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RITRATTO

 

Né violino, né arpa, nè flauto, nè piano solo, sono un’orchestra, che suona incanto e rumore, melodia e grido, dissonanze che stridono.Quello che non vuoi sentire di te. 

Mi sporco e invecchio con l’uso, mi consumo nel viaggio e sbaglio strada raddoppiando i chilometri, poi l’ingoio e sono oltre, dove il tuo sguardo immobile non può arrivare, troppo lontano e nuovamente indistinto, mettermi a fuoco ti fa male agli occhi.
Sono il cubo di Rubik che giri tra le dita insieme ad altre mille mani, mi incastro, rivolto,ruoto, faccio caprioledella tua urgenza di risolvermi, mi mischio i colori addosso mentre mi cerchi l’unica faccia che hai scelto, non avrai soddisfazione, non avrai soddisfazione, non avrai soddisfazione…
Sono la montagna da cui non guardo verso il basso, sono il basso, l’eccezionale e il comune, mi nego e mi mischio tra la necessità di far parte e quella d’esser solo, confondermi e distinguermi, ristoro e peso della mia anima. 
Sono la meraviglia che ti commuove davanti al trucco di cui mi spoglio, l’incoscienza della verità che ti offro indifeso, sono la maschera che vesto per non farmi sfiorare la carne viva, sono le mie contraddizioni, quel che ti meriti di sapere, quel che mi merito di nascondere.
Sono ciò che assecondo di me nell’onestà di guardarmi tutto, sono dentro e fuori qualunque definizione, sono quello che speri,quello che non vuoi, quello che non controlli, quello che non puoi prevedere, quello che non ti rassicura.
Sono la mia voce, non l’avrai.
Sono le mie parole, non le avrai.
Sono il mio gioco e la mia leggerezza, non l’avrai.
Sono l’abisso che mi piega, non lo avrai.
Sono il fatuo e l’essenza, il fanciullo e il saggio, non l’avrai.
Io non appartengo.
Sono la bugia con cui ti piace raccontarmi nell’unica versione che credi giusta e rinnegata, sono il tuo fraintendimento, sono il tuo fraintendimento, sono il tuo fraintendimento…
E sono le note che arrivano improvvise,leggere alle mie mani e ci danno sollievo, la tregua di una grazia condivisa, la calma della penombra che smorza colori e confonde confini. Quell’abbraccio che nella sua pienezza mi arrende e protegge e m’illude d’armonia sola,per un attimo libero dal mio troppo,dalla mia scelta e fatica di non compiacerti.
Sono la mia fatica.

 

di Alma - tutti i diritti riservati all'autore

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di Debora Pagano

QUANDO LA NOTTE SI FA GIORNO RACCOLGO I FIORI

 

 

È quel senso di leggerezza,

Ad occhi chiusi

Lo senti, accarezzato dalla sua brezza;

È l’infinita sosta della vita

L’universo intorno, tu, piccolo

Al centro, forte e senza fatica.

Ha il sapore del cibo desiderato

L’uomo povero nella mensa

L’effetto del boccone sul palato;

È l’energia

Che di colpo ti avvolge,

Quando sei afflitto;

Perché Dio, di te, non sempre si accorge.

Le mie giornate, a volte tristi

Altre pesanti

Desideri e sogni

Da ridicole morali infranti.

Io vivo per l’amore del creato,

Dal sasso in terra, al cielo stellato;

Arrivi tu, e mi porti a sconfinare,

Per mano e volando. Mi fai viaggiare.

Distese di vita.

Vetrine di ricordi.

Scaffali di umori.

E sapori che scordi.

Classisti bastardi

Con voi non ho nulla a che fare!

Menti ammaestrate

A loro dovete insegnare!

Ecco la tua luce, e la notte diventa giorno

Nel fresco mattino, profumo tutt’intorno

M’innondo del tuo odore

E dimentico il male che porto

Sei il fiore più colorato

Che tra milioni abbia mai scorto.

 

 

 

di  Daniele Marchioni - Tutti i diritti riservati all'autore - 

 

M usica infinita nei tuoi occhi
A rdi ora dentro di me
R iflesso di un'anima calda
C hiara melodia del cuore
O ra sei qui

M inuti ad attenderti
O re che sembrano volare
R egalate a me
G iorni vissuti in quel tempo
A v vertire le tue assenze ed essenze percepite
N el cuore

C elate da quella maschera
A pparentemente nascondi il tuo viso
S empre bello, sempre vero
T i sento ora
O cchi che hanno un senso anche di profilo
L anguidi sorrisi, melodie dell'altrove
D ialoghi immensi
I ntensita' dell'anima

 

 

di Francesca Mantini - Tutti i diritti riservati all'autore - 

POLTERGEIST 

 

Cammino nel ricordo del mio passato

Tra boschi e campi dovuti

Ora, un pensiero sospirato;

Seduto miro i tuoi profumi

E la mia vista si quieta

Al passar delle stagioni.

Nel duemila t’insegnano

Che bisogna lavorar duro

Io credo invece che basti star

Appoggiati contro un muro

Ad osservar piante

Le maggesi che cogli

Occhi al cielo mentre

Nella testa sfogli i ricordi

E tutto divaga

Pensiero che abbaglia

Nudo nella vita

Ed il mondo come vestaglia

Cammino…

Io sono l’alchimista

Colui che ti fa immaginare

Dalla tasca il ricordo

Che ti porta a viaggiare

Dalla natura sono ammaestrato

Nell’occhio lo spirito dilatato.

Non sono arrogante

Sto in ginocchio a pregare

Che tutto cambi

E l’uomo possa sconfinare.

Paradisi artificiali, hanno creato

Poiché dalla sua coscienza

È stato condannato.

Vita funesta, felicità indigesta

Linea costante, un mare in tempesta

Il nostro è uno scontro con la generazione

Fatta di tv e totale soggezione;

Io credo nell’Atman infinito

Mentre disteso nell’erba

Tocco il cielo con un dito.

 

 

                                                                                  di Daniele Marchioni - Tutti i diritti riservati all'autore - 

AL MIO MUSICO

 

Farai di me

una valente

suonatrice di parole,

sorreggendomi le scapole

sporgenti d'instabilità

ad ogni frastuono

d'ossimoro.

Io, per quanto son lieta,

non ho che lodi

per il tuo orecchio

maestro

e ad ogni sbadiglio

del giorno

vado spiegando

le vele delle rime

dal forte telaio

verso gli orizzonti

lontani

del tuo oceano

di suono.

 

 

 di Elisa Longo - tutti i diritti riservati all'autore -

 

 




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