Company Logo

Facebook Twitter YoTube Instagram 


Interviste di Morgan

Articoli su Morgan

Report Live di Morgan

Articoli sugli Album di Morgan

Interviste ed Interventi Radio di Morgan

Articoli ed Interviste di InArteMorgan.it

comunicati

 


201720162015201420132012 - 2011 - 2010 - 2009 - 2008 -

20072006 - 2005 - 2004 - 2003 - 2002 - 2001 - 2000 - 1999 - 1998 - 1997


 

 

Scritto in occasione del concerto e del suo intervento come Dj all'evento "Dj non Dj" del 10 Settembre 2004 al "Festival Enzimi" in piazza dei Cinquecento a Roma.

 

DA TENCO A TECNO

MorganPremetto che, secondo me, fare il “disc-jockey” è un fatto di vocazione più che di arte, perché lo si diventa se si è votato all’intrattenimento degli altri, nell’interesse della loro opinione, reazione e partecipazione. Ciò non sempre vale per gli artisti, infatti ne conosco alcuni che se ne fregano altamente di ciò che gli altri pensano di quello che fanno e ne vanno fieri, autodefinendosi “puri”, cioè incontaminati dalle leggi del pubblico (spesso di esso burlandosi), e del mercato, pur facendone misteriosamente parte. Questa purezza per un D.J. comprometterebbe la densità demografica della pista da ballo e lo costringerebbe a cambiare mestiere. Così, nell’era della comunicazione, una pratica basata essenzialmente sull’interazione col pubblico ha molto riscontro e diffusione in ambito popolare.

Bowie nell’album “Lodger” del ’79 cantava “I am a D.J./I am what I play…” (Io sono un D.J. / sono ciò che suono), la traduzione in italiano di questo ritornello mi ispirò vent’anni dopo le parole “Sono come sono, sono come suono”. Si nota che nella lingua di Dante non c’è sovrapposizione tra il verbo “suonare” e “giocare” cosa che invece vale nell’inglese – to play – e nel francese – jouer – (peccato). Perciò ho sempre trovato poco appropriato il modo in cui un D-J- descrive il suo compito come l’atto di “suonare dei dischi”. Comprendo l’intenzione della stimata categoria di innalzare il loro fare al di sopra di uno scialbo “mettere i dischi”, espressione che non tiene conto dell’abilità che occorre nello scegliere, nel far coincidere lo stile dei brani e la loro velocità metronomica (battiti per minuto), nel miscelare e non far accorgere che si è passati al disco successivo, nello scratch o altre diavolerie di cui un bravo D.J. è capace. L’espressione attualmente in voga “suonare i dischi” genera un doppio equivoco: da una parte sottovaluta l’essere umano, carnale e cerebrale, non meccanico, che compie l’azione (dato che è il meccanismo di riproduzione gira-dischi che, mediante testina e pre-amplificatore, “suona” gli oggetti roteanti), dall’altra non considera che i dischi in questione emettono musica che è già stata “suonata” dai musicisti che appunto li hanno incisi usando strumenti musicali o programmando con software le partiture.

Uguale ingiustizia ci sarebbe se, una volta sfornata una pizza pre-cotta e surgelata, dicessi: “Ecco, è pronta la pizza che ho cucinato”. Per risolvere la questione linguistica ispirandomi al mancato doppio significato italiano proporrei la locuzione “giocare i dischi”, ben sapendo che non sarà mai adottata da alcun D.J. che si rispetti (sarebbe interessante se “jockey” stesse per “giocoliere”, ma invece vuol dir “manovratore”).
Quanto a me, che invece sono interessato all’opinione altrui – da qui la mia riluttanza ad auto-definirmi artista-, sarò nel cartellone del vostro festival nella inusuale veste di “giocatore di compact-disc”. Credo mi comporterò come quando a casa mia o in macchina con un amico faccio una selezione della musica che mi piace, e, con quel che ho a portata di mano, liberamente, cerco quella coerenza stilistica che connette trasversalmente i generi, divertendomi, accostando l’inaccostabile, come Tenco e la Tecno, Iggy Pop e Carmelo Bene. Consigliato per gli amanti del secolo scorso.

Morgan

 

Sfoglia PDF

 

Morgan - Da Tenco a Tecno




Tutti i diritti sono riservati - © 2010-2013 InArteMorgan.it - Copyright. - Contattaci.