Company Logo

Facebook Twitter YoTube Instagram 


Interviste di Morgan

Articoli su Morgan

Report Live di Morgan

Articoli sugli Album di Morgan

Interviste ed Interventi Radio di Morgan

Articoli ed Interviste di InArteMorgan.it

comunicati

 


201720162015201420132012 - 2011 - 2010 - 2009 - 2008 -

20072006 - 2005 - 2004 - 2003 - 2002 - 2001 - 2000 - 1999 - 1998 - 1997


 

 

Morgan racconta Morgan, tra musica e inquietudini

L'ex Bluvertigo sabato al Vittoriale con la versione dal vivo della sua biografia

 

S'è messo un nome d'arte che è quello di un pirata (ma anche di uno dei protagonisti di uno dei più bei film del free cinema, che peraltro era «matto da legare»), si compiace del dark side del suo genio, è una popstar di cui si parla ed è imprevedibile quando fa il giudice di X Factor. Eccentrico e spiazzante a dir poco, anche se a volte invoca la possibilità di essere normale. Il soggetto è Marco «Morgan» Castaldi, cantautore e polistrumentista, che sabato sera (ore 21.15) sarà protagonista al Vittoriale con «Il librodi Morgan dal vivo».

Una mise en abyme, un diario- verità che riprende i contenuti della recente autobiografia edita da Einaudi: oltre duecento pagine in cui ci sono l'infanzia, la tragedia del padre suicida, la tenerezza per la madre, l'amore per le figlie, le intemperanze, le memorie e le nostalgie, sprazzi di filosofia e letteratura, il Morgan-pensiero insomma. E naturalmente, la musica, che è il sale dell'esistenza.

Ne parliamo con Roberta Castoldi, regista e sceneggiatrice dello spettacolo, poetessa e violoncellista, ma soprattutto sorella simbiotica, solo di qualche mese più grande, presenza angelica e mente lucida.

«Quella che si vedrà - ci anticipa- è una versione teatrale del libro di Marco. Saranno le sue parole a prendere vita e a portarci dentro l'esperienza autobiografica. Quando siamo stati al Parenti di Milano, è andata in scena una sorta di reunion con gli altri componenti storici dei Bluvertigo, ma al Vittoriale, spazio più classico, Marco parlerà, tra le altre cose, della sua venerazione per Johann Se bastian Bach, che per lui è un ingegnere avanguardista, fondamentale per tutta la musica a seguire. Con Marco ci saranno due strumentisti, perché in fondo sono sempre le note a scandire tempi e ritmi di questo nostro viaggio nel tempo e nello spazio».

Qual è il rapporto tra Morgan e D'Annunzio?

«Fin dai tempi del liceo classico, a Marco il Vate è sempre piaciuto. Rappresentava il poeta, l'inventore della lingua, il creativo per eccellenza. Ad attrarlo era il D'Annunzio leonardesco, eclettico. Non solo, l'uomo che vive e interpreta l'arte in ogni suo gesto».

Fratello e sorella, un legame di sangue, ma anche un sodalizio intellettuale, par di capire.

«Certamente. La vita ci ha unito anche passando attraverso il dolore. Ma del lutto noi non abbiamo fatto una bandiera nera. n lutto può trasformarsi anche in una linea di forza, in una sensibilità matura. Con lui esiste un confronto continuo e quello che si racconta nel libro è anche la mia storia>>.

A proposito di libro, oltre che alle due figlie, alla sua ex moglie Asia Argento, a Bach, a Maria De Filippi, Morgan lo ha dedicato a se stesso, e fin qui ci sta, ma anche a Gesù di Nazareth.

«E allora? Ha scritto pagine intense sulle sue partecipazioni alle messe cantate, su Cristo che lui non vorrebbe più vedere crocifisso. Gliele consiglio».

 

Nino Dolfo

 

{aridoc engine="google" width="100%"}images/2015/morgan-corriere-della-sera-brescia-02072015" target="_blank">Sfoglia PDF

 

Fonte: Corriere della Sera - Brescia del 2 luglio 2015

Intervista a Morgan e Andy di Allinfo.it al concerto del Primo Maggio 2015, parlano del nuovo singolo inedito Andiamo a Londra e del futuro dei Bluvertigo

 

di Luigi Bolognini

 

Stasera al Parenti il lavoro che il cantautore ha tratto dal suo libro, appena uscito da Einaudi, ospiti gli altri quattro dei Bluvertigo
LE autobiografie servono a mettere la propria vita in scena davanti a tutti. Ma Marco Castoldi, ben più noto come Morgan, va oltre. Dal suo Il libro di Mor-gan, che, corredato del sottotitolo scandaloso di ordinanza in questi casi ( Io, la musica, l'amore, gli stronzi e Dio) èuscito a novembre per Einaudi ha ricavato uno spettacolo, stasera in anteprima al Parenti.

 

Che spettacolo, Morgan?

"Siccome il libro parla di vita, volevo farlo vivere. Così ho deciso di metterlo in scena coi personaggi di cui scrivo, che interpreteranno i passi del libro che li riguardano. È un'idea ispirata al romanzo Icaro involato di Queneau: un uomo scrive un romanzo il cui protagonista, Icaro, evade dal manoscritto e gira per Parigi. Io faccio lo stesso coi personaggi del mio libro. Certo non tutti: cambieranno a seconda di disponibilità e impegni. Oggi ci saranno Andy Fumagalli, Sergio Carnevale, Marco Pancaldi e Livio Magnini, cioè i Bluvertigo, la mia ex band: oltre a recitare suoneremo anche le nostre canzoni, da Altre forme di vita a La crisi, spiegateecontestualizzate ".

 

Ci sarà mai una reunion in pianta stabile?

"Sì. Non so i tempi, ma ci rimetteremo assieme sul serio: non vogliamo che le cose restino nel dimenticatoio. Eravamo l'unica band che poteva spaziare dal metal al funky, dall'elettronica al cantautorato, dalla new wave al pop. E loro sono una parte importante della mia vita. Soprattutto Andy, con cui stasera rievocherò il primo concerto visto assieme. I Depeche Mode, a 15 anni: lui telefonò a mia madre perché mi permettesse di andarci e per rassicurarla camuffò la voce fingendosi suo padre. Lei ci cascò".

 

Che altro succederà stasera?

"La messinscena vivrà di supporti multimediali che selezionerò da una consolle. Quasi un djset sulla mia vita. La massa di materiale è clamorosa: file audio, anche registrazioni di quando avevo 6 anni tratte da vecchie cassette digitalizzate, filmati, foto, manoscritti delle canzoni che scrivevo da ragazzo, e pensi che a 17 anni ne avevo già composte 300. Quasi tutte in inglese: in italiano scrivevo malissimo, ho imparato solo dopoaverletto Il mestiere di vivere di Pavese. E ci saranno anche musiche inedite, scritte apposta, ispirate a Bach".

 

Perché Bach?

"Mi piace la sua ritualità. Scriveva musiche sacre, e io ho cercato di dare un finale diverso alla messa. Ma niente di sacrilego, non si preoccupi: alla messa sono affezionato, è lì che ho imparato a fare spettacolo, capendo che un concerto vive appunto di ritualità, di cerimonie. Il primo momento in assoluto in cui sono stato protagonista è stato proprio a una messa: avevo cinque anni quando, terminata la funzione, sul piazzale cantai un pezzo di Elvis Presley. La gente mi applaudì, qualcuno mi regalò dei ghiaccioli. Lì intuii che potevo attirare l'attenzione ed essere anche pagato per questo".

 

A breve però dovrebbe uscire un suo disco su Beethoven.

"È un'altra storia. Il regista Gabriele Russo ha portato a teatro un adattamento di Arancia meccanica scritto da Anthony Burgess, l'autore del romanzo, e mi ha chiesto di reinterpretare le musiche. Cosa che ho fatto guardando più alle sonate che alle sinfonie, trasfigurandole per orchestra. Ci ho aggiunto Il gioco del cavallo a dondolo di Roberto De Simone e l'ho forzato nel quarto movimento della Nona, creando quasi un mostro. Ho cantato il cantabile della Pate-tica e sostenuto il "sostenuto" del Chiaro di luna. Ilrisultatoè ipermoderno".

 

Più in là forse tornerà a "X Factor". Ma di questo non le chiediamo nulla. Contento?

"Da matti, grazie! Non ne posso più che tutti mi chiedano sempre di quella roba".

 

Fonte: milano.repubblica.it

 

Comincio l’intervista in milanese: sì, il dialetto.

Lo faccio perché il cantante Morgan gli ha dedicato un intero capitolo del libro che ha appena dato alle stampe. E poi perché voglio vedere se riesco a spiazzare lui, il giudice più vulcanico del talent show X Factor, il re dell’imprevedibilità, l’imperatore dell’assurdo. Dico: «Buongiorno Morgan, come sta oggi?» (vi risparmio l’idioma originale) e lui sta zitto.

Morgan senza parole: quando ricapita? Infatti dopo 30 secondi si riprende e mi risponde in un milanese tendenza Monza. Vabbè, nessuno è perfetto. Il libro di Morgan (edito da Einaudi) ha un sottotitolo che è quasi un sommario: Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio. Duecento pagine dense e sincopate, dotte e struggenti. C’è tutto il Morgan-pensiero. C’è molta nostalgia: dell’infanzia, della famiglia costruita e naufragata e del padre morto suicida. C’è la tenerezza per la madre, che vive a Monza, a 50 metri dalla casa del suo Marco (Castoldi, in arte Morgan). C’è lo struggimento per le figlie. Ci sono anatemi, benedizioni, note (musicali), divagazioni, intemperanze, pazienze. C’è Morgan, insomma.

 

Allora, come sta?

«Sto bene, benissimo. Non capisco perché tutti continuino a preoccuparsi per me».

 

Secondo lei perché lo fanno?

«È come un telefono senza fili. Parte una notizia e alla fine ne arriva un’altra, distorta da mille passaggi».

 

È brutto che una persona si preoccupi per un’altra?

«Dipende. Se lo fa mia mamma, mi sembra una cosa giusta, sacrosanta, naturale: è il suo ruolo. Ma lei non chiacchiera, lei mi vuole bene. C’è gente che parla di me come si fa al bar: dicono cose a vanvera e ci discutono su. Come se mi conoscessero. Non è vero: mi conoscono in pochissimi. Perché tutta ’sta gente invece di preoccuparsi, non si occupa di me?».

 

Che cosa vorrebbe che facessero?

«Occuparsi vuol dire prendersi cura, frequentarsi, telefonarsi, dividere confidenze, avere momenti insieme».

 

Lei su chi conta?

«Su chi fa i conti, il mio commercialista».

 

Dicevo sul serio.

«Esclusa la mamma diffido di chiunque mi dica: “L’ho fatto per il tuo bene”. A meno che non stia parlando dei miei beni patrimoniali».

 

È stato scritto che lei era il giudice più pagato dell’ultima edizione di X Factor.

«Può essere. Non lo so. Io non faccio i conti in tasca agli altri. Credo comunque di essere stato, per il programma, un “valore aggiunto”, nel senso marxiano».

 

Prego?

«Valore aggiunto = qualcosa che esubera. Sì, io sono esuberante. Per quanto tu mi paghi, io ti do di più: gratis».

 

X Factor l’ha fatta soffrire?

«Mi ha dato e mi ha tolto, ho vissuto situazioni ad alto tasso di emozione, ho anche sofferto. Ma poi la tv è veloce: le cose passano in fretta».

 

Scrive che vorrebbe essere lasciato solo, chiuso in casa con il suo pianoforte. Ma c’è un mercato, là fuori.

«Anche Chopin voleva stare solo, ma c’era sempre qualcuno che lo ascoltava e usava il suo talento».

 

Altra parola ricorrente nel suo libro: compassione.

«Bella, eh? La capacità di sentire gli altri. Il guaio è che non si può insegnare, puoi coltivarla in te stesso, non strapparla a un altro».

 

È una benedizione o una maledizione?

«Tutte e due. Sentire gli altri può essere doloroso. Ma se non li senti non puoi creare nulla che arrivi a loro».

 

Lei si sente un escluso?

«Sono un impulsivo. Quando non ho tempo di riflettere con calma vedo tutto in modo distorto e mi sembra di essere buttato ai margini, via. Ma, se ci penso bene, devo ammettere che quasi sempre sono stato “incluso”. Sono uno a cui piacere ragionare, sono molto equilibrato. Per questo posso fare cose fuori dalla norma, perché poi so rientrarci, nella norma».

 

Perché ha così tanto bisogno di dire: “Io sto bene”?

«Perché è vero. Io sono un uomo di 42 anni, completamente “espresso”. Dico quello che voglio, faccio quello che voglio. Sono uno di cui ci si può fidare: perché io so che cosa sia il bene e che cosa sia il male. Sì, sto bene. Se un giorno troverete il mio cadavere in fondo a una scogliera, sappiate che sono stati i servizi segreti. Io non mi ucciderò mai. Perché quando si hanno dei figli è assurdo, non c’è ragione, non si può fare. Io sono malinconico, vivo momenti bui, sto male. Ma sono anche molto attaccato alla vita».

 

Forse perché ha attraversato il lutto per la morte di suo padre: se sopravvivi a un’esperienza così devi essere per forza una persona piena e vitale.

«Avevo 16 anni quando lui si è ucciso. All’inizio è stato un bombardamento di dolore. Mi sembrava di essere immerso in un mare buio. Mi sono trovato lì a dover gestire una persona gracile e sensibile: me stesso».

 

Nel libro lei parla delle sue figlie: Anna Lou, 13 anni, avuta dall’attrice Asia Argento e Lara, 2 anni, figlia di Jessica Mazzoli, ex concorrente di X Factor. Le chiama le “creature”. Un termine struggente.

«Sono come la mia musica. Mi portano vicino all’idea che esista qualcosa che va avanti “per sempre”».

 

Ci sono anche pagine di grande rimpianto per quella che lei chiama “l’unica famiglia che ho avuto”: quella con Asia Argento e vostra figlia Anna Lou.

«Sono pagine struggenti, ma io non mi struggo più. Le ho scritte nel momento in cui vivevo questo grande rimpianto. È tutto vero, ma non appartiene a oggi».

 

Quindi è tornato a dormire in camera da letto? Nel libro racconta di non riuscire più a stare nel talamo nuziale. Scrive che per anni ha dormito sul divano in sala. 

«E continuo a dormire lì perché in camera non c’è la tv. La stanza del talamo è diventato il mio guardaroba. Ci butto dentro le centinaia di vestiti che mi compro, che mi faccio fare e che mi regalano».

 

All’uscita del libro, Asia ha twittato una frase molto dura contro chi come lei e suo padre, il regista Dario Argento, anche lui autore di un’autobiografia, mette in piazza i fatti propri.

«Non l’ho letta. Ma quando ho mandato le bozze del libro ad Asia mi ha scritto che le era piaciuto. Boh, forse deve mettersi d’accordo con se stessa».

 

Che cosa non vuole che si dica più di Morgan?

«Che sono un ritardatario. Non è vero».

 

Mi scusi, ma questa intervista è cominciata con tre quarti d’ora di ritardo. Io ero quella puntuale.

«Vabbè, avevo il tecnico della caldaia, mica potevo farlo aspettare. Ma se facciamo un bilancio fra i miei ritardi e miei anticipi vedrà che non è vero quello che dicono».

 

Nel suo libro fa un elogio all’umiltà. Lei è umile?

«Sì, sono umile, ma non modesto. La modestia è l’atteggiamento intellettuale di chi finge di non avere capacità. L’umile è forte e non ha bisogno di ostentare».

 

Ma lei è uno che ostenta. A X Factor faceva lunghi discorsi, sembrava volesse far sapere tutto quello che sa.

«A me piace condividere. Ho una cosa? Conosco una cosa? La divido con te. Non ostento: regalo».

Fine. Di un’intervista che è quasi sempre rimasta fuori dal solito spartito (niente intemperanze alla Morgan). E per nulla sopra le righe: sommessa, semmai. Quasi sussurrata.

Intervista di Stefania Rossotti

 

{aridoc engine="google" width="100%"}images/2015/morgan-grazia-06012015.pdf{/aridoc}

 

Fonte: "Grazia" del 6 dicembre 2015 e grazia.it

Stasera chiude il suo settimo «X Factor»: con che stato d’animo?

«Rimango uno che in tv si diverte e cerca di far divertire. In tv sfogo la parte di me più ironica, riesco a essere teatralmente più buffo. Poi, certo, tutti hanno una compresenza di stati d’animo, a volte mi sento più introspettivo e in quei momenti la televisione stona perché è contraria a un’intimità che desidero».

Dice di aver partecipato a «X Factor» anche con intenti didattici, per far andare la buona musica in tv: è avvenuto?

«Chi ha orecchie per intendere, intende».

Ci tornerà l’anno prossimo?

«Mi sembra prematuro rispondere, ne parleremo a tempo debito. Da domani penso ai miei concerti e alla mia musica. Voglio pubblicare due album, La musica sentimentale e La musica sociale. Ora ho voglia di dedicarmi a diffondere questa mia nuova dimensione musicale, anche in televisione, se mi inviteranno. E poi ho appena pubblicato un libro che sta andando molto bene».

«Il libro di Morgan», edito da Einaudi: quando l’ha scritto?

«Nell’ultimo periodo, curandolo molto, consegnandolo in ritardo. Non è un’autobiografia, è la mia visione del mondo. Potrebbe intitolarsi “Il mio mondo, dalla politica all’estetica”».

Perché ha pubblicato poca musica, ultimamente?

«Ho potuto permettermelo. Non si deve sempre pubblicare, il mercato spesso non ha bisogno di novità. Ho imparato a essere flemmatico, cauto. Ora però c’è necessità di novità, vedo troppa polvere in giro».

La flemma se la può permettere perché ha fatto molta televisione?

«La popolarità becera non l’ho mai apprezzata. L’ho avuta, ogni tanto, ma non l’ho mai cercata, non faccio le cose per il denaro né per il successo, e non ho fatto la tv per quello. Mi ha dato un bel po’ di svago, però».

Dunque le discussioni accese, gli abbandoni sono solo spettacolo?

«Non è spettacolo, si chiama dibattito. Distinguo la litigata alla Sgarbi, che pure stimo, dal dibattito anche acceso, quello che faccio io. Apprezzo la capacità argomentativa, la vis polemica, la captatio benevolentiae».

C’è curiosità per la nuova musica...

«Ho messo insieme molti generi diversi: musica classica, sperimentale, pop, moderna e antichissima insieme. Ci sono pochi riferimenti a quello che si sente in giro oggi, forse è la cosa migliore che ho fatto. La definirei “Elettrosinfonica”».

A «X Factor» il ruolo dei giudici è dare: ma lei ha preso qualcosa?

«Ho ricevuto tanto entusiasmo, amicizia e modernità, soprattutto nell’ultima fase. Devo ringraziare un programma che mi ha fatto lavorare in un contesto molto contemporaneo».

 

Pierangelo Negri, Milano

 

Fonte: La Stampa dell'11 dicembre 2014

 

{aridoc engine="google" width="100%"}images/2014/morgan-lastampa-11122014.pdf{/aridoc}

E poi mi sono visto in uno specchio e ho pensato: chi è quel pagliaccio?

Instabile e ingestibile? in quest'intervista (e in un libro) Morgan spiega chi è davvero e chi non vuole più essere («Un uomo ridicolo con i capelli arancioni»). Da dove arrivano i suoi dolori. E perché torna sempre a X Factor.

 

MILANO. «Elimino gli Spritz for Five però lascio X Factor per sempre, arrivederci ... Non c'entro più nulla con le derive che ha preso questa trasmissione, vi ringrazio è stato bello» si congeda Morgan nella puntata del 13 novembre.
Per poi tornare in quella successiva, «a volte ritornano» si limita a dire.

Incostante, capriccioso, ingestibile? Marco Castoldi, 42 anni, musicista, popstar, personaggio tv suo malgrado, ha scritto un libro:

ll libro di Morgan - Io, la musica, l'amore, gli stronzi e Dio (Einaudi Stile Libero). Un libro sorprendente dove tra Carmelo Bene, Depeche Mode, Duran Duran, Chomsky e Beethoven, Marco bambino chiede in regalo il sintetizzatore al posto del montone -dove Marco trentenne, lasciato da Asia Argento, torna in Italia e si propone come dj della filo diffusione natalizia di Monza; ma anche dove Marco sedicenne si trova di fronte al suicidio del padre. Un romanzo di formazione doloroso e allegro. E dunque, per tutti coloro che si chiedono chi sia davvero Morgan - rivoluzionario, folle, idealista? - questa è la risposta.

 

Il suo annunciare che se ne va per poi tornare, non è forse una continua messa in scena della fine, una sfida all'epilogo irreversibile?
«No».

 

Perché se ne va allora?

«Essendo interessato alle dinamiche artistiche, alle ragioni estetiche, alla ricerca, mi cadono le braccia quando non le vedo rispettate. Non ho il distacco necessario, quando si dice "sii superiore", ecco, io non lo sono. Non sono superiore alla passione».

 

E perché poi torna?

«La mia priorità è il rapporto coi ragazzi. Non meritano il mio abbandono, sono gli anelli deboli della catena, andandomene danneggerei loro. Distruggerei il loro sogno, quando io sono uno che il suo lo ha realizzato. Oggi faccio quello che voglio, senza costrizioni, senza schematismo. La mia è un'esistenza d'invenzione continua».

 

Nel libro dice: se vuoi diventare una star, devi essere pronto a morire, che significa?

«La vita di palco, la vita di personaggio noto, implica la lontananza dalla vita quotidiana: programmazione domestica, rapporto giorno notte, ordine. Se uno è disposto a rinunciare alla propria vita, può diventare una star. Del resto si sa: le stelle sono morte da milioni di anni».

 

Lei ha rinunciato alla sua vita?

«Spesso mi dimentico di mangiare, di cambiarmi i vestiti, di uscire di casa».

 

Eppure dal libro viene fuori un Morgan combattuto tra l'essere una star e il desiderio di tornare una persona normale. Parla addirittura di vergogna, vergogna di cosa?

«Quando un uomo di spettacolo esce da quell'ambiente e si trova in un mondo di persone normalizzate, diventa - a buona ragione - molto critico. Per esempio, io un giorno mi sono visto nello specchio della banca. Sopra le proposte di finanziamenti c'era questo tizio in pelliccia coi capelli arancioni. Mi sono chiesto: chi è quel pagliaccio?».

 

Conseguenza? 

«Ho pensato: se voglio entrare nella banca non devo essere così, devo scegliere» .

 

Ha scelto?

«Ho smesso di tingermi i capelli di arancione».

 

Cosa c'entra questo Morgan ragionevole, autocritico, con quello raccontato dai giornali?

«Niente. Il primo è una loro costruzione: il personaggio instabile, ingestibile. In realtà io sono il meno divo di tutti, non mi accendo quando si accende la luce rossa. Sono sempre uguale. Il mio compito in tv è (è stato? Sarà?) dire: "Non fate i soldatini, siate autonomi, imparate a dissentire". Bisogna sapere quanto vale un essere umano, bisogna sapere quanto vale un artista».

 

Lei lo sa?

«Nell'arte non ci sono azioni di dominio e di controllo».

 

Chi è Morgan dunque?

«Loro spesso vogliono costruire un personaggio tragico, un mostro. Io non sono tragico. Sono una persona ottimista, vitale, gentile. Se un giorno mi troveranno morto e diranno si è suicidato, sarà una menzogna, ve lo dico già da ora. Da piccolo al suicidio ho assistito da vicino, molto da vicino, e non mi è piaciuto per niente. Io amo la vita».

 

E il dolore?

«Bisogna saperlo gestire, non lasciarlo lì. Mia mamma quando era arrabbiata dipingeva fiori sul muro, e non è mica Leonardo da Vinci. O muori o vivi. E quando vivi, devi vivere a pieno».

 

Nessuna fascinazione per la morte, la perdizione, persino per Satana come vorrebbero far credere alcuni giornali?

«l satanisti sono dei cretini come l'idoletto che adorano. Satana sa dire solo che tutto è brutto, tu tenti di controbattere - è una sedia, può essere utile - e lui risponde che no, è brutto, brutto, brutto. Come un bambino impazzito. Questo è il diavolo».

 

Lei ha conosciuto Marilyn Manson, giusto?

«Marilyn Manson è un brav'uomo. Semplice, tranquillo. Il suo problema è essere una diva che scende le scale, una Wanda Osiris ma con l'allure satanico alla buona».

 

Una costruzione quindi?

«Lui si chiama Brian e io ragionavo: scusate, sua madre come lo chiama?. ''Brian" mi dicevano. E non si volta quando la madre lo chiama? ''No, quando lo chiama la madre si volta", mi rispondevano. Allora anch'io lo chiamavo Brian».

 

E lui si voltava?

«No».

 

Nel libro parla del tempo in cui i Bluvertigo non venivano riconosciuti da nessuno, poi racconta di questi anni, della gente che la ferma per strada: ueee Morgan! Grandissimo! Meglio prima o adesso?

«Rimpiango gli anni dell'invisibilità».

 

Nessuna paura di sparire?

«Leggo interviste di cantanti che dicono: devo fare il nuovo disco. Ogni anno. Come se ci fosse bisogno della loro musica. Fanno sempre la stessa canzone. Il 90 percento dei cantanti italiani fa sempre la stessa canzone»

 

Lei invece ritarda la fine, teorizza la bellezza dell'opera incompiuta, fa passare anni fra un disco e un altro, perché?

«La fine non m'interessa, m'interessa più quello che succede mentre».

 

Cosa è successo tra il suo ultimo disco e questo in uscita?

«Tante cose. Centinaia di pezzi composti, studio, musica, figlie».

 

Che padre è?

«Non rispondo».

 

Cosa fa con le sue figlie?

«Gioco. Si può giocare con le parole, col corpo, con gli stracci. I giocattoli arrivano alla fine. E molti sono solo pezzi di plastica».

 

Teresa Ciabatti

 

{aridoc engine="google" width="100%"}images/2014/morgan-venerdi-di-repubblica-05122014.pdf" target="_blank">Sfoglia PDF

 

Intervista a Morgan su Il Venerdì di Repubblica

 

Fonte: "Il Venerdì di Repubblica" del 5 dicembre 2014

 




Tutti i diritti sono riservati - © 2010-2013 InArteMorgan.it - Copyright. - Contattaci.