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Intervista realizzata da Lara Aversano (http://lailcammino.blogspot.it/) e lo staff di inartemorgan.it

 

"Io non sono Giuseppe Verdi" - Nuvole Production (2011)Ciao Andrea – o meglio –  Giops… Perché Giops? Da dove arriva?
Alle scuole medie, durante l’ora di educazione fisica, un giorno il mio professore mi disse che sembravo un “Gioppino” per il mio modo di muovermi. Il Gioppino è un marionetta. Da lì i miei compagni di classe continuarono. Alle scuole superiori il nomignolo crebbe e si trasformo in “Gioppo”, poi si abbreviò naturalmente in Giops.

Dalla fine di X Factor 2 ad ora ti sei dedicato solo alla realizzazione del tuo album che uscito di recente o hai portato avanti anche altri progetti?
Mi sono dedicato principalmente al disco: non capita tutti i giorni di lavorare con Dori Ghezzi. E’ grazie a Morgan che sono entrato in contatto lei.
Mi trovavo nel programma e una sera Marco mi disse che Dori aveva chiamato, chiedendo di me per proporci dei brani scritti da un autore, ai tempi amico di Fabrizio De Andrè, nel caso fossi arrivato alle fasi finali di X-Factor (che prevedono degli inediti).
La stessa sera venni eliminato, ma mandai una mail alla Fondazione De Andrè, chiedendo di poter ascoltare comunque il materiale. Venni accolto pochi giorni dopo da Dori e così nacque la nostra collaborazione, fino ad arrivare, dopo due anni, al disco “Io non sono Giuseppe Verdi”.

 Parlaci del tuo album: chi non lo ha ancora ascoltato ed ha intenzione di farlo cosa dovrebbe aspettarsi? E cosa puoi dirci della collaborazione con Fabio Cinti?

E’ un disco che riprende diversi generi musicali, quelli che fanno parte del mio percorso: principalmente reggae, funky e rock.
Un disco riconducibile, su molti aspetti, alle radici della musica italiana e dei cantautori: pur non essendo ancora un cantautore a tutti gli effetti, tutte le canzoni provengono appunto da cantautori, come Fabio Cinti, che ho conosciuto sempre grazie a Morgan.

Morgan. Qual è la cosa che ti ha colpito maggiormente di lui al primo impatto, appena conosciuti? E com’è stato questo primo incontro?

Lo conobbi ai provini di X-Factor. Mi richiamarono, dopo le preselezioni senza i giudici, a programma già iniziato per un provino con lui. Cercava un nuovo concorrente.
Mi ricordo benissimo quel giorno, portai “E la luna bussò” di Loredana Bertè.
Al primo attacco, per l’emozione, sbagliai testo e mi fermai. Marco, invece di rimproverarmi, mi sorrise con molto dolcemente e fece una battuta: “La luna non ha bussato? No? Allora aspettiamo che bussi! Tranquillo!”. Fu molto gentile e mi mise a mio agio.
Dopo l’ultima scrematura mi trovai solo a giocarmi il posto con una ragazza. Non avrei mai pensato di essere scelto. Disse queste parole: “Oggi è un giorno particolare, è il giorno della carogna, per questo io farò uno strappo alle regole”. Poi guardandomi andò avanti: “Lei ha cantato molto meglio di te, ma tu mi hai emozionato di più”. E così mi cambiò la vita.
Fuori dalle telecamere mi sorrise e mi diede “un cinque”, poi se ne andò, senza dirmi nient’altro.

DAndrea "Giops" - Foto di Leonardo Breccolaurante il percorso con lui, quali sono le cose che credi ti abbiano aiutato di più a crescere artisticamente? Che tipo di rapporto avevate?
Marco mi ha, in un certo senso, obbligato a lasciare momentaneamente il genere su cui ero concentrato, il reggae.
Ai tempi non capivo, lo capii dopo. Lo fece per il mio bene, mi aprì una strada che per me era sconosciuta, che è quella su cui ho lavorato gli anni successivi: la musica italiana d’autore.
Cominciai ad approfondire i cantautori, ritrovandomi molto di me in alcuni di essi, soprattutto negli anni 70. All’interno del programma in nostro rapporto era controverso, lui cercava di educarmi, ma su certe cose non ero ancora pronto; una volta mi sono anche ribellato, dopo un fiasco totale “Voglio vederti danzare” di Franco Battiato (una sorta di idolo per Marco, tra l’altro).
Fuori dal programma, invece, le volte che ci siamo rivisti, si è sempre comportato come un fratello, come se fossimo da sempre amici.

Dopo le tue esibizioni spesso c’era chi affermava che il tuo personaggio era più “forte” rispetto alla “voce”. Quanto conta per te “il personaggio”?

Probabilmente ai tempi era così: da una parte l’emozione, dall’altra una lingua e un genere al quale mi stavo avvicinando per la prima volta. Ho sempre preso come un complimento il fatto del “personaggio”, perché vuol dire che si percepiva la mia personalità; e la personalità nella musica come, in altre espressioni artistiche, secondo me conta molto.

Ricordo che Morgan si chiedeva talvolta, sopratutto all’inizio, se la tua fosse l’ interpretazione di un personaggio un po’ fuori dalle righe, esuberante e carico; o se il tuo modo di essere e stare sul palco fosse davvero quello che hai tuttora. Tu cosa pensi del “personaggio Morgan” e dell’ “uomo Marco”?

La distinzione tra “uomo” e “personaggio” trovo che sia semplicemente la differenza che c’è in un artista che non si sta esibendo contrariamente a quando è su un palco ad interpretare musica.
Ovviamente certe caratteristiche possono anche affiorare anche fuori da un contesto musicale, dipende dalla persona.
Jimi Hendrix senza una chitarra in mano era timido, introverso. Bob Marley era uno soldato, in ogni momento.
Nel caso di Marco, per come l’ho conosciuto, ho notato diverse sfaccettature, spesso opposte, che lo rendono quello che tutti conosciamo: una persona unica e molto interessante. La qualità che più ammiro in lui è la schiettezza: dice sempre quello che pensa, nel bene e nel male.

Hai affermato in varie occasioni che per te X Factor è stata una bella esperienza, che ti ha insegnato molto: credi dunque che un programma/progetto come questo sia un luogo adatto per far emergere un artista, oppure è più opportuno che un giovane cantautore si faccia strada lontano dai riflettori della televisione?

Oggi è molto difficile arrivare al pubblico: le radio sono per pochi; il web funziona più che altro in certi generi come l’hip-hop: è talmente intasato di gente che ti propone la sua musica che alla fine uno si scoccia e non ascolta più nessuno.
Per rispondere alla tua domanda la TV può essere sicuramente d’aiuto, dipende come uno vive quel mondo. Se ci si lascia trascinare dalla fama temporanea e dalla gente che ti acclama solo perché ti ha visto in un talent-show, è facile perdere di vista i veri valori della musica e cadere nella superficialità.

Andrea Giops ad X Factor 3Cosa pensi della sua scelta di tornare a fare il giudice di X Factor?

Penso che Morgan abbia contribuito molto al successo di X-Factor. Nel mio caso se non ci fosse stato lui probabilmente gli altri giudici non mi avrebbero mai scelto. Quindi sono felice che un programma che nutre tanto affetto delle persone abbia ritrovato Marco. Per me ha fatto bene.

Che musica ti ha influenzato durante la tua crescita? E cosa, invece, preferisci ascoltare ora?
Il disco che mi ha fatto capire che la musica era la mia  vita è stato Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers. Ho scoperto la magia del groove, del ritmo e delle melodie.
Successivamente mi sono avvicinato ad altri gruppi musicali stranieri: Bob Marley, Pink Floyd, Ramones, The Doors e molti altri.
Al momento mi sto concentrando sulla musica italiana e ascolto tutto quello che mi sono perso prima, in particolare dagli anni 60 e fino agli anni 80.

Quali sono i tuoi interessi oltre la musica?

La cucina.

Progetti futuri oltre alla promozione dell’album e il tour?

Per ora mi concentro su tutto quello che riguarda il disco. Però ho intenzione di approfondire la mia preparazione musicale: imparare a suonare il pianoforte e scrivere dei bei testi. Magari un giorno, se riuscirò ad affermarmi, dare una mano ad artisti più giovani.

Ti piacerebbe collaborare con Morgan? A che tipo di collaborazione penseresti?
Certo che mi piacerebbe. Benché non abbia lavorato al disco, Marco è stato indirettamente fondamentale per tutto quello che mi è successo dopo X-Factor.
Ovviamente penserei ad una collaborazione musicale. Magari nel prossimo disco, speriamo!

Dimmi qualcosa tu per chiudere, la prima cosa che ti viene in mente.

In base alla mia esperienza, mi sento di dare un consiglio a chiunque voglia intraprendere la strada della musica. Suggerisco di cercare chiunque creda in noi, al fine di crearsi un team. Tutti i progetti musicali che funzionano hanno alle spalle delle persone valide: da soli non si va da nessuna parte.
Ci sono tantissimi bravi interpreti in Italia, che spesso hanno l’unico pensiero di andare in TV per farsi conoscere, perdendo di vista la cosa più importante della musica: le canzoni.
Il team che intendo è questo: l’unione di compositori, autori, interpreti, arrangiatori e produttori; lo scopo è uno solo, fare della buona musica.

 

L'intervista di InArteMorgan.it ad Alice Pedroletti, fotografa ed artista, che ci parla dei suoi interessi, delle sue passioni e di Morgan visto da una prospettiva diversa…

Alice PedrolettiInArteMorgan: Quando e come nasce la tua passione per la fotografia?

Alice: Ho sempre amato l’arte.
Mio nonno paterno era un pittore, mio zio e mio padre hanno sempre disegnato, costruito, inventato cose e giochi per me. L’altro mio nonno invece avrebbe voluto fare il chimico, voleva scoprire il perché delle cose per poter aiutare le persone, era molto sensibile e attento agli altri. Collezionava oggetti di ogni tipo ed era appassionato di fotografia e video. Mia mamma ha ereditato in parte queste cose e credo che per me sia stato naturale fin da bambina vedere macchine fotografiche, pennelli, dischi e libri d’arte. La mia prima compatta è arrivata che avevo 8 anni, se non ricordo male. Una macchina con i rullini piatti, dei dischi rotondi.
Alle medie e liceo dipingevo e disegnavo, volevo fare la scenografa. Poi la fotografia mi ha rapita.

InArteMorgan: Hai fotografato molti volti, hai immortalato emozioni e momenti di realtà molto diverse tra loro. Per lavoro e per passione. Qual è il genere di fotografia che preferisci?

Alice: Farei una distinzione in quello che mi chiedi. Non c’è un genere che preferisco. Non essendo solo una fotografa, o meglio non facendo la fotografa e basta, ma avendo una seconda vita come artista, c’è una parte di me che lavora e ha imparato a lavorare con la fotografia, il mio lato commerciale. Il resto di me, la parte più personale, fa arte e lavora con progetti molto distanti dal resto. Da qui gli pseudonimi alike/notalike che trovi sul sito.
Per tornare alla tua domanda, commercialmente adesso mi occupo di pubblicità e sono coinvolta nel progetto First Floor Under dell’agenzia pubblicitaria TBWA, a Milano. Ho insegnato fotografia e per tanti anni ho fatto reportage in ambito corporate, sociale, giornalistico, oltre ai 10 anni di lavoro con la musica.

InArteMorgan: Quali sono stati i fotografi che maggiormente ti hanno influenzata e a chi ti ispiri oggi?

Alice: Influenzata da molti, di molti ambiti e sempre a fasi diverse, in questi quasi 20 anni in cui mi sono avvicinata alla fotografia. Anche se affascinata e incuriosita penso esprimano meglio il senso. Non so se ha senso farti un elenco infinito di nomi, che comunque sarebbe incompleto. Credo che un fotografo possa sorprendere e deludere indipendentemente dalla fama. E poi c’è il gusto personale che anche se sono una fotografa e posso riconoscere aspetti tecnici particolari, comunque vince sempre.
E’ una risposta infinita. La fotografia si sviluppa in direzioni diverse (arte e commerciale) e io amo troppe cose diverse per poterti rispondere. Non mi ispiro a qualcuno, colgo eventuali spunti di riflessioni da chiunque abbia delle cose sensate da mostrare.

Katrina Backyard Memories di Alice PedrolettiInArteMorgan: Ci hanno colpito molto gli scatti del tuo progetto “I Wish it was mine (I wish I am)”. Rievocano la nostalgia dell’infanzia, della spensieratezza che caratterizzava quella età. Celano però un senso di solitudine profonda, quasi di tristezza, come a sottolineare che siamo esseri profondamente soli anche se uniti da sentimenti comuni, come l’amore, l’amicizia, la passione, la felicità. Le tue fotografie sono autobiografiche?

Alice: Possono esserlo ma non è sempre così. Credo che un artista si prenda la responsabilità di provare a parlare oltre che per se stesso anche per gli altri. Io parto dalla mia esperienza di essere umano e provo a interpretare sentimenti o sensazioni che credo siano comuni alle persone. Forse è per questo che davanti ad alcune opere ci si sente toccati nel profondo, perché ci ritroviamo in quello che vediamo.

InArteMorgan: Osservando le tue fotografie, immagini intimamente una storia che si sviluppa attorno al soggetto, hai mai pensato, visto che la fotografia è una delle radici fondamentali del cinema, che ogni frammento fotografico, o un gruppo di foto possa far germogliare una storia che si possa tradurre in un film e soprattutto se non hai mai sentito la curiosità di espandere il tuo lavoro a livello cinematografico?

Alice: Si può affrontare la fotografia esattamente come un film. Guardati le immagini di Gregory Crewdson. Sono film, ma composti da 1 foto sola. Quello che c’è dietro è la struttura di una produzione cinematografica, in fondo un fotografo è pur sempre il regista del suo set. Il cinema è stupendo e magari un giorno mi ci avvicinerò. Per ora il video è solo uno dei linguaggi che posso usare per esprimermi in ambito artistico. Fare un film comporta tante cose, è sbagliato non considerare che se per fare una bella foto bastano a volte 3 secondi, per fare un film spesso ci vogliono anni di lavoro. Non ci si improvvisa registi o dop o sceneggiatori. Non ci si dovrebbe improvvisare qualcosa che non si è un po’ in generale. E’ uno dei problemi legati alla diffusione del digitale. Oggi sono tutti fotografi (ovviamente impossibile).

I Wish It was Mine di Alice PerdolettiInArteMorgan: Nei tuoi progetti “I wish it was mine”, “Katrina Backyard Memories”, “Città domotica” e “Scala di soglia” tu focalizzi l’attenzione soprattutto sul tema della ricerca; questo è affrontato in tutti i suoi lati, sia interiore che esteriore, sia nel passato che nel presente: puoi svelarci in che cosa consiste questo viaggio esistenziale e magari di cosa ti senti più alla ricerca?

Alice:  Detto così è un suona un po’ come una domanda da quiz. La questione è più profonda. Tu cerchi qualcosa? Io non posso svelarti nulla, non ne sono in grado. Mi faccio delle domande e provo a dare delle risposte con quello che conosco. A volte quello che ho da dire interessa a qualcuno, a volte no. Non è la ricerca il tema delle mie immagini. Io viaggio e mi muovo e cerco nei posti in cui vado delle immagini che mi aiutino a spiegare quello che ho da dire.

InArteMorgan: Nel tuo progetto “I wish it was mine” le immagini sono come flash della memoria, di ricordi. Quando la nostra mente ricorda, le figure appaiono ravvicinate, perché sono solo nostre. Nelle fotografie invece i soggetti sono lontani dall’obiettivo, centralizzati, posti ad una precisa e calcolata distanza. Tale distanza indica la separazione nel tempo rispetto al presente? oppure una consapevolezza malinconica che marca l’impossibilità di recupero del ricordo/immagine?

Alice: Non è una distanza calcolata, sarebbe difficile poterla decidere a priori. Sono tutte immagini che “catturo” non che costruisco. La distanza c’è perché quando guardo qualcosa, compongo un’immagine davanti a me che comprende molte cose e quello che considero sono molti aspetti. Se osservi bene le foto, il soggetto che tu vedi al centro non è altro che una componente perfettamente in simbiosi con il resto. Non sono soggetti, sono oggetti. Sono immagini piene di dettagli che contribuiscono alla creazione di una piccola storia. Devi andare al di la di quello che vedi, come quando ascolti un brano per sentirlo davvero. A meno che di un pezzo musicale ti interessino solo la musica o solo le parole.

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: Hai fotografato molte persone, personaggi, musicisti tra cui anche Morgan.
Come vi siete conosciuti?
Alice: Se devo essere sincera non lo so davvero. La prima volta che l’ho visto però aveva ancora i capelli lunghi, ma non penso ci sia stata una presentazione in quella occasione. Forse al Rolling Stone, storico locale di Milano che ora non esiste più.

InArteMorgan: Hai ritratto Morgan in un periodo delicato e difficile, rielaborato tutto in una notte d’estate. Come scrive Stefano Bianchi: “Difficile denudare (letteralmente, psyco/logicamente) una star. Alice ci riesce, catturando un Morgan arrendevole, fiducioso, disarmato, schiavo.
A volte vittima. Che viene messo a nudo. Pudore azzerato. Chiaroscuri. Dark subliminale. Pelle. Pallore. Sesso. Ogni scatto racconta complicità”. Come è nata l’idea di immortalare in una notte quel “periodo”?

Alice: E’ stata un’idea di Marco in realtà. Mi ha chiamata lui una sera tardi chiedendomi di fare queste foto. Io ho temporeggiato proponendogli di fare qualche giorno dopo, volevo organizzarmi bene, ma lui le voleva fare quella stessa sera, così mi ha mandata a prendere e siamo andati a casa sua. C’era un suo amico con cui doveva scrivere non so bene cosa, un testo credo. Quando hanno finito loro abbiamo fatto le foto in giro per casa. Poi ci siamo messi a parlare tutti e tre e abbiamo fatto l’alba. E’ stata una bella serata, intensa, difficile, emozionante.

InArteMorgan: Parlaci dei sentimenti e delle emozioni che avevi mentre ritraevi quel volto e quel corpo disarmato. E’ un corpo che svela una fragilità interiore molto profonda, come hai vissuto quel momento, cosa ti ricordi?
Alice: Mentre fotografavo pensavo a fotografare. Mi piace Marco come artista, mi piace la sua musica, lo trovo geniale, ma io non sono una fan, non nel senso vero del termine, che spesso prevarica il rispetto, la decenza, il limite che dovrebbe sempre esserci tra chi fa arte e chi ne fruisce. Non sono mai stata fan di nessuno. Adoro alcuni artisti, ma perché mi danno molto altro come amici o perché ho fatto un percorso con loro importante e intenso (L’aura, i Deasonika, i Marta sui Tubi). Ne adoro altri per l’indubbia genialità artistica e la perfetta simbiosi con un’immagine che rispetta tante cose per me importanti in fatto di comunicazione (Radiohead, Pink Floyd, Bjork, Beck sono solo alcuni). Tornando a Marco posso dirti che l’immaginario che si è costruito intorno a quelle foto non è partito da me o da Marco stesso, è un’interpretazione di chi non c’era.
Io sono una fotografa e lui è un grandissimo artista. Non mi ha chiamata di notte dicendomi “andiamoci a fare due risate”, mi ha chiamata per fare delle foto e per giunta difficili e forti. Ci sono delle sensazioni di quei momenti che sono solo mie, parlarne non avrebbe comunque senso. Nemmeno Marco le sa, come io non so le sue.
Le sensazioni che cerchi nelle parole, dovresti cercarle nelle foto. Se cerchi altro è solo curiosità che porterebbe altra curiosità senza davvero darti una risposta perché appunto nessun’altra persona può capire.

Morgan "Senza" di Alice Pedroletti

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: Stefano Bianchi scrive ancora:
“Morgan: musicista glam e poeta maledetto. Uomo elettronico, fine esecutore, elegante autore. Poseur e Narciso. Difficile possederli, Morgan & Morgan. Ma è bastato lo spazio di una sola notte, rallentata e addensata da un grumo d’ insonni silenzi, per cogliere in contropiede sia l’uomo, sia l’artista. Lontano dal palco, sotto luci diverse, l’uomo e l’artista si sono annullati nel fumo di una sigaretta, sopra un letto sfatto, riflessi da uno specchio. E l’essenza più commovente di Morgan (che lui stesso, forse, non avrebbe mai scoperto), appare. Svelandosi, nell’ansimante bellezza di queste foto, imbevuta di fragilità, vulnerabilità , dolore rappreso. Il suo corpo, punto focale, anoressicamente perfetto.” In quei momenti, di fronte a te, sentivi presente l’essenza dell’uomo Marco o dell’artista?

Alice: Per me Marco e Morgan sono la stessa persona.

InArteMorgan: A distanza di qualche anno Morgan sembra essere uscito da quel periodo difficile nel quale versava e in cui lo hai immortalato. Se ne avessi l’occasione, in che modo, oggi, lo ritrarresti attraverso le tue fotografie?

Alice: Non ne ho la minima idea. Credo dipenderebbe da come ci sentiamo entrambi in quel momento, esattamente quello che è successo anni fa. Fotografarlo per scopi commerciali o di costume non mi interessa molto.

Morgan "Senza" di Alice Pedroletti

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: La mostra “Senza” è stata presentata nel 2009 a Forma, in occasione della presentazione del libro “In pArte Morgan” scritto da Mauro Garofalo e dallo stesso Marco. Era la prima volta che venivano mostrate al pubblico le tue immagini.
Purtroppo è stato un evento chiuso, ad inviti. Pensi che ci sarà occasione di mostrarle ad un numero maggiore di persone e cosa hai provato e cosa provi oggi riguardandole?

Alice: L’occasione ci sarà, un giorno spero. In questi anni tantissime persone hanno speculato sull'immagine pubblica di Marco, molto lontana dalla musica e da aspetti reali e umani come quelli che emergono nelle fotografie che ho fatto, quindi credo serva un’occasione particolare, speciale e che rispetti sia il mio lavoro, molto intimo e personale, che Marco stesso e la sua vita, artistica e privata. Questo conta molto di più dei soldi, della notorietà, delle morbose curiosità o delle eventuali 2 paginette su un giornale patinato. Tornando alle fotografie, quando le rivedo le riconosco. Sono parte di me, forse più di altri lavori, forse solo in un modo unico. Io sono cambiata tanto, la mia vita ha preso strade per me inconcepibili anni fa, almeno lucidamente. Sono immagini di un passato presente, i miei lavori legati all’arte contemporanea trattano di cose diverse, ma per me è importantissimo sapere che il mio lavoro legato alla musica non morirà in un cassetto. E’ anche grazie a tutti gli artisti che ho conosciuto se ho capito metà delle cose che so, belle e brutte. E’ stato il mio mondo per più di dieci anni. Non si dimentica facilmente un legame così.

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: Infine prima di salutarci e ringraziarti per quest’intervista, cosa ne pensi del sito inartemorgan.it?

Alice: Mi piace, mi è sembrato subito pulito, non invasivo, rispettoso di Marco/Morgan. Vi seguo da tanto, perché mi avete cercata quasi subito proprio per via di “senza”. Ho parlato spesso con Silvia di come lavorate e impostate le cose.
Spero presto di conoscervi, magari alla mostra!

InArteMorgan:  Grazie Alice, sia per l’intervista che per l’invito alla mostra. Non mancheremo di sicuro. Alla prossima.

 

Sito Web di Alice Pedroletti:

www.notalike.com

www.alike.it

Photographia

www.photo-graphia.it

Intervista per inartemorgan.it

 

Abbiamo scambiato due chiacchiere al telefono con il mitico batterista dei Lombroso riguardo il gruppo e dei rapporti con Morgan.

LombrosoDario Ciffo e Agostino Nascimbeni, amici di vecchia data formano una band, o meglio un duo, che occasionalmente avrà anche altri strumentisti. E’ proprio qui che ci soffermiamo, come nasce il nome della band? Chi ha avuto l’idea di chiamarvi Lombroso?
Io e Dario suonavamo in questa sala prove in via Lombroso, a Milano. Da dove sono uscite varie band tipo Le Vibrazioni e I Cosi. E conoscendo bene Morgan, in quel periodo suonavamo insieme, cercavamo un nome per la band, così un giorno guardandoci in faccia ci ha detto: “Voi siete i Lombroso!”.

Sappiamo che, soprattutto per i primi brani, siete stati molto influenzati dalle sonorità dei Beatles e di Lucio Battisti. Attualmente invece a chi fate riferimento?
A noi stessi. Senza avere particolari riferimenti ogni volta che facciamo un disco, suoniamo insieme e la nostra musica nasce così…

 

Di fatti vi siete un po’ “allontanati” dalle vostre esperienze musicali personali, volendo creare qualcosa di innovativo… un rock’n’roll nuovo, in continuo progresso proprio come nel vostro ultimo disco “Una vita non mi basta” pubblicato nel 2010, dove vi siete lasciati andare agli esperimenti sonori. E per il futuro avete progetti?
Ci stiamo lavorando. E’ in programmazione un nuovo album, non sappiamo ancora quando inizieremo le registrazioni però stiamo lavorando ai pezzi.

Agostino Nascimbeni - LombrosoEntrambi arrivate da esperienze musicali già maturate ma in continuo progresso, Dario ex violinista degli Afterhours che lascia questi ultimi per dedicarsi ai Lombroso come cantante e chitarrista, Agostino, o meglio Ago, che è stato in diverse cover band dei Beatles ed ha suonato la batteria per Will Young nella tournée del 2003. Nel 2004 pubblicate il vostro primo album, “Lombroso” contenente canzoni ispirate al pop degli anni ’60 e ’70 e al beat italiano.
Avete continuato a suonare dal vivo in molti locali nonostante vi siate assentati dalle scene discografiche. Dopo tre anni (nel 2007) esce l’album “Credi di conoscermi” che vede la partecipazione di Morgan ed altri.

Tra queste la canzone “Tra 5 minuti”, che è apprezzata sia tra il repertorio dei Lombroso che in quello di Morgan. Com’è nata? E come si è sviluppata durante l’arrangiamento?
E’ nata da un idea mia e di Dario, eravamo in sala prove e ad un certo punto non riuscivamo proprio a farne niente, finché Dario è andato a casa di Morgan, dove hanno fatto una session di una notte, e l’hanno conclusa. Si può dire che è una canzone scritta a sei mani. A Morgan piaceva molto, lui ha praticamente aggiunto il testo ed insieme abbiamo sviluppato la musica.

Dal punto di vista umano, che persona è Morgan? Come lo definiresti?
Lo definirei un fratello, nel bene e nel male, un fratello!

LombrosoCosa ne pensi della “scesa in campo” di Morgan in televisione con X Factor, che però lo ha forse un po’ distaccato dalla musica.
Ma sotto-sotto io so’, lo conosco bene perché vado spesso da lui, che la musica non la dimentica mai e suona sempre. E buon per lui se ha trovato questa nuova dimensione televisiva che, secondo me, non è da buttar via.

Nel caso in cui ci fosse l’occasione di lavorare nuovamente con Morgan, cosa vorreste fare?
Mi piacerebbe sicuramente collaborare ancora con lui. In quale modo non si sa, ma sappiamo che con lui si potrebbe collaborare a 360° per qualsiasi cosa: musica, film… qualsiasi cosa.

 

Complimenti per tutto

Lele BattistaCiao Lele, prima di tutto grazie per aver accettato questa intervista per inartemorgan... al momento stai collaborando con Morgan giusto?

Sto suonando dal vivo in alcuni dei suoi concerti, come polistrumentista e corista, in questo progetto chiamato Louis G. Techno, nel quale per entrare bisogna avere queste caratteristiche: suonare più strumenti , essere dei cantanti e soprattutto degli autori di canzoni.

 

In passato era già successo che condivideste il palco... è cambiato qualcosa? nel modo di lavorare, in lui, in... te?

Tutto e niente! Sul palco è molto meglio ora; tutto più libero e l'intesa tra me e Morgan mi sembra migliorata rispetto a 10 anni fa.

 

Come è nata quest'ultima collaborazione?

Uno dei primi giorni di ottobre del 2010 mi ha chiamato di buon mattino e mi ha detto: "devo fare una trasmissione su Deejay Tv e ti vorrei nella band residente. Ti do due giorni per darmi una risposta; consultati con quella pazza della tua fidanzata e fammi sapere". Il giorno seguente di buon mattino aveva la risposta sul telefonino.

 

Dopo questo tour hai altri progetti e/o collaborazioni in vista?

C’è il desiderio che Louis G. Techno diventi anche un progetto discografico. Sarebbe una gran cosa: una sorta d’incontro virtuale tra Luigi Tenco e i Gorillaz.

 

Morgan ha in corso un progetto nel quale fa da voce narrante ad un film documentario sui Doors... che ne pensi? ami o hai amato i Doors? credi sia un progetto interessante? e perché?

Il vocione per quel ruolo ce l'ha. Io ho adorato i Doors durante la mia adolescenza; Jim Morrison è un riferimento imprescindibile per chi vuole fare rock, e il fatto che fosse un poeta, lo rendeva ancora più straordinario. Dobbiamo infatti far mente locale sul fatto che all'epoca in cui ha vissuto il “Re Lucertola” non era come oggi; ora abbiamo svariati esempi di poesia abbinata alla musica. Allora c'erano forse solo lui e Bob Dylan.

 

Tu che sicuramente lo conosci meglio di tutti noi, come lo definiresti se dovessi descrivere la sua personalità artistica e di uomo?

Io l'ho sempre ritenuto e continuo a ritenerlo un genio! Trovo difficile scindere l'uomo dall'artista ma questo è un mio limite, che Morgan non condivide peraltro, ma del resto lui ci mette del suo nel fondere arte e vita… mi sento molto fortunato ad incontrare sulla mia strada un uomo così straordinario, che mi ha insegnato tanto .

 

Di qualcosa su inartemorgan.it :D!

Mi sembra un sito molto curato e aggiornato. Si vede che siete appassionati e direi piacevolmente ossessionati dal benemerito.

 

Lara Aversano (http://lailcammino.blogspot.it) per inartemorgan.it

 

Lunedì 20 giugno 2011, abbiamo trasmesso tramite questa pagina un Live Blog in diretta pubblicando alcuni interventi, foto e video della conferenza stampa che si è tenuta alla Casa del Cinema di Roma per la presentazione del film docu-film "When You’re Strange".
E della presentazione serale del film che si è tenuta al cinema "The Space Moderno" in piazza Repubblica a Roma. Dove Morgan, accompagnato da una band creata per l'occasione, ha eseguito alcuni pezzi dei Doors prima della proiezione.

 

Puoi riprodurre il Live Blog clicca il link sottostante:

 

inartemorgan.it – Presentazione When You’re Strange (con Morgan)

 

Questa non è esattamente una chat, nonostante l’aspetto possa trarre in inganno. Gli interventi dello staff inartemorgan.it vengono postati in diretta, mentre i commenti devono sempre essere approvati.
Per evitare di interrompere il flusso di aggiornamenti tenderemo a non approvare larga parte dei commenti in modo istantaneo. E comunque verranno pubblicati solo i commenti di utilità generale.

 

Vedi anche:

- Video: Conferenza stampa per la presentazione di "When You're Strange"

- Foto: Conferenza stampa per la presentazione di "When You're Strange"

 

Morgan al Sea Garden (Salerno)SEA GARDENS
Via Clark Generale, 19
SALERNO

Morgan DJ-set sabato 25 giugno 2011
Apertura ore 23,00
Esibizione di Morgan intorno alle 2,00

Costo entrata:

25 € Senza lista
20 € Se sei in lista "InArteMorgan"

Per far parte della lista InArteMorgan basta inviare un email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro le ore 18:00 di sabato 25 giugno, indicando:
- Nome e Cognome di riferimento
- il numero di persone che ti accompagneranno
Esempio: Mario Rossi + 4


Così da avere all’entrata uno sconto di 5 euro a testa.
L'evento su Facebook: Morgan Sea Garden




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