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Intervista di Maria Paola Arbeia uscita il 4 Ottobre 2012 su "La Stampa" a Bruno Praticò, interprete di "Geronimo" ne "Il Matrimonio Segreto" con regia di Morgan.

A proposito di Morgan dichiara: «Ha la gentilezza e umiltà rarissime. Corretto, bravo nella regia, colto. Non ha rivoluzionato il modo registico ma sa dare l'impronta personale»

 

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Fonte: La Stampa - giovedì 4 ottobre 2012

Gaetano Cappa è il nuovo vocal coach di X Factor
di Raffaella Serini

Gaetano Cappa: sarà lui, 43 anni, speaker di Radio24 e produttore musicale, l’unica new entry del nuovo X Factor, la cui sesta edizione, in partenza il 20 settembre su Sky Uno, vedrà schierata la stessa formazione dell’anno scorso: Morgan, Arista, Elio e Simona Ventura al banco dei giudici e Alessandro Cattelan in veste di cerimoniere. Cappa, arruolato da Morgan in persona, sarà il vocal coach della sua squadra «over».
Lei e Morgan siete amici
«Si, ci siamo conosciuti due anni fa durante una ospitata alla radio e ci siamo trovati subito in simbiosi, non solo musicale. Abbiamo un umorismo simile, e adoro la sua passione per i giochi di parole».

Lui ha un bel caratterino…
«Anche io ho la fama di essere stronzo: quando ai colleghi ho detto che andavo a fare X Factor con Morgan mi hanno risposto: “Vi Ammazzate”».

Lo farete?
«Andiamo d'accordo: ci piacciono le stesse cose – come i Monty Pyton - e abbiamo gli stessi riferimenti, dai libri al cazzeggio. Il fatto che ogni tanto, mentre suoniamo, lui se ne esca con “E poi buona camicia a tutti” me lo rende più vicino. E poi c’è l’ukulele

Prego?
«Ci ha unito la passione per l’ukulele: quando il suo si è rotto, gli ho detto: “Ti regalo il mio se vieni nel mio programma”. Ha accettato e così, facendo gli stupidi in trasmissione, ci siamo trovati».

 

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Intervista a Gaetano Cappa

Ma resta a «X Factor»: ultimo anno, poi la musica «Mi hanno sbattuto come un gatto preso per la collottola»

 

MorganROMA - Sono le quattro del pomeriggio, Morgan si è appena svegliato e mormora: «Eh, i melomani. Il mio staff dice che sono gente chiusa, che non accettano idee innovative. Sai che ti dico? Sono dalla loro parte». Marco «Morgan» Castoldi debutta come regista d'opera il 5 ottobre al Teatro Coccia di Novara. Di lui si parla sempre per i suoi «rumori fuori scena», le confessioni sulla droga, il rapporto con la sua ex Asia Argento, spericolatezze e depressioni. È in pista per Il matrimonio segreto di Cimarosa, buffa storia di sposini che non si possono appartenere. Il direttore è Carlo Goldstein, nel cast due vecchie volpi come Bruno Praticò e Stefania Bonfadelli.

Perché è dalla parte dei melomani?
«Rispetto al pop, sono più colti e capaci di criticare. Il melodramma in passato fu dissacrante e rivoluzionario, oggi viene visto come la culla della conservazione ed è un errore. Molte volte i modernisti fanno pacchianate deformanti che non rispecchiano l'autenticità dell'opera. E i melomani fischiano, giustamente».

Che spettacolo sarà?
«Interpreto l'essenza dell'opera buffa e della comicità in uno spettacolo che farà ridere. Userò una tecnica che ho inventato di zoomata, ho creato una doppia scena, come se si vedesse la stessa scena su due piani. Poi vado a illuminare quello che mi interessa».

Perché Cimarosa?
«Me l'hanno proposto. Lo conoscevo per sentito dire, non è così famoso per il pubblico generalista, sarà un bel modo di scoprirlo. Nella sua musica c'è un'italianità spiccata, mi ricorda Rossini per forza vitale e capacità ritmica. Ci sarà molto cinema, non il set di un film ma è come se avessi una macchina da presa che inquadra di volta in volta. Quest'opera ha un'armonia dentro che riesce a infondere in chi ci lavora e in chi la vedrà».

Lei suonava Chopin da piccolo.
«Non sono Gianni Morandi, è il compositore in cui vorrei reincarnarmi con Satie e Scriabin. Alle elementari, come dire, prima la musica e poi le parole».

Sa che è il titolo di un'operina di Salieri?
«Ma dai! Negli anni 70 componevo musica prima di scrivere. Ti stordivano con la pedagogia. Io ruppi il muro del solfeggio. A scuola andavo con la carta pentagrammata, mi mettevo all'ultimo banco e a 12 anni scrivevo un Quartetto d'archi. La prof di musica convocò mia madre, turbata perché scrivevo dissonanze alla Stravinskij. Mamma mi portò a Milano per analizzare i test sul quoziente intellettivo e da una compositrice giapponese per capire che tipo di bambino fossi. Ero visto come una scimmia, una cavia di laboratorio».

Poi dalla classica si allontanò.
«Mai abbandonata, ero preso dai Depeche Mode, tutto basato sul sintetizzatore. Mio padre me ne comprò uno a patto che continuassi a suonare Chopin. Un'unione necessaria, la classica e il pop».

Avere la Scala a due passi...
«Si dovrebbero dare una mossa, soprattutto in termini di nuovi artisti».

L'ultima volta che c'è andato?
«Anni fa, per un concerto di Eugenio Finardi».

Come fa a giudicare allora?
«Classica e opera vanno avanti sulle loro belle gambe, l'ambiente accademico ha un grande materiale ma fa di tutto per ucciderlo, arroccandosi su se stesso. Oggi la funzione della lirica qual è se non quella di riproporre il passato? Invece dovrebbe essere occasione di sommossa».

Ma lei da che parte sta?
«Sono uno che ama il bello e cerca di fare l'equilibrista».

Sarà accolto da pregiudizi o tappeti rossi?
«L'una e l'altra cosa. Prendetemi per quello che non sono: ignoratemi. Sto cercando di uscire dalla tv, non ne posso più, un mondo ossessivo, morboso, dominato dalla pubblicità che crea mostri di marketing, mi hanno sbattuto come un gatto preso per la collottola, uno strumento in mano loro. Ti pagano due euro e ti dicono di essere contento perché diventi famoso».

Ma se la pensa così sulla tv allora farà ancora «X Factor»?
«Per quest'anno sì, in futuro credo proprio di no. Non posso stare in quel banchetto a dire cretinate. Prima la tv la frequentavo in modo saltuario. Mi ha allontanato dalla musica».

Perché i suoi colleghi a un certo punto vogliono tentare la carta della classica, a parte De Gregori a cui sta bene raccontare il mondo in tre minuti?
«De Gregori è un finto modesto, gli piace la parte di quello che non vuole strafare. Io e Battiato veniamo dalla classica. Poi c'è stato Dalla, il Venditti sinfonico. A volte è l'invidia del pene, un complesso di inferiorità, ma non lo dico con cattiveria. I miei cd sono pieni di citazioni di Mahler, Debussy e Vivaldi».

Allevi dice d'essere il redivivo Mozart.
«Non il redivivo Morgan?». Ride. «Pensavo che fosse il redivivo Richard Clayderman».

Valerio Cappelli

15 agosto 2012 | 10:04

 

Fonte: corriere.it

 

Morgan X FactorRIMINI - «Io non sono una guida o un esempio in quanto la mia condotta lascia a desiderare. Non ho nulla da insegnare se non l'amore per la musica che è diverso però dall'amore per la vita, ben più importante, che io purtroppo non ho». Lo ha detto Morgan nel corso della conferenza stampa a Rimini della prima tappa delle audizioni di X-Factor, il talent show targato Sky che da settembre vedrà sfidarsi dodici talenti sul palco di Skyuno HD.

Morgan ha ammesso «errori del passato» parlando alla presenza degli altri giudici del programma, Simona Ventura, Elio e Arisa e del conduttore Alessandro Cattelan. «Oggi mi sento di poter essere critico sul lavoro di ieri - ha aggiunto - anche se ho avuto delle soddisfazioni. Va detto che nella vita bisogna sempre cercare di migliorarsi».

Per quanto riguarda il programma, l'artista ha sottolineato l'importanza che offre X-Factor ai giovani: «Io non ho mai ricevuto una telefonata di raccomandazione perché ci tengo a dire che X-Factor premia solo il talento. Non credo in coloro che dicono che cantare rappresenta un sogno, quelli che ce la fanno sono quelli che non hanno timore a dire: mi piace cantare perché è la mia vita».

Fonte: ilmessaggero.it

Intervista a Morgan & Jessica sul settimanale "Chi", in edicola dal 28 Marzo 2012

Morgan & Jessica: Innamorati pazzi? No pazzi e innamorati!


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Morgan e Jessica su Chi

 

Vedi anche:

- Video: Italian Star Project - Backstage servizio fotografico di Morgan & Jessica per Chi

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 MetroNews

 

Da "MetroNews" del 9 Marzo 2012
metronews.it



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