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di Edoardo Semmola

 

In scena l’11 settembre al cimitero di San Miniato: Morgan canterà con Cristiano De Andrè, poi Lavia, Baliani, Iaia Forte e l’Ort

«Se non ho più paura della morte è merito di Fabrizio De André, dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, di quella “Collina” da dove i morti ti parlano della vita, del motivo per cui si vive e si muore, del senso. Per questo non vedevo l’ora, e sono dieci anni che ci penso, di cantare queste canzoni in un cimitero monumentale». Morgan è carico a molla: l’11 settembre «mi toglierò questo sassolino dalla scarpa che dal 2005 mi fa male ogni giorno». E sarà alle Porte Sante, tra le tombe di Collodi e Spadolini, Vasco Pratolini e Ottone Rosai, nell’omaggio cantato e recitato a Masters e De André per il centenario della pubblicazione della raccolta di poesie Antologia di Spoon River. Con lui il figlio di De André, Cristiano (sperando che nel frattempo risolva i problemi di salute che gli stanno facendo rimandare alcune date), l’Orchestra della Toscana e — grazie alla collaborazione tra Estate Fiorentina e Teatro della Pergola — un terzetto di attori di prestigio: Gabriele Lavia, Marco Baliani e Iaia Forte voci recitanti delle poesie corrispondenti alle canzoni.

 

Nel 1971 un ispiratissimo De André «riuscì a traghettare come nessuno prima — prosegue Morgan — le poesie in canzoni, l'inglese in italiano, e soprattutto il mondo dei morti in quello dei vivi» realizzando quel capolavoro del cantautorato italiano che era Non al denaro, non all’amore né al cielo, tratto appunto dall’antologia di Masters: meravigliosi racconti di vita narrati dal punto di vista di personaggi sepolti in un cimitero in collina. Dieci anni fa «ho restaurato, come un filologo armato di un microscopio uditivo, e ho portato all’oggi quel disco, senza deformazioni, senza altri intenti che non fossero atti d’amore, realizzando ciò che nessuno aveva mai fatto prima nella storia della musica italiana — prosegue il cantautore Marco Castoldi — ovvero un “remake”». Un anno fa sul palco di Sanremo, al Premio Tenco, «ho coinvolto Cristiano con me nel ricordo di Fernanda Pivano, la co-traduttrice insieme a Cesare Pavese dell’edizione italiana dell’Antologia e co-autrice con De André dell’album, e ci siamo lanciati insieme a cantare Un ottico, forse il brano più complesso di tutti». Tra loro è nata «una grande amicizia, che come tutte le amicizie tra artisti è essenzialmente “di palco”». Cosa mancava? «Mi mancava di fare il tour dei cimiteri: nel 2005 dopo l’uscita del disco ci provai, non me lo fecero fare. Ora, con le Porte Sante, forse siamo all’inizio di un percorso che mi porterà a coronare questo sogno».

 

Ripensa Morgan. Ai suoi inizi: «Fabrizio De André è stato il primo cantautore che, quando ero ragazzino, mi ha fatto capire che la nostra cultura musicale aveva la sua grandezza proprio nella convivenza tra l’alto e il basso, l’intellettuale e il rivoluzionario, il colto e il popolare. Lui poteva farlo perché era contemporaneo, era “vivo” ed era il più grande traghettatore di mondi. Mi ha aperto gli occhi». Morgan e De André (figlio) canteranno le canzoni. Gli attori della Pergola leggeranno le liriche originali del poeta americano nella traduzione di Pavese. La parte musicale sarà affidata all’Ort insieme a una band diretta da Saverio Lanza, chitarrista, compositore e coautore fiorentino di Irene Grandi, Cristina Donà, Dolcenera e altri big del pop italiano. «Sento come una missione nella vita — conclude Marco Castoldi in arte Morgan — comunicare, trasmettere, tenere vivo nel presente il patrimonio immenso della canzone d’autore dei De André, Endrigo, Tenco, che altrimenti l’industria e la cultura musicale di oggi manderebbero in vacca oltre che nel dimenticatoio».

 

Fonte: corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/arte_e_cultura/16_agosto_30/spoon-river-100-anni-porte-sante-a6418cc6-6e8c-11e6-a6d4-6c8a8833d031.shtml




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