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Presenti a San Remo con “L’assenzio-the power of nothing”, i Bluvertigo in versione goliardica hanno dato vita, nella redazione sanremese di Rockol, ad una ”sfavillante” auto-intervista in cui hanno parlato dell’esperienza al Festival e della canzone in gara, di “aggregati sfarfallanti”e di musica cubista, improvvisando anche una circostanziata lezione sulla storia dell’assenzio, a partire dalle sue origini.
Il brano presentato è uno dei due inediti inseriti in una raccolta in uscita durante il festival, intitolata “Pop Tools- alcune fasi e forme d’onda”, che permette al gruppo di fare il punto della situazione dopo i primi tre album pubblicati, confidando, si presume, in un riscontro di vendite adeguato alla grande esposizione sanremese.
La versione video di questa intervista è già online è sul canale streaming, all'URL http://streaming.rockol.it

 

Morgan: come mai siete a Sanremo?
Andy: perché è interessante.

 

Morgan: è interessante Sanremo?
Andy: è molto interessante cercare di proporre qualcosa di differente dal solito, introdursi in contesti che non ti appartengono.

 

Morgan: il disagio, l’imbarazzo come conditio sine-qua-non?
Andy: io penso alla condizione televisiva di Sanremo e tutto quello che lo circonda come un buffet delirante, è talmente folle che ti predispone piacevolmente a questo clima di follia.

 

Morgan: quindi i Bluvertigo pensano a Sanremo come a un atto di psichedelia?
Andy: i Bluvertigo non lo so, io personalmente la vivo con estrema goliardia.

 

Morgan: tu sei dei Bluvertigo?
Andy: assolutamente si, ma chiedi agli altri.

 

Morgan: Sergio, come ti è sembrata la Carrà?
Sergio: devo dire molto simpatica, ci siamo presentati…

 

Morgan: non avete fumato una sigaretta insieme?
Sergio: abbiamo avuto una stretta di mano, è stata una cosa comunque piacevole.

 

Morgan: com’erano le chitarre a Sanremo, il volume?
Sergio: preferirei cambiare argomento. Se vuoi un parere su Sanremo anche per me è un atto di estrema goliardia e sto tentando di godermelo il più possibile. Tanto è vero che abbiamo organizzato dei raid notturni in rollerblade.

 

Morgan: quindi Sanremo come massimo momento di perdizione per un gruppo di rock’n’roll?
Andy: perdita del senno.
Morgan: quindi visto al contrario, Sanremo con un segno meno e una parentesi aperta.

 

Morgan: qualche opinione sui pezzi dei concorrenti in gara?
Livio: un bellissimo arrangiamento del pezzo di Giorgia, mi piace molto.

 

Morgan: Sergio, hai delle preferenze, chi vincerà secondo te?
Tutti: Gigi!

 

Morgan: D’Agostino?
Sergio: è meglio non esprimere preferenze e continuare sulla propria strada.

 

Morgan: ricordiamo che noi siamo in gara.
Andy: ma non lo siamo in realtà.
Morgan: non possiamo viziare l’opinione del pubblico, pagante o comunque contribuente.

 

Rockol: duetterete con la Carrà?
Morgan: no, duetterà Giorgia, ma, siccome siamo prima di Giorgia, noi canteremo il pezzo di Giorgia dal backstage.
Sergio: siamo già stati redarguiti perché il nostro audio superava quello amplificato.
Morgan: è che essendo dei cultori del pop e dei feticisti della canzone sappiamo i testi di tutti, dai Beach Boys a Lena Biolcati.
Andy: conosciamo anche “Mi stendo tutto” di Raffaella Carrà. Che recita “son matta lo ammetto/mi metto sempre quel berretto/mi tingo, mi trucco come se avessi in faccia colla e stucco”.
Morgan: un testo degno di Mogol, direi.
Andy: no, Boncompagni.

 

Rockol: avete ascoltato anche i testi delle altre canzoni di Sanremo?
Morgan: sappiamo che il pezzo di Giorgia è scritto da Zucchero Fornaciari e dice “come domenica come una musica di sole e d’azzurro”. Invece per quanto mi riguarda la domenica è uno dei giorni più silenziosi della settimana.
Andy: che domenica bestiale.
Livio: non dimentichiamo che c’è anche Concato in gara che minaccia ogni dieci minuti di ritornare a Milano.
Morgan: voglio tornare a casa, dice Concato. Non lo biasimiamo.

 

Rockol: parlateci de “L’assenzio”
Morgan: il pezzo “L’assenzio” è stato eseguito in studio sotto gli effetti dell’assenzio. L’assenzio peraltro è una bevanda che non è più in commercio in Italia da almeno cento anni e invece ritorna in auge in Svizzera e Francia.
Volete una breve storia dell’assenzio? L’assenzio è un’erba che volgarmente si chiama ‘vermouth’ e in termine scientifico absentium. Viene scoperta nelle sue qualità curative e farmacologiche dal dottor Pierre Ordinaire alla fine del 1700, un dottore francese che viene esiliato per motivi che riguardavano le contingenze della rivoluzione francese. Viene esiliato in Svizzera dove riesce a formulare questa ricetta perfettamente; però gli effetti erano semplicemente dedicati alla cura di determinate malattie che non conosciamo.
Sergio: era come la morfina e il laudano, che a quei tempi erano dei palliativi per il dolore.
Andy: come il whisky nel Far-West.
Sergio: nessuno sapeva poi l’effetto reale della medicina.
Morgan: fatto sta che il dottor Pierre Ordinaire muore e lascia le carte che includono la ricetta dell’assenzio. Viene scoperta la ricetta dal dottor Pernod. Il nome vi dice qualcosa? La famiglia Pernod riesce ad entrare in possesso di questa ricetta incredibile e produce industrialmente l’assenzio e lo rende famoso in Francia.
Andy: siamo nell’Ottocento.
Morgan: siamo all’inizio dell’Ottocento e l’assenzio è la bevanda più economica e quindi più facilmente raggiungibile.
Andy: da chi vuole perdersi.
Morgan: soprattutto dalle persone che non erano ricche. Come al solito gli intellettuali si mischiano con i bassissimi livelli della società e ne fanno bandiera. Millantano che nell’assenzio, quale elisir e non bevanda alcolica, si ricavano degli effetti di svanimento che riescono a produrre quella che per noi è considerata oggi la letteratura romantico-decadente. Stiamo parlando di Baudelaire, Rimbaud. La famosissima ebrezza decadente dei poeti maledetti deriva dall’assenzio. Ne parla anche Queneau nel suo splendido libro “Icaro involato”, dove in alcune pagine spiega la ricetta dell’assenzio. L’assenzio per una cinquantina d’anni rimane come bevanda proibita ma anche carica di significati. Viene chiamata la strega verde, perché è verde e perché l’ora in cui viene bevuta, circa dalle 18 del pomeriggio alle 20, viene definita l’ora verde. L’ora verde diventa quel che per noi oggi è l’aperitivo.
Andy: come l’ora rossa, ovvero il Negroni alle 10 del mattino per il dirigente d’azienda.
Morgan: noi siamo figli della strega verde e dell’ora verde.

 

Rockol: anche il vostro pezzo è figlio della strega verde e dell’ora verde?
Morgan: il nostro pezzo è assolutamente figlio della strega verde e dell’ora verde.
Sergio: la bottiglia l’abbiamo acquistata in Bulgaria, viene dall’est, è certificata. L’effetto forse non è lo stesso di questi predecessori prima citati.
Morgan: devo dire che noi abbiamo usufruito della bevanda assenzio per riuscire a trarne giovamento per scrivere la canzone; ma, in secondo luogo, la canzone, se voi notate, nella parte che noi abbiamo chiamato “solo vocal” dice “gli effetti speciali, la polizia/ travestirsi, la censura/ l’oppio, la religione/ il lego, l’assenzio”. Sotto questa frase c’è un suono, che è stato prodotto grazie ad un programma alfanumerico che si può facilmente scaricare da Internet.
Livio: preso dal sito del M.I.T., Massachussets Institute of Technology.
Morgan: questo programma si chiama absinth, cioè ab - a favore di -, sinth – sintetizzatore, cioè assenzio vuol dire: a favore del sintetizzatore.
Sergio: pienamente concordi.

 

Rockol: a proposito de “L’assenzio” avete parlato di musica cubista...
Morgan: io farei un piccolo passo indietro. Quando nei primi anni novanta David Bowie fece un album chiamato “Outside” prodotto da Brian Eno, l’indicazione di Eno a tutti i musicisti fu semplicemente un’indicazione quasi visionaria, cioè: “immaginate di essere nel 2047 in una tribù di schiavi post-nucleari vestiti di amianto”. Diceva che per fare musica bisogna prima vederla. Brian Eno ha sempre detto questo ai musicisti che lavoravano con lui. Nel caso della nostra musica cubista, io, lavorando con un compositore, Carlo Carcano, che poi sarà il nostro direttore d’orchestra nelle esibizione, ho cercato di creargli una fascinazione cubista per la partitura d’archi. Quando lui mi ha chiesto “ma che cosa vuol dire cubista?”. Io gli ho cercato di lavorare più che altro sulle proporzioni, sulle prospettive e più che altro su proporzioni numeriche, cambi di prospettiva, spigolosità musicale, quindi una fascinazione visiva che si trasforma in musicale e in questo modo abbiamo generato la parte orchestrale de “L’assenzio”.

 

Rockol: parlateci del nuovo album, la raccolta “Pop Tools”.
Morgan: noi abbiamo fatto tre dischi che sono legati fra loro, abbiamo autonominato questa operazione “trilogia chimica”. Molti non sanno perché, noi però glielo sappiamo spiegare perché. Evidentemente ci sono dei legami tra la musica pop e la chimica. Il pop è quel genere che permette di assemblare elementi, elementi chimici in questo caso, e di creare delle molecole. Quindi il pop come una tavola periodica. A questo punto si possono prendere dei gas nobili, si può prendere qualsiasi tipo di atomo e costruire delle molecole. Nel nostro disco “Pop Tools”, che è una raccolta, noi abbiamo fatto una specie di cernita dei pezzi, che offre una chiave d’interpretazione della nostra trilogia chimica, però poi ognuno potrà fare la sua. C’è un atomo che per quanto mi riguarda è un atomo di idrogeno che rappresenta quello che è un aggregato sfarfallante. E’ qualcosa di metaforico, quasi poetico. L’acqua è pregna di aggregati sfarfallanti, dal momento che un elettrone dell’atomo di idrogeno è indeciso: non sa se stare dalla parte da cui proviene oppure se andare nell’altro atomo. Questo elettrone vaga, è un elettrone errante, sfarfallante. E’ l’elettrone legato al secondo disco “Metallo non metallo”. Nella trilogia “l’infanzia, la maturità e la saggezza” è la maturità, epoca in cui avviene il distacco. L’elettrone è indeciso, non sa da che parte stare. Questo è “Pop Tools”

(26 feb 2001)

 

Fonte: www.rockol.it/intervista.php?idintervista=321




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