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L'ex Bluvertigo rifà Non al denaro non all'amore nè al cielo (1971). Versione rispettosa, forse anche in teatro.

Intervista di Enrico Deregibus


E' la prima volta che succede in Italia: un disco di tre decenni prima integralmente rifatto da un altro interprete. Il disco è Non al denaro non all'amore nè al cielo di Fabrizio De Andrè (del 1971), tratto dall'Antologia di Spoon River del poeta americano Edgar Lee Master, scritto con Giuseppe Bentivoglio per i testi e Nicola Piovani per le musiche. Il nuovo interprete è Morgan. La sua versione è estremamente fedele all'opera originaria, filtrata attraverso il gusto del musicista monzese che peraltro ha potuto trovare terreno fertile per la sua creatività. Ne abbiamo parlato con lui e con Dori Ghezzi, presidente della Fondazione De Andrè.


L'idea

Dori Ghezzi: Il progetto c'era da tanto, ma doveva maturare. Prima ho pensato a un'opera teatrale, poi a un disco. Morgan non è stato pescato nel mucchio. L'ho sentito l'anno scorso a Roma mentre faceva due pezzi di questo disco. E lì ho capito che l'interprete ideale era lui.

Morgan: ...e Dori mi ha letto nel pensiero. Da tempo volevo fare un remake, che è una cosa che in altri ambiti viene fatta normalmente. Volevo valorizzare quest'opera come un grande classico, cristallizzato nella musica italiana. L'ho fatto in modo rispettoso, come quando nella musica classica si rifà un'opera senza alterarne la scrittura, ma lavorando sulla dinamica, sui timbri, sui tempi.


La realizzazione

Morgan: Ho chiesto a Piovani le partiture, ma erano difficili da recuperare. Proprio lì il progetto si è focalizzato. Ho capito che dovevo trascrivere quel disco, anche con un margine di errore, basandomi inizialmente sulla mia memoria. Anche perché era 15 anni che so suonarlo. Poi mi sono messo a sentire il vinile originale di mio padre. Lì ho avvertito la necessità di aggiungere più che di togliere. Come De Andrè con Lee Master, che aveva arricchito, aggiunto. De Andrè era andato sopra a Lee Master e io sono andato sopra a De Andrè. Il disco già era barocco, del Seicento, io l'ho reso ancora più barocco. E' stato inebriante, appagante, anche se molto difficoltoso.


In inglese

Morgan: Ora sto lavorando alla ritraduzione in inglese, partendo dal lavoro di De Andrè, dalle sue modifiche, dalle sue aggiunte. Di originale terrò i nomi e i luoghi. Secondo me De Andrè è stato davvero un poeta, adattando splendidamente queste poesie in canzone. Comincerò anche a cantarle in inglese queste canzoni. Spero poi che qualcuno voglia anche pubblicare il disco in inglese.


Estero

Morgan: La versione in inglese è di difficile realizzazione. Più che altro è un mio desiderio. Il problema è che la discografia italiana non ha un minimo di competitività. E' praticamente impossibile per un artista italiano fare qualcosa, tanto più per un artista che, come me, non fa musica italiota, come Ramazzotti o la Pausini. Forse all'estero ci sarebbe anche più spazio per le cose che faccio io. Conosco la musica inglese e Bowie tanto come la conoscono gli inglesi. Il fatto di non poter andare all'estero non è un mio limite, è un limite di chi mi gestisce. Questa può essere l'occasione: perché sono poesie di Lee Master, perché sono musiche di Piovani.


Live

Dori Ghezzi: Questo è solo un primo passo perché stiamo pensando a una rappresentazione teatrale.

Morgan: Sarà un atto unico di 40 minuti senza interruzioni e sarà arricchito da poesie di Lee Masters.


La fortuna

Morgan: Sono fortunato ad aver potuto realizzare e pubblicare un'opera come questa. Ci sono poche cose oggi con una profondità così. Questo per merito di De Andrè ma anche della grande libertà creativa degli anni Settanta. Oggi se avessi proposto io di fare una cosa così mi avrebbero riso in faccia, perché è tratta dalla poesia, perché è un concept e oggi siamo nell'epoca della frammentarietà.


Il futuro

Morgan: Non ho ancora pensato a un prossimo mio disco. Penso che sarà una cosa ancora diversa, qualcosa che non ho mai fatto. Anzi, in realtà ci ho già pensato: è qualcosa in cui la musica è solo uno degli aspetti. Penso a una scatola che suona, con tutti gli strumenti autocostruiti. Mi piacerebbe farlo con i Bluvertigo. Dopo un anno in cui non ci siamo visti abbiamo passato il Capodanno assieme. Gliene ho parlato e sono rimasti un po' perplessi, mi hanno detto "Non si potrebbe fare un semplice disco?".


Fonte: kataweb.it




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