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di Carlo Moretti

Il musicista e leader dei Bluvertigo commenta la scomparsa di uno dei suoi eroi musicali: "Il suo suono è inimitabile"

 

Morgan è in una pausa di lavoro ad Amici, il talent di Canale 5. Ha appena finito di rivedere la lezione che ha tenuto su Piero Ciampi e gli altri cantautori, montata per ildaytime del programma. I commenti su Facebook dei ragazzi sono tutti positivi: "Mancava uno come te nel talent, stai portando la poesia in un contesto in cui questi autori non sono poi così noti". Lui è soddisfatto del ruolo: "Qui sono il jolly, di volta in volta faccio ciò in cui mi sento di poter competere, non sono un coach, sono Morgan".

Da musicista e artista sensibile qual è, Morgan accetta di commentare la morte di Prince, uno dei suoi eroi musicali: "Stranamente avevo messo in programma una canzone di Prince per la prossima prova che avevo definito la "prova funky", che faremo però slittare di una settimana: i ragazzi dovevano competere sull'accompagnamento mio di grandi classici della musica soul e funky, una sorta di "vince chi ha più groove"".

Poi è arrivata la notizia della morte di Prince, cos'ha pensato?  
"Soprattutto trovo sia sbagliato che lo si definisca pop, come ho letto in tanti giornali: il grande artista che ha reinventato il pop. Non sono d'accordo: Prince è un artista funk, non pop, questo non vuol dire che non abbia saputo fare tutti gli altri generi. Pop è Madonna, Prince è un'altra cosa, è figlio di James Brown non dei Beatles, anche se ha saputo dimostrare che era molto eclettico. E dal punto di vista della black e della soul music, è stato l'unico che ha saputo sfondare tutti i confini".

Un artista che ha portato Sly Stone e George Clinton dentro il mondo del rock, insomma.
"Direi che ha portato se stesso nel mondo rock, perché se anche suonava la chitarra come un Jimi Hendrix era comunque il più grande chitarrista del mondo, dal punto di vista del frontman con la chitarra. Vorrei sapere chi pensa di poter competere con lui dal punto di vista strumentale. E di più: non era solo cantante e frontman, era il produttore dei suoi dischi. E la cosa fondamentale, quella che ha fatto successo dei suoi dischi negli anni Ottanta, era il modo in cui suonavano, tutti facevano riferimento al suono di Prince. Era considerato d'avanguardia ma come tutte le cose passate alla storia del rock e del pop, ciò che è d'avanguardia diventa punto di riferimento, significa riuscire ad accontentare il gusto del pubblico e allo stesso tempo quello delle menti più raffinate. Era pop nel senso di popolare, capace di essere largo, come si dice con linguaggio televisivo. Molti suoi successi sono stati successi commerciali, da juke box. Nonostante questo era sperimentale, d'avanguardia, un innovatore, un futurista, il suo suono era sempre avanti: si ascoltava il rullante di Prince, famoso per essere il più strano, tutti volevano imitarlo ma era irriproducibile, si facevano dei giri di effettistica pazzeschi senza mai riuscire ad imitarlo bene".

Quanto era avanti rispetto agli altri? Forse quasi venti anni come suggerì il titolo dell'album 1999 dell'82?
"Prince ha lasciato qualcosa profondo come un buco nero. Il suo periodo post-successo, quello che viene definito del declino, non era vero declino ma pazzia inventiva. Quando un genio come lui si mette in testa delle idee sono uniche, innovative e poco condivise. Impiegheremo anni per capire quel suo periodo buio. Il suo disco più bello per me non è il più famoso ma proprio quello che segna la porta verso il declino,Diamonds and pearls, l'ultimo della grandeur. Come i grandi della musica e del romanzo, come il Principe che si era immaginato di essere, Prince si è disegnato la parabola ascendente e discendente. Proprio come fece Bowie, the rise and fall, si merita di aver fatto Prince. E in quell'album della caduta c'è una delle sue più belle canzoni, Come".

E poi c'erano i suoi mitici live.
"Non aveva paragoni. Senza esagerazioni credo che Prince sia stato il più grande performer live di tutta la musica. Io non ho mai visto un musicista suonare la chitarra elettrica così bene dal vivo, da vero guitar hero, rendendo nulla gente come Slash, suonando come un Jimi Hendrix, o il pianoforte come un Jerry Lee Lewis e un Keith Jarrett messi assieme. Mi sembra che sia qualcosa di magico che ha a che fare con l'essere una star. Poi un giorno l'ho visto al basso, il mio strumento, e allora ho detto addio, suonava come Stanley Clark".

Era anche un grande selezionatore di nuovi talenti
"Come tutti i grandi leader, come Elvis, sono grandi personalità non solo per il pubblico ma anche per i musicisti. A Elvis bastavano i suoi gesti, il movimento delle sue braccia, per dirigere il suo batterista e gli altri musicisti. I musicisti che suonavano per Prince suonavano in modo diverso, suonavano per lui".

Il palco sembrava quasi chiamarlo, i 21 concerti di fila a Londra e nell'ultimo periodo i concerti annunciati a sorpresa, il giorno prima.
"Dal vivo non cercava il rapporto con il pubblico ma con la propria musica, perché era la sua quotidianità. Tenere un concerto come qualcosa che si mette all'ordine del giorno, non una cosa strana da fare o da imparare, da fare con prove, impegno, difficoltà. Per Prince la quotidianità della musica è suonarla, non andarla ad ascoltare perché la fanno altri, la musica viene fuori come acqua da un rubinetto, basta decidere di aprire il rubinetto. Una necessità quotidiana come un bisogno fisiologico".

C'era questa facilità ma anche una sofferenza profonda, la sua morte appare in queste ultime ore simile a quella di Michael Jackson.
"Ce l'abbiamo tutti questa sofferenza profonda, la capisco molto bene. E' abbastanza inspiegabile, però la comprendo. E' il risultato della sensibilità estrema, di chi si rende conto delle cose. Le persone particolarmente sensibili sono creativamente molto generose ma trasmettono su loro stessi tutto il negativo che colgono dell'esistenza. La sensibilità per loro diventa un'arma a doppio taglio, può produrre autolesionismo e spesso anche autodistruzione. E' qualcosa di commovente. Ma voglio sperare nel grande sogno che Prince sia talmente geniale che si sia finto morto. E che il mistero si concluda con un punto di domanda".  

 

Fonte: repubblica.it/spettacoli/musica/2016/04/22/news/morgan_ricorda_prince-138221576/

 




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