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Articoli tratti dal Diario di Morgan che erano presenti nella vecchia versione del sito ufficiale www.marcocastoldi.com nel 2003.

 

28/04/2003, "IN RIGUARDO ALL'ALBUM"
Sono molto soddisfatto di questo lavoro, dei musicisti della nuova band (con Sergio Carnevale dei Bluvertigo alla batteria) e soprattutto della parte orchestrale delle canzoni, di cui ho fatto l'arrangiamento. I Bluvertigo sono vivi e vegeti, ma temporaneamente congelati. Negli ultimi tre anni ho speso il mio tempo a vivere, ad osservare, a scrivere canzoni, a intrattenere il pubblico e frequentare posti strani. Molto probabilmente questo è un disco pop, di canzoni apparentemente tradizionali che provengono da un'epoca imprecisata del passato, tutte nate e vissute in un appartamento a Milano dalla primavera 2001 al 03/03/2003.

 

29/05/2003, MILANO
Sto stampando dei testi di canzoni per aggiornare la mia ventiquattrore del mestiere. E' piena notte di fine giugno, caldo ventilato artificiale, ascolto e guardo nel frattempo una registrazione audio-video del 1970 del violoncellista Slava Rostropovich (quello che suonò al muro di Berlino mentre cadeva) che esegue una sinfonia concertata di Prokofiev. Questa musica è brillante e mossa, difficilissima da eseguire, e il violoncellista è un portento assoluto. Penso: potrei incominciare il diario così. Ora Rostropovich suona al piano una struggente melodia ad ottave parallele e sua moglie canta in russo quella che è una canzone di Mussorgsky.
Nel frattempo ho stampato dei testi di Scott Walker e mi chiedo perchè i suoi dischi non siano distribuiti in Italia. So che alcuni di voi saranno incazzati perchè ultimamente sul sito sono venuto a mancare, sembrando assente. In parte avrete pure ragione, potrei anche darvi delle motivazioni tutte vere e plausibili tipo: ho lavorato alla costruzione dello spettacolo live, alla colonna sonora di un film (quello di Alex Infascelli n.d.r.), ho scritto articoli, preparato conferenze, fatto molte interviste, studiato Liszt, scritto e suonato dal vivo (sto parlando della vita artistica e non di quella familiare che ovviamente occupa una grande parte dei miei pensieri e delle mie azioni ma di cui ora non parlerò).
Ultimamente ho visto pochi film al cinema, Matrix, l'ultimo di Sergio Rubini e quello di Battiato. Altri non me ne ricordo. In dvd invece ho piacevolmente scoperto "Il barbarossa" di Akira Kurosawa, un capolavoro imperdibile e utile. L'ho visto tre volte di seguito. L'ultima volta che mi aveva entusiasmato così un film era "Il regno" di Lars von Trier, la prima volta un horror, la seconda un comico, la terza un assurdo. Perchè tutti questi elenchi? Non so, per aggiornare, per ricordare, per attualizzare, per informare, documentare, raccontare, archiviare, boh.
Domani farò delle fotografie inserito nell'universo di Roy Lichtenstein, poi comincerò il lavoro sull'antologia dei poeti maledetti che devo consegnare per il 15 luglio. Questa sera a Milano suonavano i Subsonica al Palastilista, Battiato al parco liberty di largo Marinai d'Italia a Milano per la festa di Alleanza Nazionale (questo evento ha scatenato dibattiti interessanti nelle mie ultime due serate) e i Tiromancino non so dove. Non ho frequentato nessuno dei tre concerti.
Ora ho un dilemma: vado a letto o guardo un film di Pietrangeli ("Io la conoscevo bene")?
Letto.

 

08/07/2003, MILANO
Carissimi, se non scrivo qualcosa stasera mi sento in colpa. Questo è lo spazio virtuale dedicato al Diario, quella forma di comunicazione del sé come segreto prezioso, privato, come non dovesse essere mai letto. Il Diario è scritto per nessuno, ecco perchè è vero. Il problema è sempre la disciplina, l'autoregolamentazione, anche oggi, giornata scapigliata. Si è conclusa con un percorso esistenziale Monza-Milano a due, ed era tutto un ricapitolare quello che si ha in testa di fare, una tangenziale in prospettiva - i lunghi sms interrompevano ogni tanto, e la notte da questa parte è il giorno dall'altra - ora sono le tre meno un quarto e domattina cioè oggi andrò a Torino. Torino in estate mi affascina, se non altro c'è ombra. Dall'ultima volta che ci siamo frequentati intendo io e voi newsgrouppers o sarebbe meglio newsgrupies o newscrupières, newskrackers, hopefully-hakers, è passato qualche giorno.
Di cose interessanti ricordo un incontro con Luis Sepulveda e Pino Cacucci e il mio piccolo concerto classico di "musiche stanche" nel cortile di un palazzo del quattrocento appartenente alla provincia di Milano ora presieduta dall'on. Ombretta Colli (Forza Italia, ex cantante, vedova Giorgio Gaber), io gratis, come reca il contratto "a tittolo gratuito"... Che sudata.
Ma tu, a che titolo stai suonando qui?
Io: a titolo gratuito.
Dopo il concerto, il dibattito. Massimo Rota il moderatore. Il pomeriggio mi aveva parlato di quanto secondo lui ci fosse di inattuale nel mio ultimo lavoro. Allora, col Diplomatico esco dal palazzo, cerco nella ventiquattrore, c'è un libro appunto di Sepulveda che parla del passato, ma non è questo che m'interessa. Ci sediamo alla birreria di corso Monforte, sotto i portici, chiamo Mimmo, il filosofo che conosce Nietsche come nessun altro che io conosca o abbia sentito mai proferire in proposito. Mimmo veramente utile e nel parlar con lui di orologio con lancette che scorrono i minuti che vanno e svaniscono nel vuoto e che sono il tempo attuale, contemporaneo quello dell'atto, ora, adesso, quello sessuale. Altro il tempo che sta di là, quello che non è adesso, quello ad esempio di una storia qualsiasi, della storia, ma non solo, quello di una passione idealizzante, di una teoria, il tempo inattuale, ecco l'unico che agisce veramente il presente, lo slancio che porta alcuni al matrimonio è qualcosa di inattuale. Mentre nella mia mente si chiariva e il concetto illuminava la mia prospettiva a tal punto che ero in possesso di un piccolo progresso, il cielo rischiarava all'ultima ora del tramonto, mi appare Massimo Cacciari che cammina non lento non veloce, in mano un giubbino leggero e chiaro portato sulla spalla alla francese, entra proprio in birreria e si siede con tre conversatori maschi, si inserisce subito nella discussione che subito diventa viva, vivace, concentrata, ravvicinata. Ho avuto l'eleganza di non intromettermi perchè lì per lì ho detto quasi quasi gli chiedo qualcosa sull'inattualità dell'amore e della coppia in Roland Barthes ma poi, meglio così, l'idea è subito caduta.
Al concerto. Ho dimenticato la giacca a casa. Pace, suonerò in panciotto.
Casualmente l'unico amico maschio che era venuto al concerto mi ha detto di avere una seconda giacca in macchina. E che giacca! Bianca, anzi panna, a sottilissime righe verticali bluette. Foderata. Adatta, sicuramente inattuale, del tutto non contemporanea, di genere confidenziale, chi mai oggi metterebbe più sù una giacca simile? Tu, amico Massimo, e io, che l'indosso per metà.
L'indomani, fuori da un negozio di dischi in cui cercavo le canzoni di Gino Paoli rimasterizzate, chi ti rivedo? Cacciari, che cammina solo per la città ad un'andatura non lenta nè veloce, con il solito capo-spalla portato in spalla, magrissimo, con la nobile barba folta e curatissima, tendente al rosso del legno. Che pense? Ora disturbo il suo flusso di pensiero, la sua camminata meditativa.
Ciao Massimo, scusa se ti disturbo, mi chiamo Marco, ci siamo anche già conosciuti l'anno scorso ma non importa. Volevo solo dirti che seguo il tuo lavoro e ti stimo.
M.C.: grazie, ciao.
E s'incammina verso Porta Romana non lento, non veloce.
Poi dopo qualche giorno sempre nello stesso palazzo medievale per metà ricostruito in stile fascista, via Vivaio angolo corso Monforte, chiamato palazzo Isimbardi, ero là come spettatore, a vedere e sentire il maestro Ryuichi (Luigi) Sakamoto che improvvisava con Marelemboumm, non so se si scrive così. E' stata un'esperienza molto psichedelica, a tratti ambient, ma credo che sia un problema generazionale. Tutto sommato c'era un aspetto giocoso in quei loops e in quei delay usati molto stretti che producevano, nel random di un controllo mouse, una scala ascendente molto strana e inaspettata, con degli intervalli precisissimi nella stonatura dell'onda distorta sempre più quadra e acuta fino a degli overtones quasi inudibili. A quel punto ha cominciato a divertirsi lui, Sakamoto, nel non sentir più quel che stava producendo. Struttura, entropia. Applausi concettuali.
Io da una finestra che dà sul cortile al terzo piano del palazzo, col diplomatico.
Dibattito: Enrico Ghezzi coltissimo evaporato parlante, forse camicia in velluto blu, che era anfitrione di un regista polacco di cui non ricordo il nome, ah, sì, Zbigniew Rybczynsky, ma molto bravo e "lopper" d'eccezione. Lui ha con il film "The orchestra" tradotto visivamente la marcia funebre di Chopin.
La presenza di Umberto Eco, il professore chiacchierone che traduce i codici e i codici in altri codici, cioè, almeno si chiede cose che hanno a che fare col passaggio da un linguaggio ad un altro ad esempio le traduzioni, ma non solo quelle inglese-italiano, sanscrito-latino, anche ad esempio intersecando i campi artistici, gli insiemi. Da un film ad un libro e viceversa, da una poesia ad una canzone, da un quadro di Escher misto Bach con un po' di Godel farci lo Zibaldone moderno, tradurre in musica la forma, nella tridimensionalità sonora, di un teschio di uomo preistorico, costruire musiche con le proporzioni musicali che imitino le proporzioni statiche di una cattedrale gotica a cinque navate, l'ultimo libro di Nick Hornby, quello sulle sue canzoni preferite, Diamond Dogs di Bowie che è la "opera rock" di 1984 di George Orwell, insomma si potrebbero citare milioni di traduzioni o adattamenti, come li chiama Eco. Al dibattito era presente Sakamoto assortito agli altri tre su poltrone Luigi Sedici, telaio laccato oro, rivestimento di stoffa con trama floreale di dominante carminia.
Alla fine tutti parlano del "loop", tutti sono ancora fermi alla ripetitività, e forse è un bene, forse così entriamo sicuramente più a contatto con la natura, ok. E comunque fuori dal "loop" sono certo che c'è una selva fitta di questioni da esaminare altrettanto interessanti, ma mi sa che per me è veramente tardissimo, scusate, alle nove parto per Torino, sto producendo il videoclip di The Baby, con la regia a quattro mani di Riccardo Struchill, che è colui con il quale ho fatto "Altre forme di vita", ricordate, quello delle parrucche e della LEGO stazione lunare? Credo che questo video sarà molto psichedelico, forse il più psichedelico che ho mai affrontato, è totalmente caotizzato.
Come tradurre l'architettura organica in video psichedelico? Chiedere a Eco? Non credo sia utile. Qui mi sa che è una faccenda diversa. Lasciamo perdere, anche se per un momento, tutto quel ragionamento dell'appartamento e pensiamo invece che questo pezzo "The baby" necessita di un art-pop-video che si deve riferire principalmente ai bambini dai due ai tre anni e semmai avere poi anche altre chiavi di lettura per i più grandicelli, ma non necessariamente. Quindi ci saranno oggetti, simboli, espressioni, danze, gesti, mani, ombre, animali, fiori, giochi, forme varie, vestiti da incasinare, segni, direzioni, vero-falso, rovesciare, dentro-fuori, sopra-sotto, pieno-vuoto.
Livello 1 della ricostruzione cosmogonia futurista dell'universo, di questa notte.

 

18/07/2003, MONZA
Giorno 18 luglio 2003, incredibile ma vero. Se penso a "1984", l'abbiamo superato da un pezzo (e quasi tutto si è avverato), se invece vado a "1999-fuga da New York", nulla o quasi. Stanotte al locale "Lato B" dentro una delle due dogane di Porta Ticinese - Milano - ho fatto l'accampato fonico per il duo "Lombroso": chitarra e batteria. Dario Ciffo a Ago (Elvis per i conoscenti). Suono scarno e tosto, ma fortunatamente nulla di noise o vagamente alla moda dei tempi.
Ieri ho scritto questo: "Confusione: scrivere o lavare i denti? Fabbricare una selinunte? Dire cose senza senso". Però la precedente, seppure comprensibile da una persona soltanto (in questo caso M.C.) non credo sia sintomo di confusione terminale.
Tre giorni fa partivo per Torino allo scopo di girare il videoclip di "The baby", soggetto mio, elaborato a quattro mani con Riccardo Struchill. E' stato il solito tour de force allucinato e allucinante. C'è stato un momento in cui ero completamente nudo, o quasi: mi ha salvato un perizoma color pelle con cucite quattro foglie di edera finta. Cinque persone, cioè dieci mani, mi trastullavano per cucirmi e legarmi addosso della vegetazione sintetica con gambi malleabili di fil di ferro che mi s'attorcigliava intorno. Ad un certo punto, quando ero quasi albero, ho sentito la sensazione del soffocamento. "Stay away!", ho dolcemente recitato. Sono andato sul set pensando "posso anche muovermi" e un macchinista ha esclamato "è proprio un bel costume, non ho mai visto qualcosa di simile". A quel punto ho chiesto di essere innaffiato con uno spruzzino per capelli, ma con acqua di rose.
Riccardo mi fece "fai un bel sorriso" e io, in ritardo, capisco che la cosa giusta era invece piangere.
Risultato: sono stato immobile.

 

20/07/2003, SALERNO
Sabato, autostrada del sole. "Blinded by the sun", cose di California. Per fortuna c'è l'aria condizionata al massimo, 34 gradi fuori, dentro 17. Deviazione per Ancona e una sosta all'autogrill, poi di nuovo direzione Abruzzi, un posto chiamato Fossacesia, le terre di Dannunzio. Là questa sera ci sarà un festival di musica indipendente italiana, il Tora Tora, e io suonerò solo, "a solo", assolo, ass-hole, us all.
Primo tempo della nona di Gustav Mahler nel lettore. Prima al bar ho dato una sbirciatina alla gossip-riviste: non c'è ancora nessuna sorpresina, per fortuna.
Questa musica sinfonica quando si è fermi in coda è la migliore, distende, dilata i tempi e la lentezza non è patita, anzi è naturale. Mahler è molto denso nello scrivere, fluido come petrolio. Ora, su un groviglio di due o tre accordi sovrapposti, a destra, vola basso un piccolo aereobi-posto sopra l'appenino emiliano, perfora le uniche due nuvole. Tutto il resto del cielo è sgombro e l'unico vento è quello delle automobili che sfrecciano in carreggiata opposta e flettono le spighe gialle secche.Ecco perchè la coda: c'era un incidente. Crash.
Sono le 18:48, mancano sei chilometri a Imola (ricordati di comperare il rasoio). Sul sedile posteriore s'adagia "la nonna", ora più sdraiato, ora eretto ma dormiente, ora leggendo "Misfatti" di Carol Oates (una tipa americana), ora sostiene che durante una turnèe non si possa leggere assolutamente Luther Blisset (quei tipi di Bologna), ora estrae dalla borsetta "La società dello spettacolo" di Guy Debord. Penso: "ecco qua un bel volumetto anarcoide!". Mi sembra che lì dentro sia custodito il germe di ciò che alcuni definiscono "la corrente situazionista".
Mi viene in mente un ricordo e a voce alta racconto la storia di Joe, l'anarchico milanese ancora in attività. La sua storia non è di pubblico dominio, non ancora. Io l'ho conosciuto e frequentato nel cuore di Milano dal 2001 fino a circa il gennaio 2003. Una casa piccolissima e imbottita di libri e immagini, una molto visibile di Rimbaud all'interno di un mobiletto con le ante a vetro.
L'anarchico Joe è anche un musicista, raffinato, operistico, e forse anche un conoscitore degli astri. In quel periodo aveva sempre il televisore acceso, sintonizzato sul "peggio", ed erano continue sparate, invettive, altissimo disprezzo; delle volte non risparmiava neppure Ghezzi.

 

di Luca Sofri
Il Venerdì

6 giugno 2003


“Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni”: provo a prendere Morgan in parola. Provo a sottrarmi a un’impressione di antipatia e spocchia, a un pregiudizio sulle sue capacità derivato dalla lettura di qualche intervista, da qualche volta che l’ho visto in tv (in tv capita di sembrare antipatici e presuntuosi, ma a volte è vero). Mi è sempre sembrato che si comportasse come se pensasse di essere David Bowie, cosa che ritenevo un tantino esagerata. Infatti, quasi tutti conoscono David Bowie, mentre alcuni dei lettori del presente articolo potrebbero non sapere chi è Morgan. Dunque: Marco Castoldi, nato nel 1972 che era quasi natale, milanese, figlio di un artigiano mobiliere e di una maestra elementare, cominciò a suonare nei piano bar ancora minorenne, per guadagnarsi da vivere, come si dice. “A 14 anni suonavo in un pub di Varese. Mi accompagnava mio zio. Facevo i pezzi degli anni Sessanta riarrangiati alla Depeche Mode, con i sintetizzatori”. Pochi anni prima è esplosa la new wave, e grazie alla neonata Videomusic gli si è aperto un mondo: “quando vidi Howard Jones con tutte quelle tastiere, persi la testa. Mio padre mi parcheggiava nel negozio di strumenti musicali e io suonavo le tastiere lì, prima che me ne comprassero una. Poi però suonavo anche David Silvyan. La più grande hit da piano bar è “Forbidden colors”, secondo me”. Si scelse un nome d’arte, che niente aveva a che fare con il film di Karel Reisz “Morgan matto da legare”, come sarebbe fiero di raccontare oggi. Ma siccome è uno sincero, spiega che invece è un nome da pirati, una cosa da ragazzi. Cantava le canzoni da piano bar, spartiti degli anni Sessanta, appunto, cose di repertorio che non aveva mai sentito davvero. Poi cominciò a fare musica sul serio. Prima incise un disco con una boy band ante litteram – “il contratto lo firmò mia madre” - e poi ebbe qualche piccolo sucesso con una band che si chiamava Bluvertigo: divenne un po’ noto – non come David Bowie, però – come Morgan dei Bluvertigo. Si fece vedere in giro con vesti vistose, pizzetto mefistofelico e battute polemiche. Andava matto per Battiato e ci fece amicizia (poi dice l’influenza dei genitori: chi piaceva a tua madre? “David Bowie”. Chi piaceva a tuo padre? “Battiato”). I Bluvertigo fecero musica pop con pretese di ricerca e intelligenza. Non si fecero notare moltissimo, per quanto le recensioni sottolineassero sempre l’anomalia “intellettuale” dei loro dischi, ma Morgan si faceva largo. Poi conobbe Asia Argento e fecero una bambina, Anna-Lou, e lo si notò ancora di più. Si facevano fotografare parecchio e sembrava fossero convinti di essere David Bowie e Asia Argento. Lui, che di musica ne capiva e ne capisce, non si tratteneva dall’esprimere pubblicamente giudizi piuttosto severi nei confronti di colleghi più celebri di lui (non come David Bowie, però). “Io non vengo da una famiglia borghese”, spiega adesso che gliene chiedo conto: come a dire che se uno è l’ultimo della fila e ha fiducia in se stesso deve sgomitare come può, a costo di passare per antipatico: “Io sono per forme di comunicazione più sottili: se tutti i giovani venissero ai miei concerti mi spaventerei. Vorrebbe dire che faccio qualcosa che non va”.

Bene, così si arriva all’appartamento: Morgan e le sue ragazze ci abitano per un anno e mezzo, in questo appartamento di Milano, zona Città Studi. “Ma è stata una convivenza fatta di assenze, discontinua. In questi lavori non si trova davvero una stanzialità”. Quando lasciano l’appartamento, lui ha composto e raccolto musica abbastanza per fare undici canzoni e un disco che si chiama “Canzoni dell’appartamento” – con una forte “presenza delle femmine” - che due settimane fa è uscito nei negozi e una settimana fa è entrato nelle classifiche. Il disco è bello, di canzonette: in superficie sono leggere e orecchiabili, e sotto, un po’ alla volta, si capisce una grande tecnica ed elaborazione: “poi però c’è un sacco di gente che ascolta la musica e basta, e va bene così”, dice. Dice: “Pensavo di fare un disco di cover, ma l’avevano appena fatto Battiato e Robbie Williams, e allora ho scritto dei brani originali e ho fatto finta di farne delle cover”. In effetti, c’è un sound retrò, da “canzone italiana”, in tutto il disco, il suono degli spartiti del piano bar. “Sto ascoltando solo Bindi, ultimamente”, dice, e attacca a cantare “Marie Claire”, in mezzo alla strada. Due cover ci sono, nel disco, ben mimetizzate: “Non arrossire” di Gaber, e “If” dei Pink Floyd, tradotta. Morgan allora spiega che gli sembra una canzone molto italiana, con quell’ipotesi che ricorda Cecco Angiolieri. Una cosa che potrebbe dire uno convinto di essere David Bowie (“Ma no, io sono Morgan, e basta”, obietterà lui, aggravando la sua posizione). Molti suoni sono stati registrati nell’appartamento, altri con un’orchestra, poi Morgan ha messo tutto dentro un Macintosh e ci ha lavorato e ripulito per sei mesi. Ha scritto i testi, e si è inventato versi e immagini all’altezza di David Bowie, ed è stato attento a non cadere in banalità e cliché. Ha fatto un bel disco, insomma, e ci ha messo sopra una copertina raffinata, di architettura razionalista, che allude all’appartamento ma anche a tutto un ragionamento su forma e funzione: forse ridondante, ma sincero.

Adesso sta per andare in tournée: farà serate di solo pianoforte, altre più rock, e altre orchestrali, più simili al disco. Lo si vede di nuovo, in giro, ma sta più attento: “Mi sono accorto che parlo troppo. Mi sono in visto alla tv, e ho realizzato che le persone in tv non dicono tutte le cose che dico io. E dopo un po’ mi annoio di me stesso. Ero stato compresso dal periodo dell’appartamento. Mi sono visto al tg2 parlare della suite come forma canzone…”. “Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni”, dice la prima canzone del disco, “Altrove”. Non è così antipatico.

 

Fonte: www.wittgenstein.it/html/venerdi060603.html

 

La fine di un amore tormentato.
L'inizio di una nuova vita e di una carriera solista.
Abbiamo spiato Morgan nei giorni più difficili e importanti della sua vita.
E abbiamo scoperto che...

"Mi imbottisco di roba e arrivo...". Queste sono le prime parole che ci dice Morgan, il rocker "maledetto" di casa nostra.. Quello che va in giro truccato come una femmina, o almeno come un David Bowie d'annata. Quello passato con disinvoltura, stando al gossip senza controllo, dal letto di Andrea Pezzi a quello di Asia Argento.
E qui si passa alla cronaca, visto che i due hanno una bambina di quasi due anni, Anna Lou, alla quale è dedicato uno dei brani del primo lavoro solista del nostro.
"Mi imbottisco di roba e arrivo...", ancora ci dobbiamo incontrare e già abbiamo lo scoop...
Sì, perchè stavolta eravamo in cerca di qualcosa di piccante.
L'idea ci era venuta dopo che il nostro collega inglese Martin Bashir aveva seguito Michael Jackson per sei mesi, arrivando alla fine a fargli confessare di essere andato a letto con dei bambini. Una vera inchiesta giornalistica.
Bene, ci siamo detti, facciamolo anche noi con Morgan, la vera rockstar italiana.
Seguiamolo qualche giorno, stiamo incollati alle sue costole come una fascia del Dottor Gibaud e vediamo se confessa qualcosa di inconfessabile.
E invece, prima ancora di incontrarlo, già abbiamo lo scoop, la frase da sparare vir-golettata in copertina.
"Mi imbottisco di roba e arrivo...".
In realtà la roba a cui fa riferimento Morgan ha più a che fare con gli antipiretici e gli antidolorifici che con gli stupefacenti.
Morgan ha la febbre e il mal di schiena, per cui arriverà solo dopo essere passato in farmacia.
E proprio per poco non siamo stati in grado di offrirvi lo scoop vero, quello che rende immortali.
Morgan, infatti, da un po' di mesi ha abbandonato il suo appartamento milanese, quello in cui viveva con Asia e Anna Lou, e in cui ha scritto le canzoni del nuovo album, "Canzoni dell'appartamento".
Ora è tornato a vivere a Monza, con la mamma.
Pensate che scoop: Morgan influenzato e accudito dalla mamma, magari con un brodino caldo, questo sì che sarebbe stato un gesto rock'n'roll.
Ma alla fine Morgan arriva e la roba nel frattempo ha fatto effetto, perché la febbre è passata e il nostro si presenta subito come il fiume in piena che ben conosciamo.
Siamo negli uffici della sua casa discografica, guarda caso la stessa di Michael Jackson, e cominciamo il reportage.
Cosa fa un rocker per prima cosa la mattina? I capelli, è ovvio.
E allora cominciamo il nostro viaggio nel pianeta Morgan proprio dai capelli.
"Io vado sempre dallo stesso parrucchiere, che con me si diverte a sperimentare. Ma stavolta ha davvero esagerato, sembro un albanese", ci dice.
La ragazza del "trucco e parrucco" utilizza un improbabile mollettone verde. Sembra una zia che si fa la pettinatura per le feste. E come una vera zia sotto le feste, sembra cadere di colpo in depressione.
Eccolo che gioca col fotografo assumendo pose da aspirante suicida.
Morgan ci sta simpatico per questa sua generosità nell'offrirsi in pasto alla stampa, per cui decidiamo di lasciare da parte la ricerca spasmodica dello scoop, a vantaggio di un atteggiamento cronachistico.
Siamo in taxi, destinazione barbiere.
Davanti alla casa del Manzoni, illuminato da improvvisa ispirazione, Morgan ci legge dei frammenti di Empedocle (filosofo siciliano del quinto secolo A.C.).
Quello sull'amicizia, quello sull'importanza del numero due.
Prima in greco e poi in italiano.
Non fosse che abbiamo detto solo poche righe fa che ci sta simpatico saremmo tentati di scaraventarlo giù dall'auto in corsa.
Arriviamo da Bartolo, il parrucchiere che si prenderà cura del nostro cantante pre-ferito.
"Sai, quando mi avete chiesto se potevate spiarmi mi sono trovato in difficoltà. So-no un uomo senza abitudini, per cui non ho una giornata tipo".
Come si può essere privi di abitudini al tempo stesso padri di famiglia? Non ha forse una figlia dei ritmi routinari? Pappa a orari fissi, pannolini da cambiare, a nanna presto e così via...
"E' vero", ammette Morgan, "ma per uno senza abitudini, anche avere gli orari de-terminati da una figlia diventa un diversivo. E poi, purtroppo, Anna Lou non vive più con me...".
Già, dopo il successo del film "XXX" e la fine della loro storia d'amore, Asia vive con la bambina a Los Angeles, ormai in pianta stabile.
Ora, se fossimo seri professionisti, dovremmo indagare, fare domande, rivoltare Morgan come un calzino e costringerlo a mettere a nudo la sua anima.
Ma Morgan si è già messo a nudo nelle canzoni del suo album e a noi non piace l'idea di togliere le garze da ferite ancora fresche, per cui lasciamo che Morgan viva la sua vita intima in intimità.
Una intimità che, evidentemente, deve rispondere a canoni diversi da quelli comuni, o quantomeno dai nostri, visto che il passo successivo ci vedrà in sua compagnia dentro un negozio per bambini vicino a Piazza Duomo.
Manco fosse tutto preparato, uscendo, incontriamo Massimo Coppola, il vj "intellettuale" di MTV.
E' reduce "da un noiosissimo film francese", ci dice, come a voler dimostrare che è radical-chic anche nella vita di tutti i giorni.
Chiede a Morgan cosa stia facendo. Di fronte alla risposta: "Un reportage con quelli di Tutto", il buon Coppola fa la faccia di chi ha pestato la cacca. Quando, per evitargli ulteriori gaffes, gli facciamo notare che noi lavoriamo per Tutto, ci risponde: "Questo è un vostro problema...", salvo poi mettersi in posa con Morgan, simulando un saluto "alla Mork e Mindy", proprio di fronte al Palazzo Martini.
"Lì, negli Anni 60, Lizzani ci ha girato La Vita Agra, tratto dal libro di Luciano Bianciardi", dice un Coppola irrefrenabile.
"Mi raccomando, citalo su Tutto, che fa un bell'effetto".
Obbediamo.
Prossima tappa è la Ricordi, sotto la Galleria.
Morgan deve comprare degli spartiti per una colonna sonora che sta preparando.
"Si tratta del nuovo film di Infascelli, scritto con Niccolò Ammaniti", dice.
prima di proseguire ci facciamo un caffè al bar. Qui Morgan incontra un altro voto noto di MTV, Fanny, ma visto che ormai sembra quasi una situazione organizzata, non prendiamo nota del fatto.
Chiediamo a Morgan come pensa di promuovere il suo nuovo lavoro.
"Non credo che girerò un video, anche perché ormai è troppo tardi. Penso invece che occuperò spazi televisivi, perché la Tv è importante, ma siamo noi a dover decidere come e dove comparire".
Occupare la Tv: quale migliore occasione?
Siamo in Piazza Duomo, sono le 3 di pomeriggio ed è appena cominciata TRL.
Proponiamo a Morgan di fare un'incursione.
Lui nicchia, ma poi declina l'invito.
"MTV è quello che è, ma non possiamo farne a meno", dice sconsolato.
Ciò nonostante accoglie favorevolmente la nostra proposta di attraversare la piazza, invasa da fan di non sappiamo bene quale artista. Subito viene riconosciuto, e si trova costretto a firmare autografi a fare foto con gli astanti.
Vediamo che una poliziotta, bionda e carina, ha riconosciuto il nostro uomo, che nel frattempo sta dando da mangiare ai piccioni.
Vestiti i panni di cupido, presentiamo Morgan alla poliziotta e da qui partirà una serie di foto in cui Morgan interpreta 007 in mezzo alle forze dell'ordine, con un gruppo di fans no-global che, sdegnati, rivolgono insulti sordi al nostro.
A calmarli, interviene la truccatrice, che getta proprio sotto la volante più vicina un pacchetto di mangime, costringendo i gendarmi a proteggere le divise dall'improvviso attacco di tutti i volatili di Piazza Duomo.
Il tempo vola, con Morgan che ci travolge parlando di tutto.
In uno dei suoi deliri più riusciti arriva a dirci che "I Bluvertigo erano un gruppo di travestiti", faticando non poco a trovare poi una giustificazione per l'affermazione.
Lo abbiamo già detto, Morgan è molto generoso con noi, ci si offre senza remore, molto ingenuo o forse molto cosciente dell'importanza dei media.
Dopo aver fatto scatti in mezzo ad un gruppo di giapponesi, tanto per provare che ci troviamo davvero a Milano, dopo aver immortalato Morgan negli angoli più nascosti della città, decidiamo di andare a trovare un vecchio amico di Morgan, Ennio Capasa.
Ai più questo nome dirà poco o nulla, ma in realtà Ennio è lo stilista di Costume National, una delle griffe più prestigiose della moda italiana.
L'atelier è sui Navigli: una incredibile costruzione "hi-tech" che si sposa perfettamente con le rovine dei palazzi circostanti.
Qui, Morgan si prova degli abiti, dimostrando di essere davvero uno degli ultimi glamour in circolazione. Un glamour fuori dal tempo, per citare una sua canzone, visto che quando il glam moriva, Morgan aveva pochi mesi.
Così come è fuori dal tempo il suo debutto solista, giocato su sonorità Anni 60.
Ormai abbiamo passato un sacco di tempo in compagnia della star e dell'uomo Morgan.
Non abbiamo fatto scoop e, vista la facilità con cui rende pubbliche le sue faccende private, difficilmente avremmo potuto farne.
Abbiamo parlato proprio di tutto: di Empedocle, dei Teletubbies, di musica e Tv, siamo andati in giro per Milano, abbiamo comprato un lettino da campeggio per Anna Lou e abbiamo incontrato la maggior parte dei volti noti di MTV.
Poi, ci siamo salutati.
Lui è partito per un week-end a Londra e noi siamo tornati alla nostra vita di tutti i gironi che, francamente, ci è sembrata molto più interessante del solito.

Andrea Prevignano intervista Morgan a proposito album "Canzoni dell'appartamento", da Kataweb il 13/05/2003.

 

 

http://youtu.be/9R62Ra0xvUk

 

Guarda il medley: www.inartemorgan.it/index.php?option=com_content&view=article&id=142:intervista-e-medley-da-canzoni-dellappartamento&catid=136&Itemid=311

 

Morgan kataweb - Intervista (2003)

 

 

Ritorna Morgan, ma stavolta da solo. Messi da parte - ma solo per ora - i Bluvertigo, il cantante ex ribelle si presenta al pubblico più maturo. Nel look (capelli sale e pepe) e nella produzione musicale, più introspettiva. "Canzoni dell'Appartamento" è infatti un album delicato e a volte struggente, poetico senza perdere però la grinta che da sempre ha contraddistinto il musicista, papà della piccola Anna Lou avuta da Asia Argento.

L'abbiamo incontrato a Roma, ospite della festa di compleanno per i 130 dei Levi's 501, circondato da fan adoranti in attesa di un autografo sul cd. E tra una dedica e l'altra in copertina gli abbiamo chiesto qualcosa in più sulla sua metamorfosi di uomo e di musicista. Evitando l'argomento Asia Argento di cui rifiuta di parlare "farei un torto alla mia professione di cantante e allora vi privo volentieri della mia vita privata."

Morgan, cominciamo con una domanda classica, come mai un album da solista?

"Risposta classica: perché no? Ci sono stati altri esempi mi pare: Bryan Ferry, Freddie Mercury - Brian Eno, suggerisce un fan -. Così posso diversificare la produzione di quello che faccio, essere un po' schizofrenico artisticamente… e poi perché con una carriera da solista posso adeguare la mia musica alla mia età anagrafica. Quando invecchierò, cosa che spero succeda, sarà la musica di un anziano. Invece con Bluvertigo fingeremo sempre di essere eterni ragazzi. Faremo musica giovanilista. Del resto il rock non è altro che questo…"

Non ti è mancato il lavoro di squadra?

"C'è stato anche in questo disco. Perché ci sono un co-produttore, Roberto Colombo e un collaboratore, Carlo Carcano, con cui avevo già collaborato in "L'assenzio" (brano portato dai Bluvertigo a Sanremo nel 2001) e per alcuni brani del nostro primo cd "Zero". E c'è stata anche la consulenza artistica di Asia, ottima conoscitrice di musica rock e non solo. Insomma non mi sono sentito solo in questo album."

Nel cd c'è una canzone "The baby" dedicata a tua figlia Anna Lou…

"E' una canzone che assume la prospettiva del neonato… una cosa che andrebbe fatta quando si mette al mondo un figlio. Pensare che ha un punto di vista diverso da noi genitori. Cercare di capire che le sue esigenze sono tutt'altro rispetto alle nostre e che un figlio non è un prolungamento di noi ma anzi è un qualcosa che è altro da noi… "The baby" è una specie di regressione mia anche nell'uso dei termini, semplici e infantili. E' un pezzo che ha a che fare con il gioco ed è molto psichedelico secondo me."

Qual è stato il momento che ti ha commosso di più nel tuo rapporto con Anna Lou?

"In sala parto quando l'ho presa in braccio e le ho tagliato il cordone ombelicale. E quando al telefono abbiamo comunicato cantando e non parlando… perché lei per ora ha un repertorio di vocaboli molto limitato ovviamente e poi parla inglese e italiano e fa un misto incredibile tra le due lingue. Con me comunica cantando e questo è sempre molto emozionante… Canto per rasserenarla e per ricordarle la voce che avrà sentito quando era nel grembo materno - cantavo utilizzando il ventre della mamma come amplificatore."

Cosa le cantavi?

"Canzoni dei Beatles e le facevo ascoltare Bach. Poi le parlavo, le raccontavo delle storie… una volta la favola di Pinocchio. Questo perché pare che quando un bambino viene alla luce e ascolta la stessa voce che ascoltava quando era nel grembo si sente più rassicurato, non si sente perso."

Parliamo di look… ti ricordavamo con i capelli rossi.

"In Veneto mi dicono che stavo meglio prugna. In Piemonte mi dicono che stavo meglio nero… Onestamente ogni tanto mi vergognavo del mio vecchio colore, ma era una sana vergogna perché non sempre uno si trova a suo agio nelle situazioni. Per esempio quando una volta ogni tanto capita (quasi mai) di andare in banca. Con i capelli arancioni i direttori forse mi accoglierebbero con un po' di sospetto. Ora con i capelli sale e pepe mi preparo ai prossimi giorni venturi che verranno."

Tra i vari musicisti che ringrazi alla fine del libretto del cd c'è anche Antonella Ruggero che tra tutti è quella che fa la musica più diversa dalla tua…

"Beh, è la moglie del mio co-produttore (ride). In più è un'amica che apprezza quello che faccio. Ogni tanto veniva in studio e mi dava consigli anche su come cantare. E una volta mi ha fatto una telefonata molto simpatica. Quando ha saputo che non avrei fatto Sanremo mi ha chiamato per dirmi "grande! Hai fatto benissimo. Non ci andare". La ringrazio anche per quella telefonata."

Parliamo della grafica del cd…

"Mi piace molto. Innanzitutto perché ho contribuito e poi perché fa parte di un progetto più vasto. "Canzoni dell'Appartamento" è un cd da vedere e non solo da ascoltare. Alla musica è legato un documentario ambientato nelle stanze dell'appartamento e girato dal mio amico regista Dominique Degli Esposti da sempre collaboratore, fonte d'ispirazione, e maestro di vita. E' venuto ad agosto nel mio appartamento a documentare la situazione e ha documentato il nulla. E' stato una specie di girare a vuoto nell'appartamento e nell'isolato. Cioè il mio tentativo sempre mal riuscito di uscire dall'appartamento. Costantemente io mi trovavo a ritornare nello stesso luogo da cui provenivo. Sempre rinnovato ma sempre lo stesso luogo. Ecco il concetto di "Altrove" (prima traccia e primo singolo del cd). Nell'album ci sono due libretti: uno di testi e uno di fotografie, immagini tratte da questo documentario visibile. Come nel video clip del singolo che sarà un ennesimo montaggio di queste immagini".

 

di Vanessa Bozzi

Fonte: www.divertimento.it

 

Il leader dei Bluvertigo presenta un disco solista e spara a zero su Sanremo

L'esigenza di fuggire fuori dagli schemi, lontano dalle mode, e dall'epoca del "conformismo", alla ricerca di una liberta assoluta. Questo è Marco "Morgan" Castoldi, leader della band milanese dei Bluvertigo che ha deciso per il momento di navigare verso un progetto solista slegato dal lavoro della sua band. Del disco che dovrebbe intitolarsi "Le canzoni dell'appartamento" non si sa molto. Ed è lui stesso a raccontarcelo. «Sì è vero siamo ancora in working in progress ma siamo quasi in dirittura d'arrivo. Sarà un disco indipendente quasi una frattura con l'epoca che sto vivendo, diciamo che è un lavoro lontano dalle mode. Anche se è un'indipendenza che costa cara visto la discografia non è certo orientata verso l'originalità. Riuscire a presentare un progetto così diverso è stata un'impresa faraonica».

Il titolo sembra rendere questo lavoro molto intimo
È molto casalingo, infatti, una specie di home recording ed è forse per questo che s'intitolerà "Le canzoni dell'appartamento". Lo è sia dal punto di vista di abitazione, luogo, spazio e tempo, ma significa anche a parte, "appartato dal gruppo", appartato all'idea dominante di società quella di oggi fatta di mode e votata al Dio denaro.

Interessante l'idea dell'appartamento
L'appartamento è il centro di tutto. Poi ci sono le stanze: la stanza luminosa da dove si può guardare il mondo suonando il pianoforte; la stanza degli strumenti midi, elettronici; la stanza analogica dove ci sono le macchine più primitive; ed infine la stanza dove scrivo. Tutto è un universo caotico e mi piace oscillare in questo spazio tempo.

Ha collaborato con gli amici dei Bluvertigo per realizzarlo?
In parte. Sergio suona la batteria e poi ho fatto un po' da talent scout ed ho scoperto un chitarrista molto giovane, bravissimo. Un profondo conoscitore di tutto il rock classico, ha solo 22 anni si chiama Marco Causino ed è laureando in filosofia. L'album è stato scritto al pianoforte e arrangiato con l'orchestra Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Foggia, (36 elementi) nel Teatro Giordano uannbella struttura ottocentesca.

Quanto c'è di te in questo disco?
Tutto, o quasi. Io ho una formazione classica, ho sempre fatti finta di essere un rocker anche perché il rock è simulazione. Finalmente mi rivelo per quello che sono veramente. È un lavoro sulla scrittura e va in molte direzioni. Alcuni brani sono volutamente un riferimento alla tradizionale canzone italiana come De Andrè Tenco, e poi ci sono anche esperimenti verso musica progressive che negli anni settanta come ad esempio Pfm, gli Area o Battiato.

Le case discografiche sono in crisi la musica non vende come si pone di fronte a questo problema?
Manca la qualità. Io credo che i discografici dovrebbero essere preparati. Purtroppo non lo sono. Tanto per fare un esempio: per diventare avvocato bisogna fare l'università , dare l'esame di abilitazione professionale, cosa che vale per tutte le categorie professionali. Io credo che per un discografico dovrebbe essere così.

Le major ritengono che il maggiore responsabile sia la pirateria
Io ho comprato i mie dischi dai marocchini per strada. Ne ho comprati te, per vedere che effetto faceva e mi sono divertito. Finchè lo Stato continuerà a considerare la musica un bene di lusso e non cultura intesa come cibo per la mente sarà sempre così. L'Iva sui cd è al livelli altissimi ed è sbagliato.

Cosa ne pensa del cast di Sanremo?
In genere ho avuto un pensiero di dissenso nei confronti del Festival, perfino le volta in cui l'ho frequentato. Con Bluvertigo siamo andati per pura necessità discografica, ci hanno dettato quasi un ultimatum, e così lo abbiamo fatto. L'unico Sanremo decente era quello fatto da Fabio Fazio.
Il "grande fratello", nel senso di Orwell, non del programma televisivo, ha sempre avuto o stratagemma: quello di produrre la cultura contraria al sistema, oltre che quella del sistema, in modo tale da osservare i ribelli e poterli imprigionare.

E cosa si potrebbe fare per cambiare, svecchiare le cose?
Secondo me bisognerebbe fare un girotondo intorno all'Ariston, circondare con Sanremo per cominciare a parlare delle riforme, anche nella musica. Con l'aiuto di qualche intellettuale. Strillare con il megafono che se si vuole si posso cambiare le cose.

 

di Claudia Di Meo

 




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