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Morgan

Ho iniziato a guardare l’edizione italiana di X Factor un paio d’anni fa insieme alla mia fidanzata quando tornati a casa dal lavoro ci rilassavamo sul divano a guardare la TV.

 

All’inizio provavo un totale disinteresse per questo talent, fino a quando, l’anno scorso, mi resi conto che uno dei giudici prendeva il suo lavoro molto seriamente.

 

Per la primissima volta nella mia vita di telespettatore, stavo assistendo a qualcosa di interessante che non mi coinvolgeva soltanto in quanto spettatore ma anche come essere umano.

 

Marco Castoldi in arte Morgan è un cantante, cantautore, compositore e arrangiatore la cui band i Bluvertigo, era famosa negli anni 90.

 

Iconograficamente il fascino di Morgan è associato alla figura del “poète maudit” che, nella scena gerontocratica italiana non è prevista.

Sia lui che la sua ex compagna Asia Argento sono più associabili con un contesto musicale British o Americano in cui gli artisti che combattono con i propri demoni non soltanto sono tollerati ma addirittura ricercati, accolti e celebrati.

 

Ma il contributo di Morgan a X Factor non si limita alle stranezze da musicista underground e nemmeno alle atmosfere grunge tipo My Own Private Idaho. La questione è molto più complessa.

In verità ciò che mi ha più colpito del suo lavoro di giudice sono stati la cura e la complessità nella gestione dei talenti, lavoro che può essere sintetizzato in una sola parola: psicodramma. O, per essere più precisi: κάθαρσις (Catharsis).

 

La principale virtù di Morgan consiste nella capacità di individuare immediatamente le principali debolezze psicologiche dei suoi ragazzi e, come solo i veri mentori sanno fare, li conduce ad affrontare il loro peggior nemico possibile: se stessi.

 

Poi come in uno spettacolo di magia, Morgan è capace di sublimare quel conflitto in un vero piacere estetico, mentre la vittima (il povero concorrente) subisce una trasformazione psicologica che va oltre la mera iniziazione al mondo della musica. I cantanti iniziano un vero e proprio viaggio alla scoperta di se stessi, alla fine del quale niente sarà come prima.

Mentre tutto questo accade, lo spettatore ha la grande opportunità di ascoltare ottima musica, non tanto per la bellezza del suo immenso repertorio e

nemmeno per la sua conoscenza enciclopedica della materia (non nel senso inteso da Jean Paul Sartre e nemmeno di Wikipedia), e nemmeno per il suo fascino intellettuale ottocentesco, ma semplicemente perché la sua playlist è sempre personalizzata sulla base del profilo psicologico dell’interprete con cui sta lavorando.

 

Ai suoi concorrenti viene sempre assegnata la canzone perfetta in rapporto alla loro storia personale, la loro forza interiore e i loro bisogni inconsci. Come un vero sarto, Morgan riesce a confezionare intorno al suo cliente del momento un vero e proprio abito musicale su misura. 

 

In pratica è un “sarto della musica” che personalizza la produzione di un pezzo sulla base della storia psicologica e della personalità del concorrente che dovrà interpretarla.

 

In termini di professionalità e passione, mi ricorda uno dei più grandi produttori dei nostri tempi: Andre Romelle Young, un uomo che parte sempre dal campione umano che ha di fronte a sé per poi plasmarlo come farebbe uno scultore rinascimentale ispirato dal divino.
In pratica lo spettatore è accompagnato per mano in un viaggio psico-mitologico che è in realtà un vero psicodramma e non più un semplice talent show.

 

Per fare un esempio, la scorsa settimana al suo concorrente Andrea, Morgan ha assegnato la canzone “Digging in the dirt” di Peter Gabriel. Il motivo di questa assegnazione risiedeva nel fatto che secondo Morgan Andrea non ha indagato dentro se stesso abbastanza in profondità e quindi non conosce il suo potenziale nascosto.

 

In pratica il motivo dell’assegnazione di un pezzo introspettivo era dovuto al fatto che il ragazzo non ha mai esplorato le sue “inner forces”, specialmente quelle più oscure.

 

Qui entra in scena la catarsi, infatti secondo Morgan, esplorare se stessi, le proprie paure, il proprio lato oscuro conduce il potenziale artista ad affrontare quella parte di sé che gli è ancora ignota e che se scoperta però massimizzerebbe lo sfruttamento del potenziale nascosto del concorrente.

 

Cosicché mediante questa nuova conoscenza l’interpretazione si trasformi non solo in qualcosa di musicalmente fantastico ma di terribilmente significativo sia per la qualità della performance che per il percorso professionale e personale dell’interprete.

 

Fino a oggi lo psicodramma in TV è stato mostrato al pubblico solo come “prodotto finale”. Al pubblico non è mai stato mostrato come una vera storia viene strutturata dal punto di vista mito-narrativo. Ciò che Mr. Castoldi sta proponendo al fortunato pubblico Italiano è una vera e propria lezione su come si costruisce ma soprattutto su come ci si sottopone ad un processo di trasformazione psico-mitologico. Avreste mai pensato che una cosa simile potesse accadere? In TV? A X Factor? Ma per favore!

 

Non credo che la produzione di X Factor si sia mai aspettata un lavoro così complesso da parte di un loro giudice. Cioè questi stanno cercando una semplice pop star! Inoltre sarebbe praticamente impossibile a meno che non venissero assunti come giudici Roman Polanski e Phil Collins in una sola persona.

 

E va anche considerato che, affinché tale processo di trasformazione avvenga, bisogna conoscere i meccanismi di base dello Psicodramma, padroneggiare la struttura dei tre atti di Aristotele e soprattutto sapere come funzionano la mitologia e la catarsi umana, senza dimenticare la cultura musicale.

 

Secondo me lo spettacolo nello spettacolo cui Morgan ha dato vita grazie al suo genio va ben al di là della natura propria di X Factor, che non è altro che un semplice talent show.

 

Non ho mai visto tanta bellezza e complessità insieme e un uso così saggio del sottotesto, tranne forse in qualche raro film di Hollywood del passato.

 

Questo è un hyper-hyper reality, qualcosa che deve essere ancora inventato, ed è sicuramente qualcosa che lo spettatore medio non è in grado di capire né di percepire a meno che non abbia un solido background umanistico-psicologico, con un particolare focus in filosofia greca e teorie della narrazione o, ancora, a meno che si spieghi al pubblico che quella che si sta rivelando è pura Conoscenza nel senso più Socratico del termine.

 

Il lavoro che Morgan svolge con i suoi concorrenti è senza dubbio un lavoro straordinario che soltanto un vero genio può fare. Punto. E lo sta facendo anche se non richiesto perché di certo i produttori di X Factor ignorano completamente cosa sia la catarsi, a meno che non siano dentro le strutture narrative al livello di Robert McKee o sappiano come applicare la sovversione degli sterotipi su larga scala come Quentin Tarantino. 

 

In pratica Castoldi ha avvolto X Factor in un'aura mitologica, nella migliore tradizione orale della cultura occidentale. C'è da augurarsi che questo approccio continui e magari diventi il concept principale del format a livello globale. Spero che il signor Cowell sappia prendere appunti.

 

Per ora la cosa più importante è notare che un nuovo livello è stato raggiunto nella produzione dei reality e che questo potrebbe costituire un nuovo inizio.

 

D'ora in poi il pubblico chiederà lezioni di psicodramma in ogni trasmissione. Perché? Beh, perché come disse una volta Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo.

 

Vi sembra una ragione sufficiente?

 

Gianluca D'Agostino

 


Gianluca D'Agostino ha lavorato per la CNN a Washington, DC e per la Associated Press Television a Roma e Tirana. E' noto soprattutto per la sua intervista a Larry King e per le sue domande a Bill Gates sul caso antitrust Microsoft. Scrive per Atlantic Free Press, Yahoo Voices, Addicting Info e Examiner.com

 

Articolo originale (in lingua inglese): Psychodrama lecturing kicks into Italian X Factor

http://archetypals.blogspot.it/2013/11/italian-singer-morgan-injects-classical.html 

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