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morgan 1Finito l'innamoramento per il pop anni '80, Morgan è passato all'esplorazione della canzone d'autore degli anni '50 e '60, periodo in cui la produzione nostrana girava il mondo facendosi conoscere un po' da tutti. Così, tra i molteplici impegni, televisivi e non, Marco "Morgan" Castoldi ha deciso di raccogliere e riarrangiare alcuni di questi brani nel suo Italian Songbook Vol. 1. La scelta è caduta su sette canzoni, presentate in doppia versione italiana e inglese, così come furono esportate sul mercato internazionale con grande successo, mentre il testo del brano di Piero Ciampi è inedito, cioè tradotto per l'occasione dallo stesso Morgan. Tra gli altri autori selezionati per questo primo volume — altri due ne seguiranno — ci sono Endrigo, Modugno, Gino Paoli e Umberto Bindi, insieme a un brano strumentale composto da Morgan e Stefano Barzan, realizzato con gli archi della Royal Philarmonic Orchestra.

Come mai questa nuova passione per la musica italiana?
Avendo esaurito tutte le soluzioni del pop inglese anni '80, avendo sperimentato tutto ciò che potevo in questo campo, conoscendolo ormai in ogni sua forma, ho perso interesse verso lo stesso. Il mio interesse verso qualcosa non è una questione di gusto, ma di conoscenza, di possibilità di sperimentare e ricercare. La nostra canzone del periodo anni '50-'60 adesso mi dà molto in questo senso. È stato un momento molto alto della musica italiana, un qualcosa che ancora oggi può ispirare e da cui si possono prendere tante idee.

Un periodo glorioso, molto ricco di soddisfazioni per gli autori di allora.
In quegli anni la musica italiana influenzava il mondo. All'estero si rifacevano le versioni in inglese perché la diffusione di quelle canzoni era mondiale, avevano una dignità e un'influenza fondamentale anche sulla musica degli altri. Questo purtroppo ora non succede più, la dignità della canzone italiana è bassissima. Anche i grandi come Elvis Presley e Tom Jones, per fare un esempio, si cimentavano in queste versioni in inglese che sono andato a ricercare e che ho riproposto. Attenzione: sono versioni anglofone che sono diventate dei classici anche della discografia anglosassone!

Com'è avvenuta la scelta dei brani?
Queste sono le più belle canzoni riconosciute nel mondo, da tutti, non da me. Sono brani che hanno superato ogni barriera. Nel primo disco sono finite le tracce che avevo già pronte. L'idea è di fare una trilogia, così da inserire meno canzoni in ciascun album e poterlo vendere a un prezzo ridotto (il Cd è nei negozi a 12.90, ndr). Questo primo Cd è la foto di una ricerca, quella che ho fatto su questa musica. Sono canzoni con diverse tipologie armoniche e melodiche, ma tutte accomunate dalla loro bellezza oggettiva. Nel prossimo volume ci saranno anche delle mie composizioni realizzate nello stile di queste canzoni. Per quest'album mi sono comportato da solo interprete, non ho scritto nemmeno le partiture affidate al Maestro Stefano Barzan. Non posso certo competere con questi grandi maestri!

Tra i maestri hai inserito anche Ciampi, un bel riconoscimento per il musicista livornese.
Ciampi è stato un grande poeta, ma non ha avuto la fortuna del riconoscimento del pubblico, del successo. A mio avviso metterlo in questa lista, insieme ai mostri sacri, è stato come premiare la sua bravura, un cercare di dargli maggiore visibilità, anche se tardiva. La traduzione della sua Qualcuno tornerà è stata proprio letterale, non ho interpretato niente. Anche questo è un tentativo di far conoscere un grande autore al mondo.

Un Cd di questo genere, con i testi in inglese, con canzoni già note a livello internazionale, quanto è pensato per il mercato estero?
Beh, molto! Innanzitutto c'è la voglia di dare una mano alla musica italiana, di presentarla all'estero, anche se queste sono cose già note. Il problema però è la distribuzione dei dischi. Io sono con una major internazionale, ho un contratto per tutto il mondo con loro. Non posso andare, che so, in Francia e fare dischi con un'altra etichetta che non sia la Sony. Ma il problema è che all'estero loro non sono interessati a stampare e produrre il mio disco. Qualsiasi direttore della Sony nel mondo non è interessato a lavorare un disco che non sia una sua produzione, e non per una scelta artistica o di qualità della musica, ma solo perché perderebbe potere nei confronti della casa madre. È un'assurda questione di potere, di gelosie e dinamiche interne alla casa discografica.

Quanto ti piace lavorare sulle traduzioni?
Molto! Sto traducendo in inglese anche il disco di De André Non al denaro, non all'amore, né al cielo che avevo già riproposto in italiano — cioè lo sto riportando all'originale, ai testi di Edgar Lee Masters con la metrica poetica di Fabrizio. Sto anche cercando di farmi dare da Dori Ghezzi il testo in inglese del Cantico dei drogati: Fabrizio ne fece una versione con il testo in inglese che registrò, ma che poi ordinò di cancellare perché non gli piaceva la sua pronuncia. In realtà non fu distrutta, ed esiste ancora una lacca di quelle registrazioni che pare sia in mano a un discografico. Io voglio rispettare la volontà di De André: non m'interessa quella registrazione ma solo il suo testo, in modo da poterlo ricantare.

 

Fonte

morgan

Il temerario, temuto, temibile signor giudice Castoldi Marco in arte Morgan de’ Bluvertigo dà in pasto al suo pubblico un nuovo CD con la sottintesa e pur anco gradita minaccia, tanto che quasi la si potrebbe chiamare ‘promessa’, che questo disco in uscita il 10 di aprile non sarà un episodio isolato. Infatti non a caso si intitola [Canzoniere italianoItalian Songbook Vol. 1(Ricordi/Sony Music) in cui, oltre all’inedito componimento del maestro (La sfera), sono contenuti brani talmente grandi da poter essere comodamente catalogati come veri ‘classici’ in patria. “È un viaggio di cui al momento non vedo la fine. L’uscita del Volume Due sarà ravvicinata”, dice il Castoldi prima di recarsi agli studi RAI dove litigherà, c’è da scommetterci, con la Maionchi.

Ma dica, Morgan, che cosa le è saltato in mente? Che razza di disco ha mai fatto? Risponde: “È una raccolta di musica leggera che in qualche modo ha avuto vita all’estero. Fingo che sia stata tradotta in inglese, e interpretata da Elvis”.

Bravo, bravo, finga pure! Noi intanto ci ritroveremo inebriati delle note di Modugno, Bardotti, Endrigo, Donaggio, Bindi, Paoli e Ciampi (ma no, non l’esimio monsieur l’ex-president, bensì Piero) tutte servite in salsa Morgan, questo giovin artista che per un attimo dismette gli abiti del più crudele dei giudici TV per regalarci una manciata di momenti magici, a cominciare da Il mio mondo, primo singolo estratto.

Il “mistero” della catalogazione “Volume 1″ nel titolo di Italian Book, è stato svelato dallo stesso Morgan nell’intervista rilasciata a Bruno Ruffilli de LA STAMPA.  In realtà si tratta del primo di tre volumi e non già due, come scritto qui sopra, o mille…

Quando esce il prossimo disco di Morgan?
«E’ un lavoro in tre parti. La prima, Italian Songbook, esce tra venti giorni, costa nove euro e comprende mie versioni di canzoni italiani diventate famose all’estero in inglese, interpretate da artisti come Elvis Presley, Cliff Richard e Tom Jones. La seconda raccoglierà brani che potenzialmente sarebbero stati dei grandi successi, ma sono rimasti sconosciuti, la terza sarà composta da “falsi storici”, composti da me come se fossero canzoni di altri. Battiato ha ascoltato il primo disco e gli è piaciuto molto, ha deciso di scrivere una prefazione».

Che altro dobbiamo aspettarci?
«Sto lavorando a due libri. Uno è una sorta di manuale per imparare come si fa una canzone, un po’ come quello di Umberto Eco sulla tesi di laurea (uscirà per Isbn a maggio, ndi). L’altro mette insieme, gossip, diari, foto: è un libro molto pop, un po’ come i diari di Andy Warhol».

E poi, dopo la finale di X Factor, ancora tv, con Match Music, di cui è direttore artistico, e pure un tour per pianoforte solo. Ma non è che questa iperattività nasconde qualcosa? Magari quel sentimento di cui racconta nel libro, dove dice che da piccolo si sentiva non voluto?
«Ancora adesso non mi vuole nessuno, sul palco ho qualcosa da dire ma giù dal palco sono una merda, e prima o poi tutti mi lasciano. Quello che so fare è raccontare storie. E bugie».

Per leggere tutta l’intervista clicca qui.

Fonte

 

Intervista di Morgan su "Più" del 17 luglio 2009 in occasione del concerto per il progetto "Back to School!" all'Arena Giardino di Cremona

 

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di Learco Tamburini

 

Morgan è Il Personaggio. La popolarità televisiva conquistata con le tre edizioni di X-Factor non “inquina” il suo straordinario talento e la sua passione assoluta per tutto ciò che è musica.

Lo abbiamo intervistato in esclusiva al Country Cafè di Bastia, il locale dove la sua presenza è ormai una splendida e gradita abitudine. È tarda notte quando giunge in viale Giontella, sono passati due minuti dal suo arrivo quando ci invita al suo tavolo per rispondere alle nostre domande.

 

Bentornato al Country, Morgan… terza edizione e terzo trionfo a X-Factor, stavolta con Marco Mengoni, talento di valore assoluto. Quanta soddisfazione per te?

«Grandissima soddisfazione, ma soprattutto per Marco. Vittoria meritata, prevedibile ma giusta. Una precisazione: i giudici non ci guadagnano nulla…»

 

È lui il più grande talento passato per il talent-show di Raidue? Dai, sbilanciati…

«I Clusters sono stati i più grandi».

 

Una curiosità… Che ne sarebbe del Festival di Sanremo se un giorno arrivasse Morgan?

«Finché c’è Gianmarco Mazzi, simpaticissimo, per carità… ma non credo ci possano essere grandi cambiamenti. Mi spiego in termini matematici: premesso che negli ultimi anni Sanremo è stato così come è stato perché c’era Mazzi, se c’è Mazzi anche quest’anno, come sarà Sanremo? Non credo che ci voglia Aristotele per capire che non cambierà niente, almeno in positivo…»

 

Una domanda che ho sempre desiderato farti: perché fra i tanti capolavori di Fabrizio De André nel 2005 hai scelto di rifare “Non al denaro, non all’amore, né al cielo”?

«Non ho scelto, mi è stato commissionato, e io l’ho accolto con grande favore perché lo conoscevo molto bene, è uno dei miei preferiti. È stata una coincidenza di intenti: Dori Ghezzi mi ha chiesto di fare qualcosa che, in fondo, avevo già in mente da anni… diciamo che è stato il destino».

 

…il destino che ti ha portato a cantare dal vivo le canzoni di De Andrè, e mentre molti interpreti non ci fanno bella figura, tu hai scatenato l’entusiasmo del pubblico. Cagliari, Anfiteatro Romano, 10 luglio 2005, (http://www.youtube.com/watch?v=704YHAuLQhg), la tua interpretazione di “Un giudice” è stata una meraviglia…

«Grazie, quella è stata davvero un’esperienza fantastica. Del resto considero “Non al denaro, non all’amore né al cielo” una vera e propria opera, come raramente ne possiamo trovare nel panorama della musica cosiddetta leggera. È stato questo lo spirito che mi ha condotto a costruire un vero e proprio “remake integrale” dell’opera».

 

Il tuo ultimo album è un lavoro di remake di pezzi italiani ed ha riscosso un ottimo successo. Cos’è cambiato musicalmente in te dai tempi dei Bluvertigo a oggi?

«Cambia sempre tutto in me, in realtà non faccio mai niente di uguale; anche per un impegno musicale importante cerco di metterci creatività e divertimento così che sia io il primo a trovarci un senso. Generalmente è difficile che mi ripeta, cambia sempre tutto intorno a noi e a volte a distanza di tempo non mi riconosco neanche… Accetto le mutazioni che mi vengono proposte dal destino, dalle imperfezioni che l’età porta con sé, e poi ci sono i vuoti di memoria, i buchi nel cervello e tutto il resto. Direi che vivere certi episodi consapevolmente è determinante dal punto di vista creativo».

 

Domani andiamo a fare un giro insieme e compriamo un disco… che CD mi fai comprare?

«Un CD-R, un CD vuoto nel quale metti la musica che vuoi tu… Anzi, ti direi comprati il disco che vuoi, basta che la tua sia una scelta libera dettata dalla passione, dalla conoscenza e dalla curiosità, e che lo desideri ascoltare con la stessa intensità con cui puoi desiderare sessualmente una bella donna»

 

Fonte: filrouge.it

 

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Il musicista dopo la lite: "Claudia Mori? Io avevo proposto Paolo Poli...".
Gli ascolti? Finché ci sono io il programma di Raidue è salvo"

di Luigi Bolognini

SANREMO - Solo una persona può passare con naturalezza dalla divulgazione musicale pop di X Factor al tempio della canzone d'autore, il Club Tenco. Ed è naturalmente Marco Castoldi, in arte Morgan, mercoledì giudice al talent show di Raidue, grande protagonista al teatro Ariston di Sanremo, dove ha aperto l'ultima serata della rassegna con una versione elettronica de "Il mio mondo" proprio di Luigi Tenco, che ha mandato in visibilio un pubblico abituato a toni più soft, acustici e intimi.

Morgan, però facciamo un passo indietro, a X Factor. Perché lei è il caso del momento: mercoledì ha insultato tutti, dal pubblico al conduttore Facchinetti, con gesti e parolacce, solo perché non le lasciavano esprimere un concetto. Un filmato che ora impazza sul web. Che è successo?
"Niente, cose che capitano. Non sono pentito e non mi sono scusato con Facchinetti. Anzi, non ci ho proprio più parlato. Era assurdo, non mi lasciavano esprimere un concetto e mi sono ribellato".

Video della rissa verbale

Però non è il primo litigio serio di quest'anno. L'impressione è che la terza edizione di X Factor abbia qualcosa che non vada: ascolti bassi, gruppo di giudici mal amalgamato, cantanti che convincono poco.
" È vero, c'è stato un momento di mollezza, ma ora sta tornando appassionante. Per il resto contesto tutto. I cantanti aspettate e vedrete, sfonderanno. I miei quantomeno. Tra i giudici c'è stata la novità di Claudia Mori. Molti dicono che non si è integrata. Io dico che non era facile rimpiazzare la Ventura, la scelta è stata lunga e difficile. Io avevo fatto altri nomi, questo sì, e allora ci saremmo divertiti".


Chi?
"Paolo Poli".

Prego?
"Sì, proprio lui. Pensi che spettacolo. E anche Mauro Pagani, ma lì forse è stato lui a snobbarci un po'. Comunque guardi, finché ci sono io X Factor è salvo".

Oh, ecco il Morgan narciso.
"Sul serio. Chi crede che abbia portato in trasmissione gente come De Gregori e Fossati, che oltretutto hanno fatto crescere l'audience? X Factor finirà quando smetteranno di guardarlo i musicisti, perché siamo l'unica trasmissione che tratta bene la musica. Quando mai la De Filippi saprebbe farlo? Anche per questo sto puntando a un repertorio più alto. Quando mai si era sentita in tv la deliziosa satira di costume di Giornali femminili di Tenco? Io l'ho fatta fare a uno dei miei ragazzi qualche settimana fa. Il mio vero lavoro è lottare ogni settimana coi funzionari Rai per la scelta dei brani: la cosa più colta che propongono è Uomini soli dei Pooh, già i Beatles sono troppo vecchi. Anche per questo, è un impegno totalizzante, la tv".

Ecco, non lo è troppo? Quando fa musica?
"Quando posso, cioè la notte. Dormo in trasmissione, ma nessuno se ne accorge. Per fortuna il prossimo disco è già pronto. Anzi, io ho tonnellate di canzoni pronte, tutte nel mio iPhone, a volte su alcune ci mettono un marchio e le vendono. Prima o poi darò qualcosa alla casa discografica".

Il prossimo passo è il secondo capitolo di Italian Songbook, la sua rilettura di vecchie canzoni italiane.
Cosa ci sarà?
"Tanta roba, troppa forse. Nino Rota. Marianne di Endrigo. Io che non vivo di Pino Donaggio, Sole malato di Modugno, La ballata di Sacco e Vanzetti. Spero di vincere il premio Tenco, come ci speravo col primo disco, ma hanno premiato Ginevra Di Marco e le sue canzoni popolari. Una scelta di stile".

A proposito di Club Tenco, si è chiusa una edizione di buon livello, anche se con le solite critiche sulla musica d'autore che è morta.
"E chi lo dice?"

Alcuni giornali.
"Non leggo i giornali da quando ha vinto Berlusconi, non voglio rischiare di leggere qualcosa che lo riguardi, se non le sue dimissioni. Comunque chi critica il Tenco è qualcuno che non viene qui. Bisogna venire a Sanremo umilmente, strisciando, godere dell'atmosfera intima e spontanea che c'è qui, della passione vera di chi organizza questa rassegna".

Ma è vero che la musica d'autore è morta o sta poco bene?

"La musica d'autore è morta nel senso che parla spesso di morte. Ed è vero che è rarissimo trovarla dove credi: molti cantautori storici hanno meno voglia di prima. E c'è un'altra differenza: una volta gente come Virgilio Savona e Francesco Guccini sapeva trasgredire e sapeva scrivere, adesso si ha quasi paura di inventare linguaggi. Per questo bisogna guardare altrove, verso i giovani che magari non riescono a emergere".

Per esempio? Chi le piace delle ultime generazioni?
"Tricarico non è per nulla male. Bersani da quando l'hanno fatto segretario del Pd non fa più roba valida. L'anno scorso proprio al Tenco ho ascoltato tipi validi come Luci della centrale elettrica, Giovanni Block, Jang Senato e Banda elastica Pellizza. Quest'anno c'era Dente, che è valido. La gente c'è, ci vuole attenzione, far propagare e propagandare il verbo".


Luigi Bolognini

Fonte: repubblica.it

 

Famiglia Cristiana n. 43 del 25/10/2009


La legge di Morgan
di Gigi Vesigna

Faccia a faccia con il fenomeno di “X Factor”, che in realtà si chiama Marco Castoldi e….

 

Morgan (2009)

In trasmissione comanda sulla Maionchi e la Mori. Ma chi è davvero, uno o il suo doppio?

«Un po’ tutti e due. Forse».

Il "fenomeno" abita in un camerino che non è arredato, ma addobbato: divanetti rosso fuoco, una paccata di dischi in vinile, un grande Winnie Pooh che occupa una poltrona, manifesti inquietanti alle pareti, la locandina di Io ti salverò, il thriller di Hitchcock con Ingrid Bergman, e nel secondo locale la sala trucco, che, almeno da quel che si vede in Tv, serve parecchio.

Inutile negarlo, questo Marco Castoldi, nato l’antivigilia di Natale del 1972 a Milano, è da tanto che prova a stupirci, ma è, senza dubbio, il più grosso caso di divismo televisivo di oggi: X Factor, il talent show che è un esempi

o di target giovanile perfettamente centrato, è ormai cosa sua.

Di Marco, intendo, che poi è soprattutto conosciuto come Morgan, il folletto prepotente, annoiato, sempre vigile, nonostante ogni tanto finga di essere un bradipo con i suoi tipici movimenti lenti, e impone la sua legge. Dialoga con le due partner in giuria, Mara Maionchi e Claudia Mori.

L’incontro con Morgan

è di quelli che stimolano: si può parlare con lui per ore senza saperne nulla, poi basta una frase perché si tolga la maschera e appaia per quel che è, o che pare, o che vuol sembrare in quel momento. Subito mi spiazza: «Mettiamo un po’ di musica? Scegli tu», e indica la pila di Lp, prende un Thelonious Monk e mi aspetto una partenza a tutto jazz, ma poi opta per la Passione secondo Matteo di Bach.


Di te hanno scritto tutto e il contrario di tutto. Quando con i Bluvertigo siete arrivati ultimi a Sanremo avresti detto: «La gara non ci interessa, le classifiche neppure. A meno che non siano capovolte». Confermi?

«Sì, i Bluvertigo hanno inciso solo tre dischi e praticamente hanno chiuso il loro ciclo a quel Festival, ma con noi, nelle retrovie, c’erano i Subsonica, oggi uno dei gruppi più apprezzati dai giovani. Sono convinto che ancora oggi i nostri tre dischi restano musica moderna».


È corretta la frase che ti si attribuisce: «Sono assetato di musica ma non ce n’è. Così faccio quella che mi piace ascoltare»? E se sì, come mai da tempo non esce un disco tuo, visto che l’ultimo era dedicato a delle cover?

«La frase mi appartiene, in quanto al fatto che non produca più musica è vero per il pubblico. In realtà io con il mio computer scrivo musica, solo che ogni volta la perfeziono o la peggioro e non riesco a decidere se pubblicarla».


Dove finisce Marco Castoldi e dove comincia Morgan?

«Morgan sta prevaricando e invece ci sarebbe tanto bisogno di Marco. Voglio ritrovare la mia identità. Ma di solito non ci riesco. Mi rubo la scena…».

Mica male questo Morgan, decisamente vive in un doppio, un po’ Jekyll e un po’ Hyde, ma senza che in quella doppia identità ce ne sia una malata. È semplicemente un gioco che lo diverte, che sa benissimo controllare, anche se fa finta di aver perso il controllo.


Eccentrico nell’abbigliamento, copricapo sempre sorprendente, accostamenti di colore che dovrebbero fare a pugni e invece su di te si abbinano. Ti senti un po’ Lord Brummell?

«Non so chi sia, me lo racconti?».


Lord Brummell era un gentiluomo inglese vissuto tra la fine del Settecento e la meta dell’Ottocento che aveva l’impertinenza dell’eleganza, tanto che sul suo conto c’erano diverse scuole di pensiero, una delle quali sosteneva che era ammesso nei salotti solo per far figura, ma all’occorrenza era in grado di mettere in tutti una specie di complesso di inferiorità con qualche osservazione studiata o con qualche altrettanto studiato silenzio. Charles Baudelaire lo definì l’eleganza che vive e dorme davanti a uno specchio.

Non ti sembra il tuo ritratto?

«Però è Cavalli che mi abbiglia, seguendo la mia personalità, ma non può produrre questi abiti perché, così sostiene, costerebbero un patrimonio».


La prima identità artistica di Morgan – che potrebbe derivare da Morgana, che in gallese antico significava "cerchio del mare", ed è il nome di una fata che appare nella leggenda del Mago Merlino – si nascose dietro il nome di Golden Age. Mi mostra la copertina del suo primo disco, Chains, che lo vede quasi efebico in copertina, al centro di un trio, i Golden Age appunto. Lo volle a tutti i costi Robert Gligorov, fotografo e pittore che era il sosia di Sting, tanto che l’ex leader dei Police lo volle a fargli da testimone alle nozze. «Fu esplicito: Non c’è niente come voi. È stato il battesimo discografico. Poi sono arrivati i Bluvertigo e quindi io!».


E oggi sei il numero uno per l’altra metà del cielo. Una signora non più giovane di te ha detto: "Morgan è tutto". Quindi sai benissimo come ti definiscono le più giovani. Ti compiaci di non essere Marco?

«Mah, io sono stato sempre in mezzo alle donne, ho una sorella, Roberta, ho addirittura sette cugine. Forse ho imparato a capirle e loro se ne accorgono».


Tutto qui? Non è perché ti diverti a essere dolce e mascalzone, aggressivo e disponibile. Insomma, dai un colpo al cerchio e uno alla botte...

«Ho capito, sono "in & out". Ma credimi, non mi interessa che si parli di me. Parla della musica, che è la mia vita».


Va bene, ma allora dimmi: chi, tra i tuoi colleghi che vendono dischi, non possiede l’X Factor?

«Mi vuoi inguaiare?». Diventa bradipo, si allunga sul divano completamente rilassato, ma giurerei che stia borbottando: «Ce ne sono, ce ne sono».


Fonte: stpauls.it

 




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