Company Logo

Facebook Twitter Google+ YoTube Instagram 


UNA STORIA DI AMORE E VANITA’

 

GENERE: ONIRICO-GROTTESCO

 

Sedevano uno di fianco all’altro: Maximilien, Charlotte e Augustin. Avevano scalato la montagna per gustarsi la brezza notturna che si può godere dall’alto dell’universo. Sul loro ermo posticino si erano scelti proprio lo spiazzo dove gli Altri decoravano il cielo con bottoni d’oro intarsiati e zucchero filato. Si sapeva, era prossima la festa di primavera e tutti danzavano tra le avvizzite ombre delle eclissi.

Charlotte amava quella festa, poiché era l’unico momento della vita in cui poteva ricongiungersi con i suoi amati fratelli, che non ricambiavano quell’affetto troppo umorale. La loro indifferenza la induceva, infine, a lasciar stemperare il fuoco della passione in un consueto e scialbo legame familiare.

Augustin, il più vecchio dei tre, era diventato un abile farmacista e nel tempo libero non vi era alcuna passione al di fuori della cucina. Per estroso capriccio vestiva i panni di un cuoco provetto e tra fornelli e calderoni se la cavava egregiamente imbandendo i pranzi del Sabato, preferendo al ripetitivo lavoro del cerusico mescola intrugli, che infonde soddisfazione e piacere a venali ipocondriaci. Non certo le sue azioni erano mosse da buon cuore e neanche dall’empietà del portafogli.

Maximilen, invece, era avvocato. Uomo colto, ma di un temperamento volubile. Era anche il più casto tra i tre. Misurato fino all’ossessione, calcolatore estremo. Accorto pianificatore nella vita quotidiana così come nell’amministrare gli affetti. Era famoso, nella Capitale, per la smisurata passione per antiche e venerabili letture. Le male lingue e i detrattori, sostenevano che più era avvizzita le pelle di pecora dei volumi sfoglianti, maggiormente dentro i pantaloni scattavano sinistri e proibiti movimenti convulsivi.

Che dire di Charlotte, odiata da tutti per l’esuberante carattere? Amava la vita, il giorno, la gioia, le baldorie ed era ciò la rendeva odiosa agli occhi dei troppi benpensanti e male agenti, e non ultimi i suoi consanguinei. Aveva trovato, dopo essersi applicata agli studi in convento, un ottimo lavoro presso un altare di Venere: tra profumi, pizzi e sete, lenzuola immacolate, passava i giorni a scaldare l’anima e il corpo di coloro che sganciavano un cospicuo gruzzolo di palanche pur di “scaricare” i loro insoliti desideri. Ripagati nei loro sogni, facevano seguire maledizioni per la disperata gioventù di Charlotte, di cui non potevano privarsi.

Un momento! Perché i tre fratelli si erano incontrati proprio all’equinozio di primavera sulla cima  dell’ermo colle? Sicuramente madre Luna aveva in serbo dei piani per loro. Bisogna ammettere che l’incontro era alquanto atipico, poiché senza dirsi una parola si erano seduti l’uno accanto all’altro. Senza il preambolo di un saluto, senza convenevoli da parata ed omaggi cicisbei.

Prima del sorger della luna mancavano ancora ore, e non vi erano neanche pronti i preparativi della parata. Quando il muto satellite si levò lontano, tracciando le  vette dei monti di Marte, solo Charlotte si accorse dello straordinario fenomeno senza condividerlo in un primo momento con i suoi fratelli. La bellezza e luce l’avevano inebriata così tanto, ed i suoi occhi parevano persi nell’immensità.

Un cribbio nell’ingranaggio celeste. Un fallo nelle meccaniche dell’universo. La luna si fermò appesa al cielo, mostrando il suo gaudente sorriso. Illuminava loro tre intensamente, disegnando con gessetti gli arabeschi delle loro ombre. Charlotte, voltandosi verso Maximilen che aveva l’ossessivo sguardo puntato sulle pagine di un libro, disse:

- Fratello mio, furfante che siete! Ve ne state assorto nella lettura senza notare cotanto dono che Madama Luna ci elargisce con grazia somma. Orbene: sapete quanto vi amo, malgrado il miracolo, vi ostinate a leggere! E’ buona etichetta questa?

 Maximilen continuava nella sua lettura imperterrito, quasi come se il suono delle parole della sorella e la presenza di lei non fossero percepite da nessun indizio alla sua analitica mente. La verità era che Maximilien non stava leggendo. Quello che stava sfogliando era sì un libro, non era riempito da onde catramose, ma da vergineo vuoto.Maximilien lo rigirò tra le mani osservando la sorella come se scrutasse tra i veli dell’aria. Charlotte non si spiegava la reazione del fratello, quindi abdicò per attrarre l’attenzione di Augustin che era preso da un suo solito rituale: quello di mangiarsi le unghie.

– Oh, Maxim è trapassato tra quei malevoli fogli, ma tu, Agostino! Oh sì, tu mio Agostino! Tu sì che riesci a capire la meraviglia che stiamo guardando, non è vero?- Domandò la graziosa donzella.  Augustin si volse verso la sorella, ma come Maximilien, la reazione che ne scaturì fu fredda davanti al calore vitale espresso della mala femmina di contrada. La ragazza, per la sua innaturale chiarissima bellezza, non era abituata a farsi dire di no, specialmente da due uomini. Dunque, si alzò dallo sgabello e con tutta la forza che aveva nell’invidiabile formoso petto cominciò a gridare con una voce aspra:

- Ma insomma! Sangue del mio sangue, che peccato così grande io mai feci in questa brevissima vita? Vi mancai di rispetto, per caso? Dichiaratemi le vostre obiezioni ed io ritornerò con il veleno nel cuore al mio posto, ma per Dio, parlatemi!-

I due fratelli volsero lo sguardo su di lei. Quell’occhiata sermoneggiò pesante più di mille parole. Ella si sedette e dai suoi occhi spillarono le prime femminee lacrime. Fosse stata una fontana, sarebbe stata la più bella di tutte per come l’acqua scorreva lungo le gote.

Improvvisamente Augustin si alzò. La terra si scosse. Va detto che il più giovane dei fratelli era anche quello meno magro, ma allo stesso tempo quello a cui non mancava mai la fame. Poteva vantare una  pancia ballonzolante, che tanto erano di moda tra i dotti. Vantava un olfatto incredibile e questo per natura, tanto che il suo naso aveva assunto la forma di un tartufo.  

– Cos’è quest’olezzo prelibato? E’ odor di funghi, miei cari fratelli! Riuscite ad avvertirlo trasportato dall’aria? Oh, grazie Madre Luna per questa festa di Primavera che tutte le piante fa sbocciare in omaggio dell’amore! Grazie da parte mia e dalla mia pancia, ed anche per i miei cari fratelli!- Charlotte e Maximilien lo fissarono, ma senza proferir parola. – Cosa c’è di più soave dell’odore dei funghi? Niente, ecco! Ma voi, carissimi, come mai quell’aria torva?- interrogò Augustin i suoi fratelli senza ottener risposta alcuna. – Oh, potrei enunciarvi centinaia di farmaci e ricette a base di funghi, alcuni dei quali potrebbero solo farvi…per diamine! Ma, ditemi, cosa vi impedisce di parlarmi? Uno strano morbo? Orsù!-.  I due fratelli non si mossero, trovarono molto più conveniente piangersi addosso e leggere delle pagine bianche. – Miei cari, vi saluto, ora mi chinerò sull’erba ad annusare e scovare i funghi perché si sa…io sono un ottimo intenditore e non avete idea di quanti soldi farò!-  Così si abbassò e cominciò ad ispezionare tra erba e cespugli. Ma, proprio mentre il grassotto Augustin dava seguito alla sua ardua impresa, Maximilien si alzò in piedi, si schiarì la voce e proclamò:

– “In questa festa gentile regna l’accordo perfetto. Non si può comporre un serto meglio di così, non si può scegliere con maggior acribia tra i fiori? Io accuso solo il destino di non avermi messo al posto giusto, mentre la rosa è alla mano pronta nell’aculeo spinoso. Nostro è il tempo con l’attimo che va e nostro lo smarrirsi per le balze del Parnaso”. Che maestro di retorica costui! – disse spostando per un attimo lo sguardo dalle pagine, ed assunse una posizione quasi profetica –Oh,  Gaudenti fratelli, non sono forse i più bei versi mai composti?- disse interrompendo il furore della sua lode – Non sono così colmi di austera felicità che sembrano scritti da un essere superiore?-  Aggiunse, ma senza ottener risposta. Maximilien  nascondeva un animo ferino sotto l’aspetto mite e colto. Puntò i suoi compagni di culla prima di sbottare.

- Ma insomma, voi siate anime arpie, dato  che non riuscite a cogliere questo generoso dono! Perché? Perché sono io l’unico della famiglia che riesce a cogliere la bellezza anche nell’inchiostro di seppia? Maledetti siate voi ed il seno di nostra madre, che ha donato la sensibilità solo alla mia autorevole persona! – Le sue parole, che avrebbero smussato anche l’animo più duro, suonavano ridondanti e senza un minimo appiglio di interesse. Charlotte continuava a macchiare la sua succinta gonna, mentre il farmacista era alla ricerca di qualche pregevole porcino. Proprio mentre il più colto dei fratelli si assise cupo e silenzioso sulla sedia, ecco il buon Augustin che prende ad urlare ai quattro venti:

– Cos’è questa fortuna, pia luna? – Mostrò in segno di vittoria un fungo ai suoi fratelli. Questi neanche una reazione. –Ma a che gioco voi state giocando? Non mi diverte! Ora sì che vi farò vedere un bel gioco, – si fece cadere giù dalle ginocchia le brache prendendo ad estrarre dalle mutande delle tavolette di cioccolato, forse quello più pregiato in circolazione. – Sentite l’inebriante odore, mie cari? A me, riempie il cuore con amore assurdo, sapete?- E ne produsse assai di tavolette, sapete? Una più fondente dell’altra.

Molte ombre erano nascoste tra gli alberi, a mirare tra di essi come al grassotto di contrada si fosse trasformata in un albero della cuccagna di prelibatezze. –Ignorate anche il buon gusto del cioccolato? Ahaha! Al diavolo gli Dei che oggi mi etichetteranno come peccatore di “cattivo” gusto, questa volta vi mostrerò io come la gola infiamma questa festa! – E si mise a mangiare il cioccolato.  Sembrava un mostro assetato di sangue quanto rigurgitava in quantità industriali quel prelibato connubio di sapore e profumo che era quel cioccolato di prima qualità – Fiero e buono è colui che mangia, colui al quale mostra le sue ricchezze, non trovate?- E ancora, chino su se stesso mangiava lordandosi bocca e dita, ma tanta era la voglia di attirare l’attenzione dei fratelli che era disposto ad ingozzarsi fino a superare la sazietà. Per loro il problema del cibo era secondario. Non li preoccupava quanto fosse buono quell’amarissimo oro color marrone. Il loro ego era troppo preminente. Imperterrito, quasi con gusto, Augustin continuò ad ingozzarsi – Al diavolo le malattie di questo mondo, nessuno potrà mai privarmi del piacere. Ma il mio cioccolato è solo il secondo dei miei piaceri. Il primo, è quello di godermi la vita senza voi due, che siete torvi su voi stessi!-. Mentre le gocce di cioccolato cadevano su tutta la terra, e mentre Augustin ancora con le braghe calate cercava qualche cioccolatino e cremino in più, sua sorella Charlotte cacciò un urlo dalle labbra morbide. Il suo pianto si era trasformato. Non era più un lento sonno, ma un vagito sgozzato, un orribile taglio che lacerava la sua dignità. – Per i numi! Anche i miei fratelli dovrebbero aver l’obbligo morale di cadere ai miei piedi! Non trovi, madre Luna? Tu che oggi ci hai donato lo spettacolo più bello tra mille orizzonti guarda l’indifferenza ed il vuoto che attorno a noi impera! - Disse sprezzante e disgustata Charlotte. Si alzò – Maledetta sii tu Luna, che tutti voi onorate come la madre delle moltitudini. Quella che ci ama e protegge. La matrigna di tutti gli uomini sono io, che credete? – Con un solo gesto si spogliò della sua pregiata veste. Le sue forme erano illuminate dalla luna, ed erano tanto avvenenti che la sua ombra corse via tra i boschi. Amava il suo giardino, si sapeva. Non disdegnava curarlo con le cure più amorevoli, il piccolo tesoro, quello che tutti i suoi amanti avevano pensato bene di far prolificare. Danzò per il giardino, come una leggera brezza. Il suo corpo era statuario, sembrava come un paesaggio naturale in cui vi erano descritti montagne, colline, laghi di color verde, grotte buie che nascondevano avventure e campi di grano maturo. Chissà quanti contadini avrebbero voluto arare e modellarne quelle messi. Si avvicinò a Maximilien. Gli prese la mano. Era il momento di cogliere i frutti del mestiere. Charlotte contrasse il volto mentre Maximilien si mantenne completamente impassibile. La giovane donna si accasò sulle gambe del fratello. Su quel leggiadro paesaggio cominciò a scatenarsi un vento impetuoso, un vento che cantava una torva passione. Ma il contatto con il fratello era abrasivo come la carta vetrata. La distanza tra i due mondi era fin troppo. Fu in quel momento che Charlotte posò le sue rosee ali su quelle del fratello, ed in quel momento l’attenzione era tutta sua. In cuor suo, con la sua civetteria, ci era riuscita. Ma non era contenta. Alzò Maximilien, e lo tenne per mano avvicinandosi ad Augustin. E baciò anche l’altro fratello, che in quel momento se un cioccolataio l’avesse visto non si sarebbe sicuramente scoraggiato nel metterlo in vetrina con il prezzo più costoso. Charlotte era riuscita. E incominciarono in quel momento atti di profusione e di passione che poche volte se ne vedono per questa landa. La morbidezza aveva vinto sull’indifferenza, ed in cuor suo Charlotte lo sapeva che il suo gesto da agnello sacrificaleper la vescovile morale l’avrebbe fatta vincere. E le onde di tre mondi si incontravano, tutto mentre la luna illuminava la scena. Il tatto era la cosa più dolce di questo mondo, il baciare e calpestare una terra amica.

Passarono gli zefiri dei minuti e tutto questo scempio finì. I due fratelli si rialzarono. Charlotte era fiera di sè. Era rimasta seduta per terra come una regina che aveva appena ricevuto le (false) onorificenza da lontani ed esotici ambasciatori.  –Sia benedetta questa santa Luna, fratelli cari!- Disse. Per sua sorpresa (neanche tanta), Maximilien si risedette mentre Augustin ritornò ad ispezionare ancora il terreno sabbioso alla ricerca di qualche cioccolatino. –Amori miei! Ma perché tutto questo?- domandò prima di mettersi a piangere. – Non avete sentito la mia presenza? Perché mi allontanate nuovamente? – la ragazza cominciò ad arare le sue terre, che andando avanti diventavano più aride come quella di una vecchia. Il suo corpo non era più una festa, benché il tappeto si fosse macchiato sia di vino che di liquore. Fu in quel momento che Maximilien ebbe un sussulto. Si alzò dalla sedia, come in oscura catalessi. - E’ tardi miei fratelli, è ora che io vada…grazie per la vostra compag….- ma proprio alla fin del verso, si accorse di quanto gli accadeva attorno: il fratello aveva ripreso ad ingozzarsi di cioccolato, mentre la sua amata Charlotte continua ad auto depredarsi. Maximilian, stranamente, non era colpito di tutto ciò, anzi. Il suo cuore era freddo come sempre. Non se ne andò. Si sedette, e riprese a sfogliare il libro. E fu proprio in quel momento, che la luce della luna tramontò. Tutto cadde nell’ombra. La festa che era appena iniziata, era già finita. Gli altri si allontanarono, e tornarono nelle loro case poste alle pendici della collina, ubriachi dalle corse dei tritoni e zelanti per l’attesa di una nuova primavera. E colmo di attesa era anche il cuore dei tre fratelli, che avrebbero aspettato la luna proprio lì come delle statue senza ombra.  

 

 

di  CarloHunt aka Carlo Caccia

Estranea

Mentre ti guardo sono da qualche altra parte.

Ripercorro nella mente tutto quello che ho fatto in questi anni.
Nemmeno me ne accorgo ma sto piangendo. Già le lacrime mi hanno rigato il viso quando ne sento una gocciolina salata sulle labbra. Mi smuovo subito. Avvicino la mano destra ad un occhio ed è vero: sto piangendo. Tu sei ancora davanti a me, e suoni. Ma non so cosa.

 

Speravo di riuscire a dormire questa notte e invece mi ritrovo alle 2 e 30 a scrivere, di te soprattutto.

Purtroppo non potrai mai leggere tutte le cose che ho scritto su di te. Mi emoziono ancora se le leggo!

In questo periodo a causa tua mi ritrovo a dividere la mia vita a metà, diciamo due mondi.

Il primo è la realtà e il secondo un mondo di ricordi e di pensieri, dei quali riguardi anche tu.

Quel giorno ho aspettato tanto il tuo arrivo e finalmente, anche se in ritardo, sei arrivato. Purtroppo nemmeno uno sguardo o un saluto, ma io ero contenta comunque.

I Still Love You
Bluvertigo
Acidi E Basi - 1995
(Marco Morgan Castoldi) 

Ho capito di essere pronto ad affrontare una ragazza quando la mia invidia nei confronti di altri diventava ormai una cosa insopportabile. La mia incapacità nei rapporti umani nel periodo adolescenziale era risaputa e particolare, per la sua immensità. Ho passato le scuole medie mettendo i vestiti di mio fratello, di 8 anni più grande: è il destino di ogni fratello minore. 




Tutti i diritti sono riservati - © 2010-2013 InArteMorgan.it - Copyright. - Contattaci.