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La tivù lo mise al bando, ora lo ripesca. Lui: "Sono di nuovo frequentabile"

LUCA DONDONI

MILANO
Morgan (2010)In termini di ascolti la finalissima di X Factor 4 di martedì è stata la peggiore di sempre. Neppure all'epilogo lo show ha raggiunto uno share soddisfacente: una caduta ancor più fragorosa per la presenza di superospiti strapagati e per un grande battage promozionale. La trasmissione si è portata a casa due milioni e 704 mila spettatori, il 12,3% di share. Un disastro. A tarda notte, alla conferenza stampa della vincitrice Nathalie Giannitrapani, Francesco Facchinetti sapeva che ai piani alti di viale Mazzini si stava tenendo una riunione per decidere il futuro del programma. Ma il presentatore sembrava avere la sfera di cristallo: «Secondo me X Factor 5si farà - ha detto - e dico che i giudici dietro al tavolone saranno Elio e Morgan. Le trattative con la Rai sono già a buon punto e procedono bene». Chiamiamo Morgan alle 15 e 10 di ieri. Si è appena svegliato ma risponde volentieri.

Facchinetti ha detto che l'anno prossimo lei e Elio sarete i giudici di X Factor, affiancati da Mara Maionchi e da un quarto da decidere. E la famosa intervista sull'uso di stupefacenti, il Festival di Sanremo che cancellò la sua esibizione, gli strali di chi la riteneva l'incarnazione del male? Tutto perdonato?
«Immagino di sì. Era ora che si rendessero conto che quell'intervista era stata solo una strumentalizzazione. Sto ancora aspettando che quel giornale produca il nastro con la registrazione dell'intervista, ma ormai so che non esiste. Sono stato per qualche mese in Purgatorio, ora sono di nuovo frequentabile. Se la Rai chiama e mi propone X Factor, accetto volentieri anche perché, quando sono stato ospite di questa edizione e ho suonato al pianoforte La sera, mi hanno detto che ho fatto il picco d'ascolti. Picchi mai raggiunti nelle varie puntate di quest'anno».

Qualche settimana fa gli autori del programma hanno fatto un sondaggio per stabilire chi fosse il giudice più amato dal pubblico in tutte e quattro le edizioni. Ha vinto Elio. Che ne pensa?
«Mi sembra una c... pazzesca. Gli autori hanno pensato questa buffonata solo per dare un po' di brio a una trasmissione che languiva».

Ci dica almeno quali sono stati i momenti che ha apprezzato di più e quelli che ha apprezzato di meno in X Factor 4.
«Il momento migliore è stata la mia esibizione. Il peggiore? Trovo pazzesco l'uso dell'handicap al posto del talento. Non si possono usare i casi umani per fare ascolti. Quello di Stefano è stato un uso improprio di una deficit fisico per il quale quel ragazzo è stato messo nel mirino. Quando mi si dice che si vuole fare la televisione “aperta”, quella che dà a tutti la possibilità di esprimersi, mi viene da ridere. Lo dico e lo sottolineo: c'è stata una scivolata autorale incredibile, uno spettacolo pietoso».

Almeno le sono piaciuti gli effetti speciali e le scenografie? Lo show a casa l'hanno visto in pochi ma, come ha detto Elio: se lo vedi dal vivo ti rendi conto che c'è gente in carne e ossa.
«Gli effetti speciali non servono a nulla se dietro non c'è un'idea. Mi lasci pensare (venti secondi di pausa, ndr): Elio si è fatto prendere dalla situazione. Capisco che, quando lavori in un programma, ci siano dinamiche che da casa non si possono nemmeno immaginare ed è giusto che lui le abbia vissute accalorandosi. Per quanto mi riguarda, a me interessa la musica. Del resto, degli ammennicoli, delle luci della ribalta mi frega niente».

Ci si chiede come potrà essere la convivenza fra lei e Elio che, quest'anno, l'ha pure un po' presa in giro con il travestimento della prima puntata: aveva una parrucca «da Morgan».
«Elio può fare quello che vuole e poi sa come far ridere. Se la Rai e Magnolia mi vogliono sanno dove trovarmi».

Fonte: lastampa.it

 

Ricomincio da zero con uno show in Rai.
Dopo sei mesi «in punizione» Morgan torna protagonista sul piccolo schermo
di Barbara Mosconi

Morgan a casa sua. Uno spartito di Bach appeso alla tastiera, il testo della Costituzione in mano e un iPad dove ha registrato questo e quel brano, anche una canzone futurista degli anni ’30. Morgan si butta sul divano, afferra una chitarrina e dice: «Mi sto dando all’ukulele, che è veramente il futuro!».
E’ la fine del 2010, la fine dell’esilio televisivo. Un esilio imposto dopo che mesi fa Morgan aveva confessato in un’intervista l’uso di cocaina a scopi «curativi». Era stato allontanato dalla tv, da alcune piazze, da varie persone. Ma ora Morgan riappare in molteplice versione: in giuria a «X Factor» (nella puntata «nostalgica» del 9 novembre), a «Le invasioni barbariche» su La7 e molte altre ancora.

Come si sono create le condizioni per il suo rientro in Rai?
«In realtà avrei dovuto fare altre due edizioni di “X Factor”, ma per via di un’intervista non gradita sono stato ingiustamente rimosso. Comunque non ci sarei stato per mia volontà»
Non voleva tornare a «X Factor»?
«Non trovavo più interesse nel farlo. Non sono una persona che vive di apparenze e soldi. Per comprare i libri o l’iPad non ci vogliono tanti soldi»
Ma non le manca il programma?
«Di fatto ero stato io il direttore artistico di “X Factor”, avevo fatto tutto, avevo deformato il format».
Cosa ha deformato di «X Factor»?
«Ho creato un po’ di interesse per la musica, ho fatto cantare a Silver “Giornali femminili” di Luigi Tenco. Ora tutti stanno facendo brani di cantautori».
Ossia brani difficili in un programma pop.
«Non si poteva trasformare “X Factor” in un corso universitario, ma io rimanevo legato alle problematiche musicali. Nel daytime ho fatto lezioni di musica mai andate in onda».
Cosa l’ha indotta a tornare per una puntata tra i giudici?
«Il solo pensiero mi ha dato grande ilarità. Cantare con Elio le canzoni di Battiato, ecco il motivo del ritorno».
Quest’anno ha seguito lo show?
«No, non so nulla di “X Factor”».
Non era interessato o temeva l’effetto nostalgia?
«L’ho fatto per non avere argomenti di contestazione, per evitare di fare una polemica stupida e inutile sui concorrenti e sui giudici. Però ho seguito i commenti degli altri».
Gli altri chi?
«Amici, parenti, i miei musicisti, la gente che guarda. Conosco i concorrenti tramite l’opinione degli altri».
E che opinione si è fatto oggi?
«Che Nevruz è bravo. Allora ho detto: diamogli un brano che piace a lui, “darkettone”, uno dei Depeche Mode».
Aram Quartet, Becucci, Mengoni: nelle prime tre edizioni tutti i vincitori erano della sua squadra.
«Ho vinto tutto, ma loro non hanno venduto dischi perché i discografici non sono in grado di lavorare».
Marco Mengoni ha venduto…
«Sì, ma quanto sarebbe diverso se non formassero solo dei burattini che accettano le decisioni autoritarie e le canzoni orrende dei discografici!».
Di quale concorrente è più orgoglioso?
«Dei Cluster, della prima edizione: sono musicisti bravissimi».
Quanto la paga la Rai per stare a casa?
«Bisogna proprio far arrabbiare gli italiani? Comunque il direttore di Raidue, Massimo Liofredi, non aveva intenzione di lasciarmi a casa. Infatti ora farò una trasmissione su Raidue».
Tornerà con un programma suo?
«Sì, Da fine novembre, il sabato pomeriggio. Si chiamerà “Decadenza”: sarà di musica e cultura generale. Io faccio “l’uomo dell’applicazione”, l’icona. Un programma pop e giovanilista».
Allora chi è che non la voleva?
«Non si può sapere: il periodo, l’epoca, magari non mi volevo io. Comunque tutto è finito bene, una serie di accadimenti positivi hanno ridato un po’ di serenità alla vicenda».
Altre reti però la volevano…
«Tutti. Victoria Cabello, Mtv, persino le Iene».
Nel frattempo è ospite fisso a «Le invasioni barbariche» su La7. Non aveva un’esclusiva con la Rai?
«Ho scritto una lettera alla Rai: “Se non mi date una risposta entro 20 giorni faccio cadere l’esclusiva”. Loro non hanno neanche ritirato la raccomandata…».
Che cosa rimane oggi della sua confessione sulla cocaina?
«Non voglio parlarne, vorrei superarla, non può essere la costante. Non è interessante, è una seccatura».
Ha detto: «Dopo la bufera ho capito chi sono gli amici». Chi sono?
«Celentano e Claudia Mori, Simona Ventura, Liofredi, Fossati, quelli che mi offrono la possibilità e mi difendono di fronte a un mondo “pecoronico”».
A Sanremo ci pensa ancora?
«Come cantante? No! Quel Morgan è passato, è morto, l’hanno ucciso. Ci penso come direttore artistico!».

 

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Il musicista racconta pregi (e difetti) del tablet come strumento musicale professionale. E consiglia a Wired.it un sacco di App

 

11 ottobre 2010 di Gianni Sibilla

 

morgan 05 2010

Inizia a parlare piano, ma poi si infervora: Morgan è da sempre uno sperimentatore in musica, ma l’iPad è la sua ultima passione tecnologica, la sua croce e delizia. Dopo avere chiacchierato con Jovanotti a proposito di Ping, Wired.it continua a raccontare i musicisti e il loro rapporto con la tecnologia. E non potevamo non parlare Morgan, che non si separa mai dal suo iPad, soprattutto in concerto. Lo abbiamo raggiunto al telefono e in sottofondo sentivamo i suoni del suo tablet e di tutte le applicazioni musicali di cui ci stava parlando, che - ci rivela - sta usando anche per incidere il suo nuovo album di canzoni inedite.

Da quando usi l’iPad per fare musica?

In realtà mi sembra di averlo inventato e pensato io... Ho iniziato con l’iPhone, usandolo durante i concerti come se fosse un sintetitizzatore e un sequencer, facendo dei loop in tempo reale del pianoforte. Tra i due o tre problemi gravi che ha l’iPhone, c’è quello che è troppo piccolo, bisogna avere le dita di un chihuahua, e il fatto che è un telefono: ogni tanto mi arrivavano delle chiamate sul palco. Quindi per me l’iPad è perfetto, da questo punto di vista: un iPhone più grande e senza telefono. E le applicazioni musicali che hanno sviluppato di conseguenza sono commisurate non tanto alle dimensioni, ma al fatto di poterle suonare davvero.

L’impressione che si ha, usando le applicazioni musicali dell’iPad, è quella di giocare. Non sono quindi dei giochi, per te?

Assolutamente no. Sono ben altro: sono degli Open Sound Control. Ti portano a suonare una musica diversa e interessante. La madre di tutte le applicazioni musicali è Bloom di Brian Eno. Spesso i software musicali sono complessi, con troppi parametri: invece la semplicità paga, e Bloom lo dimostra. Ti permette di giocare, ma anche di fare musica seriamente, agendo sui “mood”, concetto su cui Eno lavora da anni. È come Alice nel paese delle meraviglie, che non è solo un libro per bambini, anche se lo si può leggere in quel modo. Bloom lo può suonare chiunque, in molti modi diversi.

Cosa trovi in applicazioni come queste?

Io cerco l’organicità nella musica. Bloom, per esempio, produce suoni randomizzati e fluidi che sui rigidi sequencer tradizionali sono difficili da ottenere. Per me la musica è costituita da nubi, da oggetti di varia natura e qualità presi ovunque, senza preoccuparmi del tempo metronomico o della tonalità. Per me è perfetto un mondo sonoro come quello prodotto dall’iPad: le applicazioni musicali vanno tutte in queste direzione, facendole deragliare dalla tradizionale centricità tonale.

Quali altre applicazioni usi, oltre a Bloom?

AMG: sembra un programma di matematica, perché usa algoritmi e oscillatori, ma con una bellissima grafica. Poi SrutiBoox e Droneo, che sono dello stesso sviluppatore: sono generatori di armonici.

 

È un fenomeno di fisica acustica che attraversa tutta la storia della musica, da Pitagora a Strauss, passando per Mozart, e che con l’iPad finalmente si può spiegare anche ai bambini. Poi ci sono le applicazioni che sono tool musicali, che hanno un aspetto pratico e che vengono usate dai fonici per analizzare lo spettro sonoro, per misurare i decibel, per accordare... O Audio Palette, a cui ha contribuito anche Brian Eno, molto bella e seria: ti permette di importare i tuoi campioni e rielaborarli tramite un’interfaccia grafica che ti fa interagire con diversi loop. È perfetta per fare i DJset. O ancora iShred, che è la migliore applicazione per le chitarre, la uso per fare i suoni dal vivo. E poi le applicazioni della Sonosaurus, con cui ho campionato il mio clavicembalo, o ancora Band Simulator, che ti permette di simulare il suono di un power trio, e Kepler’s Orrery, una rappresentazione sonora del sistema solare.

Quali i sono i limiti dell’iPad come strumento?

Credo che il mio utilizzo artistico dell’iPad non abbia niente a che fare con le intenzioni originarie di chi l’ha costruito. Uno dei rischi di queste applicazioni è appunto che sono “open sound control”, metti in giro lavori che non sai dove vanno a finire, magari in qualche banca suoni da qualche parte sul Web. È come fare l’intarsiatore: se mi dai un pezzo di legno, io lo intarsio. Poi però me lo togli e me ne metti in mano un altro. Ogni tanto mi sembra di lavorare per altri senza saperlo. Poi non c’è nessuna applicazione che ti permetta di cantare sui loop che hai elaborato. La farò io, mi sa.

Quale parte della tua musica si presta meglio all’interazione con le musiche generate dall’iPad?

Sto scrivendo un album, con l’iPad. È molto bello: come dicevo ha una sua organicità, è naturlistico, è ambient...

 

 

Fonte: daily.wired.it

 

Ha letto le dichiarazioni del sindaco Tosi stupito, arrabbiato e infine indignato. Morgan ha la coscienza a posto del musicista libero che non teme il confronto, dell'uomo sincero che conosce bene i propri antagonisti.
Dunque, Morgan, niente concerto a Verona. Il suo comportamento sarebbe «un esempio negativo», secondo le parole del sindaco.
Per prima cosa vorrei dire che non accetto lezioni da un signore come Tosi con la fedina penale sporca. Non accetto che lui, condannato in via definitiva a due mesi di reclusione per propaganda di idee razziste, dica che i miei messaggi sono diseducativi. Mi sembra assurdo: è lui che ha violato la legge; è lui a essere stato condannato da un giudice. Io sono pulito, sono incensurato. E poi come si permette di impedire ai cittadini liberi di assistere a un mio concerto? Per quel che ne so, non è mai stata data una risposta, nè positiva nè negativa, ai promoter che avevano fatto richiesta del Teatro Romano per il mio spettacolo.
Cosa le dispiace di più?
Di non poter suonare. E di dover rispondere a persone come Tosi che non hanno nè seguito nè capito tutto il dibattito che è seguito alla mia intervista su "Max". Se il sindaco dice che io mi sarei vantato di fare uso di cocaina, allora non ha capito nulla. È stato un dibattito farmacologico, non un vanto. La mia posizione l'ho ribadita anche a "Porta a Porta": ho denunciato una debolezza. E per questo sono stato attaccato; d'altra parte succede così: i cattivi attaccano i deboli.
Il sindaco Tosi ha ribadito anche che «la colpa grave è stata dichiarare pubblicamente (l'uso di cocaina)... Se uno sniffa in privato, non è un problema che ci riguarda...».
Ecco, questo è proprio un ragionamento da idiota, nel senso greco del termine: cioè di chi fa in pubblico quello che invece dovrebbe fare in privato, come andare al bagno. Con un ragionamento del genere, mi dispiace, Tosi ha svelato la sua pochezza. Mi chiedo: perchè dovrei discutere con una persona di tale levatura? Vi rispondo come ho risposto a chi mi chiedeva di Belen Rodriguez, se poteva condurre il festival di Sanremo dopo la confessione dell'uso di cocaina: ma chi è Belen? Nel caso di Tosi non posso in realtà dire che non so chi sia: so che è un primo cittadino che non riesce a stare al di qua della legge, visto che è stato condannato.
In realtà viene chiamato «sindaco-sceriffo»...
Cosa?!? Lui è bollato, per sempre: lo ha detto un tribunale. Proprio lui che come sindaco dovrebbe dare l'esempio... E invece impedisce a me di lavorare. Lo sa che sta andando contro due articoli della Costituzione, quelli che sanciscono il diritto al lavoro? Io sono un musicista e questo è il mio mestiere. Non ho mai incitato alla violenza e tantomeno all'odio razziale. Sono moralmente ligio e rispettoso di qualsiasi persona. Nella mia vita non ho mai fatto violenza a nessuno. Come diceva Martin Lutero: "Dove c'è musica, ci sono gli angeli".

 

Fonte: larena.it

Dalle dipendenze alla battaglia con Asia Argento per l’affidamento della loro bambina. Per Morgan le risposte vengono dal passato: da madri possessive come la sua o da padri assenti come quello della ex. E ora che il papà è lui? «Soffro da morire, ma mia figlia è una "giusta"»

 

 

Morgan - Foto di Donata Clovis (2010)Sono in Brianza, a caccia dell’hotel in cui incontrerò Marco Castoldi. In arte, Morgan. Casa sua è territorio “off limits” da quando è successo il fattaccio, cioè l’intervista, uscita a febbraio, in cui ha dichiarato di fare uso di stupefacenti per combattere la depressione. Anche la sua vita da quel giorno è cambiata. Nell’albergo la situazione che trovo non è delle migliori. Morgan è di pessimo umore, forse è stanco. Un giornalista gli ha appena chiesto se La sera, il suo brano escluso dall’ultimo festival di Sanremo, fosse un lento e lui se ne è andato via (per la cronaca, la canzone è stata tra le più scaricate del web e lui la eseguirà dal vivo nel tour con la Ensemble Symphony Orchestra). Quindi, la nostra conversazione si svolge a tarda sera, quando l’umore è decisamente più disteso. È Morgan che inizia: «Oggi pomeriggio ho fatto un quadro. È su più livelli, quasi una canzone disegnata con i pennarelli. I primi segnali di creatività li ho mostrati proprio disegnando...».

Perché hai smesso di farlo?
«Mia madre non mi ha mandato al liceo artistico per un motivo pratico: abitavamo a Muggiò, avrei dovuto prendere l’autobus per Milano. Lei non voleva che crescessi, voleva tenermi bambino e un bambino a 14 anni non va da solo a Milano».

Possessiva?
«La scelta descrive bene il suo carattere e il suo rapporto con me. Ma credo fosse possessiva come tutte le madri».

Oggi come sono i rapporti tra voi?
«Uguale. Credo che la maggior parte delle dipendenze abbia a che fare col rapporto con la madre, che non capisce che deve emancipare ed emanciparsi dal figlio. Ma l’ho citata abbastanza, non voglio che si “inquini” ogni volta che legge una mia intervista. Chissà quante cattiverie le dicono anche solo quando va a fare la spesa...».

Con suo padre, invece, che rapporto aveva?
«Era spericolato, mi ha dato in mano la macchina a 14 anni. Avevo sette anni e ricordo ancora una signora, nel nostro condominio, che camminava col bastone e mi diceva: “Di’ a tuo padre che è una bella persona, retta e onesta...”. Certo, era anche violento, una volta mi ha spaccato una chitarra in testa, poi, però, è tornato a casa con una nuova. Questi, in psicologia, si chiamano doppi messaggi e, prima o poi, ti fanno andare in tilt».

Sta riflettendo ancora sulla sua infanzia?
«Non la idealizzo. Trovo sbagliato pensare di non poter avere parole di biasimo nei confronti dei propri genitori. Credo che una nuova capacità di indignarsi possa permettere di amarli di più e renda tutto più reale».

Lei ha dichiarato: «Mia madre dice che mi devo volere bene, ma come faccio, se non me ne vogliono gli altri?». «Le persone esistono per la relazione che hanno con gli altri. Non abbiamo senso singolarmente, io credo nella centralità dell’uomo, ma in quanto parte di una società in cui si sta insieme. Voler bene agli altri è il primo passo per voler bene a se stessi, non il contrario». Concentrarsi sempre sull’esterno, però, porta a perdersi...
«Io sono annullato, non esisto, sono trasparente. Ma non mi interessa, ne ho fin sopra i capelli di me...».

Quindi si evita?
«Non ho un gran rapporto con me stesso, però ho altri pregi: per esempio sono uno che si impegna al massimo. A X Factor ho fatto moltissimo per personalizzare il programma. Ho dato allo show un’istintiva voglia di proporre un modello di riferimento poetico. Un artista ha il compito di garantire che non si scenda mai sotto una certa soglia di bellezza. In questo momento, invece, siamo in una situazione umiliante».

Lei è andato anche nella trasmissione di Michele Santoro a urlarlo...
«Volevo oppormi all’orrore e ho visto andare tutti in tilt».

Però non farà parte della quarta edizione di “X Factor”...
«Ho vinto tre volte, potevo sedermi ancora dietro al banchetto? L’ho detto: “Torno, se mi fate fare il direttore artistico”. Ma è stato il mio modo per farmi una ragione del fatto che ero fuori dai giochi».

La sua intervista-scandalo non ha alcuna responsabilità?
«No. Penso solo di fare paura, quello che faccio è pericolosissimo per un dirigente della Rai. Il paradosso è che il televoto mi ha sempre premiato e questo significa che la mia non è un’utopia, il mio senso di bellezza vende. Mi piace pensare che il pubblico sia al mio livello: se canto Tenco in prima serata, è perché sono certo che tu lo possa capire. La trovo una visione più accettabile rispetto a quella di chi dice di “stare bassi” di livello».

Come si sente rispetto a sua figlia Anna Lou e alla battaglia legale che sta facendo con Asia Argento per il suo affidamento?
«Mia figlia ha bisogno di un padre. Sarebbe bello che si pensasse che, se sto bene, lo sono a tutti gli effetti, invece di provare a togliermi la patria potestà per ragioni idiote. Asia, come molte donne, non ha mai considerato suo padre: magari il suo sarà stato assente e ora lei vuole togliere me ad Anna Lou. Vorrebbe portarsela via, l’ha trascinata in America appena nata, fregandosene di me. Considera la bambina un oggetto in suo possesso, come una borsa. Non doveva mettere al mondo figli, se non è risolta lei in quanto figlia. Sono stato io a volerla, ma anziché essere io a portare Asia in alto, è stata lei a trascinarmi in basso».

L’accusano di non essere un padre abbastanza presente.
«Che cosa devo fare se Asia si è sposata con un altro? Da un punto di vista processuale, non le hanno fatto mettere la figlia sul passaporto e il giudice che ci ha provato è stato ricusato. Io ho ancora l’affidamento congiunto: potrei andare a Roma con la polizia, ma non lo faccio. Aspetterò che si calmi. Io penso alla bambina. La mia è una figlia adattata di una madre cattiva e questa cosa mi sta facendo morire. Quando viene da me, Anna Lou mi dice che con me può parlare, mentre della madre ha paura».

Da quanto non la vede?
«Da Natale, ma so che è un momento. Mia figlia è una “giusta”, non è una cattiva, non farà la fine dei sadici Argento».

È in tour con l’Ensemble Symphony Orchestra e sarà al Festival Gaber di Viareggio: come sorprenderà il pubblico?
«Mi esibirò da solo e in duetto con Franco Battiato. Quanto a Gaber, la sua musica ha una limpidezza e un’ironia... Per spiegare che cosa intendo devo parlare ancora di mia madre».

Prego.
«Da bambino ho avuto un incubo pazzesco. Lei è venuta in camera e, quando gliel’ho raccontato, mi ha detto: “Non avrai digerito...”, e a me è bastato quello. Gaber è così: toglie dall’incubo e uno non ha più paura».

 

Cristiana Allievi

 

Fonte: grazia.it

 

26 giu 2010 - Una volta tanto, la notizia è una di quelle che fanno piacere: Morgan torna a dedicarsi alla sua musica. E’ quello che annuncia il comunicato stampa che presenta un mini-tour di cinque date in compagnia dell’Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Carlo Carcano, a cui si affiancheranno i musicisti Daniele Dupuis (basso), Sergio Carnevale (batteria), oltre allo stesso Morgan, impegnato al pianoforte, tastiere e clavicembalo. Intitolato “CON CERTO”, lo spettacolo verrà inaugurato al Festival “SCONFINANDO 2010” di Sarzana (provincia di La Spezia), dove debutterà il 9 luglio, per poi proseguire il 16 luglio a Cesenatico (FC), il 20 luglio a Roma, il 10 agosto a Lignano Sabbiadoro (UD) e il 27 agosto a Marina di Pietrasanta (LU). Al centro dello spettacolo, oltre all’esecuzione di alcune composizioni di musica classica, le canzoni del Morgan solista e quelle, di altri, contenute nella sua cover dell’album “Non al denaro, né all’amore né al cielo” di Fabrizio De André e nell’album di cover “Italian songbook vol.1”.

 

Quando risponde al telefono dalla sua casa-studio di Monza, trovo Morgan impegnato a riascoltare i nastri del suo tour invernale, quello effettuato in perfetta solitudine ma con la compagnia essenziale della tecnologia: il tour per “pianoforte, i-phone e computer”, come lo chiama lui, gli ha dato la possibilità di incentrare buona parte dello show sull’interazione, di volta in volta diversa, con il pubblico, appassionato all’idea di partecipare attivamente ad un “concert in progress”: "Riascoltando le registrazioni dei concerti mi sono accorto di avere dei dialoghi fantastici con il pubblico. Sono deliranti, surreali, il pubblico segue lo spettacolo con un’impostazione degna del miglior dadaismo. Di questi dialoghi mi piacerebbe fare un collage, ora. Del resto questa tournée è stata davvero unica, fatta di eventi irripetibili, divertente per me, che non ero costretto a fare mai lo stesso spettacolo, e per loro, che si rendevano conto che quello che stava succedendo era unico, succedeva una volta sola e solo per loro. Proprio come nella vita".

 

Un collage dei dialoghi tenuti con il pubblico. Per farne cosa?
"Io lavoro molto con le voci al computer. Cose dette in passato e che oggi andrebbero diffuse e amplificate. Penso all’orazione funebre di Moravia quando è morto Pier Paolo Pasolini, un documento preziosissimo, in cui vengono dette cose molto importanti. O alcune dichiarazioni televisive di Pasolini che andrebbero trascritte e considerate degli oracoli, così come alcuni pensieri affidati da Calvino ai fortunati giornalisti che hanno potuto avvicinarlo, oppure dichiarazioni di Carmelo Bene. Sono documenti memorabili, disponibili perché avvenuti in presenza di un microfono e oggi presenti in gran parte su Youtube. Il lavoro che faccio è integrarli con le mie canzoni nuove, che sono infarcite di voci. Poi mi piace manipolare la forma vocale, e quindi utilizzare anche voci di poeti, scrittori. Smonto le voci, o meglio smonto i loro discorsi e li ricostruisco. Fabbrico delle voci sintetiche costruite con i singoli fonemi di questi personaggi, ai quali però talvolta faccio dire quello che voglio io".

 

Quindi stai lavorando ad un nuovo album, finalmente…
"Diciamo che faccio tutto questo per un lavoro che sarà. Un lavoro che vedrà la luce attraverso dei suoi emissari che ne racconteranno le gesta, un disco che arriverà quando gli avranno preparato terreno fertile le sue emanazioni. E’ come se stessimo parlando di un tessuto molecolare. L’album sarà preceduto da alcune sue protuberanze, che sono simili a lui come tessuto e con le quali avrà un legame proteico. Stiamo parlando di un disco che si potrebbe chiamare “Utopia”, un lavoro per il quale sto esplorando l’idea di una sorta di intelligenza artificiale applicata alla musica e alla sua fruizione, e per la quale mi sento ormai a metà del lavoro".

Utopia, legame proteico, intelligenza artificiale…inizio a pensare di essermi perso qualcosa…
"E’ molto semplice, in realtà. In buona sostanza io fornirò una canzone con una chiave di ascolto, per cui la prima volta che la ascolti sarà come io volevo, mentre dalla seconda volta in poi sarà come tu vuoi: ne influenzerai l’andamento, la composizione, gli arrangiamenti, i timbri, il missaggio, le parole stesse. Creerai dei percorsi tra le canzoni e comporrai come vuoi la sequenza dell’album, perché sarà probabilmente o un’applicazione di i-phone o un sito, ma non sarà più un supporto rigido come il cd. Sarà comunque un album, fornito nella mia versione, chiamiamola “Utopia: Morgan release 1.1”, alla quale ognuno potrà affiancare la sua. Sarà un mio disco, ma potrà essere rielaborato da chiunque altro".

E come?
"Non servirà essere un musicista, basterà essere in grado di fornire degli impulsi. Ad esempio esporre il disco a determinate temperature, o dare degli impulsi ritmici percuotendo l’iPhone mediante il touch screen, o ancora, sempre mediante il touch, avere la possibilità di interagire con il brano nel momento in cui ti interessa e fargli prendere altre vie rispetto a quelle che sta percorrendo. Naturalmente tali possibilità saranno di numero finito, ma poiché è moltiplicando un numero finito che si ottiene l’esponenzialità, potremo dire che questo disco non è infinito ma gli si avvicina, ossia tende a “+infinito”. In questo senso l’album sarà finito proprio quando sarà completamente non finito, ossia sterminato nelle sue potenzialità. Mi segui?"
Ci provo… ma come si lavora ad un album del genere? Voglio dire, che tipo di lavoro stai facendo sulle canzoni?"
Beh, ad esempio in questo momento io ho davanti a me cinque monitor e tre computer. Sugli schermi dei monitor ho delle linee colorate, e i tre computer sono interfacciati con i cinque monitor come a comporre un circuito autosufficiente, in grado di sviluppare per ogni esecuzione di un brano un percorso nuovo ed originale rispetto alla precedente. Ogni volta che schiaccio il tasto “play” il brano parte e si sviluppa in un modo diverso ogni volta e quasi incontrollabile. E’ come avere a che fare con un organismo vivente, che se ne va dove vuole: a volte è meraviglioso, a volte è decisamente sbagliato, e allora devo intervenire sull'errore. Quindi di fatto in questo momento sto collezionando gli errori che fa questo disco…"

(La seconda parte dell'intervista di Luca Bernini a Morgan verrà pubblicata da Rockol domani, domenica 27 giugno 2010)

 

Fonte: rockol.it




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