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Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.

Anche Morgan ai funerali del cantautore per dare l'ultimo saluto al grande Jannacci.

Morgan: «È stato un insegnamento che oggi, nel mondo dei talent, dovrebbe essere un modello: si fa sempre più la gara ad apparire senza saper fare. Enzo Jannacci è l'esempio di chi non aveva bisogno di apparire, ma sapeva fare e non solo dal punto di vista artistico».

 

Morgan al funerale di Enzo Jannacci

 

di Morgan

 

Oltre la musica, l’arte il fashion system. Alla vigilia del ritorno sulla scena e di una grande retrospettiva: David Bowie raccontato per Flair da un fan speciale.

 

DAVID BOWIE un edonista? No, edonista è l'uomo che vive l'estetica come vanità narcisistica. Quella del Duca Bianco è invece un'estetica gentile, ricca di contenuti, un'estetica piena di grazia, fine, quasi femminile. Penso all'era berline e, quella di Heroes, e rivedo la dolcezza della sua impostazione fisica e corporea, i gilet, la camicia bianca, la brillantina e quella inconfondibile silhouette delicatissima. Nessuno, nella storia del pop, ha avuto un'uguale capacità di giocare con il travestimento e la sartoria. David Bowie è il monaco che si fa l’abito, David Bowie è la moda. Glielo ha riconosciuto in mondovisione Jean Paul Gaultier, introducendo agli Mtv Award del 1995: «Questo artista è una perenne fonte di ispirazione, un punto di riferimento per tutti gli stilisti del mondo».

David Robert Jones, questo il suo vero nome, ha dato al rock'n'roll quello che il rock'n'roll non aveva mai posseduto: la testa. Bowie ha dissolto per sempre il confine tra l'arte popolare e quella intellettuale. La sua incursione nella musica è dirompente: per la prima volta, un giovane colto e raffinato, che si nutre di letteratura e arte, importa la cultura nel format della canzone pop, ricomponendo così la frattura tra alto e basso. Attraverso le composizioni di Bowie, gli studiosi della musica e gli amanti dei suoni elitari trovano una porta d'accesso al rock. E, viceversa, i rocker entrano in possesso della chiave per esplorare un livello musicale superiore. Da ricercatore puro e sperimentatore seriale, Bowie non è mai mosso dal mercato, non progetta suoni usa e getta. Tutta la sua opera è legata da un sottile filo che ne unisce gli estremi: i dischi e le canzoni della sua viita si parlano, escono da se stessi, come parole che si raccano dalle
pagine di un libro.

Il senso della sua arte è annientare la classicità della forma canzone, essere e diventare il Picasso della musica. L'immagine simbolo è quella di lui. Brian Eno e Robert Fripp, intenti a scrivere accordi di brani su una lavagna negli Hansa Studios di Berlino, per poi suonarli al contrario. Una modalità che in pittura è tipica dell'espressionismo, dove i corpi umani vengono decostruiti fino diventare mostruosi. Il Bowie di oggi, come lo percepisco io, è più pittore che musicista.
Davanti allo specchio c'è un uomo fatto di un'umanità che è profondamente in antitesi con i personaggi che popolano i suoi brani: alieni, marziani, uomini che vanno nello spazio e si perdono. Il Bowie dell'ultimo inedito, Where Are We Now?, è un uomo che si chiede dove siamo e chi siamo. Domande non retoriche e fini a se stesse in un'era in cui si accorciano pericolosamente le distanze tra essere umano e macchina.
In questa vita, Mr David Robert Jones non ha coltivato l'illusione dell'immortalità. Per questo, oggi, è un uomo realizzato nel suo essere vecchio. Vecchio sì, ma bello come un palazzo antico, solido, storico, con i segni del tempo pronunciati e ben in vista.
Perché il vecchio è l'unico che può permettersi il lusso di avere un'età.

 

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Flair (marzo 2013)

Chi l'ha scoperto grazie ai Duran Duran e chi lo incontrò agli esordi. E chi non lo ama: in un libro i nostri musicisti taccontano l'Alieno risorto

 

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Morgan

David Bowie is THE Man, col THE maiuscolo. Non lo dico io, ma John Taylor dei Duran Duran se gli nomino il Duca Bianco. Come contraddirlo? Sono riconoscente ai Duran, perché oltre a rappresentare il mio viatico adolescenziale all'universo della pop music hanno avuto il merito di condurmi da lui. Avevo undici anni quando li ho scoperti. Era il 1982 e cantavano Rio. Li ho seguiti video dopo video e poi anche attraverso le interviste sui giornali, interviste in cui dichiaravano apertamente di ascoltare Bowie. Allora ho cominciato a cercare i dischi di Bowie e a fare la sua conoscenza. David Bowie piaceva anche a mia madre. Lei, donna del Quarantaquattro, non ascoltava Gianni Morandi. A lei piaceva Bowie. Era affascinata dalla sua follia e dal suo modo di raccontarla. Ali The Madmen, A-lad-insane. E poi c'era la storia di quel suo fratello matto. Ogni volta che vedeva Bowie passare in televisione restava incantata dalla sua bellezza sinistra e da quelle sue "labbra fini", inconfutabile segno di genialità e follia latente. Mia madre aveva un debole anche per Elvis Presley. E anche a Bowie piaceva Elvis. l conti tornavano.

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David Bowie per Morgan

 

Fonte: XL Repubblica - Marzo 2013

 

Vedi anche:

David Bowie: è molto più che rock'n'roll

Intervista di Stefania Sandrolini a Morgan in occasione del Premio Ciampi 2012.

 

Colto e maledetto: il giudice di X Factor a Livorno scopre un Ciampi inedito e gli dedica una suite

 

Davanti alla Cappella Sistina, non puoi metterti a pensare se Michelangelo aveva inclinazioni sessuali particolari. Allo stesso modo, la vita turbolenta di Piero Ciampi non deve interessarti più della sua poesia». Parlare dell'autore di "Il vino" con Morgan, sabato scorso tra gli ospiti della serata finale del premio dedicato al cantautore labronico, è una vera sorpresa. Conosce tutto del collega toscano e ne ha un'ammirazione sconfinata. Un amore vero che lo ha portato a raccogliere da anni materiale e aneddoti vari e che lo vede impegnato, proprio in questi giorni, nella realizzazione di una suite da 26 minuti intitolata "Il denaro di Ciampi". Un progetto ambizioso, perché, avuto un brano inedito del cantautore livornese, l'ex Bluvertigo, invece di fare una normale cover, ha deciso di inserirne i versi in un'opera a se stante. «Grazie a Enrico De Angelis sono riuscito ad avere un inedito di Ciampi che si intitola "Il denaro" - spiega - Subito mi è venuto in mente che Ciampi è anche il cognome di Carlo Azeglio, ex-governatore della Banca d'Italia, oltre che Presidente Emerito, e di fare un racconto musicale in cui i versi giocano sull'assonanza fra "Chi ero?" e "Piero" e tra l'altro recitano "Com'era pieno di vino Piero" e si perdono fra incastri criptici con il denaro, quello delle banche».
«Ciampi è uno dei più grandi poeti della nostra epoca – continua - Colto, fu uomo dalle parole preziose. Sono affascinato da tutto ciò che fece nella musica, ma anche in tv. Magari, adesso, si potesse portare sul piccolo schermo quello che fu capace di portare lui. Tra tanti, mi viene in mente "Piero Ciampi no" del 1977. Fantastico. Una trasmissione in cui lui recitava brani e poesie e si vedeva solo la sua silhouette
in penombra».

Come Ciampi, anche Morgan ha avuto modo di far discutere del suo stile di vita. «Non ho certo la presunzione di paragonarmici anche se sento molte affinità con lui - commenta - Lui era un genio e come tutti i geni fu disprezzato e spesso vittima di chi aveva interesse a sfruttare la sua sregolatezza. Vista la sua innata tendenza a stare dietro le quinte, forse, tra tutte le sfortune della sua vita, l'unica che ha schivato è quella di non aver avuto sempre tra i piedi i giornalisti».
Una sfortuna che Morgan ha, visto che le sue vicende finiscono puntualmente sui giornali rosa. «Credo sia colpa di una mia certa ingenuità, una fresconeria congenita - ride - Del resto in questo momento, per attirare attenzione, basta non essere allineati. Vivere una vita vera e non un'esistenza virtuale tra le pagine di Internet. Morgan, il mio alter ego artistico, io l'ho sognato fin da adolescente ed è un' espressione vera di me. Non ha nulla a che fare con gli avatar che la gente si inventa in rete. Morgan non è un falso di identità come un nickname inventato da un maniaco che sul web vuole spacciarsi per donna. Morgan è solo un nome d'arte con cui andare in scena, ma sulla scena, poi, inevitabilmente, io ci porto la mia vita reale, quella di Marco Castoldi con le mie ansie e le mie gioie vere».

Ansie talvolta infinite. «Come ebbe a dire il poeta Franco Fortini, solo se accetti il fatto che la vita è orrenda, riuscirai a essere felice» chiosa il popolare giudice di “X Factor” che, fra poche settimane, il prossimo 23 dicembre, compirà quaranta anni. «Non celebrerò questo compleanno in maniera speciale perché, come dicevano Bene o Silvano Agosti, io mi sento solo un'età. Da sempre vivo la vita di un cinquantenne. Fin da piccolo sono sempre stato più vecchio, serioso. Socievole sì, ma con la cravatta». Un regalo speciale per i suoi quaranta anni, però, ci sarà lo stesso. «Avrò il regalo della paternità - confida - un'esperienza meravigliosa da condividere con
lamia compagna».

 

 

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Morgan su Il Tirreno

Fonte: "Il Tirreno" del 29 ottobre 2012

Intervista a Morgan di Sara Faillaci per Vanity Fair n.43 uscito in edicola il 24 Ottobre 2012.

Foto di Fabrizio Ferri. Servizio di Barbara Bartolini.

 

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Morgan su Vanity Fair

 

Vedi anche:

- Foto di Fabrizio Ferri: Morgan nel servizio di cover di Vanity Fair

Parla Carlo Goldstein, maestro concertatore de "Il matrimonio segreto" in scena al Teatro Coccia

 

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Carlo Goldstein su Tribuna Novarese

Carlo Goldstein su Tribuna Novarese

Fonte: "Tribuna Novarese" del 4 ottobre 2012




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