Interviste https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004 Sat, 19 Sep 2020 15:47:20 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Morgan intervista Franco Battiato (fotografati da Asia Argento) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/186-morgan-intervista-franco-battiato-fotografati-da-asia-argento https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/186-morgan-intervista-franco-battiato-fotografati-da-asia-argento Rockstar, Dicembre 2004

 

Morgan e Franco Battiato - Rockstar (2004)MORGAN INTERVISTA FRANCO BATTIATO

SOTTO L'OCCHIO ATTENTO DI ASIA ARGENTO.

UN INCONTRO ESCLUSIVO PER ROCKSTAR CHE ATTRAVERSA SPAZIO E TEMPO.

PARTE NEL 1981 E, PASSANDO PER DISCHI E TRIBUTI,ARRIVA FINO AD OGGI.


L'opera
La prima volta che ho incontrato F.Battiato era il 1981, passeggiavo con mio padre per le vie di una città sul lago, avevo nove anni e mio padre quaranta. Fui attratto da una composizione di musicassette ordinate sul marciapiedi e mio padre ,anziché sollecitarmi a proseguire, indicò "La voce del padrone" di Battiato e "Making Movies" dei Dire Straits, poi mi diede diecimila lire per comprare i due nastri pirata e cominciò a suonarli nella nostra Ford Capri amaranto in alta rotazione e , dato che la cassetta non permetteva di scippare e l’unico optional era l'auto-reverse, ascoltavamo gli album per intero. Il primo, quello di Battiato, aveva canzoni cortissime, durata totale mezzìora, il secondo, dei Dire Straits, aveva canzoni lunghissime che nella mia testa si confondevano tra loro. Io in modo automatico imparai subito a memoria tutti i testi e gli accordi del "La voce del padrone", inutile dire che oggi ho dimenticato quelli dei Dire Straits.
Appena fuori dall’automobile, mi procurai una copia in vinile di quello strano disco italiano, questa volta però dovetti ricorrere al mercato legale, quello che si fa nei negozi di dischi. Nel 1987, comparso il supporto cd, andai prima ad affittarne uno,ma era rotto, saltava,allora lo restituii e ne comperai una copia nuova. La versione in cd, ad oggi, l'ho persa quattro volte e ricomprata tre,quindi ora non la posseggo. Quel disco fu il primo in Italia a superare il milione di copie vendute, e, considerata la pirateria,forse arrivò anche a due, e chissà quante ne ha vendute davvero fino a d oggi.


L'artista
La prima volta che ho incontrato F.Battiato di persona, era il 1995, ero a Roma nel backstage di un grande concerto di piazza (era il tempo in cui Battiato ancora cantava nelle piazze). Lui arrivò in taxi, venne da noi Bluvertigo e ci disse: "Ho sentito una canzone alla radio, mi hanno detto che è vostra, mi piace, belle sonorità". Al che io risposi: "Grazie". Poi Battiato salì sul palco e mi emozionò molto sentire che cantava, davanti a una platea di 500.000 persone, "Breve invito a rinviare il suicidio".
Il discorso sulle sonorità lo continuammo il giorno dopo, a colazione. Battiato mi disse: "Trovo però che nei tuoi testi ci sia un po' troppa critica". Io risposi: "Ho imparato bene da chi scriveva "A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie…"".


La Persona
L'ultima volta che ho incontrato F.Battiato era anche la prima volta che gli facevo un'intervista. E' stato a Milano, in un clima che definirei professionale, con il cielo limpido e il sole che si rifletteva sul vecchio ciottolato di Corso Italia. Rockstar mi aveva proposto di fare un’intervista a Battiato e io ho subito accettato, rilanciando ed estendendo l'invito alla mia fotografa preferita, guarda caso anche la mia compagna di vita: Asia Argento. Abbiamo fatto colazione "Al Buon Convento" in compagnia di amici, e ho pensato che mi sarebbe piaciuto fargli parecchie domande sul cinema visto che Battiato è diventato un promettente regista dopo l'esordio con "Perduto Amor". Sarebbe stata un'intervista ad un regista che sta allestendo la sua seconda opera (un film su Beethoven) fatta da un giornalista in erba alla sua seconda intervista (dopo quella a Renato Zero) e filmata da una regista che sta arrivando nelle sale con la sua seconda pellicola ("Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa" in uscita a gennaio). Ma quel giorno abbiamo fatto altro, mangiato poco e parlato molto, di cose impossibili da scrivere e ricordare. Io il giorno dopo dovevo partire per il Canada e così sono stato costretto a mandare le domande a F.Battiato in forma di mail, in stile digitale.
La prima domanda mi venne in mente perché, durante una nostra conversazione telefonica di due estati fa, comunicai a Battiato l'entusiasmo che provavo nella condizione di paternità, cose banali tipo: essere padre ti cambia la vita in meglio, etc etc. Lui mi disse che non sapeva, che certe cose non riusciva a capirle, e io trovai poca ipocrisia in quella risposta, e un po' di conforto. Eppure, forse spinto da alcuni testi delle sue canzoni, avevo spesso provato ad immaginarlo come padre, come a dire: che spreco non veder messe in pratica tutte quelle "istruzione per l'uso", e in fondo, quando mio padre mi "indicò" La Voce del Padrone, avevo nove anni e Battiato è della stessa generazione. Forse lo vedo attraverso quella lente e, a volte, ho desiderato avesse mai potuto avere un figlio maschio. Così ho iniziato l’intervista da lì.


TI SEI VISTO MAI COME PADRE?

No, sono ancora un figlio.


FRANCO,QUALCHE ANNO FA, DURANTE LE REGISTRAZIONI IN STUDIO DI "GOMMALACCA", SI CONVERSAVA DI PSICHEDELIA E DI SBALLO E TU HAI AFFERMATO "IO SONO PER LA LUCIDITA".

La lucidità come via per giungere ad un traguardo che forse possiamo chiamare equilibrio.


IN QUESTO MOMENTO, INVECE, IL MIO STATO E’ DI APPARENTE CONFUSIONE MENTALE, DISORGANIZZAZIONE CONSAPEVOLE. E' DA QUESTA POSIZIONE OPPOSTA ALLA TUA, MA DA ESSA ATTRATTA CHE TI PORGO ALCUNE DOMANDE. CHE DROGHE HAI ASSUNTO NELLA TUA ESISTENZA?

Negli anni ’70 un acido LSD, mescalina e fumi vari… giusto per capire.


TU FUMAVI MARLBORO ROSSE QUANDO NEL 1995 CI SIAMO CONOSCIUTI. POI HAI SMESSO DI COLPO. CHE TIPO DI FUMATORE ERI?

Prima delle Marlboro ho fumato per decenni le senza filtro, Camel o Senior Service.


VEDO CHE SEI VEGETARIANO, UNA SCELTA ETICA O SALUTISTICA?

Direi etica e salutistica di conseguenza.


A CHE ORA TI SVEGLI AL MATTINO?

Tra le quattro e le sei.


NEL TUO ULTIMO ALBUM "X STRATAGEMMI" CANTI LA NECESSITA' DI OLTREPASSARE UNA PORTA CHE TU E SGALAMBRO DEFINITE "DELLO SPAVENTO SUPREMO". TU L'HAI VARCATA?

Magari.Trattasi della porta che conduce alla totale separazione della materia e della sua memoria.


SECONDO LEONARDO DA VINCI LA PAURA ALLUNGA LA VITA. OGGI COSA TI FA PAURA?

Non paura, ma schifo: le nuove camicie nere.


NEL BRANO "TRA SESSO E CASTITA" CIO' CHE SALTA ALL'ORECCHIO E' L’USO DELLA PAROLA "ABDICATO".

Vocabolo dotto per dire "rinunciare".


DA UN PO' DI TEMPO TI DEDICHI AL CINEMA. BATTIATO HA FORSE ABDICATO ALLA MUSICA?

In un certo senso sì, ma sempre a favore della musica.


QUANDO ERI CONCENTRATO SULLA MUSICA, CHE SPAZIO AVEVA IL CINEMA NELLA TUA VITA?

Poco.


QUAL E' IL TUO PRIMO RICORDO CINEMATOGRAFICO?

Il mio concepimento.


IL TUO NUOVO FILM SARA' SU BEETHOVEN. QUAL E' L'ASPETTO INEDITO DEL GRANDE COMPOSITORE?

La sua modernità.


WARNER HERZOG SOSTIENE CHE PER ESSERE REGISTI BISOGNA ALLENARE SOPRATTUTTO IL FISICO, ESSERE ATLETICI, CAMMINARE, ESSERE PERIPATETICI. INVECE, SECONDO KUROSAWA, BISOGNEREBBE AVER LETTO ALMENO DUE VOLTE "GUERRA E PACE". QUALI SONO PER TE I REQUISITI NECESSARI PER ESSERE REGISTI?

Come al solito, la terza via è quella che preferisco:per natura non faccio mai quello che altri pensano che bisognerebbe fare per essere…”


DA QUANDO ESISTE IL CINEMA MOLTI GRANDI REGISTI, AD ESEMPIO HITCHCOCK, DE PALMA, AFFERMANO CHE FARE FILM E' SPIARE, MASSIMA ESPRESSIONE DEL VOYEURISMO. TU INVECE IN “"PERDUTO AMOR" NELLA SCENA DELLA MACELLAZIONE DEL VITELLO, PREFERISCI PORRE LO SGUARDO DELLA MACCHINA DA PRESA ALTROVE, SENZA FARCI VEDERE. E’ POSSIBILE PER TE UN CINEMA CHE NON SI BASI SU CURIOSITA' MORBOSA, NON VOYEURISTICO?

Assolutamente sì!


SO CHE DIPINGI DA ALCUNI ANNI, QUALI SONO I TUOI SOGGETTI PREFERITI?

Variano seguendo il capriccio di un non pittore.


BATTIATO REGISTA NASCE PIU’DAL PITTORE,COME AD ESEMPIO LINCH O GREENAWAY, O DALLA MUSICA?

Dalla musica.


TI SEI SEMPRE POSTO IN MODO CRITICO NEI CONFRONTI DELL'IMPERIALISMO USA. TI PIACCIONO I FILM AMERICANI?SE SI, QUALI REGISTI AMI?

C'è una notevole differenza tra l’America di oggi e quella di ieri.


GUARDI I FILM A CASA O AL CINEMA?

A casa.


COME GIUDICHI IL CINEMA ITALIANO ODIERNO IN RELAZIONE ALLA SCENA INTERNAZIONALE?

Non ho predisposizioni patriottiche né esterofile.


E IN RELAZIONE AL SUO GLORIOSO PASSATO,A COSA E’ DOVUTA,AMMESSO CHE CI SIA,LA SUA DECADENZA?

Le vibrazioni della vita hanno forma sinusoidale.


INSIEME ABBIAMO GUARDATO ALCUNI FILM. A VOLTE HO AVUTO LA SENSAZIONE CHE TI INCURIOSISSERO CERTI THRILLER AMERICANI COMMERCIALI NONOSTANTE SAPEVI CHE TI AVREBBERO ANNOIATO, INFATTI DOPO VENTI MINUTI INTERROMPEVI LA VISIONE. E' UTILE CONOSCERE ANCHE CiO' CHE NON CI PIACE? UN CATTIVO ESEMPIO PUO' ESSERE UN INSEGNAMENTO?

Questo senz'altro…anche se il vedere qualche film di serie B dopo una giornata di intenso lavoro è interessante.


HAI VISTO "KILL BILL" IO SI, PENSO CHE SIA MOLTO VIOLENTO,DEL RESTO TARANTINO HA UNA PRECISA TEORIA SUL FATTO CHE LA VIOLENZA SIA NECESSARIA NEI FILM. SEI D’ACCORDO?

Con lui non sono d’accordo su niente.


NEL 1982 CANTAVI "THE NEW FRONTIERS OF THE NOUVELLE VAGUE". ERI IRONICO E PROVOCATORIO O APPREZZAVI VERAMENTE LA NOUVELLE VAGUE? SE SI, QUALI SONO I TUOI FILM PREFERITI DEI MAESTRI FRANCESI?

Era legato solo al significato letterale dei due termini.


TRA L'EMPIRISMO DI TRUFFAULT E LA TEORICITA' DI GODART COSA PREFERISCI?

L'errore ortografico che potrebbe dare un significato compromettente al primo cognome, mi impedisce di rispondere.

(MORGAN a posteriori: So che “Truffaut” si scrive senza la "l" che per un errore di digitazione della tastiera del computer è scappata dalle mie dita senza che me ne accorgessi, ma "non c’è negazione nell’incosciente…")


CI SONO FILM CHE TI HANNO COMMOSSO?

Tanti.


IL TUO FILM COMICO PREFERITO?

"Hollywood party".


COME SPETTATORE,QUAL E' IL GENERE CINEMATOGRAFICO CHE APPREZZI MAGGIORMENTE?

Tutto il cinema che si deve ancora fare.


TI PIACCIONO I VIDEOCLIP?QUALI TI HANNO COLPITO ULTIMAMENTE?

Mi piace qualcuno dei tuoi.


HAI DIRETTO MOLTI DEI TUOI VIDEOCLIP. UNA PRATICA PROPEDEUTICA AL CINEMA O NON C'E' RELAZIONE?

Non c’è relazione.


RICORDO NEI TUOI VIDEO DEGLI ANNI ’80 MOLTE COREOGRAFIE DI BALLETTI CHE TU INTERPRETAVI. CHE RUOLO HA LA DANZA OGGI NELLE TUE PERFORMANCE?

Diciamo che è una disciplina che mi ha sempre interessato e a volte entusiasmato.


HAI SEMPRE PARLATO DI SUFISMO E DERVISHI TURNEURS, IN COSA CONSISTE LA DANZA DEI DERVISHI?

Sarebbe troppo lungo da spiegare. Grossolanamente:è una meditazione dinamica.


IO AMMIRO MOLTO MICHEL GONDRY COME REGISTA DI CLIP, LO CONOSCI?

No.


GUARDI LA TELEVISIONE?

Si.


COSA?

Cultura per rilassarmi, politica per incazzarmi.


DAL 15 DICEMBRE CONDURRAI UN PROGRAMMA TELEVISIVO, "BITTE KEINE RECLAME" NOVITA' ASSOLUTA PER TE. ONESTAMENTE LE POCHE ESPERIENZE FATTE DA ME IN QUEL CAMPO SONO STATE TRAUMATICHE,DELUDENTI E PRIVE DI SENSO ARTISTICO. COSA TI HA SPINTO AD ACCETTARE UN INCARICO DI QUESTO TIPO?

La stupidità forse che ho nel credere di poter passare qualcosa di serio.


COSA TI DIVERTE DI Più TRA CONCERTI, PRODUZIONE DISCHI,APPARIZIONI TV IN PLAYBACK,SCRIVERE PEZZI PER ALTRI,ASCOLTARE LA RADIO, DORMIRE?

Leggere e ascoltare musica.


CHE QUOTIDIANI LEGGI?

Diversi.


IL TUO AEROPORTO PREFERITO?

Francoforte.

(MORGAN : ANCHE IL MIO)


HAI DICHIARATO DI PRATICARE LA MEDITAZIONE. IN COSA CONSISTE?

Solo una piccola introduzione occuperebbe mezzo giornale


UN GRANDE ARTISTA DOVREBBE CREDERE ALL’INFLUENZA ASTRALE?

Anche un piccolo artista.


E UNO SCIENZIATO?
Dipende dal tipo di scienziato.


ESISTONO OGGI AL MONDO PERSONE CHE CONSIDERI GENI?CHI SONO?

Il genio è eccellenza, e di eccellenze oggi ce ne sono poche.Se vuoi conoscerne i nomi, sintonizzati sul programma televisivo che sto facendo.


TI ARRABBI? COSA TI FA ARRABBIARE?

I servi del potere.


HAI IDIOSINCRASIE?SE SI,RITIENI CHE VADANO ESTIRPATE O COLTIVATE?

L'idiosincrasia può essere sana e può salvarti da eventuali allergie.


HAI NEVROSI?TI SEI MAI RIVOLTO ALLA PSICANALISI?CON QUALI ESITI?

Come sopra,a proposito della terza via.


QUALI SONO I GRUPPI O I CANTANTI MODERNI CHE OGGI TI PIACCIONO?QUALI TI IMBARAZZANO?

Mi imbarazza tutto quello che non riesce.


MEGLIO BOWIE O ROXY MUSIC?

Bowie.


BEATLES O BEACH BOYS?

Beatles.


DOORS O VELVET UNDERGROUND?

Tutti e due.


ELVIS O SINATRA?

Nessuno dei due.


DONOVAN O DYLAN?

Dylan.


CHE RUOLO HA IL ROCK OGGI?HA ANCORA UN SENSO?

Ha il senso che ha l'illusione.

MORGAN: In chiusura dell’ intervista mi tornò in mente quella domanda senza risposta che ebbe inizio un lontano giorno del 1981, sul lago, assieme a mio padre.


FRANCO, MA QUANTI MILIONI DI COPIE HA VENDUTO SINO AD OGGI "LA VOCE DEL PADRONE"?

Ad occhio più di due…

Io&Franco (Le dieci volte insieme di Morgan e Battiato)

  1. "Prospettiva Nevsky" era la b-side del singolo "Cieli neri" dei Bluvertigo e venne inclusa nella compilation "Battiato non Battiato", 1998.
  2. Franco mi ha ospitato in qualità di bassista,chitarrista,corista nel suo album "Gommalacca",1998.
  3. Io e i Bluvertigo lo abbiamo ospitato in "Zero" nel pezzo "Soprappensiero". Battiato chiude anche l’album dicendo: "Dove sono arrivato?", 1999.
  4. Insieme abbiamo prodotto "Arcano Enigma" di Juri Camisasca, che è il disco antesignano di "Zero". Battiato suonò al posto di Andy e il riff su "Zodiaco" è il padre di quello del pezzo "Zero", 1999.
  5. Una sera, ad Ancona,al festival de "Il violino e la selce" abbiamo fatto assieme un concerto di sue cover con lui alla voce. L'abbiamo registrato ma non è mai uscito,1999.
  6. Con i Bluvertigo abbiamo reinterpretato insieme ad Alice "Chanson egocentrique" di Battiato, 2000.
  7. Ospite in un suo playback da "Quelli che il calcio…", io facevo la parte di Jim Kerr in "Running against the grain", 2001.
  8. Battiato partecipa al video de "L'assenzio" dei Bluvertigo nel ruolo di un matematico alchimista,2001.
  9. Sono stato attore nel film di Battiato "Perduto Amor", e tra l’altro sono stato l’unico, con Alberto Radium,a non avere avuto bisogno dei costumi per il salto temporale negli anni Sessanta.Nella band ci sono anche Mao e Moltheni.Nel film faccio il bassista della band di Battiato, 2003.
  10. "L'oceano di silenzio" rifatta da me in "Voli imprevedibili" seconda raccolta tributo a Battiato, 2004.

Intervista di Marco Castoldi 13/12/04

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Interviste 2004 Wed, 25 Jan 2012 20:26:41 +0000
Le 550 canzoni che dovete assolutamente avere (La Repubblica, 28/10/2004) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/1279-le-550-canzoni-che-dovete-assolutamente-avere-la-repubblica-28-10-2004 https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/1279-le-550-canzoni-che-dovete-assolutamente-avere-la-repubblica-28-10-2004 Carmen Consoli e Morgan/ Canzone italiana

Lei siciliana, lui lombardo. Lei rocker, lui sperimentatore. Entrambi giovani ma-sorpresa-convinti che, per cantare il futuro, non si può prescindere dal passato.

 

Sassi - Gino Paoli

Non è la pietra miliare ma la pietra filosofale della canzone italiana. Queste parole che sono mute e non si possono dire sono come i sassi. Le parole di questa canzone. E’ un pezzo autoriferito, una canzone che parla di se stessa, che ha tutta una sua vanità. Il Paoli di quel periodo canta in maniera esistenzialista. Amo il modo in cui lui, cantando, si prende un’enorme libertà ritmica. E’ uno dei pezzi più dark nella letteratura della canzone italiana.

 

Il nostro concerto - Umberto Bindi

Massimo esempio del musicista colto-che era Bindi-applicato alla canzonetta. Da far ascoltare a tutti quelli che ancora sostengono che la musica leggera non è arte alta. C’è una tale ricchezza armonica, in questo brano, che per analizzarla si renderebbe necessario un capitolo intero di un manuale di armonia moderna. Se esistesse.

 

Quando - Luigi Tenco

E’ un pezzo incantato, dall’aura magica. Potrebbe entrare in qualsiasi fiaba come colonna sonora. Si può dire poco di questa canzone, bisogna ascoltarla. Impone il silenzio. E’ un delicatissimo classico della canzone. Tenco era un romantico, nell’accezione musicale del termine. Come Chopin.

 

Il re del mondo - Franco Battiato

Fa parte del primo disco pop di Battiato, proprio per questo non si è ancora distaccato dalle sperimentazioni degli anni Settanta. Quando si getta nel pop con i testi fa un lavoro nuovo, che sarà di esempio per le generazioni successive, soprattutto per il linguaggio, la terminologia e le immagini. In questo caso sfoggia l’abilità di un pittore del surrealismo per costruire un mondo che potrebbe sembrare assurdo nonostante gli elementi siano quelli della realtà. Lui ci fa restare sospesi nella realtà.

 

Azzurro - Paolo Conte

Nell’interpretazione di Celentano è la canzone italiana per eccellenza. E’ la dimostrazione che una canzone intelligente, raffinata, può essere anche nazionalpopolare. Uno di quei casi misteriosi, cioè, in cui la bellezza è universalmente riconosciuta, perché di solito quel che è nazionalpopolare è orrendamente basso. Insomma, il miracolo italiano, quello vero.

 

Tu si ‘na cosa grande - Domenico Modugno

E’ proprio una cosa grande, un grande pezzo. Se penso alla musica pop, alla ballata, devo riconoscere che gli italiani hanno sempre avuto un talento formidabile per la beguine, un genere che ho sempre amato, sin da piccolo. E’ il miglior modo per cantare il lento, per dirla nel gergo di balera. Parla della follia dell’amore e di un certo masochismo nella totale sottomissione dell’uomo. Della serie: fammi impazzire, ma dimmi sì. La massima espressione della devozione del maschio alla femmina. A livelli di animalità.

 

Valzer per un amore - Fabrizio De Andrè

De Andrè cantava da Dio e qui particolarmente. E’ stato un grande narratore, nel senso dell’oralità della poesia, quella tradizione che si tramanda senza scrivere ma dicendo. Il suo cantare è arcaico, rimanda a tempi antichissimi. E in questo pezzo c’è un passato evocato ma che non tornerà e soprattutto c’ è anche lui, autore, in prima persona, caso molto raro per uno che ha sempre costruito storie “di altri”, con il suo io che dice: ”fra i ricordi e le illusioni/del bel tempo che non tornerà/troverai le mie canzoni”. Io ho trovato questa.

 

La bella speranza - Ivano Fossati

Come sostiene Fossati, le canzoni sono come il buon vino, più invecchiano, più migliorano. Ecco: lui più invecchia, più migliora. Mi auguro che scriva ancora tante cose con la sua voce fuori dal coro e non si abbassi al degrado che lui stesso può vedere, che rimanga sempre fedele alla sua ricerca, sempre condivisibile. Io mi identifico in questa canzone. I fischi negli orecchi, la desolazione di un musicista…Come non condividerla!

 

Malafemmena - Totò

E’ come la pizza. Che è un concetto, non un piatto. C’è poco da dire, c’è da mangiare e basta. Ascoltarla, prenderne semplicemente atto. E’ sorprendente come chi fa un altro mestiere possa arrivare a un simile livello di cultura musicale. Ovunque ti trovi nel mondo, soprattutto se non ci sono italiani-e lo dico per esperienza-se vuoi un applauso la canti e hai enormi probabilità di strapparlo…

 

Parla più piano - Nino Rota

E’ un tema di musica classica più che una semplice canzone. Mi fa venire in mente i Lieder di Schubert. Un pezzo molto serio nella precarietà di un testo che non è esattamente la cosa più bella mai scritta. Si capisce che è stato fatto in un secondo tempo. Ma il tema è talmente fantastico che ci potresti cantare sopra anche l’elenco telefonico. Avete presente la versione strumentale di Santo e Johnny, con la steel guitar? In un ideale dj set è l’ultimo pezzo da mettere prima di andare via, a casa o in altri luoghi alle quattro di notte…

 

Fonte: La Repubblica sezione Musica del 28 Ottobre 2004 - speciale intitolato "Le 550 canzoni che dovete assolutamente avere"

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Interviste 2004 Mon, 15 Dec 2014 15:08:42 +0000
Rockers incontra Morgan a Roma in occasione di Enzimi https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/184-rockers-incontra-morgan-a-roma-in-occasione-di-enzimi https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/184-rockers-incontra-morgan-a-roma-in-occasione-di-enzimi  Innanzitutto un saluto dalla redazione di rockers.it…Com’è stato realizzare la colonna sonora per il film di Alex Infascelli “Il siero della vanità”? Quali sono state le tue impressioni?

Mi sono trovato bene, mi è piaciuto anche se avrei potuto farlo anche prima. Appunto mi domandavo come mai non avevo mai fatto una colonna sonora, e non riuscivo a darmi una risposta. Poi è arrivato Alex Infascelli e mi ha proposto questa colonna sonora ed ho accettato subito perché non vedevo l’ora di farla perché sapevo che musicalmente mi avrebbe appagato molto come esperienza.
Poi appunto io da adolescente, cioè da bambino forse, le prime cose che scrivevo musicalmente intorno ai 13-14 anni, in età pre-discografica, erano proprio delle musiche moderne, un po’ astratte, strumentali, che tutti mi dicevano: sembrano colonne sonore. Ho iniziato ad esprimermi musicalmente così prima ancora del rock, facevo musica non so se definirla classica o forse musica contemporanea, dove mischiavo l’uso del sintetizzatore con il pianoforte e le partiture per archi.
Ho iniziato con quel tipo di approccio musicale. Poi c’è stata una parentesi di molti anni in cui ho fatto rock, pop, un po’ di tutto. Mi piacerebbe tornare a lavorare a tempo pieno a musica da film o per balletti.. cose del genere.

Quindi è un’esperienza che ripeteresti volentieri quella di comporre colonne sonore?

Sì, infatti adesso volevo dirlo a Polansky.

Parlando della tua esperienza cinematografica, mi riferisco alla comparsa nel film di Battiato “Perduto Amor”, quali sono state le tue impressioni e come ti sei trovato col Battiato versione regista?

Con Battiato mi sono trovato benissimo, perché con lui mi trovo bene comunque, sia che si faccia della conversazione sia che si lavori. Devo dire che è mirabile il modo in cui predispone, il modo in cui dirige le situazioni. E’ molto calmo, accomodante, sempre piuttosto ironico, allegro, molto raffinato. Ad esempio è difficile che ci siano tensioni, è molto disteso.
Lavorare in un ambiente così disteso dove il patron diffonde questa grande tranquillità è positivo. È come se avesse la capacità di far andare bene sempre tutte le cose. E’ stata un’esperienza fantastica, divertente, anche umanamente bella. Professionalmente io non ho fatto un granché, non ho imparato a recitare, non lo sapevo fare e ancora non lo so fare.

Quindi dal punto di vista umano è stato stimolante…

Sì. E’ stato bello vedere che Battiato sembrava un regista al suo 40esimo film invece era il primo. Sembrava molto strano che fosse il suo primo film, perché in effetti tutti, non solo io che non sono un grande intenditore ma anche proprio tutti gli addetti alla macchina cinematografica, dal truccatore all’operatore, al tecnico della scenografia, vedevano in lui un riferimento autorevole proprio come un regista avvezzo. Proprio perché, evidentemente, si era proprio sentito quasi in modo trascendente questa cosa di diventare regista.

Una curiosità: nel tuo primo album da solista “Canzoni dell’appartamento” le tracce sono 12, come i mesi dell’anno e proprio il dodicesimo pezzo si intitola “Canzone per Natale”. C’è forse un riferimento temporale, e quindi ai mesi, oppure è stata una casualità?

No, è una casualità anche se poi me ne sono accorto una volta fatto. Non è stata premeditata. La canzone di Natale è stata messa lì perché era l’unica posizione all’interno del disco.. all’inizio non poteva stare.. l’ho messa alla fine come una specie di appendice, di coda, ma il fatto che sia al dodicesimo posto è una casualità.

“Gli inglesi sono gentiluomini che scattano polaroids, quando non considero il colonialismo”… cosa ne pensi dell’attuale situazione politica internazionale?

Il mio pensiero è molto complesso però anche molto semplice.
Penso che il mondo occidentale, capitalistico, non so come definirlo, comunque quello in cui pensiamo di vivere noi chiamandoci mondo moderno, tecnologicamente avanzato, va in due direzioni: io li vedo un po’ come i buoni e i cattivi, cioè chi decide di stare al mondo con la coscienza e chi lo fa in modo incosciente.
I governanti guarda caso, secondo me sono tutti un po’ incoscienti,nel senso che non capisco perché non fanno questo ragionamento fondamentale che se veramente continuano le cose così, violenza su violenza, le bombe ecc. anche loro muoiono, i loro figli, i loro familiari, i loro amici.. non capisco quindi come possano sentirsi esclusi dalla catastrofe che loro stessi stanno evocando. Quando c’è stato l’attentato alle torri gemelle veramente io ingenuamente pensavo che la reazione non sarebbe stata la guerra all’Afghanistan, ma sarebbe stata un’apertura ad un dialogo, ma non lo dico con tono provocatorio.. io avrei fatto quello ma io non sono un politico, un amministratore, però effettivamente sarebbe stata la soluzione più intelligente.
Dire va bene, se voi avete fatto questo c’è un motivo, qual è? Spiegatecelo e noi non dico che faremo quello che voi ci chiedete però cercheremo se non altro di capire.. che questo poi è un pensiero anche ingenuo..
Però il vero problema è che già sapevano, e credo sia plausibile che alcuni membri del governo americano abbiano tramato per arrivare a quel punto lì perché era necessaria al sistema di Bush la guerra, iniziata poi da suo padre anche..
Quindi era un bellissimo pretesto per poter far scatenare una guerra, per combattere gli arabi e chiamarli terroristi. Io questa parola la uso con grande difficoltà perché non penso che il terrorismo, non dico penso non esista, però è una specie di cancro del nostro sistema, più si alimenta la stupidità con cui questi governano e pensano di far soldi.. non si sa poi per cosa.. cosa vogliono prendere? I rubinetti d’oro? E dopo i rubinetti d’oro cosa c’è? I rubinetti di platino e poi? Non lo so, di diamante? Non capisco.. comunque penso che il terrorismo sia un cancro del sistema.

Luigi Tenco, Giorgio Gaber ed altri grandi autori italiani sono stati sicuramente un’importante fonte d’ispirazione per il tuo lavoro.Credi che nella scena musicale italiana attuale ci siano dei musicisti che possano essere paragonati o considerati alla stregua di questi grandi artisti?

Bah, non lo so..

Trovi che la situazione sia un po’ “morta”?

Sì, trovo che sia abbastanza morta. Anche per esempio gli attori, non per fare il nostalgico, però effettivamente se pensi che negli anni 60 in Italia c’erano attori come Tognazzi, Mastroianni, Manfredi e tanti altri, Gassman, Carmelo Bene, tante espressioni diverse del mestiere dell’attore tutti però estremamente forti, con una personalità incredibile, con una preparazione enorme.
Dove stanno adesso gli attori così? Se uno vuole fare un film come “La grande abbuffata” di Ferreri con 5 attori italiani di oggi, cosa fai? Prendi Stefano Accorsi? Non ci sono o non lo so, forse io non me ne intendo..
In musica anche lì Bugo, per esempio, Cristian Bugatti, è interessante, è molto forte, molto originale sia nel linguaggio verbale, quindi come scrive i testi, e sia nell’uso dei suoni, nella sua visione musicale. Lui sembra un visionario, potrebbe essere paragonato un po’ a quello che era Celentano negli anni ’60 secondo me.
Dal canto mio, evito di auto-giudicarmi.
Tricarico, credo sia in uscita il suo nuovo album e sono molto curioso di sentire com’è. Mi piacevano gli esordi di Niccolò Fabi ad esempio. Sì, ci sono delle cose che mi piacciono comunque.. Fabi scrive molto bene, è colto..
C’è una cosa, però, che manca forse a questa nostra generazione, che è l’audacia.
E’ come se fossimo cresciuti in cattività. Siamo nati direttamente da generazioni di MTV, Videomusic e non abbiamo forse la capacità di vedere che ci sono tante altre possibilità e che ci si può esprimere anche in modi diversi da quello che è il palinsesto di Radio DJ o cose di questo tipo.

E’ tutto un po’ omologato insomma..

Sì, ci sono dei riferimenti talmente piccoli e uguali per tutti che quello che viene fuori è una proposta molto omologata, cioè si assomigliano tra loro. Quindi bisognerebbe rischiare di più probabilmente.. nessuno è disposto ad assumersi dei rischi, rischi di non vendere, rischi di non essere proprio considerati di essere talmente stravaganti e bizzarri di dire delle cose, di dirla “talmente grossa” che magari ti mandano anche a quel paese o non ti accettano.
Io ad esempio non sono ben visto in televisione, non mi fanno andare a cantare in televisione, non vogliono.. nonostante poi magari la casa discografica ci provi o cose del genere, non vengo considerato adeguato forse perché in qualche modo, e questo un po’ mi lusinga, sono considerato pericoloso per la stabilità un po’ perbenista di questa nostra società dello spettacolo.

E della scena musicale internazionale cosa ne pensi?

La musica internazionale è diversa perché innanzitutto ce n’è di più, c’è più proposta, c’è più mercato, i mercati sono più grandi e i dischi si vendono di più per cui c’è spazio per cose indipendenti che poi dopo però una volta che diventano importanti e vengono seguite smettono di essere indipendenti entrano nel sistema però rimangono sé stesse, rimangono così forti come lo erano inizialmente. Io penso che il sistema americano, nonostante si possa criticare tantissimo, per quanto riguarda l’industria dello spettacolo americano è la prima industria americana, quella che porta più fatturato all’America, quindi evidentemente a loro interessa. Nel nostro caso non è così, credo che in Italia il settore dei dischi non ha tanta importanza, vendiamo pochi dischi.. non è considerato un bene primario anche se secondo me lo è come arricchimento proprio dell’anima, dello spirito dell’uomo.
C’è più tradizione in America, anche in Inghilterra. Gli anglosassoni si sono conquistati questo ruolo nel mondo di paladini del rock&roll e nessuno riesce a rubar loro lo scettro di questa cosa, non ci prova neanche nessuno.
E quindi sul fronte rock- pop gli americani e gli inglesi la sanno lunga secondo me e soprattutto l’industria discografica è molto più attenta ai giovani talenti stravaganti e originali, più qualcuno è originale, si differenzia da quello che c’è nel mercato e più secondo me i discografici puntano su di lui. Invece in Italia siccome hanno molta paura di fare degli insuccessi perché i soldi sono pochi per investire ecc. cosa fanno, scelgono di scritturare qualcuno se assomiglia a qualcun altro che c’è già non se è diverso.

Non si osa insomma!?

Sì, non si osa..

Per quanto riguarda la tua partecipazione di questa sera ad Enzimi, come sarà articolata la seconda parte della serata?

Non lo so, sarà un terno a lotto perché io ho appena imparato ad usare un nuovo software con cui lavorerò questa sera. Sono alle prime armi con questa cosa, sperimenterò e speriamo che venga bene.. potrò impappinarmi o magari delle cose potrebbero non funzionare, non lo so.. io però me la gioco sempre così, mi piace il rischio, mi piace quel brividino che mi dà iniziare soprattutto usando nuovi strumenti musicali, nuovi linguaggi.. non mi fermo mai.
Ho un repertorio di 300-400 canzoni, non ho fatto una scaletta precisa.. vediamo.. mi lascio guidare un po’ dal luogo, dalla gente, dalla situazione.. cerco di captare e di capire quel che vuole la gente o presumo di capire.. comunque in qualche modo mi voglio modellare alla situazione perché sennò mi sembra tutto così un po’ freddo e meccanico. Come dire io faccio questo, arrivo lì e impongo quello che sono io.. io non ho nessuna voglia di imporre nulla, voglio far divertire visto che si tratta di un dj che deve far divertire la gente e farla ballare.. vedo un po’ com’è la gente e in base a questo deciderò cosa mettere..

Ti ringrazio a nome di Rockers per la splendida disponibilità e ti saluto.. alla prossima

Intervista a cura di Giuliana Gasbarrone, con l´ausilio di Angelo Argiolas.


Fonte: guide.supereva.it

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Interviste 2004 Wed, 25 Jan 2012 19:51:32 +0000
Intervista a Morgan (di impattosonoro.it) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/183-intervista-a-morgan-di-impattosonoroit https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/183-intervista-a-morgan-di-impattosonoroit  

Arrivo nell’albergo in via Turati in compagnia di Caterina, dopo aver fatto kilometri a piedi in cerca dell’Hotel senza sapere che si trovava in realtà a 2 metri dal punto di partenza. I miei soliti 40 minuti di ritardo li ho fatti! Entriamo nell’albergo e saliamo al settimo piano, dove ci viene incontro un gentilisso Alessandro, tour manager di Morgan. Morgan è poco più avanti seduto su un tavolo vicino alla piscina che consuma patatine fritte e altre cose, è arrivato da poco in albergo. Mentre mangia gioca un pò col suo laptop e qualche software. Ci spostiamo più in la per l’intervista…

Parliamo del tuo ultimo lavoro, la colonna sonora de Il siero delle vanità. Come ti sei trovato nel realizzarla?
Problemi? Difficoltà?

In un certo senso ci sono dei vincoli che sono proprio le immagini, i tempi, quindi non hai la totale libertà di far andare la musica dove vuoi, però questo vincolo non è poi così vincolante nel senso che in realtà il linguaggoi musicale di una colonna sonora è molto più ampio rispeto al pop, puoi permetterti di osare sperimentare con suoni più dilatati, puoi fare cose più audaci insomma. Paradossalmente questo essere vincolato mi ha permesso di lavorare con molta apertura in senso musicale.

Per quanto riguarda un discorso più “tecnico invece” si sente molto l’utilizzo di sintetizzatori, e forse anche software…sbaglio?
Eh si praticamente ho messo in campo tutte le mie conoscenze e abilità musicali collezionate negli anni. Direi che fondamentalmente il suono della vanità abbia sonorità elettroniche.

Ecco per esempio il termine Drone, che hai usato spesso, è un termine molto usato ultimamente anche da artisti di altro genere che sperimentano sonorità elettroniche, mi viene in mente fateh ali khan o i fear factory…e te! Personaggi musicali piuttosto lotani. Che significa dunque Drone?
Non so da dove viene la parola Drone. Forse per ognuno ha un significato diverso, io l’ho utilizzata per intendere dei panorami sonori GRAVI, fatti di sonorità basse e cupe, cangianti, che in qualche modo si evolvono ma non in maniera repentina ma impercettibile, il modo in cui si evolve il Drone non è percepibile dall’inizio, è come un suono che sembra statico ma in realtà dentro ha una serie di movimenti e di trasformazioni per cui può arrivare a diventare seguendo una lentissima trasformazione un suono del tutto diverso. Questo Droni per esempio li ho ottenuto campionando un piano elettrico scordato di addirittura due ottave, qualcosa al confine col rumore. FOrse una definizione di Drone che non credo sia giusta è in qualche modo una via di mezzo tra suono e rumore.

Ma hai scelto di fare la colonna sonora tu per il film, o sei stato chiamato? T’è piaciuto il film comunque? Per esempio io non l’ho visto, me lo consiglieresti?
E’ stato lui che mi ha chiamato. Coumunque quello di ascoltare la colonna sonora prima di vedere il film è un bell’esperimento. Il film a me è piaciuto molto anche se il mio giudizio non è obiettivo, di solito sono sempre iper-critico sui film italiani. In questo caso non è un film che ricalca gli stilemi del film italiano tipo di questi anni cioè intimista e quasi ispirato alle fiction televisive…

Palloso insomma…
Eh…di gran lunga! Invece in questo caso è un thrille-noir avvincente, molto anni ’80, potrebbe essere qualcosa di vicino a Carpenter, ha dei momenti altissimi da un punto di vista registico, anche come ha recitato Margherita Buy poi comunque penso che Infascelli sia uno dei registi più promettenti, ha delle soluzioni registiche molto nuove anche proprio a livello di macchina a presa! E poi è un regista volutamente non innovativo ma nuovo, non è uno di quei registi che vuole fare il giovane a tutti i costi ma ha comunque un linguaggio molto moderno. Senz’altro non è un film noioso con delle zone morte

Restando in tema, diciamo che la colonna sonora non ha molto a che vedere musicalmente con le canzoni dell’appartamento, pensi che in futuro rimarrai influenzato da questa esperienza o è stato un esperimento a se stante che non avrà influenze sulla tua produzione musicale?
Si generalmente quello che faccio a livello sperimentale lo uso nelle produzioni Pop.

Quindi lo consideriamo un disco di Morgan a tutti gli effetti?
No no, fa tutto parte del mio percorso musicale che con estrema naturalezza porto in territori di volta in volta diversi e anche distanti tra loro, questo senza far in modo che ci sia una netta separazione. Tutto quello che faccio insomma mi serve molto. Quando ero in età pre discografica per esempio scrivevo musica molto dissonante, strumentale, novecentesca in qualche modo musica moderna insomma…non so come dire…

Qualcosa di vicino a John Cage?
Ecco si! Il suono delle vanità somiglia un pò a quelle cose che facevo da ragazzino.

E’ stato positivo quindi riprendere delle cose che facevi da giovane…
Da vecchio!

No vabbè non da vecchio, però con più esperienza e cognizione di causa!
Si si, è molto più divertente in un certo senso lavorare in maniera più visionaria, rispetto alla forma canzone che ti impone quei 3-4 minuti, poi ti devi adeguare agli standard radiofonici o di MTV, lavorare pr una colonna sonora insomma significa lavorare totalmente svincolati da queste cose qua…

La libertà nel vincolo insomma…
Assolutamente! Solo ne vincolo c’è la libertà! CHe ne so gli esseri umani sono un vincolo l’uno rispetto all’altro, se ipotizzi un pianeta in cui sei l’unico individuo non sei libero di fare niente, non hai regole, quindi non sei libero di fare niente. Per esempio la musica è molto regolamentata come materia, molto vicina alla matematica in qualche modo. Ad esempio il compositore che secondo me è stato più libero, Bach! E’ anche il più vincolato dalle strutture geometriche e architettoniche nella sua musica, vedi la fuga!

E invece oggi? Il panorama odierno? Come lo vedi?
Mah in ambito di musica colta, non lo so, l’ultimo compositore che mi è piaciuto è Xenakis, un greco, che trovo eccezionale, ma purtroppo è morto…Nel rock, italiano ad esempio mi piace molto Bugo! Mi piacciono sia i testi che i suoni che gli arrangiamenti!
Ha quella semplicità…che forse mi ha un pò ricordato i Soerba!

Ci dicono che abbiamo tempo, salto subito alle ultime domande allora! Parliamo di stasera: ti esibirai due volte, prima in uno show più classico come Morgan, poi come “dj non dj” titolo della serata “da Tenco a Tecno” ci spieghi?
Vedi basta invertire due lettere, e esce fuori il gioco di parole tra Tenco e Tecno. In realtà vedo Tenco e la Tecno come due esempi del nichilismo, solo che il primo è con consapevolezza…

La tecno invece rappresenta la generazione…
Che si va a schiantare!
Al di la di questo c’è tutto un panorama di musica varia e diversa senza coerenza stilistica. Ad esempio penso che le canzoni siano delle forme interessanti nell’ambito della musica leggera, capisco che la modernità ci abbia portato ad inventare a nuovi stratagemmi per evitare e superare la forma canzone, quindi rinunciare alla melodia o ai testi e creare delle basi che fanno da sottofondo per una festa o per un ascensore, non si sa cosa…ma in realtà mi sembra una mutilazione avvenuta negli anni ’90 e che continua a perpetrarsi oggi, musica che va un pò a perdere il valore iniziale…nostalgicamente quando avevo 12-13 anni che andavo nelle discoteche al sabato e la domenica pomeriggio c’erano le canzoni, c’era un pò di house music nell’87-88 ma ancora somigliavano alle canzoni, tipo che ne so quelle robe la Pump up the valium, invece poi dopo non c’è più stata traccia di canzone nei locali da ballo! Una cosa che faccio io quando faccio il dj è comunque far ballare perchè ballare è bellissimo, però ballare su delle canzoni e non solo su dei ritmi! Io per esempio che sperimento molto con macchine, software ecc.. tutti i giorni sono la ad avere a che fare con dei ritmi e volendo posso schiacciare start e non finiscono mai! La techno mi sembra un pò un primo livello dell’approccio alla musica senza elaborazione! Potrei produrre ore di techno e venderla, ti servono 12 ore di techno? schiaccio play vado a dormire e te la faccio, tanto è sempre uguale sono ripetizioni! Ciò che m’interessa è più il concetto di ipnosi in questo genere di musica, potrebbero ricordare certe tribalità shamaniche però senza il fascino di quelle vere insooma, certi tamburi africani che alla fine nascondono un significato tutt’altro che nichilista!
Insomma sono sempre stato critico verso la musica da discoteca fondamentalmente perchè mi annoia molto, dopo 10 secondi che ascolto quella musica mi viene voglia di uscire da quel locale, non di starci dentro!

Per concludere! Ci sarà un seguito de “le canzoni dell’appartamento” ?
Sarà un libro e non un disco! Solo libro libro senza cd all’interno, e parlerà sempre dello stesso appartamento!

Come mai un libro?
Perchè mi è venuto voglia di continuare ad approfondire i contenuti di quel libro in un’altra forma che non sia quella musicale. Così posso affrontare altre tematiche in maniera letteraria…tra l’altro ho saputo che l’hanno comprato l’appartamento!

E ti è dispiaciuto?
Assolutamente no (ride) ho fatto il disco apposta per non abbandonare mai quella situazione, se non avessi fatto il disco avrei la parvenza che tutto mi fosse sfuggito di mano, invece così sono riuscito a fermarlo a cristallizzarlo!

>Ultima domanda che non c’entra nulla con tutto quello di cui abbiamo chiacchierato fin’ora! Se fossi un personaggio dell’800 chi ti piacerebbe essere?
(veniamo interrotti da alessandro il tour manager “c’è altra gente per le interviste!” morgan “un’altra intervista? Noooo…uccidili!”)
E’ una domanda che non mi hanno mai fatto!! Non lo so…mmm…credo…dell’800…mi piacerebbe essere Listz, Franz Listz! Perchè aveva delle grandi mani (ride) ed era il più grande pianista del mondo, faceva concerti molto coinvolgenti simili come intensità ai nostri concerti rock! Poi ha vissuto molto molto a lungo, credo una novantina d’anni, e … che poi è stato rivalutato dopo Listz, dal punto di vista compositivo e armonico ha reinventato un pò la musica classica, ha dato un pò una manata alla musica! Lui è il vero moderno nel senso di innovativo nell’800, poi pare che Listz fosse bellissimo, molto più bello di Chopin, quindi era anche abbastanza un …mm… trombeur de femmes!!

E’ arrivato il momento dei saluti! Io e Morgan ci stringiamo la mano e lui si volatilizza nei meandri dell’albergo con la sua tastiera muta e il suo Laptop.


Fonte www.impattosonoro.it/2004/09/19/interviste/intervista-a-morgan/

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Interviste 2004 Wed, 25 Jan 2012 19:44:42 +0000
Morgan - Da Tenco a Tecno https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/881-morgan-da-tenco-a-tecno https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/881-morgan-da-tenco-a-tecno Scritto in occasione del concerto e del suo intervento come Dj all'evento "Dj non Dj" del 10 Settembre 2004 al "Festival Enzimi" in piazza dei Cinquecento a Roma.

 

DA TENCO A TECNO

MorganPremetto che, secondo me, fare il “disc-jockey” è un fatto di vocazione più che di arte, perché lo si diventa se si è votato all’intrattenimento degli altri, nell’interesse della loro opinione, reazione e partecipazione. Ciò non sempre vale per gli artisti, infatti ne conosco alcuni che se ne fregano altamente di ciò che gli altri pensano di quello che fanno e ne vanno fieri, autodefinendosi “puri”, cioè incontaminati dalle leggi del pubblico (spesso di esso burlandosi), e del mercato, pur facendone misteriosamente parte. Questa purezza per un D.J. comprometterebbe la densità demografica della pista da ballo e lo costringerebbe a cambiare mestiere. Così, nell’era della comunicazione, una pratica basata essenzialmente sull’interazione col pubblico ha molto riscontro e diffusione in ambito popolare.

Bowie nell’album “Lodger” del ’79 cantava “I am a D.J./I am what I play…” (Io sono un D.J. / sono ciò che suono), la traduzione in italiano di questo ritornello mi ispirò vent’anni dopo le parole “Sono come sono, sono come suono”. Si nota che nella lingua di Dante non c’è sovrapposizione tra il verbo “suonare” e “giocare” cosa che invece vale nell’inglese – to play – e nel francese – jouer – (peccato). Perciò ho sempre trovato poco appropriato il modo in cui un D-J- descrive il suo compito come l’atto di “suonare dei dischi”. Comprendo l’intenzione della stimata categoria di innalzare il loro fare al di sopra di uno scialbo “mettere i dischi”, espressione che non tiene conto dell’abilità che occorre nello scegliere, nel far coincidere lo stile dei brani e la loro velocità metronomica (battiti per minuto), nel miscelare e non far accorgere che si è passati al disco successivo, nello scratch o altre diavolerie di cui un bravo D.J. è capace. L’espressione attualmente in voga “suonare i dischi” genera un doppio equivoco: da una parte sottovaluta l’essere umano, carnale e cerebrale, non meccanico, che compie l’azione (dato che è il meccanismo di riproduzione gira-dischi che, mediante testina e pre-amplificatore, “suona” gli oggetti roteanti), dall’altra non considera che i dischi in questione emettono musica che è già stata “suonata” dai musicisti che appunto li hanno incisi usando strumenti musicali o programmando con software le partiture.

Uguale ingiustizia ci sarebbe se, una volta sfornata una pizza pre-cotta e surgelata, dicessi: “Ecco, è pronta la pizza che ho cucinato”. Per risolvere la questione linguistica ispirandomi al mancato doppio significato italiano proporrei la locuzione “giocare i dischi”, ben sapendo che non sarà mai adottata da alcun D.J. che si rispetti (sarebbe interessante se “jockey” stesse per “giocoliere”, ma invece vuol dir “manovratore”).
Quanto a me, che invece sono interessato all’opinione altrui – da qui la mia riluttanza ad auto-definirmi artista-, sarò nel cartellone del vostro festival nella inusuale veste di “giocatore di compact-disc”. Credo mi comporterò come quando a casa mia o in macchina con un amico faccio una selezione della musica che mi piace, e, con quel che ho a portata di mano, liberamente, cerco quella coerenza stilistica che connette trasversalmente i generi, divertendomi, accostando l’inaccostabile, come Tenco e la Tecno, Iggy Pop e Carmelo Bene. Consigliato per gli amanti del secolo scorso.

Morgan

 

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Morgan - Da Tenco a Tecno

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Interviste 2004 Wed, 01 Feb 2012 16:06:58 +0000
Intervista a Morgan (di Marco Venturini) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/181-intervista-a-morgan-di-marco-venturini https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/181-intervista-a-morgan-di-marco-venturini  

Intervista a Morgan
Scritto da Marco Venturini
30 giugno 2004

 

 

Roma, 25 giugno 2004

In occasione del premio De Andrè, che si è tenuto il 24-25 e 26 Giugno nella piazza romana a lui dedicata, abbiamo intervistato Morgan, uno degli ospiti d’onore della serata, per parlare del suo rapporto con la musica di De Andrè e del suo nuovo album Il Suono Della Vanità.

Quando arrivo nella piazza, un caldo venerdì pomeriggio romano, con tutti che già sentono profumo di week-end, c’è un atmosfera molto intima; gli altri gruppi in programma per la serata già stanno provando e con loro c’è anche Mauro Pagani, un altro dei protagonisti della rassegna.

Morgan arriva sorridente, accompagnato dalla sua band abbracciato alla sua Asia, che abbandonerà per l’intervista con me (!!!).

Morgan al camerino preferisce il tavolino di un bar, decisamente più tranquillo di un backstage inondato dalle note dei gruppi che stanno provando. Ci accomodiamo e in un’atmosfera assolutamente rilassata cominciamo l’intervista.

Rock Shock. Stasera sei quì al premio De Andrè, so che per te è un’artista molto importante. Avevi pensato di inserire nel tuo primo album da solista una sua cover “Il Cantico Dei Drogati”, perchè avevi pensato proprio a quella?
Morgan. Perchè…forse per un meccanismo di identificazione nei confronti di quel testo.

RS. E’ quindi quello in cui più ti rispecchi?
M. No…ma in realtà io mi identifico in tutta la disperazione di De Andrè, cioè nella descrizione di questi personaggi reietti, rifiutati dalla società. Soprattutto in Tutti Morimmo a Stento…è un disco dove proprio tutte le figure descritte sono come degli emarginati, nel senso che vengono allontanati da quella che è la società per bene perchè hanno qualcosa di strano, o vuoi che sono drogati, vuoi che sono puttane o sono…delle bambine stuprate o sono dei suicidi.

RS. Dei diversi, in una qualsiasi cosa.
M. Si…degli emarginati, in senso etimologico. Quindi…beh, è bellissimo il testo de Il Cantico dei Drogati, un testo importantissimo. Poi è una delle canzoni che ha una parte orchestrale molto ricca rispetto alla solita sobrietà di De Andrè, mi piaceva molto questo arrangiamento così barocco.

RS. Un arrangiamento chi si addiceva di più a Canzoni Dell’Appartamento, rispetto alla classica voce e chitarra di De Andrè.
M. Si…oggi invece ne facciamo altre (dice pensieroso).

RS. Che pensate di suonare stasera?
M. ( ci ripensa )…forse anche Il Cantico Dei Drogati.

RS. Parliamo del tuo nuovo album. Uscirà qualche video, singolo…ad esempio di Una Storia D’amore e Vanità?
M. No, è uscito l’album…della vanità, che tu hai.(guardando la mia copia del disco sul tavolino).

RS. Si, è un grandissimo capolavoro quest’album, come tutti gli altri, soprattutto l’ultima traccia Una Storia D’amore e Vanità appunto, che mi ha emozionato molto. A proposito di questa canzone, molti dicono maliziosamente che possa avere più riferimente a te e ad Asia piuttosto che ad Eco e Narciso. Quanto può esserci di vero?
M. Tutto quello che scrivo io è totalmente autobiografico, contrariamente a De Andrè io non costruisco personaggi altri da me, faccio dei lavori partendo proprio dalla mia esperienza personale quindi…un pò più alla Tenco. Nel senso che se volgiamo paragonare Tenco e De Andrè son molto diversi perchè Tenco si esprime in prima persona e parla sempre di se stesso, ogni volta trovandone un lato nuovo, o un punto di vista, un angolazione nuova però sempre partendo da sè. De Andrè invece il contrario, lui va fuori da se stesso e quando parla dicendo io, questo io non è mai lui, Fabrizio De Andrè, è un personaggio e quindi…De Andrè mi piace molto perchè è diverso da me!

RS. Parlando di Tenco mi è venuto in mente Bindi, so che anche lui ti piace molto.
M. Bindi perchè parla di un amore impossibile, irrealizzabile, un amore che sta proprio in un’altra dimensione, sta in una zona che non ha quasi niente a che fare con la vita ecco, un amore molto strano quello di Bindi e mi piace particolarmente. Devo dire che…strazia! Quindi sconsigliabile in certe circostanze. Quando un uomo viene mollato non può ascoltare Bindi perchè se no…affoga.

RS. Io sinceramente in momenti drammatici non posso ascoltare Aria e senza dubbio nemmemo Una Storia D’amore e vanità.
M. Bèh io Una Storia D’amore e vanità ad esempio l’ho scritta in un momento di massima disperazione di quest’anno!

RS. Hai detto che in tutti i tuoi lavori parli di te, quindi in questo disco, anche se è una colonna sonora c’è qualcosa di personale?
M. Assolutamente, assolutamente! Poi quando ci vado a mettere un testo ovviamente canto solo delle storie della mia vita.

RS. Quindi è più un “album di Morgan” che una colonna sonora?…
M. Beh no, diciamo che è tutte e due le cose, secondo me è tutte e due le cose. Non è un lavoro su commissione fatto in modo freddo, cioè cercando di assecondare le direzioni del regista senza metterci del mio. Tutt’altro, questo è un disco che io sento molto, anche se ho collaborato molto con Infascelli (il regista del film) nel farlo. Proprio nei momenti di crezione musicale anche in studio di registrazione col regista, lui è uno che se ne intende di musica quindi è stato divertente e utile anche, ho imparato molte cose.

RS. Hai utilizzato un metodo nuovo nel realizzarlo…
M. A me infatti piace molto cambiare metodo, la proposta della colonna sonora era fantastica. Poi ne ho scritta un’altra per il film di Asia, lei ha usato credo il 7% delle musiche che gli ho scritto (ci pensa un attimo), ma onestamente trovo che fosse il lavoro più bello che ho fatto nella mia vita.

RS. Quindi adesso ascolteremo queste musiche?
M. Ascolteremo solo due pezzi, io ho scritto tutta la musica di tutto il film, lei ha voluto metterne solo due, non ho ancora capito perchè…però accettiamo la cosa in quanto il regista è il “dittatore” massimo… . Invece adesso ho accettato di un altro lavoro che non ho mai fatto che è un musical!

RS. Di che si tratta?…
M. Bèh adesso non posso ancora parlartene perchè in realtà il regista lo sta ancora scrivendo, quindi è un operazione abbastanza segreta in questo momento…però ti dico: ho accettato questo incarico…sempre più difficile!

RS. Una cosa che mi colpisce di te è proprio questa, il fatto che attraversi tutti i generi: hai fatto musica elettronica, poi canzoni più tradizionali in “Canzoni dell’appartamento”, colonne sonore, ora pure teatro…
M. Ho fatto musica anche per pattinaggio artistico (sorridendo), ho fatto anche musica per la pubblicità…diciamo che mi piace…

RS. Metterti alla prova…
M. Si, mi piace sperimentare metodi diversi e vedere ogni volta delle tecniche di composizione, registrazione, produzione…se questo intacca la musica, cioè vedere dove ti portano queste strade. E poi, dopo invece, quando faccio un album più tradizionale, un album di canzoni, metto a frutto tutte queste sperimentazioni che ho fatto in altri ambiti. Mi piace l’ambito anche radiofonico, ho fatto anche siglettine per la radio, poi ho partecipato anche a programmi radiofonici, cioè…diciamo che il campo dell’audio mi piace!

RS. Si vede!..c’è qualcosa che non faresti mai, un genere, qualcosa per cui non ti presteresti mai?
M. No. Direi che…penso che magari in certe circostanze della mia vita anche la prostituzione potrei accettare!

RS. …in senso artistico o fisico?
M. In senso artistico è molto meno pura come cosa!

RS. Sono d’accordo!
M. Invece adesso il mio trip, il mio nuovo viaggio sperimentale pensa tè è con le cassette! Cioè io sto registrando su cassette e trasferendo sul CD delle cose, dei suoni che registro su cassetta.

RS. Per come viene il suono sulla cassetta?
M. Sia per come viene il suono sulla cassetta e sia anche per quello che riesci a registare con la facilità di una cassetta con l’approccio analogico. Mi son comprato un bel registratorino stereo e registro mia figlia quando gioca, quando parla, quando inventa canzoni…cioè è un bel laboratorio la cassetta.

Non faccio in tempo a chiedergli del futuro dei Bluvertigo che vengono a reclamare la presenza di Morgan sul palco per il soundcheck. E indovinate qual è la prima canzone che prova? Proprio Il Cantico Dei Drogati!

 

Fonte: www.rockshock.it/intervista-a-morgan/

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Interviste 2004 Wed, 25 Jan 2012 16:48:10 +0000
Morgan: «In Italia la musica è moribonda» https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/169-morgan-in-italia-la-musica-e-moribonda https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/169-morgan-in-italia-la-musica-e-moribonda Intervista   all’ex   solista   dei   Bluvertigo,   in   concerto   al   Majorana
Morgan: «In Italia la musica è moribonda»


Ricordi ancora il primo concerto che hai visto?

«Certo, Roberto Vecchioni nel 1978, sul lago di Como, avevo oltanto 6 anni».

Quali sono gli autori che hanno influenzato la tua carriera?

«Devo dire che gli amori musicali non sono variati con gli anni. Da piccolo mi piacevano Elvis,Marley, i Beatles, i Pink Floyd e mi piacciono tutt’ora».

Ti aspettavi maggior successo dai tuoi album?

«Sul secondo album "Metallo non metallo" mi aspettavo il Nobel, ma non è arrivato. In compenso ho avuto il "Premio Tenco". Comunque non vivo per i premi, è già un successo riuscire a farli, i dischi».

Il settore musicale in Italia è in crisi? E all'estero va meglio?

«In Italia la musica non è solo in crisi è assolutamente moribonda. Naviga in acque asciutte, senza speranza di risollevarsi».

C’è una canzone, tra le tue che preferisci?

«Ne potrei citare una, la prima canzone del disco "Zero", che si intitola proprio "Zero". Mi piace molto per il sound. Invece, a livello di testi, è ottimo l'ultimo disco, che contiene liriche molto profonde come "Le ragioni delle piogge"».

Pensi sia giusto introdurre la musica come materia obbligatoria nelle scuole superiori?

«Assolutamente si! La musica è una lingua, un modo di esprimersi. Spesso è sottovalutata, ma andrebbe usata anche come terapia per curare l’infelicità».

Quanto ha inciso nel tuo ultimo Lp l’essere diventato papà e quanto lo farà in futuro?

«Mia  figlia mi ha influenzato moltissimo. Lei ora ha tre anni e sta scoprendo il linguaggio in modo assolutamente fantastico ricco di inventiva. Gli errori di grammatica o pronuncia sono già suoni belli che io, ad esempio, non correggo. Anzi, mi ispirano».

Hai in mente album di sole cover?

«Si, mi piacerebbe e sicuramente lo farò».

Futuro da solista o con i Bluvertigo?

«Tutte e due le possibilità anzi, tutte e tre».

Qual’è la terza?

«Ce la inventiamo. Magari le colonne sonore»

Come hai già fatto?

«Si, perché la musica si può fare in molti modi, è un territorio molto vasto nel quale le possibilità sono infinite e un’incarnazione per ogni genere musicale che ascolto sarebbe davvero geniale».

Intervista di Edo Laporta

Fonte: "Giornal...mente"

Fonte: sitiurbani.org

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Interviste 2004 Wed, 25 Jan 2012 15:49:11 +0000
Intervista di Floyd Channel a Morgan https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/178-intervista-di-floyd-channel-a-morgan https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/178-intervista-di-floyd-channel-a-morgan Intervista di Floyd Channel a MORGAN
Este, Sabato 24 aprile 2004

 

Lo abbiamo incontrato a Milano, tra il pubblico del concerto di Roger Waters, poi nel suo primo album solista, le canzoni dell'appartamento, ha inserito "SE", cover di "IF" dei Pink Floyd. Potevamo non intervistarlo ? Con molta gentilezza ci ha regalato una intervista piena di passione musicale, eccola qui.

INTERVISTATRICE
: Puoi parlarci del tuo rapporto con la musica dei Pink Floyd, sia in veste di musicista che in veste di fan?

MORGAN: Ne parlavo giusto ieri con un mio amico tecnico del suono, i Pink Floyd sono fantastici da ascoltare, tutti i dischi, direi compresi anche gli ultimi The Division Bell e A Momentary Lapse of Reason. Sono gli unici che negli anni ’80 non hanno ceduto a determinate leggerezze musicali, a rimanere forse intrappolati nella loro visione delle cose, che non aveva nulla a che fare con quegli anni (e io amo gli ’80). I Pink Floyd sono rimasti indietro, fortunatamente, e questo gli ha permesso di salvarsi, ne sono usciti indenni, come se non si fossero accorti che erano arrivati gli anni ’80 con le batterie elettroniche e altre cose che loro non hanno mai adottato. The Final Cut dell’83, è un viaggio spirituale di Roger Waters, il disco della distruzione quasi preannunciata dei Pink Floyd, ma poteva essere un disco scritto nel ’69; lo riconosco dal punto di vista tecnico come disco dell’83 perché ci sono dei riverberi… per il modo di utilizzare la tecnologia tipicamente databile in quell’anno, ma per quanto riguarda il contenuto musicale è un disco totalmente fuori dal tempo. Poi arriviamo all’87 con A Momentary Lapse of Reason, anch’esso fortemente datato, anzi, inattuale, che poteva uscire anche molti anni prima. Loro non hanno tempo, e probabilmente è in questo la loro forza.

I: Hai fatto la scelta di inserire “If” ne Le canzoni dell’appartamento, dimostrando il tuo apprezzamento nei confronti dei Pink Floyd con una traduzione fedele del testo. Da cosa nasce questa scelta?

Morgan (2004)Morgan:If” mi è sempre piaciuta. Questa canzone a me procura uno stato d’animo terapeutico; è una canzone che dovrebbe esser quasi un po’ “storta” dal punto di vista psichico, e invece procura benessere, qualche volta una specie di pace interiore, quindi… perfetta.

Quando ho scoperto i Pink Floyd, ho cominciato a ricercare i loro dischi perché conoscevo il loro più famoso The Wall, che uscì quando avevo più o meno 10 anni; mio padre aveva comprato il singolo di “Another Brick in the Wall” e in casa si ascoltava, con anche il retro “One of my Turns”. Un paio d’anni dopo ho ascoltato l’album, e poi The Dark Side of the Moon e Wish You Were Here, i dischi più “commerciali”, diciamo così. Nell’adolescenza, a 15 anni, mi sono interessato ai Pink Floyd più psichedelici di Syd Barrett, poi Umma Gumma, Middle, e poi Atom Hearth Mother, che è un disco che loro stessi sottovalutano, che non considerano come uno dei loro dischi più importanti, anzi, forse, secondo loro, da quello che ho letto nelle interviste, l’hanno sempre considerato un po’ una specie di disco fatto male, mal riuscito; secondo me è in questo suo esser mal riuscito che è bello, quindi mi piace quanto è “storto”. Già il titolo e la copertina… poi c’è la suite della prima facciata che a me piace molto. Basterebbero queste cose a farlo considerare come un disco assolutamente inqualificabile. Non c’è una parola che possa definire il genere… rock sinfonico… però è già più che rock… è psico-sinfonico.

I: “If” si presenta molto visionaria, almeno nella traduzione, e a noi, leggendola, era venuto in mente un parallelo con “The Baby”, dove ci sono gli occhi di un bambino, gli occhi della purezza, che in “If” ritornano forse distorti dalla follia.

Morgan: Nelle canzoni spesso avviene uno straniamento, cioè l’autore si mette nel punto di vista di qualcun altro, ed è molto affascinante il punto di vista di un bambino, che è per eccellenza, forse, il punto di vista più straniante, e poi c’è quello del matto. La canzone in cui l’io è il bambino è “The Baby” e la canzone dove l’io è il matto è “If”. Io adopero la tecnica dello straniamento per scrivere canzoni. Per esempio, c’è un album di De André, Non all’amore, non al denaro, né al cielo, che è tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master, dove ogni poesia è l’epitaffio, comunque le parole di uno che è già morto e che racconta la sua vita. In questo album c’è secondo me in modo emblematico lo straniamento, e guarda caso c’è proprio una canzone che si chiama “Un Matto”, che secondo me assomiglia molto a “If”.

I: Puoi dirci due parole sul particolare arrangiamento che hai dato a “If”, che ha incuriosito alcuni fan che frequentano questo sito?

Morgan: Secondo me “If” è una canzone leggera, quasi uno standard del song-writing: ha una struttura molto classica, molto antica, quasi come la canzone del Medioevo che cantava il giullare, proprio una canzone popolare nel vero senso della parola, in effetti ci sono dentro anche i temi tipici della canzone popolare.

“If” per me è la canzone del “matto”, la più psichedelica del disco, non musicalmente, ma concettualmente. Uno dei riferimenti dell’arrangiamento di “If” è stato proprio “Un Matto”; c’è questo intreccio tra De André e i Pink Floyd che mi sono inventato io. Poi c’è anche un disincanto, anzi, un incanto alla versione più fiabesca di Paul McCartney, che secondo me è stato un grande cantastorie nelle canzoni che ha scritto lui (anche lì, “The Fool on the Hill”, “Il matto sulla collina” tanto per cambiare). L’arrangiamento dei suoi pezzi a me ha sempre ispirato molto, l’ho trovato perfetto per descrivere lo straniamento del testo. “If” l’ho in questo modo resa ancor più popolare di quel che è, invece quella dei Pink Floyd è molto stilizzata, piuttosto pura, senza tante sovrastrutture, senza stratificazioni. La mia è invece molto arrangiata, come fosse entrata nel mio album, anche per un discorso di coerenza sonora. Questo modo di suonarla, comunque, è nato da serate in casa con amici, che è la maniera più naturale per far nascere canzoni.

I: Nel tuo ultimo album da solista, Le canzoni dell’appartamento, dici di voler ricostruire la forma-canzone tradizionale; volevamo sapere se questo percorso può essere avvicinato a quello intrapreso anche coi Bluvertigo, dove sembrava che ci fosse una decostruzione della forma-canzone. Dalla de-costruzione sei in realtà arrivato alla ri-costruzione attuale? C’è un legame tra le due esperienze?

Morgan (2004)Morgan: Sì, penso proprio di sì. In fondo la canzone mi ha sempre interessato come ambito musicale, come forma, sia nel distruggerla che nel ricostruirla. Sicuramente c’è un mio atteggiamento che non si può definire di-struttivo, ma de-costruttivo che è diverso: la differenza è precisa, perché per decostruire ci vuole la capacità di conoscere le regole. Per distruggere, invece, basta una mitragliatrice, così come per distruggere un sistema legislativo basta l’ignoranza. Mi interessa contestarle le leggi, ma per contestarle vanno conosciute. Le canzoni sono molto più benigne e più libere delle leggi: nel de-costruirle, le canzoni mi sono “simpatiche”, questo significa che non voglio vederle morte, che le voglio solo un po’ pungolare, che mi piace prenderle e girarle, oppure ascoltarle al contrario, se questo procura qualche magia. Nel decostruire, capisci che una canzone non è una cosa tanto stupida, piccola, leggera, perché in realtà è composta da tante parti, è un’operazione complessa, ha un mondo molto ricco.

Dopo anni passati a smontare le canzoni, mi sono trovato un po’ di materia prima intorno, e per una volta ho voluto montare io delle canzoni a mia immagine e somiglianza; per certi aspetti si sente proprio che sono canzoni di qualcun’altro che si è già divertito a smontarle. Invece, nel caso di “The Baby”, “Altrove”, “Canzone per Natale”, c’è una semplicità che ha sorpreso anche me che ero stato abituato, soprattutto dall’opinione degli altri, a considerarmi un essere sempre sfaccettato, per forza paradossale, ambivalente. Invece no, queste sono canzoni pure e semplici che mi piacciono e fanno parte di una mia curiosità ed eclettismo, che mi porta ad essere attratto da tanti ambiti diversi, oltre alla musica. Il fatto di far canzoni non esclude il fatto di distruggerle e viceversa.

I: Leggendo il diario che tieni sul tuo sito, www.marcocastoldi.it, hai definito i tuoi concerti “concerti classici di musiche stanche” e la cosa ci ha incuriosito. Puoi commentare la definizione?

Morgan: Il “concerto stanco” era un concerto specifico, mi riferisco a un concerto a Milano dove ho suonato al pianoforte un programma di musica classica, pezzi scelti in base alla quantità di pigrizia che il compositore riusciva a metter dentro, canzoni con un altissimo tasso di passività, proprio nel loro essere, nella loro armonia. Ho messo in fila una decina di brani di compositori anche famosi, da Satie, a Schumann, Liszt...

Nelle “Consolations” di Liszt, molto sentimentali come brani, a volte si capisce proprio che lui è stanco di questo sentimento che deve ossessivamente provare, e a volte si lascia andare a un oblio che non ha niente a che fare con la passione. Siamo portati a identificare Lizst con la passione, ma secondo me, stanco di questa passione, ci regala dei momenti di perdita di passione che mi hanno incuriosito molto; laddove ad esempio il tema della Quarta o della Quinta Consolazione non l’ha scritto lui, ma l’ha fatto scrivere ad una dama di cui era innamorato. Quindi, nella Consolazione con la stella, lui lo specifica “il tema non è mio”: questo è un buon metodo per sceglierla, questa è la Consolazione stanca, lui non aveva voglia di farla. Ha fatto fare una cosa praticamente a un altro.

I: Ci interessa molto il rapporto che hai sempre avuto coi numeri, che torna in varie canzoni e anche non-canzoni inserite nella tua raccolta “Dissoluzione”, in particolar modo con lo zero e il tre. Cosa ci puoi dire?

Morgan: La numerologia è molto affascinante, sempre che non confini col dare i numeri. Ad esempio Sgalambro, filosofo di Battiato, dice che i numeri non si possono amare e in questo bisogna capire cosa intende per numeri; perché c’è numero e numero, e se non si possono amare i numeri, non si possono amare neanche i concetti, invece trovo che questa frase non si possa considerare vera, perché i concetti si possono amare.

Penso che nella maggior parte dei casi, i concetti, purtroppo, si amano: c’è un concetto in particolare, quello di amore, che si ama. Quindi, c’è chi ama il concetto di amore (io credo di esserne vittima), e qui si entra proprio in un loop, direi, che ha molto a che fare col nostro discorso sui numeri. I numeri sono la struttura che si può tranquillamente amare, anzi, è proprio dentro la struttura tutto quello che c’è fuori, nelle cose. Se noi vediamo una forma che ci piace, questa forma è quella che meglio esprime il numero: cioè, se il numero è una forma, anche una donna molto sinuosa è un numero.

I: È uscita di recente la colonna sonora che hai fatto per il film di Infascelli “Il Siero della Vanità”. Vorresti parlarcene?

Morgan (2004)M: Non avevo mai fatto una colonna sonora, avevo sempre desiderato farla e Infascelli è stato il primo regista serio, accreditato, capace, però autorevolmente bizzarro, che ha avuto il coraggio di chiedermi di fare questa impresa; fare una colonna sonora è un’operazione molto grande, c’è tanta più musica da scrivere che in un disco. È stato molto bello per me che amo le strutture, lavorare con queste; mi ha interessato molto intersecare temi, sovrapporli, lavorare con tutti questi livelli sovrapposti e che interagivano tra loro. In un disco pop non si può fare, perché c’è una canzone, poi c’è n’è un’altra, e non è che poi la quarta canzone è l’insieme delle altre. Nella colonna sonora, invece, ci sono varie possibilità.

Normalmente i temi sono legati ai personaggi, rappresentano musicalmente il loro carattere: se i personaggi dialogano, i due temi dialogano. Io non ho fatto così, non sono stato così rigidamente ancorato alla prassi, sono andato in modo più libero e anche, spero, più moderno, perché sennò non mi sarei divertito. Ho de-strutturato, ho fatto una colonna sonora che per certi aspetti ha proprio tutto il fare di una colonna sonora, per altri è il contrario di una colonna sonora, perché a volte lavora per contrasto, non commenta, ma agisce in prima persona. Comunque, il vincolo che ti pone il regista con la storia che già preesiste alla musica, la sceneggiatura e tutto l’impianto visivo, credo sia talmente preciso e comodo come calzare un mocassino perfetto, e all’interno di questa gabbia si agisce più liberamente. Paradossale tutto questo, soprattutto perché vengono a cadere miseramente tutti quei piccoli punti di riferimento anche un po’ noiosi a cui si può rinunciare, che sono le certezze della musica radiofonica.

Le battaglie che fanno cantautori, gruppi, cantanti in genere che devono fare un singolo radiofonico che deva rispondere a determinati requisiti, tutto questo per quanto riguarda la colonna sonora possiamo proprio totalmente mandarlo a quel paese.

Intervista di Anna Fioravanti e Sara Zaniboni
Grazie alla Mescal e a Marco

 

Fonte: www.pink-floyd.it/wemeets/02ita.htm

 

Guarda i video: www.inartemorgan.it/index.php?option=com_content&view=article&id=177:intervista-a-morgan-di-floyd-channel&catid=137:video-interviste-2004&Itemid=311

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Interviste 2004 Wed, 25 Jan 2012 16:36:06 +0000
Morgan: «La giacca? Per l'uomo è come un make up» https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/167-morgan-la-giacca-per-luomo-e-come-un-make-up https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/127-interviste-2004/167-morgan-la-giacca-per-luomo-e-come-un-make-up Morgan: «La giacca? Per l'uomo è come un make up»

di Valentina Caiani

morgan style 2004Minimal nel video Un giorno a Milano senza mangiare, primo singolo del suo album da solista, Canzoni dell'appartamento. Quindi più colorato, quasi in versione Elton John d'annata, nel video The baby. Infine, griffatissimo (uno smocking lurex Fendi) all'ultimo Gran Galà della Pubblicità e per il prossimo video, diretto da Asia Argento e ambientato a Los Angeles. Lo stile di Morgan è in costante evoluzione, con alcuni punti fermi. Come un'antica passione per la giacca...


Qual è il massimo del casual e il massimo dell'eleganza per Morgan?
«Il massimo del casual è una giacca con sotto una felpa. Il massimo dell'eleganza è una giacca con sotto una camicia. L'importante è che ci sia una giacca che, secondo me, è un indumento addirittura di sportwear. Si può usare anche per giocare a tennis... io lo faccio spesso. Non posso fare a meno della giacca: mi sento non vestito, nudo, anche non protetto. Perché la giacca copre e rimodella il nostro corpo, è veramente un modo per mascherare.. è un vero make-up, risolve dei problemi, anche ossei».


Il tuo primo abito di scena: una giacca?
«Avevo uno "spencerino" che somigliava molto a quelli dei domatori. Stiamo parlando dell'84, io dodicenne ma concerto vero, non saggio del liceo musicale, quelli li facevo da quando avevo nove anni (però, lì dovevo andare in giacca e cravatta, perché si trattava di musica classica). Il primo concerto fu all'oratorio, a Monza, e suonavo delle mie canzoni. Misi indosso questo "spencerino". Mi ricordo le frange sulle spalle imbottite, non molto ampie. Colore: nero. Mio padre faceva l'artigiano, di divani, e negli anni '80 andavano molto le stoffe colorate con motivi floreali, con quei tessuti spessi e grossi io mi facevo fare dal sarto questi spencerini con le stoffe sottratte a mio padre. Era l''poca new romantic».

Fonte: style.it

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Interviste 2004 Wed, 25 Jan 2012 15:34:26 +0000