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PAOLO FERRARI

morgan afterhours 2007Manuel Agnelli e Morgan si incrociano a distanza nei percorsi della settimana rock torinese. Molto più che cantanti, musicisti, compositori, i due sono Alfa e Omega, Zenit e Nadir di un sentire pop partito dalle cantine lombarde e oggi in grado di emozionare centinaia di migliaia di giovani e meno giovani attraverso canzoni, look, gossip, libri, tormenti, successi, crisi di nervi. Diversi, eppure complementari sotto il profilo dello spirito; lontani dal punto di vista stilistico, ma cresciuti entrambi sotto l’ala della stessa etichetta, la Mescal di Nizza Monferrato. Manuel è il leader degli Afterhours, e non ha mai smesso di credere nel progetto che spesso e volentieri ha rimaneggiato nella formazione senza modificarne il Dna.

Morgan ha guidato i Bluvertigo finché gli è parso che ciò avesse un senso, o forse semplicemente fino a quando ne ha avuto voglia. Il primo aveva dodici anni quando il punk arrivò nell’Italia degli anni di piombo, e vuole dire tanto: se parti dai Clash e dai Sex Pistols, i tuoi itinerari all’indietro vanno a Iggy Pop, agli Mc5 e agli Area. Morgan dodici anni li avrebbe avuti con i Duran Duran primi in classifica e i paninari a cavallo del Ténéré; quando si è affacciato sulla finestra del retro ci ha trovato David Bowie e Bryan Ferry. E questo è solo l’aspetto musicale, figurarsi come due svezzamenti così diversi si sono sviluppati al cinema, in libreria, dal parrucchiere, in drogheria o dal sarto. Con tutte le varianti, le situazioni di confine, gli sviluppi progettuali, i percorsi formativi e la conoscenza dei reciproci terreni di coltura scaturiti dal libero arbitrio e dalla curiosità congenita in due individui ad alta concentrazione di sensibilità.

Quando gli Afterhours si misero insieme, Marco Castoldi non aveva ancora il nome da pirata con cui sarebbe diventato famoso. Manuel e i suoi guardavano ai Velvet Underground e agli Husker Dü, incidevano in inglese e ci misero quasi dieci anni a passare all’italiano, scelta tormentata che significò la svolta verso la popolarità e l’esplosione creativa di dischi come «Hai paura del buio? », «Non è per sempre», «Quello che non c’è» e «Ballate per piccole iene». Questione di rigore, meglio invisibili che accostabili alla musica leggera italiana. Quando decidono che è il momento, esce «Germi». È il 1995, e nelle stanze della scuderia guidata nel Monferrato da Valerio Soave gli scatoloni di cd della banda Agnelli si posano accanto a quelli contenenti le copie di «Acidi e basi», il debutto discografico dei Bluvertigo.

Un gruppo strano, a sua volta capace di inquietanti ballate introverse e riferimenti alla tradizione del rock malato; ma al tempo stesso una band capace fin dall’inizio di essere brand, inteso come marchio da lanciare, segno tracciato con tempismo tutto glam sull’anima del pop nostrano. Il titolo è chimico, e sulla falsariga di una chimica intesa come addizione, sesso, mélange sonoro e mischia emotiva scorrono i seguenti «Metallo non metallo» e «Zero». Insomma, i due ragazzi si fanno valere. E chi ha fiuto se ne accorge. Agnelli piace a Mina, che incide una sua canzone. Di Morgan si accorgono Franco Battiato e Antonella Ruggiero, che lo vogliono ospite nei loro dischi. Come sempre, nascono cricche e giri vizio - virtuosi d'arte e di vita: Manuel intreccia i propri destini con Emidio Clementi e Cristina Donà prima di lanciarsi nel megafestival «Tora! Tora!», dream team itinerante del rock indipendente nazionale da lui ideato e diretto.

Durante e dopo i Bluvertigo, il pirata fa comunella con Mauro Pagani, con cui registrerà una sontuosa rilettura di De Andrè, sguazza nel disco labirinto urbano con i Subsonica, è corteggiato come irriverente giovane di successo da tivù e rotocalchi, entra nella collana editoriale di Elisabetta Sgarbi. L’apoteosi è il flirt con Asia Argento, da cui nasce la piccola Anna Lou. Anche Manuel ha una bimba, Emma, che però fa notizia soltanto tra le spasimanti deluse. Parecchie. Entrambi animati da un ego impossibile da contenere nei ristretti confini della produzione musicale, Zenit e Nadir hanno scritto libri e partecipato a film, si sono imbarcati in viaggi di ogni genere e hanno incassato premi, avendo sempre cura di mettere in cantiere almeno il doppio dei progetti ragionevolmente realizzabili. Non sono rivali, semmai complementari.

Al «Tora! Tora!» 2001 di Collegno erano uno spettacolo, Alfa Manuel direttore con il suo look da rocker immerso in una casa del popolo, Morgan Omega ospite dandy da foto d’epoca, ormai proiettato verso le scelte individuali. Non è solo rock’n’roll, sono tracce di vita nell’Italia del terzo millennio.

Fonte: lastampa.it




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