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MILANO - «Non ci credo ancora». L'incredulità provocata dalla morte di Lou Reed è il sentimento che, in un colpo, ha accumunato milioni di fan nel mondo. Tra cui Marco Castoldi, più conosciuto come Morgan, che solo qualche giorno fa, a «X Factor», si è presentato al tavolo della giuria con capelli ossigenati, occhiali da sole a goccia e giubotto di pelle. Omaggio a Lou Reed, che così suonava sui palchi nel 1974.

Un omaggio che, pochi giorni dopo, potrebbe fare un po’ impressione, ma non a Morgan «perché io Lou Reed lo pratico da sempre. Sono state moltissime le volte in cui mi sono ispirato a lui, l’altra sera era una delle tante. Lo ascolto tutti i giorni: è come se fosse un mio compagno di vita». Preferisco non definirlo «un mito», perché «per me il mito è Andromaca. Ma una connessione c’è, visto che anche lui era solito inizare le sue canzoni con parole come Caroline says, Candy says (Carolina dice, Candy dice, ndr)… era il suo Cantami o Diva. È stato l’Omero del rock». È una fonte d’ispirazione costante, per lui e altri colleghi, come Piero Pelù, che ha parlato di un amore «importante e controverso» e Ligabue, che ha detto: «Lou Reed ha cambiato forma e contenuto della canzone rock. Il lavoro che ci ha lasciato è monumentale».

Per Morgan è stato «un genio». Ma quando il destino li fece incontrare davvero, dal vivo, lui, noto anche per la parlantina affilata e fluente, si bloccò: «La sua immagine era inquietante, enigmatica, imprenetrabile. Provai una forte soggezione e non dissi nulla. Ma lo osservai e mi colpì la sua profonda consapevolezza corporea: da come camminava sembrava muovere un osso alla volta. Sembrava essere il burattinaio di un corpo che non sentiva suo. Lui è sempre stato importante per me e continuerà ad esserlo. La morte non cambierà niente». Ma potendo tornare a quel giorno, cosa gli direbbe? «"Ehi, take a walk on the wild side". Che traduco come: fai un salto sulla mia sponda».

 

Chiara Maffioletti

 

Morgan su Lou Reed

 

Fonte: "Corriere della Sera" del 28 ottobre 2013




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