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Il personaggio Morgan dalla musica alla penna

Amo Ungaretti, non sopporto Ammaniti e Veronesi

 

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Lunedì al Goganga Cantante, animale da palcoscenico, conduttore di successo in tv, Marco Castoldi è un bulimico confesso. «Sto ingurgitando l'esistenza ma è una condizione che mi sono scelto e in cui mi trovo a mio agio. Vivo di oggi, domani sarà un altro oggi»

 

 

Ne «In pArte Morgan» (Eleuthera, 14 euro) Mauro Garofalo intervista Morgan: 160 pagine in cui si discorre di formazione, di maestri, del rapporto con la tv e la musica. Lunedì 17 il libro verrà presentato al Goganga, in via Cadolini 39: alle 20 incontro con i lettori, alle 21 Morgan si esibirà in un «breve concerto libertario al pianoforte». Modera Luca Sofri (foto). N on si può dire che Marco «Morgan» Castoldi sia uno che ami la quiete. Cronaca degli ultimi due mesi milanesi del cantante monzese: gran ritorno coi Bluvertigo al Palasharp, nomina a direttore artistico di Match Music, partenza di «X-Factor» anno secondo, esibizione classica con Schubert all' Auditorium e l' appuntamento quasi settimanale con i concerti-divertissement alle Scimmie. Forse per mettere un punto fermo in tutto questo bailamme (ma forse no), ora si è dato alle scritture: «In pArte Morgan» (Eleuthera) è un libro-intervista, dove il giornalista Mauro Garofalo, racchiude in un dialogo-fiume i diversi universi del cantante. La formazione e i maestri, l' idea di musica e l' idea di televisione, i Bluvertigo e «X-Factor», con una certa sottolineatura colta, giacché si discorre anche di filosofia e di matematica. Lunedì Morgan lo presenta al Goganga. «Direi che è un libro di teoria musicale piuttosto, un libro sulla società dello spettacolo in Italia», esordisce lui, mentre lo inseguiamo a fatica tra una registrazione di «X Factor» e l' altra. In realtà, il libro si apre con una sorta di invocazione quasi bulimica che riflette un po' questa smania del fare sempre e tutto, sopra riepilogata. «Sto ingurgitando l' esistenza, sbranando me stesso e la mia vita», recita il testo. Ora articola: «Mi trovo a mio agio con l' auto-sbranamento, è una condizione che mi sono scelto io, voglio essere libero di decidere anche l' ora in cui dovrò morire». Scorrendo le pagine, la parola «anarchia» e le sue derivazioni ricorrono ben 38 volte: «Sono credibilmente anarchico, parto dal fatto che ho dei principi etici, e quindi posso comportarmi come voglio». E con quello che sembra un ossimoro si definisce anche un «anarchico funzionale», quando decide di entrare a far parte del codificato calderone televisivo: «Non tiro i sassi alle finestre della tv, ma decido di provare a cambiare il sistema dall' interno, credendo di contribuire a renderlo migliore». In modo disorganico, affiorano qua e là i maestri: Bach , Bowie, Battiato. «Le tre B eh? Hanno saputo essere trasversali e universali in tempi diversi, hanno abbracciato la musica colta e la musica leggera. Partendo anch' essi dall' etica, tutti e tre». Cosa riserva il futuro, Morgan? «Che tra cinque minuti mi chiamano la Ventura e la Majonchi e dovrò andare in trasmissione. Vivo di oggi, domani sarà un altro oggi». Matteo Cruccu Strategie «Non tiro sassi alle finestre della tv: sto provando a cambiare il sistema dall' interno» Le tre B «Bach, Bowie e Battiato hanno saputo essere trasversali abbracciando pop e musica colta»

Cruccu Matteo

 

Pagina 17
(15 novembre 2008) - Corriere della Sera

Fonte: archiviostorico.corriere.it

 

 

In occasione della reunion dei Bluvertigo e del concerto di Nichelino con il quale la band ha concluso il tour promozionale per "Storytellers" il loro ultimo lavoro live;
nei camerini del backstage Morgan si apre ai microfoni di Acting Out Mag raccontandoci il suo passato, il suo presente ed il futuro suo, della band e della realtà musicale nell'ottica peculiarissima del cantautore/showman italiano.

 

 

Fonte: http://vimeo.com/1866668

 

 

di Renzo Stefanel, 18/09/2008

 

 

Reunion in diretta tv, nuovo tour, nuovo disco. Cosa è cambiato dopo sette anni di congelamento? Dato che Sua Maestà si nega e Sergio è in tour coi Baustelle, Rockit l’ha chiesto ad Andy e Livio. Il primo raggiunto in un bar affollato e affacciato su una strada caoticissima (“Scrivi che sono in Toscana, che fa tanto vacanza stinghiana”), il secondo su un’isola deserta. Tant’è che il telefono sulle prime non prende e Andy si offre di rimediare: “Se volete posso cambiare voce e fare sia Livio che Andy”. Non ce n’è stato bisogno, però. Due telefonate, stesse domande, a volte risposte diverse.

 

bluvertigo storytellers 2008 01

 

 

Com'è stato perdersi per poi ritrovarsi?
Andy: È stato fondamentale, perché, quando sei all'interno di un progetto, ci resti imbarcato e rischi di non sapere quali sono le altre possibilità. A me ha permesso di concentrarmi su varie attività e di andare un po' a più a fondo in diversi contesti come la pittura o la danza contemporanea.

Livio: Se si dovesse fare un paragone con la letteratura romantica, perdersi per poi ritrovarsi è sempre una cosa migliore di quella che può essere la continuità. Se ci si perde e poi ci si ritrova significa che evidentemente si sono passate una serie di condizioni, per cui questo ritrovamento è meglio della partenza iniziale.

Come vi hanno arricchito le esperienze fatte in questi anni?
A: Ho perso la concezione precedente del gioco di ruolo. Il resettarti ogni volta permette di avere versatilità. Ho imparato a viaggiare sia nell'acqua azzurra, sia nell'acqua sporca. C'è stata di più l'occasione di stare a parlare con la gente. Coi dj set in giro per l'Italia ho potuto portare la musica anni 80 in diversissimi contesti, dal locale un po' più altolocato al centro sociale, quasi sempre con lo stesso palinsesto sonoro. È stato un esperimento molto divertente.

L: Mah, mi sono confrontato con cose che forse non avevo preso in esame nelle mie influenze, come il pop mainstream nel senso vero della parola, come nel caso dei dischi di Giorgia. Però questa cosa mi ha fatto capire che in realtà all'interno di ogni stile musicale c'è sempre una cellula che deve arrivare direttamente alla persona, senza spiegazioni e senza passaggi intermedi. Se quella cellula non è presente, qualsiasi genere musicale sia non può funzionare, non può arrivare alle persone. Comunque dev'esserci sempre spontaneità. Credo di aver trovato questo come filo conduttore.

 

 

(Sono=Sono - Live a Mtv Storytellers)

In questi anni Sergio artisticamente è stato più vicino a Morgan, voi due invece più lontani. È stato dovuto a questo bisogno di reinventarsi o cosa?
A: Più che altro a perdere la dipendenza. Sono molto contento di questo, anche perché perdendosi poi oggi si rivisita il bello: sul palco possiamo rinverdire delle gag pianobaristiche o comunque far luce su quello che siamo stati nella costruzione del progetto. Ti dico: con qualche anno in più, c'è un divertimento maggiore, un'ironia che non ci ha mai abbandonato.

L: Mah, io non penso che ci sia una prevaricazione. I Bluvertigo prima del congelamento erano una realtà molto molto impegnativa che non permetteva grosse fuoriuscite, e quindi avevo un po' bloccato il lavoro di studio e quindi diciamo che il discorso produttivo l'avevo sviluppato più con i Bluvertigo che con altri e dedicarti sempre alla stessa creatura non è che ti porta a crescere più di tanto: ti può portare a sperimentare di più. Questo sicuramente è un bagaglio che mi sono portato dietro dai Bluvertigo, e cioè la sperimentazione che abbiamo fatto durante gli album; d'altra parte avevo bisogno di confrontarmi con altre persone e con altri stili musicali. Per quanto riguarda Sergio, credo che per lui sia stata comunque una cosa differente suonare con Morgan nei suoi progetti solisti proprio perché erano molto diversi a livello musicale dai Bluvertigo. E siccome sono convinto che come sezione ritmica loro due siano decisamente insostituibili l'uno per l'altro, mi è sembrato un passo abbastanza naturale, per quanto anche Sergio si fosse dedicato a un altro progetto, che si chiama Quite, insieme ad altre tre persone, ed era un progetto un po' trip hop, alla Massive Attack, e l'ha portato avanti, diciamo, nell'underground internazionale: infatti ci siamo incontrati al Midem a Cannes nel 2002 o 2003, e lui appunto stava portando avanti questo progetto e io stavo contattando Martina Topley-Bird per il disco dei Jetlag.

Vi siete riuniti: però c'è in ballo un disco solista di Andy, che è in lavorazione dall'anno scorso.
A: Spero uscirà per l'autunno. È un'autoproduzione ed è un po' il perfezionamento di quello che ho scritto in questi anni, per cui ho questi dieci pezzi da mettere a fuoco in maniera diversa, dai due lati, quello di una band chitarra, batteria e poche tastiere, e quello elettronico, con un'altra versione degli stessi brani che dovrebbe essere contenuta in un altro cd. Ho avuto due partner d'eccezione. Per quanto riguarda l'elettronica gli Xelius Project, dei ragazzi di Varese che hanno un culto dei sintetizzatori molto tedesco. Mentre l'altro l'ho prodotto in una prima fase con Marco Pancaldi, il primo chitarrista dei Bluvertigo, per quanto riguarda gli arrangiamenti. Poi ho abbandonato il progetto per dei mesi, perché non ero contento del risultato. Quando hai un contratto, una scadenza, non hai la possibilità di ritornare veramente su quello che ti accorgi di aver sbagliato: in questo caso, invece, essendo un'autoproduzione che nasce dal laboratorio dei suoni, dei dipinti, dei dj set, e sovvenzionato da me, ho avuto modo di fermarlo lì, di farlo maturare e oggi, grazie a Lorenzo Caperchi, che c'è in studio ed era il fonico dei Bluvertigo, ai tempi d'oro delle tournée, fino al 2000, sto rieditando e rimontando tutto quello che ho fatto.

La reunion dei Bluvertigo è stata fortemente voluta da Luca De Gennaro di Mtv. Però al tempo stesso era già stata annunciata lo scorso anno, nel comunicato stampa di "Da A ad A", dove si diceva che il nuovo disco sarebbe stato costituito dalle canzoni non entrate nell'album di Morgan. Com'è 'sta storia?
A: Mah, io penso che Morgan ogni anno abbia detto questa cosa, l'ho sempre vista scritta però poi in realtà della basi solide e credibili per rimettersi a suonare insieme non ci sono mai state. In realtà c'eravamo persi di vista, per un sacco di tempo: abbiamo preferito distanziarci. Penso sia come il flipper: stavolta la pallina è entrata. Diciamo che c'è stato l'intervento magico di Stefano Senardi, che è il nostro manager e ha fatto da piacevolissimo collante, rispetto a un tempo in cui il vecchio management non ha fatto altro che creare delle divisioni tra di noi, soprattutto facendo mancare la tutela dei singoli. Perché ci siamo comunque dovuti reinventare come campare all'interno di questo congelamento.

Circa le canzoni di "Da A ad A", non ne so niente. Magari Morgan ha delle sue capacità profetiche che possono essere molto efficaci, però non ne abbiamo parlato fra di noi. Non succede niente adesso in studio. Non ci sono le basi per entrare ancora in studio. Almeno adesso non ne abbiamo ancora parlato. Ti potrà sembrare un po' strano, ma i Bluvertigo sono proprio questo: quattro persone separate, ma unitissime a seconda delle occasioni. Non vederla come una distanza, anzi, è molto più bello vedere che c'è questo tipo di rapporto.

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ALBUM

1. Sono = Sono
2. L'assenzio
3. Troppe emozioni
4. Soprappensiero
5. So Low
6. Cieli Neri
7. Zero
8. Complicità
9. Iodio
10. La Crisi
11. Altre forme di vita
12. I Still Love You

 

 

Reunion in diretta tv, nuovo tour, nuovo disco. Cosa è cambiato dopo sette anni di congelamento? Dato che Sua Maestà si nega e Sergio è in tour coi Baustelle, Rockit l’ha chiesto ad Andy e Livio. Il primo raggiunto in un bar affollato e affacciato su una strada caoticissima (“Scrivi che sono in Toscana, che fa tanto vacanza stinghiana”), il secondo su un’isola deserta. Tant’è che il telefono sulle prime non prende e Andy si offre di rimediare: “Se volete posso cambiare voce e fare sia Livio che Andy”. Non ce n’è stato bisogno, però. Due telefonate, stesse domande, a volte risposte diverse.

Com'è stato perdersi per poi ritrovarsi?
Andy: È stato fondamentale, perché, quando sei all'interno di un progetto, ci resti imbarcato e rischi di non sapere quali sono le altre possibilità. A me ha permesso di concentrarmi su varie attività e di andare un po' a più a fondo in diversi contesti come la pittura o la danza contemporanea.

Livio: Se si dovesse fare un paragone con la letteratura romantica, perdersi per poi ritrovarsi è sempre una cosa migliore di quella che può essere la continuità. Se ci si perde e poi ci si ritrova significa che evidentemente si sono passate una serie di condizioni, per cui questo ritrovamento è meglio della partenza iniziale.

Come vi hanno arricchito le esperienze fatte in questi anni?
A: Ho perso la concezione precedente del gioco di ruolo. Il resettarti ogni volta permette di avere versatilità. Ho imparato a viaggiare sia nell'acqua azzurra, sia nell'acqua sporca. C'è stata di più l'occasione di stare a parlare con la gente. Coi dj set in giro per l'Italia ho potuto portare la musica anni 80 in diversissimi contesti, dal locale un po' più altolocato al centro sociale, quasi sempre con lo stesso palinsesto sonoro. È stato un esperimento molto divertente.

L: Mah, mi sono confrontato con cose che forse non avevo preso in esame nelle mie influenze, come il pop mainstream nel senso vero della parola, come nel caso dei dischi di Giorgia. Però questa cosa mi ha fatto capire che in realtà all'interno di ogni stile musicale c'è sempre una cellula che deve arrivare direttamente alla persona, senza spiegazioni e senza passaggi intermedi. Se quella cellula non è presente, qualsiasi genere musicale sia non può funzionare, non può arrivare alle persone. Comunque dev'esserci sempre spontaneità. Credo di aver trovato questo come filo conduttore.

(Sono=Sono - Live a Mtv Storytellers)

In questi anni Sergio artisticamente è stato più vicino a Morgan, voi due invece più lontani. È stato dovuto a questo bisogno di reinventarsi o cosa?
A: Più che altro a perdere la dipendenza. Sono molto contento di questo, anche perché perdendosi poi oggi si rivisita il bello: sul palco possiamo rinverdire delle gag pianobaristiche o comunque far luce su quello che siamo stati nella costruzione del progetto. Ti dico: con qualche anno in più, c'è un divertimento maggiore, un'ironia che non ci ha mai abbandonato.

L: Mah, io non penso che ci sia una prevaricazione. I Bluvertigo prima del congelamento erano una realtà molto molto impegnativa che non permetteva grosse fuoriuscite, e quindi avevo un po' bloccato il lavoro di studio e quindi diciamo che il discorso produttivo l'avevo sviluppato più con i Bluvertigo che con altri e dedicarti sempre alla stessa creatura non è che ti porta a crescere più di tanto: ti può portare a sperimentare di più. Questo sicuramente è un bagaglio che mi sono portato dietro dai Bluvertigo, e cioè la sperimentazione che abbiamo fatto durante gli album; d'altra parte avevo bisogno di confrontarmi con altre persone e con altri stili musicali. Per quanto riguarda Sergio, credo che per lui sia stata comunque una cosa differente suonare con Morgan nei suoi progetti solisti proprio perché erano molto diversi a livello musicale dai Bluvertigo. E siccome sono convinto che come sezione ritmica loro due siano decisamente insostituibili l'uno per l'altro, mi è sembrato un passo abbastanza naturale, per quanto anche Sergio si fosse dedicato a un altro progetto, che si chiama Quite, insieme ad altre tre persone, ed era un progetto un po' trip hop, alla Massive Attack, e l'ha portato avanti, diciamo, nell'underground internazionale: infatti ci siamo incontrati al Midem a Cannes nel 2002 o 2003, e lui appunto stava portando avanti questo progetto e io stavo contattando Martina Topley-Bird per il disco dei Jetlag.

Vi siete riuniti: però c'è in ballo un disco solista di Andy, che è in lavorazione dall'anno scorso.
A: Spero uscirà per l'autunno. È un'autoproduzione ed è un po' il perfezionamento di quello che ho scritto in questi anni, per cui ho questi dieci pezzi da mettere a fuoco in maniera diversa, dai due lati, quello di una band chitarra, batteria e poche tastiere, e quello elettronico, con un'altra versione degli stessi brani che dovrebbe essere contenuta in un altro cd. Ho avuto due partner d'eccezione. Per quanto riguarda l'elettronica gli Xelius Project, dei ragazzi di Varese che hanno un culto dei sintetizzatori molto tedesco. Mentre l'altro l'ho prodotto in una prima fase con Marco Pancaldi, il primo chitarrista dei Bluvertigo, per quanto riguarda gli arrangiamenti. Poi ho abbandonato il progetto per dei mesi, perché non ero contento del risultato. Quando hai un contratto, una scadenza, non hai la possibilità di ritornare veramente su quello che ti accorgi di aver sbagliato: in questo caso, invece, essendo un'autoproduzione che nasce dal laboratorio dei suoni, dei dipinti, dei dj set, e sovvenzionato da me, ho avuto modo di fermarlo lì, di farlo maturare e oggi, grazie a Lorenzo Caperchi, che c'è in studio ed era il fonico dei Bluvertigo, ai tempi d'oro delle tournée, fino al 2000, sto rieditando e rimontando tutto quello che ho fatto.

La reunion dei Bluvertigo è stata fortemente voluta da Luca De Gennaro di Mtv. Però al tempo stesso era già stata annunciata lo scorso anno, nel comunicato stampa di "Da A ad A", dove si diceva che il nuovo disco sarebbe stato costituito dalle canzoni non entrate nell'album di Morgan. Com'è 'sta storia?
A: Mah, io penso che Morgan ogni anno abbia detto questa cosa, l'ho sempre vista scritta però poi in realtà delle basi solide e credibili per rimettersi a suonare insieme non ci sono mai state. In realtà c'eravamo persi di vista, per un sacco di tempo: abbiamo preferito distanziarci. Penso sia come il flipper: stavolta la pallina è entrata. Diciamo che c'è stato l'intervento magico di Stefano Senardi, che è il nostro manager e ha fatto da piacevolissimo collante, rispetto a un tempo in cui il vecchio management non ha fatto altro che creare delle divisioni tra di noi, soprattutto facendo mancare la tutela dei singoli. Perché ci siamo comunque dovuti reinventare come campare all'interno di questo congelamento.

Circa le canzoni di "Da A ad A", non ne so niente. Magari Morgan ha delle sue capacità profetiche che possono essere molto efficaci, però non ne abbiamo parlato fra di noi. Non succede niente adesso in studio. Non ci sono le basi per entrare ancora in studio. Almeno adesso non ne abbiamo ancora parlato. Ti potrà sembrare un po' strano, ma i Bluvertigo sono proprio questo: quattro persone separate, ma unitissime a seconda delle occasioni. Non vederla come una distanza, anzi, è molto più bello vedere che c'è questo tipo di rapporto.

(L'Assenzio - Live a Mtv Storytellers)

L: Che Luca De Gennaro abbia voluto la reunion è giusto, però non è che i Bluvertigo alla fine si son riformati perché Luca lo voleva: sarebbe un uomo dai poteri di convinzione estremi, se fosse riuscito a convincere tutti e quattro a fare una cosa perché a lui piaceva. No. Il discorso è che Luca dal 2005 si è preso carico di interloquire con tutti e quattro separatamente in occasioni completamente diverse e continuare a buttarci lì l'idea. Io lo incontravo spesso o per i Jetlag o per i Rezophonic, e mi diceva: "Oh, però, secondo me, dovreste riprovare a fare qualcosa, più che altro perché è un momento giusto, adesso. Probabilmente adesso verreste più capiti di prima…" In realtà cercava di farci capire qual era secondo lui la situazione attuale della musica e che in realtà forse ce n'era anche un po' bisogno al di là di quella che fosse la nostra di soddisfazione. Questo ha fatto sì che comunque ognuno ci pensasse e valutasse nel tempo. È stato un piacere perché io penso che uno dei motivi del nostro congelamento sia stato anche una certa incomprensione esterna. Ovviamente tu puoi fare tutti gli sforzi che vuoi, puoi stare in studio mesi, puoi fare tournée da cento e passa concerti all'anno, ma se alla fine hai sempre la sensazione che chi sta ad ascoltare non sia proprio sulla tua lunghezza d'onda, diventa tutto più faticoso, cioè diventa quasi un'impresa in cui tu ti devi sforzare di convincere qualcuno che stai facendo qualcosa di buono. Eravamo arrivati anche a un punto di stallo con la Sony in quel momento, per cui era difficile: dovevamo convincere tutti quanti che non eravamo pazzi e che quello che stavamo facendo ci sembrava… oddio "avanguardia" è una parola molto grossa, però ci sembrava comunque un po' avanti, ci sembrava una ricerca. La situazione del 2001 post-Sanremo sinceramente ci aveva lasciato un po' così e quindi l'impegno di Luca è stato quello di farci capire che probabilmente erano prematuri i tempi ed eravamo noi che non eravamo allineati in precedenza con quello che stava succedendo musicalmente, come succede a tutti quelli che sono un po' precursori di quello che verrà dopo. E quindi lode a lui, soprattutto per la pazienza infinita del volerci aspettare perché comunque non è stato facile far sì che ognuno interrompesse quello che stava facendo per rifare i Bluvertigo. La verità è che poi c'era voglia e nostalgiada parte di tutti, perché alla fine è come essere fidanzati con altre tre persone e quando hai un fidanzamento che dura dieci anni si fa fatica poi dimenticare sia i fatti che i misfatti.

Circa Morgan, credo che quella fosse più una sparata del momento.

Un piccolo mistero è che per la serata di "Storytellers" era annunciato un singolo inedito.
A: Il pezzo c'è e c'era. È molto bello, anche. Però non è stato finito. Soprattutto per quanto riguarda i testi. Quindi piuttosto che arrabattare una cosa che non era ben conclusa, abbiamo preferito non inserirlo e dedicarci all'esposizione live di questo restyling del nostro suono, molto differente da quando suonavamo insieme.

L: Musicalmente era quasi completo ed era una direzione piuttosto interessante, abbastanza inconsueta, e non era una cosa appartenente a "Da A ad A", ma era una cosa assolutamente estemporanea, nata da una sorta di jam session e poi sviluppata. Il titolo in teoria doveva essere "Ossessione".

Il disco ha venduto subito. Quanta voglia di Bluvertigo c'era in giro? O quanto è dovuto a X Factor? Perché in fondo il live è una raccolta come "Pop Tools", anche se i brani sono molto riarrangiati…
A: Penso che sia stata una assoluta coincidenza. Magari ci fosse una strategia della casa discografica, che a tavolino abbia pensato alla collocazione di Morgan a "X factor" e "Quindi facciamo i Bluvertigo": secondo me c'è una casualità completa. Senza dubbio l'esposizione di Morgan può aver portato a un nuovo pubblico, magari che ha potuto avvicinarsi a quello che sono i Bluvertigo. Ma ora non vorrei che il suo lavoro coi Bluvertigo fosse visto come una separazione ulteriore, nel senso "dopo il successo in Tv ora Morgan concede questa sua meravigliosa presenza anche coi suoi amici Bluvertigo". Penso che alla base di tutto c'era la voglia di suonare e penso che durante la nostra tournée della reunion c'è stata una presenza massiccia di gente che aspettava la nostra reunion da sempre, a prescindere dal programma tv. Però, se questo programma può aver portato un'amplificazione o una curiosità maggiore, ben venga.

 

 

(La Crisi - Live a Mtv Storytellers)

L: Non credo ci siano legami con "X Factor" per la vendita del disco in sé, perché, come si sa, la televisione fa sì che una persona diventi personaggio, ma con questo non vuol dire che se tu fai la tua linea di abbigliamento la gente poi se la compri. Credo che ci fosse una grossa attesa dei Bluvertigo però per qualcosa di nuovo e alla fine anche il solo vederci insieme e fare un live televisivo abbia riinteressato quelli che erano i fan e probabilmente incuriosito coloro che magari si erano avvicinati verso la fine della prima decade del gruppo, e poi erano rimasti a bocca asciutta, nel senso che non ci avevano né più visto né più sentito. Tant'è vero che questa cosa la rivedo nel pubblico presente ai concerti di adesso che tra l'altro è incredibilmente giovane. Ogni tanto finito il concerto vado fuori a salutare un po' di persone e mi vengono ragazzi di 13-14 anni che mi citano frasi di "Acidi e basi" e mi dicono: "Ah, io ero venuto con mio padre al concerto quando avevo cinque anni". Ovviamente io gli dico: "Beh, forse tuo padre era un po' azzardato a portarti a cinque anni al concerto". E invece si scopre che persone che erano giovanissime ora hanno comprato il disco e hanno aspettato dieci anni per vedere un concerto, per sentire cose nuove. Di solito mi fa sorridere un diciassettenne che canta "Troppe emozioni" in coro, sapendo le parole a memoria e a me sembra che non sia in età per capire che cosa sta cantando. Poi, per carità, per fortuna le canzoni se hanno quella cellula di cui parlavo vengono assorbite a qualsiasi età e vengono interpretate diversamente da ognuno. Per quanto riguarda "X Factor" sicuramente può essere stato d'aiuto per la quantità di pubblico dal vivo. Effettivamente abbiamo avuto delle date con un pubblico numerosissimo: sinceramente non me l'aspettavo. Cioè, non dico che la media dei paganti fosse intorno ai 4000, ma però più o meno è così, quindi è abbastanza inaspettato. E il pubblico è sicuramente misto, cioè ci sono i fans di prima, ci sono i figli dei fans e/o gli amici dei fans, e c'è il pubblico di "X Factor" che, diciamo, un po' si riconosce perché non è molto ferrato su quello che è la storia dei Bluvertigo, ma viene e assimila quello che è il concerto. E io ogni tanto vedo delle facce perplesse, perché probabilmente non è così semplice arrivare a un concerto dei Bluvertigo e assistere a quello che succede così, come fosse una passeggiata. Quindi, quando vedo delle facce un po' stupite, di solito penso che facciano parte del pubblico di "X Factor".

State già lavorando sul nuovo disco?
L: Sì, con un approccio diverso dal passato. In passato ci chiudevamo in studio e non uscivamo fino a quando non era finito. In questo caso ci comportiamo diversamente: intanto le tecnologie che ci sono adesso ci permettono comunque di scambiarci materiale senza dover andare in uno studio, che non vuol dire stare senza vedersi, ché la gente pensa poi che facciamo il disco ognuno a casa sua e ci si manda i file. Non è così. Qui si parla di scambiarsi le cose: abbiamo tutti lo stesso programma, ci mandiamo le sessions e ascoltiamo le idee. Con questo metodo possiamo anche proporci le cose in modo più snello, fino a scegliere che cosa di questo vogliamo salvare e a quel punto andare in studio e portare avanti la cosa. Tant'è vero che anche nel singolo inedito che avevamo preparato c'è stata un'auscultazione di circa una settimana per mezzo elettronico, dopodichè ci siamo visti due giorni di fila e abbiam registrato tutti gli strumenti.

Mi dicevi che "Ossessione" sarà una cosa abbastanza strana…
L: Sì, mi ha ricordato qualcosa dell'Alan Parsons Project, quel tipo di approccio non tanto alla "Eye In The Sky" quanto piuttosto "The Turn Of A Friendly Card", cioè qualcosa di un filino più complesso, meno smaccatamente da classifica, però nello stesso tempo con più groove, cioè che poi è una cosa abbastanza importante. Però pensare a un groove black e rallentarlo quasi alla metà della velocità lo fa diventare ancora più, come dice Morgan, "sexy": questa è la direzione di "Ossessione". Poi ci sono per la testa tantissime altre cose con direzioni completamente differenti. Bisognerà poi, al solito, far quadrare il tutto. Quello che stiamo cercando di fare è capire da che parte vogliamo andare, e soprattutto musicalmente qual è l'intenzione. Il discorso più difficile da affrontare invece è quello dei testi, perché comunque bisogna approcciare in modo differente il pubblico di adesso e poi non bisogna dimenticare che finché si parla del "questionario dei tre giorni" a 23-24 anni la cosa può avere una referenzialità: a 35-36 diventa un po' banale. Lo stesso Morgan ogni tanto ci sorride sopra e cambia il testo di "I still love you", dal nostro primo disco. Considerando che la musica di "I still love you" l'ha scritta quando aveva 17 anni e il testo quando ne aveva 19, è ovvio che adesso invece di dire "ma ora ho 20 anni" dice "ma ora ho 30 anni". E io gli ho detto che forse dovrebbe anche iniziare a dire "ma ora ne ho 40". E quindi sicuramente dobbiamo lavorare su quella che sarà l'argomentazione, su dove verrà incentrato il discorso letterario del disco.

 

Fonte: rockit.it

 

 

 

07 luglio 2008 | FABRIZIO BASSO


L'anarchia musicale ha un profeta. Si chiama Morgan, è leader dei Bluvertigo, ed è diventato popolare come super giurato di “X-Factor”. Artista imprevedibile, geniale e molto preparato, si sente libero solo sul palco:

«Sono per l’individualismo musicale. Decido al momento cosa cantare senza rendere conto a nessuno. Magari cambio la canzone un attimo prima di eseguirla, sono un sovvertitore. Da cosa dipende la mia volubilità? Un po’ da tutto: per esempio dal pubblico, dall’umore, dal clima, dall’atmosfera, anche dal campo magnetico. Lo so, sono tutti elementi poco prevedibili che influenzano la sostanza. Ai miei concerti, infatti, la scaletta non esiste, tutt’al più c’è uno scivolo».

Ride Marco Castoldi, 35 anni, raccontando quanto è insubordinato, tranne quando suona con il suo gruppo storico, i Bluvertigo che «funzionano perché ho il mio spazio altrove. Da solo posso muovermi in ambiti dissoluti, i Bluvertigo mi mettono un abito più formale. I concerti con loro sono più strutturati e hanno tempi definiti». Per altro la band, che ha pubblicato “Storytellers”, album e dvd griffati Mtv, sarà a Sanremo domenica prossima, in piazza Colombo con ingresso gratuito, mentre sabato 26 luglio suonerà a Genova, Arena del Mare, nell’ambito del Goa-Boa, dove il biglietto costa 15 euro più i diritti di prevendita.

A sua volta Morgan ha appena pubblicato una raccolta di 17 brani che riassumono il suo percorso artistico estremo. Si intitola “È successo a…Morgan” e pesca in tre album solisti: “Canzoni dell’appartamento” del 2003, “Non al denaro non all’amore ne al cielo”, riproposizione del Fabrizio De André ispirato dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, e l’introverso “daAadA”: «È un album di ballate, intimo e riflessivo, senza il mio lato più scanzonato». Però ci sono rarità e inediti come “L’Oceano di Silenzio” di Franco Battiato: «L’ho realizzato in un giorno. Battiato è il musicista più veloce al mondo nel produrre canzoni, io ho provato a batterlo. Poi c’è “23 Roses” tratto dalla colonna sonora del film “Il quarto sesso”, non è un inedito ma una rarità. Infine “Il nostro concerto” di Umberto Bindi che ho registrato per divertimento».

Morgan ha da sempre un rapporto tormentato con le case discografiche: «Non c’è slancio, lavorano tutti in modo impiegatizio». La sua popolarità, invece, è lievitata con “X-Factor”: «Tornerò a settembre e farò ancora il giurato. Lì mi estraneo da tutto e credo che questa sia la ragione del successo. Il mio lavoro resta quello del fare musica: produrre, arrangiare, comporre. Non potrei mai presentare un programma». L’enigmatico Morgan in questo periodo definisce il suo umore «magnetico, potrebbe essere addirittura positivo». Sarà che ha trovato un nuovo amore, dopo la rottura sentimentale con Asia Argento, ma lui non è d’accordo: «Amore? Non penso di avere a che fare con questa parola». Torna il sorriso solo parlando della figlia Anna Lou: «Passerò agosto con lei. Sono un padre con tanti difetti, ma sono un padre».

 

Fonte: ilsecoloxix.it


 

 

Antescritto: Quanto segue è una folle chiacchierata nel dietro le quinte di un concerto fatto da Morgan (s-fatto…? Scheeerzo!) quasi un anno fa a Roma. A condurre l’intervista è stato il mio carissimo amico e finissimo conoscitore di musica Valerio Del Vasto…

L’incontro con Morgan è stato una emozione incredibile per me cresciuto con le sue (o meglio le loro) poesie musicali… e la conferma che la Tv (nello specifico il programma – che tra l’altro seguo con passione… forza NOEMI!! – X factor) non lo ha cambiato: ci troviamo sempre di fronte ad uno dei più grandi personaggi della musica italiana.

 

Martedì 10\06\2008

L’Alpheus per il penultimo appuntamento del MArteLive offre la presenza del cantautore milanese Morgan già frontman e autore dei Bluvertigo. Parto alla volta del concerto con grande euforia e stimolo perché apprezzo Morgan dal principio e ho vissuto con attiva partecipazione la sua svolta da solista con un disco che secondo me lo ha sdoganato come autore e ha mostrato le sue molteplici doti; parlo dell’album Le canzoni dell’appartamento.

Ascolto il concerto con viva attenzione dopo di che mi avvicino alle quinte e chiedo ad un ragazzo dell’organizzazione di poter intervistare l’artista e mi viene risposto di attendere 30 minuti visto che la richiesta era stata fatta in extremis e senza preavviso.

Non nutro troppe speranze per l’intervista e penso già che il cantautore alla fine del concerto vorrà godersi in pieno diritto la sua meritata pace. Passo di nuovo sotto il palco dopo quaranta minuti e mi viene detto di attenderne cinque e che poi sarei potuto entrare. Con me ci sono alcuni amici e allo scadere del tempo entriamo tutti. Vedo subito Morgan chiacchierare allegramente dietro le quinte e mi avvicino alla fine del suo discorso per stringergli la mano e presentarmi.
Lui mi osserva da prima con fare circospetto e poi dopo qualche istante mi presento dicendo il mio nome accompagnato alla parola: “piacere!”, e questi ironicamente afferma di chiamarsi come me. Morgan è visibilmente infastidito dalla nostra intrusione e lo dice da subito, ed è anche chiaramente provato dal concerto, nonché molto brillo, questo però me lo rende più umano nell’approccio, ma so già che l’attacco a me si doveva ancora consumare.

Da prima gli domando come ha capito che voleva fare musica, domanda che può risultare un po’ banale, ma costituisce per me comunque una curiosità. Lui mi risponde contrariato (e io me lo aspetto), domandando a se stesso ad alta voce che domanda fosse, un po’ anche per attirare il sorriso dei musicisti presenti, nonché dei miei amici, che mi credono già perso, ma il timone dell’intervista io lo avevo ben saldo, pur non avendo nulla di scritto e nulla per scrivere o registrare la cosa.

Vi sembrerà egocentrismo, in realtà è solo che lo conosco bene come artista e sono anche a conoscenza tramite delle cose viste del suo carattere indomabile alla Carmelo Bene. Insomma riformulo la domanda chiedendo come si è avvicinato alla musica ed i suoi ascolti d’infanzia coadiuvati dai genitori, insomma dell’imprinting. Su di questo mi risponde ed io mi siedo e so che da quel momento l’intervista è iniziata. Il problema è che mi hanno concesso solo cinque minuti e le domande che ho in mente purtroppo sono tante. Ritornando a Morgan mi risponde che suo padre e sua madre lo avevano cresciuto con buona musica e quindi cita l’importanza di aver ascoltato da piccolo Simon & Garfunkel e tanto altro, al che mi dice ironicamente di aver esordito nella musica ad otto anni dove già possedeva doti pianistiche eccellenti.

Successivamente gli chiedo della nascita dei Bluvertigo (nome derivante da una canzone dei Duran Duran dall’album Notorius (1986), Blue Vertigo Do The Demolition) e lui mi parla dei Golden Age, gruppo nato nel 1988, che poi genererà i Bluvertigo. Come i Duran Duran, mi racconta del suo come di un gruppo che per scrivere i suoi testi si nutre di letteratura, cinema e arte. Poi subito dopo gli chiedo quanto lo ha influenzato la musica dei Krisma e lui mi risponde “tantissimo” aggiungendo di essere un loro amico personale nonché loro fan da giovanissimo e di aver acquistato all’epoca la copia di Many Kisses.
In seconda battuta gli faccio una domanda sull’elettro pop e quanto la musica di Ivan Cattaneo può essere stata d’aiuto e d’ispirazione per le canzoni del suo gruppo, che a mio parere sembrano molto similari. In risposta a Cattaneo dice di non esserne mai stato un grosso fan e che ha avuto per lui  più importanza per l’estetica e per il look che per la musica, aggiungendo poi di aver ascoltato da piccolo nel 1981 la famosa cover ska della Zebra a pois (cantata da Cattaneo ed introdotta nell’album 2060 Italian Graffiati), cantata precedentemente da Mina e scritta dal mitico Lelio Luttazzi. Aggiunge inoltre che possedeva il vinile di Primo, secondo, frutta e Ivan compresa, ma che al cantautore bergamasco preferiva l’arlecchino elettronico Alberto Camerini di cui poi traccia una breve storia dagli esordi al Parco Lambro con Battiato, Eugenio Finardi, Orme, Banco e Delirium capitanati da un giovane Ivano Fossati & many more. Di Camerini aggiunge che è stato pioniere per l’Italia in quanto a elettronica come i Kraftwerk in Germania ed io mi aggancio ai gruppi progressive citati da Morgan al riguardo del Parco Lambro e gli chiedo se conosceva il Balletto di Bronzo e la svolta da solista elettro pop del loro organista e cantante Gianni Leone, e di quanto il disco Monitor dello stesso Leone uscito nel 1981 lo avesse influenzato. Mi risponde subito di conoscere il Balletto di Bronzo ma di non aver mai ascoltato Leone da solista e poi mi parla dell’importanza del punk dei Decibel del mitico Enrico Ruggeri e dei fantastici primi tre dischi progressive di Alan Sorrenti.
Dal tastierista Leone faccio un aggancio con il tastierista dei Duran Duran, Nick Rodhes, il quale so che è stato di ispirazione per Andy e Morgan. Da qui mi si illumina e mi parla del modo rivoluzionario e nuovo con il quale il tastierista inglese si era approcciato allo strumento e al sintetizzatore generando e tracciando un nuovo tipo di sound. In quel momento mi ricordo che
Morgan anni fa’ lo aveva intervistato come pure Simon Le Bon e Warren Cuccurullo. Così gli chiedo della cosa e lui nel replicare mi risponde che per quell’intervista avevano usato la suite imperiale del Grande Hotel Principe di Savoia, che al dire suo costava sedicimila euro a notte. Aggiunge poi che Rodhes era rimasto colpitissimo della cosa e che non aveva mai visto tanto sfarzo, cosa che appoggiarono in pieno anche Simon e Cuccurullo, che erano appena usciti discograficamente insieme allo stesso Nick con l’album Pop Trash. Morgan rivela anche di essere rimasto in contatto con Rodhes per mesi e di aver parlato con lui per molte ore. L’ultima domanda che pongo al cantante, riunitosi recentemente con il suo gruppo, è come è nata l’idea per la stesura del suo primo album da solista (Le canzoni dell’appartamento - che inizialmente doveva essere un album di cover), lui risponde in maniera svelta ormai provato dall’alcool e dal tempo; insomma rivela che nasce tutto dall’appartamento stesso, affittato da lui per qualche tempo e per il quale poi fu citato per una cifra spropositata, che non dico, dalla padrona dello stabile, che lo accusava di aver filmato la casa e di averla usata per il videoclip della canzone Altrove: il tutto viene coronato dallo sfogo ironico del performer che afferma che il suo disco aveva venduto solo trentamila copie e quindi di essere molto distante dalla situazione economica di Paul McCartney.
Dopo di questo il mio tempo finisce e saluto Morgan e lo ringrazio per la gentilezza e per il tempo che alla fine mi aveva concesso anche se non c’era stato un preavviso.L’intervista all’inizio sembrava dura e poco rilassante ma subito dopo si era appassionato e nel congedarsi rivela di essere stato bene per quei venti minuti (che dovevano essere solo cinque).


Con questo mi congedo e ringrazio Morgan e lo staff del MArteLive per l’intervista concessami e lascio che le cose mi portino Altrove.

Vostro e non vostro…

 

Valerio Del Vasto


Pubblicato mercoledì, 25 marzo 2009

Fonte: ilsid.splinder.com




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