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Intervista di Stefania Sandrolini a Morgan in occasione del Premio Ciampi 2012.

 

Colto e maledetto: il giudice di X Factor a Livorno scopre un Ciampi inedito e gli dedica una suite

 

Davanti alla Cappella Sistina, non puoi metterti a pensare se Michelangelo aveva inclinazioni sessuali particolari. Allo stesso modo, la vita turbolenta di Piero Ciampi non deve interessarti più della sua poesia». Parlare dell'autore di "Il vino" con Morgan, sabato scorso tra gli ospiti della serata finale del premio dedicato al cantautore labronico, è una vera sorpresa. Conosce tutto del collega toscano e ne ha un'ammirazione sconfinata. Un amore vero che lo ha portato a raccogliere da anni materiale e aneddoti vari e che lo vede impegnato, proprio in questi giorni, nella realizzazione di una suite da 26 minuti intitolata "Il denaro di Ciampi". Un progetto ambizioso, perché, avuto un brano inedito del cantautore livornese, l'ex Bluvertigo, invece di fare una normale cover, ha deciso di inserirne i versi in un'opera a se stante. «Grazie a Enrico De Angelis sono riuscito ad avere un inedito di Ciampi che si intitola "Il denaro" - spiega - Subito mi è venuto in mente che Ciampi è anche il cognome di Carlo Azeglio, ex-governatore della Banca d'Italia, oltre che Presidente Emerito, e di fare un racconto musicale in cui i versi giocano sull'assonanza fra "Chi ero?" e "Piero" e tra l'altro recitano "Com'era pieno di vino Piero" e si perdono fra incastri criptici con il denaro, quello delle banche».
«Ciampi è uno dei più grandi poeti della nostra epoca – continua - Colto, fu uomo dalle parole preziose. Sono affascinato da tutto ciò che fece nella musica, ma anche in tv. Magari, adesso, si potesse portare sul piccolo schermo quello che fu capace di portare lui. Tra tanti, mi viene in mente "Piero Ciampi no" del 1977. Fantastico. Una trasmissione in cui lui recitava brani e poesie e si vedeva solo la sua silhouette
in penombra».

Come Ciampi, anche Morgan ha avuto modo di far discutere del suo stile di vita. «Non ho certo la presunzione di paragonarmici anche se sento molte affinità con lui - commenta - Lui era un genio e come tutti i geni fu disprezzato e spesso vittima di chi aveva interesse a sfruttare la sua sregolatezza. Vista la sua innata tendenza a stare dietro le quinte, forse, tra tutte le sfortune della sua vita, l'unica che ha schivato è quella di non aver avuto sempre tra i piedi i giornalisti».
Una sfortuna che Morgan ha, visto che le sue vicende finiscono puntualmente sui giornali rosa. «Credo sia colpa di una mia certa ingenuità, una fresconeria congenita - ride - Del resto in questo momento, per attirare attenzione, basta non essere allineati. Vivere una vita vera e non un'esistenza virtuale tra le pagine di Internet. Morgan, il mio alter ego artistico, io l'ho sognato fin da adolescente ed è un' espressione vera di me. Non ha nulla a che fare con gli avatar che la gente si inventa in rete. Morgan non è un falso di identità come un nickname inventato da un maniaco che sul web vuole spacciarsi per donna. Morgan è solo un nome d'arte con cui andare in scena, ma sulla scena, poi, inevitabilmente, io ci porto la mia vita reale, quella di Marco Castoldi con le mie ansie e le mie gioie vere».

Ansie talvolta infinite. «Come ebbe a dire il poeta Franco Fortini, solo se accetti il fatto che la vita è orrenda, riuscirai a essere felice» chiosa il popolare giudice di “X Factor” che, fra poche settimane, il prossimo 23 dicembre, compirà quaranta anni. «Non celebrerò questo compleanno in maniera speciale perché, come dicevano Bene o Silvano Agosti, io mi sento solo un'età. Da sempre vivo la vita di un cinquantenne. Fin da piccolo sono sempre stato più vecchio, serioso. Socievole sì, ma con la cravatta». Un regalo speciale per i suoi quaranta anni, però, ci sarà lo stesso. «Avrò il regalo della paternità - confida - un'esperienza meravigliosa da condividere con
lamia compagna».

 

 

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Morgan su Il Tirreno

Fonte: "Il Tirreno" del 29 ottobre 2012

Intervista a Morgan di Sara Faillaci per Vanity Fair n.43 uscito in edicola il 24 Ottobre 2012.

Foto di Fabrizio Ferri. Servizio di Barbara Bartolini.

 

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Morgan su Vanity Fair

 

Vedi anche:

- Foto di Fabrizio Ferri: Morgan nel servizio di cover di Vanity Fair

Parla Carlo Goldstein, maestro concertatore de "Il matrimonio segreto" in scena al Teatro Coccia

 

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Carlo Goldstein su Tribuna Novarese

Carlo Goldstein su Tribuna Novarese

Fonte: "Tribuna Novarese" del 4 ottobre 2012

Intervista di Maria Paola Arbeia uscita il 4 Ottobre 2012 su "La Stampa" a Bruno Praticò, interprete di "Geronimo" ne "Il Matrimonio Segreto" con regia di Morgan.

A proposito di Morgan dichiara: «Ha la gentilezza e umiltà rarissime. Corretto, bravo nella regia, colto. Non ha rivoluzionato il modo registico ma sa dare l'impronta personale»

 

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Fonte: La Stampa - giovedì 4 ottobre 2012

Gaetano Cappa è il nuovo vocal coach di X Factor
di Raffaella Serini

Gaetano Cappa: sarà lui, 43 anni, speaker di Radio24 e produttore musicale, l’unica new entry del nuovo X Factor, la cui sesta edizione, in partenza il 20 settembre su Sky Uno, vedrà schierata la stessa formazione dell’anno scorso: Morgan, Arista, Elio e Simona Ventura al banco dei giudici e Alessandro Cattelan in veste di cerimoniere. Cappa, arruolato da Morgan in persona, sarà il vocal coach della sua squadra «over».
Lei e Morgan siete amici
«Si, ci siamo conosciuti due anni fa durante una ospitata alla radio e ci siamo trovati subito in simbiosi, non solo musicale. Abbiamo un umorismo simile, e adoro la sua passione per i giochi di parole».

Lui ha un bel caratterino…
«Anche io ho la fama di essere stronzo: quando ai colleghi ho detto che andavo a fare X Factor con Morgan mi hanno risposto: “Vi Ammazzate”».

Lo farete?
«Andiamo d'accordo: ci piacciono le stesse cose – come i Monty Pyton - e abbiamo gli stessi riferimenti, dai libri al cazzeggio. Il fatto che ogni tanto, mentre suoniamo, lui se ne esca con “E poi buona camicia a tutti” me lo rende più vicino. E poi c’è l’ukulele

Prego?
«Ci ha unito la passione per l’ukulele: quando il suo si è rotto, gli ho detto: “Ti regalo il mio se vieni nel mio programma”. Ha accettato e così, facendo gli stupidi in trasmissione, ci siamo trovati».

 

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Intervista a Gaetano Cappa

Ma resta a «X Factor»: ultimo anno, poi la musica «Mi hanno sbattuto come un gatto preso per la collottola»

 

MorganROMA - Sono le quattro del pomeriggio, Morgan si è appena svegliato e mormora: «Eh, i melomani. Il mio staff dice che sono gente chiusa, che non accettano idee innovative. Sai che ti dico? Sono dalla loro parte». Marco «Morgan» Castoldi debutta come regista d'opera il 5 ottobre al Teatro Coccia di Novara. Di lui si parla sempre per i suoi «rumori fuori scena», le confessioni sulla droga, il rapporto con la sua ex Asia Argento, spericolatezze e depressioni. È in pista per Il matrimonio segreto di Cimarosa, buffa storia di sposini che non si possono appartenere. Il direttore è Carlo Goldstein, nel cast due vecchie volpi come Bruno Praticò e Stefania Bonfadelli.

Perché è dalla parte dei melomani?
«Rispetto al pop, sono più colti e capaci di criticare. Il melodramma in passato fu dissacrante e rivoluzionario, oggi viene visto come la culla della conservazione ed è un errore. Molte volte i modernisti fanno pacchianate deformanti che non rispecchiano l'autenticità dell'opera. E i melomani fischiano, giustamente».

Che spettacolo sarà?
«Interpreto l'essenza dell'opera buffa e della comicità in uno spettacolo che farà ridere. Userò una tecnica che ho inventato di zoomata, ho creato una doppia scena, come se si vedesse la stessa scena su due piani. Poi vado a illuminare quello che mi interessa».

Perché Cimarosa?
«Me l'hanno proposto. Lo conoscevo per sentito dire, non è così famoso per il pubblico generalista, sarà un bel modo di scoprirlo. Nella sua musica c'è un'italianità spiccata, mi ricorda Rossini per forza vitale e capacità ritmica. Ci sarà molto cinema, non il set di un film ma è come se avessi una macchina da presa che inquadra di volta in volta. Quest'opera ha un'armonia dentro che riesce a infondere in chi ci lavora e in chi la vedrà».

Lei suonava Chopin da piccolo.
«Non sono Gianni Morandi, è il compositore in cui vorrei reincarnarmi con Satie e Scriabin. Alle elementari, come dire, prima la musica e poi le parole».

Sa che è il titolo di un'operina di Salieri?
«Ma dai! Negli anni 70 componevo musica prima di scrivere. Ti stordivano con la pedagogia. Io ruppi il muro del solfeggio. A scuola andavo con la carta pentagrammata, mi mettevo all'ultimo banco e a 12 anni scrivevo un Quartetto d'archi. La prof di musica convocò mia madre, turbata perché scrivevo dissonanze alla Stravinskij. Mamma mi portò a Milano per analizzare i test sul quoziente intellettivo e da una compositrice giapponese per capire che tipo di bambino fossi. Ero visto come una scimmia, una cavia di laboratorio».

Poi dalla classica si allontanò.
«Mai abbandonata, ero preso dai Depeche Mode, tutto basato sul sintetizzatore. Mio padre me ne comprò uno a patto che continuassi a suonare Chopin. Un'unione necessaria, la classica e il pop».

Avere la Scala a due passi...
«Si dovrebbero dare una mossa, soprattutto in termini di nuovi artisti».

L'ultima volta che c'è andato?
«Anni fa, per un concerto di Eugenio Finardi».

Come fa a giudicare allora?
«Classica e opera vanno avanti sulle loro belle gambe, l'ambiente accademico ha un grande materiale ma fa di tutto per ucciderlo, arroccandosi su se stesso. Oggi la funzione della lirica qual è se non quella di riproporre il passato? Invece dovrebbe essere occasione di sommossa».

Ma lei da che parte sta?
«Sono uno che ama il bello e cerca di fare l'equilibrista».

Sarà accolto da pregiudizi o tappeti rossi?
«L'una e l'altra cosa. Prendetemi per quello che non sono: ignoratemi. Sto cercando di uscire dalla tv, non ne posso più, un mondo ossessivo, morboso, dominato dalla pubblicità che crea mostri di marketing, mi hanno sbattuto come un gatto preso per la collottola, uno strumento in mano loro. Ti pagano due euro e ti dicono di essere contento perché diventi famoso».

Ma se la pensa così sulla tv allora farà ancora «X Factor»?
«Per quest'anno sì, in futuro credo proprio di no. Non posso stare in quel banchetto a dire cretinate. Prima la tv la frequentavo in modo saltuario. Mi ha allontanato dalla musica».

Perché i suoi colleghi a un certo punto vogliono tentare la carta della classica, a parte De Gregori a cui sta bene raccontare il mondo in tre minuti?
«De Gregori è un finto modesto, gli piace la parte di quello che non vuole strafare. Io e Battiato veniamo dalla classica. Poi c'è stato Dalla, il Venditti sinfonico. A volte è l'invidia del pene, un complesso di inferiorità, ma non lo dico con cattiveria. I miei cd sono pieni di citazioni di Mahler, Debussy e Vivaldi».

Allevi dice d'essere il redivivo Mozart.
«Non il redivivo Morgan?». Ride. «Pensavo che fosse il redivivo Richard Clayderman».

Valerio Cappelli

15 agosto 2012 | 10:04

 

Fonte: corriere.it

 



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