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Carmen Consoli e Morgan/ Canzone italiana

Lei siciliana, lui lombardo. Lei rocker, lui sperimentatore. Entrambi giovani ma-sorpresa-convinti che, per cantare il futuro, non si può prescindere dal passato.

 

Sassi - Gino Paoli

Non è la pietra miliare ma la pietra filosofale della canzone italiana. Queste parole che sono mute e non si possono dire sono come i sassi. Le parole di questa canzone. E’ un pezzo autoriferito, una canzone che parla di se stessa, che ha tutta una sua vanità. Il Paoli di quel periodo canta in maniera esistenzialista. Amo il modo in cui lui, cantando, si prende un’enorme libertà ritmica. E’ uno dei pezzi più dark nella letteratura della canzone italiana.

 

Il nostro concerto - Umberto Bindi

Massimo esempio del musicista colto-che era Bindi-applicato alla canzonetta. Da far ascoltare a tutti quelli che ancora sostengono che la musica leggera non è arte alta. C’è una tale ricchezza armonica, in questo brano, che per analizzarla si renderebbe necessario un capitolo intero di un manuale di armonia moderna. Se esistesse.

 

Quando - Luigi Tenco

E’ un pezzo incantato, dall’aura magica. Potrebbe entrare in qualsiasi fiaba come colonna sonora. Si può dire poco di questa canzone, bisogna ascoltarla. Impone il silenzio. E’ un delicatissimo classico della canzone. Tenco era un romantico, nell’accezione musicale del termine. Come Chopin.

 

Il re del mondo - Franco Battiato

Fa parte del primo disco pop di Battiato, proprio per questo non si è ancora distaccato dalle sperimentazioni degli anni Settanta. Quando si getta nel pop con i testi fa un lavoro nuovo, che sarà di esempio per le generazioni successive, soprattutto per il linguaggio, la terminologia e le immagini. In questo caso sfoggia l’abilità di un pittore del surrealismo per costruire un mondo che potrebbe sembrare assurdo nonostante gli elementi siano quelli della realtà. Lui ci fa restare sospesi nella realtà.

 

Azzurro - Paolo Conte

Nell’interpretazione di Celentano è la canzone italiana per eccellenza. E’ la dimostrazione che una canzone intelligente, raffinata, può essere anche nazionalpopolare. Uno di quei casi misteriosi, cioè, in cui la bellezza è universalmente riconosciuta, perché di solito quel che è nazionalpopolare è orrendamente basso. Insomma, il miracolo italiano, quello vero.

 

Tu si ‘na cosa grande - Domenico Modugno

E’ proprio una cosa grande, un grande pezzo. Se penso alla musica pop, alla ballata, devo riconoscere che gli italiani hanno sempre avuto un talento formidabile per la beguine, un genere che ho sempre amato, sin da piccolo. E’ il miglior modo per cantare il lento, per dirla nel gergo di balera. Parla della follia dell’amore e di un certo masochismo nella totale sottomissione dell’uomo. Della serie: fammi impazzire, ma dimmi sì. La massima espressione della devozione del maschio alla femmina. A livelli di animalità.

 

Valzer per un amore - Fabrizio De Andrè

De Andrè cantava da Dio e qui particolarmente. E’ stato un grande narratore, nel senso dell’oralità della poesia, quella tradizione che si tramanda senza scrivere ma dicendo. Il suo cantare è arcaico, rimanda a tempi antichissimi. E in questo pezzo c’è un passato evocato ma che non tornerà e soprattutto c’ è anche lui, autore, in prima persona, caso molto raro per uno che ha sempre costruito storie “di altri”, con il suo io che dice: ”fra i ricordi e le illusioni/del bel tempo che non tornerà/troverai le mie canzoni”. Io ho trovato questa.

 

La bella speranza - Ivano Fossati

Come sostiene Fossati, le canzoni sono come il buon vino, più invecchiano, più migliorano. Ecco: lui più invecchia, più migliora. Mi auguro che scriva ancora tante cose con la sua voce fuori dal coro e non si abbassi al degrado che lui stesso può vedere, che rimanga sempre fedele alla sua ricerca, sempre condivisibile. Io mi identifico in questa canzone. I fischi negli orecchi, la desolazione di un musicista…Come non condividerla!

 

Malafemmena - Totò

E’ come la pizza. Che è un concetto, non un piatto. C’è poco da dire, c’è da mangiare e basta. Ascoltarla, prenderne semplicemente atto. E’ sorprendente come chi fa un altro mestiere possa arrivare a un simile livello di cultura musicale. Ovunque ti trovi nel mondo, soprattutto se non ci sono italiani-e lo dico per esperienza-se vuoi un applauso la canti e hai enormi probabilità di strapparlo…

 

Parla più piano - Nino Rota

E’ un tema di musica classica più che una semplice canzone. Mi fa venire in mente i Lieder di Schubert. Un pezzo molto serio nella precarietà di un testo che non è esattamente la cosa più bella mai scritta. Si capisce che è stato fatto in un secondo tempo. Ma il tema è talmente fantastico che ci potresti cantare sopra anche l’elenco telefonico. Avete presente la versione strumentale di Santo e Johnny, con la steel guitar? In un ideale dj set è l’ultimo pezzo da mettere prima di andare via, a casa o in altri luoghi alle quattro di notte…

 

Fonte: La Repubblica sezione Musica del 28 Ottobre 2004 - speciale intitolato "Le 550 canzoni che dovete assolutamente avere"




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