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PESCARA. Morgan in concerto al Teatro Circus di Pescara per la pace e i diritti umani. È stato un vero e proprio successo lo show tenuto dall’ex cantante dei Bluvertigo nell’ambito delle celebrazioni per la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, anche se né in conferenza stampa, né durante la performance dal vivo, Morgan ha speso una parola sul perché della sua presenza nel capoluogo adriatico.

E sì che di spettacolo l’artista monzese ne ha offerto non poco, scherzando a più riprese con il pubblico e rileggendo in chiave rigorosamente elettronica tutti i propri pezzi, coadiuvato da Daniele “Megahertz”. E proprio dall’idea di questo live così singolare parte la nostra chiacchierata con Morgan.

Come descriveresti il tour che stai attualmente portando in giro per l’Italia?
«Quello che propongo è un concerto un pò particolare: non è come ciò che ho fatto negli ultimi anni insieme ai Bluvertigo. Lo spettacolo che ora porto in scena non ha nulla a che vedere con il senso del gruppo, che mescolava l’elettronica al rock. Dopo essermi separato da Livio, Sergio e Andy, ho scelto di cambiare e così mi sono buttato in un pop classicheggiante. In concerto suono molte cose dal vivo, ma siamo solo in due, e quindi, inevitabilmente, ciò che il pubblico si trova davanti è una roba un po’ elettronica».

Qualche esempio?
«Sul palco utilizzo molte tecnologie, tra cui il Midi, che era in voga negli anni ’80: nel Midi ci sono più hardware che si legano tra loro, e c’è come un rapporto di sadomasochismo tra le macchine. Io credo che questo spettacolo rappresenti un po’ una metafora degli organi del corpo umano, che sono interconnessi tra di loro: anche qui ci sono più elementi che si connettono. E poi, il Midi ha 127 livelli, quindi a livello creativo offre varie possibilità».

Vedo che questo discorso ti affascina molto…
«Lo trovo molto interessante, anche perché ciò che io suono viene filtrato dal fonico, che miscelandolo lo rimanda alle casse: ne consegue che ciò che io e il pubblico ascoltiamo non è esattamente quello che io ho prodotto, ma una sorta di riflesso della mia intuizione. È come se l’idea di me stesso dipendesse da ciò che gli altri mi trasmettono».

E in questo scambio reciproco le macchine vengono ad avere un ruolo attivo…

«Sicuramente sì. Le similitudini tra noi e loro sono tante. Il sistema nervoso è acceso o spento, come il control voltage. Nelle macchine esiste il master ed esiste lo slave, cioè c’è il capo e c’è il servo.
Il ritmo del corpo dipende dal cuore, e i polmoni sono gli arpeggiatori. Ecco, io credo che l’uso delle macchine nell’elettronica sia come il rapporto tra cuore, muscoli e cervello. Però le macchine hanno qualcosa in meno rispetto a noi: non sono dotate di liquidi. Se ci fossero i liquidi, le macchine potrebbero cadere in depressione, e sarebbero meno prevedibili. Secondo me, nel futuro le macchine avranno al loro interno sangue e acqua, e funzioneranno meglio. Ora ogni tanto si inceppano, e forse ciò è dovuto anche alla mancanza di liquidi. In concerto, con loro, a volte mi va bene, altre volte no: questo comporta che spesso ci siano tempi morti».

È un bene o un male, secondo te?
«Dipende dai punti di vista. Secondo me è un bene. Nel 1989 andai a vedere David Bowie a Modena, e mi ricordo che lui era incazzatissimo perché non gli andava bene nulla di ciò che stava accadendo.
Cominciava le canzoni e le interrompeva dopo poco, insultando i suoi tecnici. In quel concerto c’erano molti tempi morti. A me tutto questo è piaciuto molto, mi ha interessato, mentre i più se ne sono andati ritenendo fallimentare un’esibizione del genere».

In Italia sei uno di quelli che hanno riportato in auge il Theremin, e anche in questo spettacolo lo usi. Che rapporto hai con questo strumento?
«Un rapporto bellissimo: ne ho uno piccolino, con il quale gioca mia figlia. Lo uso perché è lo strumento base dell’elettronica, e perché mi piace il fatto che “suoni l’aria”. Theremin era uno scienziato
geniale: peccato che, oltre ad aver inventato questo strumento, sia stato anche – involontariamente – l’ideatore dei campi di concentramento, visto che ha creato anche il filo spinato e le cimici!
Comunque Theremin è un personaggio che ammiro molto: con Max Gazzè facevamo interminabili discussioni su di lui. Io parlavo di Theremin, e Max mi parlava di Tesla, sua grande passione».

In definitiva, Morgan, come ti è venuta questa idea basata sulla contrapposizione organismo-strumenti elettronici, considerando anche che il tuo ultimo cd, “Da A ad A”, è basato su una presenza importante dell’orchestra?
«Le idee vengono fuori dal “divertimento” nel senso di divergere, cioè quando stai pensando ad altro. Vengono quando si cambia rotta. La conoscenza, l’esperienza, la frequentazione del mondo… tutto è interessante, ed è da questo che scaturiscono le idee. “Da A ad A” è un lavoro che ha molte sfaccettature, ed effettivamente questo live è diverso dalle sonorità sulle quali è impostato il cd. Però bisogna considerare una cosa che lega idealmente questi elementi: io compongo da sempre con il computer. Lo faccio da quando ho comprato il mio primo Atari».

Come componi?
«Per comporre non ho bisogno di strumenti: ho tutto in testa, anche perché sono convinto che una persona sappia già se una struttura linguistica funzioni o no. Il computer è la cosa migliore per fare degli schizzi. Non è stato da meno il processo di scrittura di “Da A ad A”: è vero, in questo disco ho pensato di utilizzare l’orchestra, ma ho scritto tutto al computer, e poi ho dato le partiture ai musicisti. Fondamentalmente, in questo tour suono i provini delle mie canzoni. Ho reinventato tutti i pezzi dall’87 ad oggi. Tutto questo in previsione di un ritorno con i Bluvertigo, dove le cose dovranno necessariamente essere diverse».

Pochi giorni fa è morto Stockhausen, un maestro dell’elettronica:
cosa ne pensi della combinazione dell’elettronica con altri generi musicali?

«Credo che l’elettronica nel pop sia commerciale, ma a tratti ci sono cose molto belle. Invece l’elettronica nella classica, tipo Stockhausen, mi piace solo ascoltarla: non trovo che sia così incisiva come può esserlo nel pop».

Noi siamo a Pescara, città dove fatica ad affermarsi una scena musicale vera e propria. Secondo te in provincia è più difficile emergere?
«Non penso che sia questo il nocciolo della questione. Il problema di una scena che non riesce a svilupparsi è un problema tutto italiano, non solo di Pescara: a Milano non c’è niente, a Roma meno del meno. La situazione è deprimente, ci sono modelli sbagliati. Non si comprano dischi, non frega niente a nessuno della musica. Se vai a Londra vedi che tutti suonano, c’è una maggiore offerta, un maggiore interesse, la musica è più presente nella testa delle persone. Milano, che può essere un “mito” per chi vive in provincia, in realtà è arida, ed è la migliore proposta che abbiamo nel nostro Paese. Non c’è per niente la cultura della bellezza. Manca la capacità di produrre cultura di prima
mano: al contrario, qui in Italia spiccano le imitazioni».

Colpa anche delle case discografiche?
«I discografici sono interessati solo a ciò che vende. Non capiscono niente di musica: ascoltano Frank Zappa, ma uno così non lo produrrebbero mai. Quando io ho presentato “Da A ad A”, mi è stato detto che “Tra cinque minuti” era un pezzo su cui si poteva lavorare, ma non perché fosse il migliore del disco, bensì perché era il meno peggio. Mi è stato detto che la mia musica non è nuova ed è difficile:
un’affermazione contrastante, secondo me, perché è difficile la musica nuova, non quella vecchia. La verità è che il discografico che avevo davanti non riusciva a capire come vendere questa musica. Ma forse aveva ragione lui, perché questo disco non si vende».

Le radio ci mettono del loro?
«Le radio commerciali sono inascoltabili: non c’è più una musica. Si ascoltano sempre le stesse canzoni: ma perché? Io non vedo mica un film 10 volte al giorno! Il mio consiglio è: fregarsene dei riferimenti e pensare di non stare in questo mondo. Io sono sempre stato in contrasto con questo mondo, e infatti sono riuscito a fatica a fare dischi. Poi ci si mette anche la politica, che è totalmente disinteressata al bello».

Come ti poni nei confronti della politica? Hai mai pensato di “scendere in campo”?
«Dico subito che io sono uno che si interessa di politica: non sono di quelli che si lamentano che fa tutto schifo. E dico anche che io questo governo me lo sognavo la notte. Però, se decidessi di entrare in politica, lo farei per stare in Parlamento, dove andrei volentieri, non lo farei di certo per “tirare la volata” a qualcuno. Vittorio Sgarbi ha provato più volte a coinvolgermi, ma io continuo a rimbalzarlo perché lo ritengo un furbacchione, uno molto intelligente, che vuole usarmi solo come testimonial. Ma io non sono disposto ad apparire sui manifesti insieme a lui, soprattutto per quello che la gente pensa di lui. Sgarbi è una persona molto colta, ma con la quale si può parlare tranquillamente solo di arte e letteratura».

In conclusione, Morgan: tu nel 2000 cantavi “Ti piace Springsteen?
Non c’è problema”. Cosa volevi dire?

«Secondo te cosa volevo dire?».


Che anche se abbiamo gusti musicali diversi, siamo amici lo stesso….

«Bravo!».

 

Fonte: PrimaDiNoi.it

CD

Ciao Poeta - Omaggio a Sergio Endrigo (CD) (2007)In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Sergio Endrigo, il 14 settembre 2007 Radiofandango pubblica "CIAO POETA – OMAGGIO A SERGIO ENDRIGO", la registrazione live (doppio Cd e un Dvd) dello splendido concerto-tributo tenutosi l’11 gennaio 2006 all’Auditorium Parco della Musica di Roma in onore e in memoria del cantautore istrinano.

Uno spettacolo intenso al quale hanno partecipato cantanti del calibro di di Gianni Morandi, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Roberto Vecchioni, Morgan, Nada, Simone Cristicchi, Sergio Cammariere, Mariella Nava, Bruno Lauzi, Tetes de Bois e Marisa Sannia (tra le principali interpreti delle oltre 250 canzoni scritte da Endrigo).
Organizzato dall'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con il Club Tenco e Rai Teche, l’evento è stato possibile grazie al lavoro organizzativo della figlia di Endrigo, Claudia, che insieme a Sergio Bardotti, Gianni Borgna (presidente della Fondazione Musica per Roma) e ad Enrico De Angelis (presidente del Club Tenco) ha coinvolto alcuni dei nomi più prestigiosi della canzone d'autore italiana, ricevendo adesioni entusiastiche da grandi musicisti, vecchi amici e giovani artisti che si sono ispirati in vario modo al grande cantautore di Pola (dov'era nato il 15 giugno 1933) scomparso il 7 settembre del 2005.
La regia del dvd è stata affidata a Emanuele Scaringi che ha ripreso le testimonianze affettuose dei vari amici che hanno reinterpretato, sotto le volte dell'Auditorium, alcune delle più celebri melodie di Sergio Endrigo.
Lo scomparso Sergio Bardotti (grande amico, autore e collaboratore di Sergio Endrigo) aveva voluto che per la serata speciale ci fosse anche un'orchestra d'archi (la D.I.M.I., che ha suonato anche nel tour di Vanoni-Paoli), protagonista di quasi tutte le canzoni di Sergio Endrigo.  Per l'occasione i brani sono stati arrangiati dal maestro Adriano Pennino.

“CIAO POETA – OMAGGIO A SERGIO ENDRIGO” (doppio CD e un DVD)
è una produzione Nunflower/Radiofandango/Produzioni Sonore
Distribuzione Sony Bmg Music Entertainment
Marketed by Nunflower


1. IO CHE AMO SOLO TE - ORNELLA VANONI
[Endrigo]
BMG Ricordi S.p.a.

2. ARIA DI NEVE - GIANNI MORANDI
[Endrigo]
contrabbasso Luca Bulgarelli, batteria Amedeo Ariano, chitarra Nicola Di Staso, pianoforte Pino Iodice
BMG Ricordi Music Publishing

3. TE LO LEGGO NEGLI OCCHI - GIANNI MORANDI
[Bardotti, Endrigo]
contrabbasso Luca Bulgarelli, batteria Amedeo Ariano, chitarra Nicola Di Staso, pianoforte Pino Iodice
BMG Ricordi Music Publishing

4. VIA BROLETTO 34 - BRUNO LAUZI
chitarra Armando Corsi, chitarra Lauro Ferrarini [Endrigo]
BMG Ricordi Music Publishing

5. ADESSO Sì - TETES DE BOIS
[Endrigo]
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

6. MANI BUCATE - TETES DE BOIS
[Endrigo]
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

7. LE PAROLE DELL'ADDIO - NADA
[Endrigo, Bacalov / Endrigo]
chitarra Fausto Mesolella
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

8. CHI SEI - SERGIO CAMMARIERE
[Bardotti, Endrigo, Toquinho]
contrabbasso Luca Bulgarelli, batteria Amedeo Ariano, chitarra Nicola Di Staso, special guest tromba Fabrizio Bosso
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

9. GIROTONDO INTORNO AL MONDO - SERGIO CAMMARIERE
[Paul Fort / Endrigo (trad.), Endrigo]
contrabbasso Luca Bulgarelli, batteria Amedeo Ariano, chitarra Nicola Di Staso
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l. / SDRM / SACEM

10. COME STASERA MAI - MARISA SANNIA
[Musy, Endrigo]
violoncello Fabrizio Fabiano, chitarra Marco Piras
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

11. LA ROSA BIANCA - MARISA SANNIA
[Jose Martì / Endrigo (trad.), Endrigo]
violoncello Fabrizio Fabiano, chitarra Marco Piras
BMG Ricordi Music Publishing

12. TERESA - GINO PAOLI
[Endrigo]
pianoforte Pino Tafuto, basso Torindo Colangione, chitarra Michele Ascolese, chitarra Carlo Fimiani, batteria Vittorio Riva Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

13. LONTANO DAGLI OCCHI - GINO PAOLI
[Endrigo / Bardotti, Endrigo / Bacalov]
pianoforte Pino Tafuto, basso Torindo Colangione, chitarra Michele Ascolese, chitarra Carlo Fimiani, batteria Vittorio Riva
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

14. QUESTO È AMORE - SIMONE CRISTICCHI
[Endrigo]
pianoforte Desire Infascelli, violino Olen Cesari Teatro del Sole / Fuego / Noah's Ark

15. VECCHIA BALERA / I TUOI VENT¹ANNI - ROBERTO VECCHIONI
[Endrigo]
pianoforte Patrizio Fariselli, contrabbasso Paolino Dalla Porta
BMG Ricordi Music Publishing

16. MADAME GUITAR - ROBERTO VECCHIONI
[Endrigo]
pianoforte Patrizio Fariselli, contrabbasso Paolino Dalla Porta
Peer / Noah's Ark

17. CANZONE PER TE - MORGAN
[Endrigo / Bardotti, Endrigo / Bacalov]
batteria Sergio Carnevale, basso Daniele Dupuis, chitarra Marco Carusino, chitarra Nicola Di Staso
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

18. LA COLOMBA - MORGAN
[Alberti / Endrigo (trad.), Guastavino]
batteria Sergio Carnevale, basso Daniele Dupuis, chitarra Marco Carusino, chitarra Nicola Di Staso
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

19. UNA COSA BUFFA - MARIELLA NAVA
[Plumerose / Mattone, Endrigo]
BMG Ricordi Music Publishing

20. SPIAGGIA LIBERA - MARIELLA NAVA
[Endrigo]
chitarra Andrea Pistilli
BMG Ricordi Music Publishing

21. ALTRE EMOZIONI - SERGIO ENDRIGO / SERGIO CAMMARIERE
[Endrigo]
Concertone S.r.l. / Verba Manent

22. L¹ARCA DI NOÈ - SERGIO CAMMARIERE, MORGAN
[Endrigo, Bacalov]
contrabbasso Luca Bulgarelli, batteria Amedeo Ariano, chitarra Nicola Di Staso
Fonit Cetra Music Publishing S.r.l.

Claudia Endrigo ringrazia:

SERGIO BARDOTTI
"Io e Sergio ci siamo rincontrati dopo tanto tanto tempo in occasione di questo concerto e per me è stato come ritrovare un vecchio e rassicurante zio che non vedevo da tempo... Grazie Sergio, perchè senza il tuo prezioso aiuto e la tua geniale regia tutto questo non sarebbe stato possibile"

MASSIMO AMOROSO
"Grazie Massimo per la tua pazienza, la tua "assistenza" e per l'amorevole dedizione che hai sempre dimostrato verso mio padre, ti voglio bene"

"Un GRAZIE grande così a tutti coloro che con me hanno voluto fortemente questo concerto e a tutti gli artisti che hanno voluto rendere omaggio a un grande artista ma soprattutto a un grande uomo, mio padre."

"Ciao papà, spero tanto che lo spettacolo ti sia piaciuto perchè ho cercato di metterci tutto l'amore che provo per te e che forse non ti ho dimostrato mai abbastanza, mi manchi... tanto."

Claudia Endrigo


DVD

Ciao Poeta - Omaggio a Sergio Endrigo (DVD) (2007)Radiofandango  - Nunflower
produzioni sonore  Musica per Roma - Comune di Roma
      
direzione artistica Sergio Bardotti con la collaborazione di Claudia Endrigo
 
Prodotto da
Claudia Endrigo
Domenico Procacci
Stefano Senardi
Ettore Caretta

Comune di Roma
Walter Veltroni
Gianni Borgna

col prezioso contributo di
Carlo Fuortes
Enrico De Angelis
Antonio Silva
Aldo Colonna Fegatelli

Arrangiamenti: Adriano Pennino
Orchestra d¹Archi Dimi
direttore di palco: Toni Soddu
Fonico: Gianni Istroni
Assistente fonico: Michele Caria
Consulenza artistica: Flavio Severini
Responsabile organizzativo: Roberto Catucci

Radiofandango - Giovanni Guardi
Nunflower - Pietro Monti

Lo spettacolo è stato registrato l¹11 Gennaio 2006 nella sala Sinopoli dell¹Auditorium di Roma.

Allestimento tecnico: Massimo Istroni
Service audio: Coriolano Music Service

Recording: Groove Farm
Suono e mix: Alberto Rossetto e Davide Abbruzzese

Fonte: sergioendrigo.it

di Flavio Brighenti
"Voleva fare un cd doppio in due tempi. E regalare il secondo a chi aveva comprato il primo. Bella idea. Infatti l’hanno bocciata. Ma con Da A... ad A il cantante si prende una rivincita, facendo flirtare Bach e Battiato, Ovidio e Wagner. Tutto solo Per raccontare un amore assurdo che ancora oggi brucia...

 

MorganCos’hanno in comune Asia Argento, Eco e Narciso, Tristano e Isotta, il poeta seicentesco John Donne e Franco Battiato? La risposta è in un nome di pirata: Morgan. Inteso come nome d’arte di Marco Castoldi, 35 anni, passato color Bluvertigo, presente di cantautore colto, che li ospita tutti nel suo nuovo disco Da A... ad A. Dove (vuoi scommettere?) A sta per Asia, nel senso della donna amata... «Non solo. Il titolo nasce da un’idea che avevo utilizzato per la colonna sonora del suo film Ingannevole è il cuore più di ogni cosa», dice. «Le due A si riferiscono al detto latino Per aspera ad astra, ovvero “attraverso le avversità fino alle stelle”, che è una metafora della vita: per approdare a risultati eccelsi devi superare gravi difficoltà. Ed è anche un teorema astrofisico, la teoria delle catastrofi che definisce i buchi neri...». 

Il guaio è che Morgan il buco nero c’è l’ha nel cuore. È una voragine. Il brano che apre il disco, Amore assurdo, è una dichiarazione appassionata che conduce a un identikit preciso: Asia Argento. Sempre lei. “Nonostante il cuore infranto, da lontano, ho voglia di essere grato”, recita una strofa, citando una poesia di Donne. «Quando in studio è passato Franco Battiato e l’ha sentita ha detto: stupenda, la voglio mixare. E io l’ho accontentato». E quando l’ha ascoltata Asia cos’ha detto? «Lei ha pianto. E in effetti era proprio quella la mia intenzione. Bisogna tornare alla musica che scatena emozioni forti. Basta col piattume del politically correct. Dobbiamo essere estremi, come lo sono io in questo album, nei testi e nei suoni, che talvolta vengono dalla classica. Amore assurdo rielabora Bach, Liebestod parte dal Tristano e Isotta wagneriano».

Diavolo di un Morgan. La società dello spettacolo banalizza tutto e lui che fa? Risponde con la cultura. In Una storia d’amore e di vanità prende in prestito addirittura le Metamorfosi di Ovidio. «Non è che me la voglio tirare da strano. Scrivere una canzone su una tragedia della vita, quella di Eco e Narciso, qui, offre la forza di sopravvivere. E comunque: mi piace rivolgermi a interlocutori sensibili, attenti. Ci insegnano a non soffermarci sulla musica, a viverla come sottofondo dell’esistenza. La ascoltiamo nei centri commerciali, dal parrucchiere, in tv, come fosse tappezzeria. Io mi ribello e dico: prendiamoci tutto il tempo necessario per ascoltare la musica, fare questo soltanto, non sentirla mentre si studia o si cucina o chissà che altro... Ribaltiamo il concetto: ascoltare musica non è un’attività passiva! E poi smettiamola di considerare il pubblico una massa di cretini, come pensano quelli che lavorano nell’intrattenimento. Vivono nella paranoia di non farsi capire e allora fanno precipitare la qualità sempre più in basso. In tv passano giochi elementari, anzi primordiali. I bambini delle elementari lavorano su concetti molto più alti». 

A proposito di bambini. In un brano del disco, U-Blue, a cantare con Morgan c’è la figlia avuta da Asia, Anna-Lou. Che gli ha cambiato letteralmente la vita. «Non è arrivata per caso, Anna-Lou, io l’ho voluta fortemente. Non ne potevo più di vivere da eterno adolescente e di girare a vuoto. E a dirla tutta, neanche mi dispiace l’idea di invecchiare. Non è un caso se il video di Tra 5 minuti, diretto da Riccardo Strukel, è ambientato tra gli anziani di una bocciofila. Ed è un inno alla bellezza della vecchiaia, contro la chirurgia estetica. Le rughe sono l’espressione dell’anima, l’antidoto alla sindrome di Peter Pan». 

Da A... ad A ha l’aria aria del disco a conduzione familare. In Demoni nella notte ricorre una frase che la mamma di Marco (all’epoca non ancora Morgan) era solita ripetere per levargli la paura. E poi (implacabile) c’è Asia che canta in Liebestod. E allora diciamolo, caro Morgan: se tu e Asia tornate insieme fate felice l’Italia intera...«Ma noi siamo insieme! Siamo stati bravi a restare fuori dal gossip e a depistare gli inseguitori, senza premeditazione, ma conducendo una vita semplice. Siamo una famiglia normale, come tante, un po’ borghese, con una figlia da accompagnare all’asilo alle 8 del mattino. Io e Asia siamo una coppia di fatto. E poi certo, in questi anni ci sono stati parecchi tira e molla ma in un clima di reciproco rispetto, lontano dagli schiamazzi della mondanità in cui tanti ci avrebbero voluti. Non temo di passare per un romantico, con i testi delle mie canzoni. Lo sono!». 

Un’altra bella idea romantica, stavolta rivolta verso il pubblico, Morgan l’aveva avuta pensando alla confezione del nuovo disco. Ma gliel’hanno bocciata. «In effetti Da A... ad Aera pronto già l’anno scorso, e l’avevo pensato come disco doppio. Avrei voluto pubblicare un cofanetto con il primo dei due dischi, poi a breve scadenza sarei uscito col secondo cd. Avevo proposto che venisse regalato a chi esibiva il box del primo. Gli altri l’avrebbero pagato come un normale disco doppio. Quelli della mia vecchia casa discografica m’hanno domandato se ero diventato matto. E io ho scelto di mandarli a quel paese e firmare con un’altra etichetta. Poi la prima e l’ultima si sono accorpate nella Sony Bmg. E la mia bella idea me l’hanno messa in quel posto». Però c’è un’altra bella idea che da un po’ di tempo frulla nella testa di Morgan. «Rimettere in pista i Bluvertigo. Ho rivisto dei nostri live e devo dire che non eravamo niente male. Pensare che di recente Andy è venuto a dirmi che ha lasciato il gruppo. Bisogna essere dei fenomeni: se ne è accorto dopo sei anni! Ma sono ottimista. Lavoreremo per farlo rientrare...».

 

Fonte: http://xl.repubblica.it/dettaglio/52181

PAOLO FERRARI

morgan afterhours 2007Manuel Agnelli e Morgan si incrociano a distanza nei percorsi della settimana rock torinese. Molto più che cantanti, musicisti, compositori, i due sono Alfa e Omega, Zenit e Nadir di un sentire pop partito dalle cantine lombarde e oggi in grado di emozionare centinaia di migliaia di giovani e meno giovani attraverso canzoni, look, gossip, libri, tormenti, successi, crisi di nervi. Diversi, eppure complementari sotto il profilo dello spirito; lontani dal punto di vista stilistico, ma cresciuti entrambi sotto l’ala della stessa etichetta, la Mescal di Nizza Monferrato. Manuel è il leader degli Afterhours, e non ha mai smesso di credere nel progetto che spesso e volentieri ha rimaneggiato nella formazione senza modificarne il Dna.

Morgan ha guidato i Bluvertigo finché gli è parso che ciò avesse un senso, o forse semplicemente fino a quando ne ha avuto voglia. Il primo aveva dodici anni quando il punk arrivò nell’Italia degli anni di piombo, e vuole dire tanto: se parti dai Clash e dai Sex Pistols, i tuoi itinerari all’indietro vanno a Iggy Pop, agli Mc5 e agli Area. Morgan dodici anni li avrebbe avuti con i Duran Duran primi in classifica e i paninari a cavallo del Ténéré; quando si è affacciato sulla finestra del retro ci ha trovato David Bowie e Bryan Ferry. E questo è solo l’aspetto musicale, figurarsi come due svezzamenti così diversi si sono sviluppati al cinema, in libreria, dal parrucchiere, in drogheria o dal sarto. Con tutte le varianti, le situazioni di confine, gli sviluppi progettuali, i percorsi formativi e la conoscenza dei reciproci terreni di coltura scaturiti dal libero arbitrio e dalla curiosità congenita in due individui ad alta concentrazione di sensibilità.

Quando gli Afterhours si misero insieme, Marco Castoldi non aveva ancora il nome da pirata con cui sarebbe diventato famoso. Manuel e i suoi guardavano ai Velvet Underground e agli Husker Dü, incidevano in inglese e ci misero quasi dieci anni a passare all’italiano, scelta tormentata che significò la svolta verso la popolarità e l’esplosione creativa di dischi come «Hai paura del buio? », «Non è per sempre», «Quello che non c’è» e «Ballate per piccole iene». Questione di rigore, meglio invisibili che accostabili alla musica leggera italiana. Quando decidono che è il momento, esce «Germi». È il 1995, e nelle stanze della scuderia guidata nel Monferrato da Valerio Soave gli scatoloni di cd della banda Agnelli si posano accanto a quelli contenenti le copie di «Acidi e basi», il debutto discografico dei Bluvertigo.

Un gruppo strano, a sua volta capace di inquietanti ballate introverse e riferimenti alla tradizione del rock malato; ma al tempo stesso una band capace fin dall’inizio di essere brand, inteso come marchio da lanciare, segno tracciato con tempismo tutto glam sull’anima del pop nostrano. Il titolo è chimico, e sulla falsariga di una chimica intesa come addizione, sesso, mélange sonoro e mischia emotiva scorrono i seguenti «Metallo non metallo» e «Zero». Insomma, i due ragazzi si fanno valere. E chi ha fiuto se ne accorge. Agnelli piace a Mina, che incide una sua canzone. Di Morgan si accorgono Franco Battiato e Antonella Ruggiero, che lo vogliono ospite nei loro dischi. Come sempre, nascono cricche e giri vizio - virtuosi d'arte e di vita: Manuel intreccia i propri destini con Emidio Clementi e Cristina Donà prima di lanciarsi nel megafestival «Tora! Tora!», dream team itinerante del rock indipendente nazionale da lui ideato e diretto.

Durante e dopo i Bluvertigo, il pirata fa comunella con Mauro Pagani, con cui registrerà una sontuosa rilettura di De Andrè, sguazza nel disco labirinto urbano con i Subsonica, è corteggiato come irriverente giovane di successo da tivù e rotocalchi, entra nella collana editoriale di Elisabetta Sgarbi. L’apoteosi è il flirt con Asia Argento, da cui nasce la piccola Anna Lou. Anche Manuel ha una bimba, Emma, che però fa notizia soltanto tra le spasimanti deluse. Parecchie. Entrambi animati da un ego impossibile da contenere nei ristretti confini della produzione musicale, Zenit e Nadir hanno scritto libri e partecipato a film, si sono imbarcati in viaggi di ogni genere e hanno incassato premi, avendo sempre cura di mettere in cantiere almeno il doppio dei progetti ragionevolmente realizzabili. Non sono rivali, semmai complementari.

Al «Tora! Tora!» 2001 di Collegno erano uno spettacolo, Alfa Manuel direttore con il suo look da rocker immerso in una casa del popolo, Morgan Omega ospite dandy da foto d’epoca, ormai proiettato verso le scelte individuali. Non è solo rock’n’roll, sono tracce di vita nell’Italia del terzo millennio.

Fonte: lastampa.it




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