Morgan’ Castoldi (leader, voce e basso) ha dato il via, dopo la parentesi riminese, all’atteso Fast Tour. Sul palco insieme al frontman: Andrea ‘Andy’ Fumagalli(tastiere, sax, voce), Sergio Carnevale (batteria), Livio Magnini (chitarra),  l’inaspettato ritorno del primo chitarrista Marco Pancaldi (uscito dalla formazione nel 1996) e le tastiere dell’amico-collega Daniele ‘Mhz’ Dupuis.

Quindici anni dopo lo scioglimento, mai confermato e coinciso col momento di massimo splendore, finalmente torna il sound irriverente ed innovativo che ha rivoluzionato la musica degli anni ’90 e spianato la strada al genere alternativo. Dopo soli tre album (Acidi e BasiMetallo non Metallo e Zero) i Bluvertigo – nome preso dalla celebre pellicola “Vertigo” di Alfred Hitchcock - primo ed unico esempio di glam-pop italiano, si separarono per dare spazio a progetti solisti. Prevedibile dunque il successo di Milano, un viaggio in un passato così maledettamente attuale, che ha visto aggiungersi agli storici supporters nuovi fans – rumors vociferavano circa la presenza di Mika e Joe Bastianich.

Il concerto è da intendersi come retrospettiva della band: era il 1995 quandonell’immobilità della scena nostrana (che vedeva nel rock pulito e senza fronzoli dei Litfiba di Piero Pelù l’unico spiraglio di luce)  uscirono due album che cambiarono le sorti della musica italiana: “Germi” degli Afterhours che mise in scena con sonorità tetre e crude tutta l’angoscia esistenziale; e Acidi e basi,opera pop futurista che sancì l’esordio fulminante dei poco più che ventenni Bluvertigo. I 4 milanesi, con i loro coraggiosi esperimenti stilistici, sfornarono brani innovativi che stonavano decisamente con l’atmosfera sobria della discografia italiana di quegli anni; giocavano con il look senza tralasciare i loro riferimenti musicali internazionali (Bowie, Reed, Depeche Mode, U2) . I brani erano intrisi di testi quanto mai originali, nei quali prevaleva l’uso di giochi di parole (vedi LSD che non c’entra nulla con la droga) dell’eccellente Morgan, cantautore egli stesso oltre che estimatore di un cantautorato italiano d’eccellenza che trovava la sua massima espressione in Battiato e De Andrè.
I Bluvertigo furono tra i pochi che, non seguendo un percorso lineare, difesero la loro integrità all’infuori del mercato. Il Morgan ventenne aveva già le idee chiare sui meccanismi della discografia: “L’Italia è piena di nuovi gruppi che copiano le tendenze emergenti inglesi e americane e poi si azzuffano perché si stabilisca a chi appartiene il merito di averle importate per primo: questa non è ricerca, è la versione aggiornata di un qualcosa già esistente (…)  Quando abbiamo iniziato la situazione musicale era piuttosto limitante, se non facevamo determinati generi venivamo esclusi, ma noi abbiamo voluto fare la musica da cui provenivamo(…) I discografici pensano che noi possiamo andare al primo posto in classifica con il genere che facciamo, ma non hanno ancora capito che non è così”. 

Sono quasi le ventidue quando “Il nucleo” e “Sono=sono” aprono il concerto; l’intro grunge alla “Smells like ten spirit” introduce “Il mio mal di testa”, che cambia pelle in corso d’opera. Si, perchè con i Bluvertigo niente è come sembra: l’inizio di ogni canzone sembra anticipare un genere – rock, grunge, electro, punk – per poi venire stravolto in qualcos’altro, a conferma di una genuina interpretazione della musica come forma mutante di espressione artistica. Energia a fiumi che scalda gli animi, e la magia ritorna, come se invece di 15 anni fossero passati solo 15 minuti. Si prosegue con il rifiuto al conformismo di “L.S.D. la sua dimensione” che sottolinea le superbe doti di Andy al sax e di Livio alla chitarra. Altra traccia da “Acidi e basi” è “Decadenza”, dove Morgan urla: “Siamo ancora in una grande era, siamo liberi di ragionare, di non farci condizionare, di trascendere, di estremizzare”. I nervi si rilassano al suono struggente che ricorda un carillon di “Complicità”, con la splendida “Ideaplatonica” e con la nenia di “Cieli Neri”, a tratti sussurrata e poi rafforzata dal timbro pieno del poliedrico Andy, oltre che dal contributo del pubblico che canta a memoria.

Morgan e Andy. Nucleo della band. In ottima forma, saltano, ridono, si accendono una sigaretta dietro l’altra, si abbracciano a sugellare un’amicizia che evidentemente non si è mai interrotta. Alle loro spalle si amalgamano perfettamente le forti identità di Livio, Sergio e Marco, talentuosi musicisti, che fanno perdonare le piccole imprecisioni stilistiche. Dal fondo del palco il pirata sembra un ragazzino; come un rocker agita il microfono sopra la testa, passa da uno strumento all’altro, si butta tra la folla, lancia in aria il basso… Il live procede con la psichedelia di “Sovrappensiero” e l’intensità di “Troppe emozioni” scritta a due mani con l’eccellente Sergio; e Morgan ammette: “La musica a volte imprime una ferita, e quello è l’unico dolore bello…”. I brani più acclamati sono “Altre forme di vita”, “L’Assenzio” e “La Crisi”. E come non apprezzare l’adrenalina elettronica di “Fuori dal tempo”, che svelava nel video del ’97 tutto il carisma e l’anticonformismo atemporale della giovane formazione?  Castoldi, giratosi verso i colleghi, dedica la serata all’amicizia, rafforzando l’idea che tutti noi ci siamo fatti di lui: che la sua dimensione sia non quella della solitudine ma quella del gruppo, compatto e galvanizzato intorno al suo mentore. Il tempo tiranno non concede l’esecuzione di “Iodio”, prevista in scaletta.

È mancato l’ascolto di tracce fondamentali come la dissacrante “L’Eretico” (“E allora basta con giovani porci rossi in faccia, neri in testa, ricchi in tasca – e poi mi dicono che sono l’eretico io l’Epicureo…”) e  “Il Dio denaro” (“Il Dio denaro non bada a leggi e a scrupoli, col dio denaro è merce musica e poesia (…) non ho più contatto col mio Dio, sono cieco e l’ateo sono io, a pretenderti e desiderarti e spenderti, ora so che il dio denaro ha vinto Dio… “). Pezzi attualissimi che dovrebbero ancora risuonare in radio, troppo spesso sostituiti dall’assurda  campagna denigratoria di critiche e gossip. Un bentornato dunque al laboratorio Bluvertigo che speriamo abbia ancora tanto da dire. Chapeau ragazzi.

 

(Agatha Orrico)

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Il concerto di Morgan al Chiringuito Café di Città alta inizia con “I giardini sotto la pioggia” di Claude Debussy. Più che pioggia però si può parlare di diluvio universale, quello che si è abbattuto su Bergamo proprio alle 21.30, a pochi minuti dall'inizio del live.

 

Morgan al Chiringuito di BergamoIl concerto di Morgan al Chiringuito Café di Città alta inizia con “I giardini sotto la pioggia” di Claude Debussy. Più che pioggia però si può parlare di diluvio universale, quello che si è abbattuto su Bergamo proprio alle 21.30, a pochi minuti dall'inizio del live. Sembra che non se ne faccia nulla: strumenti coperti da teli, spettatori in fuga sotto la pioggia incessante, centinaia di persone riparate sotto porta Sant'Agostino. Per qualche minuto serpeggia anche la parola “annullamento”, poi Morgan sale sul palco e incurante del temporale inizia a suonare il pianoforte per i coraggiosi completamente fradici davanti alle transenne.

L'esorcismo firmato Debussy funziona: la pioggia smette di falcidiare le teste degli spettatori e il concerto può partire. Scontato il plauso a Morgan per il coraggio e soprattutto allo staff del Chiringuito Cafe che ha gestito la situazione alla perfezione. Il live è un alternarsi di pezzi dell'originale artista monzese, protagonista anche della prossima edizione di X Factor, e grandi successi del passato reinterpretati con lo zampino electro di Megahertz.

Non può mancare Altrove, tra le canzoni più belle e popolari della carriera solista di Morgan. Non a caso il pubblico non si fa pregare intonando ogni singola parola. C'è spazio anche per l'omaggio a Tenco con “Lontano Lontano”. Non scontate le versioni di Confortably numb dei Pink Floyd e Psycho killer dei Talking heads. L'artista imbraccia il basso come ai vecchi tempi per Space oddity di bowiana memoria. La chiusura è affidata ad “I'm waiting for the man” e all'esistenziale “Contro a me stesso”.

 

Fonte: bergamonews.it

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Il cantautore ha incantato i mille spettatori presenti venerdì sera al Chiringuito Café

 

Morgan live a BergamoUn bagliore, nella notte nuvolosa e piovosa di Bergamo. Ieri sera, nella suggestiva cornice del Chiringuito Café in Città, Morgan è stato protagonista di uno show unico, anche per le difficili condizioni climatiche. La pioggia, infatti, ha messo a dura prova la performance dell'ex leader dei Bluvertigo, che dopo qualche comprensibile esitazione, ha deciso di salire sul palco ed emozionate il migliaio di spettatori presenti. “I giardini sotto la pioggia” di Claude Debussy, in pratica un manifesto della serata, le gocce si sono fatte più insistenti, come la voglia di musica di Morgan che ha continuano imperterrito il suo live insieme al fido Megahertz, compagno di viaggio nella storia della musica, reinterpretata strizzando l'occhio all'elettronica, genere molto caro ai due. La “non scaletta” è stata assolutamente varia: da Tenco ai Pink Floyd, passano per i successi più importanti della sua carriera solista. E alla fine sono applausi scroscianti, come la pioggia di inizio serata.

 

Morgan live a Bergamo

 

Fonte: giornaledibergamo.com

 

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