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Dal rock alla poesia, Morgan rilegge De Andrè pubblicando il suo nuovo album "Non al denaro, non all'amore, nè al cielo" un omaggio personale dell’artista a Fabrizio De Andrè. Un lavoro che arriva dopo la pubblicazione di “Le canzoni dell’appartamento” (debutto solista di Morgan, vero nome Marco Castoldi) e la colonna sonora “Il suono della vanità”.

Un’ operazione unica nel suo genere: il primo re-make discografico della musica italiana. Quasi fedelmente basato sull' omonimo album di Fabrizio De Andrè, a sua volta liberamente tratto dall' Antologia di Spoon River del poeta americano Edgar Lee Masters. Ri-arrangiato e Ri-prodotto da Morgan. Non è un disco di cover…

Alcuni cenni storici: “Non al denaro non all’amore né al cielo” fu pubblicato per la prima volta nel 1971 e subito definito “concept album” sia perché i testi provenivano tutti da un’unica fonte, sia perché il corpo musicale era un tutt’uno finito e autosufficiente, costruito “come una colonna sonora”. Le musiche, firmate Fabrizio De Andrè / Nicola Piovani, componevano una sequenza di piccole storie musicali connesse tra loro, alcune delle quali strutturate a mo’ di suite, non si trattava quindi d’una qualunque raccolta di canzoni ma di un’opera con i temi ricorrenti, armonie e melodie condivise, continui rimandi, citazioni barocche, passaggi psichedelici. Gli arrangiamenti erano di Nicola Piovani (allora ventiduenne) e affidati al suono di una grande orchestra classica supportata qua e là da un organico ‘leggero’, pop.
I testi, scritti da De Andrè con Giuseppe Bentivoglio, erano l’adattamento di nove dei 244 epitaffi che compongono l’intera Antologia di Spoon River. Poesie che diventano canzoni, ciascuna delle quali rappresenta un personaggio che ci racconta la sua vita, in forma di ballata o di mini-suite

Per conoscere le varie fasi del progetto abbiamo incontrato Morgan, accompagnato da Dori Ghezzi:

Da chi è partita l’idea di realizzare questo disco?

Morgan “ Prima di tutto non è album di cover , ma con questa operazione apro ufficialmente l’era del remake discografico, un’operazione logica accostandola al remake cinematografico considerata ormai una consuetudine. Come un direttore d’orchestra esegue un’opera classica io ho eseguito l’opera di De Andrè. Ho agito nel rispetto dell’originale, operando una sorta di ricostruzione filologica, soltanto filtrata inevitabilmente dai miei gusti, mezzi e possibilità…".

Ghezzi “Siamo noi che abbiamo deciso di affidare a Morgan questa operazione. Sentivo l’esigenza di tenere vivo questo lavoro per i giovani. Lui ha sempre adottato un atteggiamento diverso nell’interpretare la musica Pop attuale. Io volevo che Morgan facesse la sua personale interpretazione di Spoon River, ma lui ha deciso per il remake” . “Un desiderio che diventa realtà. I Miei genitori ascoltavano questo disco quando ero bambino, quindi lo conosco a memoria. De Andrè è uno dei miei artisti preferiti, un ammirazione che non ho mai negato” ha replicato Morgan.


Come hai operato il tuo remake ?

“Ho agito sulla materia in maniera rispettosa, ho eseguito un’opera senza alterare le note. Un’esecuzione con la partitura quasi originale, ho trascritto tutto il disco con quel margine d’errore minimo, con l’idea che avevo nella mente, con il ricordo della memoria…Ho operato onorando la Partitura di Piovani, sempre aggiungendo qualche elemento, mai eliminando. Ho integrato l’affresco dipinto da De Andrè. Di per se il disco era barocco, ora lo è ancora di più, con altri orpelli del ‘600…” “Su alcune parti ho dovuto effettuare un’azione di restauro, soprattutto i finali delle canzoni, realizzando, ma mai inventando, dei raccordi tra i vari pezzi. Era necessario mantenere integro un concetto, quello circolare tra vita e morte…"

Che rapporto hai avuto con i vari personaggi del disco?

“Ho trovato elementi di riconoscimento e autobiografici in ogni personaggio dell’album. Ad esempio mi ritrovo perfettamente nell’analisi della religione del Blasfemo (un ateo intelligente); o con il ‘matto’ e il ‘suonatore Jones’, due intellettuali uno il paroliere (matto) l’altro il musicista (Jones), due persone che hanno seguito la loro attitudine e sono felici…Un insegnamento che ho fatto mio: ho seguito la musica e sono felice..”

Come definiresti questo album e cosa ti aspetti da questo progetto ?

“E’ un disco Barocco. De Andrè è stato poeta nell’adattare la poesia (arte e valore universale) in Musica. Un lavoro che affronta l’aspetto sociale di una civiltà organizzata. Una materia cangiante da conservare e tramandare. La musica di questo set è come una colonna sonora di un film che non c’è. Per questo motivo ho deciso anche di realizzare l’intera opera in lingua inglese. La mia è stata una scelta contro tendenza. Oggi tutto è frammentario, mentre questo è un concept. Desidero che i giovani ascoltino ‘Non al denaro, non all'amore, nè al cielo’ senza pregiudizi, ovvero evitando il confronto con l’originale. La canzone personaggio è il modello predominate del CD, uno schema che ho sempre amato, che ho affrontato con “The Baby” nel mio debutto solista , ma anche con i Bluvertigo".

Ci sarà un’esecuzione live del disco?

“Si. Un tour estivo. Ci sarà l’esecuzione completa dell’opera senza interruzioni con l’aggiunta di poesie di Lee Masters, come per “The Wall” dei Pink Floyd. Un’operazione assolutamente inedita".

Progetti per il futuro?

“Oltre alla traduzione di ‘Non al denaro, non all'amore, nè al cielo’ in inglese, ho in mente una cosa molto originale, diversa, qualcosa di nuovo, che mi stimola. Una sfida personale, un progetto ambizioso che mi piacerebbe realizzare con i Bluvertigo. Quello che posso dirvi è che sarà una ‘scatola che suona’ , con strumenti auto-costruiti…la musica è solo uno degli elementi di questa proposta…”

Con la versione in Inglese potrai esportare il tuo lavoro?

“La versione in inglese è un mio desiderio e spero di trovare qualcuno che la pubblichi. Andare all’estero non è un mio limite , ma di chi mi gestisce. La discografia italiana non è competitiva. Io faccio parte della generazione di MTV, conosco la musica inglese come la conoscono i britannici, ho una preparazione adeguata e il mio operato è forse meglio collocabile oltre Manica. Questa iniziativa potrebbe rappresentare l'occasione giusta perché sono poesie di Lee Master e musiche di Piovani…".


Le differenze:

De Andrè
durata complessiva: 31’15"
numero brani: 9

Morgan
durata complessiva: 43’22”
numero brani: 17 (Nelle canzoni-suite c’è un ID all’inizio di ogni sezione)

Alcuni interventi
[di seguito elencati gli elementi di novità –aggiuntivi rispetto agli arrangiamenti originali]

inizio: tema de ‘il suonatore Jones’ eseguito da clavicembalo, organo e quintetto d’archi

Dormono sulla collina: pianoforte, sintetizzatore Moog, coda finale e collegamento al brano successivo

Un matto: struttura inizio, ripetizione temi (riff), clarinetto, arrangiamento cori polifonici su quarta strofa, bisbiglio delle ‘voci in sordina’

Un giudice: (arrangiamento ampiamente rivisitato), batteria e Rhodes Piano Bass, ocarina solista sostituita con flauto a coulisse, tema eseguito ogni volta con diverso strumento e nel finale dalla somma di tutti, ripetizione temi e ripresa finale con coda


Un blasfemo: tempo allargato, tema strumentale duplicato con variazioni armoniche, verso conclusivo 3volte reiterato invece di 2 , nuovo finale

Un malato di cuore: tempo molto allargato, sostituzione della voce soprano con theremin, variazioni armoniche nel ponte e nella sezione strumentale arrangiamento libero su un tema tratto dall’inverno di Vivaldi, in origine accennato con chitarra

Un medico: pianoforte, clarinetto basso, sintetizzatori, mellotron, voci processate con effetti nel ponte, nella terza strofa il clavicembalo espone il tema regio dell’Arte della Fuga di J.S.Bach.

Un chimico: tempo allargato; piano elettrico, contrabbasso, chitarra elettrica; dopo la terza strofa inserto di sedici misure del celebre Canone di Pachelbel eseguite dal quintetto d’archi (O.S.), dopo un’improvvisazione strumentale la tonalità modula alzandosi di un tono e mezzo.

Un ottico: (suite composta di cinque sezioni denominate ‘clienti’) pianoforte e clarinetto, voce con megafono nella seconda strofa e nel finale, riff di ottoni riassegnato a moog+clarino+archi, rielaborazione delle voci dei clienti, improvvisazione ‘free-funk’ del gruppo ‘le sagome’ che si conclude con cluster politonale psichedelico

Il suonatore Jones: il flauto è sostituito dal violino (cfr E.L.Masters, ‘Fiddler Jones’), pianoforte, batteria e basso dalla terza strofa, voce soprano nel finale sostituita dal Theremin, il finale è ripetuto una volta in un crescendo con variazioni armoniche.

Concludono quattro note dal tema di ‘Dormono sulla collina’, nel segno della circolarità.

Canta:
Morgan


Suonano:
il gruppo “le sagome” (Sergio Carnevale [bluvertigo] - batteria / Enrico Gabrielli - clarinetto / Giovanni Ferrario -chitarra e basso / Marco Causino - chitarra / Daniele” Megahertz” Dupuis - organo e theremin / Morgan – voce, clavicembalo, pianoforte, sintetizzatori, basso / Alessandro “Pacho” Rossi –percussioni)

orchestra scomposta
(Violino primo - Valentino Corvino / Violino secondo - Zita Petho / Viola - Sandro Di Paolo / Violoncello primo - Piero Salvatori / Violoncello secondo - Roberta Castaldi sorella di Morgan)

 


Carlo Cassani

(10 maggio 2005)

 

Fonte: newsic.it




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