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Oltre la musica, l’arte, il fashion system. Alla vigilia del ritorno sulla scena e di una grande retrospettiva, David Bowie raccontato per Flair da un fan speciale: Morgan

 

david-bowie-foto-di-justin-de-villeneuve

David Bowie un edonista? No, edonista è l’uomo che vive l’estetica come vanità narcisistica. Quella del Duca Bianco è invece un’estetica gentile, ricca di contenuti, un’estetica piena di grazia, fine, quasi femminile.

Penso all’era berlinese, quella di Heroes, e rivedo la dolcezza della sua impostazione fisica e corporea, i gilet, la camicia bianca, la brillantina e quella inconfondibile silhouette delicatissima. Nessuno, nella storia del pop, ha avuto un’uguale capacità di giocare con il travestimento e la sartoria. David Bowie è il monaco che si fa l’abito, David Bowie è la moda. Glielo ha riconosciuto in mondovisione Jean Paul Gaultier, introducendolo agli Mtv Award del 1995: «Questo artista è una perenne fonte di ispirazione, un punto di riferimento per tutti gli stilisti del mondo».

David Robert Jones, questo il suo vero nome, ha dato al rock’n’roll quello che il rock’n’roll non aveva mai posseduto: la testa. Bowie ha dissolto per sempre il confine tra l’arte popolare e quella intellettuale. La sua incursione nella musica è dirompente: per la prima volta, un giovane colto e raffinato, che si nutre di letteratura e arte, importa la cultura nel format della canzone pop, ricomponendo così la frattura tra alto e basso.

Attraverso le composizioni di Bowie, gli studiosi della musica e gli amanti dei suoni elitari trovano una porta d’accesso al rock. E, viceversa, i rocker entrano in possesso della chiave per esplorare un livello musicale superiore. Da ricercatore puro e sperimentatore seriale, Bowie non è mai mosso dal mercato, non progetta suoni usa e getta. Tutta la sua opera è legata da un sottile filo che ne unisce gli estremi: i dischi e le canzoni della sua vita si parlano, escono da se stessi, come parole che si staccano dalle pagine di un libro. Il senso della sua arte è annientare la classicità della forma canzone, essere e diventare il Picasso della musica. L’immagine simbolo è quella di lui, Brian Eno e Robert Fripp, intenti a scrivere accordi di brani su una lavagna negli Hansa Studios di Berlino, per poi suonarli al contrario. Una modalità che in pittura è tipica dell’espressionismo, dove i corpi umani vengono decostruiti fino diventare mostruosi. Il Bowie di oggi, come lo percepisco io, è più pittore che musicista.

Davanti allo specchio c’è un uomo fatto di un’umanità che è profondamente in antitesi con i personaggi che popolano i suoi brani: alieni, marziani, uomini che vanno nello spazio e si perdono. Il Bowie dell’ultimo inedito, Where Are We Now?, è un uomo che si chiede dove siamo e chi siamo. Domande non retoriche e fini a se stesse in un’era in cui si accorciano pericolosamente le distanze tra essere umano e macchina.

In questa vita, Mr David Robert Jones non ha coltivato l’illusione dell’immortalità. Per questo, oggi, è un uomo realizzato nel suo essere vecchio. Vecchio sì, ma bello come un palazzo antico, solido, storico, con i segni del tempo pronunciati e ben in vista. Perché il vecchio è l’unico che può permettersi il lusso di avere un’età.

 

Fonte: http://cultura.panorama.it/musica/david-bowie-morgan

 

Comunicato Ufficiale: Questo è esattamente il brano che la commissione di Sanremo ha rifiutato. Parole, musica, arrangiamento, produzione e realizzazione di Morgan.
Se qualcuno sostiene che questo brano sia stato pubblicato qualche anno fa è perchè una versione demo è stata trafugata e messa on line senza autorizzazione dell'autore. Resta inteso che i brani dei Bluvertigo, dal primo all'ultimo, sono stati scritti da Marco Castoldi, in arte Morgan.

 

 

Morgan

Sonno-Sonno

 

http://youtu.be/foRegc537R8

 

Morgan

Ammettiamolo, a volte non è simpatico. Né in tv, né al telefono quando lo intervisti. Ma di musica ci capisce eccome. E l’onda lunga dei suoi giudizi è giunta fino all’Ariston e si è arrestata per ben due volte solo quando ha raggiunto il palcoscenico del famoso teatro sanremese. Morgan, al secolo Marco Castoldi, aveva tentato di partecipare al Festival del 2012, ma era stato cassato fuori da Morandi per via di certe esternazioni sull’uso di sostanze stupefacenti. Quest’anno era stato cercato da Fazio, ma nuovamente escluso perché – pare – non aveva due canzoni pronte da portare in gara. Ma alla fine Morgan, pur non partecipando, ha vinto. Anzi stravinto il Festival. Nella sua carriera recente Morgan, nelle vesti di giudice-capo squadra di “X-Factor”, ha portato alla vittoria tre sue “creature” tra i 2008 e il 2009. La prima sono gli Aram Quartet, poi il toscano Matteo Becucci e poi Marco Mengoni. Ebbene, guarda caso proprio un elemento degli Aram Quartet – Antonio Maggio – venerdì sera ha vinto Sanremo Giovani; e questo era già un risultato eccezionale. Ma Morgan non si è fermato: l’ultimo vincitore “targato” Morgan del talent show – Marco Mengoni – è partito da grandissimo favorito e meno di 12 ore fa ha vinto un’edizione di livello particolarmente elevata di Sanremo. Soprattutto Mengoni è un “risultato” del lavoro di Morgan, capace di “smontare” il brutto anatroccolo e di farlo diventare un cigno vocale. Forse qualcuno, quanto meno, adesso dovrebbe chiedere scusa a Morgan, anche perché questa edizione del Festival doveva essere una sorta di alternativa ai “talent show”. Evidentemente le cose sono andate diversamente.

 

Fonte: www.marcoferri.info/2013/02/17/e-morgan-il-vero-vincitore-di-sanremo/

di Simona Orlando

 

Morgan

 

ROMA - La quantità di nomi atterrati su suolo sanremese dal lancio del cannone xfactoriano non fa che accentuare l’assenza di qualcuno: Morgan. E’ lui il grande escluso, pure in una edizione che si fregia di essere più “alta” del solito e pure in un periodo in cui l’artista non deve scontare alcuna pena inflitta per le sue esternazioni pericolose. Fa effetto la sua assenza, se non altro perché all’Ariston ci sono tutti i suoi figli e trionfatori: Marco Mengoni e Chiara fra i big, Antonio Maggio fra i giovani. E, quasi per beffa, Elio è in gara, non dietro il bancone, già amatissimo con Le Storie Tese e il paio di canzoni festivaliere: per benevolenza preventiva visto che sono ancora da ascoltare.

 

Mengoni, Chiara e Maggio devono molto al loro tutor, che li ha fatti praticamente sbocciare. Ha creduto in loro più di quanto credessero in sé stessi. «Morgan meritava di essere qui» dice Maggio, che con gli Aram Quartet vinse la prima edizione del talent «Non siamo certo alunni che superano il maestro, anzi, siamo tutti e tre lontanissimi dalla sua genialità. Ci sarebbe stato bene in un festival di qualità come questo, dove finalmente vengono incoraggiati i progetti a lungo termine». Già lo scorso anno il ragazzo salentino aveva provato con un brano delizioso intitolato Nonostante tutto, inspiegabilmente cassato. Stavolta sale sul palco col l’elettropop di Mi servirebbe sapere, sound retrò e ritornello celentanesco: «Adriano è un mostro troppo sacro per essere nominato». Nonostante tutto è anche il titolo del suo disco d’esordio, ed è piacevole scoprire (cosa rara per chi esce dai talent) che è lui stesso ad aver scritto musica e testi.

MorganMORCIANO DI ROMAGNA. Boom di iscrizioni per le audizioni della terza edizione della Rassegna-Concorso “In…canto a Morciano” organizzata dall’Associazione culturale musicale “On Broadway”, dedicata alla figura di Silvano Soprani, stimato cittadino morcianese, grande appassionato di musica e promotore di manifestazioni culturali e musicali.

ISCRIZIONI & GARA. Aperte dal primo gennaio, le iscrizioni si chiuderanno il 27 febbraio e i concorrenti saranno valutati tramite un’audizione live davanti ad una giuria di esperti. Solo i cantanti selezionati potranno poi esibirsi il 16 marzo, alla serata finale, presso il Morciano Fiere in concomitanza con l’Antica Fiera di San Gregorio!
L’edizione 2013 non mancherà di regalare grandi emozioni sia ai concorrenti che al pubblico. Qualche anticipazione? Cominciamo con il grande ospite e Presidente di Giuria: direttamente da X-Factor arriverà a Morciano il Marco Castoldi in arte Morgan!

Morgan, Big Fish, Rino Stefano Tagliafierro

 

Claudia Cattani

E' forse nei dettagli che sfuggono al primo sguardo che si nasconde la genialità dell’atto creativo, e da lì iniziano le storie più interessanti. Come quella che ci racconta Rino Stefano Tagliafierro, regista parmigiano che ha firmato il video di «Io faccio» di Big Fish e Morgan. Nel video, girato nel Teatro Coccia di Novara, con la giovane ballerina Angela Klapovska protagonista di una lotta di emozioni contrastanti sul palco, vediamo Morgan suonare il pianoforte sfiorando quattro Ipad.

 

Come ti è venuta l’idea?
«Potremmo dire da un imprevisto, perché quando abbiamo scoperto che al pianoforte mancavano i tasti c'è stato un attimo di panico. Ma ho suggerito a Morgan di interpretarlo come uno strumento immaginario, e l’idea l’ha entusiasmato, tanto che insieme abbiamo pensato agli Ipad e la trovata ha funzionato».

 

Com'era l’atmosfera sul set?
«Estremamente positiva. Morgan è un artista geniale, un vulcano di idee, incontenibile, mentre Fish ha un atteggiamento più mite, da vero professionista ed è molto disponibile. Il video è stato girato in una sola giornata, poi c'è stato il lavoro di montaggio e post produzione».

 

Con quali tecniche?
Lo sdoppiamento e moltiplicazione sono per me elementi ricorrenti. Ma ho utilizzato anche tecniche di scena, come l’uso dei ballerini vestiti di nero che permettono alla protagonista evoluzioni innaturali: ho lasciato che la loro presenza si percepisse nel buio, anche per rappresentare le emozioni di cui la ragazza è preda».

 

Come sei arrivato a lavorare per questo progetto?
«Ho conosciuto Fish per il video di 'Ballare', e mi ha contattato di nuovo per questo singolo. Abbiamo un rapporto di fiducia».

 

Con quali altri artisti hai lavorato?
«Tra i più noti Nesli, Fabri Fibra, Mario Venuti e Casino Royale, oltre a molte esperienze indipendenti con la musica elettronica».

 

La più interessante?
«Il video del duo romagnolo M+A per il brano 'My Super8'. La collaborazione è nata da una mia proposta, dopo un live al Materia Off, perché ho identificato la loro musica come la colonna sonora del mio immaginario. Mi sono espresso liberamente, con i miei tempi e la mia ispirazione, e ho potuto sperimentare tra videoart e animazione. Il video sta avendo successo, è stato ammesso al Festival di Annecy, che è quasi un Oscar per l’animazione, è stato selezionato per il Video Art & Experimental Film Festival di New York, ha vinto un premio a Buenos Aires e ha girato quasi tutta Europa. Devo dire che ha portato fortuna ad entrambi».

 

Come definisci il tuo lavoro?
Sono un libero professionista del video, opero a tutto tondo. Il videoclip è il mezzo espressivo più adatto a me perché unisce musica e visual. Raccolgo tutto sul mio sito rinostefanotagliafierro.com, che mi rappresenta piuttosto bene»

 

Fonte: http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/4/172325/Il_mio_video_con_Morgan_e_Big_Fish.html

 

 

Vedi anche:

- Videoclip: Big Fish - Io faccio (feat. Morgan)

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