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L'intervista di InArteMorgan.it ad Alice Pedroletti, fotografa ed artista, che ci parla dei suoi interessi, delle sue passioni e di Morgan visto da una prospettiva diversa…

Alice PedrolettiInArteMorgan: Quando e come nasce la tua passione per la fotografia?

Alice: Ho sempre amato l’arte.
Mio nonno paterno era un pittore, mio zio e mio padre hanno sempre disegnato, costruito, inventato cose e giochi per me. L’altro mio nonno invece avrebbe voluto fare il chimico, voleva scoprire il perché delle cose per poter aiutare le persone, era molto sensibile e attento agli altri. Collezionava oggetti di ogni tipo ed era appassionato di fotografia e video. Mia mamma ha ereditato in parte queste cose e credo che per me sia stato naturale fin da bambina vedere macchine fotografiche, pennelli, dischi e libri d’arte. La mia prima compatta è arrivata che avevo 8 anni, se non ricordo male. Una macchina con i rullini piatti, dei dischi rotondi.
Alle medie e liceo dipingevo e disegnavo, volevo fare la scenografa. Poi la fotografia mi ha rapita.

InArteMorgan: Hai fotografato molti volti, hai immortalato emozioni e momenti di realtà molto diverse tra loro. Per lavoro e per passione. Qual è il genere di fotografia che preferisci?

Alice: Farei una distinzione in quello che mi chiedi. Non c’è un genere che preferisco. Non essendo solo una fotografa, o meglio non facendo la fotografa e basta, ma avendo una seconda vita come artista, c’è una parte di me che lavora e ha imparato a lavorare con la fotografia, il mio lato commerciale. Il resto di me, la parte più personale, fa arte e lavora con progetti molto distanti dal resto. Da qui gli pseudonimi alike/notalike che trovi sul sito.
Per tornare alla tua domanda, commercialmente adesso mi occupo di pubblicità e sono coinvolta nel progetto First Floor Under dell’agenzia pubblicitaria TBWA, a Milano. Ho insegnato fotografia e per tanti anni ho fatto reportage in ambito corporate, sociale, giornalistico, oltre ai 10 anni di lavoro con la musica.

InArteMorgan: Quali sono stati i fotografi che maggiormente ti hanno influenzata e a chi ti ispiri oggi?

Alice: Influenzata da molti, di molti ambiti e sempre a fasi diverse, in questi quasi 20 anni in cui mi sono avvicinata alla fotografia. Anche se affascinata e incuriosita penso esprimano meglio il senso. Non so se ha senso farti un elenco infinito di nomi, che comunque sarebbe incompleto. Credo che un fotografo possa sorprendere e deludere indipendentemente dalla fama. E poi c’è il gusto personale che anche se sono una fotografa e posso riconoscere aspetti tecnici particolari, comunque vince sempre.
E’ una risposta infinita. La fotografia si sviluppa in direzioni diverse (arte e commerciale) e io amo troppe cose diverse per poterti rispondere. Non mi ispiro a qualcuno, colgo eventuali spunti di riflessioni da chiunque abbia delle cose sensate da mostrare.

Katrina Backyard Memories di Alice PedrolettiInArteMorgan: Ci hanno colpito molto gli scatti del tuo progetto “I Wish it was mine (I wish I am)”. Rievocano la nostalgia dell’infanzia, della spensieratezza che caratterizzava quella età. Celano però un senso di solitudine profonda, quasi di tristezza, come a sottolineare che siamo esseri profondamente soli anche se uniti da sentimenti comuni, come l’amore, l’amicizia, la passione, la felicità. Le tue fotografie sono autobiografiche?

Alice: Possono esserlo ma non è sempre così. Credo che un artista si prenda la responsabilità di provare a parlare oltre che per se stesso anche per gli altri. Io parto dalla mia esperienza di essere umano e provo a interpretare sentimenti o sensazioni che credo siano comuni alle persone. Forse è per questo che davanti ad alcune opere ci si sente toccati nel profondo, perché ci ritroviamo in quello che vediamo.

InArteMorgan: Osservando le tue fotografie, immagini intimamente una storia che si sviluppa attorno al soggetto, hai mai pensato, visto che la fotografia è una delle radici fondamentali del cinema, che ogni frammento fotografico, o un gruppo di foto possa far germogliare una storia che si possa tradurre in un film e soprattutto se non hai mai sentito la curiosità di espandere il tuo lavoro a livello cinematografico?

Alice: Si può affrontare la fotografia esattamente come un film. Guardati le immagini di Gregory Crewdson. Sono film, ma composti da 1 foto sola. Quello che c’è dietro è la struttura di una produzione cinematografica, in fondo un fotografo è pur sempre il regista del suo set. Il cinema è stupendo e magari un giorno mi ci avvicinerò. Per ora il video è solo uno dei linguaggi che posso usare per esprimermi in ambito artistico. Fare un film comporta tante cose, è sbagliato non considerare che se per fare una bella foto bastano a volte 3 secondi, per fare un film spesso ci vogliono anni di lavoro. Non ci si improvvisa registi o dop o sceneggiatori. Non ci si dovrebbe improvvisare qualcosa che non si è un po’ in generale. E’ uno dei problemi legati alla diffusione del digitale. Oggi sono tutti fotografi (ovviamente impossibile).

I Wish It was Mine di Alice PerdolettiInArteMorgan: Nei tuoi progetti “I wish it was mine”, “Katrina Backyard Memories”, “Città domotica” e “Scala di soglia” tu focalizzi l’attenzione soprattutto sul tema della ricerca; questo è affrontato in tutti i suoi lati, sia interiore che esteriore, sia nel passato che nel presente: puoi svelarci in che cosa consiste questo viaggio esistenziale e magari di cosa ti senti più alla ricerca?

Alice:  Detto così è un suona un po’ come una domanda da quiz. La questione è più profonda. Tu cerchi qualcosa? Io non posso svelarti nulla, non ne sono in grado. Mi faccio delle domande e provo a dare delle risposte con quello che conosco. A volte quello che ho da dire interessa a qualcuno, a volte no. Non è la ricerca il tema delle mie immagini. Io viaggio e mi muovo e cerco nei posti in cui vado delle immagini che mi aiutino a spiegare quello che ho da dire.

InArteMorgan: Nel tuo progetto “I wish it was mine” le immagini sono come flash della memoria, di ricordi. Quando la nostra mente ricorda, le figure appaiono ravvicinate, perché sono solo nostre. Nelle fotografie invece i soggetti sono lontani dall’obiettivo, centralizzati, posti ad una precisa e calcolata distanza. Tale distanza indica la separazione nel tempo rispetto al presente? oppure una consapevolezza malinconica che marca l’impossibilità di recupero del ricordo/immagine?

Alice: Non è una distanza calcolata, sarebbe difficile poterla decidere a priori. Sono tutte immagini che “catturo” non che costruisco. La distanza c’è perché quando guardo qualcosa, compongo un’immagine davanti a me che comprende molte cose e quello che considero sono molti aspetti. Se osservi bene le foto, il soggetto che tu vedi al centro non è altro che una componente perfettamente in simbiosi con il resto. Non sono soggetti, sono oggetti. Sono immagini piene di dettagli che contribuiscono alla creazione di una piccola storia. Devi andare al di la di quello che vedi, come quando ascolti un brano per sentirlo davvero. A meno che di un pezzo musicale ti interessino solo la musica o solo le parole.

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: Hai fotografato molte persone, personaggi, musicisti tra cui anche Morgan.
Come vi siete conosciuti?
Alice: Se devo essere sincera non lo so davvero. La prima volta che l’ho visto però aveva ancora i capelli lunghi, ma non penso ci sia stata una presentazione in quella occasione. Forse al Rolling Stone, storico locale di Milano che ora non esiste più.

InArteMorgan: Hai ritratto Morgan in un periodo delicato e difficile, rielaborato tutto in una notte d’estate. Come scrive Stefano Bianchi: “Difficile denudare (letteralmente, psyco/logicamente) una star. Alice ci riesce, catturando un Morgan arrendevole, fiducioso, disarmato, schiavo.
A volte vittima. Che viene messo a nudo. Pudore azzerato. Chiaroscuri. Dark subliminale. Pelle. Pallore. Sesso. Ogni scatto racconta complicità”. Come è nata l’idea di immortalare in una notte quel “periodo”?

Alice: E’ stata un’idea di Marco in realtà. Mi ha chiamata lui una sera tardi chiedendomi di fare queste foto. Io ho temporeggiato proponendogli di fare qualche giorno dopo, volevo organizzarmi bene, ma lui le voleva fare quella stessa sera, così mi ha mandata a prendere e siamo andati a casa sua. C’era un suo amico con cui doveva scrivere non so bene cosa, un testo credo. Quando hanno finito loro abbiamo fatto le foto in giro per casa. Poi ci siamo messi a parlare tutti e tre e abbiamo fatto l’alba. E’ stata una bella serata, intensa, difficile, emozionante.

InArteMorgan: Parlaci dei sentimenti e delle emozioni che avevi mentre ritraevi quel volto e quel corpo disarmato. E’ un corpo che svela una fragilità interiore molto profonda, come hai vissuto quel momento, cosa ti ricordi?
Alice: Mentre fotografavo pensavo a fotografare. Mi piace Marco come artista, mi piace la sua musica, lo trovo geniale, ma io non sono una fan, non nel senso vero del termine, che spesso prevarica il rispetto, la decenza, il limite che dovrebbe sempre esserci tra chi fa arte e chi ne fruisce. Non sono mai stata fan di nessuno. Adoro alcuni artisti, ma perché mi danno molto altro come amici o perché ho fatto un percorso con loro importante e intenso (L’aura, i Deasonika, i Marta sui Tubi). Ne adoro altri per l’indubbia genialità artistica e la perfetta simbiosi con un’immagine che rispetta tante cose per me importanti in fatto di comunicazione (Radiohead, Pink Floyd, Bjork, Beck sono solo alcuni). Tornando a Marco posso dirti che l’immaginario che si è costruito intorno a quelle foto non è partito da me o da Marco stesso, è un’interpretazione di chi non c’era.
Io sono una fotografa e lui è un grandissimo artista. Non mi ha chiamata di notte dicendomi “andiamoci a fare due risate”, mi ha chiamata per fare delle foto e per giunta difficili e forti. Ci sono delle sensazioni di quei momenti che sono solo mie, parlarne non avrebbe comunque senso. Nemmeno Marco le sa, come io non so le sue.
Le sensazioni che cerchi nelle parole, dovresti cercarle nelle foto. Se cerchi altro è solo curiosità che porterebbe altra curiosità senza davvero darti una risposta perché appunto nessun’altra persona può capire.

Morgan "Senza" di Alice Pedroletti

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: Stefano Bianchi scrive ancora:
“Morgan: musicista glam e poeta maledetto. Uomo elettronico, fine esecutore, elegante autore. Poseur e Narciso. Difficile possederli, Morgan & Morgan. Ma è bastato lo spazio di una sola notte, rallentata e addensata da un grumo d’ insonni silenzi, per cogliere in contropiede sia l’uomo, sia l’artista. Lontano dal palco, sotto luci diverse, l’uomo e l’artista si sono annullati nel fumo di una sigaretta, sopra un letto sfatto, riflessi da uno specchio. E l’essenza più commovente di Morgan (che lui stesso, forse, non avrebbe mai scoperto), appare. Svelandosi, nell’ansimante bellezza di queste foto, imbevuta di fragilità, vulnerabilità , dolore rappreso. Il suo corpo, punto focale, anoressicamente perfetto.” In quei momenti, di fronte a te, sentivi presente l’essenza dell’uomo Marco o dell’artista?

Alice: Per me Marco e Morgan sono la stessa persona.

InArteMorgan: A distanza di qualche anno Morgan sembra essere uscito da quel periodo difficile nel quale versava e in cui lo hai immortalato. Se ne avessi l’occasione, in che modo, oggi, lo ritrarresti attraverso le tue fotografie?

Alice: Non ne ho la minima idea. Credo dipenderebbe da come ci sentiamo entrambi in quel momento, esattamente quello che è successo anni fa. Fotografarlo per scopi commerciali o di costume non mi interessa molto.

Morgan "Senza" di Alice Pedroletti

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: La mostra “Senza” è stata presentata nel 2009 a Forma, in occasione della presentazione del libro “In pArte Morgan” scritto da Mauro Garofalo e dallo stesso Marco. Era la prima volta che venivano mostrate al pubblico le tue immagini.
Purtroppo è stato un evento chiuso, ad inviti. Pensi che ci sarà occasione di mostrarle ad un numero maggiore di persone e cosa hai provato e cosa provi oggi riguardandole?

Alice: L’occasione ci sarà, un giorno spero. In questi anni tantissime persone hanno speculato sull'immagine pubblica di Marco, molto lontana dalla musica e da aspetti reali e umani come quelli che emergono nelle fotografie che ho fatto, quindi credo serva un’occasione particolare, speciale e che rispetti sia il mio lavoro, molto intimo e personale, che Marco stesso e la sua vita, artistica e privata. Questo conta molto di più dei soldi, della notorietà, delle morbose curiosità o delle eventuali 2 paginette su un giornale patinato. Tornando alle fotografie, quando le rivedo le riconosco. Sono parte di me, forse più di altri lavori, forse solo in un modo unico. Io sono cambiata tanto, la mia vita ha preso strade per me inconcepibili anni fa, almeno lucidamente. Sono immagini di un passato presente, i miei lavori legati all’arte contemporanea trattano di cose diverse, ma per me è importantissimo sapere che il mio lavoro legato alla musica non morirà in un cassetto. E’ anche grazie a tutti gli artisti che ho conosciuto se ho capito metà delle cose che so, belle e brutte. E’ stato il mio mondo per più di dieci anni. Non si dimentica facilmente un legame così.

Morgan "Senza" di Alice PerdolettiInArteMorgan: Infine prima di salutarci e ringraziarti per quest’intervista, cosa ne pensi del sito inartemorgan.it?

Alice: Mi piace, mi è sembrato subito pulito, non invasivo, rispettoso di Marco/Morgan. Vi seguo da tanto, perché mi avete cercata quasi subito proprio per via di “senza”. Ho parlato spesso con Silvia di come lavorate e impostate le cose.
Spero presto di conoscervi, magari alla mostra!

InArteMorgan:  Grazie Alice, sia per l’intervista che per l’invito alla mostra. Non mancheremo di sicuro. Alla prossima.

 

Sito Web di Alice Pedroletti:

www.notalike.com

www.alike.it

Photographia

www.photo-graphia.it




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