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di Renzo Stefanel, 14/07/2003

 

Morgan
Una lezione di stile, un concerto di altissimo livello, con una interpretazione pianistica e vocale di “Cieli neri” e “Me” che lascia attoniti. Il set è bellissimo, addobbato a ritrarre un appartamento signorile e un po’ demodé che si affaccia sulle case popolari degli anni ‘50. Fiori dovunque, lampade a terra, candelabri, band elegantemente vestita (tranne Pacho, che interpreta un santone indiano). “The Baby” è un po’ gigiona e introduce una divertente versione funkeggiante e groovy di “L’assenzio”. Morgan, in completo nero e camicia rossa, siede al piano e accenna “Pregherò” di Celentano (in originale “Stand by me” di Ben E. King), a conferma del suo flirt con la tradizione italiana - anche se tra il pubblico, qualcuno la scambia per “Sapore di sale”: urge un ripassino. Quindi presentazione della band, i Jaguars, e ci si chiede se sia un caso o un omaggio a Padova, visto che i patavini Jaguars furono nei ‘60 tra gli alfieri del beat italiano. Rimarrà un mistero. E un applausone tocca a Daniele Dupuis, presentato come Megahertz, gloria locale alle tastiere della band morganiana (morganatica?). Quindi, introdotta dalle parole “…this is not a rebel song” (fa il verso agli U2), parte “Altrove”, singolo bellissimo. Si finisce con “Il nostro concerto” del compianto Umberto Bindi, con tanto di assolo di theremin.

 

Fonte: www.rockit.it/articolo/16532/tora-tora-festival-padova-sherwood-festival




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