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Non so in quanti possano vantare la cultura musicale e la padronanza di linguaggio che possiede Morgan. Magari ce l’hanno in molti e semplicemente non sono così egocentrici ed interessati a sfoggiarla in pubblico, a farne quasi un fatto di principio.
Per parlare del nuovo disco del cantante dei Bluvertigo, bisognerebbe forse partire da un presupposto: la musica leggera italiana degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta è patrimonio culturale, è fonte di ispirazione per la maggior parte dei giovani cantanti-cantautori che fanno i primi passi nel mondo musicale in questi anni, e dovrebbe essere “normale” conoscerla (Parere solo personale? Spero di no).
Morgan lo sa, e ne parla. Lo dice, lo canta, lo scrive, lo suona. E’ questo, anche, che fa di “Italian Songbook vol.1” un bel disco che vale la pena ascoltare, coccolare e studiare. L’avrebbero potuto fare in molti, ma l’ha fatto lui. Lui che fa il giurato in un talent show televisivo, lui che attira anche il gossip.
Poi lo senti cantare “Il mio mondo” di Umberto Bindi (con alcune aperture forse troppo accentuate, ma che sono poi le stesse che ti fanno amare questa versione) o “Lontano dagli occhi” di Sergio Endrigo (voce in primo piano, travolgente) e se sei un ascoltatore curioso, ti dimentichi di tutto ciò che è Morgan personaggio, e rimani fermo a sentire.
Rimani a sentire che forse serve davvero che qualcuno si faccia portavoce di questi splendidi brani, di questi autori che sapevano scrivere d’amore e nient’altro, per lo più sconosciuti ai giovani d’oggi.
E va bene anche che dei cinque brani italiani di questo primo volume, ce ne siano di inflazionati come “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli o “Resta cu’mme” di Domenico Modugno tradotta da Morgan dal napoletano all’italiano (“Resta con me”) dandone una bellissima e raffinata interpretazione. Tra le tredici canzoni in totale (cinque sono la versione in inglese originale dei brani in italiano, ad eccezion fatta di “Qualcuno tornerà” di Piero Ciampi, tradotta in inglese – letteralmente – da Morgan in “That someone”), c’è anche spazio per una ritrovata “Back home someday”, brano originale in inglese cantato da Sergio Endrigo per la colonna sonora di un film western italiano di fine anni Sessanta.
L’approccio da interprete, l’attenzione per ogni dettaglio - anche se in questo album non ha messo mano ad arrangiamenti e strumenti, ma solo voce al microfono - fanno di Morgan un artista capace che può davvero portare alla riscoperta di una cultura musicale d’altri tempi. Non è detto che sia il più bravo in assoluto, o che sia un genio indiscusso, semplicemente è il solo a farlo, e ci riesce più che bene. E poi l’ha detto anche lui: “non faccio parte della storia della musica italiana… non ancora”. Proprio così, non ancora, ma anche secondo me, prima o poi…

(Daniela Calvi)

TRACKLIST:

“Back home someday”
“Il mio mondo”
“Resta con me”
“Lontano dagli occhi”
“Il cielo in una stanza”
Invenzione per ochestra d'archi
“Qualcuno tornerà”
“You are my world”
“Stay here with me”
“If ever you are lonely”
“This world we love in”
Invenzione per orchestra d'archi
“That someone”

Fonte

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Effetto Note – di Mario Luzzato Fegiz

GENIO O BLUFF? Morgan abbandona il ruolo di istrione televisivo e prosegue il viaggio musicale nel grande repertorio italiano iniziato nel 2009 pubblicando ltalian Songbook Vol. 2 (è prevista una trilogia). A prima vista è un percorso culturalmente ammirevole, un lavoro di ricerca e di approfondimento di tutto rispetto. Nel tentativo di dare nuova vita a brani di Tenco, Gaber, Endrigo e Modugno, Morgan conferma il suo temperamento stravagante con arrangiamenti eclettici. Gusto rétro, modernità e un pizzico di presunzione coesistono in Donna bella non mi va (allegra, frivola e spensierata) e lo che non vivo senza te (scelta come colonna sonora del film di Lucini e Brizzi Oggi sposi e, nella versione inglese, entrata nel repertorio di artisti come Elvis Presley e Dustin Springfield). Parla più piano di Nino Rota – dal film Il padrino - è davvero suggestiva. Un disco insolito, forse non indispensabile, consigliato a tutti coloro che non si accontentano di una rilettura superficiale del repertorio degli anni 50 e 60. Morgan è in grado di mescolare le carte e modernizzare un mondo musicale del passato rendendolo attuale.

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Fonte: "Sette" n.5 del 2 febbraio 2012 – settimanale del "Corriere della sera"

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Morgan - Italian Songbook Vol.2 (2012)

 

Dal 24 gennaio 2012 è disponibile nei negozi di dischi "Italian Songbook Vol.2" il nuovo album di Morgan.

In questo secondo volume, che sussegue il progetto iniziato nel 2009 con "Italian Songbook Vol.1", Morgan omaggia Domenico Modugno, Piero Ciampi, Pino Donaggio, I Gufi, Roberto De Simone, Charles Aznavour, Rodolfo De Angelis, Sergio Endrigo, Luigi Tenco e Giorgio Gaber, reinterpretando alcune delle loro canzoni attraverso una rivisitazione nuova e personale dell’artista.
L'album contiene inoltre due brani inediti di Morgan.

 

Italian Songbook Vol.2 su iTunes Disponibile anche su iTunes

 

Dal 31 gennaio 2012 è disponibile il cofanetto  "Italian Songbook Vol.1 & Vol.2" contenente due bonus tracks.

  

Tracklist:

1] Desolazione (inedito)

2] Marianne (cover di Sergio Endrigo)

3] Si può morire (feat. Cluster) (cover de I Gufi)

4] Io che non vivo (english version) (cover di Pino Donaggio)

5] Hobby (cover di Luigi Tenco)

6] Il gioco del cavallo a dondolo (cover di Roberto De Simone)

7] Abbracciami (cover di Charles Aznavour)

8] Donna bella non mi va (cover di Rodolfo De Angelis)

9] Speak Softy Love (cover di Larry Kusic e Nino Rota dalla colonna sonora de Il Padrino)

10] Sole malato (cover di Domenico Modugno)

11] Una nuova canzone (inedito)

12] Non insegnate ai bambini (cover di Giorgio Gaber)

13] Io che non vivo (cover di Pino Donaggio)

14] Sole malato (english version) (traduzione del brano di Domenico Modugno)

15] Parla più piano (musica di Nino Rota, testo italiano di Gianni Boncompagni)

Bonus Tracks (solo nell'Edizione Speciale: confanetto con Vol.1 e Vol.2):

16] Il denaro (cover di Piero Ciampi)

17] La sera (Symphonic Instrumental) (inedito)

  


Vedi anche:

- Recensione: "La ricerca di Morgan" di Mario Luzzato Fegiz

 

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Morgan
Da A ad A
di Disorder - 8/10

In una giornata d'estate esce in silenzio il nuovo lavoro solista di Marco Castoldi, in arte Morgan.

Il solo fatto che passi inosservato al pubblico e ai canali ai quali eravamo abituati ad associare il personaggio (ex ed ora di nuovo Bluvertigo) incuriosisce non poco e a volte c'è proprio da dare più peso alle cose che passano sotto silenzio piuttosto che il contrario.

Da A ad A” è l'opera che dà senso a quello stile cantautorale che ha deciso di intraprendere Morgan, allontanandosi comunque dalle soluzioni tipiche di quegli autori che hanno segnato la musica in Italia del genere.

Questo lavoro parrebbe proprio un alambicco in cui le note sono ben aggiunte, filtrate e calibrate al fine di ottenere la forma delle canzone perfetta degna degli insegnamenti appresi in conservatorio, quasi una prova da manuale degli studi tecnici di musica mischiati ad un talento che può anche non piacere.

Il lavoro appare terapeutico: lega infatti tutte le “A” del Morgan privato, dalle più banali ai suoi affetti più cari (Asia Argento e Anna-Lou, rispettivamente ex compagna e figlia), mentre un asterisco ci riporta alla prosecuzione del titolo, “teoria delle catastrofi” e tanto si potrebbe supporre: detto ciò invece il leit motiv non suona catastrofico, quanto invece come una dedica costante all'amore e a sé stesso.

In canzoni come Amore assurdo e nella title track le orchestrazioni sono intrise di ottoni e fiati che si inseguono in un ideale spirale crescente dove la colonna portante è un basso timido e dolcemente sommesso. Animali familiari, filastrocca canzonata a mo' di chanson parisienne e U-blu si incontrano subito dopo: due entertainments simpatici, veri e propri balocchi per la piccola Anna Lou che vocalmente partecipa nel secondo brano.

Oltre gli episodi teneri che possono lasciare interdetto qualche ascoltatore, Demoni nella notte e La verità, a guizzi jazz la prima e dall'andamento molto tangheggiante la seconda, rievocano ballate all'inferno dall'intento benevolo; l'unica canzone di stampo prettamente pop è il primo singolo estratto, Tra 5 minuti che con La cosa richiama il sound tipico di Zero (ultimo album dei Bluvertigo).

Una storia d'amore e di vanità rende i toni del disco più soffusi, nella composizione che sembra quasi idealmente prodotta per una colonna sonora alla love story; chitarra e violini a far da albero maestro. Liebestod, si propone come una traccia particolare e degna di nota, che rievoca nel sound il Bowie di Low (cantata assieme ad Asia Argento).

A chiusura dell'album ecco affiorare la spiazzante Contro me stesso dagli accenni sperimentali che proseguono su linee di chitarra acustica e procede in modo disomogeneo con pianoforti, violini, sintetizzatori e una sezione di fiati totalmente distorti.

Il disco è il più interessante e maturo poiché riesce nel mestiere preferito di Morgan: interpretarsi e comunicare più sensi interiori attraverso la musica: con questo lavoro colpisce perfettamente nel segno ma un appunto bisogna farlo a quest'uomo, sottolineando che atteggiarsi a Vate nel 2000 è controproducente, sopratutto quando lo si fa tra le masse.

Fonte: storiadellamusica.it

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MorganMorgan l'equilibrista musicale. Colui che ricerca sempre il punto d’incontro tra la musica colta con quella commerciale, spaziando dal classicismo più puro sino a toccare i sound più di avanguardia legati a testi mai banali ma molto intimisti. Già, l’intimismo che il Maestro Marco Castoldi rilascia nella sua letteratura racchiusa in “Da A ad A (teoria delle catastrofi)” (Sony Bmg) suo ultimo album, è al limite dell’eccelso:

“ Per strade secondarie e tortuose sfreccia la mia mania di evasione non prima di aver messo in discussione il senso generale delle cose….. Da A ad A sono costretto a oscillare, da A ad A bisogna ripartire, Per strade secondarie e tortuose. E scopro che la fine ha sempre inizio dal luogo lampeggiante di un conflitto nel quale il vincitore e lo sconfitto si scambiano di norma vizio e sfizio…”.

Il brano, che da il titolo all’album, è la cronaca della sua vita visto che A sta per Asia Argento ( sua ex moglie) e A per Anna ( sua figlia) ma è anche l’esempio tipico di come Morgan abbia acquisito negli anni una raggiunta maturità di sperimentatore musicale. Sentire ad un certo punto come le atmosfere si intrecciano nelle più diverse sonorità, con le guitar che disegnano arpeggi eleganti in stile wester per arrivare ai fiati che ricordano molto da vicino l’Atom Heart Mother dei Pink Floyd. Morgan, e lo sappiamo da anni, è un genio. Ha una genialità fuori dal comune nel panorama italico, già intravisto con i suoi Bluvertigo. In “Amore Assurdo” la ritmica impostata dal nostro risente positivamente del miglior Battiato. D’altronde è lo stesso Franco a mixare la canzone con quel tocco di classicismo moderno che gli riconosciamo. Qui la poesia si erge nella sua eleganza più limpida ma anche più vicina all’anima dell’autore:

“…era una notte golosa di musa, una candela devo aver accesa nell’illusione di rimaterializzare il nostro disordine speciale di abbigliamenti sbagliati casuali, odori eterosessuali, una vasca da bagno io noi immersi nel vino rosso, brindare. Assurdo cosa accade una volta uscito da quella stanza, Trasformazione radicale di tutto il mio universo….”.

MorganE' talmente alta la capacità letteraria di Morgan che riesce anche nell’intento di materializzare nel suo album con un tocco di ironia i Musicanti di Brema insieme a Elephant Man, l’ippogrifo, l’unicorno e tanti altri animali in “Animali Familiari”, un blues molto toccante. Ma il “nostro” non dimentica anche il suo amore per il rock ne è l’esempio il ficcante inizio di “Tra 5 Min.” Un elettrico pop rock trascinante che sarà molto travolgente nelle esibizioni live. Il decadentismo notturno prende forma quando Morgan inizia a cantare “Demoni della Notte”. Le musicalità sono influenzate dalla sua passione per Bowie. Le tristezze della notte pervadono l’atmosfera tanto che Marco scrive e canta:

… Come un tempo io riparlerò a mia madre, lei non sa capire la malinconia. Fingo il distacco del passato e ne sono invece incatenato…”.

Uno dei brani più belli di sempre scritti da Morgan , capace di raggiungere l’intimo più segreto dell’anima è racchiuso in “Una Storia d’Amore e di Vanità”. Qui il Maestro Castoldi fa vedere tutta la sua capacità letteraria. Il testo e a dir poco magnifico, parole d’amore, quasi una fiaba . Ce da ringraziare Marco per la musicalità che accompagna questo brano dolcissimo, grazie anche ad un ospite d’eccezione come Cecilia Chailly all’arpa:

“Eco, la ninfa più bella del bosco andava a spesso tra gli dei a raccontare storie. Un giorno parlando di se cominciò: Ora voglio cantare di una storia d’Amore e di Vanità: Li si assomiglia io amo lei, lei ama solo se stessa. …E dal pianto la voce nel bosco svanisce e si trasforma in sasso che muto non tace il sospiro dovuto a chi, come te cosi tanto si piace..”.

MorganQuesto è un brano che affascinerà chi lo ascolterà portandolo direttamente nella fiaba dell’amore. Proprio per non smentire la sua poliedricità musicale Morgan ci riserva un tango delicatissimo in “La Verità”. L’amore per i Beatles non può essere nascosto a lungo quando arrivano le prime note di “U-Blue”, con in più la sorpresa di una vocina femminile che canta insieme a Morgan ovvero sua figlia Anna Lou Castaldi. Un brano divertente quasi un ritornello unico, un gioco al canto con la sua bimba. Il “Maestro” poi ritorna a sperimentare tra pop rock e cantastorie con “La Cosa”, brano difficile al primo ascolto ma molto intrigante a livello sonoro. “Da A ad A” lo dicevamo prima è la visione musicale di Morgan tra i suoi due amori femminili, Anna e Asia. Ed ecco che dopo aver cantato con sua figlia Marco si mette a duettare con Asia Argento in “Liebestod” (primo e ultimo accordo dell’opera Tristano e Isotta di Richard Wagner). Un brano maestoso nel suo classicheggiante pop moderno, interamente cantato in inglese e scritto da entrambi. Superbo! Ultima canzone di questo album davvero prezioso è “Contro Me Stesso”, un brano pieno di riflessioni legato ai ricordi di giorni passati:

.. non ho giorni da dimenticare, fotografie nascoste o ambizioni di perfezioni, io non simulo il mio progresso perché sono contro me stesso”.

Il brano si chiude con un lamento africano di Badara Sek da pelle d’oca. Un album che tocca sino ad oggi la massima espressione artistica di Morgan. Ma conoscendolo in prima persona, dai tempi dei Bluvertigo, posso tranquillamente dire che nel prossimo futuro il Maestro Claudio Castoldi regalerà ancora pagine stupende di musica. “Da A ad A” è un’ album già storico.

di Gino Steiner Strippoli


Fonte: traspi.net

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Morgan
Canzoni Dell'Appartamento
di Alessandro Grassi - 7/10

Somme di quattro pareti, vedute quadrangolari, curiosità che emergono silenti aldilà di una coltre di certezze, spiare per vedere la vita e poi ritornare a riflettere sulla propria, rifugiarsi nella propria arte fatta di paura ed urgenza di comunicazione (innanzitutto verso se stessi, o perlomeno con la propria parte più recondita) e vedere l’evoluzione dell’ego pensiero momentaneo che prende forma, osservare l’iter della creazione che prende consistenza e si concede al vivere.

L’appartamento come sintesi”, forza e ritrovo dell’accumularsi di svariati pieni e vuoti, recipiente necessario e vivo per materializzare quello che si è, che si è stati, e per illudersi su quello che si sarà, col tempo e nel tempo… Quattro anni fa usciva “Zero”, la magnifica chiusura della trilogia chimica dei Bluvertigo, poi una lunga stasi, che è coincisa con il portare avanti i progetti dei singoli: Andy alla pittura e quant’altro e Morgan alla scrittura, alla vita privata e alla progenie. In mezzo a tutto questo, forse, un desiderio di procreare un qualcosa di completamente personale, al di fuori delle interrelazioni e delle conseguenze più o meno piacevoli di queste.

E nell’arco di due anni (periodo di vita e condivisione con/nell’appartamento) è sbocciata e si è alienata dall’idea per divenire reale, questa raccolta di canzoni, pensata, forgiata e scaturita dall’insieme di elementi che hanno caratterizzato il viversi in questo “contenitore”. Canzoni dell’appartamento, quindi. Niente da spartire con il proprio passato “illustre” (i Bluvertigo s’intende…), forse qualche brandello di ascolto frequente che si materializza sotto forma di cover o rilettura (si veda “Non Arrossire” e “Se”), ed un mare di atmosfere da descrivere e da sottolineare. Nuove, perlopiù.

Presenze, personaggi, co-protagonisti, e animazione dell’oggettistica, gli argomenti di cui questo disco si nutre e di cui parla, tutti affrontati con la rigorosa intelligenza retorica che già conosciamo in Morgan, ma che risulta addolcita dal freddo razionalismo sentenziante di un tempo e che si rifugia nel ragionamento “dal dentro” l’emozione calda, viva, traspirante e respirante.

E allora il tutto diventa, un lento serpeggiare in mezzo a sensazioni leggiadre e tangibili, pregne di sostanza e di ricordi attaccati a quelle musiche tanto soavi quanto piene di archi, piani e flessuosi bassi. Un inaspettato salto dentro una certa canzone all’Italiana di derivazione anni ‘50/’60, che mantiene il fascino dell’esposizione sonora, arricchendola di quiete (o dubbiosità) comunicante.

Aria”, sottintende l’amore vissuto e vivente, rosso e multiforme, dove il piano diventa organo lieve di un sussurrare di parole lineari e limpide, sincere. “Crash”, si vede investita di una costanza da “dichiarazione di intenti”, mosse effettuate ed il presente fatto di coerenza, un candido fluttuare di grooves delicati. “Altrove” (primo singolo estratto), gioca la carta del “lasciarsi trasportare” senza dar peso al dove si andrà, con la presuntuosa pazzia/sicurezza di giovarne quanto basta.

The Baby”, una dedica, un’immedesimarsi, un ritornare e capire meglio quello che si è stati da birbanti bambini, tutto vissuto in chiave Beatlesiana (o meglio assonante con Paul McCartney). “(Evaporazione)”, coda strumentale del motivo principale di “Aria”, che conduce al primo stacco stilistico vero e proprio, quella “Non Arrossire” di Gaber-iana memoria, qui rinvigorita in maniera sognante, barocca, quasi con la supervisione onirica di Mina

Si prosegue con “Me” (uno degli apici del disco), dove il protagonista rimane il pianoforte e l’intelligente verve esponente. “Se (If)” è l’adattamento di un vecchio brano dei Pink Floyd, che nelle mani di Morgan diventa una concessione alla libertà di azione (buona ma nulla di che). “Italian Violence”, si presenta come un ibrido di cantato in Italiano ed Inglese, dove si espongono i cari vecchi odiati/amati stereotipi Italiani, mischiandoli con le proprie attitudini quotidiane, un brano buono dove ai toni lenti si miscela un ottimo arrangiamento d’archi ed il solito piano descrivente. La seconda sorpresa, quasi fuori contesto, viene concessa dalla sferzata energica e ritmica di “Heaven In My Cocktail”, dove la “velata” spensieratezza si dipana su un mantello di disco-funk tipicamente anni ’70; più che un tributo, un’intransigente e divertente episodio (magari una futura via per accedere al Bluvertigo creare?). Chiudono questo viaggio nella fotografia del contesto emozionale-razionale dell’appartamento, “Le Ragioni Delle Piogge” e “Canzone Per Natale”; la prima, delicata e riflettente, una perla di un dispiegarsi di ricordi e cumuli di pensieri, la seconda, un tenero elogio al Natale (terzo episodio completamente fuori dal tempo…).

Di per se, questo album è quanto di più fresco ed originale potesse capitare al panorama pop Italiano, gioca in terreni che fanno parte della cultura della nostra canzone nazionalpopolare ma che vengono rivisitati con una lucidità alchemica degna di un innovatore/cospiratore. Quindi un disco che sicuramente si lascia apprezzare nella sua quasi totalità, riuscendo a convincere per contenuti e corsi sonori intrapresi. Dall’altra parte va evidenziato che la ricerca melodica effettuata paga dazio (in qualche episodio) al passato più di quanto sia necessario, ma senza per questo che ne venga intaccata l’ottima qualità. …E non è neanche da escludere che fosse una componente prevista e anticipata da Morgan stesso…

Insomma non un tributo generico all’Italianità, più che altro un rincorrere il modo di esporre un decorso di emozioni vissute, in maniera diretta e senza costrizioni di forma o sostanza. Pillole di vita a narrarsi.

Recensione originalmente pubblicata e gentilmente concessa dalla defunta webzine www.idbox.it


Fonte: storiadellamusica.it

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