Interviste https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003 Wed, 22 May 2019 16:59:05 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Intervista a Morgan (di Randomzone) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/165-intervista-a-morgan-di-randomzone https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/165-intervista-a-morgan-di-randomzone  

Incontriamo Morgan allo Zoo Animal Sound, dopo le prove del concerto che avrebbe tenuto quella sera. I suoi musicisti stanno ancora provando gli strumenti e lui deve correre in albergo. Il tempo è poco, ma lui si dimostra disponibile a rispondere alle nostre domande. Ecco quello che ne è uscito…

 

1- La scenografia dei tuoi spettacoli è molto particolare: un misto tra gli anni sessanta, l’intimità di un salotto di casa e a volte richiama anche lo scenario di una chiesa. Tre elementi che poco hanno in comune tra loro, ma li ritroviamo uniti sul tuo palco. Perché questa scelta?
Morgan: Onestamente l’idea della chiesa non era stata considerata. Forse c’è un’atmosfera un po’ gotica, o comunque ha a che fare con un’estetica un po’ cerimoniale. Il candelabro credo sia la cosa che porta in quella direzione. Però io a casa ne tengo di candelabri normalmente, per cui è conforme al mio gusto. E’ una scenografia che ho ideato io perché il concetto era quello di simulare l’appartamento nel suo stato di decadenza come se fosse quasi crollato il soffitto, e quindi diventa un interno che fu e oggi è un esterno. Questo è successo anche a molte chiese bombardate che non hanno più il tetto e ovviamente non sono più chiese dove si praticano i riti, ma esistono comunque e sono molto suggestive. A me piacciono molto le chiese bombardate da un punto di vista di suggestione, poi, ovviamente, è anche terribile pensare che c’è anche stato il momento in cui sono state bombardate. Ma in effetti questo appartamento ha subito una specie di bombardamento, cioè di distruzione, di crollo, e le canzoni così escono dallo stato di intimità, non sono più interne all’appartamento, ma vengono portate in giro. Ecco perché nella tournèe era il modo di ambientare queste canzoni che fanno parte a quel punto, di un esterno, che subisce anche le intemperie: infatti c’è della vegetazione sul palco, come se fosse piovuto in questo appartamento e fossero cresciute le piante in modo naturale laddove c’erano i mobili. E’ la simulazione di uno stato di abbandono tutto questo, ed è questa l’idea che volevo trasmettere.

 

2- Nelle considerazioni sul tuo futuro prossimo, hai mai contemplato la possibilità di interessarti alla recitazione o all’improvvisazione teatrale, o comunque ad una sorta di collegamento tra la composizione musicale e la rappresentazione scenica, che già traspare in alcune tue esibizioni?
Morgan: Per me la dimensione recitativa, mescolata a quella del cantare, e quindi della performance musicale, è abbastanza naturale , mi è congeniale, ma non ho mai affrontato degli studi specifici per recitare o degli studi che riguardassero l’uso del corpo, come appunto il balletto o il mimo. Devo dire, però, che in un futuro abbastanza prossimo, mi piacerebbe molto dedicarmi allo studio della danza e del mimo, cosa che mi è sempre venuta naturale, anche se sono autodidatta in quello, e così come nella recitazione e quindi nell’impostazione vocale che non sia il canto, non ho mai fatto esperienze più di tanto impegnative. Ho fatto delle piccole parti in alcuni film, per adesso due. Uno è il film di Battiato, “Perduto Amor”, e l’altro è il film di cui sto componendo la colonna sonora, che si chiama “Il Siero Della Vanità” ed è un film che uscirà in primavera, per la regia di Alex Infascelli; qui recito nella parte del gatto con gli stivali, quindi mascherato ed irriconoscibile dove però canto una canzone. Ora mi sto apprestando a doppiare il personaggio cattivo di un videogioco. E’ la prima volta che faccio il doppiatore. Mi diverto a fare questo tipo di cose, anche se non sono principalmente un attore, anzi non lo sono affatto. Sono ambiti contigui ma molto diversi quelli del far musica e quello del recitare. Ogni tanto si contaminano. Io nei miei concerti, ad esempio, tendo a inserire delle parti di lettura: pagine di romanzo o poesie, senza avere, comunque una costanza in questo tipo di cose, quindi non mi sono mai concentrato particolarmente. L’ho fatto in modo un po’ distratto.

 

3- Tra le tue idee c’è quella di considerare i Bluvertigo come il luogo della sperimentazione dell’eccesso, del gioco, e di lasciare alla carriera solista il ruolo di rappresentare te stesso. Si presenta quindi un dualismo Morgan-Marco. Il desiderio di dar voce a Marco è giunto solo ora con la maturità, la raggiunta serenità o è stato sempre presente?
Morgan: Mi vengono in mente brani come “I Still Love You”, o “La Comprensione”, brani intimisti e quasi autobiografici.
Quei brani sono dei Bluvertigo, ma forse appartengono più alla mia dimensione personale e solistica. E’ strano, però, notare come tu parli di raggiunta serenità. Ti smentisco perché si tratta di una perdita di serenità, per quanto mi riguarda; anzi vorrei cercare di riacquistarla, la stessa serenità che avevo quando scrivevo canzoni inquiete. Infatti quando sono sereno, appagato, felice quando riesco a trovare concentrazione nella musica, scrivo cose inquiete, ma perché riesco a concentrami di più non avendo distrazioni. Ora è da un po’ che vivo un periodo confusionale, di perdita di uno stato d’animo sereno, della quiete, e questo è come se mi togliesse un po’ la direzione musicale precisa, come se fosse sempre più difficile fare delle scelte sagge, ferme, convinte, come se adesso fossi un po’ tremante in quello che faccio, insicuro, estremamente debole, attaccabile, indifeso, e non sono molto contento di vivere questo tipo di situazione; non vedo l’ora di superarla e mi sto molto impegnando in questo, per uscire da questo stato di irrequietezza ingiustificata che, a volte, raggiunge anche dei livelli di passionalità, di tormento romantico e passionale.
Tutto questo, però, non è molto amico della musica, perché quando uno scrive le canzoni, deve riuscire a pensare solo a loro e non alle altre cose, come ad esempio le persone da inseguire, o le situazioni da recuperare. Devo riuscire a concentrarmi di più su me stesso, cosa che fanno tutti quelli che svolgono il mio lavoro, e non solo. Normalmente gli artisti sono pieni di narcisismo vomitevole e strabordante, che è poi la molla, il motore principale, di quello che fanno, ma sono persone che riescono ad essere qualcosa solo all’interno di quello che fanno; appena escono da quell’ambito che parla di loro e del loro ego, scompaiono, non sono più niente, anzi non riescono proprio ad uscirne. Io invece, devo dire, che sono anche riuscito a rinunciare ad una megalomania tipica del narcisista, e ho, in qualche modo, rinunciato ad una serie di ambizioni e di presunzioni che fanno parte dell’artista con la A maiuscola, che si crede tale, e ripete continuamente a se stesso “io sono un genio, io sono un’artista”. Io questa cosa non la faccio, e anzi un po’ mi vengono i brividi a pensare che io dico a me stesso che sono un’artista. Tutto questo, però, non aiuta certo la mia carriera, perché mi pone addirittura a volte a livello di pubblico e non più sul palcoscenico.
E’ un periodo di conflitto.

 

*** A cura di Amnesia e Zule ***
(Eleonora Brunetti e Elisa Pasetto)

 

Fonte: www.sallon.net/randomzone

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 15:25:18 +0000
Intervista a Morgan (di Random Zone) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/151-intervista-a-morgan-di-random-zone https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/151-intervista-a-morgan-di-random-zone  Incontriamo Morgan allo Zoo Animal Sound, dopo le prove del concerto che avrebbe tenuto quella sera. I suoi musicisti stanno ancora provando gli strumenti e lui deve correre in albergo. Il tempo è poco, ma lui si dimostra disponibile a rispondere alle nostre domande. Ecco quello che ne è uscito...

 

La scenografia dei tuoi spettacoli è molto particolare: un misto tra gli anni sessanta, l’intimità di un salotto di casa e a volte richiama anche lo scenario di una chiesa. Tre elementi che poco hanno in comune tra loro, ma li ritroviamo uniti sul tuo palco. Perché questa scelta?

Morgan: Onestamente l’idea della chiesa non era stata considerata. Forse c’è un’atmosfera un po’ gotica, o comunque ha a che fare con un’estetica un po’ cerimoniale. Il candelabro credo sia la cosa che porta in quella direzione. Però io a casa ne tengo di candelabri normalmente, per cui è conforme al mio gusto. E’ una scenografia che ho ideato io perché il concetto era quello di simulare l’appartamento nel suo stato di decadenza come se fosse quasi crollato il soffitto, e quindi diventa un interno che fu e oggi è un esterno. Questo è successo anche a molte chiese bombardate che non hanno più il tetto e ovviamente non sono più chiese dove si praticano i riti, ma esistono comunque e sono molto suggestive. A me piacciono molto le chiese bombardate da un punto di vista di suggestione, poi, ovviamente, è anche terribile pensare che c’è anche stato il momento in cui sono state bombardate. Ma in effetti questo appartamento ha subito una specie di bombardamento, cioè di distruzione, di crollo, e le canzoni così escono dallo stato di intimità, non sono più interne all’appartamento, ma vengono portate in giro. Ecco perché nella tournèe era il modo di ambientare queste canzoni che fanno parte a quel punto, di un esterno, che subisce anche le intemperie: infatti c’è della vegetazione sul palco, come se fosse piovuto in questo appartamento e fossero cresciute le piante in modo naturale laddove c’erano i mobili. E’ la simulazione di uno stato di abbandono tutto questo, ed è questa l’idea che volevo trasmettere.

 

Nelle considerazioni sul tuo futuro prossimo, hai mai contemplato la possibilità di interessarti alla recitazione o all’improvvisazione teatrale, o comunque ad una sorta di collegamento tra la composizione musicale e la rappresentazione scenica, che già traspare in alcune tue esibizioni?
Morgan: Per me la dimensione recitativa, mescolata a quella del cantare, e quindi della performance musicale, è abbastanza naturale , mi è congeniale, ma non ho mai affrontato degli studi specifici per recitare o degli studi che riguardassero l’uso del corpo, come appunto il balletto o il mimo. Devo dire, però, che in un futuro abbastanza prossimo, mi piacerebbe molto dedicarmi allo studio della danza e del mimo, cosa che mi è sempre venuta naturale, anche se sono autodidatta in quello, e così come nella recitazione e quindi nell’impostazione vocale che non sia il canto, non ho mai fatto esperienze più di tanto impegnative. Ho fatto delle piccole parti in alcuni film, per adesso due. Uno è il film di Battiato, “Perduto Amor”, e l’altro è il film di cui sto componendo la colonna sonora, che si chiama “Il Siero Della Vanità” ed è un film che uscirà in primavera, per la regia di Alex Infascelli; qui recito nella parte del gatto con gli stivali, quindi mascherato ed irriconoscibile dove però canto una canzone. Ora mi sto apprestando a doppiare il personaggio cattivo di un videogioco. E’ la prima volta che faccio il doppiatore. Mi diverto a fare questo tipo di cose, anche se non sono principalmente un attore, anzi non lo sono affatto. Sono ambiti contigui ma molto diversi quelli del far musica e quello del recitare. Ogni tanto si contaminano. Io nei miei concerti, ad esempio, tendo a inserire delle parti di lettura: pagine di romanzo o poesie, senza avere, comunque una costanza in questo tipo di cose, quindi non mi sono mai concentrato particolarmente. L’ho fatto in modo un po' distratto.

 

Tra le tue idee c’è quella di considerare i Bluvertigo come il luogo della sperimentazione dell’eccesso, del gioco, e di lasciare alla carriera solista il ruolo di rappresentare te stesso. Si presenta quindi un dualismo Morgan-Marco. Il desiderio di dar voce a Marco è giunto solo ora con la maturità, la raggiunta serenità o è stato sempre presente?

Morgan: Mi vengono in mente brani come “I Still Love You”, o “La Comprensione”, brani intimisti e quasi autobiografici.
Quei brani sono dei Bluvertigo, ma forse appartengono più alla mia dimensione personale e solistica. E’ strano, però, notare come tu parli di raggiunta serenità. Ti smentisco perché si tratta di una perdita di serenità, per quanto mi riguarda; anzi vorrei cercare di riacquistarla, la stessa serenità che avevo quando scrivevo canzoni inquiete. Infatti quando sono sereno, appagato, felice quando riesco a trovare concentrazione nella musica, scrivo cose inquiete, ma perché riesco a concentrami di più non avendo distrazioni. Ora è da un po’ che vivo un periodo confusionale, di perdita di uno stato d’animo sereno, della quiete, e questo è come se mi togliesse un po’ la direzione musicale precisa, come se fosse sempre più difficile fare delle scelte sagge, ferme, convinte, come se adesso fossi un po’ tremante in quello che faccio, insicuro, estremamente debole, attaccabile, indifeso, e non sono molto contento di vivere questo tipo di situazione; non vedo l’ora di superarla e mi sto molto impegnando in questo, per uscire da questo stato di irrequietezza ingiustificata che, a volte, raggiunge anche dei livelli di passionalità, di tormento romantico e passionale.

 

Tutto questo, però, non è molto amico della musica, perché quando uno scrive le canzoni, deve riuscire a pensare solo a loro e non alle altre cose, come ad esempio le persone da inseguire, o le situazioni da recuperare. Devo riuscire a concentrarmi di più su me stesso, cosa che fanno tutti quelli che svolgono il mio lavoro, e non solo. Normalmente gli artisti sono pieni di narcisismo vomitevole e strabordante, che è poi la molla, il motore principale, di quello che fanno, ma sono persone che riescono ad essere qualcosa solo all’interno di quello che fanno; appena escono da quell’ambito che parla di loro e del loro ego, scompaiono, non sono più niente, anzi non riescono proprio ad uscirne. Io invece, devo dire, che sono anche riuscito a rinunciare ad una megalomania tipica del narcisista, e ho, in qualche modo, rinunciato ad una serie di ambizioni e di presunzioni che fanno parte dell’artista con la A maiuscola, che si crede tale, e ripete continuamente a se stesso “io sono un genio, io sono un’artista”. Io questa cosa non la faccio, e anzi un po’ mi vengono i brividi a pensare che io dico a me stesso che sono un’artista. Tutto questo, però, non aiuta certo la mia carriera, perché mi pone addirittura a volte a livello di pubblico e non più sul palcoscenico.
E’ un periodo di conflitto.

 

 

Eleonora Brunetti

Elisa Pasetto

 

 

Fonte: randomzone2005.altervista.org

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Interviste 2003 Thu, 06 Dec 2012 22:00:00 +0000
Intervista a Morgan (impattosonoro.it) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/163-intervista-a-morgan-impattosonoroit https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/163-intervista-a-morgan-impattosonoroit  

Di Riccardo Pirozzi ⋅ ottobre 19, 2003

 

Intervista a un Dio
(c’è stato qualcuno che lo ha chiamato così… chissà se continuano ancora a chiamarlo Dio)

Sto parlando di Morgan. Quello dei Bluvertigo. Capelli cangianti, occhi taglienti, lingua fulminante. Ma se dovessi scegliere un Dio, non sceglierei lui… anche perché a pensarci bene, Dio fece un figlio maschio con Maria. Con Asia lui ha fatto una femmina. Forse lo vedrei meglio nei panni di un diavolo… sì, ha decisamente qualcosa di diabolico nascosto dentro di sé. Te ne accorgi da come scruta la realtà, l’orizzonte. Il diavolo poi non mette paura. Dio sì! Il diavolo è la tentazione, è un ammiccare continuo verso la soluzione facile e repentina. L’emblema del vizio, del peccato, della goduria, della perdizione. Morgan è colui che appare, è carisma al 98% (un 2% di umanità lasciamogliela…).
Questo era ciò che pensavo prima che pubblicasse l’album da solista…
Poi ho ascoltato in tv il singolo “Altrove” e ho detto: “Questo è Morgan! No, aspetta… qualcosa è cambiato… e poi perché il video è così casalingo? Ma che gli sarà successo? D’accordo che ha messo su famiglia, ma lo spirito contraddittorio e provocante che lo animava dov’è finito?”
Non c’è più religione… anche i diavoli ora si sono stancati di essere cattivi – ho pensato.
Faccio un giro con la mia bagnarola in rete e scopro che il sito dei Bluvertigo è in ristrutturazione… ma scopro anche che Morgan s’è fatto un sito tutto suo, che ribadisce la grandezza e la chiarezza del suo progetto: marcocastoldi.com!
E il diavolo si fece uomo!
Basta elettronica, basta Bluvertigo (per ora), basta futuro. Torniamo al passato, ai mitici primi anni ’70… e perché no? Perché non fare nuovo cd vecchio? Perché non creare con le strumentazioni adeguate una specie di onirica macchina del tempo che ci riporti ai fasti del Piper, alle televisioni in bianco e nero, ai colori psichedelici, alle canzoni di Gaber e di Waters, agli arredamenti kitsch, alle conturbanti filosofie di una massa che dopo il boom degli anni ’50, scopre di aver voglia di divertirsi ancora…
Questo e non solo… Non c’è solo uno stile di vita che sembra stia tornando di moda. C’è dell’altro… c’è un dualismo. C’è la canzone intima, in cui si riconoscono dei precisi mittenti e destinatari, delle profonde e personalissime fonti d’ispirazione che Marco ha voluto condividere con il resto del pianeta. Marco non Morgan.
Mentre Morgan rimaneva nel Piper a ballare, Marco passava insonne notti a coccolare la sua bambina… a comporre al piano le melodie che avrebbe liberato e poi rinchiuso nuovamente nel suo ultimo cd.
50 e 50… Metà Morgan, metà Marco. Il punto di rottura e di congiunzione di questa duplice realtà umana è l’appartamento, il luogo dove s’è consumata la cera di questa sua parentesi di vita.
Ma chi è allora Morgan? O Marco (come è scritto proprio sul suo cd!)? Entrambi o nessuno dei due?
Ad intervistarlo, oltre a me, c’era un mito… L’Uomo dalle Equivoche Sembianze! Un personaggio mitologico, mezzo uomo e mezzo baffo… mezzo e mezza. C’è chi lo definirebbe “Biadesivo”. A me piace ricordalo così… stretto nel suo cravattino, languido nella voce e nei movimenti, impantanato nella sua capigliatura mod gelificata… Un uomo con la O maiuscola! Fiato alle trombe… che la sfida inizi!

UES: giornalista idiota non facente parte del nostro staff
GG:Giovane Giovanni, chitarrista di Morgan

Mao: Ciao… Riccardo.
Morgan: Ciao! Morgan.
Mao: …o Marco…?
Morgan: Morgan o Marco, preferisco! Cioè Morgan-O-apostrofo-Marco… tipo O’Brien!
Mao: Ok. Cominciamo con una domanda… A te dà fastidio la stupidità?
Morgan: Sì, molto spesso sì. Ma anche la mia.
Mao: Quindi non ti posso fare domande stupide…?
Morgan: No, perché? Poi, anche il fatto che mi dia fastidio non è che impedisca a te di farle. Tante cose a me danno fastidio ma esistono. Quindi… se vuoi! Sei tu poi che ti assumi la responsabilità…
Mao: Vabbè magari per me possono sembrare stupide…
Morgan: Ma per te cos’è una domanda stupida? Fammi un esempio di domanda stupida…
Mao: Io a volte, anzi spesso, trovo stupida la banalità…
Morgan: Appunto… ma fammi un esempio di domanda banale e stupida…
Mao: Vediamo un po’… ne ho scritta qualcuna. Ti posso chiedere come sta la bambina?
Morgan: Va bè, ma questa non è una domanda stupida! è una domanda intelligentissima… Io direi semplicemente che sei un po’ timido!
Mao: Forse sì…
Morgan: Però, guarda… com’è… “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Questo vuol dire in latino che “Una scusa non chiesta è un’accusa esplicita”. Quindi tu non devi dire che le tue domande sono stupide. Falle e basta! Se uno è stupido, magari ti giudica male… però… Questa domanda quindi merita una risposta. La bambina sta molto bene… ed è molto bella.
Mao: Mi fa piacere… avrà preso dalla madre…?
Morgan: Ecco… questa è stupida! (allegria… fortunatamente suscito ilarità e simpatia. Per questa volta niente occhi neri!)
Mao: Senti… continuiamo con un’altra domanda stupida, se permetti. Ora che sei in tournee, l’appartamento a chi lo hai affittato?
Morgan: Ah, non è mio l’appartamento… per cui, non lo so. Una volta son passato via, ma non son riuscito a capire. Probabilmente è sfitto. Non c’è dentro nessuno. Stanno rivivendo i fantasmi. Ci sono le tapparelle abbassate. Il balcone privo di fiori, quindi probabilmente non c’è nessuno che vive lì dentro, se non I RICORDI…
Mao: Capisco… Oltre all’attività di cantante e musicista, ti sei dato alla produzione. Hai prodotto l’ultimo lavoro di Mao (Non io, ovviamente!) se non sbaglio…
Morgan: Tra l’altro, son molto orgoglioso di quel lavoro, che mi piace molto come disco… anche se non ha avuto una grande fortuna commerciale. Ritengo che sia stato il primo passo per me verso la musica “d’altri tempi”; in qualche modo una specie di premessa delle canzoni dell’appartamento. è l’anticamera…
Mao: Se non sbaglio era una colonna sonora… di un film…
Morgan: No! Mao in quel momento stava facendo anche una colonna sonora… però non c’entra il disco. “Black Moquette”. Non c’entra nulla…
Mao: Secondo te, perché non ha avuto successo?
Morgan: Non lo so… Io credo che ci siano stati anche dei problemi politici legati al rapporto tra Mao e la casa discografica… delle cose in cui io non c’entro. E’ stata sbagliata un po’ la promozione su quel disco. Forse sono stati sbagliati i tempi d’uscita… cose comunque tecniche legate alla produzione, perché molto spesso né il successo, né l’insuccesso si possono attribuire esclusivamente al contenuto dell’album, ma a tutto quello che ci sta anche intorno a un album, che è proprio il modo in cui lo si comunica, lo si diffonde.
Mao: Problemi di produzione, in pratica…
Morgan: Sì, problemi di comunicazione, di promozione, di video, di partecipazioni televisive, radio, eccetera…
UES: Ehm… dal vivo esegui svariati brani dei Bluvertigo in chiave magari un po’ più leggera, più accessibile, se non altro per quanto riguarda le sonorità, gli arrangiamenti. Mi sembra di capire che sei ancora molto legato al materiale vecchio, basti pensare a “Cieli Neri” che è vecchia ormai di 11 anni… la suoni spesso, anche con cambi di piano, passaggi recuperati da tempo… o cose del genere… (un uomo, un perché. Forse a “un uomo” in questo caso ci va l’apostrofo…) Ma c’è qualcosa che faresti diversamente adesso?
Morgan: In realtà sono legato a questi brani perché li ho scritti io, cioè nel senso che l’arrangiamento è un vestito che uno mette su una canzone, ma l’ossatura, la colonna vertebrale della canzone sono gli accordi e il testo. Il resto è bello che sia passibile di rinnovamenti, che sia costantemente in evoluzione. Oppure, provare anche a travestire le canzoni, no? Quindi, sto sfruttando il fatto di avere una band diversa dai Bluvertigo per dare nuove vesti a canzoni comunque alle quali sono legato e che rimangono canzoni che mi piacciono. Le ho scritte, non le rinnego di certo. Poi fanno parte di un passato che non è poi tanto remoto, quindi non avrebbe senso… non sono certo nei panni di Sting o di Paul McCartney, innanzitutto per differenza di notorietà… ma anche perché i Bluvertigo non sono un’esperienza di trent’anni, fa ma semplicemente di tre anni fa. è inutile far finta che questo passato sia così lontano. è un passato abbastanza vicino. ANZI, “Altrove” ad esempio è una canzone il cui ritornello io ho scritto mentre stavo scrivendo “Zero”, l’album dei Bluvertigo. Per cui addirittura ad esempio è più vecchia de “La comprensione”.
UES: Sempre riguardo agli arrangiamenti, così… c’è stato ovviamente un cambio di strumentazione, del tipo… mentre nei Bluvertigo c’erano le nord lead, questo tipo di cose qui… adesso utilizzate Jaguar e… cose di questo tipo… ms-20… (il “Giovane Giovanni”, chitarrista di Morgan, che gli siede accanto, lo bacchetta… ma parla a bassa voce e le sue correzioni non arrivano né alle mie orecchie, né tanto meno a quelle dell’UES che continua imperterrito nel dimostrare di sapere l’intero catalogo dell’Emporio Musicale a memoria… beato lui!) ma anche l’effettistica, gli amplificatori… mi pare che con i Bluvertigo avevate 3 ampli digitali… Com’è stato registrare l’album nuovo… tuo… l’album da solista… con questo tipo di strumentazione e magari c’è anche una nuova commmist… bleahh (non riesce a dire “commistione”)… un nuovo incontro per diversi musicisti, perché ciascuno di essi proviene da un contesto diverso… In base a quali criteri li hai scelti? Da dove provengono?
Morgan: L’approccio mio nei confronti della musica è un po’ da “esploratore”, cioè mi interessa andare in territori che non conosco, approfondire la conoscenza di queste terre, costruire qualcosa, poi però cambiare… cioè, continuare ad esplorare, no? E in questo momento, la mia esplorazione sta andando in una direzione molto precisa che è quella che puoi definire “musica organica”, puoi definire “musica elettro-acustica”, puoi definire “musica d’altri tempi” nel senso che c’ha un sapore vintage… e quindi non mi metto ad utilizzare molte macchine digitali, soprattutto dal vivo, perché non avrebbe senso… sarebbe “andare fuori tema”, no? Ho sempre dei paletti, delle strutture, dei sistemi costruiti a priori, prima di ogni processo creativo che faccio… Esattamente in questo disco… L’idea della sonorità di questo disco nasce prima di farlo, non mentre lo faccio… e quindi…
UES: Per cui i brani sono stati scritti quasi appositamente… per quell’idea sonora che avevi… quindi è nata prima l’idea sonora che le canzoni…
Morgan: Esatto. Per cui tu con i Bluvertigo ti riferisci all’epoca mod, che era quella di “Zero” e della tournee che è venuta dopo “Zero” dove il nostro intento era quello di… era una specie di utopia… di non usare nessun tipo di valvola o amplificatore sul palco ma praticamente riuscire a fare tutto entro un computer, un convertitore digitale… E l’abbiamo superata questa prova, nel senso che c’è stato un pezzo di tournee in cui il palco era completamente muto, a parte la batteria… perché tutto entrava dentro in un computer, in una stazione che elaborava i suoni, che aveva dei plug-in automatizzati e gli effetti venivano messi dal nostro fonico o in tempo reale, oppure addirittura programmati prima perché suonavamo con un time-code, con un sincrono. Quindi era stato tutto programmato durante le prove. Devo dire che è l’esperienza proprio contraria a quella che sto facendo adesso… sono approcci che mi sento di approfondire, perché mi interessa la molteplicità… Mi piacciono molti aspetti della musica, ecco… Non sono uno che va a senso unico, che ama solo un tipo di cose. Poi, la musica elettronica è UNA mia passione… ma lo è anche la musica classica, la musica anche “meccanica”, non solo quella elettronica… Quindi… C’è stata per esempio una fase dei Bluvertigo, che è “Metallo Non Metallo”, in cui l’intenzione era quella di “far dialogare” le due anime, quella elettronica e quella elettrica… e tutto il disco è all’insegna del “dialogo” tra questi due universi opposti, ma che appunto come due poli opposti si possono attrarre… o respingere… (a me a scuola hanno insegnato che i poli opposti si attraggono e basta…Propongo di assegnare il Premio Nobel per la fisica a Morgan!) o coesistere anche… sovrapporre… C’è un brano, ad esempio, “Le arti dei miscugli” che secondo me è l’esempio di come, in quel momento, potessero coesistere la nostra anima elettronica “sequenziale” e quella invece funky, da jam session…
Mao168: Parlavi del clima “vintage” che c’è nell’album… parlavi anche di “esplorazione”… Ma come sei partito in questa esplorazione? Quale molla ti è scattata per andare ad esplorare questi “spazi passati”? E pensi che questo riprendere le sonorità del passato sia diventata una moda… o lo stia diventando?
Morgan: Mah, sinceramente mi è venuta anche un po’ per rigetto della troppa elettronicità della musica che sentivo in quel periodo e mi riferisco più o meno a due anni e mezzo/ tre fa… Quando cominciavo a sentire delle cose che mi sembrava di aver già fatto anni prima… cioè che non mi dicevano più niente di nuovo… e che tutti, anche quelli che magari avevano sempre suonato delle cose che assomigliavano ai Led Zeppelin, mi venivano a dire “Ah, adesso farò musica elettronica… adesso lavorerò con il sequencer, con il campionatore… ho scoperto Pro-Tools”. Mi sembrava che l’elettronica stesse diventando un po’ inflazionata e allora… così, un po’ anche con un’estrema spontaneità legata veramente alla mia necessità di ascoltare della musica PER ME nuova… e sono andato a riscoprire un sacco di band inglesi anni ’60 o cantautori italiani… qualche band americana…
Mao168: Nomi Nomi!
Morgan: … Non lo so… Beach Boys, Van Dyke Parks, Scott Walker, i Walker Brothers… ehm… inglesi: i Kinks, Small Faces…
UES: …si è parlato molto anche di David Sylvian, per quanto riguarda le influenze…
Morgan: Bè, David Sylvian in realtà è un discorso diverso perché secondo me rientra più nelle influenze dei Bluvertigo… non tanto del mio album solista… e comunque anche il cantautorato italiano, gli arrangiamenti… che poi alla fine faceva per lo più Ennio Morricone… e anche Giampiero Riverberi. Insomma, erano sonorità che mi hanno entusiasmato in maniera del tutto spontanea e in quel momento ho proprio sentito l’esigenza di fare una musica di quel tipo, soprattutto partendo dal fatto che mi ero messo a scrivere canzoni… ero RITORNATO a scrivere canzoni al pianoforte. Invece nell’ultimo periodo dei Bluvertigo, di “Zero”, le canzoni le avevo scritte proprio al computer direttamente.
Il Giovane Giovanni: Questa era la prima volta che tu approcciavi ai cantautori italiani o da piccolo, da giovanetto avevi ascoltato…
Morgan: Avevo sempre ascoltato ad esempio De Gregori, De Andrè, Bennato… cioè erano cose che… anzi soprattutto, prima della scoperta della musica psichedelica, parlo dei Pink Floid, dei King Crimson, dei Jethro Tull, dei Tangerine Dream… che sono stati la cosa che ascoltavo nel primo album dei Bluvertigo. Prima di quella fase lì, scrivevo canzoni un po’ sinfoniche, tra virgolette, perché ascoltavo “Spoon River” di De Andrè oppure… mi piaceva “Rimmel” di De Gregori. Mi piaceva molto anche Finardi, ad esempio… mi è sempre piaciuto molto. Album come “Sugo” o “Diesel”.
GG: Però quelli son più cantautori anni ’70… e mi interessava sapere qual era il tuo rapporto con la musica… non la musica degli anni ’60, è brutto dirlo… ma con la musica precedente, prima dei cantautori politicizzati… Era una cosa che hai sentito così, vagamente…? perché per radio, poi, sempre quelli andavano…
Morgan: Guarda, in realtà però io c’ho un rapporto molto stretto con quella musica là, soprattutto NON in termini di sonorità, ma…
GG: Ma è evidente! è qualcosa di quasi inconscio… no?
Morgan: Ma infatti! Perché praticamente io ho iniziato a lavorare con la musica a 14 anni facendo il piano-bar, praticamente… sotto diverse forme, cioè… nelle crociere, negli alberghi, negli american bar, alle feste private, nei matrimoni… però comunque, da quando ho avuto 14 anni fino a 20 anni, per 6 anni, ho fatto questo di lavoro… e me ne andavo in giro a suonare… anche nelle piazze, ho fatto di tutto, no? Proprio… Il “mercenario musicale”. E molto spesso mi venivano fatte richieste, perché il pubblico era vecchio, era attempato… cioè partiva dai quarant’anni in su, no? Quindi io, sedicenne, mi trovavo a suonare per gente di sessant’anni che voleva ballare canzoni di Battisti, o che voleva ballare “Una rotonda sul mare” o “Sapore di sale”, e a quel punto ero costretto a impararmele. Però non ascoltavo le versioni originali. Io prendevo gli spartiti e me le inventavo, in qualche modo… poi chiedevo: “E’ così? è veramente così?”. Magari ogni tanto c’era qualcuno che mi dava una mano, mi diceva: “No, guarda è così…”. Oppure mia madre, che suona il piano, mi aiutava anche a interpretare in modo giusto quelle canzoni là, che però non ascoltavo nella loro versione originale. Infatti, l’ascolto degli arrangiamenti originali, per esempio di “Sapore di sale” è avvenuto negli ultimi mesi. Io non l’avevo mai ascoltato.
GG: Neanch’io…
Morgan: Oppure “Non arrossire” di Gaber, che ho messo anche nell’album, io l’ho sempre suonata al piano-bar, ma facendone una versione proprio dallo spartito…
UES: Mi pare che poi Battiato ti aveva corretto…
Morgan: Battiato, sì… aveva sostenuto che gli accordi erano diversi. Io lo sapevo, ma li avevo cambiati apposta… cioè, non è che ho sbagliato…
UES: Volevo chiedere: l’ambigramma sul tuo cd è stato disegnato da Hofstadter, e mi ricordo che c’era un periodo nei Bluvertigo nel quale in molte interviste lo menzionavi. Volevo sapere come è nata l’amicizia, anche perché mi ricordo… l’avevo letto da qualche parte, che avevi detto: “L’avevo provato a contattare via e-mail, però non ho mai ricevuto risposta.”. Come è nata l’amicizia quando aveva la cattedra a Bologna e…?
Morgan: In realtà quando aveva la cattedra a Bologna io sono andato, mi sono iscritto al suo corso, l’ho seguito tutto e l’ho conosciuto “da studente”, diciamo… poi chiaramente, sono stato un po’ favorito dall’amicizia che ho con Stefano Bonaga, che è insegnante di teoretica a Bologna… e lui è amico personale di Hofstadter. Ci ha fatto conoscere e Hofstadter è rimasto molto colpito da alcune mie doti numerologiche all’interno della mia musica e ha fatto ascoltare più volte “Zero” ai suoi figli…
Mao168: Senti un po’… il video di “Altrove” gioca sull’effetto della censura. Che cosa volevi ottenere?
Morgan: Bè, innanzitutto volevo veramente censurare delle cose che non si potevano far vedere… perché se no, non l’avrebbero trasmesso… e poi, è un fatto meramente visivo… è quasi una specie di indovinello visivo… cercare di intuire che cosa c’è dietro quel tipo di censura. E poi, in realtà, siccome questo video NON E’ stato filmato con l’intenzione di farne un video-clip, sono per forza entrate delle cose che non sarebbero entrate se quello fosse stato filmato con l’intenzione di farne un video. Quindi per forza poi ci siamo trovati in sede di montaggio a optare per la censura di alcuni oggetti.
UES: Emh… sul tuo sito avevo trovato delle informazioni riguardanti anche l’incontro con Sepùlveda e anche il fatto che tu stessi scrivendo un testo sui “Romantici”, mi pare… però poi non ci son state altre informazioni… Potresti parlarmene magari un po’?
Morgan: Io stavo facendo… sto facendo… e l’ho fatta, adesso, una prefazione della nuova edizione de “I poeti maledetti” di Paul Verlaine. E questo è il mio ultimo lavoro letterario, diciamo così… uscirà il 20 Ottobre per la casa editrice “il Saggiatore”.
UES: Mentre invece Sepùlveda?
Morgan: Sepùlveda è all’interno di una manifestazione culturale milanese che si chiama “La Milanesiana”. Sepùlveda era presente come ospite… e io anche! Quindi, nonostante la diversità assoluta e una mancanza di punti di incontro, se non nel fatto che io lo rispetto come autore e lui non conosce me come musicista… Direi che è stata una cosa molto estemporanea. C’era anche Pino Cacucci quella sera. è uno scrittore. Ci siamo conosciuti e lui ha amato molto la mia interpretazione di alcuni classici perché quella sera io suonavo in programma musiche di Schumann, Listz, Scriabin, Satie, Casella… e mi sembra… basta!
Mao168: Abbiamo conosciuto il Morgan con i Bluvertigo, abbiamo anche conosciuto il Morgan solista… Quante altre facce ha Morgan?
Morgan: Non lo so… questo lo chiederei a qualcuno dei miei “ragazzi”… Quante facce ha Morgan? (rivolgendosi a GG e gli altri “compari” che ora gli fanno da cornice e da sfondo contemporaneamente…)
Un “compare”: Infinite facce…
GG: Anche finite però…
Il “compare” di prima: Infinite facce finite…

Morgan: Ecco… un bell’ossimoro!

Squilla il cellulare… Brevissima telefonata. Inutile gossippare… niente donne! Si tratta di un certo “Paolino”…

Mao168: E andando un po’ più sul serio… hai in mente qualche altra cosa? Visto che io parlavo appunto di “facce” come progetti! So che ami la musica classica… Hai mai pensato di fare un disco di musica classica?
Morgan: Io sì! Però la casa discografica un po’ meno… nel senso che “non ci vogliono sentire”. Ora per esempio sto lavorando ad una colonna sonora che ha molto di “classico”, ma pare che non la vogliano pubblicare perché le prospettive di vendita sono scarse…
UES: Pensi di farla uscire magari sul circuito indipendente?
Morgan: No, perché quando uno è legato ad una major non può fare neanche “scappatelle”… Peggio di un matrimonio!
Mao168: Ma è una colonna sonora di un film esistente o una colonna sonora immaginaria?
Morgan: No no, di un film esistente, che uscirà in Gennaio. Si chiama “Il siero della vanità” e la sceneggiatura è di Niccolò Ammanniti e la regia di Alex Infascielli. Questa è la colonna sonora. Non la pubblicheranno, però!
UES: La metti magari su Internet…sul sito… no? Da scaricare…? Neanche?
Morgan: No, ma io combatterò fino all’ultimo per farla pubblicare… per cui ti dico… Adesso, oggi come oggi, non la vogliono pubblicare, ma forse ci riuscirò… con qualche ricattino!
UES: Cosa ne pensi dei nuovi gruppi che si rifanno anni ’80 tipo “Faint”, “Lady Tron”, “I, Robot”… ti senti una sensazione come del tipo: “Te l’avevo detto che ritornavano?”, alla luce del fatto che in Italia, oggi come oggi, gli anni ’80 non piacciono?
Morgan: In un certo senso mi inorgoglisce il fatto di essere arrivato prima di loro a fare determinate cose. Dall’altra parte mi pento di averle fatte 5 o 6 anni prima perché non ne ho tratto dei benefici economici. Alcune cose mi piacciono… I Faint, ad esempio… l’album mi piace. Lady Tron anche… gli altri non li conosco. Mi piacciono i Fischer Spooner…
UES: Che è uno, mi sembra… un dj tedesco…
Morgan: …un dj tedesco però che ha fatto questo progetto da Los Angeles, credo… e mi è piaciuto molto il disco dei Fischer Spooner. Anche se è un po’ come “la scoperta dell’acqua calda”.
UES: “A livello indipendente gira da una vita, e tu invece ci sei arrivato adesso…” o una cosa del genere…? In che senso “scoperta dell’acqua calda”? (il ragazzo conoscerà pure “L’IradiDDio” versione rimasterizzata, ma i modi di dire non li conosce…)
Morgan: Eh, che probabilmente ora il pubblico è più disposto ad accettare quelle cose, ma per me non c’è tanto gusto… non ci sarebbe più gusto nel farle oggi e infatti credo che la nuova incarnazione dei Bluvertigo non sarà per niente legata agli anni ’80.
UES: Che avete intenzione di fare?
Morgan: Secondo me piuttosto agli anni ’20…
GG: …gli anni ’40…
Morgan: Ma scusa Luigi Russolo… cioè, “Il risveglio di una città”… musicista italiano futurista… cioè, il primo nel mondo ad usare uno strumento che lui chiamava “Intona-rumori” ma praticamente è il nonno del campionatore! Cioè, quest’opera qui, che secondo me è datata 1914… (…secondo te o secondo la storia?Mi sa tanto che Morgan si fa anche di carbonio-14…) cioè, sto parlando di qualcosa che al confronto, Trent Reznor è… è… un apprendista! Quindi citare gli anni ’20 non significa fare “Dixieland”. Potrebbe anche essere “fare la musica più rumorista che c’è”!
Mao168: Senti… Ti va di parlarmi dell’ultima emozione che hai provato?
Morgan: Mah… l’ultima emozione che ho provato… Sai che non lo so…? Citando un mio amico: “Troppe emozioni rendono insensibili”. Quindi… io ne provo talmente tante che è come non provarne…
Mao168: Me l’aspettavo un po’ come risposta…
UES: Una cosa che ho visto accadere molto negli anni passati, anche con i Bluvertigo, era il fatto di scoprire, tipo anche come nei primi dischi di Brian Ferry, è il fatto che i fan scoprivano artisti dopo aver ascoltato i loro miti… nel senso che… per esempio, quando Brian Ferry… ehm… io arrivo ad ascoltare Brian Ferry perché qualcun altro, tipo tu, l’hai menzionato, così… (ci tengo a precisare che ho riportato le parole testuali pronunciate da ques’uomo. Per chiunque volesse, è in mio possesso una registrazione.)e dopo questa consapevolezza… ehm… era volontario il fatto di voler riportare nel panorama del pop nomi che comunque erano finiti nel dimenticatoio da parecchio, come Luigi Tenco, Umberto Bindi…?
Morgan: Guarda, anche io sono stato portato ad ascoltare Scott Walker, per esempio, per via di Bowie e Brian Eno, che ne parlano nel diario di Brian Eno. Oppure ad ascoltare a mio tempo Talking Heads perché i Duran Duran dicevano che David Byrne era il loro compositore preferito. Quindi è normale che esista questo tipo di “staffetta”, di “trasmissione del sapere” per via dello scambio generazionale… cioè dello scarto generazionale. Quindi essere coetanei aiuta nel senso che è più facile per un mio coetaneo approcciare alla mia musica e poi, quando magari scopre che dietro la mia musica c’è qualcos’altro, andarselo ad ascoltare… io lo trovo così naturale. è lo stesso procedimento che ho fatto io con i miei beniamini e continuo a fare, nel senso che, appunto come ti dicevo, Scott Walker l’ho conosciuto solo perché leggendo Brian Eno e Bowie parlavano di Scott Walker e allora ho detto: “Ma chi sarà mai questo che ha ispirato Bowie?”.
UES: Pensi che quando sarai più vecchio, tipo come dice McCartney “When I’m 64…”, ti sembra giusto, anche se faticoso, doverti ritirare? Per esempio, questa è la mia opinione…
Morgan (rivolgendosi a GG): Ma Paul McCartney è gia sixtyfour?
GG: Eh… aspetta…
Morgan: Quasi… almost… almost… lui è del ’39 no? Fra poco è sixtyfour…
UES: Fregato eh? Ritieni giusto… eh… qual è la tua opinione… Pensi che ti ritirerai… per esempio, anche gli ultimi album di David Bowie… “Reality” e “Heaven”… mi sembra molto rassegnata la sua imposizione, nel senso: mi sembra uno che ha molto da dire, ma lo fa in modo rassegnato. Anche, per esempio, David Sylvian mi sembra uno che ormai…
Morgan: No, Sylvian invece… “Dead bees on a cake” è bello, eh…
UES: No, ma dico l’ultimo, quello che è uscito quest’anno…
Morgan: Bè, quello è un disco strano… che però non… non c’è la rassegnazione dentro. C’è piuttosto una volontà di “essere ancora in bilico”, di essere espressionista ancora… non mi sembra “seduto” David Sylvian… Bowie sì! Bowie probabilmente è in un periodo di crisi economica, perché Bowie basa i suoi lavori su i suoi lavori precedenti, no? Cioè, nel senso: se un disco ha successo e gli permette una… o un disco o un progetto, perché lui non guadagna solo con i dischi… Quindi se è in una situazione economica fortunata, si permette di fare dischi strani. Viceversa, no. Secondo me questa volta c’ha qualche problemuccio, e quindi vuole fare un album che per me assomiglia molto a “Never let me down” dell’’87. L’ho sentito molto simile a quello, come atteggiamento musicale.
UES: E “Tour de France” dei Kraftwerk (pronunciato in inglese)? …che a me non è piaciuto granchè…
Morgan: Non l’ho sentito molto… Ho sentito solo il singolo: “Tour de France” (pronunciato correttamente in francese!). L’hai sentito?
UES: Sì sì sì… cioè io ho sentito il disco…
Morgan: No, bè li trovo sempre piuttosto coerenti… lo devo dire onestamente. “Monolitici”, anzi…
UES: Ok, ti faccio l’ultima domanda. Dal mio punto di vista, dopo l’11 settembre, anche dopo l’inizio delle guerre di Giorg Dabliù, molti artisti hanno ritrovato… hanno sentito necessario fare musica più immediata. Per esempio i Radiohead, lo stesso Bowie per esempio… mi sembrava anche un po’ tu. Tu cosa ne pensi?
Morgan (alzando la voce): IO non ho mai visto… non ho mai associato i disastri che avvengono in questo mondo con l’immediatezza della musica, anzi normalmente…
UES: …cioè, tipo i Radiohead, due dischi, non si capiva cosa stessero usando (non “si capiva”… non lo capivi TU!)…
Morgan: Bè, io li amavo molto quando tu dici che “non si capiva”, perché io capivo perfettamente, invece. Il problema è che quando uno vuole fare qualche cosa di molto ambizioso, di molto stravagante, di espressionista, di “storto”, di cubista… non so come definirlo… viene sempre tacciato di incomprensibilità. Trovo molto comprensibili dischi come “Amnesiac” dei Radiohead…
Mao168: …e “Kid-A”…
Morgan: …e “Kid-A”… cioè, assolutamente comprensibili, anzi molto più del loro ritorno, che poi non so neanche se si può parlare di “ritorno”, a una limpidezza maggiore; però, comunque del loro ritorno ad una forma un po’ meno caotica. Li preferivo CAOTICI. Ci sono talmente tante band che copiano gli U2, o che fanno canzonette con tre accordi, scimmiottando Bob Dylan, Neil Young e Lou Reed, cantando come i Simple Mind… Non sopporto più quel tipo di confezione pop. Per cui, il fatto che i Radiohead andassero totalmente in un’altra direzione, pur avendo le caratteristiche di essere i nuovi U2, pur avendo le possibilità di prendersi lo scettro de “La Nuova Rock’n’Roll Band Più Grande Del Mondo”, no? …io li amavo molto in quel periodo. Così come amo le stranezze dei Blur, quando fanno album come 13, o come l’ultimo! Li trovo interessanti, li trovo molto più interessanti di tanti altri gruppi… come i Coldplay, per dire…

 

Fonte: www.impattosonoro.it/2003/10/19/interviste/intervista-a-morgan-2/

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 15:20:40 +0000
Morgan: «Devo molto di quello che sono oggi alla mia insegnante» https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/162-morgan-devo-molto-di-quello-che-sono-oggi-alla-mia-insegnante https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/162-morgan-devo-molto-di-quello-che-sono-oggi-alla-mia-insegnante Al liceo musicale «Vincenzo Appiani» di Monza, Marco Castoldi, alias Morgan, già cantante del gruppo Bluvertigo, ora in tournée da solista con «Canzoni dell'appartamento», è arrivato per un patto con i suoi genitori. «Avevo dieci anni, - ricorda - suonavo la chitarra ed ero affascinato dalla musica Pop. Desideravo tanto un sintetizzatore, ma i miei genitori furono risoluti: avrai il sintetizzatore,m i dissero, ma dovrai studiare il pianoforte classico. Così arrivai al liceo Appiani di Monza». Quali ricordi hai di quel periodo? «Tutti belli. Mi piaceva andare a lezione a piedi. La scuola era nella bellissima casa degli Umiliati, nel centro storico di Monza. Già prima di entrare dalle finestre si sentivano violini, flauti, pianoforti, chitarre: un' atmosfera magica». E gli insegnanti? «La mia insegnante è stata per dodici anni Annamaria Fumagalli, una bravissima pianista. A lei devo molto di quello che sono ora. Mi ha aiutato molto nell' interpretazione pianistica». Sei rimasto in contatto con lei? «Veramente no, perché la vita poi mi ha portato ..."Altrove", ma mi piacerebbe sapere che è orgogliosa di me e che mi segue, anche solo ogni tanto, nelle apparizioni in televisione». Quale consiglio dai a un ragazzo con la passione per la musica? «Di seguire la sua inclinazione perché studiare musica è bello, come leggere poesie: è qualcosa che crea non solo conoscenza, ma anche benessere».

Annamaria Fumagalli: «Marco, un bel talento che amava sperimentare» Dalle prime lezioni di solfeggio alle esecuzioni più impegnative di Bach. Annamaria Fumagalli, insegnante di Morgan al liceo musicale «Appiani» di Monza, racconta gli esordi di uno dei musicisti più innovativi del pop italiano. «Per me è stato e sempre sarà semplicemente ""Marco"". L' ho conosciuto che aveva 10 anni, seguendolo nei suoi studi. E lo seguo ora, con interesse e orgoglio». Qual è il primo ricordo che ha dell' allievo Marco Castoldi? «Ho subito capito che aveva talento e che amava differenziarsi dagli altri. Anche nel look. Già da adolescente portava abiti eccentrici. Aveva il pallino della musica leggera, studiava da autodidatta la chitarra e il basso. Con me seguiva lezioni di pianoforte classico e amava approfondire ogni brano. Gli piaceva molto sperimentare». Era davvero un alunno modello? «Per la verità non studiava moltissimo e, nell' ultimo periodo, frequentava saltuariamente perché impegnato in concerti e registrazioni. Stava per sostenere l' esame dell' ottavo anno in conservatorio, ma non si è presentato. Peccato perché meritava il diploma». Avete mai discusso della musica che già allora scriveva? «Mi faceva sentire le sue composizioni e chiedeva il mio giudizio. Non sempre condividevo le sue scelte. Per chi ha una formazione classica è difficile capire un' esecuzione di musica leggera». Lo sta seguendo nella sua carriera da solista? «È da molto che non lo sento, i suoi primi Cd li ho avuti in regalo. Ora ho acquistato l' ultimo e l' ho trovato molto maturo. E' riuscito a fare emergere tutta la sua sensibilità».

 

Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2003/ottobre/05/Morgan_Devo_molto_quello_che_co_7_031005037.shtml

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 15:13:44 +0000
Marco Castoldi (Morgan) Giffoni Music Concept https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/159-marco-castoldi-morgan-giffoni-music-concept https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/159-marco-castoldi-morgan-giffoni-music-concept di Enzo Mosca

 

Incontriamo Marco Castoldi al ‘Giffoni Music Concept’ per una chiacchierata che si rivelerà interessante e per alcuni aspetti anche ricca di sfumature filosofiche – poteva d'altronde essere altrimenti?.
Buona lettura.


Il pubblico del ‘Giffoni Music Concept’ è un pubblico di giovanissimi. Come imposterai il tuo concerto?
Pensavo di mettere in scaletta almeno due pezzi per bambini: mi piacciono molto le forme d’arte che hanno più letture, e la principale fra queste direi che è quella dedicata alla fruizione infantile. Anche nella letteratura ci sono esempi altissimi di questo genere letterario; direi che il più importante episodio è forse “Alice nel paese delle meraviglie” come romanzo in sé dal punto di vista della letteratura. E poi la fruizione fiabesco-giocosa, quella enigmistico-enigmatica ed, infine, c’è quella logico-matematica, che rappresenta quindi una serie di altre letture. Ad esempio, anche “Pinocchio” è un libro che è stato letto in vari modi; conosco la riscrittura di Giorgio Manganelli intitolata “Pinocchio, un libro parallelo”, dove l’autore mentre legge il “Pinocchio” di Collodi riscrive un romanzo, praticamente entrandoci dentro come se la forma dello scrivere fosse cubica e non lineare, entrando perciò nella ‘tridimensionalità’ del romanzo.

Tutto ciò per dire che mi attrae molto come genere. Mentre nella musica ho trovato dei brani interessanti a proposito; Gianni Rodari, un grandissimo poeta di questo genere, ha scritto “Ci vuole un fiore”, un pezzo che ha musicato Sergio Endrigo, Per fare un altro esempio, nelle arti figurative per me il maestro assoluto di questo tipo di cultura apparentemente infantile – perché sono delle opere molto più complesse di quello che sembra – è Bruno Munari, in quanto ultimo futurista e artista milanese a cui mi sono anche ispirato molto per fare il mio album. “The baby”, ad esempio, è un pezzo ispirato alla letteratura di Munari, che ha scritto anche poesie, canzoni e fiabe visive.

Che tipo di rapporto hai con gli anni ottanta?
Ho sempre avuto parole di entusiasmo nei confronti della demonizzazione soprattutto degli anni ottanta. Quando ho iniziato a suonare professionalmente, alcuni giornalisti mi hanno chiesto se si potevano vedere, stilisticamente parlando, delle tracce di anni ottanta dentro il mio lavoro;io ho risposto che non si poteva negare questa cosa, perché io non li ho mai abbandonati. In verità non considero la moda degli anni ottanta neanche adesso, perché è talmente naturale che io mi sia formato musicalmente in quell’epoca che quasi non devo neanche razionalizzare questa cosa.

Dentro questi anni, comunque, ci sono anche i settanta, i sessanta e i cinquanta; per esempio, negli Style Council, che sono uno dei gruppi più interessanti degli anni ottanta, c’erano dentro gli anni sessanta, era una maniera di fare gli anni sessanta alla anni ottanta. Idem negli Wham di George Michael, che facevano una specie di rimanipolazione del rhythm & blues e del soul. Possiamo citare, poi, i Duran Duran, nei quali, invece, ritroviamo gli anni settanta.

Diciamo che io sono attratto dalla storia, più che dagli anni ottanta; l’infinità che c’è nella storia è molto più infinita dell’infinità del futuro che è nulla, perché non esiste. Nell’inattualità delle cose storicizzate, invece, c’è tutto quell’agire odierno, contemporaneo, moderno: se vogliamo conoscere cosa siamo, dobbiamo partire dall’analisi storica. “Altre forme di vita” è un pezzo che è stato giudicato anni ottanta più che altro perché lì c’è un preciso riferimento, un’ispirazione alla musica dei Devo e degli Ultravox.

Esistono ancora i Bluvertigo?
Sì, anche se momentaneamente sono congelati, nel senso che abbiamo un po’ allentato la tensione del rapporto, in modo tale da non farci fagocitare dal music-business o, comunque, dalle pressioni che ha il gruppo. Poi i rapporti se sono troppo ravvicinati, troppo asfissianti, si corrodono, si rovinano, e noi abbiamo cercato di prevenire questo; c’era semplicemente bisogno di staccare ed io con “Canzoni dell’appartamento” ho staccato, ho fatto una cosa che non avevo mai fatto, un album in cui l’ultima parola spettasse a me.

Con il tuo esordio da solista ti rifai alla tradizione, mentre con i Bluvertigo cercavate di distruggere gli stili antichi. I due lavori sono quindi da considerarsi in antitesi?
Musicalmente è chiaro che ho cercato di fare una cosa molto diversa, in modo tale che potesse essere letta come una strada parallela, alternativa, che non andasse a sovrapporsi a quello che era il discorso musicale della band principale. Ho intrapreso una strada che mi piace molto perché fa comunque parte di me: non ho fatto fatica, non ho dovuto inventarmi una nuova personalità o costruire qualcosa che non sentivo mio. Anche nei dischi dei Bluvertigo ci sono dei momenti, delle canzoni, degli episodi che potrebbero essere visti come il germe di quello che sto facendo adesso; in “Zero”. Ad esempio, “La comprensione” è una canzone che ha molto a che fare con quello che faccio oggi, solo che là erano solo dei piccoli episodi, mentre ora ho fatto tutto un lavoro dedicato alla musica acustico-orchestrale.

Mi parli dell’esperienza del “Tora! Tora!”?
E’ importante riuscire a creare degli spazi, dei luoghi, dove i musicisti che non hanno delle grandi potenze contrattuali possano esibirsi e suonare la loro musica. E’ un impegno che ha degli aspetti sociali, e in questo il direttore artistico Manuel Agnelli è molto bravo; lui, poi, è sempre attentissimo alle performance di tutti gli artisti, ed è veramente mirabile questo sui impegno. Il festival si sta espandendo sempre di più, e spero che diventi importante come Sanremo e che, anzi, lo surclassi.

Dato che siamo ad un festival cinematografico, vorrei sapere quale influenza ha il cinema nella tua musica.
A livello di testi molte volte ho citato dei film: in “Decadenza”, una canzone del primo album, cito “Blade Runner”, mentre in “Zero” cito il “Cattivo tenente” di Abel Ferrara. Il cinema è una delle forme artistiche che apprezzo e conosco di più; infatti adesso sto lavorando a una colonna sonora di Alex Infascelli con il “Siero della vanità”, di cui faccio il commento orchestrale. Nell’ultimo album, poi, “Canzone di Natale” l’ho scritta dopo aver visto il film “I vestiti nuovi dell’imperatore”.

Tante cose, comunque, mi fanno venir voglia di scrivere una canzone: anche la situazione di questa intervista potrebbe esserne una!

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 14:55:23 +0000
Tra le lenzuola (la Repubblica) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/161-tra-le-lenzuola-la-repubblica https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/161-tra-le-lenzuola-la-repubblica

Tra le lenzuola

di Morgan*

Tratto da: "Dmemory | D - la Repubblica" (Settembre 2003)

 

"Ieri notte, a Bologna, in hotel. Stavo sotto le lenzuola con mia figlia Annalu, guardavamo i Pokemon ed eravamo a un passo dall'addormentarci. Improvvisamente il letto ha iniziato a vibrare e a muoversi. Lì per lì pensavo ci fosse sotto una bestia. Da stanchi si può immaginare di tutto. Poi un segnale d'allarme. Era il terremoto. Siamo usciti di corsa. Dei pazzi si accalcavano per entrare in ascensore, altri scendevano a precipizio per le scale di sicurezza. Avevo una paura pazzesca, ma non volevo comunicarla a mia figlia. "Che festa!", le ho detto. "Tutti che vogliono partecipare". "Ma dov'è la casa papà?" "Questa strada è un gigantesco corridoio, e il prato è il bagno: se vuoi puoi fare pipì vicino a quell'albero. E poi guarda quanti ospiti, tutti vestiti bene, con le signore con abiti lunghi e chiari". Ha riso tutto il tempo. Fortuna. Che cosa ho portato con me uscendo? Nell'ordine: Annalu con le sue scarpe e una felpa, le chiavi della macchina, i documenti, il cellulare. Nient'altro".

 

Fonte: http://d.repubblica.it/dmemory/2003/09/27/attualita/attualita/052len36952.html

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 15:06:22 +0000
Diario di Morgan (2003) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/153-diario-di-morgan-2003 https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/153-diario-di-morgan-2003  

Articoli tratti dal Diario di Morgan che erano presenti nella vecchia versione del sito ufficiale www.marcocastoldi.com nel 2003.

 

28/04/2003, "IN RIGUARDO ALL'ALBUM"
Sono molto soddisfatto di questo lavoro, dei musicisti della nuova band (con Sergio Carnevale dei Bluvertigo alla batteria) e soprattutto della parte orchestrale delle canzoni, di cui ho fatto l'arrangiamento. I Bluvertigo sono vivi e vegeti, ma temporaneamente congelati. Negli ultimi tre anni ho speso il mio tempo a vivere, ad osservare, a scrivere canzoni, a intrattenere il pubblico e frequentare posti strani. Molto probabilmente questo è un disco pop, di canzoni apparentemente tradizionali che provengono da un'epoca imprecisata del passato, tutte nate e vissute in un appartamento a Milano dalla primavera 2001 al 03/03/2003.

 

29/05/2003, MILANO
Sto stampando dei testi di canzoni per aggiornare la mia ventiquattrore del mestiere. E' piena notte di fine giugno, caldo ventilato artificiale, ascolto e guardo nel frattempo una registrazione audio-video del 1970 del violoncellista Slava Rostropovich (quello che suonò al muro di Berlino mentre cadeva) che esegue una sinfonia concertata di Prokofiev. Questa musica è brillante e mossa, difficilissima da eseguire, e il violoncellista è un portento assoluto. Penso: potrei incominciare il diario così. Ora Rostropovich suona al piano una struggente melodia ad ottave parallele e sua moglie canta in russo quella che è una canzone di Mussorgsky.
Nel frattempo ho stampato dei testi di Scott Walker e mi chiedo perchè i suoi dischi non siano distribuiti in Italia. So che alcuni di voi saranno incazzati perchè ultimamente sul sito sono venuto a mancare, sembrando assente. In parte avrete pure ragione, potrei anche darvi delle motivazioni tutte vere e plausibili tipo: ho lavorato alla costruzione dello spettacolo live, alla colonna sonora di un film (quello di Alex Infascelli n.d.r.), ho scritto articoli, preparato conferenze, fatto molte interviste, studiato Liszt, scritto e suonato dal vivo (sto parlando della vita artistica e non di quella familiare che ovviamente occupa una grande parte dei miei pensieri e delle mie azioni ma di cui ora non parlerò).
Ultimamente ho visto pochi film al cinema, Matrix, l'ultimo di Sergio Rubini e quello di Battiato. Altri non me ne ricordo. In dvd invece ho piacevolmente scoperto "Il barbarossa" di Akira Kurosawa, un capolavoro imperdibile e utile. L'ho visto tre volte di seguito. L'ultima volta che mi aveva entusiasmato così un film era "Il regno" di Lars von Trier, la prima volta un horror, la seconda un comico, la terza un assurdo. Perchè tutti questi elenchi? Non so, per aggiornare, per ricordare, per attualizzare, per informare, documentare, raccontare, archiviare, boh.
Domani farò delle fotografie inserito nell'universo di Roy Lichtenstein, poi comincerò il lavoro sull'antologia dei poeti maledetti che devo consegnare per il 15 luglio. Questa sera a Milano suonavano i Subsonica al Palastilista, Battiato al parco liberty di largo Marinai d'Italia a Milano per la festa di Alleanza Nazionale (questo evento ha scatenato dibattiti interessanti nelle mie ultime due serate) e i Tiromancino non so dove. Non ho frequentato nessuno dei tre concerti.
Ora ho un dilemma: vado a letto o guardo un film di Pietrangeli ("Io la conoscevo bene")?
Letto.

 

08/07/2003, MILANO
Carissimi, se non scrivo qualcosa stasera mi sento in colpa. Questo è lo spazio virtuale dedicato al Diario, quella forma di comunicazione del sé come segreto prezioso, privato, come non dovesse essere mai letto. Il Diario è scritto per nessuno, ecco perchè è vero. Il problema è sempre la disciplina, l'autoregolamentazione, anche oggi, giornata scapigliata. Si è conclusa con un percorso esistenziale Monza-Milano a due, ed era tutto un ricapitolare quello che si ha in testa di fare, una tangenziale in prospettiva - i lunghi sms interrompevano ogni tanto, e la notte da questa parte è il giorno dall'altra - ora sono le tre meno un quarto e domattina cioè oggi andrò a Torino. Torino in estate mi affascina, se non altro c'è ombra. Dall'ultima volta che ci siamo frequentati intendo io e voi newsgrouppers o sarebbe meglio newsgrupies o newscrupières, newskrackers, hopefully-hakers, è passato qualche giorno.
Di cose interessanti ricordo un incontro con Luis Sepulveda e Pino Cacucci e il mio piccolo concerto classico di "musiche stanche" nel cortile di un palazzo del quattrocento appartenente alla provincia di Milano ora presieduta dall'on. Ombretta Colli (Forza Italia, ex cantante, vedova Giorgio Gaber), io gratis, come reca il contratto "a tittolo gratuito"... Che sudata.
Ma tu, a che titolo stai suonando qui?
Io: a titolo gratuito.
Dopo il concerto, il dibattito. Massimo Rota il moderatore. Il pomeriggio mi aveva parlato di quanto secondo lui ci fosse di inattuale nel mio ultimo lavoro. Allora, col Diplomatico esco dal palazzo, cerco nella ventiquattrore, c'è un libro appunto di Sepulveda che parla del passato, ma non è questo che m'interessa. Ci sediamo alla birreria di corso Monforte, sotto i portici, chiamo Mimmo, il filosofo che conosce Nietsche come nessun altro che io conosca o abbia sentito mai proferire in proposito. Mimmo veramente utile e nel parlar con lui di orologio con lancette che scorrono i minuti che vanno e svaniscono nel vuoto e che sono il tempo attuale, contemporaneo quello dell'atto, ora, adesso, quello sessuale. Altro il tempo che sta di là, quello che non è adesso, quello ad esempio di una storia qualsiasi, della storia, ma non solo, quello di una passione idealizzante, di una teoria, il tempo inattuale, ecco l'unico che agisce veramente il presente, lo slancio che porta alcuni al matrimonio è qualcosa di inattuale. Mentre nella mia mente si chiariva e il concetto illuminava la mia prospettiva a tal punto che ero in possesso di un piccolo progresso, il cielo rischiarava all'ultima ora del tramonto, mi appare Massimo Cacciari che cammina non lento non veloce, in mano un giubbino leggero e chiaro portato sulla spalla alla francese, entra proprio in birreria e si siede con tre conversatori maschi, si inserisce subito nella discussione che subito diventa viva, vivace, concentrata, ravvicinata. Ho avuto l'eleganza di non intromettermi perchè lì per lì ho detto quasi quasi gli chiedo qualcosa sull'inattualità dell'amore e della coppia in Roland Barthes ma poi, meglio così, l'idea è subito caduta.
Al concerto. Ho dimenticato la giacca a casa. Pace, suonerò in panciotto.
Casualmente l'unico amico maschio che era venuto al concerto mi ha detto di avere una seconda giacca in macchina. E che giacca! Bianca, anzi panna, a sottilissime righe verticali bluette. Foderata. Adatta, sicuramente inattuale, del tutto non contemporanea, di genere confidenziale, chi mai oggi metterebbe più sù una giacca simile? Tu, amico Massimo, e io, che l'indosso per metà.
L'indomani, fuori da un negozio di dischi in cui cercavo le canzoni di Gino Paoli rimasterizzate, chi ti rivedo? Cacciari, che cammina solo per la città ad un'andatura non lenta nè veloce, con il solito capo-spalla portato in spalla, magrissimo, con la nobile barba folta e curatissima, tendente al rosso del legno. Che pense? Ora disturbo il suo flusso di pensiero, la sua camminata meditativa.
Ciao Massimo, scusa se ti disturbo, mi chiamo Marco, ci siamo anche già conosciuti l'anno scorso ma non importa. Volevo solo dirti che seguo il tuo lavoro e ti stimo.
M.C.: grazie, ciao.
E s'incammina verso Porta Romana non lento, non veloce.
Poi dopo qualche giorno sempre nello stesso palazzo medievale per metà ricostruito in stile fascista, via Vivaio angolo corso Monforte, chiamato palazzo Isimbardi, ero là come spettatore, a vedere e sentire il maestro Ryuichi (Luigi) Sakamoto che improvvisava con Marelemboumm, non so se si scrive così. E' stata un'esperienza molto psichedelica, a tratti ambient, ma credo che sia un problema generazionale. Tutto sommato c'era un aspetto giocoso in quei loops e in quei delay usati molto stretti che producevano, nel random di un controllo mouse, una scala ascendente molto strana e inaspettata, con degli intervalli precisissimi nella stonatura dell'onda distorta sempre più quadra e acuta fino a degli overtones quasi inudibili. A quel punto ha cominciato a divertirsi lui, Sakamoto, nel non sentir più quel che stava producendo. Struttura, entropia. Applausi concettuali.
Io da una finestra che dà sul cortile al terzo piano del palazzo, col diplomatico.
Dibattito: Enrico Ghezzi coltissimo evaporato parlante, forse camicia in velluto blu, che era anfitrione di un regista polacco di cui non ricordo il nome, ah, sì, Zbigniew Rybczynsky, ma molto bravo e "lopper" d'eccezione. Lui ha con il film "The orchestra" tradotto visivamente la marcia funebre di Chopin.
La presenza di Umberto Eco, il professore chiacchierone che traduce i codici e i codici in altri codici, cioè, almeno si chiede cose che hanno a che fare col passaggio da un linguaggio ad un altro ad esempio le traduzioni, ma non solo quelle inglese-italiano, sanscrito-latino, anche ad esempio intersecando i campi artistici, gli insiemi. Da un film ad un libro e viceversa, da una poesia ad una canzone, da un quadro di Escher misto Bach con un po' di Godel farci lo Zibaldone moderno, tradurre in musica la forma, nella tridimensionalità sonora, di un teschio di uomo preistorico, costruire musiche con le proporzioni musicali che imitino le proporzioni statiche di una cattedrale gotica a cinque navate, l'ultimo libro di Nick Hornby, quello sulle sue canzoni preferite, Diamond Dogs di Bowie che è la "opera rock" di 1984 di George Orwell, insomma si potrebbero citare milioni di traduzioni o adattamenti, come li chiama Eco. Al dibattito era presente Sakamoto assortito agli altri tre su poltrone Luigi Sedici, telaio laccato oro, rivestimento di stoffa con trama floreale di dominante carminia.
Alla fine tutti parlano del "loop", tutti sono ancora fermi alla ripetitività, e forse è un bene, forse così entriamo sicuramente più a contatto con la natura, ok. E comunque fuori dal "loop" sono certo che c'è una selva fitta di questioni da esaminare altrettanto interessanti, ma mi sa che per me è veramente tardissimo, scusate, alle nove parto per Torino, sto producendo il videoclip di The Baby, con la regia a quattro mani di Riccardo Struchill, che è colui con il quale ho fatto "Altre forme di vita", ricordate, quello delle parrucche e della LEGO stazione lunare? Credo che questo video sarà molto psichedelico, forse il più psichedelico che ho mai affrontato, è totalmente caotizzato.
Come tradurre l'architettura organica in video psichedelico? Chiedere a Eco? Non credo sia utile. Qui mi sa che è una faccenda diversa. Lasciamo perdere, anche se per un momento, tutto quel ragionamento dell'appartamento e pensiamo invece che questo pezzo "The baby" necessita di un art-pop-video che si deve riferire principalmente ai bambini dai due ai tre anni e semmai avere poi anche altre chiavi di lettura per i più grandicelli, ma non necessariamente. Quindi ci saranno oggetti, simboli, espressioni, danze, gesti, mani, ombre, animali, fiori, giochi, forme varie, vestiti da incasinare, segni, direzioni, vero-falso, rovesciare, dentro-fuori, sopra-sotto, pieno-vuoto.
Livello 1 della ricostruzione cosmogonia futurista dell'universo, di questa notte.

 

18/07/2003, MONZA
Giorno 18 luglio 2003, incredibile ma vero. Se penso a "1984", l'abbiamo superato da un pezzo (e quasi tutto si è avverato), se invece vado a "1999-fuga da New York", nulla o quasi. Stanotte al locale "Lato B" dentro una delle due dogane di Porta Ticinese - Milano - ho fatto l'accampato fonico per il duo "Lombroso": chitarra e batteria. Dario Ciffo a Ago (Elvis per i conoscenti). Suono scarno e tosto, ma fortunatamente nulla di noise o vagamente alla moda dei tempi.
Ieri ho scritto questo: "Confusione: scrivere o lavare i denti? Fabbricare una selinunte? Dire cose senza senso". Però la precedente, seppure comprensibile da una persona soltanto (in questo caso M.C.) non credo sia sintomo di confusione terminale.
Tre giorni fa partivo per Torino allo scopo di girare il videoclip di "The baby", soggetto mio, elaborato a quattro mani con Riccardo Struchill. E' stato il solito tour de force allucinato e allucinante. C'è stato un momento in cui ero completamente nudo, o quasi: mi ha salvato un perizoma color pelle con cucite quattro foglie di edera finta. Cinque persone, cioè dieci mani, mi trastullavano per cucirmi e legarmi addosso della vegetazione sintetica con gambi malleabili di fil di ferro che mi s'attorcigliava intorno. Ad un certo punto, quando ero quasi albero, ho sentito la sensazione del soffocamento. "Stay away!", ho dolcemente recitato. Sono andato sul set pensando "posso anche muovermi" e un macchinista ha esclamato "è proprio un bel costume, non ho mai visto qualcosa di simile". A quel punto ho chiesto di essere innaffiato con uno spruzzino per capelli, ma con acqua di rose.
Riccardo mi fece "fai un bel sorriso" e io, in ritardo, capisco che la cosa giusta era invece piangere.
Risultato: sono stato immobile.

 

20/07/2003, SALERNO
Sabato, autostrada del sole. "Blinded by the sun", cose di California. Per fortuna c'è l'aria condizionata al massimo, 34 gradi fuori, dentro 17. Deviazione per Ancona e una sosta all'autogrill, poi di nuovo direzione Abruzzi, un posto chiamato Fossacesia, le terre di Dannunzio. Là questa sera ci sarà un festival di musica indipendente italiana, il Tora Tora, e io suonerò solo, "a solo", assolo, ass-hole, us all.
Primo tempo della nona di Gustav Mahler nel lettore. Prima al bar ho dato una sbirciatina alla gossip-riviste: non c'è ancora nessuna sorpresina, per fortuna.
Questa musica sinfonica quando si è fermi in coda è la migliore, distende, dilata i tempi e la lentezza non è patita, anzi è naturale. Mahler è molto denso nello scrivere, fluido come petrolio. Ora, su un groviglio di due o tre accordi sovrapposti, a destra, vola basso un piccolo aereobi-posto sopra l'appenino emiliano, perfora le uniche due nuvole. Tutto il resto del cielo è sgombro e l'unico vento è quello delle automobili che sfrecciano in carreggiata opposta e flettono le spighe gialle secche.Ecco perchè la coda: c'era un incidente. Crash.
Sono le 18:48, mancano sei chilometri a Imola (ricordati di comperare il rasoio). Sul sedile posteriore s'adagia "la nonna", ora più sdraiato, ora eretto ma dormiente, ora leggendo "Misfatti" di Carol Oates (una tipa americana), ora sostiene che durante una turnèe non si possa leggere assolutamente Luther Blisset (quei tipi di Bologna), ora estrae dalla borsetta "La società dello spettacolo" di Guy Debord. Penso: "ecco qua un bel volumetto anarcoide!". Mi sembra che lì dentro sia custodito il germe di ciò che alcuni definiscono "la corrente situazionista".
Mi viene in mente un ricordo e a voce alta racconto la storia di Joe, l'anarchico milanese ancora in attività. La sua storia non è di pubblico dominio, non ancora. Io l'ho conosciuto e frequentato nel cuore di Milano dal 2001 fino a circa il gennaio 2003. Una casa piccolissima e imbottita di libri e immagini, una molto visibile di Rimbaud all'interno di un mobiletto con le ante a vetro.
L'anarchico Joe è anche un musicista, raffinato, operistico, e forse anche un conoscitore degli astri. In quel periodo aveva sempre il televisore acceso, sintonizzato sul "peggio", ed erano continue sparate, invettive, altissimo disprezzo; delle volte non risparmiava neppure Ghezzi.

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 14:20:47 +0000
Morgan matto da legare https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/144-morgan-matto-da-legare https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/144-morgan-matto-da-legare  

di Luca Sofri
Il Venerdì

6 giugno 2003


“Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni”: provo a prendere Morgan in parola. Provo a sottrarmi a un’impressione di antipatia e spocchia, a un pregiudizio sulle sue capacità derivato dalla lettura di qualche intervista, da qualche volta che l’ho visto in tv (in tv capita di sembrare antipatici e presuntuosi, ma a volte è vero). Mi è sempre sembrato che si comportasse come se pensasse di essere David Bowie, cosa che ritenevo un tantino esagerata. Infatti, quasi tutti conoscono David Bowie, mentre alcuni dei lettori del presente articolo potrebbero non sapere chi è Morgan. Dunque: Marco Castoldi, nato nel 1972 che era quasi natale, milanese, figlio di un artigiano mobiliere e di una maestra elementare, cominciò a suonare nei piano bar ancora minorenne, per guadagnarsi da vivere, come si dice. “A 14 anni suonavo in un pub di Varese. Mi accompagnava mio zio. Facevo i pezzi degli anni Sessanta riarrangiati alla Depeche Mode, con i sintetizzatori”. Pochi anni prima è esplosa la new wave, e grazie alla neonata Videomusic gli si è aperto un mondo: “quando vidi Howard Jones con tutte quelle tastiere, persi la testa. Mio padre mi parcheggiava nel negozio di strumenti musicali e io suonavo le tastiere lì, prima che me ne comprassero una. Poi però suonavo anche David Silvyan. La più grande hit da piano bar è “Forbidden colors”, secondo me”. Si scelse un nome d’arte, che niente aveva a che fare con il film di Karel Reisz “Morgan matto da legare”, come sarebbe fiero di raccontare oggi. Ma siccome è uno sincero, spiega che invece è un nome da pirati, una cosa da ragazzi. Cantava le canzoni da piano bar, spartiti degli anni Sessanta, appunto, cose di repertorio che non aveva mai sentito davvero. Poi cominciò a fare musica sul serio. Prima incise un disco con una boy band ante litteram – “il contratto lo firmò mia madre” - e poi ebbe qualche piccolo sucesso con una band che si chiamava Bluvertigo: divenne un po’ noto – non come David Bowie, però – come Morgan dei Bluvertigo. Si fece vedere in giro con vesti vistose, pizzetto mefistofelico e battute polemiche. Andava matto per Battiato e ci fece amicizia (poi dice l’influenza dei genitori: chi piaceva a tua madre? “David Bowie”. Chi piaceva a tuo padre? “Battiato”). I Bluvertigo fecero musica pop con pretese di ricerca e intelligenza. Non si fecero notare moltissimo, per quanto le recensioni sottolineassero sempre l’anomalia “intellettuale” dei loro dischi, ma Morgan si faceva largo. Poi conobbe Asia Argento e fecero una bambina, Anna-Lou, e lo si notò ancora di più. Si facevano fotografare parecchio e sembrava fossero convinti di essere David Bowie e Asia Argento. Lui, che di musica ne capiva e ne capisce, non si tratteneva dall’esprimere pubblicamente giudizi piuttosto severi nei confronti di colleghi più celebri di lui (non come David Bowie, però). “Io non vengo da una famiglia borghese”, spiega adesso che gliene chiedo conto: come a dire che se uno è l’ultimo della fila e ha fiducia in se stesso deve sgomitare come può, a costo di passare per antipatico: “Io sono per forme di comunicazione più sottili: se tutti i giovani venissero ai miei concerti mi spaventerei. Vorrebbe dire che faccio qualcosa che non va”.

Bene, così si arriva all’appartamento: Morgan e le sue ragazze ci abitano per un anno e mezzo, in questo appartamento di Milano, zona Città Studi. “Ma è stata una convivenza fatta di assenze, discontinua. In questi lavori non si trova davvero una stanzialità”. Quando lasciano l’appartamento, lui ha composto e raccolto musica abbastanza per fare undici canzoni e un disco che si chiama “Canzoni dell’appartamento” – con una forte “presenza delle femmine” - che due settimane fa è uscito nei negozi e una settimana fa è entrato nelle classifiche. Il disco è bello, di canzonette: in superficie sono leggere e orecchiabili, e sotto, un po’ alla volta, si capisce una grande tecnica ed elaborazione: “poi però c’è un sacco di gente che ascolta la musica e basta, e va bene così”, dice. Dice: “Pensavo di fare un disco di cover, ma l’avevano appena fatto Battiato e Robbie Williams, e allora ho scritto dei brani originali e ho fatto finta di farne delle cover”. In effetti, c’è un sound retrò, da “canzone italiana”, in tutto il disco, il suono degli spartiti del piano bar. “Sto ascoltando solo Bindi, ultimamente”, dice, e attacca a cantare “Marie Claire”, in mezzo alla strada. Due cover ci sono, nel disco, ben mimetizzate: “Non arrossire” di Gaber, e “If” dei Pink Floyd, tradotta. Morgan allora spiega che gli sembra una canzone molto italiana, con quell’ipotesi che ricorda Cecco Angiolieri. Una cosa che potrebbe dire uno convinto di essere David Bowie (“Ma no, io sono Morgan, e basta”, obietterà lui, aggravando la sua posizione). Molti suoni sono stati registrati nell’appartamento, altri con un’orchestra, poi Morgan ha messo tutto dentro un Macintosh e ci ha lavorato e ripulito per sei mesi. Ha scritto i testi, e si è inventato versi e immagini all’altezza di David Bowie, ed è stato attento a non cadere in banalità e cliché. Ha fatto un bel disco, insomma, e ci ha messo sopra una copertina raffinata, di architettura razionalista, che allude all’appartamento ma anche a tutto un ragionamento su forma e funzione: forse ridondante, ma sincero.

Adesso sta per andare in tournée: farà serate di solo pianoforte, altre più rock, e altre orchestrali, più simili al disco. Lo si vede di nuovo, in giro, ma sta più attento: “Mi sono accorto che parlo troppo. Mi sono in visto alla tv, e ho realizzato che le persone in tv non dicono tutte le cose che dico io. E dopo un po’ mi annoio di me stesso. Ero stato compresso dal periodo dell’appartamento. Mi sono visto al tg2 parlare della suite come forma canzone…”. “Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni”, dice la prima canzone del disco, “Altrove”. Non è così antipatico.

 

Fonte: www.wittgenstein.it/html/venerdi060603.html

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 09:04:57 +0000
I dolori del giovane Morgan https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/143-i-dolori-del-giovane-morgan https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/143-i-dolori-del-giovane-morgan  

La fine di un amore tormentato.
L'inizio di una nuova vita e di una carriera solista.
Abbiamo spiato Morgan nei giorni più difficili e importanti della sua vita.
E abbiamo scoperto che...

"Mi imbottisco di roba e arrivo...". Queste sono le prime parole che ci dice Morgan, il rocker "maledetto" di casa nostra.. Quello che va in giro truccato come una femmina, o almeno come un David Bowie d'annata. Quello passato con disinvoltura, stando al gossip senza controllo, dal letto di Andrea Pezzi a quello di Asia Argento.
E qui si passa alla cronaca, visto che i due hanno una bambina di quasi due anni, Anna Lou, alla quale è dedicato uno dei brani del primo lavoro solista del nostro.
"Mi imbottisco di roba e arrivo...", ancora ci dobbiamo incontrare e già abbiamo lo scoop...
Sì, perchè stavolta eravamo in cerca di qualcosa di piccante.
L'idea ci era venuta dopo che il nostro collega inglese Martin Bashir aveva seguito Michael Jackson per sei mesi, arrivando alla fine a fargli confessare di essere andato a letto con dei bambini. Una vera inchiesta giornalistica.
Bene, ci siamo detti, facciamolo anche noi con Morgan, la vera rockstar italiana.
Seguiamolo qualche giorno, stiamo incollati alle sue costole come una fascia del Dottor Gibaud e vediamo se confessa qualcosa di inconfessabile.
E invece, prima ancora di incontrarlo, già abbiamo lo scoop, la frase da sparare vir-golettata in copertina.
"Mi imbottisco di roba e arrivo...".
In realtà la roba a cui fa riferimento Morgan ha più a che fare con gli antipiretici e gli antidolorifici che con gli stupefacenti.
Morgan ha la febbre e il mal di schiena, per cui arriverà solo dopo essere passato in farmacia.
E proprio per poco non siamo stati in grado di offrirvi lo scoop vero, quello che rende immortali.
Morgan, infatti, da un po' di mesi ha abbandonato il suo appartamento milanese, quello in cui viveva con Asia e Anna Lou, e in cui ha scritto le canzoni del nuovo album, "Canzoni dell'appartamento".
Ora è tornato a vivere a Monza, con la mamma.
Pensate che scoop: Morgan influenzato e accudito dalla mamma, magari con un brodino caldo, questo sì che sarebbe stato un gesto rock'n'roll.
Ma alla fine Morgan arriva e la roba nel frattempo ha fatto effetto, perché la febbre è passata e il nostro si presenta subito come il fiume in piena che ben conosciamo.
Siamo negli uffici della sua casa discografica, guarda caso la stessa di Michael Jackson, e cominciamo il reportage.
Cosa fa un rocker per prima cosa la mattina? I capelli, è ovvio.
E allora cominciamo il nostro viaggio nel pianeta Morgan proprio dai capelli.
"Io vado sempre dallo stesso parrucchiere, che con me si diverte a sperimentare. Ma stavolta ha davvero esagerato, sembro un albanese", ci dice.
La ragazza del "trucco e parrucco" utilizza un improbabile mollettone verde. Sembra una zia che si fa la pettinatura per le feste. E come una vera zia sotto le feste, sembra cadere di colpo in depressione.
Eccolo che gioca col fotografo assumendo pose da aspirante suicida.
Morgan ci sta simpatico per questa sua generosità nell'offrirsi in pasto alla stampa, per cui decidiamo di lasciare da parte la ricerca spasmodica dello scoop, a vantaggio di un atteggiamento cronachistico.
Siamo in taxi, destinazione barbiere.
Davanti alla casa del Manzoni, illuminato da improvvisa ispirazione, Morgan ci legge dei frammenti di Empedocle (filosofo siciliano del quinto secolo A.C.).
Quello sull'amicizia, quello sull'importanza del numero due.
Prima in greco e poi in italiano.
Non fosse che abbiamo detto solo poche righe fa che ci sta simpatico saremmo tentati di scaraventarlo giù dall'auto in corsa.
Arriviamo da Bartolo, il parrucchiere che si prenderà cura del nostro cantante pre-ferito.
"Sai, quando mi avete chiesto se potevate spiarmi mi sono trovato in difficoltà. So-no un uomo senza abitudini, per cui non ho una giornata tipo".
Come si può essere privi di abitudini al tempo stesso padri di famiglia? Non ha forse una figlia dei ritmi routinari? Pappa a orari fissi, pannolini da cambiare, a nanna presto e così via...
"E' vero", ammette Morgan, "ma per uno senza abitudini, anche avere gli orari de-terminati da una figlia diventa un diversivo. E poi, purtroppo, Anna Lou non vive più con me...".
Già, dopo il successo del film "XXX" e la fine della loro storia d'amore, Asia vive con la bambina a Los Angeles, ormai in pianta stabile.
Ora, se fossimo seri professionisti, dovremmo indagare, fare domande, rivoltare Morgan come un calzino e costringerlo a mettere a nudo la sua anima.
Ma Morgan si è già messo a nudo nelle canzoni del suo album e a noi non piace l'idea di togliere le garze da ferite ancora fresche, per cui lasciamo che Morgan viva la sua vita intima in intimità.
Una intimità che, evidentemente, deve rispondere a canoni diversi da quelli comuni, o quantomeno dai nostri, visto che il passo successivo ci vedrà in sua compagnia dentro un negozio per bambini vicino a Piazza Duomo.
Manco fosse tutto preparato, uscendo, incontriamo Massimo Coppola, il vj "intellettuale" di MTV.
E' reduce "da un noiosissimo film francese", ci dice, come a voler dimostrare che è radical-chic anche nella vita di tutti i giorni.
Chiede a Morgan cosa stia facendo. Di fronte alla risposta: "Un reportage con quelli di Tutto", il buon Coppola fa la faccia di chi ha pestato la cacca. Quando, per evitargli ulteriori gaffes, gli facciamo notare che noi lavoriamo per Tutto, ci risponde: "Questo è un vostro problema...", salvo poi mettersi in posa con Morgan, simulando un saluto "alla Mork e Mindy", proprio di fronte al Palazzo Martini.
"Lì, negli Anni 60, Lizzani ci ha girato La Vita Agra, tratto dal libro di Luciano Bianciardi", dice un Coppola irrefrenabile.
"Mi raccomando, citalo su Tutto, che fa un bell'effetto".
Obbediamo.
Prossima tappa è la Ricordi, sotto la Galleria.
Morgan deve comprare degli spartiti per una colonna sonora che sta preparando.
"Si tratta del nuovo film di Infascelli, scritto con Niccolò Ammaniti", dice.
prima di proseguire ci facciamo un caffè al bar. Qui Morgan incontra un altro voto noto di MTV, Fanny, ma visto che ormai sembra quasi una situazione organizzata, non prendiamo nota del fatto.
Chiediamo a Morgan come pensa di promuovere il suo nuovo lavoro.
"Non credo che girerò un video, anche perché ormai è troppo tardi. Penso invece che occuperò spazi televisivi, perché la Tv è importante, ma siamo noi a dover decidere come e dove comparire".
Occupare la Tv: quale migliore occasione?
Siamo in Piazza Duomo, sono le 3 di pomeriggio ed è appena cominciata TRL.
Proponiamo a Morgan di fare un'incursione.
Lui nicchia, ma poi declina l'invito.
"MTV è quello che è, ma non possiamo farne a meno", dice sconsolato.
Ciò nonostante accoglie favorevolmente la nostra proposta di attraversare la piazza, invasa da fan di non sappiamo bene quale artista. Subito viene riconosciuto, e si trova costretto a firmare autografi a fare foto con gli astanti.
Vediamo che una poliziotta, bionda e carina, ha riconosciuto il nostro uomo, che nel frattempo sta dando da mangiare ai piccioni.
Vestiti i panni di cupido, presentiamo Morgan alla poliziotta e da qui partirà una serie di foto in cui Morgan interpreta 007 in mezzo alle forze dell'ordine, con un gruppo di fans no-global che, sdegnati, rivolgono insulti sordi al nostro.
A calmarli, interviene la truccatrice, che getta proprio sotto la volante più vicina un pacchetto di mangime, costringendo i gendarmi a proteggere le divise dall'improvviso attacco di tutti i volatili di Piazza Duomo.
Il tempo vola, con Morgan che ci travolge parlando di tutto.
In uno dei suoi deliri più riusciti arriva a dirci che "I Bluvertigo erano un gruppo di travestiti", faticando non poco a trovare poi una giustificazione per l'affermazione.
Lo abbiamo già detto, Morgan è molto generoso con noi, ci si offre senza remore, molto ingenuo o forse molto cosciente dell'importanza dei media.
Dopo aver fatto scatti in mezzo ad un gruppo di giapponesi, tanto per provare che ci troviamo davvero a Milano, dopo aver immortalato Morgan negli angoli più nascosti della città, decidiamo di andare a trovare un vecchio amico di Morgan, Ennio Capasa.
Ai più questo nome dirà poco o nulla, ma in realtà Ennio è lo stilista di Costume National, una delle griffe più prestigiose della moda italiana.
L'atelier è sui Navigli: una incredibile costruzione "hi-tech" che si sposa perfettamente con le rovine dei palazzi circostanti.
Qui, Morgan si prova degli abiti, dimostrando di essere davvero uno degli ultimi glamour in circolazione. Un glamour fuori dal tempo, per citare una sua canzone, visto che quando il glam moriva, Morgan aveva pochi mesi.
Così come è fuori dal tempo il suo debutto solista, giocato su sonorità Anni 60.
Ormai abbiamo passato un sacco di tempo in compagnia della star e dell'uomo Morgan.
Non abbiamo fatto scoop e, vista la facilità con cui rende pubbliche le sue faccende private, difficilmente avremmo potuto farne.
Abbiamo parlato proprio di tutto: di Empedocle, dei Teletubbies, di musica e Tv, siamo andati in giro per Milano, abbiamo comprato un lettino da campeggio per Anna Lou e abbiamo incontrato la maggior parte dei volti noti di MTV.
Poi, ci siamo salutati.
Lui è partito per un week-end a Londra e noi siamo tornati alla nostra vita di tutti i gironi che, francamente, ci è sembrata molto più interessante del solito.

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 09:02:03 +0000
Intervista su Canzoni dell'appartamento (Kataweb) https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/203-intervista-su-canzoni-dellappartamento-kataweb https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/203-intervista-su-canzoni-dellappartamento-kataweb Andrea Prevignano intervista Morgan a proposito album "Canzoni dell'appartamento", da Kataweb il 13/05/2003.

 

 

http://youtu.be/9R62Ra0xvUk

 

Guarda il medley: www.inartemorgan.it/index.php?option=com_content&view=article&id=142:intervista-e-medley-da-canzoni-dellappartamento&catid=136&Itemid=311

 

Morgan kataweb - Intervista (2003)

 

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Interviste 2003 Thu, 26 Jan 2012 00:45:42 +0000
Chiacchierando con Morgan https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/137-chiacchierando-con-morgan https://www.inartemorgan.it/rassegna-stampa/interviste/126-interviste-2003/137-chiacchierando-con-morgan  

Ritorna Morgan, ma stavolta da solo. Messi da parte - ma solo per ora - i Bluvertigo, il cantante ex ribelle si presenta al pubblico più maturo. Nel look (capelli sale e pepe) e nella produzione musicale, più introspettiva. "Canzoni dell'Appartamento" è infatti un album delicato e a volte struggente, poetico senza perdere però la grinta che da sempre ha contraddistinto il musicista, papà della piccola Anna Lou avuta da Asia Argento.

L'abbiamo incontrato a Roma, ospite della festa di compleanno per i 130 dei Levi's 501, circondato da fan adoranti in attesa di un autografo sul cd. E tra una dedica e l'altra in copertina gli abbiamo chiesto qualcosa in più sulla sua metamorfosi di uomo e di musicista. Evitando l'argomento Asia Argento di cui rifiuta di parlare "farei un torto alla mia professione di cantante e allora vi privo volentieri della mia vita privata."

Morgan, cominciamo con una domanda classica, come mai un album da solista?

"Risposta classica: perché no? Ci sono stati altri esempi mi pare: Bryan Ferry, Freddie Mercury - Brian Eno, suggerisce un fan -. Così posso diversificare la produzione di quello che faccio, essere un po' schizofrenico artisticamente… e poi perché con una carriera da solista posso adeguare la mia musica alla mia età anagrafica. Quando invecchierò, cosa che spero succeda, sarà la musica di un anziano. Invece con Bluvertigo fingeremo sempre di essere eterni ragazzi. Faremo musica giovanilista. Del resto il rock non è altro che questo…"

Non ti è mancato il lavoro di squadra?

"C'è stato anche in questo disco. Perché ci sono un co-produttore, Roberto Colombo e un collaboratore, Carlo Carcano, con cui avevo già collaborato in "L'assenzio" (brano portato dai Bluvertigo a Sanremo nel 2001) e per alcuni brani del nostro primo cd "Zero". E c'è stata anche la consulenza artistica di Asia, ottima conoscitrice di musica rock e non solo. Insomma non mi sono sentito solo in questo album."

Nel cd c'è una canzone "The baby" dedicata a tua figlia Anna Lou…

"E' una canzone che assume la prospettiva del neonato… una cosa che andrebbe fatta quando si mette al mondo un figlio. Pensare che ha un punto di vista diverso da noi genitori. Cercare di capire che le sue esigenze sono tutt'altro rispetto alle nostre e che un figlio non è un prolungamento di noi ma anzi è un qualcosa che è altro da noi… "The baby" è una specie di regressione mia anche nell'uso dei termini, semplici e infantili. E' un pezzo che ha a che fare con il gioco ed è molto psichedelico secondo me."

Qual è stato il momento che ti ha commosso di più nel tuo rapporto con Anna Lou?

"In sala parto quando l'ho presa in braccio e le ho tagliato il cordone ombelicale. E quando al telefono abbiamo comunicato cantando e non parlando… perché lei per ora ha un repertorio di vocaboli molto limitato ovviamente e poi parla inglese e italiano e fa un misto incredibile tra le due lingue. Con me comunica cantando e questo è sempre molto emozionante… Canto per rasserenarla e per ricordarle la voce che avrà sentito quando era nel grembo materno - cantavo utilizzando il ventre della mamma come amplificatore."

Cosa le cantavi?

"Canzoni dei Beatles e le facevo ascoltare Bach. Poi le parlavo, le raccontavo delle storie… una volta la favola di Pinocchio. Questo perché pare che quando un bambino viene alla luce e ascolta la stessa voce che ascoltava quando era nel grembo si sente più rassicurato, non si sente perso."

Parliamo di look… ti ricordavamo con i capelli rossi.

"In Veneto mi dicono che stavo meglio prugna. In Piemonte mi dicono che stavo meglio nero… Onestamente ogni tanto mi vergognavo del mio vecchio colore, ma era una sana vergogna perché non sempre uno si trova a suo agio nelle situazioni. Per esempio quando una volta ogni tanto capita (quasi mai) di andare in banca. Con i capelli arancioni i direttori forse mi accoglierebbero con un po' di sospetto. Ora con i capelli sale e pepe mi preparo ai prossimi giorni venturi che verranno."

Tra i vari musicisti che ringrazi alla fine del libretto del cd c'è anche Antonella Ruggero che tra tutti è quella che fa la musica più diversa dalla tua…

"Beh, è la moglie del mio co-produttore (ride). In più è un'amica che apprezza quello che faccio. Ogni tanto veniva in studio e mi dava consigli anche su come cantare. E una volta mi ha fatto una telefonata molto simpatica. Quando ha saputo che non avrei fatto Sanremo mi ha chiamato per dirmi "grande! Hai fatto benissimo. Non ci andare". La ringrazio anche per quella telefonata."

Parliamo della grafica del cd…

"Mi piace molto. Innanzitutto perché ho contribuito e poi perché fa parte di un progetto più vasto. "Canzoni dell'Appartamento" è un cd da vedere e non solo da ascoltare. Alla musica è legato un documentario ambientato nelle stanze dell'appartamento e girato dal mio amico regista Dominique Degli Esposti da sempre collaboratore, fonte d'ispirazione, e maestro di vita. E' venuto ad agosto nel mio appartamento a documentare la situazione e ha documentato il nulla. E' stato una specie di girare a vuoto nell'appartamento e nell'isolato. Cioè il mio tentativo sempre mal riuscito di uscire dall'appartamento. Costantemente io mi trovavo a ritornare nello stesso luogo da cui provenivo. Sempre rinnovato ma sempre lo stesso luogo. Ecco il concetto di "Altrove" (prima traccia e primo singolo del cd). Nell'album ci sono due libretti: uno di testi e uno di fotografie, immagini tratte da questo documentario visibile. Come nel video clip del singolo che sarà un ennesimo montaggio di queste immagini".

 

di Vanessa Bozzi

Fonte: www.divertimento.it

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Interviste 2003 Wed, 25 Jan 2012 00:06:11 +0000