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Morgan potrà ufficialmente esibirsi in concerto al Teatro Romano di Verona e la data è stata spostata dal 4 settembre al 15 settembre.

Morgan e Flavio TosiDopo le dichiarazioni rilasciate da Morgan circa un anno fa sull’uso della cocaina come antidepressivo Morgan fu escluso dal Festival di Sanremo e successivamente escluso anche dalla quarta edizione del programma x factor.Per lo stesso motivo il sindaco di Verona Flavio Tosi aveva negato all’artista la possibilità di potersi esibire in concerto all’Arena.

A tacere ogni polemica e stata una lettera rilasciata dall’Artista al sindaco Tosi durante un incontro in municipio che ha sancito l’autorizzazione al concerto. Nella lettera morgan spiega di essere contrario alle droghe e che le dichiarazioni rilasciate tempo fa alla rivista Max sono state travisate.

Morgan:
Ho un giudizio molto negativo sulle droghe. La cocaina e il crack, al di là dell’apparente e illusorio quanto temporaneo beneficio che sembra siano in grado dare, non possono assolutamente essere rimedi utilizzabili per questa condizione

L’impegno futuro di noi tutti è quello di costruire per i nostri figli un futuro veramente libero da tutte le droghe perché le attività artistiche sono più belle se realizzate e vissute senza l’effetto degli stupefacenti“.

 

 

di Stefano Zurlo - 19 agosto 2010, 08:57

Fumata bianca a La zanzara. Pace fatta col sindaco Tosi che non voleva concedere lo spazio cittadino dopo l’outing dell’artista sull’uso di cocaina. Oggi l'incontro in municipio

 

morgan 02 2010Una stretta di mano fra il sindaco leghista e l’artista trasgressivo. Un’ipotesi che solo poche ore fa sembrava fantascienza, invece l’arte diplomatica può produrre miracoli.

Perfino colmare il Mar Rosso dell’incomunicabilità che separava Flavio Tosi, il borgomastro decisionista di Verona, e Morgan, l’idolo di X Factor. «Morgan non canterà mai a Verona», aveva sentenziato Tosi e Morgan, attraverso il suo avvocato, l’aveva diffidato. Pareva tutto finito e pure malamente, ma dietro le quinte delle dichiarazioni e contro-dichiarazioni aggressive l’entourage del primo cittadino e lo staff del cantante lavoravano per ricucire. E questa mattina lo storico incontro dovrebbe aver luogo nella cornice istituzionale del municipio.

Con Morgan non si può mai sapere, ma le indiscrezioni della vigilia, superblindata per non compromettere il delicato momento, sono chiare: i due ci hanno ripensato. O meglio, Tosi ha preso per buone le smentite e le rettifiche diffuse a raffica da Morgan a proposito del tormentone sulle droghe. In un’intervista al mensile Max, il cantante aveva affermato di far uso di cocaina. Quel colloquio gli aveva procurato un sacco di guai, cominciando dall’esclusione del festival di Sanremo e allora l’artista ha cercato di recuperare il terreno perduto.
Ispirato dal suo avvocato Giampaolo Cicconi, il cantante ha provato a rettificare, anzi a smentire i contenuti di quell’intervista, poi in tutte le occasioni possibili e immaginabili ha preso le distanze dal personaggio ultratrasgressivo ormai messo al bando dal sistema dei media. L’artista ha cercato di ridipingere la propria immagine, di sfuggire al ruolo, in verità un po’ scontato, di icona maledetta. Ma il tentativo di risalire la china non è facile. Perfino l’attrice Asia Argento, con cui Morgan aveva avuto una relazione da cui era nata una figlia, è partita dalla cocaina per arrivare a chiedere, nientemeno, la decadenza di Morgan dalla potestà. La causa è in corso, senza esclusione di colpi, e ancora una volta il cantante deve combattere contro quell’immagine quasi luciferina di sé che lo precede ovunque vada.

Se i rapporti con l’ex compagna si sono fatti pessimi, si può immaginare il muro che il sindaco Tosi ha innalzato per proteggere i suoi giovani dalla sirena Morgan. «Morgan danneggia i messaggi antidroga- ha spiegato il sindaco - dunque non gli daremo il Teatro Romano, che è di proprietà comunale, la sera del 4 settembre».
Una posizione intransigente nel più puro spirito leghista. Del resto da sempre la Lega si erge come baluardo della civiltà e delle tradizioni squassate da personaggi alla Morgan che sembrano fatti apposta per sovvertire le regole. Se a questo si aggiunge che Verona è una città ultrasensibile al tema delle droghe, una città che nel passato è stata flagellata dal’eroina, si capisce il perché della crociata leghista. Ma le precisazioni e le correzioni di Morgan devono aver fatto cambiare idea al sindaco. In gran segreto. Inutile proseguire una battaglia di principio quando l’artista ha pubblicamente preso le distanze da quell’intervista e ha sconfessato le sue esternazioni più scandalose. Meglio stringersi la mano e meglio, molto meglio, ascoltare la sua voce la sera del 4 settembre. Anche perché la tribù dei suoi fan è molto estesa.

La pace può essere firmata a metà strada; Morgan ha chiarito, nessuno vuole farsi del male in un conflitto che è andato anche troppo avanti. Al clima di distensione ha contribuito anche il programma radiofonico La zanzara che ospitato, in due successive puntate, i contendenti.

 

Attraverso il microfono di Giuseppe Cruciani, Morgan e il sindaco si sono parlati. Oggi si vedranno riservatamente. Per darsi appuntamento al teatro Romano, la sera del 4 settembre.

 

Fonte: ilgiornale.it

 

Il concerto di Morgan nella Beach Arena di Lignano Sabbiadoro lo scorso 11 agosto ha richiamato quasi cinquemila persone, si ricorderà per la musica e non certo per le polemiche che sono invece nate col sindaco di Verona Flavio Tosi il quale ha cancellato la data del Teatro Romano perché “Morgan non è un bell’esempio per i giovani”.


Il sindaco della località balneare del Friuli Venezia Giulia Silvano Delzotto, sollecitato come prevedibile sulla questione, non ha battuto ciglio e ha risposto che la valutazione del suo comune su Morgan è stata esclusivamente artistica e, da questo punto di vista, il successo della serata ha parlato da sé dicendo molto di più di tante altre affermazioni. La riflessione di Delzotto è andata anche oltre sottolineando come affrontare certe problematiche con atteggiamenti proibitivi e categorici non porti lontano e sicuramente non alla soluzione del problema. Delzotto aggiunge: “Spesso abbiamo discusso in giunta comunale su chi ha problemi con l’alcol, dipendenza non meno grave di quella dalla cocaina. A quanti dovremmo vietare anche solo di uscire da casa perché non danno un buon esempio e sono pericolosi per la società?”

Nella notte di San Lorenzo, il concerto di Morgan a Lignano Sabbiadoro è stato organizzato dalla Lignano Sabbiadoro Gestioni, dalla Turismo FVG, dal Comune di Lignano e da Music & Live. Dall’alto del palco allestito alla Beach Arena – un vero e proprio contenitore di emozioni, dalla mattina alla sera, che sorge direttamente sulla spiaggia – Morgan suona fino a pochi minuti dalla mezzanotte insieme all’Ensemble Symphony Orchestra composta da 26 elementi più il basso e la batteria. A lui tocca la voce, il pianoforte, le tastiere, il clavicembalo e l’iPad, utilizzato come strumento musicale.

“Con Certo” ha alternato classici della musica leggera d’autore a composizioni dello stesso Morgan, sia da solista sia da ex Bluvertigo. E non sono mancate le avvertenze e i ringraziamenti per il pubblico al quale ha detto: “Oramai è una presa di coscienza venire a vedere un mio concerto. Anche chi suona con me è a rischio di perdere qualcosa”.


Autore della pubblicazione: Jack Carter


Fonte: comunicati-stampa.net

 

Di Lorenzo Alvaro


Ecco la cronaca del tentativo d'intervistare il discusso artista monzese

Questa è la cronaca di un'intervista mai riuscita. Giorni fa, pensando a questo numero di Vita su “dove eravamo rimasti”, l'idea fu di proporre un dialogo con Marco “Morgan” Castoldi. Si sarebbe parlato di tutto quello che è successo dopo l'infausta (per lui) dichiarazione rilasciata a Max sull'uso di crack. Da lì l'espulsione da Sanremo, l'allontanamento da X Factor (anche se l'artista sostiene di essersi ritirato) e tanto silenzio sino alla nuova polemica con Tosi, sindaco di Verona. È cominciata così una rincorsa ad un personaggio sfuggente, una danza tra appuntamenti e rifiuti che incredibilmente è riuscita, più di quanto avrebbero potuto le sue risposte, nel farcelo conoscere.

“Ci sono venditori di difficoltà”. Questa è la frase apparsa sulla homepage del sito di Morgan quando vi entrai la prima volta. Il sistema ad ogni accesso cambia automaticamente la frase di benvenuto, ma io, forse per romanticheria, ho sempre preferito pensare o voluto credere che fosse lui ogni mattina a scrivere la frase più adatta per quel giorno. In ogni caso, di lì a poco, avrei scoperto che questi “venditori di difficoltà” esistono per davvero e stanno vicino a Morgan. Era un venerdì. Sapevo che quella sera a Milano, ai Magazzini Generali, avrebbe suonato Daniele “Megahertz” Dupuis, che spesso accompagna Morgan in tournèe. Avendo dei contatti con lui ho pensato di andare al concerto e incontrarlo per chiedergli di fare da tramite. La risposta fu «faccio quello che posso volentieri». Con il senno di poi non avrebbe dovuto suonarmi molto incoraggiante. Ma sul momento la trovai entusiasmante. Così lunedì, quando Megahertz mi fece sapere, via Facebook, che la cosa si stava rivelando più complicata del previsto, ci rimasi male. Decisi di affidarmi ad un collega, Marco Dotti, con cui cominciammo a far girare la voce. La richiesta era semplice “chi ha un numero utile ci dia una mano”. In parallelo chiamai la casa discografica, picche, dopodichè il manager Davide, picche. La mattina di martedì arriva un mail da un collega de Il Manifesto. Un numero di cellulare accompagnato da poche parole “potrebbe essere il suo numero”. Un esempio di gratuità e collaborazione più unico che raro, in un mondo di gente che chiude i contatti nei doppi fondi delle proprie cassettiere.

“Capisco quasi tutti i lati del carattere da come uno si comporta nel parcheggio”. Oggi sul suo sito una frase simpatica che mi rendeva fiducioso. Di lì a pochi minuti mi sarei reso conto che anche dal modo di rispondere al telefono si può risalire ad una buona approssimazione di chi c’è dall'altra parte della cornetta. Dopo aver letto e riletto il numero consigliatomi mi decido e lo compongo. Passano pochi squilli, al massimo due, e una voce cavernosa risponde prontamente. Era lui. Mi sono accorto di essere emozionato. Un po' perchè avevo fatto centro, un po' perchè in fondo ero al telefono con un mio mito musicale. «Buongiorno Maestro, mi chiamo Lorenzo Maria Alvaro. La chiamo perchè...». In un nano secondo mi si riversa addosso un mare di parole. «Ma come si permette di chiamarmi al telefono. È un atteggiamento scorretto. Come faccio a sapere lei chi è? Come posso essere sicuro che lei è chi dice di essere?». Non mi aspettavo certo una telefonata facile, ma la china che aveva preso la conversazione superava di gran lunga ogni mia più nera previsione. «Ha ragione Maestro. Le posso assicurare però che l'ultima delle mie intenzioni era disturbarla o adirarla. Il fatto è che ho provato con tutti gli altri canali...». Non riuscivo a finire una frase che l'uragano tornava ad abbattersi con più violenza. «Per quel che ne so per me lei può essere un ciarlatano qualunque», «Maestro questo però mi sembra un po' esagerato, addirittura darmi del ciarlatano? Per una chiamata?», «ma no, nel senso de “Il Ciarlatano” di Bernardino Mei», incredibile, ma certo, come ho fatto a non capire che era un complimento! Continua ad essere sospettoso. Prima non crede che ho parlato con il suo manager, gli dimostro che si sbaglia. Poi non crede che abbia mandato una mail alla casa discografica, gli dimostro che invece è stata scritta e spedita. A quel punto cambia tutto. Cambia tono, si rilassa e mi racconta dei problemi con il computer. Hackers che si introducono nella sua macchina e gli saccheggiano il lavoro. Crash continui, provocati dai medesimi pirati, numeri (il 23) ricorrenti, parole come Ginevra che continuano a tornare. Mi fa domande. Io do risposte, per quel poco che ne so e per quel poco che capisco. Mi rendo conto che è una sorta di prova del fuoco, forse. Conosco uno che se ne intende, gli propongo un incontro per vedere se si può fare qualcosa. Accetta. Dopo una pausa aggiunge «Ma tu cosa ci guadagni a intervistare me, quanti soldi?». Rispondo che ho un contratto, e certamente non mi verranno riconosciuti degli extra con la sua intervista. Vorrei aggiungere che in ogni caso lo voglio intervistare innanzitutto per passione, ma sarebbe troppo servile, lascio perdere. È stranito «E come fai a vivere? Io spendo mille euro al giorno!». Non mi resta altro che rispondergli che ce la faccio, organizzandomi. Siamo in tanti a non guadagnare cifre astronomiche, «non è che ci chiamano “generazione mille euro” per niente». La telefonata si chiude con una precisazione da parte sua «sia chiaro che ti sto usando per incontrare il tuo amico», lo rassicuro «sia chiaro che sto usando il tuo bisogno del mio amico per intervistarti».

“Abbiamo fatto un figlio strano: non gioca in cortile”. Indubbiamente è un personaggio. Il primo round con Morgan posso dire di averlo portato a casa. C'è una cosa che mi stride però. Ho la netta sensazione che lui abbia ritenuto di avermi tenuto in pugno nella conversazione. Possibile che non si sia accorto che, se avessi registrato la telefonata, avrei potuto metterlo nella stessa situazione in cui si era trovato prima del festival? Giocando sui discorsi degli hackers, dei numeri, delle parole avrei potuto imbastire un pezzo in cui lo facevo passare per paranoico, ossessionato e ossessionante. Magari con allegata l'opinione di uno psicoterapeuta. Il fatto è che parlava a ruota libera. A ragionarci su l'esplosione d'ira iniziale poteva sembrare un pretesto. Chi, innervosito e scocciato da una chiamata indesiderata, passa poi mezz'ora al telefono a disquisire del più e del meno? O è una persona sola, che ha bisogno di calore umano. Oppure è una che si diverte. In entrambi i casi si tratta di uno “strano”, nel senso di insolito, singolare. Lo stesso giorno gli scrivo che il mio conoscente è disponibile solo la sera stessa e quella successiva. Poi sarà in giro per l'Europa. Mi risponde “Facciamo stasera a Milano”. Niente ora né posto. Poco dopo sposta tutto all'indomani. Ha troppi impegni.

“Quando uno conosce la risposta ma non la dà, aspettatevi brutte sorprese!”. Non è tanto l'incipit della frase quotidiana a mettermi ansia quanto il dovermi aspettare sorprese nefaste. Castoldi alias Morgan, ha deciso che devo mettermi d'accordo con Davide il suo assistente. Così lo chiamo. Un ragazzo disponibile, collaborativo e professionale: mi sento in buone mani. Ci mettiamo d'accordo per un giovedì sera. Seconda serata. Per il luogo, direttamente Morgan, vedeva di buon occhio l'ipotesi di trovarsi a casa mia. L'ennesima stranezza cui non faccio più caso. Anche perchè mi fa piacere. L'appuntamento è fissato. Alle 23 incontrerò il maestro. Compro Coca Cola e Red Bull, so che ne beve litri. Davide poi mi dice «se poi vuoi prendere qualcosa da stuzzicare buttati sui marshmallows, mangia solo quelli». All'inizio pensavo fosse una battuta. Naturalmente invece era serissimo.

“L’astinenza vale quando c’è un’alternativa”. Questo pensiero ha acquistato un senso solo quando, verso le 5 del pomeriggio, vengo contattato da Davide per annullare l'appuntamento. «Abbiamo una cena, non riusciremo ad esserci per le 23 e forse nemmeno per mezzanotte. Diventerebbe troppo tardi». Comincio ad andare in astinenza di certezze e senza valide alternative. Non ho un piano b. O intervisto Morgan oppure non ho un pezzo. E la cosa si complica perchè la merce di scambio, il mio amico esperto di pc, a questo punto è fuori dai giochi. Parte e non potrà partecipare. Lo rendo noto a Davide. È un professionista, mi ha detto si per l'intervista e farà il possibile per fare in modo di accontentarmi. Non posso che fidarmi. Nel frattempo gli mando un messaggio (sul caso Belen, che lo tira nuovamente in ballo per i discorsi sul binomio vip-droga) in modo da fargli presente che sono ancora determinato e sulle sue tracce. Con Davide ci accordiamo per un nuovo appuntamento. Questa volta alle 16, nel roseto della Villa Reale di Monza. «A Marco piace stare all'aperto». Non ho obiezioni. Rendo noto a Marco Dotti, che mi accompagnerà, che forse ci siamo.

“Ora applicherò alla mia vita i puntini di sospensione”. So benissimo che potrà succedere qualunque cosa. Che finché non lo avrò davanti tutte le mi aspettative, le mie sensazioni e le mie speranze devono rimanere in stand by. Sia durante la mattinata, che poi, quando mi metto in auto e affronto la Milano dei “100 progetti” morattiani. Una sequela di cantieri, deviazioni e file interminabili. Per raggiungere Monza ci metto lo stesso tempo che serve per raggiungere Santa Margherita Ligure. Quando ormai credo di esserci, all'altezza di via Gramsci 7 (l'appuntamento è al civico 10) squilla il cellulare. Sul display lampeggia il nome di Davide. Rispondo con la voce che trema. So già cosa mi dirà. È imbarazzato «mi dispiace ma Marco è in studio, oggi non esce. Ho dovuto sospendere e far slittare tutti gli appuntamenti. Anche cose molto importanti». Noto il sottile messaggio subliminale. Se slitto le cose importanti figurati voi due! Cercando di essere il più calmo possibile gli dico che non fa nulla ma che «ho bisogno dell'intervista per martedì, assolutamente. Dobbiamo fissare un altro appuntamento». A questo punto mi risponde «senti secondo me è il caso che lo chiami direttamente. Se non sbaglio hai il suo numero. Prova a sentirlo tu domenica». Le imprecazioni, una volta riattaccato, si sprecano. Capisco che nel momento in cui Morgan mi dirà personalmente che non ha tempo per incontrarmi non ci sarà più nulla da fare. Questo nell’ipotesi che risponda nuovamente al telefono. Sono senza l'intervista, senza un'idea e non ho incontrato uno che ritengo essere fra i migliori musicisti italiani viventi. Morale a terra e sensazione di morte diffusa.

“Il cimitero può attendere”. Già, ho avuto due giorni per pensare. Mi sono accorto che non mi serve l'intervista. Ora ho solo l'interesse personale di incontrare Marco Castoldi. Morgan, il suo alter ego artistico, lo lascio a chi vuol tentare la ventura. Mi rendo conto solo ora di aver, senza mai incontrarlo, conosciuto chi c'è dietro la maschera televisiva. Un ragazzo che inverte ogni schema per esigenza. Ma contemporaneamente sogna la normalità: i giardini, casa mia, i marshmallows. Ma non solo. Ora, al suo discorso sull'uso terapeutico della cocaina, ci credo. Si tratta di un uomo più sensibile degli altri, come in ogni esempio di genio musicale e non. Una sensibilità che lo porta a star male. Niente lascia pensare ad un re dello sballo. È vero la scelta del manager di farmi parlare direttamente con lui può essere uno scaricarsi di un fastidio. Ma è anche una cosa mai vista. Una sovversione di ruoli unica. Più che un manager sembra una mamma apprensiva e sfiduciata per il suo ragazzo che da problemi. Troppi i momenti in cui la strafottenza di Morgan lascia il passo alla fragilità di Marco. Mi viene in mente la puntata di “Porta a Porta”. Forse il momento più umiliante per uno che ha sempre avuto bisogno di schemi e sistemi per eluderli, scombinarli e liberarsene. Quella volta, di fronte a Bruno Vespa, andò in scena una sorta di redenzione dell’anarchico. Un esorcismo per estirpare la sua autonomia e sacrificarlo così all’altare dell’auditel.

Certamente è uno difficile, a tratti innervosente. Spesso ingenuo e infantile. Di certo non è banale o scontato. Libero, almeno quando non decide di essere schiavo di se stesso o delle sostanze. La mia ricerca di un incontro continuerà. Ma per un interesse umano non lavorativo. Marco Castoldi è una persona che vale la pena di essere conosciuta. Più di Morgan.

 

Fonte: vita.it


 

 

MUSICA – ROMA, 15 AGO – Mina difende Morgan: «Mi mancherà la sua passione, la sua fiammeggiante intelligenza e il suo italiano perfetto. Peccato». Così dalla prima pagina de La Stampa, nella sua consueta rubrica, la grande cantante scende in campo a favore del collega che dopo la frase sulla droga, ha visto l’esclusione da Sanremo, la mancata conferma ad X-factor e la polemica per il concerto a Verona. Chiarisce subito Mina, «detesto la droga», ma poi si chiede «C’è una legge che impedisce ad un addizionato di lavorare? Non credo. Ci sarebbe un pil ancora più ridotto, dato il numero esagerato di persone coinvolte. Allora perchè uno solo? Perchè a uno solo viene impedito di fare il proprio lavoro? La storiella dell’additivo non sta in piedi. È chiarissimo a tutti, anche nel Nord-Est, che l’uomo è caduto in un trappolone. Noi della musica siamo delle anime candide – scrive Mina – esserini fiduciosi. Tendiamo a fidarci delle persone, anche dopo delusioni cocenti. Morgan, per una battuta si è giocato parecchio».

 

Fonte: ansa.it

 

Morgan (2010)In effetti un sindaco, che fa? Sindaca. E Flavio Tosi (un Maroni boy) ha insindacabilmente statuito che l’esibizione di Morgan, accompagnato dall’Ensemble Simphony Orchestra, al Teatro romano di Verona non s’aveva da fare. In programma, il 4 settembre, c’era il Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra di Ravel e una parte del repertorio di Morgan, mixato con brani di Nino Rota, Tenco, Bindi e De André. Il primo cittadino deve averlo confuso con un pericoloso rave party. Motivo della censura: “Morgan non è un buon esempio per i giovani”. Forse Verona è piena di ragazzini che vanno a sballarsi nei loggioni dei teatri mentre ascoltano quel pervertito di Ravel. O forse sarà che Morgan, dopo la controversa intervista a Max sull’uso di crack, è diventato il simbolo del male, il più cattivo tra i cattivi maestri, la bandierina della brutta strada sventolata da politici di alta e varia statura morale.

Quindi dopo l’esclusione da Sanremo, ciao ciao anche a X Factor (nella prossima edizione Morgan verrà sostituito da Elio e Anna Tatangelo), nonostante il cantautore abbia ancora un contratto valido per due anni. E dire che secondo indagini di mercato della Rai “sono il secondo personaggio più amato, dopo Simona Ventura”, spiega l’interessato. È affascinante il modo in cui la televisione abbia bisogno di grandi miti, super-uomini eccezionali , cantavano nel 2001 i Bluvertigo di Morgan. E naturalmente è un verso che può essere anche letto al contrario. Così da qualche mese abbiamo il nostro uomo nero – il cui reale colore non è nemmeno di grande interesse – nel paese che chiama le prostitute escort solo se vanno a letto con qualche personaggio pubblico, preferibilmente con incarichi amministrativi. Un po’ come la macedonia, che nei grandi ristoranti diventa “tagliata di frutta”. Costa solo di più, ma il concetto è lo stesso. È l’Italia del governo falcidiato da ministri e sottosegretari inquisiti, che scopre con incredula apprensione che nei bagni dell’Hollywood le signorine della tv tirano su col naso polverine bianche. Chissà se l’abitello che gli eretici dovevano indossare per ordine dell’Inquisitore toccherà pure a loro. O se le ritroveremo, sorridenti e scollate, nei palinsesti tv della prossima stagione. Nemmeno la presunta legge morale è uguale per tutti (tra un po’ smantelleranno anche il cielo stellato).

Intanto però Morgan si è scocciato. “La motivazione di Tosi è risibile”, spiega il musicista. Che aggiunge: “E poi da che pulpito viene la predica sui buoni esempi? Dal primo cittadino di Verona, un signore condannato per propaganda di idee discriminatorie? Ma cittadinanza, in un paese senza cultura, rincoglionito dalla tv, è una parola vuota di significato. E quindi noi eleggiamo persone che raccolgono firme per cacciare gli zingari”. La Cassazione, interpellata sul caso Tosi, disse proprio così: “Propaganda di idee fondate sulla discriminazione e l’odio razziale”. “Come si permette di dire che io non sono un buon esempio? Mi sa che quasi quasi lo querelo, francamente mi sono rotto. Tra il resto: ho la fedina penale pulita, io. E mi sembra squallido il fatto che un sindaco impedisca un concerto di musica sinfonica, stabilendo anche un precedente che io avverto come molto pericoloso”.

In realtà il precedente c’era già stato. C’era già stata la cacciata con ignominia da Sanremo, il piccolo monologo della casalinga d’Italia Antonella Clerici, che dal palco dell’Ariston aveva lanciato un appello a “Morgan e tutti quelli come lui”: “Sono anni luce lontana dalla droga, l’unica droga che ho è la mia famiglia. Anzi, sono persino intollerante nei confronti di questo fenomeno soprattutto quando diventa moda” (ma va?). C’erano stati gli slogan neo-bacchettoni (e gli inviti alla redenzione) dei ministri Giovanardi e Meloni.

E siccome moralità fa rima con legalità, l’avvocato di Morgan vuol mettere i punti sulle famose “i”: “Malgrado reiterate richieste al direttore di Max, all’intervistatore e all’editore”, spiega Giampaolo Cicconi, “non è stata mai inviata la registrazione fonografica dell’intervista. Siccome conteneva dati personali e sensibili, il 22 luglio ho proposto ricorso al Garante. Ne consegue che il sindaco di Verona, i vertici Rai e tutti coloro che hanno emarginato Morgan dopo la pubblicazione di un’intervista immediatamente smentita, hanno dato per scontate quelle dichiarazioni, quando invece sono state travisate. E poi, perché se Fiorello – che io peraltro stimo – dichiara nel 2004 e nel 2005 a Corriere e Vanity Fair di aver fatto uso di droga, può condurre sulla Rai Stasera pago io?”. La risposta è tanto semplice che non val la pena di sprecare righe su debitori e creditori.

da Il Fatto Quotidiano dell'8 agosto 2010

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it




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