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Ciao mi chiamo Matilde ho 15 anni, sono di Firenze e seguo Morgan da circa 10 anni. Fin da piccolina mi è stato sempre tramandato un certo stile di musica.. che va dal rock elettronico al classico (e poetico, direi) italiano. Quando ho conosciuto la prima volta i Bluvertigo ero in macchina con mio padre e avevo più o meno 5 anni, non vi so dire come mi sentii però iniziai a coltivare la mia passione per la musica da quel momento.  Io trovo Morgan  un uomo fantastico, ho studiato per anni i suoi testi analizzandoli anche dal punto di vista poetico e ancora ho da scoprire molto. Ecco perché mi piace, perché mi sorprende sempre, perché riesce a farmi rivivere l’infanzia e non solo, mi fa capire che la musica non è crollata. Apprezzo infinitamente come si predisponga a generi diversi di musica così “facilmente” (messo tra virgolette perché probabilmente è solo apparenza). Apprezzo come riesca a far interessare le persone alla musica, il suo impegno per portare Xfactor a una “roba” che non fosse la fotocopia di Amici, apprezzo la voglia, l’amore e la passione che espone ogni volta che parla di canzoni, di musica.  Penso che la maggior parte dei miei coetanei non capirebbe e in effetti succede proprio così, ma io in Morgan ci vedo proprio l’artista capace di creare. Apprezzo, inoltre, il suo essere sempre completo in tutti i sensi e l’emozione della sua voce, apprezzo i suoi cambiamenti di stile dai capelli rossi ai tempi di Sono = Sono al “ciuffone” di qualche anno fa. Apprezzo il suo modo di parlare dei Depeche Mode, di De Andrè, di Tenco, dei Duran Duran, di David Bowie.. Insomma probabilmente di ciò che ho scritto ci capite poco, perché non me la cavo molto bene con la scrittura, spesso non so ordinare i miei pensieri e faccio casino. Comunque mi andava di esporre una riflessione su ciò che per me è Morgan…E Morgan per me è una guida, un maestro, qualcuno che mi fa ricordare di amare la musica sempre, in tutti i suoi generi. E’ un poeta e io sono fiera e felice di stimarlo per quello che è, un artista in carne ed ossa, un saggio della musica. Purtroppo non ho mai avuto occasione d’incontrarlo dal vivo e nemmeno di assistere ad un suo concerto anche se la città dove abito è molto importante dal punto di vista di concerti (O ero troppo piccola, o la data non riusciva mai a combaciare con i miei impegni), e questo, come potete immaginare, ha alimentato sempre di più la mia passione per la sua musica, che mi ha aiutato molto, anche nel corso della mia adolescenza che ha avuto alti e bassi per via di certi avvenimenti dove è stata sempre presente la splendida cover de Il cielo in una stanza del grande Paoli che Marco ( e in questo caso mi sento di chiamarlo col suo vero nome ) ha saputo interpretare come l’avrei voluta interpretare io, con una voce che esplode di passione. In sostanza posso soltanto ringraziarlo e ringraziare voi se mai pubblicherete questo mio piccolo sfogo che è anche una parte di me e che mi faceva piacere condividere.

 

di Matilde Biagioni - Tutti i diritti riservati all'autore - 

Sto camminando senza guardare gli umani, pensando alle mie cose, poi guardo
intorno, noto l'assenza degli altri e di fronte vedo una porta chiusa senza
casa che fa da cornice. All'altezza degli occhi una scritta incisa nel legno 
si
fa leggere - FILOSOFIE MUSICALI -. Mi fermo,osservo intorno, non persone, non
animali, non suoni, non entrare, mi domando. Ma vaffanculo. L'istinto del
sapere predomina. Entro. Meraviglioso. Tutto è a fuoco, l'assenza di nebbia
Alessandrina apre le mie labbra ed esce un sorriso. Rumori e UMORI sembrano da
subito essere, al di qua della porta, le parti predominanti. Rumori 
disordinati
avvolgono quelli che non sanno ascoltare, che non sanno gestire la ritmica
(banale) di un discorso a due. Sono milioni e tutti parlano 
contemporaneamente,
nello stesso posto, con un non strumento, la loro voce scordata, dimenticata
nel ventre delle madri. Gli UMORI confinano con i rumori e non c'è traccia ti
amalgama. AFFINITA' UDITIVE, sono le due uniche parole che le orecchie
traducono al cervello e lui conferma, è vero, altri messaggi arrivano dagli
occhi e dal movimento dei peli. Bastano i suoni degli strumenti per 
trasportare
tutti ovunque. Sono le parole però, che spostano i pensieri nei pentagrammi.
Parole da ogni lingua, di ogni lingua, senza nazionalità. Tutto è sempre più
chiaro ai sensi. Vorrei, come un cieco dalla nascita, capire meglio le
AFFINITA' UDITIVE, quelle che ti fanno stringere certe nuove mani, quelle che
ti fanno amare di più. I rumoristi non mi interessano, non amano approfondire,
non amano pensare razionalmente, non amano l'altruismo, non amano la ritmica
del tempo. Prevaricano. Poveri loro. Sono gli UMORISTI, che attenti alle
circostanze, costruiscono situazioni, progetti, atmosfere, discorsi, giochi di
luci e colori. Pensare, pensare, pensare. Si, occorre pensare, ma
l'accelerazione del sistema costringe a non farlo e cattura pecore, aumentando
il gregge.

Negli ultimi anni ho potuto conoscere ed apprezzare il Marco pensiero, lucido,
sempre preciso, sempre ragionato, sempre attinente e mai banale. Traspare,
negli atteggiamenti e nelle parole che ti vengono rivolte un certo "bruciore 
di
culo". Fregatene, continua così come sei, non abbatterti, anzi, se puoi 
aumenta
il gregge dei PENSATORI e degli UMORISTI. Scrivi sempre quello che pensi e se
non basta per il testo di una canzone, non importa. Potresti incidere decine 
di
CD solo con i tuoi pensieri e con l'ausilio delle parole che conosci. Sarei il
primo a comprare quella rotella piatta, infilarla in una fessura e mettermi ad
ascoltare le tue FILOSOFIE MUSICALI, non fosse altro per una questione di
AFFINITA' UDITIVE.

Grazie per il tempo che hai dedicato alla lettura.



Scritto mentre ascolto: Jan Garbarek - In Praise of Dreams - Knot of Place and
Time

 

 

di Beppe Campo - Tutti i diritti riservati all'autore - 

Sono un quindicenne di Bergamo che stima moltissimo Morgan, come Persona (per quel poco che lo conosco attraverso la tv) e come Artista (e li già posso conoscerlo meglio, attraverso la Musica).

Apprezzo il suo essere polistrumentista, ma anche il suo essere poliedrico: cambiare pettinatura ogni volta, cambiare musica ogni volta ma non perdere mai il proprio stile: è una cosa che amo particolarmente.
Il remake di "Non al denaro, non all'amore né al cielo" l’ho trovato meraviglioso e, a questo proposito, ho scritto una riflessione che mi è venuta dopo aver visto alcuni commenti su YouTube sotto ad un video della sua versione de "Un Matto":

 

«Ho sempre pensato che, citando Tommaso D'Aquino, che a sua volta citava Bernardo di Chiaravalle, "la misura dell'Amore è Amare senza misura". Frase, peraltro, erroneamente attribuita a Sant'Agostino, probabilmente perché, nella sua forma originale, parlava dell'amore verso Dio e della sua misura.

Mi piace, però, estendere questa massima ad ogni aspetto della Vita: non solo l'Amore, ma anche l'Amicizia, fino alla Stima.

Così, quando vedo qualcuno paragonare due artisti diversi (anche se con dei punti in comune), spesso non so prendere una posizione: apprezzo entrambi e, anche se magari ne prediligo uno, posso stimarli più o meno a seconda delle diverse situazioni e dei diversi ambiti. Ma non esiste un "metro" per la stima: amo Morgan quanto De André e preferisco l'uno all'altro in diversi casi in modo diverso, appunto.

Si può anche dire che "Un Matto" cantata da Faber è "più bella", potrei persino trovarmi d'accordo.

Ma quando ascolto la versione di Morgan, la apprezzo nella stessa misura, cioè senza misura.»

 

Voglio rifare i complimenti a Morgan: sei uno degli artisti più interessanti che io conosca, uno dei più completi: spero di incontrarti, un giorno! Nel frattempo, mi accontento della tua Musica, della tua splendida Musica!

 

Matteo Gusmini




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