Company Logo

Facebook Twitter Google+ YoTube Instagram 


Interviste di Morgan

Articoli su Morgan

Report Live di Morgan

Articoli sugli Album di Morgan

Interviste ed Interventi Radio di Morgan

Articoli ed Interviste di InArteMorgan.it

comunicati

 

Franco BattiatoVIAREGGIO
Arriva Franco Battiato nel salotto pomeridiano della prima giornata del Festival Gaber, e perfino l'inarginabile Morgan si mette un poco in sordina. Si scatenerà poi nella notte, sul palco, duettando con lui in «Te lo leggo negli occhi» di Sergio Endrigo, e affrontando da solo «I mostri che abbiamo dentro» e «Non insegnate ai bambini» dell'ultimo Gaber, che sembra raccogliere le problematiche personali del sempre amatissimo ex giudice di X-Factor.  Quando invita Battiato a tornare in scena, questi gli fa un gran complimento: "Morgan non è una fotocopia degli americani o degli inglesi, ma un cervello autonomo e fa piacere sentirlo". Il più giovane è scatenato, nella notte, con una fortissima carica musicale e umana, perso fra tastiera, I-Pad, computer, fogli con i testi scompigliati dal vento.

Consapevole di esserne un punto di riferimento, nel salotto pomeridiano Battiato accarezza Morgan con sguardo affettuoso, prima di tuffarsi in ricordi gaberiani tutt'altro che formali.

Seduto accanto alla vedova Gaber, la senatrice Ombretta Colli, che in un tempo lontano era cantante e showgirl di verve e ironia, l'artista siciliano ricorda i primi Sessanta, quando era il chitarrista nel gruppo che con lei girava le balere di Lombardia e Piemonte. Glielo aveva chiesto Giorgio in persona: «Lo avevo conosciuto al Club '84 dove mi esibivo, punto di riferimento di una certa Milano e culla di tutti i grandi del cabaret, da Cochi e Renato in là. Mi invitò ad andarlo a trovare, nacque un'amicizia, fu il mio primo produttore, nel 45 giri "La Torre"». Dai tour nelle balere, emergono ricordi di una Colli a dir poco pugnace: «Poiché Ombretta aveva belle gambe, Giorgio le consigliò una minigonna, che andava molto di moda. Una sera, mentre suonavo, ho visto sotto il palco un tipo afflosciarsi a terra. Ho chiesto a Ombretta che cosa fosse successo, e lei: "Mi guardava sotto la gonna, gli ho dato una microfonata in testa"».

Così il sorriso irrompe nella celebrazione, sgravandola da poco gaberiani toni solenni. Nella delicata questione della gestione della memoria, la Fondazione Gaber è sempre al numero uno, per la capacità di radunare al Festival del teatro-canzone di Viareggio, arrivato alla sesta edizione, personalità in grado di valorizzare il repertorio sterminato e sempre sorprendente dell'artista scomparso, alternando momenti umoristici come «La strana famiglia» di Enzo Iacchetti con Paolo Rossi con episodi ad alto tasso di riflessione come «La parola io», inedita dal vivo, che ieri sera Battiato ha rovesciato pianamente sul pubblico, con i suoi interrogativi così contemporanei: «Io sono sempre presente/Son disposto a qualsiasi bassezza/Per sentirmi importante...».

Le strade artistiche dei due si divisero verso i '70, quando Gaber abbandonò la canzone per i suoi esperimenti teatrali (e Battiato fu l'arrangiatore di «Polli D'Allevamento» nel '78), mentre il compositore s'imbarcò negli amati sperimentalismi: «Avevo avuto un successino con 100 mila copie vendute di "E' l'amore". Entrai in crisi, andai a Londra, comprai due sintetizzatori e produssi "Foetus"», ricorda Battiato. Che si appresta alla scrittura di un'opera su Bernardino Telesio commissionata dal Teatro di Cosenza, e lavora al suo film su Haendel. Moto perpetuo, per rimanere se stessi? «Non bisogna proprio restare se stessi - dice - ma darsi altri traguardi, anche apparentemente inutili, e rinnovarsi con la disciplina. Non faccio mai vacanze, non capisco l'ozio per l'ozio: il riposo sì, è un'altra cosa».

Ieri sul palco, presentati come sempre da Iacchetti (che nel pomeriggio indossava una maglietta con scritto "W l'Inter" e a capo "cettazione"), con canzoni di Gaber pure un non abbastanza ironico Marco Morandi figlio di Gianni, Paola Turci bravissima, e Paolo Rossi in un testo che ricordava la tragedia di Viareggio, vissuta in prima persona da un treno dov'era fermo in stazione; e Dalia Gaber ha ricevuto dal Sindaco sul palco la cittadinanza onoraria della città, dopo il commosso memorial al Festival 2009, poche settimane dopo la strage.

 

Fonte: lastampa.it




Tutti i diritti sono riservati - © 2010-2013 InArteMorgan.it - Copyright. - Contattaci.