Company Logo

Facebook Twitter Google+ YoTube Instagram 


Interviste di Morgan

Articoli su Morgan

Report Live di Morgan

Articoli sugli Album di Morgan

Interviste ed Interventi Radio di Morgan

Articoli ed Interviste di InArteMorgan.it

comunicati

Avevate già in mente questa trilogia all’epoca del primo album oppure è venuta fuori strada facendo?
Morgan
: “Era una intuizione che avevo avuto già ai tempi di “Acidi e basi”, chiaramente non sapendo come la avrei poi sviluppata. Ma sapevo che volevo fare una trilogia di questo tipo. La prima cosa da evidenziare sono le iniziali dei titoli che si ricollegano all’alfabeto: “a” e “b” di “Acidi e basi”, “m” di  “Metallo non metallo”, che sta in mezzo e tra l’altro è un disco speculare e simmetrico, e adesso “z” di “Zero”. Secondo me questi tre dischi sono molto simili tra loro dal punto di vista sonoro e credo che abbiamo quasi esaurito la nostra ricerca in quella direzione. Sono dischi sui generi e lo è ancora di più questo nuovo album. “Zero” è un disco all’insegna della circolarità”.

Quasi un concept dove lo zero torna sempre...

Morgan
: “Si, anche sotto forma di quelli che sono per me, i sinonimi dello zero. Si tratta di un numero che ha un casino di significati. L’album è stato concepito come un vecchio album in vinile, con un lato A e uno B. Si tratta di un tipo di struttura formale che serve a razionalizzare quelle che sono delle emozioni. Visto che ho iniziato con la musica classica, trovo che uno degli aspetti più interessanti ed evoluti di quel tipo di musica definita colta è proprio il fatto di formalizzare, di ragionare sulla forma. Il rock, certe volte, è invece talmente istintivo e urgente che finisce per annullare qualsiasi ragionamento intorno ad esso: è pura energia, punto e basta. E a me questo non sta bene più tanto perché credo che oggi come oggi ci vuole più complessità. Il rock’n’roll puro e semplice, per intenderci alla Rolling Stones, lo trovo anacronistico oggi. Bisogna rendere complesso quello che facciamo”.

Si nota come sempre una notevole cura dei particolari...

Morgan
: “C’è in noi un amore per l’arte a tutto campo e per la creatività in generale. Fare dei dischi non deve quindi limitarsi a scrivere e produrre canzoni perché sarebbe un limite. Ogni disco, video o copertina è una occasione per espanderci creativamente e mettere in pratica quella che è il nostro desiderio e la nostra visione dell’arte. Considero i Bluvertigo più un laboratorio che una band, e questo ci permette di andare in varie direzioni”.

Punto di arrivo

Prendendo molto dal passato, siete arrivati ad avere un suono Bluvertigo...

Morgan
: “Si, anche se in realtà ci hanno accusati di fare cose troppo variegate e senza una direzione. Tanto è vero che nel caso della produzione dei La Sintesi, molte recensioni hanno messo in evidenza come in quel caso ci fosse invece una direzione precisa. Una costola dei Bluvertigo può essere il suono dei La Sintesi ma non ci accontentiamo di afre solo questo. Per me non è incoerente avere un brano che sia techno e subito dopo rock’n’roll. In questo caso Bowie è un maestro”.

Siete soddisfatti del percorso del gruppo, album dopo album?

Morgan
: “Si, anche se essere soddisfatto non porta mai a molto. Il nostro percorso è stato fatto con naturalezza e in questa terza fase della trilogia si ritorna ad una certa ingenuità degli albori, un pò come se questo disco fosse un “Acidi e basi”, vissuto però alla luce delle molte esperienze che abbiamo fatto. Non è più un disco di distacco come lo era il precedente, ma un lavoro molto più emotivo. La sostanza non cambia. É come Bowie che continua a cambiare abito ma quello che lui vuole comunicare è sempre lo stesso”.
Andy: “Fondamentalmente il disco è un buon punto di arrivo, lo vedo molto come il coronamento di un progetto. É più a fuoco e sono convinto che chiudiamo la trilogia con la massima espressione. Mi intrigano lo sviluppo sonoro e l’approccio musicale. L’apprendere la tecnologia digitale ci ha permesso tante cose”.

Andy, “Forse” è cantata interamente da te ed è la prima volta, almeno all’interno di un disco. Come ti sei trovato ad interpretare un testo scritto da Morgan?

Andy: “Ne sono lusingato. Devo dire che il grande imbarazzo è stato cantare in italiano, e non solo per la mia pronuncia brianzola. Mi ritrovo molto nel testo scritto da Morgan, è come cantare delle cose che penso realmente. É una canzone molto differente dalle altre dei Bluvertigo e quindi andava forse messa in risalto anche a livello vocale.  É come un omaggio a Martin Gore dei Depeche Mode, il mio artista preferito in assoluto”.
Morgan: “Andy ha comunque sempre cantato durante i nostri concerti ed è una cosa che facevamo in passato, prima ancora dei Golden Age anche, quando eravamo gli Smoking Cocks (traduzione del cognome di Andy, ovvero Fumagalli) nei quali cantavamo io, Andy e Fabiano dei Rapsodia. Chi scriveva cantava. Poi con i Golden Age, è stato deciso che ero io il cantante per una scelta del produttore. Credo che adesso si possa superare tutto questo perché io non sono un cantante. Canto perché non c’è nessun altro”.

Poni sempre i tuoi testi all’attenzione degli altri per avere un loro giudizio?

Morgan:
“Si, io scrivo molte cose ed ogni volta mi piace leggerle agli altri e chiedere un parere. Trovo che se i livelli di interpretazione possono essere molteplici, l’intenzione che si vuole comunicare non può invece essere fraintesa. Se io voglio fare ridere devo riuscire a capire se quella cosa fa effettivamente ridere, ed è la stessa cosa se voglio commuovere. Non posso non centrare l’obiettivo. Mi piace quindi sottoporre quello che scrivo all’attenzione di chi mi fido”.

É un peso per te essere il cantante e quindi il front-man?

Morgan
: “Non lo vedo come un peso e molte volte lo trovo anche divertente. Finche sono io l’autore di questi pezzi e di questi testi, mi sembra più logico che sia io a parlarne”.

Come mai la cover di “Always crashing in the same car” e non un brano più noto di Bowie?
Morgan: “Proprio perché si tratta di un suo pezzo minore che nessuno ricorda perché è passato inosservato”.

Lo facevate anche con “Here is the house” dei Depeche Mode, però con un testo in italiano...
Morgan: “Anche questa volta avevamo una versione in italiano ma alla fine abbiamo preferito l’originale in inglese. Devo dire che per quanto riguarda il concetto di cover, trovo che sia abbastanza inutile fare un grande successo. La cover è un’operazione che può essere interessante per un gruppo come il nostro che lavora sulle sonorità. In questo caso “Always crashing in the same car” è un pezzo stupendo che andava rivelato perché nella sua versione originale era come mascherato, sommerso da un insieme di suoni ed effetti. Stessa cosa per “Here is the house” che trovo uno dei brani più belli dei Depeche Mode, ma che era arrangiato in modo inferiore anche rispetto ad altri pezzi. É proprio la volontà di vedserlo trasformato che ti spinge a fare una cover, assieme anche al desiderio di farlo conoscere agli altri. Ogni volta che a me piace qualcosa, ci tengo a farlo conoscere ai miei amici. In questo caso è come dare un suggerimento ai nostri fan o rivelare i nostri gusti”.


Il paraocchi della coerenza

Le altre case discografiche sono alla ricerca di nuovi Bluvertigo...
Morgan
: “Sbagliano! Il nostro successo è stato lento e con “Metallo non metallo” siamo entrati in classifica molto dopo la sua uscita. É un disco molto fuori dagli schemi commerciali. A livello di marketing siamo stati un esempio originale e quindi diventiamo un modello di gestione. Abbiamo conquistato del terreno passo dopo passo, gustandoci ogni piccolo momento e soprattutto restando sempre lucidi”.

Andy: “Abbiamo creato soprattutto un precedente perché un disco come il nostro con quel tipo di vita nella prima fase sarebbe finito nel cassetto. La tipologia di marketing adottata dalle case discografiche ci avrebbe fatto finire nel nulla”.

Molti gruppi cercano invece di scrivere la loro “Altre forme di vita”.
Morgan: “Quella canzone ti viene da sola, non va cercata. Per cui ogni operazione artificiale o tentativo di ricreare questa cosa è fallimentare in partenza”.
Andy: “É anche l’errore del discografico che pretende il ritornello radiofonico. “Altre forme di vita” fa parte del progetto “Metallo non metallo” ma non è stata scritta con l’obiettivo di avere una hit”.


A voi invece quelli della vostra casa disocgrafica hanno chiesto un'altra canzone come quella?
Morgan: “Appena hanno sentito i pezzi del nuovo disco non hanno avuto niente da dire. Un pezzo come “La crisi” ha messo subito d’accordo tutti e poi abbiamo canzoni come “Soprappensiero” , “Niente per scontato” o “Sono come sono” che sono cose completamente diverse dal precedente disco ma dall’impatto altrettanto comunicativo. Sono quindi molto contenti anche se il nostro disco è comunque un lavoro articolato e lungo che richiede vari ascolti. Ci sono dei lati che colpiscono subito e altri contenuti che scopri dopo”.

Come mai secondo voi i Bluvertigo danno ancora fastidio a qualcuno?

Morgan
: “Sostanzialmente penso che i Bluvertigo siano spesso consapevoli che quello che fanno sia originale mentre molti vivono il rock in Italia come qualcosa di frustrante e spesso hanno astio nei confronti di gente come noi che si diverte nelle interviste o a fare i balletti. Vedono il nostro divertimento e la nostra goduria nel sentirci espressi e questo genera in loro invidia. Credo che sia un fatto di frustrazione. Poi molte volte, e questo riguarda soprattutto me, sono una persona particolarmente polemica che ama fare della critica, perché dove c’è critica c’è ragionamento. Questa cosa provoca spesso giudizi severi da parte di chi non è d’accordo con me. Anche questo è comunque interessante.

Andy: “C’è anche un altro discorso di base, la maggior parte delle band nate nel buio degli ultimi sette anni di rock italiano vivono uno schieramento con paraocchi rispetto a quello che fanno. É il famoso discorso del ricco che si veste da povero: ostentare la crudezza e andare nel centro sociale da schierato, o comunque con un approccio molto violento e poco elastico si scontra con il nostro modo di vedere le cose. Questa nostra versatilità nei confronti dei contesti può dare fastidio”.
Morgan: “Diciamo che sono tutti abituati ad andare avanti con il paraocchi della coerenza e vedono come una sorta di bizzarra incoerenza il nostro amore della contraddizione. Questa denota invece mancanza di elasticità da parte degli altri. Con il nostro atteggiamento, ovvero con quello che facciamo e che diciamo, siamo molto più punk di quelli che dicono di esserlo. In realtà questi fanno le stesse cose che fanno tutti da sempre, gridano gli stessi slogan, spaccano la cose. In realtà sono dei
cartonati, dei prodotti di un pensiero altrui e non c’è indipendenza reale. Secondo me sono impauriti dal nostro essere veramente indipendenti”.


Da "TUTTO" n° 12 - Dicembre 1999


 

“La storia dei BLUVERTIGO non inizia con in Bluvertigo. Non è la storia di una band ma quella di un progetto. E le due cose si intersecano perché è una storia dove ti accorgi che molte cose si possono fare, altre no, altre invece si fanno nonostante non si voglia. La storia dei Bluvertigo quindi è la storia di persone che cambiano. Questo è l'incipit.” (Morgan)

Ma quando nascono i Bluvertigo?

Morgan
: “Non nascono nell’88 ma è quello l’anno della nascita di un progetto che porterà ai Bluvertigo. Alla festa di un mio amico quando avevo sedici anni, mentre suonavo il pianoforte, cercando di far ballare qualcuno, conobbi Andy. Era il periodo dei Depeche mode di Strangelove e dei Beastie Boys di You Gotta Fight For Your Right To Party. Fu subito un colpo di fulmine. Ma io avevo già un gruppo, I Lizard Mixture, nome tratto dal testo di New Moon On Monday dei Duran Duran”.

E il gruppo di Andy invece?

Andy
: “ Io non avevo un gruppo. Facevo breakdance”.

Ah, scena hip hop: strano!

Andy
: “No, direi cultura house-electro-breakbeat stile Street Sound...”.
Morgan: “Fatto sta che Andy è entrato nel corpo di ballo dei Lizard Mixture che poi comunque si sono sciolti”.

E tu cantavi e suonavi il basso?

Morgan
: “Io suonavo le tastiere e cantavo, non per mia volontà ma solo perché non c’era nessuno che avesse la voce adatta. Dicevo sempre: “quando arriverà qualcuno con la voce adatta mi sostituirà”. Ed è così anche oggi: quando troveremo un cantante buono mi sostituirà”.

E poi cosa è successo?

Morgan
: “Si riparte con Andy e Fabiano Villa (che poi ha militato coi Rapsodia) e si forma così un nucleo di precursori delle boy-band che scriveva musiche ballabili.. Ma purtroppo eravamo in anticipo sui tempi. Senz’altro se avessimo sedici anni oggi saremmo un gruppo come i Backstreet Boys. Sfortunatamente siamo incappati in quest’ultimo... sprazzo di amore per la musica”.

Come si chiamava questa band?

Morgan
: “Eravamo diventati gli Smoking Cocks! Dal cognome di Andy che è Fumagalli”.
Andy: “Vuol dire anche Cazzi Fumanti, ma l’abbiamo scoperto dopo”.
Morgan: “Nome che porta fortuna perché abbiamo fatto il botto subito: concerto a Monza con centinaia di persone. Siamo diventati famosissimi. A Monza. Appena usciti di lì non ci conosceva nessuno”.
Andy: “Così arrivò un signore che ci getto nelle fauci delle multinazionali”.

Così gli Smoking Cocks hanno fatto un cd?

Andy
: “No. L’hanno fatto i Golden Age, nuova incarnazione del gruppo con tanto di contratto con una major di tre dischi più due. Eravamo minorenni e siamo andati a Monaco a mixare dove abbiamo imparato cose straordinarie”.
Morgan: “Dopo tre mesi eravamo già nel cassetto. Dimenticati”.
Andy: “Ovvero quella situazione strana in cui avverti di essere stato abbandonato dalla tua major che non crede più in te e smette di fare qualsiasi cosa. Piombammo così in piena ricostruzione. Ci siamo sciolti e abbiamo cambiato vita e musica”.
Morgan: “Abbiamo conosciuto Livio e Sergio, formato i Bluvertigo (?) e con tempismo perfetto il nostro primo cd è uscito in piena atmosfera... grunge!”.

E così un nuovo insuccesso...

Morgan
: “Sì, eravamo ancora una volta in anticipo sul ritardo. Solo adesso cominciamo ad esser capiti”.

 

fonte: http://digilander.libero.it/sitorez/Interviste/Story.htm

Il mucchio selvaggio dal 16 al 22 novembre 1999

n. 373

 

Bluvertigo - da Morgan con amore

Bluvertigo - da Morgan con amore

Bluvertigo - da Morgan con amore

Bluvertigo - da Morgan con amore

Bluvertigo - da Morgan con amore

Tratto dal sito di "Tutto", parziale trascrizione dell'intervista


Morgan : “...abbiamo cominciato a passare tutti i nostri inverni in maniera “bucolica”, riflettendo, conoscendo le persone...”
Andy : “...con un’unica gratificazione della propria coscienza che era quella di suonare nei locali, in maniera pianobaristica...”
Morgan : “... cioè contemporaneamente io ed Andy coltivavamo quella che è stata la lunga stagione del pianobar...”
Morgan : “...ci forniva un grosso bagaglio culturale, tale per cui, normalmente vai nei pianobar dove la musica non è l’oggetto ma il sottofondo e lì diventava l’oggetto: quindi era un bel modo di fare pianobar quando abbiamo cominciato a suonare Sakamoto, a suonare Sylvian, a suonare...
Andy : “... i Depeche, Bowie...”
Morgan : “... a suonare i Queen anche, le vecchie di Elton John, Crocodile Rock, oppure Rocket Man: comunque anche lì era la questione del songwriting che ci tornerà utile oggi...”
Andy : “...perché è trasformazione, quindi subentra proprio la capacità del pianobarista...”
Morgan : “... questo ci ha fatto acquisire la capacità, il fatto di improvvisare, che comunque è una componente evidente nei Bluvertigo, l’idea che quasi per sbaglio ci si trovi con degli strumenti in mano, e si cominci a fare una grande jam session di gente che è attenta e ricettiva ma in realtà anche il fatto di non provare più di tanto fa parte del progetto Bluvertigo, credo di non essere perfettamente professionali mi sembra una buona linea perché in questo modo si riesce ad instaurare dei legami anarchici tra di noi, delle schegge impazzite, dei momenti in cui l’errore è ancora più piacevole del “leccato”, penso che nel pianobar l’abbiamo proprio sviluppata a mille..."

Filosofia

Morgan : Buongiorno.
Alex Braga : Buongiorno. Qui appollaiato c’è il Papa! (Morgan è seduto in cima ad una pila di sedie!)
M. : È interessante il fatto che noi non stiamo usufruendo delle poltroncine di questa discoteca…
A.B. : Secondo me no, però lui ha detto che dava una spiegazione logica…
M. : Ciò implica consapevolezza, cioè laddove c’è un rifiuto, laddove c’è un no, c’è una volontà, non so sempre laddove c’è un sì.
Scaramuccie verbali  per decidere chi deve fare le domande… comincia Morgan!
M. : Supponiamo che io sia il cantante di un gruppo, di quale gruppo sarei il cantante, stanti le premesse?
A.B. : Io direi che una persona vestita come me (Sono effettivamente vestiti quasi uguali, giacca, camicia e pantaloni neri), e che si muove come me e che beve le stesse cose che bevo io non può che essere il cantante dei Bluvertigo.

Sesso
A.B.
: …come Morgan fa sesso.

M. : Ma scherzavo (Morgan imbarazzatissimo!), non puoi prendere tutto quello che…, stiamo scherzando, cioè io ho un cattivissimo rapporto con l’argomento, a tal punto che non lo menziono, cioè io non ne parlo neanche nelle mie canzoni, difficilmente tu mi sentirai parlare dell’argomento di cui hai parlato tu prima.
Riferimenti al sesso, doppi sensi al sesso, cioè proprio, sembra  che uno quando fa televisione ci deve essere una tettona qua di fianco.
Mai avuto un giornaletto porno in vita mia, cioè quando i miei mi dicevano i “giornali porno”, e per loro era qualche cosa di veramente… tipo, andiamo a vedere il porno, oppure facciamo… io non avevo interesse assolutamente in questo, tanto è vero che a un certo punto della mia vita ho sentito una forte vocazione…
A.B. : A fare il  porno divo?
M. : No, volevo diventare Papa…

Glam
M.
: Io non mi sono accorto dei cambiamenti…

A.B. : Le tue unghie forse si… (laccate nere!)
M. : Le miei unghie ogni due giorni si accorgono di un cambiamento cioè di una riduzione,però questo non credo determini questa modificazione che tu individui nel tempo, cioè i Bluvertigo sono nati in un modo e oggi sono un'altra cosa.
Noi non ci siamo accorti di questo cambiamento, perché è un cambiamento che avviene di giorno in giorno… quindi esattamente come nella musica, chi ascolta questo nuovo disco, come “Metallo non metallo”, quando uscì dissero “È molto diverso dal primo”: io risposi “È l’unica cosa che riesco a fare”.
La cover di Bowie è un po’ per dichiarare questa nostra affezione. Il Bowie di Berlino, cioè dei tre dischi più importanti, della famosa trilogia chimica, che ha fatto insieme a Brian Eno e a Robert Fripp, diciamo che sono i dischi che ritengo forse più entusiasmanti del rock ‘n’ roll. Ed è come vedere questo brano di Bowie letto alla luce dei primissimi brani di Bowie come “Space Oddity” e “Life from Mars”.E l’album si chiama “Zero”, ricordiamo che è proprio un discorso sulla circolarità, sul “loop” sull’eterno ritorno, sullo zero come vero tre, cioè come soluzione alla dualità: e “Always…”, il titolo del pezzo è “Always crashin’ in the same car”, per cui sbattere sempre con la stessa auto, è veramente un manifesto del ripetersi.

Trilogia chimica

M. : “Metallo non metallo” del ’97, “Acidi e basi” del ’95, prima parlavamo di stringhe, mi piacerebbe evidenziare come una delle stringhe possibili, e irrazionali, è il nostro alfabeto, che inizia con la A e prosegue con la B, “Acidi e basi”, nel centro dell’alfabeto troviamo, e quindi mi sembra all’undicesima posizione, sono ventuno le lettere, quindi l’undicesima è il centro esatto, 10-1-10, la M, e “Metallo non metallo” è infatti speculare, metallo-non-metallo. “Non” ha uno zero al centro, arriviamo all’ultima tappa che è la zeta di Zero, però lo zero comprende tutto, è il simbolo dell’infinito: ecco come si può interpretare la trilogia, questo dal punto di vista alfabetico.La vera essenza della trilogia è quella chimica, così si chiama “Trilogia chimica, proprio perché, non sto a spiegare perché “Acidi e basi” è qualcosa di chimico o “Metallo non metallo” è qualcosa di chimico o non chimico, “Zero” è qualche cosa di chimico solo se l’acqua, a zero gradi, diventa neve, in quel caso.
A.B. : (Parlando dei Bluvertigo) …possiamo definirlo simpatico gruppo?
M. : Io amerei essere definito simpatico anche se, il momento in cui dico questa cosa, smetto di esserlo.
A.B. : Sì, nel senso che io ti avrei preso a legnate, mi immagino la gente che ci sta guardando…

Musica colta
A.B.
: Anche una composizione di Bela Bartok fu utilizzata per una colonna sonora di un film, come peraltro quella di Battiato, che era “ The Shining”…

M. : Infatti Kubrick è veramente bravo, ultimamente ha messo dei brani in “Eyes wide shut”, stupendi, c’è un valzer di Shostakovich, e c’è anche una …tratta da una "Musica Ricercata" di Ligeti…
La musica colta è la sedicente musica colta, cioè lei crede di essere colta, però bisogna stabilirlo ogni volta.
Quindi mi sembra che utilizzare definizioni che abbiano in sé un giudizio di valore sia sbagliato; per cui bisogna trovarle qui, allora diciamo musica seria: anche questa rasenta il giudizio di valore.
A.B. : Però possiamo dire musica seriale…

Altro da sé

M. : Il nostro è una specie di ritorno alla musica con una faccia, con una personalità, con degli occhi, con un vestito, comunque con un essere umano dietro alla musica, tutto qui: come sempre io trovo che Bowie sia stato uno dei primi a ragionare su questo, per cui non solo a farlo ma anche a pensarci sopra, a diventare autoreferenziale, e a parlare di sé stesso, ecco perché ogni tanto si cade nel proprio autoriferirsi. Forse qualcuno trova che sia un po’ troppo egocentrico questo, però è veramente inevitabile, cioè, se vuoi andare a fondo devi costruire il tuo alter ego, e cominciare a parlare con quell’altro te stesso, che poi finiamo dove eravamo partiti.

Monza

A.B. : Tu vivi a Monza tuttora, o non si può dire?
M. : Certo che vivo a Monza!
A.B. : E com’è la realtà, comunque Monza è una cittadina, una piccola cittadina di provincia…
M. : Anche Seattle era, è una piccola cittadina borghese di provincia, cioè provincia, comunque in confronto alle grandi metropoli americane era inferiore, anche all’epoca di tutta la scena grunge…Diciamo che ho “non scelto” di andare altrove…
Mi sento un po’ come Norman Bates di “Psycho”, cioè vivo con mia madre, mia madre però non si vede, è invisibile,  non si sa neanche se esiste o no…
A.B. : Tu vivi con tua madre…
M. : Certo… Appunto mia madre impagliata, imbalsamata…
A.B. : Qui si sta ritornando, stiamo per chiudere lo zero, non so se ve ne siete accorti…

Poesia
M.
: (Parlando di “Dissoluzione”)… uscirà ai primi di Novembre, non so adesso in che giorno siamo televisivamente…

A.B. : Non lo so neanch’io, ma noi siamo dispersi, questa conversazione è senza tempo, siamo dispersi nell’etere…
M. : Non ci importa… uscirà un libro di poesie, perché solo così alcuni capiranno di cosa si tratta, però ci tengo a precisare non sono veramente delle poesie, io non mi ritengo un poeta perché, se fosse stato per me, non avrei mai pensato di pubblicare queste cose: è stata una amica, che è Elisabetta Sgarbi, l’editor della Bompiani, quindi colei che decide le sorti degli scrittori per la Bompiani, si è casualmente imbattuta nei miei scritti, che erano però potenziali canzoni, erano future canzoni, e gli ha considerati degni di pubblicazione.
Uscirà questo libro che si chiama ”Dissoluzione”, è un po’ come la fotografia di due anni di vita, miei, perché è una raccolta di quello che io ho scritto in quel periodo: alcuni di questi pezzi sono diventati le canzoni del disco, che però sono sedici; tutte le altre, più di un centinaio, sono nel libro.

Battiato

M. : Io mi pongo nei suoi confronti come qualcuno che deve a lui molto…
Devo dire che mi serviva vedere come faceva i dischi, cioè per me era un apprendimento, era un apprendistato, era qualche cosa, cioè il rapporto allievo-maestro, quindi non sento di avergli dato più di quello che forse la mia piccolezza, il mio ruolo richiedeva.Io praticamente ho assistito alla produzione di tutto il disco, ho lavorato come bassista, ho fatto anche un paio di chitarre per dei pezzi, ho cantato come corista, cioè la mia presenza c’è, non è enorme

Umiltà
M.
: In realtà poi dal vivo sono molto più simpatico di come sto in televisione. E viceversa.

A.B. : Non ho capito il viceversa…
A.B.
: ...probabilmente avrei delle difficoltà, o comunque la cosa mi spaventa…

M. : Ne stai avendo?
A.B. : No, devo dire che in realtà il problema è l’approccio, una volta superato, poi in realtà il personaggio vero è anche più umile di quanto non venga fuori dalla presenza scenica e dai dischi, forse… non ti è mai capitato?
M. : Forse è capitato a qualcuno, ma non è un mio problema…lo è per altri non per me…
A.B. : Ok, in realtà lui non è così, sta solo cercando di rendermi la vita difficile, ma in realtà è un bravo ragazzo.

Fonte: digilander.libero.it/sitorez/Interviste/File.htm

Ti consideri un buon lettore?

Sì, direi di sì.

Qual è stato il tuo primo libro?

Il mio primo libro ricorre nelle mie ossessioni, ed è stato un libro di Eric Malpass Alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine [edizione Bompiani ora fuori catalogo, ndr]. Una lettura che ho fatto a scuola, alle medie, e che mi era piaciuta molto. Non ho più visto quel libro in giro, né in libreria né casualmente su una scrivania. E, non avendolo più trovato, rimane solo un ricordo. Magari non esiste...

Quello più divertente?

Un libro di Douglas Hofstadter, Godel, Escher, Bach, edito da Adelphi, che in realtà non sembrerebbe così divertente come io voglio venderlo; tuttavia è talmente creativo e bizzarro nella sua costruzione e anche nelle tesi che affronta e negli intendimenti, che ci si può molto divertire con questo spirito di grande libertà letterario-matematica, filosofica: una specie di grande zibaldone della nostra epoca.

Preferisci un genere particolare?

Dopo che ho affrontato la lettura di Hofstadter il mio genere è diventato questo, ma purtroppo non è facile trovare titoli analoghi. Sono saggi a metà tra la speculazione scientifica e quella filosofica. Diciamo che il punto di incontro può essere considerato la scienza cognitiva. Quindi Hofstadter, ma anche Einstein... mi piace la riflessione dello scienziato.

Hai qualche testo che ti sia servito per ispirazioni di tipo musicale?

Per ispirazioni musicali no, perché generalmente non sono mai partito, come invece si fa per il poema sinfonico, dal tema letterario per trasformarlo poi in musica, tendo a fare il contrario: è più una musica che mi fa venire in mente una storia. Ma questo perché io sono più portato a vedere e sentire con l'attitudine del musicista: per me tutto è musica. Il verbo per me non è la parola, è la nota.

L'ultimo libro che hai letto?

Sto leggendo I racconti di Heinrich Boll.

E un consiglio particolare?

Uno degli ultimi libri che ho letto integralmente. Si tratta di un'autobiografia, Vita di Carmelo Bene: un testo molto interessante.

A cura di Giulia Mozzato
da "www.internetbookshop.it"

Fonte: http://web.tiscali.it/vertigoblu/




Tutti i diritti sono riservati - © 2010-2013 InArteMorgan.it - Copyright. - Contattaci.